|


| |
|
Centro ufologico ferrarese |
|
Ufo
NEL MONDO |
|
AVVISTAMENTI |
|
U.S.O.
(Ufo
sottomarini) |
|
Data |
Argomento |
NOTIZIA |
|
06.02.2007 |
Tipologia degli Ufo |
Che cos'è un USO? |
|
10.02.2007 |
Testimonianze |
Gli USO nel mondo |
|
10.03.2007 |
Testimonianze |
Gli USO in Italia |
|
ARTICOLI |
|
ANNO |
ARGOMENTO |
NOTIZIA |
|
2007 |
Tipologia degli Ufo |
Che cos'è un USO? |
|
Scheda
della notizia
Data
-
6
febbraio 2007
Fonte
-
Centro
ufologico ferrarese - CUN
Ferrara
Immagini
- L'immagine proviene dal free web
Immagini
- L'immagine è una cortese concessione della NASA (http://www.nasa.gov),
Johnson Space Center
Commenti
-
Specifica il titolo e la data di questa
notizia
Errori o imprecisioni
-
Specifica il titolo e la data di questa
notizia
Testo
della segnalazione - Riportiamo il testo integrale della segnalazione, opportunamente
corretto nella sola forma espositiva
Argomenti della notizia
Titolo 1
-
Introduzione
Titolo 2
-
Il nostro pianeta
Titolo 3
-
La civiltà sottomarina
Titolo 4
-
Scoperta italiana fra gli abissi marini
Titolo 5
-
Teoria di John Keel
Titolo 6
-
Le sigle identificative: usologia e osnilogia
Titolo 7
-
Le forme, le dimensioni e il comportamento
Titolo 8
-
I ricercatori
Titolo 9
-
Problemi tecnici delle basi dell'impatto e della pressione
Titolo 10 -
Problemi tecnici dell'impatto
Titolo 11
-
Problemi tecnici della pressione
Titolo 12
-
Il sistema propulsivo degli USO
Cap.
1 -
Introduzione
Nel riportare le notizie di questa sezione del sito,
ci
siamo in gran parte riferiti alle notizie e alle idee riportate da
Roberto Pinotti
in "UFO:
visitatori da altrove", Rizzoli, 1990, da Ivan T. Sanderson "Invisible
residents: a disquisition upon certain matters maritime, and the
possibility of intelligent life under the waters of the Earth" nonché alle notizie espresse in tal senso dai seguenti
ricercatori: John Keel,
Preston Dennet, Bill
Birnes, Stanton Friedman,
Philip Mantle, Bruce
Maccabee, Carl Feindt,
Vladimir Ajaja, Ed
Walters e Marko Princevac. Si sono poi consultati numerosi siti stranieri come
http://ufoexperiences.blogspot.com e
http://www.ufoinfo.com,
http://www.ufoevidence.org,
http://www.ufon.org.uk e quasi
tutti i più noti siti italiani tra i quali segnaliamo:
http://www.ufologia.net e
www.chupacabramania.com.
Cap.
2 -
Il nostro pianeta
Gli USO (USOs in inglese, al
plurale) rappresentano una spettacolare manifestazione
della fenomenologia ufologica che, però, assai di rado viene riportata.
Anche se non ce ne rendiamo conto, poiché viviamo sulla terraferma, il
nostro pianeta è ricoperto per circa il 75% di acqua; infatti, a fronte
di 509.950.715 kmq di superficie complessiva solamente 148.822.000 kmq
sono occupati dalle terre emerse. Essendo dunque questa la situazione
reale, non è difficile immaginare che le
manifestazioni ufologiche nelle
acque degli oceani, dei mari, dei laghi e dei grandi fiumi
siano assai
comuni e, comunque, molto più comuni di quanto non si creda.
Cap.
3 -
La civiltà sottomarina
Teoria di Ivan T. Sanderson
-
Il biologo marino
Ivan T. Sanderson, fondatore della S.I.T.U. ( Society for Investigation of
The Unexplainednel ), un'associazione impegnata nell'esame di tutto
quanto connesso agli Ufo e agli Uso, nel 1970 formulò una
teoria sugli alieni
o extraterrestri.
Egli considerò possibile che sotto le acque,
in modo particolare quelle profonde degli oceani,
potesse vivere almeno una razza intelligente, che
discenderebbe direttamente da quelle prime forme
di vita che non passarono mai sulla terraferma e che, perciò,
sarebbe assai più antica della nostra civiltà umana.
X
To be continued ...
|
|
Data |
ARGOMENTO |
Notizia |
|
06.02.2007 |
Tipologia degli Ufo |
Che cos'è un USO? |
|
Fonte della notizia:
Centro ufologico ferrarese
Commenti:
commenta la notizia
Segnalazioni:
segnala un errore o un'imprecisione
specificando il titolo della presente news
Scoperta italiana fra gli abissi
marini
A tal proposito, considerando le sole forme di
vita marina non intelligente, può essere utile ricordare una
storia tutta italiana del 1984,
allorquando un gruppo di scienziati
dell'Università di Milano ha individuato nel
Mar Mediterraneo, a sud-est della Sicilia e
a 100 miglia nautiche dalle coste libiche,
un qualcosa di assolutamente unico ed incredibile.
Laggiù, tra gli
abissi neri come la pece, alla profondità di 3.000 metri, c'era una
grande bolla di acqua
racchiusa in uno spessore di 2,5 metri, dalla salinità elevatissima
che presentava un rapporto del 400 per mille a fronte di una media del
40 per mille. Per questo motivo, essa venne vista come "del
tutto separata
dalle acque sovrastanti" e fu battezzata col nome di
Lago Bannock. Iniziò, quindi, una meticolosa indagine volta a comprendere le
caratteristiche di quella misteriosa zona sottomarina e a controllare
l'eventuale presenza di una qualche, assai improbabile, forma di vita estremofila date le condizioni di partenza: salinità dieci volte
superiore alla media e pressione elevatissima.
Così avvenne l'incredibile! Il folto gruppo di ricercatori
italiani (studiosi dell'Università di Milano Bicocca, guidati dal
prof. Daniele Daffonchio della facoltà di Agraria, ricercatori
dell'Istituto per l'Ambiente Marino del C.N.R. di Messina, tecnici della
ditta Tecnomare di Venezia, del gruppo ENI ), unitamente ad altri otto gruppi europei, tutti inseriti nel
progetto europeo denominato "BIODEEP",
a sua volta coordinato da scienziati italiani del Consorzio
Interuniversitario per le Scienze del Mare, utilizzando il veicolo
sottomarino "Modus-Scipack", della
Tecnomare suddetta, collegato via cavo alla nave
oceanografica Urania, iniziò a prelevare campioni e sedimenti. Essi
poterono così scoprire, attraverso l'analisi al microscopio, la
presenza
di forme di vita mai trovate altrove: un'autentica colonia di batteri,
stranissima e assai complessa. I primi risultati di tale scoperta sono
stati divulgati alla stampa nella primavera del 2006.
Teoria di John Keel
Anche
John Keel ha sempre sostenuto l'idea che possano veramente esistere delle basi sottomarine
sulla Terra, in modo particolare nelle vicinanze del
Circolo Polare Artico e
in diverse zone del Sud America
ma non attribuisce alcuna
paternità agli alieni: egli pensa semplicemente che una
grande potenza mondiale, come potrebbe esserlo gli Stati Uniti, stia
sviluppando un'aviazione ed una marina clandestine. A tal proposito,
quando affronteremo il tema dei falsi Usos, ci renderemo conto di quanto
sospetto possa essere fondato.
Le sigle identificative: usologia oppure ovsnilogia
La sigla
USO sta
a significare sia "Unidentified
Submerged Object", ovvero "Oggetto immerso
non identificato" che "Unidentified
Submarine Object" cioè "Oggetto sottomarino
non identificato".
Va però precisato che tale sigla, almeno per
noi italiani, andrebbe cambiata in
OVSNI, ovvero Oggetto Volante Sottomarino Non Identificato,
parafrasando la più nota OVNI (Oggetto Volante Non Identificato),
che è la sigla con la quale lo Stato Maggiore della nostra Aeronautica
Militare Italiana identifica gli UFO.
Anche se il termine non ha ancora preso ben
piede, la materia che li studia potrebbe, a
buon diritto, chiamarsi sia col termine internazionale di "Usologia"
che con quello più nazionale di "Osnilogia".
