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04.12.2006 Ricerca vita aliena Niente alieni all'orizzonte? 
03.12.2006 Vita aliena La lettera di Olavo Fontes
30.12.2005 Fotografia Come fotografare un Ufo
30.12.2005 Ricerca vita aliena Fine del SETI@home Classic
04.05.2005 Ricerca storica Il Codice Voynich
04.05.2005 Ricerca vita aliena Il progetto SETI@home 

 

 

ARTICOLI

Data

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Notizia

04.12.2006

Ricerca della vita

Niente alieni all'orizzonte?

Fonte della notizia: Centro ufologico ferrarese

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Segnalazioni: segnala un errore o un'imprecisione specificando il titolo della presente news

 

   Il giorno 4 dicembre 2006 l'edizione italiana della Pravda ha messo on line la notizia secondo la quale gli scienziati non sarebbero ancora riusciti a scoprire segnali di vita aliena nel raggio di 100 anni luce dalla terra. Yurij Gnedin, vicedirettore dell'osservatorio astronomico "Pulkovo" di San Pietroburgo, presso l'Accademia delle Scienze russa, ha però confermato che le ricerche dell'esistenza di civiltà extraterrestri proseguiranno.

 

Il programma SETI

 

Il programma di ricerca SETI si basa principalmente sui dati ottenuti dalle osservazioni delle onde radio e gli scienziati rimangono semplicemente in attesa di decodificare un qualcosa che potrebbe arrivare da qualche remota regione del Cosmo. Konstantin Holshevnikov, rettore della cattedra di meccanica celeste dell'Istituto di astronomia di San Pietroburgo, ha dichiarato quanto segue: «La ricerca viene effettuata con fine specifico attorno alle stelle simili al nostro Sistema Solare. Se 11 anni fa (1995) siamo stati in grado di scoprire una sola stella di questo genere, attualmente il loro quantitativo ammonta già a circa duecento. Un pianeta abitato da una civiltà tecnologizzata deve essere per forza di cose dotato di una potente emissione radio e proprio la persistenza dei segnali emessi può sembrare un segno della sua presenza artificiale. Tuttavia devo ammettere che sinora le nostre ricerche sono state vane».

 

Complessità della ricerca

 

   La complessità delle ricerche viene ulteriormente complicata dal fatto che la vita extraterrestre può differenziarsi radicalmente dalla nostra, ovvero i modi di trasmissione dei segnali potrebbero essere completamente differenti dai nostri oppure potrebbero utilizzare anche le altre regioni dello spettro elettromagnetico.

   Inoltre, va detto che la stessa natura dell'Universo funge da barriera per ciò che concerne le comunicazioni tra civiltà extraterrestri e finora sono sconosciuti metodi di trasmissione di segnali superiori alla velocità della luce. Considerando poi il fatto che la luce impiega quasi cinque anni luce per raggiungere la stella a noi più vicina, la Proxima Centauri, e dai 9 ai 60 anni luce per raggiungere le altre dieci stelle più vicine alla Terra, la possibilità di poter comunicare con altre civiltà viene rinviata almeno di un paio di secoli.

   Se poi consideriamo il fatto che la luce impiega 35 anni-luce a percorrere la totale superficie della nostra Galassia (Ndr - Evidente refuso tipografico, poiché si ipotizza che la Via Lattea, cioè la nostra Galassia, si estenda per circa 80 anni luce e noi ci troviamo tra i 27 ed i 35 anni luce dal suo centro.) è altamente possibile che la civiltà che ha inviato qualche segnale si sia nel frattempo estinta. Holshevnikov ha poi proseguito dichiarando: «In questo modo ricerchiamo l'evoluzione della Galassia nell'arco di un milione di anni».

 

Inutilità del segnale radio

 

   È evidente che non avendo trovato nulla entro 100 anni luce, gli astronomi considerano un qualcosa di quasi inutile l'invio di segnali radio nello spazio anche perché, se subito dopo questa distanza fosse trovato qualcosa noi riceveremmo la risposta dopo altri cento anni luce. Naturalmente c'è una gran parte degli astronomi che non la pensa come lui e continua ad inviare messaggi nello spazio. Serghej Lihaciov, direttore della Sezione elaborazione di osservazioni astrofisiche dell'Istituto di fisica Lebedev, ha dichiarato: «Eppure la possibile presenza di vita su altri pianeti che ricordano il nostro Sistema Solare è, dopotutto, abbastanza elevata. Nel prossimo quinquennio faranno la loro comparsa radiotelescopi ultrapotenti, grazie all'aiuto dei quali sarà possibile una ricerca più accurata di pianeti e sistemi simili al nostro».

