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Usoinganni

Centro ufologico ferrarese

Ufo NEL MONDO

AVVISTAMENTI

U.S.O. (Ufo sottomarini)

Data

Argomento

NOTIZIA

06.02.2007 Tipologia degli Ufo Che cos'è un USO?
10.02.2007 Testimonianze Gli USO nel mondo
10.03.2007 Testimonianze Gli USO in Italia

 

 

ARTICOLI

ANNO

ARGOMENTO

NOTIZIA

2007

Tipologia degli Ufo

Che cos'è un USO?

 Scheda della notizia                 

 Data                                - 6 febbraio 2007

 Fonte                               - Centro ufologico ferrarese - CUN Ferrara

 Immagini                         - L'immagine proviene dal free web

 Immagini                         - L'immagine è una cortese concessione della NASA  (http://www.nasa.gov), Johnson Space Center

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 Errori o imprecisioni           - Specifica il titolo e la data di questa notizia

 Testo della segnalazione    - Riportiamo il testo integrale della segnalazione, opportunamente corretto nella sola forma espositiva

 Argomenti della notizia  

 Titolo 1                            - Introduzione

 Titolo 2                            - Il nostro pianeta

 Titolo 3                            - La civiltà sottomarina

 Titolo 4                            - Scoperta italiana fra gli abissi marini

 Titolo 5                            - Teoria di John Keel

 Titolo 6                            - Le sigle identificative: usologia e osnilogia

 Titolo 7                            - Le forme, le dimensioni e il comportamento

 Titolo 8                            - I ricercatori

 Titolo 9                            - Problemi tecnici delle basi dell'impatto e della pressione

 Titolo 10                          - Problemi tecnici dell'impatto

 Titolo 11                          - Problemi tecnici della pressione

 Titolo 12                          - Il sistema propulsivo degli USO

 

Cap. 1 - Introduzione

Nel riportare le notizie di questa sezione del sito, ci siamo in gran parte riferiti alle notizie e alle idee riportate da Roberto Pinotti in "UFO: visitatori da altrove", Rizzoli, 1990, da Ivan T. Sanderson "Invisible residents: a disquisition upon certain matters maritime, and the possibility of intelligent life under the waters of the Earth" nonché alle notizie espresse in tal senso dai seguenti ricercatori: John Keel, Preston Dennet, Bill Birnes, Stanton Friedman, Philip Mantle, Bruce Maccabee, Carl Feindt, Vladimir Ajaja, Ed Walters e Marko Princevac. Si sono poi consultati numerosi siti stranieri come http://ufoexperiences.blogspot.com e http://www.ufoinfo.com, http://www.ufoevidence.org, http://www.ufon.org.uk e quasi tutti i più noti siti italiani tra i quali segnaliamo: http://www.ufologia.net e www.chupacabramania.com.

 

Cap. 2 - Il nostro pianeta

 Gli USO (USOs in inglese, al plurale) rappresentano una spettacolare manifestazione della fenomenologia ufologica che, però, assai di rado viene riportata. Anche se non ce ne rendiamo conto, poiché viviamo sulla terraferma, il nostro pianeta è ricoperto per circa il 75% di acqua; infatti, a fronte di 509.950.715 kmq di superficie complessiva solamente 148.822.000 kmq sono occupati dalle terre emerse. Essendo dunque questa la situazione reale, non è difficile immaginare che le manifestazioni ufologiche nelle acque degli oceani, dei mari, dei laghi e dei grandi fiumi siano assai comuni e, comunque, molto più comuni di quanto non si creda.

 

Cap. 3 - La civiltà sottomarina 

   Teoria di Ivan T. Sanderson  -  Il biologo marino Ivan T. Sanderson, fondatore della S.I.T.U. ( Society for Investigation of The Unexplainednel ), un'associazione impegnata nell'esame di tutto quanto connesso agli Ufo e agli Uso, nel 1970 formulò una teoria sugli alieni o extraterrestri. Egli considerò possibile che sotto le acque, in modo particolare quelle profonde degli oceani, potesse vivere almeno una razza intelligente, che discenderebbe direttamente da quelle prime forme di vita che non passarono mai sulla terraferma e che, perciò, sarebbe assai più antica della nostra civiltà umana.

 

X

To be continued ...

 

 

 

Data

ARGOMENTO

Notizia

06.02.2007

Tipologia degli Ufo

Che cos'è un USO?

Fonte della notizia: Centro ufologico ferrarese

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Scoperta italiana fra gli abissi marini

 

   A tal  proposito, considerando le sole forme di vita marina non intelligente, può essere utile ricordare una storia tutta italiana del 1984, allorquando un gruppo di scienziati dell'Università di Milano ha individuato nel Mar Mediterraneo, a sud-est della Sicilia e a 100 miglia nautiche dalle coste libiche, un qualcosa di assolutamente unico ed incredibile.

   Laggiù, tra gli abissi neri come la pece, alla profondità di 3.000 metri, c'era una grande bolla di acqua racchiusa in uno spessore di 2,5 metri, dalla salinità elevatissima che presentava un rapporto del 400 per mille a fronte di una media del 40 per mille. Per questo motivo, essa venne vista come "del tutto separata dalle acque sovrastanti" e fu battezzata col nome di Lago Bannock. Iniziò, quindi, una meticolosa indagine volta a comprendere le caratteristiche di quella misteriosa zona sottomarina e a controllare l'eventuale presenza di una qualche, assai improbabile, forma di vita estremofila date le condizioni di partenza: salinità dieci volte superiore alla media e pressione elevatissima. 

   Così avvenne l'incredibile! Il folto gruppo di ricercatori italiani (studiosi dell'Università di Milano Bicocca, guidati dal prof. Daniele Daffonchio della facoltà di Agraria, ricercatori dell'Istituto per l'Ambiente Marino del C.N.R. di Messina, tecnici della ditta Tecnomare di Venezia, del gruppo ENI ), unitamente ad altri otto gruppi europei, tutti inseriti nel progetto europeo denominato "BIODEEP", a sua volta coordinato da scienziati italiani del Consorzio Interuniversitario per le Scienze del Mare, utilizzando il veicolo sottomarino "Modus-Scipack", della Tecnomare suddetta, collegato via cavo alla nave oceanografica Urania, iniziò a prelevare campioni e sedimenti. Essi poterono così scoprire, attraverso l'analisi al microscopio, la presenza di forme di vita mai trovate altrove: un'autentica colonia di batteri, stranissima e assai complessa. I primi risultati di tale scoperta sono stati divulgati alla stampa nella primavera del 2006.

 

Teoria di John Keel

 

   Anche John Keel ha sempre sostenuto l'idea che possano veramente esistere delle basi sottomarine sulla Terra, in modo particolare nelle vicinanze del Circolo Polare Artico e in diverse zone del Sud America ma non attribuisce alcuna paternità agli alieni: egli pensa semplicemente che una grande potenza mondiale, come potrebbe esserlo gli Stati Uniti, stia sviluppando un'aviazione ed una marina clandestine. A tal proposito, quando affronteremo il tema dei falsi Usos, ci renderemo conto di quanto sospetto possa essere fondato.

 

Le sigle identificative: usologia oppure ovsnilogia

 

   La sigla USO sta a significare sia "Unidentified Submerged Object", ovvero "Oggetto immerso non identificato" che "Unidentified Submarine Object" cioè "Oggetto sottomarino non identificato".

   Va però precisato che tale sigla, almeno per noi italiani, andrebbe cambiata in OVSNI, ovvero Oggetto Volante Sottomarino Non Identificato, parafrasando la più nota OVNI (Oggetto Volante Non Identificato), che è la sigla con la quale lo Stato Maggiore della nostra Aeronautica Militare Italiana identifica gli UFO.

   Anche se il termine non ha ancora preso ben piede, la materia che li studia potrebbe, a buon diritto, chiamarsi sia col termine internazionale di "Usologia" che con quello più nazionale di "Osnilogia".