Tuttavia,
è bene ricordare che l'origine dell'acronimo "USO"
non è da attribuire agli ufologi bensì a quei numerosissimi
giornalisti anglosassoni che riferirono dell'incredibile vicenda
accaduta nel profondissimo fiordo norvegese Sogne;
qui, infatti, il giorno 11 novembre 1972,
alcune unità della locale marina militare individuarono un oggetto
sottomarino che tenne in scacco un'intera flotta militare, rinforzata da
un numero incredibile di mezzi aerei specializzati nella caccia ai
sottomarini ma dopo dieci giorni fece perdere definitivamente ogni
traccia, tra lo stupore generale e le più sofisticate apparecchiature di
ricerca non riuscirono più a rintracciarlo.
La forma, le dimensioni e il comportamento
Questi oggetti volanti sono assimilabili in tutto e per
tutto ai ben più noti UFO. La loro
superficie esterna appare per lo più costituita di
materiale simile al metallo, con tonalità
che comprendono tutte le gradazioni del colore
grigio.
La loro forma
è per lo più a sfera o ad
ovoide ma sono moltissime le segnalazioni
della forma a sigaro o
a
cilindro. Presentano
dimensioni di ogni tipo in quanto si va dalle segnalazioni di
piccoli sferoidi, assai simili a sonde esplorative del diametro di circa
un metro, a gigantesche astronavi anche superiori ai 500 metri di
diametro o di lunghezza.
Questi mezzi volanti non identificati
manifestano la loro presenza
in diversi modi: immobili sull'acqua,
in navigazione o di poco sopra la
superficie, come gli aliscafi, o sulla superficie o appena sotto di essa
o a notevoli profondità, fermi sui fondali,
in immersione o in
emersione sia a velocità modeste che sostenute.
Inoltre, è stato
anche osservato che dopo la fase
di emersione, alcuni
si sono fermati ad una bassa quota, hanno
acceso luci ulteriori, hanno iniziato o a
girare gradualmente attorno al proprio asse
o ad orbitare su circonferenze concentriche che li hanno condotti a
quote superiori e da lì sono poi sfrecciati via seguendo o una direzione
parallela al terreno o lievemente inclinata verso l'alto o verticale.
I ricercatori
Il ricercatore Bill Birnes,
nel documentario "Deep Sea UFOs" trasmesso negli Stati
Uniti il 16
luglio 2006 ma solo sui circuiti del programma televisivo "The
History Channel", dopo aver raccolto diverse testimonianze hanno
dichiarato che un comportamento
tipico degli USOs è quello di aprirsi in
tante parti e lasciare partire un grande
numero di velivoli più piccoli.
Nello stesso documentario Philip
Mantle ha dichiarato che questi USO emergono semplicemente
dall'acqua e se ne spariscono. Ha poi ricordato come lo stesso leader
sovietico Nikita Khrushchev fosse
rimasto
assai impressionato dal rapporto che aveva ordinato di redigere
alla sua rappresentativa diplomatica a Buenos Aires, la quale aveva
ricevuto il delicatissimo incarico di scoprire il più possibile
sull'argomento. Poiché gli scettici gli suggerirono che, in clima di
guerra fredda, avrebbe potuto benissimo trattarsi di sottomarini
lanciasiluri, egli rispose assai argutamente ricordando come,
nel 1966
non fosse possibile gestire un fuoco simultaneo di sei o più siluri.
Il ricercatore
Bruce Maccabee ricordando l'USO di Porto Rico del
marzo 1963, che
viaggiava a 150 nodi,
cioè circa 280 km/h e ad una profondità di 20.000 (ventimila) piedi, ha
dichiarato che il punto critico per un
sommergibile si aggira attorno ai 7.000 piedi.
Il ricercatore Stanton Friedman ha fatto notare che quando viene localizzato un UFO in cielo
la gente ne fa un racconto o un rapporto alle forze dell'ordine ma
quando
viene localizzato un USO o nelle profondità marine o sulla
superficie delle acque, soprattutto grazie al monitoraggio delle
imbarcazioni e dei loro occupanti, se ne fa un
rapporto di cui non impara niente nessuno oppure, se qualcosa
trapela, arriva puntuale il servizio televisivo che mostra la solita
mongolfiera sperimentale della Marina Militare che, ovviamente, è la
causa possibile dell'avvistamento di un Ufo o di un Uso.
Un altro importante ricercatore, Carl Feindt, nello steso documentario ha ricordato il "Diario
di Cristoforo Colombo" nel quale il nostro navigatore sarebbe
stato testimone dell'avvistamento di un oggetto
che, sulla linea dell'orizzonte, eseguiva movimenti ondeggianti o
tremolanti, paragonati dal Nostro al tremolio di una candele che, però,
sorge e tramonta. A tal proposito, qualcuno ha sostenuto che avrebbe
potuto trattarsi dei fuochi di un accampamento ma la spiegazione è
risultata risibile in quanto la costa era ancora assai lontana. Lo stesso
ricercatore ha
poi aggiunto che allorquando gli USO devono penetrare una barriera di
ghiaccio, per entrare nelle profondità polari,
fondono letteralmente la
lastra al loro passaggio, lasciando un semplice buco e non si
comportano, quindi, come farebbe un meteorite che lancerebbe i frammenti
gelati in tutte le direzioni.
Problemi tecnici delle basi
Quasi trent'anni fa, sul mitico primo numero
della rivista "Solaris" ,
del 10 gennaio 1978, venne affrontato a
grandi linee il problema di questi inquietanti mezzi volanti, con un
interessante articolo privo però del nome dell'estensore. Riportiamo in
estrema sintesi i risvolti principali riferiti agli aspetti tecnici che
riguardano mezzi che entrano in contatto con l'acqua, sottolineando come
siano ancora attuali quelle riflessioni.
Nel corso dei secoli
l'uomo ha
imparato che le esigenze logistiche e
strategiche legate ai lunghi spostamenti si possono
affrontare predisponendo delle basi
lungo il percorso ed ha perciò costruito scali
aeroportuali e scali aeronavali.
Sul piano militare questa
esigenza è stata risolta con la costruzione di gigantesche
portaerei che, essendo per loro natura
mobili, meglio conciliano la gestione della lontananza e del tempo.
Sul piano ufologico,
possiamo invece solo immaginare che per un'eventuale civiltà
extraterrestre si pongano i problemi della
segretezza e della inaccessibilità
dei luoghi che sono stati scelti come
"campi operativi di base"
per esplorare il nostro pianeta.
Se così fosse, avrebbe senso ritenere
che la loro tecnologia abbia lavorato sia nella direzione di
rendere operativi i loro
velivoli nell'aria come nell'acqua sia nella necessità di
costruirsi vere e proprie basi
sottomarine.
Problemi tecnici dell'impatto
Facendo riferimento alla moltitudine di
avvistamenti avutisi nel corso dei secoli, si deve ammettere che i loro
ingegneri aeronautici, se così li possiamo definire, abbiano brillantemente risolto problemi che,
almeno fino a pochi anni or sono, erano letteralmente proibitivi ma che,
dopo aver saputo degli avanzati studi tecnici del "Cormorant
Projec" ci lasciano sbalorditi di fronte all'ingegno umano.
Dal punto di vista tecnico,
un aeromobile che viaggiasse alla velocità di spostamento degli USO si
schianterebbe o riceverebbe un danno gravissimo al contatto dell'acqua
che, a quel punto, si trasformerebbe in un'autentica barriera d'acciaio.
Tuttavia, qualora la
velocità di
impatto con la superficie liquida fosse estremamente bassa, l'angolo
di incidenza avesse un'adeguata inclinazione
e la struttura del velivolo lo permettesse,
aumenterebbe enormemente la
possibilità di ridurre lo "splash down" dello schianto ad un valore
prossimo allo zero, come hanno
dimostrato i tecnici della Lokheed Martin con la realizzazione del "Cormorant
Project" suddetto.
Problemi tecnici della
pressione
Superato però il problema dell'impatto, si evidenzia il
problema
della pressione dell'acqua, che sembra però essere stato superato dagl'ingegneri
della Lokheed Martin ma che, al tempo dell'estensione del suddetto articolo,
era ancora lungi dall'esserlo e si cercavano soluzioni
nella forme arrotondate e sferiche in quanto sembravano le più
adatte a resistere alla pressione sottomarina.