   Viktor Barghov, dottore di scienze fisico-matematiche dell'Istituto di astronomia presso l'Accademia della scienza russa, ha infine dichiarato:«È indispensabile scoprire se noi rappresentiamo gli elementi generici all'interno di un determinato sistema o se ognuno di questi elementi è l'unico nel suo genere».

 

 

 

Data

argomento

Notizia

03.12.2006

Vita aliena

La lettera di Olavo Fontes

Fonte della notizia: Centro ufologico ferrarese

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Il giorno 3 dicembre 2006 l'edizione italiana della Pravda ha messo in rete nuove notizie sul caso "Olavo T. Fontes", il medico ed ufologo brasiliano che, raccogliendo le testimonianze di due ufficiali dell'Intelligence della Marina USA, creò il caso poi conosciuto come "La lettera Fontes". La notizia è stata ripresa dal portale www.impattoalieno.net e riferita ad un articolo della bravissima Lavinia Pallotta.

 

Premessa

 

   Attorno al 10 settembre 1957 accadde che un Ufo a forma di disco venne visto precipitare ed esplodere nei pressi della città brasiliana di Ubatuba ed il medico Olavo Fontes riuscì ad entrare in possesso di numerosi frammenti provenienti da quell'Ufo crash. Qualche giorno dopo il presunto schianto, un testimone si decise ad inviare una lettera al giornale "O Globo" in cui, oltre a raccontare con dovizia di particolari ciò che aveva visto vi inserì anche tre misteriosi frammenti provenienti dalla zona dell'Ufo crash. Lo stesso Fontes, già allora affermato ufologo, si decise l'anno dopo ad inviare una lettera ai coniugi Coral e Jim Lorenzen, i fondatori del progetto "APRO", ovvero Aerial Phenomena Research Organization (Pr. èruiel fènómena ruèsè:c ó:ganàiséison) cioè "Organizzazione per la Ricerca sui fenomeni Aerei", nel 1952. Questa lettera rimase segreta fino al 1986, allorquando William S. Steinman e Wendelle C. Stevens la pubblicarono nel libro "Ufo Crash ad Aztec".

   Come suddetto, i due agenti si recarono a trovare Fontes in quanto essi erano interessati ai frammenti di cui egli era entrato in possesso. In un primo momento agirono da militari veri e propri, cercando di intimidirlo, consigliandolo di abbandonare ogni ricerca e di consegnare tutto il materiale in suo possesso. Non ottenendo alcun successo, offrirono uno scambio: qualche frammento proveniente dall'Ufo crash in cambio della verità sui dischi volanti. Ovviamente, se il medico avesse rivelato a chiunque dell'incontro, ne sarebbe scaturita un'immediata smentita ed un'azione di discreto sulla persona. Olavo Fontes morì ufficialmente di cancro nel 1968 ma lasciò ai posteri questa preziosissima testimonianza, di cui pubblichiamo solo una sintesi dei punti fondamentali.

 

I MILITARI GLI AVREBBERO DETTO QUANTO SEGUE

 

I governi mondiali

 

   Tutti i governi del mondo e le autorità militari hanno le prove che i dischi volanti esistono e non sono velivoli di questo mondo. È in atto uno scambio di informazioni, attraverso i servizi segreti e le conferenze militari top-secret che si tengono periodicamente per discutere gli sviluppi al riguardo. Sembra che siano coinvolti alcuni ufficiali americani di alto rango nel Comando Supremo, il Consiglio di Sicurezza Nazionale, pochi scienziati ad esso collegati e alcune organizzazioni civili, che stanno portando avanti ricerche su progetti militari. Tutte le informazioni sull'argomento Ufo sono top-secret. Quasi tutte le autorità civili e militari non sono autorizzate a sapere e persino il Presidente non sarebbe al corrente di tutta la verità. Le autorità militari di tutto il mondo sono d'accordo che la gente non debba sapere niente del problema in quanto si ritiene che  una tale conoscenza comporterebbe uno shock tremendo, tale che si paralizzerebbe la vita per molti anni.