   Tuttavia, è bene ricordare che l'origine dell'acronimo "USO" non è da attribuire agli ufologi bensì a quei numerosissimi giornalisti anglosassoni che riferirono dell'incredibile vicenda accaduta nel profondissimo fiordo norvegese Sogne; qui, infatti, il giorno 11 novembre 1972, alcune unità della locale marina militare individuarono un oggetto sottomarino che tenne in scacco un'intera flotta militare, rinforzata da un numero incredibile di mezzi aerei specializzati nella caccia ai sottomarini ma dopo dieci giorni fece perdere definitivamente ogni traccia, tra lo stupore generale e le più sofisticate apparecchiature di ricerca non riuscirono più a rintracciarlo.

 

La forma, le dimensioni e il comportamento 

 

   Questi oggetti volanti sono assimilabili in tutto e per tutto ai ben più noti UFO. La loro superficie esterna appare per lo più costituita di materiale simile al metallo, con tonalità che comprendono tutte le gradazioni del colore grigio. La loro forma è per lo più a sfera o ad ovoide ma sono moltissime le segnalazioni della forma a sigaro o a cilindro. Presentano dimensioni di ogni tipo in quanto si va dalle segnalazioni di piccoli sferoidi, assai simili a sonde esplorative del diametro di circa un metro, a gigantesche astronavi anche superiori ai 500 metri di diametro o di lunghezza.

   Questi mezzi volanti non identificati manifestano la loro presenza in diversi modi: immobili sull'acqua, in navigazione o di poco sopra la superficie, come gli aliscafi, o sulla superficie o appena sotto di essa o a notevoli profondità, fermi sui fondali, in immersione o in emersione sia a velocità modeste che sostenute.

   Inoltre, è stato anche osservato che dopo la fase di emersione, alcuni si sono fermati ad una bassa quota, hanno acceso luci ulteriori, hanno iniziato o a girare gradualmente attorno al proprio asse o ad orbitare su circonferenze concentriche che li hanno condotti a quote superiori e da lì sono poi sfrecciati via seguendo o una direzione parallela al terreno o lievemente inclinata verso l'alto o verticale.

 

I ricercatori

 

   Il ricercatore Bill Birnes, nel documentario "Deep Sea UFOs" trasmesso negli Stati Uniti il 16 luglio 2006 ma solo sui circuiti del programma televisivo "The History Channel", dopo aver raccolto diverse testimonianze hanno dichiarato che un comportamento tipico degli USOs è quello di aprirsi in tante parti e lasciare partire un grande numero di velivoli più piccoli.

 

   Nello stesso documentario Philip Mantle ha dichiarato che questi USO emergono semplicemente dall'acqua e se ne spariscono. Ha poi ricordato come lo stesso leader sovietico Nikita Khrushchev fosse rimasto assai impressionato dal rapporto che aveva ordinato di redigere alla sua rappresentativa diplomatica a Buenos Aires, la quale aveva ricevuto il delicatissimo incarico di scoprire il più possibile sull'argomento. Poiché gli scettici gli suggerirono che, in clima di guerra fredda, avrebbe potuto benissimo trattarsi di sottomarini lanciasiluri, egli rispose assai argutamente ricordando come, nel 1966 non fosse possibile gestire un fuoco simultaneo di sei o più siluri.

 

   Il ricercatore Bruce Maccabee ricordando l'USO di Porto Rico del marzo 1963, che viaggiava a 150 nodi, cioè circa 280 km/h e ad una profondità di 20.000 (ventimila) piedi, ha dichiarato che il punto critico per un sommergibile si aggira attorno ai 7.000 piedi.

 

   Il ricercatore Stanton Friedman ha fatto notare che quando viene localizzato un UFO in cielo la gente ne fa un racconto o un rapporto alle forze dell'ordine ma quando viene localizzato un USO o nelle profondità marine o sulla superficie delle acque, soprattutto grazie al monitoraggio delle imbarcazioni e dei loro occupanti, se ne fa un rapporto di cui non impara niente nessuno oppure, se qualcosa trapela, arriva puntuale il servizio televisivo che mostra la solita mongolfiera sperimentale della Marina Militare che, ovviamente, è la causa possibile dell'avvistamento di un Ufo o di un Uso.

 

  Un altro importante ricercatore, Carl Feindt, nello steso documentario ha ricordato il "Diario di Cristoforo Colombo" nel quale il nostro navigatore sarebbe stato testimone dell'avvistamento di un oggetto che, sulla linea dell'orizzonte, eseguiva movimenti ondeggianti o tremolanti, paragonati dal Nostro al tremolio di una candele che, però, sorge e tramonta. A tal proposito, qualcuno ha sostenuto che avrebbe potuto trattarsi dei fuochi di un accampamento ma la spiegazione è risultata risibile in quanto la costa era ancora assai lontana. Lo stesso ricercatore ha poi aggiunto che allorquando gli USO devono penetrare una barriera di ghiaccio, per entrare nelle profondità polari, fondono letteralmente la lastra al loro passaggio, lasciando un semplice buco e non si comportano, quindi, come farebbe un meteorite che lancerebbe i frammenti gelati in tutte le direzioni.

 

Problemi tecnici delle basi  

 

   Quasi trent'anni fa, sul mitico primo numero della  rivista "Solaris" , del 10 gennaio 1978, venne affrontato a grandi linee il problema di questi inquietanti mezzi volanti, con un interessante articolo privo però del nome dell'estensore. Riportiamo in estrema sintesi i risvolti principali riferiti agli aspetti tecnici che riguardano mezzi che entrano in contatto con l'acqua, sottolineando come siano ancora attuali quelle riflessioni.

   Nel corso dei secoli l'uomo ha imparato che le esigenze logistiche e strategiche legate ai lunghi spostamenti si possono affrontare predisponendo delle basi lungo il percorso ed ha perciò costruito scali aeroportuali e scali aeronavali.

   Sul piano militare questa esigenza è stata risolta con la costruzione di gigantesche portaerei che, essendo per loro natura mobili, meglio conciliano la gestione della lontananza e del tempo.

   Sul piano ufologico, possiamo invece solo immaginare che per un'eventuale civiltà extraterrestre si pongano i problemi della segretezza e della inaccessibilità dei luoghi che sono stati scelti come "campi operativi di base" per esplorare il nostro pianeta.

   Se così fosse, avrebbe senso ritenere che la loro tecnologia abbia lavorato sia nella direzione di rendere operativi i loro velivoli nell'aria come nell'acqua sia nella necessità di costruirsi vere e proprie basi sottomarine.

 

Problemi tecnici dell'impatto 

 

   Facendo riferimento alla moltitudine di avvistamenti avutisi nel corso dei secoli, si deve ammettere che i loro ingegneri aeronautici, se così li possiamo definire, abbiano brillantemente risolto problemi che, almeno fino a pochi anni or sono, erano letteralmente proibitivi ma che, dopo aver saputo degli avanzati studi tecnici del "Cormorant Projec" ci lasciano sbalorditi di fronte all'ingegno umano.

   Dal punto di vista tecnico, un aeromobile che viaggiasse alla velocità di spostamento degli USO si schianterebbe o riceverebbe un danno gravissimo al contatto dell'acqua che, a quel punto, si trasformerebbe in un'autentica barriera d'acciaio.

   Tuttavia, qualora la velocità di impatto con la superficie liquida fosse estremamente bassa, l'angolo di incidenza avesse un'adeguata inclinazione e la struttura del velivolo lo permettesse, aumenterebbe enormemente la possibilità di ridurre lo "splash down" dello schianto ad un valore prossimo allo zero, come hanno dimostrato i tecnici della Lokheed Martin con la realizzazione del "Cormorant Project" suddetto.