Ovviamente, si guardava
anche con molto interesse ai progressi ottenuti con la costruzione delle
prime basi subacquee, nelle quali era stato
sufficiente creare una pressione uguale a quella atmosferica, che furono
realizzate in America e in Francia, sulla grande spinta impressa dagli
studi e dalle ricerche del professor J. Cousteau. Della tecnica del
Cormorant Project parleremo nell'apposita sezione degli Usoinganni,
inserita nel capitolo dei "Falsi Uso".
Sistema propulsivo degli USOs
In considerazione del fatto che spesso si notano enormi
colonne d'acqua sollevarsi ad altezze anche di centinaia di metri
nonché disturbi importanti alla apparecchiature elettroniche a bordo
delle imbarcazioni (radio, radar, ecoscandagli e bussole per la
navigazione), alcuni ricercatori pensano che il sistema propulsivo
degli USO potrebbe essere basato sull'unione
dei princìpi "elettrogravitazionale ed elettrodinamico quantistico".
Secondo tale teoria, queste due forme energetiche
consentirebbero ad un corpo
materiale di penetrare e di procedere nell'acqua senza
produrre perturbazioni di alcun tipo ovvero
senza variare l'assetto posizionale
della massa d'acqua. Teoricamente, la
propulsione elettromagnetica potrebbe permettere ai sottomarini
di viaggiare ad un'elevata velocità subacquea in quanto
un campo EM, generato attorno ad
un velivolo, potrebbe ridurre la resistenza aerodinamica dei fluidi
gassosi o liquidi e in tal modo si
renderebbero possibili manovre ritenute altrimenti impossibili,
ad esempio, ad un normale sottomarino.
Sembra che la Marina
Statunitense, in seguito ad un esperimento realizzato nel 1960 su di un
sottomarino EM (EM Sub), abbia ottenuto un incredibile successo in tal
senso ma, ovviamente, non vi sono prove.
Nel 1988 il famoso fotografo Ed Walters, catturò l'immagine di un
USO mentre stava facendo fotografie nella zona superiore del Gulf
Breeze, mentre l'oggetto stava
creando una specie di tromba d'acqua
o tromba marina. Questo fatto ha indotto
alcuni ricercatori a
ritenere che gli USO possano
utilizzare l'acqua come una fonte di energia.
Il prof. Marko Princevac,
dell'Università californiana di Riverside, ha dimostrato in forma
sperimentale che è possibile la
propulsione supersonica subacquea. Egli è poi riuscito a
dimostrare che un oggetto dalla linea aerodinamica
potrebbe muoversi sottacqua meglio che un oggetto spigoloso o
rassomigliante vagamente ad un cubo.
I suoi esperimenti hanno poi
dimostrato che mentre un aereo che viaggia a Mach
1 richiede 15.000 cavalli-vapore di energia,
un sottomarino che viaggiasse alla stessa velocità
avrebbe bisogno di una potenza settanta volte superiore, ovvero
oltre un milione di cavalli-vapore, che è
un valore davvero enorme da raggiungere.
Per queste ragioni possiamo affermare che,
al momento in cui scriviamo l'articolo
(4 luglio 2007), non esiste una tecnologia terrestre in grado di far
lavorare sotto la superficie del mare un mezzo che possa raggiungere
la velocità anche solo di un modesto aereo commerciale.
Attualmente, sappiamo che un
sottomarino
nucleare d'attacco, della classe Los Angeles, varato
nel 1974, lungo
110 metri, alto 10 e largo altrettanti, con oltre un centinaio di
persone a bordo, si può immergere fino a 3.000 metri e riesce a sviluppare una
velocità di 32 nodi,
corrispondenti a 32 miglia
marine all'ora (un miglio marino equivale a
1.852 metri) che, a loro volta, corrispondono alla "pazzesca"
velocità massima di quasi... 60 km all'ora su
terra. Sappiamo anche che i
sottomarini nucleari di ultima
generazione sono in grado di raggiungere i
45 nodi, cioè la velocità
di quasi 85 km/h. Tale velocità, però, se rapportata agli USO segnalati a Porto
Rico e nel Mare del Nord nel lontanissimo 1963, ci da un'idea approssimativa del differenza
tecnologica tra noi e i nostri fratelli superiori.
Ultimo aggiornamento: mercoledì 4 luglio 2007 |
|
Data |
ARGOMENTO |
Notizia |
|
10.02.2007 |
Testimonianze |
Gli USO nel mondo |
|
Fonte della notizia:
Centro ufologico ferrarese
Provenienza delle immagini:
archivio del CUF
Commenti:
commenta la notizia
Segnalazioni:
segnala un errore o un'imprecisione
specificando il titolo della presente news
Introduzione
Preso atto, col precedente articolo che, almeno
teoricamente, la tecnologia extraterrestre è infinitamente superiore
alla nostra, diamo ora conto di tutti gli avvistamenti di USO di cui
abbiamo trovato notizia consultando le fonti specificate nell'articolo
precedente "Che cosa sono gli USO?".
NOTA PER I RICERCATORI
Gli autori
suddetti, che prima di noi, anche se solo parzialmente, hanno trattato
l'argomento degli USO, potranno richiedere sia di avere un
link diretto alla loro home page
per i singoli casi sia di inserire
ulteriori e più specifici riferimenti a tutela del loro
lavoro di ricerca. Saremo ben lieti di esaudire entrambe le richieste.
NOTA PER I LETTORI
Coloro che,
invece,
leggendo questo articolo vi trovassero delle inesattezze oppure
fossero a conoscenza di
avvenimenti di natura usologica non inseriti, ovviamente potrebbero partecipare alla ricerca
o segnalando i particolari da correggere o fornendo le notizie mancanti;
anche in questo caso saremmo ben lieti di inserire il loro nominativo,
con la correzione segnalata, oppure inserire un link alla loro home
page.
329 a.C. -
Fiume Indo, Mar Arabico
L'esercito di Alessandro il
Grande si imbatté in
due grandi dischi d'argento che
emersero ripetutamente dalle
acque di un fiume che si stava tentando di attraversare e
lasciarono fuoriuscire dai bordi fuoco scintillante. Il fatto spaventò
così tanto i suoi elefanti da guerra, i cavalli e gli uomini che essi
smisero di attraversare il fiume e ripresero solo il giorno seguente.
Alessandro ne rimase così impressionato che per ben sei anni si dedicò
all'esplorazione del fiume, alla ricerca della "Campana subacquee". Le
prime notizie hanno identificato il fiume Jaxartes come quel fiume
descritto da antichi cronisti ma, grazie anche alle ricerche compite da
Bruno Mancusi e Alaksander Donski, sembra che si debba trattare del
fiume Indo.
5 agosto 1958 -
Brijuni, Istria,
Golfo di Venezia, Mar
Adriatico
Il 5 agosto 1958, nelle acque antistanti il porto istriano della
cittadina di Brijuni (Brioni), accadde un fatto incredibile che, ancor
oggi non trova spiegazione. Accadde, infatti, che durante un colloquio
ufficiale tra il generale Tito, presidente della Yugoslavia, ed il
presidente egiziano Nasser, all'improvviso si innalzarono
altissime
colonne di acqua.
Marzo 1963,
Puerto Rico, Mar Caraibico, Oceano
Atlantico
Nel marzo
del 1963 un'imponente flotta
statunitense fu impegnata in un'importante
esercitazione militare. Mentre le navi si trovavano ad
un centinaio di km dalla isola di Porto Rico,
un sottomarino iniziò ad inseguire un
misteriosissimo oggetto
che stava viaggiando all'incredibile velocità di
150 nodi (circa 280 Km/h)
e ad una profondità tuttora interdetta anche alla tecnologia
supersegreta: 20.000 piedi.
Questi valori sono lontani anni luce da quelli espressi dalla
modernissima tecnologia presente nei sottomarini nucleari di ultima
generazione: circa 45 nodi di velocità e poco più di 7.000 piedi di
profondità.
Oltre a ciò, sembra che per tutti i quattro giorni di durata
delle manovre diverse navi ebbero modo di intercettare misteriosi
oggetti volanti. Così venne stilato un esaustivo rapporto dell'accaduto
e venne inviato al Comandante in capo della flotta atlantica ma sembra
che non sia poi stata presa nessuna decisione operativa al riguardo.