 

I dischi volanti caduti sulla Terra

 

   Sulla terra si sarebbero schiantati sei dischi volanti, tutti recuperati dai militari e conservati in luoghi segreti. Uno è caduto nel deserto del Sahara ma è troppo danneggiato per essere anche solo parzialmente utilizzabile, tre negli Stati Uniti, almeno due dei quali in condizioni molto buone, uno sulle Isole Britanniche e uno in Scandinavia: gli ultimi due sarebbero in buone condizioni. Le dimensioni sarebbero decisamente apprezzabili in quanto contenute fra i valori di 32, 72 e 99 piedi. (Ndr - Sapendo che la lunghezza di un piede è cm. 30,48 quei dischi non erano proprio piccoli)

 

Gli alieni rinvenuti all'interno degli ufo caduti

 

Sarebbero stati trovati diversi corpi di alieni morti, tutti alti dai 32 ai 46 pollici (Ndr - Erano decisamente piccolissimi in quanto un pollice corrisponde a cm 2,5, quindi le loro altezze andavano dagli 80 ai 115 cm.). Esteriormente erano simili a noi, quindi si potevano definire umanoidi.

 

La forma degli Ufo caduti sulla Terra

 

Solo in alcuni casi è stato possibile determinare con certezza la causa dello schianto. Tutti i dischi volanti aveva una forma generica di piatto, con la cabina sulla sommità. Risultavano assemblati con un metallo molto leggero, disposto ad intrico e fissato attorno alla base. Alcuni dischi presentavano degli oblò fatti di un tipo di vetro sconosciuto come pure erano sconosciuti quasi tutti i materiali trovati all'interno.

 

Il sistema propulsivo

 

Dall'esame degli strumenti e dei congegni di bordo se n'è dedotto che i dischi volanti erano spinti da un potente campo elettromagnetico, di tipo oscillante ad alto voltaggio, che produceva effetti gravitazionali non ancora compresi. Tutte le navi aliene furono smontate e meticolosamente studiate ma non si riuscì a comprendere né come fossero prodotti i campi gravitazionali né quale fosse la fonte delle enormi quantità di energia elettrica rilasciata in questi campi. Sembrava addirittura che essi non traessero energia da alcunché. Tuttavia, sussistono indizi che gli Ufo di dimensioni maggiori (Ndr - Forse, le "astronavi-madri") utilizzino qualche tipo di motore atomico, che potrebbe essere in grado di trasmettere energia elettrica, dal momento che attualmente, sulla Terra, essa si veicola attraverso i fili. Però ancora nessuna astronave-madre era stata catturata e se il suddetto ragionamento fosse corretto, una centrale di energia nucleare posizionata al di fuori della nostra atmosfera potrebbe fornire energia ad un'intera flotta di velivoli più piccoli in azione nella nostra atmosfera.

 

La nostra scienza

 

I nostri scienziati potrebbero tentare di costruire una nave mossa da un campo elettromagnetico rotante ed oscillante simile solo che conoscessero qualche metodo per trasformare l'energia rilasciata in un reattore nucleare direttamente in energia elettrica ma, attualmente, il problema non è ancora stato risolto.

 

Gli alieni potrebbero essere pericolosi

 

Questi visitatori dallo spazio esterno sono pericolosi quando intercettati e decisamente ostili se attaccati. Si sa che gli Ufo hanno provocato lo schianto di jet di linea e di aerei militari: in un caso si sono persi molti aeroplani nel tentativo di abbatterne uno solo. Si sa anche che essi hanno armi a lungo raggio, assai distruttive, che sono state impiegate senza pietà contro i nostri caccia. Vi sono indizi che potrebbe trattarsi di un raggio ultra-sonico, in grado di distruggere il legame molecolare delle strutture metalliche.