 

Problemi tecnici della pressione 

 

   Superato però il problema dell'impatto, si evidenzia il problema della pressione dell'acqua, che sembra però essere stato superato dagl'ingegneri della Lokheed Martin ma che, al tempo dell'estensione del suddetto articolo, era ancora lungi dall'esserlo e si cercavano soluzioni nella forme arrotondate e sferiche in quanto sembravano le più adatte a resistere alla pressione sottomarina. Ovviamente, si guardava anche con molto interesse ai progressi ottenuti con la costruzione delle prime basi subacquee, nelle quali era stato sufficiente creare una pressione uguale a quella atmosferica, che furono realizzate in America e in Francia, sulla grande spinta impressa dagli studi e dalle ricerche del professor J. Cousteau. Della tecnica del Cormorant Project parleremo nell'apposita sezione degli Usoinganni, inserita nel capitolo dei "Falsi Uso".

 

Sistema propulsivo degli USOs  

 

   In considerazione del fatto che spesso si notano enormi colonne d'acqua sollevarsi ad altezze anche di centinaia di metri nonché disturbi importanti alla apparecchiature elettroniche a bordo delle imbarcazioni (radio, radar, ecoscandagli e bussole per la navigazione), alcuni ricercatori pensano che il sistema propulsivo degli USO  potrebbe essere basato sull'unione dei princìpi "elettrogravitazionale ed  elettrodinamico quantistico".

   Secondo tale teoria, queste due forme energetiche consentirebbero ad un corpo materiale di penetrare e di procedere nell'acqua  senza produrre perturbazioni di alcun tipo  ovvero senza variare l'assetto posizionale della massa d'acqua. Teoricamente, la  propulsione elettromagnetica  potrebbe permettere ai sottomarini di viaggiare ad un'elevata velocità subacquea in quanto un campo EM, generato attorno ad un velivolo, potrebbe ridurre la resistenza aerodinamica dei fluidi gassosi o liquidi e in tal modo si renderebbero possibili manovre ritenute altrimenti impossibili, ad esempio, ad un normale sottomarino.

    Sembra che la Marina Statunitense, in seguito ad un esperimento realizzato nel 1960 su di un sottomarino EM (EM Sub), abbia ottenuto un incredibile successo in tal senso ma, ovviamente, non vi sono prove.

   Nel 1988 il famoso fotografo Ed Walters, catturò l'immagine di un USO mentre stava facendo fotografie nella zona superiore del Gulf Breeze, mentre l'oggetto stava creando una specie di tromba d'acqua o tromba marina. Questo fatto ha indotto alcuni ricercatori a ritenere che gli USO possano utilizzare l'acqua come una fonte di energia. 

   Il prof. Marko Princevac, dell'Università californiana di Riverside, ha dimostrato in forma sperimentale che è possibile la propulsione supersonica subacquea. Egli è poi riuscito a dimostrare che un oggetto dalla linea aerodinamica potrebbe muoversi sottacqua meglio che un oggetto spigoloso o rassomigliante vagamente ad un cubo. I suoi esperimenti hanno poi dimostrato che mentre un aereo che viaggia a Mach 1 richiede 15.000 cavalli-vapore di energia, un sottomarino che viaggiasse alla stessa velocità avrebbe bisogno di una potenza settanta volte superiore, ovvero oltre un milione di cavalli-vapore, che è un valore davvero enorme da raggiungere.

   Per queste ragioni possiamo affermare che, al momento in cui scriviamo l'articolo (4 luglio 2007), non esiste una tecnologia terrestre in grado di far lavorare sotto la superficie del mare un mezzo che possa raggiungere la velocità anche solo di un modesto aereo commerciale.

   Attualmente, sappiamo che un sottomarino nucleare d'attacco, della classe Los Angeles, varato nel 1974, lungo 110 metri, alto 10 e largo altrettanti, con oltre un centinaio di persone a bordo, si può immergere fino a 3.000 metri e riesce a sviluppare una  velocità di 32 nodi, corrispondenti a 32 miglia marine all'ora (un miglio marino equivale a 1.852 metri) che, a loro volta, corrispondono alla "pazzesca" velocità massima di quasi... 60 km all'ora su terra. Sappiamo anche che i sottomarini nucleari di ultima generazione sono in grado di raggiungere i 45 nodi, cioè la velocità di quasi 85 km/h. Tale velocità, però, se rapportata agli USO segnalati a Porto Rico e nel Mare del Nord nel lontanissimo 1963, ci da un'idea approssimativa del differenza tecnologica tra noi e i nostri fratelli superiori.

Ultimo aggiornamento: mercoledì 4 luglio 2007

 

 

 

Data

ARGOMENTO

Notizia

10.02.2007

Testimonianze

Gli USO nel mondo

Fonte della notizia: Centro ufologico ferrarese

Provenienza delle immagini: archivio del CUF

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Introduzione

 

   Preso atto, col precedente articolo che, almeno teoricamente, la tecnologia extraterrestre è infinitamente superiore alla nostra, diamo ora conto di tutti gli avvistamenti di USO di cui abbiamo trovato notizia consultando le fonti specificate nell'articolo precedente "Che cosa sono gli USO?".

 

 NOTA PER I RICERCATORI

Gli autori suddetti, che prima di noi, anche se solo parzialmente, hanno trattato l'argomento degli USO, potranno richiedere sia di avere un link diretto alla loro home page per i singoli casi sia di inserire ulteriori e più specifici riferimenti a tutela del loro lavoro di ricerca. Saremo ben lieti di esaudire entrambe le richieste.

 NOTA PER I LETTORI

Coloro che, invece, leggendo questo articolo vi trovassero delle inesattezze oppure fossero a conoscenza di avvenimenti di natura usologica non inseriti, ovviamente potrebbero partecipare alla ricerca o segnalando i particolari da correggere o fornendo le notizie mancanti; anche in questo caso saremmo ben lieti di inserire il loro nominativo, con la correzione segnalata, oppure inserire un link alla loro home page.

 

329 a.C. - Fiume Indo, Mar Arabico 

 

   L'esercito di Alessandro il Grande si imbatté in due grandi dischi d'argento che emersero ripetutamente dalle acque di un fiume che si stava tentando di attraversare e lasciarono fuoriuscire dai bordi fuoco scintillante. Il fatto spaventò così tanto i suoi elefanti da guerra, i cavalli e gli uomini che essi smisero di attraversare il fiume e ripresero solo il giorno seguente. Alessandro ne rimase così impressionato che per ben sei anni si dedicò all'esplorazione del fiume, alla ricerca della "Campana subacquee". Le prime notizie hanno identificato il fiume Jaxartes come quel fiume descritto da antichi cronisti ma, grazie anche alle ricerche compite da Bruno Mancusi e Alaksander Donski, sembra che si debba trattare del fiume Indo.

 

 5 agosto 1958 - Brijuni, Istria, Golfo di Venezia, Mar Adriatico 

 

 

   Il 5 agosto 1958, nelle acque antistanti il porto istriano della cittadina di Brijuni (Brioni), accadde un fatto incredibile che, ancor oggi non trova spiegazione. Accadde, infatti, che durante un colloquio ufficiale tra il generale Tito, presidente della Yugoslavia, ed il presidente egiziano Nasser, all'improvviso si innalzarono altissime colonne di acqua.

 

Marzo 1963, Puerto Rico, Mar Caraibico, Oceano Atlantico 

 

   Nel marzo del 1963 un'imponente flotta statunitense fu impegnata in un'importante esercitazione militare. Mentre le navi si trovavano ad un centinaio di km dalla isola di Porto Rico, un sottomarino iniziò ad inseguire un misteriosissimo oggetto che stava viaggiando all'incredibile velocità di 150 nodi (circa 280 Km/h) e ad una profondità tuttora interdetta anche alla tecnologia supersegreta: 20.000 piedi. Questi valori sono lontani anni luce da quelli espressi dalla modernissima tecnologia presente nei sottomarini nucleari di ultima generazione: circa 45 nodi di velocità e poco più di 7.000 piedi di profondità.

   Oltre a ciò, sembra che per tutti i quattro giorni di durata delle manovre diverse navi ebbero modo di intercettare misteriosi oggetti volanti. Così venne stilato un esaustivo rapporto dell'accaduto e venne inviato al Comandante in capo della flotta atlantica ma sembra che non sia poi stata presa nessuna decisione operativa al riguardo.