11 ottobre 1967 -
Triangolo delle Bermuda, Oceano Atlantico
Quella notte Cristoforo Colombo
si trovava a bordo della Santa Maria e, subito dopo aver superato
completamente quella zona di mare ora identificata col nome di "Triangolo
delle Bermude", accadde qualcosa di così strano che egli ritenne
di lasciarne memoria ai posteri, riportando tutto sul suo diario. Dalla
nave si videro delle misteriosi
luci che si illuminavano
sulla superficie del mare . Egli le descrisse come oggetti che
compivano un movimento simile al tremolio delle candele di cera, che
prima diedero l'impressione di sorgere e quindi di tramontare, chiara
allusione a qualcosa che fuoriuscì dalla acque e poi vi si rituffò
. Col
senno di poi, si pensa che non avrebbero potuto essere le luci di un
accampamento, poiché la terraferma era ancora lontanissima.
12 novembre 1887 -
Cape Race, Terranova ,
Oceano Atlantico
Il capitano Moore,
mentre si trovava in navigazione presso
Cape Race, a Terranova, a bordo
della nave che stava comandando, osservò per circa cinque minuti una
grande sfera di fuoco nell'atto di salire dalle acque, raggiungere una
quota di circa 10 m e portarsi innanzi la
nave e partire verso il cielo a velocità folle.
Anno 1963, Mare del Nord
In un mese imprecisato del 1963, mentre si trovava in navigazione
in una zona imprecisata delle
acque del Mare del Nord, scortata dall'intera sua flotta
costituita da ben dodici navi, la portaerei
americana Wasp venne inseguita per
quattro giorni da un oggetto sottomarino che viaggiando all'incredibile
velocità di 150 nodi, cioè circa
280 km/h (
una velocità quattro volte superiore al più veloce sottomarino militare
in uso nel 2007 ma quasi cinque volte superiore ai migliori sottomarini
militari di quel periodo), era certamente un Uso. Inoltre, l'oggetto era
in grado di compiere manovre tali da essere definite "evoluzioni
subacquee" vere e proprie, tali da compiere in pochissimo tempo discese
e risalite di migliaia di metri.
13 aprile 1964, Totthenam, England,
Canal Lee
L'episodio viene ricordato da diversi siti ufologici poiché, forse, vi
fu un incidente ufologico in cui venne coinvolta una persona. Un certo
signor Bob Fall, conducente di autobus, mentre era alla guida del suo
mezzo in orario di servizio ebbe uno stranissimo incidente. Riferì che
un oggetto sigariforme
, dopo avergli tagliato
la strada andò a sbattere prima contro un ostacolo poi spezzò i cavi
telefonici e, infine, finì nelle acque del Canal
Lee in un punto in cui esso costeggia la strada. Subito avvertita
dell'incidente, la Polizia condusse indagini approfondite, dragando
addirittura il fiume ma senza trovare alcunché. Si pensò, così, che il
sig. Fall avesse, in realtà, incrociato uno stormo di uccelli acquatici
ma non si riuscì, però, a dare una spiegazione logica sul come si
fossero potuti spezzare in quel modo i fili telefonici.
12 marzo 1965
-
Mare di Tasman, Nuova Zelanda
Il capitano Bruce Chatie, stava
sorvolava la costa neozelandese col suo aereo, nel corso di un volo
dall'aeroporto di Auckland a Kaitaia.
Giunto nei pressi di Ahipara Harbour
(Baia di Ahipara) vide, ad una decina di metri al di sotto della
superficie chiarissima del mare, un corpo gigantesco di forma
cilindrica. Osservandolo meglio, gli sembrò che fosse privo di
qualsiasi struttura su quello scafo metallico lungo circa trenta metri e
largo cinque.
14
marzo 1966 -
Puerto Deseado,
Oceano Atlantico
Il signor
Carlos Corosàn, testimone di vista,
dichiarò che il pomeriggio del 14 marzo 1966, verso le ore 16,00, vide
un oggetto a forma di tubo,
lungo una ventina di metri, nel momento di
scendere sulla superficie del mare, a circa 15 chilometri a nord della
località argentina di Puerto Deseado, a sud del Golfo Jorge. Egli
disse che quell'oggetto privo di contrassegni
evidenti e di finestrature, si lasciava dietro una scia fumosa,
color grigio. Dopo aver tentato di immergersi, si udì un forte botto e
ne seguì un fumo ancor più scuro del precedente al quale, dopo qualche
secondo, seguì una nuova esplosione e l'oggetto questa volta scomparve
tra i flutti.
9 gennaio 1967 -
Lago
Saint Claire,
Michigan (USA)
Quello che
accadde nel Lago di Saint Claire, nei pressi di Detroit, nel Michigan
del Sud (USA) venne ritenuto dall'ufologia mondiale di grande importanza
poiché i fratelli Jaroslaw (Dan e Grant),
utilizzando una semplice Polaroid, riuscirono a scattare due fotografie
di un oggetto misterioso
che se ne stava volando lentamente al di sopra
della superficie dell'acqua. Le foto vennero mostrate ad Hynek
che le ritenne attendibili in quanto erano simili ad un oggetto
avvistato nel 1959 a Buenos Aires.
1 settembre 1967 -
Golfo di Santa Catarina,
Oceano Atlantico
Il quotidiano "La Vanguardia", il
giorno 1 settembre 1967, narrò un episodio accaduto al capitano
Julian Ardanza, al comando del mercantile
argentino "Naviero",
mentre si trovava in navigazione in alto mare, all'altezza del Golfo di
Santa Catarina, di fronte alla costa brasiliana: «... all'altezza della
costa brasiliana... l'attenzione dell'equipaggio fu attratta da
un oggetto luminoso e del
tutto insolito, che sembrava navigare
parallelamente al Naviero. Lo osservammo per 18 minuti».
Secondo le affermazioni di Julio Montoy (in altri testi è chiamato con un nome diverso: Julio Jorge
Montoya) primo ufficiale e di numerosi
marinai, l'oggetto emetteva una forte luminosità
azzurra e sembrava procedere a pelo d'acqua ad una distanza di
soli 15 metri da loro e ad una velocità di circa 30 nodi (55 km/h).
Era di forma perfettamente cilindrica,
senza torrette o altre strutture sullo scafo: «Era
come un sigaro gigantesco», precisò il capitano del Naviero.
All'improvviso, accadde però che quella
immensa forma cilindrica si immerse e si diresse verso il mercantile,
quindi passò sotto la chiglia e
riemerse a breve distanza. Infine,
si allontanò ad una velocità apparente di 25 nodi
lasciandosi alle spalle una intensa scia luminosa. Nonostante la
velocità di spostamento e di allontanamento fosse simile a quella di un
normale sottomarino militare, il capitano dichiarò con tutte le sue
forze che: «Non era né un sottomarino né una balena!».
4 ottobre 1967 -
Shag Harbor
(Nova Scotia),
Oceano Atlantico
Shag Harbor è tuttora un piccolissimo villaggio che si trova nella
parte
più a sud della Nova Scotia (Canada), quasi di fronte alla Cape Sable Island, ed
è bagnata dalla acque dell'Oceano Atlantico che, in quel punto, non sono
per nulla profonde e vengono chiamate, dalla gente del posto,
semplicemente col termine di "Laguna
di Shag".
Questo caso verrà trattato in maniera specifica
nell'apposita sezione degli Ufo Crashes dal 1961 al 1970 e qui ci
limiteremo, pertanto, a dare un'informazione generale dell'accaduto.
Il quotidiano "The Chronicle-Herald ",
nell'edizione del 7 ottobre 1967, riferì in prima pagina
dell'incredibile Ufo crash avvenuto a Shag Harbor verso le 23.20 (ora
locale) del 4 ottobre 1967. Almeno undici persone
dichiararono di aver visto un oggetto
volante completamente illuminato volare basso e precipitare in direzione del porto (o
"harbor" in inglese).
Un altro gran numero di
testimoni ebbe a
dire di aver udito come un fischio simile a
quello di una "bomba in caduta" che si è poi trasformato in un
sibilo penetrante per diventare, infine, un
forte scoppio.