   Un intercettore USA, con un equipaggio di due piloti, decollò per inseguire un Ufo: la sua missione era quella di intercettarlo e, come sempre, di farlo atterrare o di tentare di abbatterlo se necessario; poiché fu costretto ad usare armi ricevette una risposta devastante: tutte le parti metalliche dell'aereo di disintegrarono in migliaia di pezzi e i due piloti... si ritrovarono seduti nel vuoto. Un pilota rimase ucciso e l'altro sopravvisse e raccontò l'accaduto. Fino ad ora non abbiamo difese contro di essi in quanto anche i nostri missili guidati sono inutili (N.d.R. - Come s'è potuto verificare nella tragica esperienza del gigantesco Ufo di Los Angeles, California, il 25 febbraio 1942).

  Gli Ufo possono volare più velocemente di ogni missile e possono perfino aggirarlo e interferire con i suoi sistemi elettrici dopo il lancio, rendendolo inoffensivo o facendolo esplodere prima che raggiunga l'obiettivo. Non sappiamo se ciò sia un effetto collaterale dell'energia del loro campo o il risultato di qualche tipo di arma, forse qualche tipo di raggio ad alta frequenza. Gli Ufo sono anche in grado di interferire con i nostri sistemi radar, paralizzandoli, e con le nostre centrali elettriche mandandole in corto circuito. Possono interferire altresì con i sistemi radiotelevisivi, creando disturbi di immagine e di suono. La probabilità di interferenze ostili degli alieni è stata percentualizzata al 50% mentre la probabilità di essere attaccati in conseguenza di nostri deliberati atti offensivi è stata stimata al 10%.

 

Il dialogo

 

Per le ragioni suddette si ritiene opportuno di tentare la strada del dialogo, cercando di rendere consapevoli gli extraterrestri che si vorrebbe stabilire un contatto pacifico. Di conseguenza gli ordini sono quelli di evitare ogni altro tipo di attacco ai loro velivoli.

 

Il debunking

 

Per nascondere la verità al pubblico, è stata attuata per molti anni una censura attentamente pianificata. Tale politica consiste nel debunking (Pr. dibànkin) dell'intero "problema-Ufo", la migliore arma che possiamo usare a tal fine, ovvero dello smontaggio e del ridimensionamento delle notizie.

 

Che cosa potrebbe accadere?

 

Questa realtà potrebbe evolvere in tre possibilità:

A)  guerra totale contro gli alieni che, atterrati in massa con l'obiettivo di colonizzare il pianeta distruggendo le nostre potenze e schiavizzando la popolazione rimasta;

B)  azione preventiva per bloccare i piani terrestri di conquista dello spazio e di progresso nel campo delle armi atomiche, così da evitare l'attacco extraterrestre dovuto alla minaccia rappresentata, appunto, dai progressi terrestri;

C)  ricerca di dialogo, a seguito di interferenza amichevole e intimidazioni militari da parte degli alieni, per farci acconsentire ai loro piani: ciò eviterebbe una guerra o pesanti interferenze dirette ma ci assicurerebbe il pattugliamento alieno della nostra atmosfera.

 

 

 

Data

argomento

Notizia

30.12.2005

Fotografia

Come fotografare un Ufo

Fonte della notizia: Centro ufologico ferrarese

Provenienza delle immagini: dall'archivio del CUF

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Presentazione

 

Questo articolo è stato, in assoluto in Italia, il primo riguardante la possibilità di fotografare un Ufo utilizzando un apparecchio fotografico digitale. Poiché esso ha riscosso un certo successo tra i nostri lettori, che hanno richiesto informazioni di approfondimento o si sono mostrati semplicemente incuriositi dalla novità, in data 30 marzo 2006 abbiamo inserito in Home Page la più completa sezione denominata "Fotografare Ufo" in cui sarà possibile avere una visione più completa dell'argomento.

 

Collaborazione

 

Chiunque abbia avuto esperienze in tale senso, riferite a presunte immagini di Ufo apparse su di una fotografia digitale e non viste al momento dello scatto, e desideri contribuire alla ricerca, potrà contattarci o inviarci il materiale suddetto che gireremo ai tecnici del 45° GRU di Rovigo, con i quali collaboriamo direttamente. Essi, utilizzando la migliore tecnologia oggi disponibile per l'analisi della fotografia all'infrarosso, analizzeranno le foto al fine di escludere sia l'eventuale fotomontaggio (facilmente individuabile per la differenza dei fotoni sul rumore di fondo, caratteristico della fotografia digitale) sia l'assenza di riflesso di luce incidente (anch'esso facilmente individuabile perché si sa esattamente come si comporta la luce riflessa in maniera più o meno incidente, in funzione sia dell'angolo di assorbimento sia della risoluzione del sensore CCD o Charge Coupled Device, cioè il "dispositivo ad accoppiamento di carica", come si può ben vedere dagli esempi pubblicati nella pagina "Fotografare Ufo" suddetta).