 

11 ottobre 1967 - Triangolo delle Bermuda, Oceano Atlantico 

 

Quella notte Cristoforo Colombo si trovava a bordo della Santa Maria e, subito dopo aver superato completamente quella zona di mare ora identificata col nome di "Triangolo delle Bermude", accadde qualcosa di così strano che egli ritenne di lasciarne memoria ai posteri, riportando tutto sul suo diario. Dalla nave si videro delle misteriosi luci che si illuminavano sulla superficie del mare . Egli le descrisse come oggetti che compivano un movimento simile al tremolio delle candele di cera, che prima diedero l'impressione di sorgere e quindi di tramontare, chiara allusione a  qualcosa che fuoriuscì dalla acque e poi vi si rituffò . Col senno di poi, si pensa che non avrebbero potuto essere le luci di un accampamento, poiché la terraferma era ancora lontanissima.

 

12 novembre 1887 - Cape Race, Terranova , Oceano Atlantico

 

Il capitano Moore, mentre si trovava in navigazione presso Cape Race, a Terranova, a bordo della nave che stava comandando, osservò per circa cinque minuti una grande sfera di fuoco nell'atto di salire dalle acque, raggiungere una quota di circa 10 m e portarsi innanzi la nave e partire verso il cielo a velocità folle.

 

Anno 1963, Mare del Nord  

 

   In un mese imprecisato del 1963, mentre si trovava in navigazione in una zona imprecisata delle acque del Mare del Nord, scortata dall'intera sua flotta costituita da ben dodici navi, la portaerei americana Wasp venne inseguita per quattro giorni da un oggetto sottomarino che viaggiando all'incredibile velocità di 150 nodi, cioè circa 280 km/h ( una velocità quattro volte superiore al più veloce sottomarino militare in uso nel 2007 ma quasi cinque volte superiore ai migliori sottomarini militari di quel periodo), era certamente un Uso. Inoltre, l'oggetto era in grado di compiere manovre tali da essere definite "evoluzioni subacquee" vere e proprie, tali da compiere in pochissimo tempo discese e risalite di migliaia di metri.

 

13 aprile 1964, Totthenam, England, Canal Lee 

 

   L'episodio viene ricordato da diversi siti ufologici poiché, forse, vi fu un incidente ufologico in cui venne coinvolta una persona. Un certo signor Bob Fall, conducente di autobus, mentre era alla guida del suo mezzo in orario di servizio ebbe uno stranissimo incidente. Riferì che un oggetto sigariforme , dopo avergli tagliato la strada andò a sbattere prima contro un ostacolo poi spezzò i cavi telefonici e, infine, finì nelle acque del Canal Lee in un punto in cui esso costeggia la strada. Subito avvertita dell'incidente, la Polizia condusse indagini approfondite, dragando addirittura il fiume ma senza trovare alcunché. Si pensò, così, che il sig. Fall avesse, in realtà, incrociato uno stormo di uccelli acquatici ma non si riuscì, però, a dare una spiegazione logica sul come si fossero potuti spezzare in quel modo i fili telefonici.

 

12 marzo 1965 - Mare di Tasman, Nuova Zelanda 

 

   Il capitano Bruce Chatie, stava sorvolava la costa neozelandese col suo aereo, nel corso di un volo dall'aeroporto di Auckland a Kaitaia. Giunto nei pressi di Ahipara Harbour (Baia di Ahipara) vide, ad una decina di metri al di sotto della superficie chiarissima del mare, un corpo gigantesco di forma cilindrica. Osservandolo meglio, gli sembrò che fosse privo di qualsiasi struttura su quello scafo metallico lungo circa trenta metri e largo cinque.

 

14 marzo 1966 - Puerto Deseado, Oceano Atlantico

 

   Il signor Carlos Corosàn, testimone di vista, dichiarò che il pomeriggio del 14 marzo 1966, verso le ore 16,00, vide un oggetto a forma di tubo, lungo una ventina di metri, nel momento di scendere sulla superficie del mare, a circa 15 chilometri a nord della località argentina di Puerto Deseado, a sud del Golfo Jorge. Egli disse che quell'oggetto privo di contrassegni evidenti e di finestrature, si lasciava dietro una scia fumosa, color grigio. Dopo aver tentato di immergersi, si udì un forte botto e ne seguì un fumo ancor più scuro del precedente al quale, dopo qualche secondo, seguì una nuova esplosione e l'oggetto questa volta scomparve tra i flutti.

 

9 gennaio 1967 - Lago Saint Claire, Michigan (USA) 

 

   Quello che accadde nel Lago di Saint Claire, nei pressi di Detroit, nel Michigan del Sud (USA) venne ritenuto dall'ufologia mondiale di grande importanza poiché i fratelli Jaroslaw (Dan e Grant), utilizzando una semplice Polaroid, riuscirono a scattare due fotografie di un oggetto misterioso che se ne stava volando lentamente al di sopra della superficie dell'acqua. Le foto vennero mostrate ad Hynek che le ritenne attendibili in quanto erano simili ad un oggetto avvistato nel 1959 a Buenos Aires.

 

1 settembre 1967 - Golfo di Santa Catarina, Oceano Atlantico 

 

   Il quotidiano "La Vanguardia", il giorno 1 settembre 1967, narrò un episodio accaduto al capitano Julian Ardanza, al comando del mercantile argentino "Naviero", mentre si trovava in navigazione in alto mare, all'altezza del Golfo di Santa Catarina, di fronte alla costa brasiliana: «... all'altezza della costa brasiliana... l'attenzione dell'equipaggio fu attratta da un oggetto luminoso e del tutto insolito, che sembrava navigare parallelamente al Naviero. Lo osservammo per 18 minuti».

  Secondo le affermazioni di Julio Montoy (in altri testi è chiamato con un nome diverso: Julio Jorge Montoya) primo ufficiale e di numerosi marinai, l'oggetto emetteva una forte luminosità azzurra e sembrava procedere a pelo d'acqua ad una distanza di soli 15 metri da loro e ad una velocità di circa 30 nodi (55 km/h). Era di forma perfettamente cilindrica, senza torrette o altre strutture sullo scafo: «Era come un sigaro gigantesco», precisò il capitano del Naviero.

   All'improvviso, accadde però che quella immensa forma cilindrica si immerse e si diresse verso il mercantile, quindi passò sotto la chiglia e riemerse a breve distanza. Infine, si allontanò ad una velocità apparente di 25 nodi lasciandosi alle spalle una intensa scia luminosa. Nonostante la velocità di spostamento e di allontanamento fosse simile a quella di un normale sottomarino militare, il capitano dichiarò con tutte le sue forze che: «Non era né un sottomarino né una balena!».

 

4 ottobre 1967 - Shag Harbor (Nova Scotia), Oceano Atlantico 

 

    Shag Harbor è tuttora un piccolissimo villaggio che si trova nella parte più a sud della Nova Scotia (Canada), quasi di fronte alla Cape Sable Island, ed è bagnata dalla acque dell'Oceano Atlantico che, in quel punto, non sono per nulla profonde e vengono chiamate, dalla gente del posto, semplicemente col termine di "Laguna di Shag". Questo caso verrà trattato in maniera specifica nell'apposita sezione degli Ufo Crashes dal 1961 al 1970 e qui ci limiteremo, pertanto, a dare un'informazione generale dell'accaduto.

   Il quotidiano "The Chronicle-Herald ", nell'edizione del 7 ottobre 1967, riferì in prima pagina dell'incredibile Ufo crash avvenuto a Shag Harbor verso le 23.20 (ora locale) del 4 ottobre 1967. Almeno undici persone dichiararono di aver visto un oggetto volante completamente illuminato volare basso e precipitare in direzione del porto (o "harbor" in inglese).