Qualcuno aggiunse di aver notato un lampo di luce nel momento esatto
in cui l'oggetto è entrato nelle acque di fronte al
Porto di Shag .
In un primo momento, molti pensarono che avesse potuto trattarsi di
un disastro aereo vero e proprio (aircraft crash).
Tuttavia, nei documenti ufficiali degli anni successivi, ci si è sempre
riferito a Shag Harbor come al caso di un "Ufo crash" vero e proprio. Il primo a riferire dell'incidente fu uno
del luogo, tal Laurie Wickens. Egli,
al momento dell'Ufo crash, si trovava in auto, sulla strada principale
di Shag Harbor, in compagnia di quattro suoi amici
ed ebbe a dichiarare di aver notato un
grande oggetto discendere
nelle acque del porto.
Anche altri residenti videro il momento della
discesa in acqua e testimoniarono che quell'oggetto era lungo circa 60 piedi
(cm 30,48 x 60 = m 18,60 ), aveva un
angolo di discesa di circa 45 gradi e,
inizialmente, mostrò alcuni
lampeggi, forse quattro o cinque, poi emanò dei
sinistri bagliori gialli.
Quando, finalmente, i cinque amici suddetti poterono raggiungere un
posto di osservazione migliore, poterono vedere distintamente
un oggetto che se ne stava galleggiando
nelle acque della laguna, ad una distanza di 250 o 300 metri dalla riva.
Nonostante l'ora inoltrata e l'assenza di luce lunare, la visibilità era
assai buona e la notte si mostrava sostanzialmente chiara. Infine, dopo
tutti quei lampeggi prima del crash, l'oggetto mostrò un'unica luce
gialla scintillante sulla sommità.
Dopo circa un'ora dal crash diverse
imbarcazioni di pescatori locali si recarono in zona, alla ricerca di
eventuali sopravvissuti poiché si pensò che fosse venuto giù un aereo.
Giunti sul luogo dove era precipitato l'oggetto, tutti notarono una
chiazza larga circa 80 piedi ( cm 30,48 x 80 = m
24,38 ) di schiuma color
giallo e di aspetto oleoso.
Sentirono poi che nell'aria c'era un forte odore di zolfo
e videro risalire verso la superficie del mare delle
misteriose bolle color rosato,
come se qualcosa fosse andato a fondo. Durante questa prima ricerca
non furono rinvenuti né sopravvissuti né corpi né
rottami. Anche il vascello della Guardia Costiera, giunto un'ora
dopo, non rinvenne nulla.
A due
giorni di distanza dal crash, venne approntata una
squadra speciale di sommozzatori che setacciarono tutto il fondo marino ma senza risultato alcuno.
Tuttavia, un pescatore del luogo che seguì tutta le fasi di questa
seconda ricerca, disse che essi recuperarono un
frammento metallico, color alluminio chiaro, ma non erano sicuri
che fosse appartenuto all'oggetto che si era eclissato nella laguna.
Notizie importanti
emersero in seguito alle testimonianze di civili e
personale militare che parteciparono ad un'importante opera di
ricerca condotta da una piccola flotta di navi canadesi e americane che
si attestarono nelle acque antistanti la cittadina di Shelburne,
dove si sarebbe dovuta trovare una base sottomarina segretissima.
Secondo quanto si disse al tempo,
l'oggetto che si era
apparentemente schiantato nelle acque della laguna, era già stato
intercettato da un radar militare all'altezza della Siberia. Ma una
volta sott'acqua, prese a muoversi liberamente verso nord e, giunto nei
pressi della base segreta, rimase verosimilmente impigliato nelle reti
subacquee poste a difesa della base stessa.
Tutte le navi suddette
rimasero in zona per circa una settimana, sperando di intercettare quell'oggetto sottomarino. Purtroppo, da questo momento in avanti la
realtà ha preso a mischiarsi con la leggenda e si è detto decisamente
troppo al riguardo: alcuni sommozzatori affermano di aver rinvenuto
diversi frammenti metallici, altri dissero di aver visto l'oggetto e di
aver capito che non avrebbe potuto essere terrestre, altri ancora
dichiararono che laggiù vi erano addirittura due oggetti, uno dei quali
trainava l'altro.
Le
ricerche navali ebbero termine il giorno 11 ottobre e per
combinazione, proprio quella notte, alcuni testimoni dichiararono di
aver visto un Ufo alzarsi dal mare dal punto esatto dove si era
inabissato il primo oggetto.
14
agosto 1968 -
Golfo San Matiàs,
Oceano
Atlantico
Circa un centinaio di persone, distribuite lungo un tragitto di circa
700 km, riuscì a seguire le evoluzioni di cinque brillanti
oggetti ellissoidali, emersi dalle acque del
Golfo di Matìas
(Costa argentina)
e inabissatisi in quelle del Golfo San Jorge.
2
dicembre 1971 -
Punta Norte, Oceano
Atlantico, Argentina
Il 2 dicembre 1971 alcuni amici erano intenti a dare la caccia
alle foche a nord della località argentina di Punta Norte del Cabo
San Antonio, Baia di Samborombón. Poiché ne avevano già catturate diverse, uno di loro,
Ricardo Jorge Espindola, iniziò a scattare alcune foto con un
apparecchio dotato di pellicola a colori. All'improvviso, poco distante
dalla costa, dalle acque emerse un oggetto scuro, di forma
circolare, circondato da una nebbiolina rosata che, dopo essersi
diretto verso di loro, prese di nuovo la direzione del mare e scomparve
alla vista. Il caso volle che egli riuscisse a scattare la foto
facilmente reperibile su Internet.
11 novembre 1972 -
Fiordo di Sogne, Norvegia, Mare del Nord
Ciò che accadde in queste acque quell'11 novembre 1972 e nei quindi
giorni successivi rimarrà una pietra miliare nella storia degli Ufo.
Alcune unità della Marina Militare Norvegese avevano intercettato
un misterioso oggetto sottomarino
che si trovava nelle profondità di un profondissimo fiordo, nei pressi
di Sogne. In brevissimo tempo venne schierata un'imponente apparato
militare di ricerca, composto perfino da elicotteri progettati
esclusivamente per l'individuazione di sottomarini e per dieci giorni
gli fu data una caccia spietata. Secondo certi ricercatori, una nave militare aprì addirittura il fuoco contro
ma l'oggetto ("...simply sank back down
beneath the waves...") semplicemente affondò ritirandosi nelle
onde. Subito dopo si tentò con le bombe di
profondità ma senza ottenere successo alcuno. Venne poi
progettato un minuzioso piano che prevedeva la
chiusura totale del fiordo, tuttavia quel misterioso ospite
sottomarino eluse ogni tentativo di cattura e
dalla mattina del 20 novembre
non vi fu più nessuna apparecchiatura militare in grado di intercettarlo
fra quelle fredde e profondissime acque. Secondo una fonte americana
esso aveva una forma di sigaro
ed era assai grande e silenzioso. Secondo altri ricercatori, sembra che
qualcuno, quella mattina del 20 novembre, lo abbia addirittura visto
uscire dalle acque.
Dell'incredibile vicenda di Sogne si interessò la stampa di tutto il
mondo che creò, appunto, l'acronimo di USO.
30 aprile 1976 -
Lago Siljan,
Mora (Svezia)
Il Lago Siljia è un grande lago che si trova nella
Svezia del Sud, a
nord di Stoccolma. Qui accadde un fatto stranissimo,
difficilmente rapportabile ad una spiegazione logica stante la velocità
dell'oggetto: attorno a 100 km/h circa.
Infatti, tre persone ebbero a dichiarare che il pomeriggio del 30 aprile
1976 ebbero modo di notare un oggetto volante, dalla forma sigariforme
e dal colore grigio scuro, nell'atto di
scivolare assai velocemente sulla superficie
ghiacciata. Visto in lontananza, l'oggetto diede loro
l'impressione di immergersi nelle acque. Una successiva indagine rivelò
la presenza di una traccia, chiaramente
delineata, larga circa 3 metri e profonda una ventina di cm.
26
luglio 1980 -
Ihla Fernando de Noronha, Oceano Atlantico
Il 26 luglio 1980, mentre il rimorchiatore "Caioba
Seahorse" era in navigazione nell'Oceano Atlantico, ad un
centinaio di chilometri di fronte alla città di Natal ma non distante
dall'isola "Ihla Fernando de Noronha", ebbe ad incrociare
un oggetto scuro,
immobile sulla superficie dell'acqua, del
diametro apparente della parte emersa, di circa un dieci metri. La nave
tentò immediatamente di modificare la propria rotta proprio nel momento
in cui stava sopraggiungendo, volando, uno
strano oggetto luminoso,
emanante luminosità che variava continuamente di colorazione. Essi
notarono così che tutta quella luce era emessa da un
oggetto dalla forma ovale che si fermò ad
alcune decine di metri sopra di loro, senza emettere alcun rumore. A
quel punto, tutte le persone a bordo del mercantile videro distintamente
che si trattava di un Ufo che iniziò una lenta manovra di discesa sul
primo oggetto scuro, ancora fermo sull'acqua. Non appena vi fu il
contatto tra l'Ufo e l'Uso, il primo spense tutte le luci ed entrambi
iniziarono una manovra di risalita che durò alcuni minuti e poi
scomparvero sull'orizzonte. Tutte le persone dell'equipaggio, una volta
in porto, si recarono a testimoniare alle autorità brasiliane quanto
avevano osservato.
Giugno 1984 -
Stretto di Gibilterra, Mare Mediterraneo
Questa testimonianza è stata rilasciata alla rivista russa "Zagadki
Skinska" di Odessa, da Alexander G. Globa, un marinaio che si trovava
imbarcato sulla nave-cisterna russa "Gori", la quale era in
navigazione ad una ventina di miglia dallo
Stretto di Gibilterra.
Attorno alle 16.00, mentre egli si trovava accanto al vice comandante
S. Bolotov, notò un oggetto
di vari colori che sembrò fermarsi verso la poppa della nave. Il
suo superiore iniziò così ad osservare con il cannocchiale quella
misteriosa fonte luminosa e quando si rese conto che
si trattava di un disco volante
chiamò l'intero equipaggio ad osservarlo. Per Globa, invece, che pure
stava osservando l'oggetto col proprio cannocchiale, si trattava invece
di un oggetto a forma di padella
rovesciata, la quale mandava in continuazione
riflessi grigio-metallici.
Poiché egli ebbe modo di osservarlo per molto tempo, ne fece una descrizione
ricchissima di particolari. Notò che nella
parte inferiore l'Ufo
aveva una forma arrotondata, del
diametro di una ventina di metri, dalla
quale si dipartivano protuberanze ondulate e
aderenti al rivestimento esterno. Disse che tutto il
corpo centrale era come
formato da due semidischi, il più piccolo
dei quali posto nella parte superiore, ed entrambi davano l'impressione
di roteare attorno all'asse centrale ma in direzioni opposte. Inoltre,
la parte più centrale sembrava come ricoperta da una strana forma
triangolare che, a sua volta, dava l'impressione di girare come la parte
superiore e quella inferiore ma ad una velocità assai più lenta.
Notò anche che sulla parte
inferiore vi era una specie di tubo assai
risplendente, di un vivo color rosso.
Gli sembrò poi di distinguere abbastanza chiaramente un'estesa
fonte luminosa distribuita lungo la circonferenza del disco
inferiore il quale si mostrava del tutto liscio,
di color tendente al rosso vermiglio e con
una vistosa macchia rotonda posta proprio
al centro, in maniera tale da far pensare che rappresentasse una specie
di nucleo.
Ad un certo momento l'Ufo iniziò diverse volte un movimento ascensionale
e tutte le sue luci presero a brillare sempre con maggior intensità in
tutta la parte centrale. Poi, allorquando si stava avvicinando una nave
mercantile araba, l'Ufo si inclinò leggermente sulla destra ed iniziò la
partenza vera e propria. Tutte le persone imbarcate sulla seconda nave
videro l'accaduto.
14 giugno 1992 -
Baia di Santa Monica,
Oceano Pacifico
Il Canale televisivo americano "The History Channel" ha trasmesso
negli USA un documentario
riguardante il problema degli Usos. Nel realizzarlo, si è cercato di
mettere a confronto le possibilità operative degli Uso e quelle dei
sottomarini e si sono andati ad intervistare i migliori ufologi
americani.
Il ricercatore californiano Preston
Dennet ha dichiarato che nel 1992 sono stati
avvistati centinaia di Ufo
nei pressi dei Monti di Santa Monica (California) e molti di essi sono stati
osservati mentre si alzavano in volo dalle acque
dell'Oceano Pacifico: se ne sono contati oltre duecento.
8 ottobre 2002 -
Isola di Puerto Rico, Mar Caraibico
Tutta l'Isola di Porto Rico, da tempo, è sede di avvistamenti ufologici
ed usologici clamorosi, la cui notizia ha sempre fatto il giro del
mondo. Qui, il
prof. Reinaldo Rios Ayala, noto ricercatore portoricano, il 19
agosto 2005 ha annunciato la costruzione del
primo "Ufoporto" al mondo,
i cui lavori sono iniziati nel successivo mese di ottobre. Il sindaco della città, Marcos Irzarry, dopo una riunione della giunta,
ha approvato il progetto
esecutivo e la sua amministrazione si è impegnata economicamente nella
realizzazione dell'impianto sia perché desidera essere punto di
riferimento per eventuali visitatori alieni sia per trarne un evidente
vantaggio turistico per la città e per l'isola tutta. Alcuni
rappresentanti del governo hanno commentato positivamente la notizia.
Sulla Sierra Bermeja
è stata costruita una gigantesca piattaforma ovale, con un
faro montato su
una piramide. La pista
ovale si estende per centinaia di metri
ed è dotata di tutte le attrezzature utili ai visitatori alieni. Sul
luogo sorge anche un osservatorio ufologico,
una postazione televisiva ed è in fase di
ultimazione un'apposita tribuna
da 500 posti riservata alle autorità terrestri, ai militari, agli
scienziati ed alla stampa nel caso che si verifichi il grande
incontro. In attesa di ciò, la località si è già posta come
attrattiva mondiale, alla pari di Rooswell.
In zona sono tantissime le
persone che dicono di essere in contatto telepatico con gli
extraterrestri ed alcuni affermano anche di essere stati a bordo dei
loro velivoli spaziali. La zona è stata scelta perché proprio in quel
luogo, nel 1997, vi è stato l'atterraggio di un ufo.
Bene, ma se tutto questo scenario ha potuto realizzarsi è grazie anche
ad avvistamenti come quello segnalato il giorno
8 ottobre 2002,
allorquando un poliziotto della zona,
accompagnato da Carlos Torres, un membro
del gruppo ufologico denominato "Project Argus", si sono recati
all'interno della riserva naturale nel sud dell'isola, denominata
"Laguna Cartagena" ed hanno potuto vedere
un
Uso color rosso incandescente che si è parato dinnanzi a
loro, si è quindi alzato appena al di sopra del terreno e si è
letteralmente infilato nel lago dal quale era precedentemente uscito.
Ricordiamo che la zona a maggiori avvistamenti è proprio questa stupenda
riserva naturale.
Dopo due anni, il 20 novembre
2004 gli stessi ufologi locali sono riusciti a produrre anche un
video di un Uso nell'atto di emergere dalla laguna e spiccare il volo.
Una flotta della Marina Militare degli Stati
Uniti è perennemente alla fonda, al largo dell'isola,
ufficialmente per compiere test ed esperimenti scientifici con palloni
aerostatici e palloni sonda di ogni tipo; tuttavia,
gli ufologi locali sospettano
che gli americani siano lì esclusivamente per
osservare da posizione
privilegiata l'attività degli
Uso e degli Ufo all'interno della "Laguna Cartagena".
|
|
Data |
ARGOMENTO |
Notizia |
|
10.03.2007 |
Testimonianze |
Gli USO in Italia |
|
Fonte della notizia:
Centro ufologico ferrarese
Provenienza delle immagini:
archivio del CUF
Commenti:
commenta la notizia
Segnalazioni:
segnala un errore o un'imprecisione
specificando il titolo della presente news
Anno 1978 -
Costa Adriatica, Mar Adriatico
Verso la
fine del 1978 il nostro Mare Adriatico fu teatro
di una incredibile serie di avvistamenti e tutta la costa venne
interessata, a più riprese, dall'apparizione di
luci colorate, di
Ufo metallici e di
Uso che se ne entravano e
se ne uscivano tranquillamente dall'acqua e producevano interferenze
magnetiche alle apparecchiature elettroniche delle imbarcazioni dei
pescatori. La gente di mare prese così paura da quello che stava
succedendo che non voleva più uscite di notte per andare a pesca.