   Un altro gran numero di testimoni ebbe a dire di aver udito come un fischio simile a quello di una "bomba in caduta" che si è poi trasformato in un sibilo penetrante per diventare, infine, un forte scoppio. Qualcuno aggiunse di aver notato un lampo di luce nel momento esatto in cui l'oggetto è entrato nelle acque di fronte al  Porto di Shag . In un primo momento, molti pensarono che avesse potuto trattarsi di un disastro aereo vero e proprio (aircraft crash). Tuttavia, nei documenti ufficiali degli anni successivi, ci si è sempre riferito a Shag Harbor come al caso di un "Ufo crash" vero e proprio. Il primo a riferire dell'incidente fu uno del luogo, tal Laurie Wickens. Egli, al momento dell'Ufo crash, si trovava in auto, sulla strada principale di Shag Harbor, in compagnia di quattro suoi amici ed ebbe a dichiarare di aver notato un grande oggetto discendere nelle acque del porto.

   Anche altri residenti videro il momento della discesa in acqua e testimoniarono che quell'oggetto era lungo circa 60 piedi (cm 30,48 x 60 = m 18,60 ), aveva un angolo di discesa di circa 45 gradi e, inizialmente, mostrò alcuni lampeggi, forse quattro o cinque, poi emanò dei sinistri bagliori gialli. Quando, finalmente, i cinque amici suddetti poterono raggiungere un posto di osservazione migliore, poterono vedere distintamente un oggetto che se ne stava galleggiando nelle acque della laguna, ad una distanza di 250 o 300 metri dalla riva. Nonostante l'ora inoltrata e l'assenza di luce lunare, la visibilità era assai buona e la notte si mostrava sostanzialmente chiara. Infine, dopo tutti quei lampeggi prima del crash, l'oggetto mostrò un'unica luce gialla scintillante sulla sommità.

   Dopo circa un'ora dal crash diverse imbarcazioni di pescatori locali si recarono in zona, alla ricerca di eventuali sopravvissuti poiché si pensò che fosse venuto giù un aereo. Giunti sul luogo dove era precipitato l'oggetto, tutti notarono una chiazza larga circa 80 piedi ( cm 30,48 x 80 = m 24,38 ) di schiuma color giallo e di aspetto oleoso. Sentirono poi che nell'aria c'era un forte odore di zolfo e videro risalire verso la superficie del mare delle misteriose bolle color rosato, come se qualcosa fosse andato a fondo. Durante questa prima ricerca non furono rinvenuti né sopravvissuti né corpi né rottami. Anche il vascello della Guardia Costiera, giunto un'ora dopo, non rinvenne nulla.

   A due giorni di distanza dal crash, venne approntata una squadra speciale di sommozzatori che setacciarono tutto il fondo marino ma senza risultato alcuno. Tuttavia, un pescatore del luogo che seguì tutta le fasi di questa seconda ricerca, disse che essi recuperarono un frammento metallico, color alluminio chiaro, ma non erano sicuri che fosse appartenuto all'oggetto che si era eclissato nella laguna.

Notizie importanti emersero in seguito alle testimonianze di civili e personale militare che parteciparono ad un'importante opera di ricerca condotta da una piccola flotta di navi canadesi e americane che si attestarono nelle acque antistanti la cittadina di Shelburne, dove si sarebbe dovuta trovare una base sottomarina segretissima. Secondo quanto si disse al tempo, l'oggetto che si era apparentemente schiantato nelle acque della laguna, era già stato intercettato da un radar militare all'altezza della Siberia. Ma una volta sott'acqua, prese a muoversi liberamente verso nord e, giunto nei pressi della base segreta, rimase verosimilmente impigliato nelle reti subacquee poste a difesa della base stessa.

   Tutte le navi suddette rimasero in zona per circa una settimana, sperando di intercettare quell'oggetto sottomarino. Purtroppo, da questo momento in avanti la realtà ha preso a mischiarsi con la leggenda e si è detto decisamente troppo al riguardo: alcuni sommozzatori affermano di aver rinvenuto diversi frammenti metallici, altri dissero di aver visto l'oggetto e di aver capito che non avrebbe potuto essere terrestre, altri ancora dichiararono che laggiù vi erano addirittura due oggetti, uno dei quali trainava l'altro.

Le ricerche navali ebbero termine il giorno 11 ottobre e per combinazione, proprio quella notte, alcuni testimoni dichiararono di aver visto un Ufo alzarsi dal mare dal punto esatto dove si era inabissato il primo oggetto.

 

14 agosto 1968 - Golfo San Matiàs, Oceano Atlantico 

 

   Circa un centinaio di persone, distribuite lungo un tragitto di circa 700 km, riuscì a seguire le evoluzioni di  cinque brillanti oggetti ellissoidali, emersi dalle acque del Golfo di Matìas (Costa argentina) e inabissatisi in quelle del Golfo San Jorge.

 

2 dicembre 1971 - Punta Norte, Oceano Atlantico, Argentina 

 

    Il 2 dicembre 1971 alcuni amici erano intenti a dare la caccia alle foche a nord della località argentina di Punta Norte del Cabo San Antonio, Baia di Samborombón. Poiché ne avevano già catturate diverse, uno di loro, Ricardo Jorge Espindola, iniziò a scattare alcune foto con un apparecchio dotato di pellicola a colori. All'improvviso, poco distante dalla costa, dalle acque emerse un oggetto scuro, di forma circolare, circondato da una nebbiolina rosata che, dopo essersi diretto verso di loro, prese di nuovo la direzione del mare e scomparve alla vista. Il caso volle che egli riuscisse a scattare la foto facilmente reperibile su Internet.

 

11 novembre 1972 - Fiordo di Sogne, Norvegia, Mare del Nord 

 

 

   Ciò che accadde in queste acque quell'11 novembre 1972 e nei quindi giorni successivi rimarrà una pietra miliare nella storia degli Ufo. Alcune unità della Marina Militare Norvegese avevano intercettato un misterioso oggetto sottomarino che si trovava nelle profondità di un profondissimo fiordo, nei pressi di Sogne. In brevissimo tempo venne schierata un'imponente apparato militare di ricerca, composto perfino da elicotteri progettati esclusivamente per l'individuazione di sottomarini e per dieci giorni gli fu data una caccia spietata. Secondo certi ricercatori, una nave militare aprì addirittura il fuoco contro ma l'oggetto ("...simply sank back down beneath the waves...") semplicemente affondò ritirandosi nelle onde. Subito dopo si tentò con le bombe di profondità ma senza ottenere successo alcuno. Venne poi progettato un minuzioso piano che prevedeva la chiusura totale del fiordo, tuttavia quel misterioso ospite sottomarino eluse ogni tentativo di cattura e dalla mattina del 20 novembre non vi fu più nessuna apparecchiatura militare in grado di intercettarlo fra quelle fredde e profondissime acque. Secondo una fonte americana esso aveva una forma di sigaro ed era assai grande e silenzioso. Secondo altri ricercatori, sembra che qualcuno, quella mattina del 20 novembre, lo abbia addirittura visto uscire dalle acque.

Dell'incredibile vicenda di Sogne si interessò la stampa di tutto il mondo che creò, appunto, l'acronimo di USO.

 

30 aprile 1976 - Lago Siljan, Mora (Svezia) 

 

  Il Lago Siljia è un grande lago che si trova nella Svezia del Sud, a nord di Stoccolma. Qui accadde un fatto stranissimo, difficilmente rapportabile ad una spiegazione logica stante la velocità dell'oggetto: attorno a 100 km/h circa. Infatti, tre persone ebbero a dichiarare che il pomeriggio del 30 aprile 1976 ebbero modo di notare un oggetto volante, dalla forma sigariforme e dal colore grigio scuro, nell'atto di scivolare assai velocemente sulla superficie ghiacciata. Visto in lontananza, l'oggetto diede loro l'impressione di immergersi nelle acque. Una successiva indagine rivelò la presenza di una traccia, chiaramente delineata, larga circa 3 metri e profonda una ventina di cm.

 

26 luglio 1980 - Ihla Fernando de Noronha, Oceano Atlantico 

 

   Il 26 luglio 1980, mentre il rimorchiatore "Caioba Seahorse" era in navigazione nell'Oceano Atlantico, ad un centinaio di chilometri di fronte alla città di Natal ma non distante dall'isola "Ihla Fernando de Noronha", ebbe ad incrociare un oggetto scuro, immobile sulla superficie dell'acqua, del diametro apparente della parte emersa, di circa un dieci metri. La nave tentò immediatamente di modificare la propria rotta proprio nel momento in cui stava sopraggiungendo, volando, uno strano oggetto luminoso, emanante luminosità che variava continuamente di colorazione. Essi notarono così che tutta quella luce era emessa da un oggetto dalla forma ovale che si fermò ad alcune decine di metri sopra di loro, senza emettere alcun rumore. A quel punto, tutte le persone a bordo del mercantile videro distintamente che si trattava di un Ufo che iniziò una lenta manovra di discesa sul primo oggetto scuro, ancora fermo sull'acqua. Non appena vi fu il contatto tra l'Ufo e l'Uso, il primo spense tutte le luci ed entrambi iniziarono una manovra di risalita che durò alcuni minuti e poi scomparvero sull'orizzonte. Tutte le persone dell'equipaggio, una volta in porto, si recarono a testimoniare alle autorità brasiliane quanto avevano osservato.

 

Giugno 1984 - Stretto di Gibilterra, Mare Mediterraneo 

 

   Questa testimonianza è stata rilasciata alla rivista russa "Zagadki Skinska" di Odessa, da Alexander G. Globa, un marinaio che si trovava imbarcato sulla nave-cisterna russa "Gori", la quale era in navigazione ad una ventina di miglia dallo Stretto di Gibilterra.

   Attorno alle 16.00, mentre egli si trovava accanto al vice comandante S. Bolotov, notò un oggetto di vari colori che sembrò fermarsi verso la poppa della nave. Il suo superiore iniziò così ad osservare con il cannocchiale quella misteriosa fonte luminosa e quando si rese conto che si trattava di un disco volante chiamò l'intero equipaggio ad osservarlo. Per Globa, invece, che pure stava osservando l'oggetto col proprio cannocchiale, si trattava invece di un oggetto a forma di padella rovesciata, la quale mandava in continuazione riflessi grigio-metallici.

   Poiché egli ebbe modo di osservarlo per molto tempo, ne fece una descrizione ricchissima di particolari. Notò che nella parte inferiore l'Ufo aveva una forma arrotondata, del diametro di una ventina di metri, dalla quale si dipartivano protuberanze ondulate e aderenti al rivestimento esterno. Disse che tutto il corpo centrale era come formato da due semidischi, il più piccolo dei quali posto nella parte superiore, ed entrambi davano l'impressione di roteare attorno all'asse centrale ma in direzioni opposte. Inoltre, la parte più centrale sembrava come ricoperta da una strana forma triangolare che, a sua volta, dava l'impressione di girare come la parte superiore e quella inferiore ma ad una velocità assai più lenta. Notò anche che sulla parte inferiore vi era una specie di tubo assai risplendente, di un vivo color rosso. Gli sembrò poi di distinguere abbastanza chiaramente un'estesa fonte luminosa distribuita lungo la circonferenza del disco inferiore il quale si mostrava del tutto liscio, di color tendente al rosso vermiglio e con una vistosa macchia rotonda posta proprio al centro, in maniera tale da far pensare che rappresentasse una specie di nucleo. 

   Ad un certo momento l'Ufo iniziò diverse volte un movimento ascensionale e tutte le sue luci presero a brillare sempre con maggior intensità in tutta la parte centrale. Poi, allorquando si stava avvicinando una nave mercantile araba, l'Ufo si inclinò leggermente sulla destra ed iniziò la partenza vera e propria. Tutte le persone imbarcate sulla seconda nave videro l'accaduto.

 

14 giugno 1992 - Baia di Santa Monica, Oceano Pacifico 

 

  Il Canale televisivo americano "The History Channel" ha trasmesso negli USA un documentario riguardante il problema degli Usos. Nel realizzarlo, si è cercato di mettere a confronto le possibilità operative degli Uso e quelle dei sottomarini e si sono andati ad intervistare i migliori ufologi americani. Il ricercatore californiano Preston Dennet ha dichiarato che nel 1992 sono stati avvistati centinaia di Ufo nei pressi dei Monti di Santa Monica (California) e molti di essi sono stati osservati mentre si alzavano in volo dalle acque dell'Oceano Pacifico: se ne sono contati oltre duecento.

 

8 ottobre 2002 - Isola di Puerto Rico, Mar Caraibico 

 

  Tutta l'Isola di Porto Rico, da tempo, è sede di avvistamenti ufologici ed usologici clamorosi, la cui notizia ha sempre fatto il giro del mondo. Qui, il prof. Reinaldo Rios Ayala, noto ricercatore portoricano, il 19 agosto 2005 ha annunciato la costruzione del primo "Ufoporto" al mondo, i cui lavori sono iniziati nel successivo mese di ottobre. Il sindaco della città, Marcos Irzarry, dopo una riunione della giunta, ha approvato il progetto esecutivo e la sua amministrazione si è impegnata economicamente nella realizzazione dell'impianto sia perché desidera essere punto di riferimento per eventuali visitatori alieni sia per trarne un evidente vantaggio turistico per la città e per l'isola tutta. Alcuni rappresentanti del governo hanno commentato positivamente la notizia.

   Sulla Sierra Bermeja è stata costruita una gigantesca piattaforma ovale, con un faro montato su una piramide. La pista ovale si estende per centinaia di metri ed è dotata di tutte le attrezzature utili ai visitatori alieni. Sul luogo sorge anche un osservatorio ufologico, una postazione televisiva ed è in fase di ultimazione un'apposita tribuna da 500 posti riservata alle autorità terrestri, ai militari, agli scienziati ed alla stampa nel caso che si verifichi il grande incontro. In attesa di ciò, la località si è già posta come attrattiva mondiale, alla pari di Rooswell.

   In zona sono tantissime le persone che dicono di essere in contatto telepatico con gli extraterrestri ed alcuni affermano anche di essere stati a bordo dei loro velivoli spaziali. La zona è stata scelta perché proprio in quel luogo, nel 1997, vi è stato l'atterraggio di un ufo.

Bene, ma se tutto questo scenario ha potuto realizzarsi è grazie anche ad avvistamenti come quello segnalato il giorno 8 ottobre 2002, allorquando un poliziotto della zona, accompagnato da Carlos Torres, un membro del gruppo ufologico denominato "Project Argus", si sono recati all'interno della riserva naturale nel sud dell'isola, denominata "Laguna Cartagena" ed hanno potuto vedere un Uso color rosso incandescente che si è parato dinnanzi a loro, si è quindi alzato appena al di sopra del terreno e si è letteralmente infilato nel lago dal quale era precedentemente uscito. Ricordiamo che la zona a maggiori avvistamenti è proprio questa stupenda riserva naturale. Dopo due anni, il 20 novembre 2004 gli stessi ufologi locali sono riusciti a produrre anche un video di un Uso nell'atto di emergere dalla laguna e spiccare il volo.

  Una flotta della Marina Militare degli Stati Uniti è perennemente alla fonda, al largo dell'isola, ufficialmente per compiere test ed esperimenti scientifici con palloni aerostatici e palloni sonda di ogni tipo; tuttavia, gli ufologi locali sospettano che gli americani siano lì esclusivamente per osservare da posizione privilegiata l'attività degli Uso e degli Ufo all'interno della "Laguna Cartagena".