Forme e rumori degli Uso
adriatici - Moltissimi
pescatori ebbero a dichiarare che aveva avvistato i classici
dischi volanti ma anche
strane forme, rassomiglianti a
cilindri e a sigari di diverse grandezze. Le occasioni per
osservare furono tantissime e quei pescatori dissero che gli oggetti
volanti non emettevano alcuna
sonorità chiaramente udibile, inoltre,
allorquando si immergevano
nelle acque adriatiche si potevano osservare chiaramente solo
limitati spostamenti di masse d'acqua.
Movimenti degli Uso adriatici
- Furono
osservati anche i movimenti
compiuti e ci fu veramente di che allibire: quegli Ufo e quegli
Uso si spostavano a zigzag o a balzi o a scatti
oppure eseguivano incredibili manovre
che contemplavano letteralmente delle variazioni improvvise di rotta
nonché accelerazioni e rallentamenti impressionanti.
Effetti della presenza degli
Uso adriatici -
Vennero
anche notate colonne di acqua
che si alzavano improvvisamente, raggiungevano la
trentina di metri e poi si esaurivano ma, in alcuni casi,
raggiunsero anche i 300 metri, ovvero
l'altezza di sette campanili, uno sull'altro. Nessuno dei testimoni, e
furono diverse centinaia se non migliaia, dichiarò che, al momento degli
avvistamenti, vi fosse presenza di vento o di moto ondoso delle acque.
Fenomeni luminosi creati
dagli Uso adriatici -
Uno degli
aspetti più interessanti ed impressionanti delle manifestazioni
usologiche in adriatico furono certamente i Fenomeni Luminosi Transeunti
(leggi "Transitori")
o TLP (Transient Luminescent
Phenomena). Migliaia di persone videro distintamente e fotografarono formazioni
globulari e formazioni a sigaro, con colorazioni che andavano dal
rosso al bianco. Esse furono avvistate principalmente nelle
ore notturne, sia accanto alle imbarcazioni
che sulla superficie del mare che sulla linea dell'orizzonte visivo.
Inoltre, questi globi di luce furono notati distintamente mente si
immergevano nelle acque.
Malfunzionamento delle
apparecchiature elettroniche -
Durante
tutte quelle numerosissime manifestazioni aliene, la cosa più normale
che poteva accadere ad un'imbarcazione in navigazione era quella di
assistere ad un totale
malfunzionamento di tutte le apparecchiature elettroniche di bordo,
cioè dei radar e degli strumenti necessari alla navigazione: tutti
notarono chiare interferenze elettromagnetiche, originate da una fonte
ignota. Per completare la conoscenza, si consiglia la lettura
dell'articolo: «La leggenda della base aliena
di Pescara".
22 giugno 1979 -
Isola Gorgona, Mar Tirreno (Livorno)
Il motoyacht "Rainbow II", il pomeriggio
del 22 giugno 1979, si trovava in navigazione nelle acque del Mar
Tirreno ed aveva a bordo ben diciassette persone. Tutto procedeva
tranquillo ma, all'improvviso, verso le 15,45
(alcune fonti riportano l'orario delle 18.30)
si trovò di fronte, distante circa 3 miglia, ad una
enorme
forma cilindrica, di colore assai scuro
e di natura apparentemente metallica. Quella massa enorme di metallo,
che stava emergendo dall'acqua per oltre una ventina di metri
ma che, evidentemente, manteneva sommersa una buona parte della restante
struttura, aveva
assunto una posizione inclinata rispetto al piano del mare. Mano a mano che il motoryacht si avvicinava all'oggetto misterioso questi si immerse in gran fretta e
produsse sia un notevole
rumore che un'importante
onda, alla quale segui una gran
schiumata tanto che il Rainbow ne rimase
investito e dovette rullare per diversi secondi.
Quando tutto sembrava essere finito,
quella cosa riemerse nelle
vicinanze ma questa volte emise un fischio
prolungato ed emanò un'ondata di calore di
notevole portata, distintamente sentita da tutto l'equipaggio sulla
propria pelle, infine si immerse in maniera definitiva. Il comandante G.G. lanciò immediatamente l'allarme
alla Capitaneria del Porto di Livorno la quale, a sua volta,
diramò un bollettino
straordinario di avviso ai naviganti, alle ore 20.00 esatte dello
stesso giorno ed alle 06.00 del giorno seguente, il cui testo riportava
le seguenti dichiarazioni:«Alto Tirreno. In
posizione 3 miglia South West Isola Gorgona, at 22 - 20 - 00.
È stato
avvistato galleggiare forma cilindrica colore scuro at deriva. Alt. Navi in transito prestino la massima attenzione». In seguito all'indagine degli inquirenti del CUN, Roberto ed Emy Baldi,
il comandante dichiarò di aver avvistato "...
un cilindro perfetto, privo di
finestrini, alettoni o impennaggi», in pratica si trattava di una
struttura a tubo, priva di oblò e con la superficie esterna
completamente liscia.
28 agosto 1984 -
Golfo di Taranto, Mar
Ionio
Alcuni
pescatori che si trovavano a bordo di un motoscafo notarono, ad una
distanza di circa mezzo chilometro, una
stranissima luce che stava brillando in maniera insolita. Così
iniziarono ad osservare con attenzione e videro distintamente che la
luce proveniva da un faro
situato sulla superficie di un oggetto apparentemente in
navigazione. Dopo poco tempo accadde però un fatto inquietante: dalla
superficie del mare emerse un
oggetto grigio, di colore scuro e
dalla forma apparentemente metallica, che
prima si inclinò e poi
decollò in brevissimo tempo a velocità
impressionante.
Luglio 1995 -
Mandriole,
Canale di Bonifica (Ravenna)
Questa
incredibile avventura, accaduta ad una famiglia ferrarese abitante in un
comune della nostra provincia, segna il primo caso in assoluto di
avvistamento di un USO nelle province di Ferrara e Ravenna.
Siamo
nel mese di luglio del 1995 ed è già notte
fonda quando la signora E.G., in compagnia di un'altra persona, dopo
essere partita da casa, si sta recando in una località balneare ravennate, dove
possiede una seconda casa.
Stanno tranquillamente percorrendo la strada
che da Sant'Alberto
(RA) passa per
Mandriole (RA)
ed arriva ai
Lidi Ravennati.
Questa una zona si trova proprio sul confine delle
province di Ferrara e Ravenna e la strada corre
parallela al " Canale di Bonifica in destra di Reno ".
Giunti nei
pressi della suddetta località di Mandriole, la loro curiosità è
attratta da luci ancora lontane ma assai
intense che sembrano provenire dall'interno del Canale di
Bonifica. In un primo tempo pensano che si tratti di una rete posizionata
lì per la pesca; poi ipotizzano la costruzione di un capanno sull'acqua ma,
riflettendo, escludono entrambe le possibilità perché quella strada la conoscono bene
in quanto la percorrono quasi tutte le settimane e non hanno mai notato
dei lavori in corso. Incuriositi da quel fatto misterioso,
rallentano la marcia e lentamente iniziano l'avvicinamento all'intensa
fonte luminosa.
Man
mano che si avvicinano capiscono subito che c'è
qualcosa che è appoggiato sull'acqua e
sta brillando di una
luminosità intensissima, la quale è diretta verso il basso ma,
incontrando l'acqua, irraggia verso l'alto un forte chiarore.
Accostano
l'auto all'argine e si fermano proprio di fronte a quello stranissimo oggetto
che brilla di luce propria e si
trova a sole poche decine
di metri da essi.
Capiscono immediatamente che quella sagoma
circolare che stanno osservando è un
disco volante
enorme che
occupa quasi tutta la
larghezza del canale.
Provano una gran sensazione di paura ma,
anziché fuggire, pur mantenendo il motore dell'auto avviato, trovano la
forza per abbassare un finestrino ed
osservare meglio quello spettacolo meraviglioso.
I pensieri che subito si
affollano nelle loro menti sono infiniti:
lì, davanti a loro, c'è la prova
che non siamo soli nell'Universo e qualcuno dei nostri fratelli degli
spazi profondi ha la tecnologia in grado di percorrere quelle distanze
galattiche proibite alla scienza umana.