 

 

 

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10.03.2007

Testimonianze

Gli USO in Italia

Fonte della notizia: Centro ufologico ferrarese

Provenienza delle immagini: archivio del CUF

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Anno 1978 - Costa Adriatica, Mar Adriatico  

 

   Verso la fine del 1978 il nostro Mare Adriatico fu teatro di una incredibile serie di avvistamenti e tutta la costa venne interessata, a più riprese, dall'apparizione di luci colorate, di Ufo metallici e di Uso che se ne entravano e se ne uscivano tranquillamente dall'acqua e producevano interferenze magnetiche alle apparecchiature elettroniche delle imbarcazioni dei pescatori. La gente di mare prese così paura da quello che stava succedendo che non voleva più uscite di notte per andare a pesca.

 

Forme e rumori degli Uso adriatici  - Moltissimi pescatori ebbero a dichiarare che aveva avvistato i classici dischi volanti ma anche strane forme, rassomiglianti a cilindri e a sigari di diverse grandezze. Le occasioni per osservare furono tantissime e quei pescatori dissero che gli oggetti volanti non emettevano alcuna sonorità chiaramente udibile, inoltre, allorquando si immergevano nelle acque adriatiche si potevano osservare chiaramente solo limitati spostamenti di masse d'acqua.

 

Movimenti degli Uso adriatici - Furono osservati anche i movimenti compiuti e ci fu veramente di che allibire: quegli Ufo e quegli Uso si spostavano a zigzag o a balzi o a scatti oppure eseguivano incredibili manovre che contemplavano letteralmente delle variazioni improvvise di rotta nonché accelerazioni e rallentamenti impressionanti.

 

Effetti della presenza degli Uso adriatici - Vennero anche notate colonne di acqua che si alzavano improvvisamente, raggiungevano la trentina di metri e poi si esaurivano ma, in alcuni casi, raggiunsero anche i 300 metri, ovvero l'altezza di sette campanili, uno sull'altro. Nessuno dei testimoni, e furono diverse centinaia se non migliaia, dichiarò che, al momento degli avvistamenti, vi fosse presenza di vento o di moto ondoso delle acque.

 

Fenomeni luminosi creati dagli Uso adriatici - Uno degli aspetti più interessanti ed impressionanti delle manifestazioni usologiche in adriatico furono certamente i Fenomeni Luminosi Transeunti (leggi "Transitori") o TLP (Transient Luminescent Phenomena). Migliaia di persone videro distintamente e fotografarono formazioni globulari e formazioni a sigaro, con colorazioni che andavano dal rosso al bianco. Esse furono avvistate principalmente nelle ore notturne, sia accanto alle imbarcazioni che sulla superficie del mare che sulla linea dell'orizzonte visivo. Inoltre, questi globi di luce furono notati distintamente mente si immergevano nelle acque.

 

Malfunzionamento delle apparecchiature elettroniche - Durante tutte quelle numerosissime manifestazioni aliene, la cosa più normale che poteva accadere ad un'imbarcazione in navigazione era quella di assistere ad un totale malfunzionamento di tutte le apparecchiature elettroniche di bordo, cioè dei radar e degli strumenti necessari alla navigazione: tutti notarono chiare interferenze elettromagnetiche, originate da una fonte ignota. Per completare la conoscenza, si consiglia la lettura dell'articolo: «La leggenda della base aliena di Pescara".

 

 

22 giugno 1979 - Isola Gorgona, Mar Tirreno (Livorno)   

 

    Il motoyacht "Rainbow II", il pomeriggio del 22 giugno 1979, si trovava in navigazione nelle acque del Mar Tirreno ed aveva a bordo ben diciassette persone. Tutto procedeva tranquillo ma, all'improvviso, verso le 15,45 (alcune fonti riportano l'orario delle 18.30) si trovò di fronte, distante circa 3 miglia, ad una enorme forma cilindrica, di colore assai scuro e di natura apparentemente metallica. Quella massa enorme di metallo, che stava emergendo dall'acqua per oltre una ventina di metri ma che, evidentemente, manteneva sommersa una buona parte della restante struttura, aveva assunto una posizione inclinata rispetto al piano del mare. Mano a mano che il motoryacht si avvicinava all'oggetto misterioso questi si immerse in gran fretta e produsse sia un notevole rumore che un'importante onda, alla quale segui una gran schiumata tanto che il Rainbow ne rimase investito e dovette rullare per diversi secondi.

   Quando tutto sembrava essere finito, quella cosa riemerse nelle vicinanze ma questa volte emise un fischio prolungato ed emanò un'ondata di calore di notevole portata, distintamente sentita da tutto l'equipaggio sulla propria pelle, infine si immerse in maniera definitiva. Il comandante G.G. lanciò immediatamente l'allarme alla Capitaneria del Porto di Livorno la quale, a sua volta, diramò un bollettino straordinario di avviso ai naviganti, alle ore 20.00 esatte dello stesso giorno ed alle 06.00 del giorno seguente, il cui testo riportava le seguenti dichiarazioni:«Alto Tirreno. In posizione 3 miglia South West Isola Gorgona, at 22 - 20 - 00.  È stato avvistato galleggiare forma cilindrica colore scuro at deriva. Alt. Navi in transito prestino la massima attenzione». In seguito all'indagine degli inquirenti del CUN, Roberto ed Emy Baldi, il comandante dichiarò di aver avvistato "... un cilindro perfetto, privo di finestrini, alettoni o impennaggi», in pratica si trattava di una struttura a tubo, priva di oblò e con la superficie esterna completamente liscia.

 

28 agosto 1984 - Golfo di Taranto, Mar Ionio 

 

   Alcuni pescatori che si trovavano a bordo di un motoscafo notarono, ad una distanza di circa mezzo chilometro, una stranissima luce che stava brillando in maniera insolita. Così iniziarono ad osservare con attenzione e videro distintamente che la luce proveniva da un faro situato sulla superficie di un oggetto apparentemente in navigazione. Dopo poco tempo accadde però un fatto inquietante: dalla superficie del mare emerse un oggetto grigio, di colore scuro e dalla forma apparentemente metallica, che prima si inclinò e poi decollò in brevissimo tempo a velocità impressionante.

 

Luglio 1995 - Mandriole, Canale di Bonifica (Ravenna)  

 

   Questa incredibile avventura, accaduta ad una famiglia ferrarese abitante in un comune della nostra provincia, segna il primo caso in assoluto di avvistamento di un USO nelle province di Ferrara e Ravenna.

mandriole.jpg (12267 byte)   Siamo nel mese di luglio del 1995 ed è già notte fonda quando la signora E.G., in compagnia di un'altra persona, dopo essere partita da casa, si sta recando in una località balneare ravennate, dove possiede una seconda casa. Stanno tranquillamente percorrendo la strada che da Sant'Alberto (RA) passa per Mandriole (RA) ed arriva ai Lidi Ravennati. 

mandriole_reno.jpg (41306 byte)   Questa una zona si trova proprio sul confine delle province di Ferrara e Ravenna e la strada corre parallela al " Canale di Bonifica in destra di Reno ".

   Giunti nei pressi della suddetta località di Mandriole, la loro curiosità è attratta da luci ancora lontane ma assai intense che sembrano provenire dall'interno del Canale di Bonifica. In un primo tempo pensano che si tratti di una rete posizionata lì per la pesca; poi ipotizzano la costruzione di un capanno sull'acqua ma, riflettendo, escludono entrambe le possibilità perché quella strada la conoscono bene in quanto la percorrono quasi tutte le settimane e non hanno mai notato dei lavori in corso. Incuriositi da quel fatto misterioso, rallentano la marcia e lentamente iniziano l'avvicinamento all'intensa fonte luminosa. 

   Man mano che si avvicinano capiscono subito che c'è qualcosa che è appoggiato sull'acqua e sta brillando di una luminosità intensissima, la quale è diretta verso il basso ma, incontrando l'acqua, irraggia verso l'alto un forte chiarore. Accostano l'auto all'argine e si fermano proprio di fronte a quello stranissimo oggetto che brilla di luce propria e si trova a sole poche decine di metri da essi.

   Capiscono immediatamente che quella sagoma circolare che stanno osservando è un disco volante enorme che occupa quasi tutta la larghezza del canale. Provano una gran sensazione di paura ma, anziché fuggire, pur mantenendo il motore dell'auto avviato, trovano la forza per abbassare un finestrino ed osservare meglio quello spettacolo meraviglioso. I pensieri che subito si affollano nelle loro menti sono infiniti: lì, davanti a loro, c'è la prova che non siamo soli nell'Universo e qualcuno dei nostri fratelli degli spazi profondi ha la tecnologia in grado di percorrere quelle distanze galattiche proibite alla scienza umana.

   Iniziano ad osservare la scena e notano che quel misterioso velivolo si trova pressoché immobile sul pelo dell'acqua; ha una forma che sembra ovoidale ed è interamente circondato da un'infinità di luci che impediscono di coglierne il vero colore; quelle luci provengono da tantissimi finestrini che sono posizionati a mezza altezza, tutto all'intorno dello scafo e proiettano i loro fasci luminosi verso il basso; la parte superiore è sormontato da una specie di torretta a forma di grande cupola chiusa. 

   Non si ode in maniera distinta alcun tipo di rumore provenire dall'USO ma poi, all'improvviso, hanno un sussulto poiché sentono distintamente un sibilo che aumenta di intensità e vedono il disco volante che inizia a roteare attorno al proprio asse: lo vedono alzarsi lentamente in verticale di alcune decine di metri e lo osservano mentre scompare alla vista, in direzione del vicinissimo Mar Adriatico, partendo in orizzontale ad una velocità indescrivibile. 

   Pur avendo avuto un incontro assai ravvicinato con una fonte energetica enorme, la signora ha dichiarato che non hanno subito danni psico-fisici di alcun tipo; ricorda poi che il motore della loro auto è rimasto avviato per tutta la durata dell'avvistamento e l'impianto elettrico non ha manifestato alcun problema evidente.

   Questa avventura incredibile non era mai stata raccontata a nessuno prima d'ora ed è solo grazie ad un forte rapporto di amicizie reciproche con la testimone che noi del CUF abbiamo potuto raccogliere una delle più belle testimonianze di incontri veramente ravvicinati con un velivolo alieno appartenente ad un popolo delle stelle.

 

7 dicembre 1997 - Lago del Salto (Rieti)  

 

   Il Lago del Salto si trova a qualche decina di chilometri a sud di Rieti, a destra dei Monti Sabini. Tutta la zona lacustre è ricchissima di leggende e, in modo particolare, si narrano quelle degli gnomi e dei folletti. Così, forse anche in virtù di ciò, il 7 dicembre 1997, l'ufologa M.C. si appostò, armata di macchina fotografica, in un luogo ben preciso lungo una sua riva, con lo scopo dichiarato di compiere un'osservazione mirata.

   Verso il tramonto la sua lunga attesa venne premiata poiché notò che dall'altra parte del lago si stava muovendo un'astronave di piccole dimensioni. Una volta fermatasi, ella dichiarò di aver notato dei piccoli esseri uscire da quel velivolo: essi avevano occhi alla cinese e teste dalla forma assai strana. Ad un certo punto tutti quei piccoli esseri si gettarono nelle fredde acque del lago e ne uscirono solo dopo una trentina di minuti, per poi risalire frettolosamente a bordo della loro astronave che presto scomparve del tutto alla vista. la testimone disse di aver scattato anche delle fotografie che, però, le vennero successivamente rubate. Dopo quasi tre anni, il 16 novembre 2000, un ragazzo che era in attesa dell'autobus dichiarò di aver notato distintamente un Ufo discoidale, del diametro apparente di una decina di metri, tuffarsi nelle acque del lago.

 

5 maggio 2005 - Porto San Giorgio, Mar Adriatico (Ancona)   

 

   La mattina del 5 maggio 2005, al rientro da una battuta notturna di pesca, diverse pescatori hanno segnalato per l'ennesima volta di aver avvistato misteriosi globi luminosi ondeggiare o volare sull'acqua del mare.

 

5 giugno 2005 - Senigallia, Mar Adriatico (Ancona)    

 

   Il signor C. V. ha narrato di uno strano episodio accadutogli il 5 giugno del 2005, mentre si trova in vacanza a Senigallia (AN). Alle 22.30 si era messo sul balcone ed aveva iniziato ad osservare il mare.  Improvvisamente avvistò due sfere luminose, di colore giallo intenso, vicinissime a lui: valuta la distanza in circa 30 m. Viaggiavano l'una dietro l'altra ma mentre la prima procedeva in maniera lineare la seconda se ne stava distante circa 5 m e si spostava di continuo in maniera orizzontale. 

 

10 novembre 2005 - Genova, Mar Ligure 

 

   Il signor E. D. di Genova ha riferito di aver assistito ad un singolare fenomeno ufologico la notte del 10 novembre 2005. La mezzanotte era trascorsa da appena dieci minuti ed egli, orientato verso Savona, stava osservando una bellissima Luna. All'improvviso, ha notato che in una posizione molto alta del cielo si distingueva anche una specie di mongolfiera che appariva immobile e sembrava emanare fuoco. Ad un certo punto ha dato l'impressione di scendere verso il mare e ... di entrarvi. Il fenomeno è durato circa dieci minuti. Probabilmente si è trattato di un USO, ovvero di un Unidentified Submarine Object detto anche Unidentified Submerged Object, cioè un Oggetto Sottomarino Non Identificato.

   Lo stesso fenomeno è stato riferito dai coniugi M. ed N. G. i quali, poco dopo la mezzanotte del 10 novembre 2005, mentre stavano ammirando gli effetti della luce lunare sulla superficie del mare, hanno dichiarato di aver notato un presunto UFO assai alto in cielo. L'oggetto aveva la forma di una ellissi ed assomigliava ad un sigaro volante.

   La moglie, impressionata dall'evento, è corsa subito ad avvisare gli amici dai quali avevano appena trascorso la serata a cena e si è fatta prestare un binocolo. In tal modo sono riusciti a distinguerlo assai bene ed hanno notato che se ne stava fermo immobile. Sul fianco quel sigaro mostrava quattro oblò e ad una estremità si notava distintamente la fuoriuscita di fumo. Sembrava fatto di luce solida e tutt'intorno aveva una specie di ombreggiatura, come se fosse, in realtà, assai più grande di quel che si riusciva a vedere. Avendolo osservato entrambi con quel binocolo, hanno dato la stessa versione della descrizione suddetta. Improvvisamente la luce si è messa a "vibrare", e l'oggetto scuro ha mandato lampi rossi. Poi ha iniziato a scendere verso il mare e quando è stato in prossimità apparente dell'acqua non si è notato alcun riflesso rossastro su di essa ma è possibile che ciò fosse dovuto alla posizione di osservazione dei testimoni. L'oggetto ha dato quindi l'impressione di spegnersi e non si è più visto nulla.

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

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 Scheda della notizia                 

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 Fonte                               - Centro ufologico ferrarese - CUN Ferrara

 Luogo                              - X

 Durata                             - X

 Testimoni                         - X

 Immagini                         - L'immagine proviene dall'archivio del CUN Ferrara e non è collegata alla notizia citata

 Immagini                         - L'immagine è una ricostruzione del fatto, eseguita dal CUF con grafica digitale

 Immagini                         - L'immagine proviene dal free web

 Immagini                         - L'immagine è una cortese concessione della NASA  (http://www.nasa.gov), Johnson Space Center

 Immagini                         - Foto originale del fatto citato

 Immagini                         - Photo courtesy of Johnson Space Center (http://www.nasa.gov)

 Immagini                         - Photo courtesy of JPL-Caltech/Cornell University (http://www.nasa.gov)

 Traduzione                       - Free translation of the original, from American-English into Italian, by CUN Ferrara

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 Titolo 5                            - X

 Titolo 6                            - X

 Titolo 7                            - X

 Titolo 8                            - X

 Titolo 9                            - X

 

 

Cap. 1 - Abstract

 

Cap. 2 - La notizia nel dettaglio

 

Cap. 3 - Riflessioni

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To be continued ...