Iniziano ad osservare la scena e notano
che quel misterioso velivolo si trova pressoché immobile
sul pelo dell'acqua; ha una forma che
sembra ovoidale ed è
interamente circondato da un'infinità di luci che
impediscono di coglierne il vero colore; quelle luci provengono da
tantissimi finestrini che sono posizionati a mezza altezza, tutto
all'intorno dello scafo e proiettano i loro fasci luminosi verso il basso;
la parte superiore è sormontato da una specie di torretta
a forma di grande cupola chiusa.
Non
si ode in maniera distinta alcun tipo di rumore provenire dall'USO ma poi, all'improvviso,
hanno un sussulto poiché sentono distintamente un
sibilo che aumenta di intensità e vedono il
disco volante che inizia a roteare attorno al proprio asse:
lo vedono alzarsi lentamente in verticale di
alcune decine di metri e lo osservano mentre scompare alla vista, in
direzione del vicinissimo Mar Adriatico, partendo in orizzontale ad una
velocità indescrivibile.
Pur
avendo avuto un incontro assai ravvicinato con una fonte energetica
enorme, la signora ha dichiarato che non
hanno subito danni psico-fisici di alcun tipo;
ricorda poi che il motore della loro auto è rimasto avviato per tutta la durata
dell'avvistamento e l'impianto elettrico non ha manifestato alcun problema
evidente.
Questa avventura
incredibile non era mai stata raccontata a nessuno prima d'ora
ed è solo grazie ad un forte rapporto di amicizie reciproche con la testimone che
noi del CUF abbiamo potuto raccogliere
una delle più belle testimonianze di incontri
veramente ravvicinati con un velivolo alieno appartenente ad un popolo
delle stelle.
7 dicembre 1997 -
Lago del Salto (Rieti)
Il
Lago del Salto si trova a
qualche decina di chilometri a sud di Rieti, a destra dei
Monti Sabini. Tutta la zona lacustre è ricchissima di leggende e, in
modo particolare, si narrano quelle degli gnomi e dei folletti. Così,
forse anche in virtù di ciò, il
7 dicembre 1997,
l'ufologa M.C. si appostò, armata di macchina fotografica, in un luogo
ben preciso lungo una sua riva, con lo scopo dichiarato di compiere
un'osservazione mirata.
Verso il tramonto la sua lunga attesa venne
premiata poiché notò che dall'altra parte del lago si stava muovendo
un'astronave
di piccole dimensioni. Una volta fermatasi, ella dichiarò di aver
notato dei piccoli esseri
uscire da quel velivolo: essi avevano occhi alla
cinese e teste dalla forma assai strana. Ad un certo punto tutti
quei piccoli esseri si gettarono nelle fredde acque del lago e ne
uscirono solo dopo una trentina di minuti, per poi risalire
frettolosamente a bordo della loro astronave che presto scomparve del
tutto alla vista. la testimone disse di aver scattato anche delle
fotografie che, però, le vennero successivamente rubate. Dopo quasi tre anni, il 16 novembre 2000,
un ragazzo che era in attesa dell'autobus dichiarò di aver notato
distintamente un Ufo discoidale,
del diametro apparente di una decina di metri,
tuffarsi nelle acque del
lago.
5 maggio 2005 -
Porto San Giorgio, Mar Adriatico (Ancona)
La
mattina del 5 maggio 2005, al rientro da una battuta notturna di
pesca, diverse pescatori hanno segnalato per l'ennesima volta di aver
avvistato misteriosi globi luminosi ondeggiare o volare sull'acqua
del mare.
5 giugno 2005 -
Senigallia, Mar Adriatico (Ancona)
Il
signor C. V. ha narrato di uno strano episodio accadutogli il 5 giugno
del 2005, mentre si trova in vacanza a Senigallia (AN). Alle 22.30
si era messo sul balcone ed aveva iniziato ad osservare il mare. Improvvisamente avvistò
due sfere luminose, di colore giallo intenso,
vicinissime a lui: valuta la distanza in circa 30
m. Viaggiavano l'una dietro l'altra ma mentre la prima procedeva in
maniera lineare la seconda se ne stava distante circa 5 m e si spostava di
continuo in maniera orizzontale.
10 novembre 2005 -
Genova, Mar Ligure
Il
signor E. D. di Genova ha riferito di aver assistito ad un singolare fenomeno ufologico la notte del 10
novembre 2005. La mezzanotte era
trascorsa da appena dieci minuti ed egli, orientato verso Savona,
stava osservando una bellissima Luna. All'improvviso, ha notato che in
una posizione molto alta del cielo si distingueva anche
una specie
di mongolfiera che appariva immobile e sembrava
emanare fuoco. Ad un certo punto ha dato
l'impressione di scendere verso il mare e ... di entrarvi. Il fenomeno è
durato circa dieci minuti. Probabilmente si è trattato di un USO,
ovvero di un Unidentified Submarine
Object detto anche Unidentified
Submerged Object, cioè un Oggetto
Sottomarino Non Identificato.
Lo
stesso fenomeno è stato riferito dai
coniugi
M. ed N. G.
i quali, poco dopo la mezzanotte del 10 novembre 2005,
mentre stavano ammirando gli effetti della luce lunare sulla superficie
del mare, hanno dichiarato di aver notato un
presunto UFO assai alto in
cielo. L'oggetto aveva la forma di una
ellissi
ed assomigliava ad un sigaro
volante.
La moglie, impressionata dall'evento, è corsa subito ad avvisare
gli amici dai quali avevano appena trascorso la serata a cena e si è
fatta prestare un binocolo. In tal modo sono riusciti a
distinguerlo assai bene ed hanno notato che se
ne stava fermo immobile. Sul
fianco
quel sigaro mostrava quattro oblò e ad una
estremità
si notava distintamente la
fuoriuscita
di fumo.
Sembrava
fatto
di luce solida e tutt'intorno
aveva una specie di ombreggiatura, come se fosse, in realtà, assai
più grande di quel che si riusciva a vedere. Avendolo osservato entrambi
con quel binocolo, hanno dato la stessa versione della descrizione
suddetta. Improvvisamente la luce
si è messa a "vibrare", e l'oggetto
scuro ha mandato
lampi rossi. Poi ha iniziato
a scendere verso il mare e quando è stato in
prossimità
apparente dell'acqua non si è
notato alcun riflesso rossastro su di essa ma è possibile che ciò fosse
dovuto alla posizione di osservazione dei testimoni. L'oggetto
ha
dato quindi l'impressione di spegnersi e
non si è più visto nulla.
|
|
ANNO |
ARGOMENTO |
NOTIZIA |
|
x |
x |
x |
|
Scheda
della notizia
Data
- X
Fonte
-
Centro
ufologico ferrarese - CUN
Ferrara
Luogo
- X
Durata
- X
Testimoni
- X
Immagini
-
L'immagine
proviene dall'archivio del CUN Ferrara e non
è collegata alla notizia citata
Immagini
-
L'immagine è una ricostruzione del fatto, eseguita
dal CUF con grafica digitale
Immagini
- L'immagine proviene dal free web
Immagini
- L'immagine è una cortese concessione della NASA (http://www.nasa.gov),
Johnson Space Center
Immagini
- Foto originale
del fatto citato
Immagini
-
Photo courtesy of Johnson
Space Center (http://www.nasa.gov)
Immagini
- Photo courtesy of JPL-Caltech/Cornell
University (http://www.nasa.gov)
Traduzione
- Free translation of the original, from
American-English into Italian, by CUN Ferrara
Commenti
-
Specifica il titolo e la data di questa
notizia
Errori o imprecisioni
-
Specifica il titolo e la data di questa
notizia
Testo
della segnalazione - Riportiamo il testo integrale della segnalazione, opportunamente
corretto nella sola forma espositiva
Argomenti della notizia
Titolo 1
-
X
Titolo 2
-
X
Titolo 3
-
X
Titolo 4
-
X
Titolo 5
-
X
Titolo 6
-
X
Titolo 7
-
X
Titolo 8
-
X
Titolo 9
-
X
Cap.
1 - Abstract
Cap.
2 - La
notizia nel dettaglio
Cap.
3 -
Riflessioni
X
To be continued ...
|
|