Alla fine, se il materiale analizzato verrà ritenuto attendibile e, al tempo stesso, il proprietario sarà concorde nel pubblicizzarlo nel rispetto della Legge sulla Privacy (iniziali del nome e del cognome nonché il luogo, la data e l'ora dello scatto), si procederà in tal senso e si avrà cura di specificare che la proprietà della foto rimarrà a chi l'ha effettivamente eseguita mentre noi saremo solo coloro che la pubblicizzeranno. 

 

Fotografare Ufo

 

Ciò che dovrebbe sapere ogni investigatore di fatti di presunta natura ufologica è che fotografare un ufo non è poi un'impresa del tutto impossibile. Tuttavia, per capire quali sono le reali possibilità a nostra disposizione, si devono avere almeno quattro livelli di conoscenza. Nel corso delle numerose conferenze ufologiche che tengo presso biblioteche comunali, teatri, radio libere e associazioni culturali, mi sento spesso rivolgere la seguente domanda: « Le immagini di presunti UFO che attualmente circolano sulle riviste o si vedono nel corso di trasmissioni televisive sono vere o sono false? ». La nostra risposta è semplice ma dobbiamo strutturarla sui quattro seguenti livelli:

 

1 - la curiosità (Le foto vere sono moltissime ma quelle false sono altrettanto numerose);

2 - la scienza (Di tutta la luce esistente in natura c'è una notevole differenza fra quella percepita dall'occhio umano e quella percepibile dal sensore di una macchina digitale, cioè l'infrarossa, per cui bisogna avere almeno nozioni di base sullo spettro elettromagnetico" );

3 - la conoscenza (Occorre conoscere il funzionamento di una macchina fotografica digitale, cioè sapere che cosa sono i filtri NIR, sapere cosa significa il potere di risoluzione dei pixel e di sensibilità di un CCD e sapere, infine, che differenze esiste tra un zoom ottico ed uno digitale in termini di fotografia ufologica);

4 - la tecnica operativa (Conoscendo l'oggetto della ricerca e lo strumento in grado di fotografarla, si può tentare l'impresa di individuare un UFO ben consci, però, che le possibilità reali di inquadrarlo nel nostro CCD, senza chiaramente vederlo ad occhio nudo, sono bassissime: in pratica è una su 800.000 circa, pari alla stessa "possibilità che abbiamo di essere colpiti da un fulmine in un anno di tempo - Focus, Ottobre 2003").

 

 Curiosità : Ufo falsi e Ufo veri 

 ufofintoset05.jpg (83471 byte)

Foto di proprietà del CUF

 La prima foto è un falso UFO triangolare: si tratta di tre lampioni fotografati a Vigarano Mainarda (FE) nel 2005. La seconda foto è un vero UFO avvistato da una famiglia ferrarese e fotografato nel 2003.

 

   La risposta che offriamo all'uditorio, in relazione alla presunta veridicità di immagini di UFO, è all'incirca in questi termini: « Le foto vere sono moltissime purtroppo i falsi, anche famosi, fanno la parte del leone ». 

   Citiamo, innanzitutto, un caso assai lontano nel tempo ma emblematico per il tipo di trucco messo in atto. Parliamo del caso della ventina di dischi volanti, di color bianco lucente, apparsi a Firenze il 27 ottobre 1954, a partire dalle 14.20 e visti da migliaia di fiorentini. Dopo circa un'ora, gli UFO si trovavano ancora sulla città e alle 15.27 precise uno si fermò proprio sulla verticale del campo di calcio di Firenze, dove stava avendo luogo l'incontro fra la Fiorentina e la Pistoiese, davanti a migliaia di spettatori e si generò tanta meraviglia che l'arbitro interruppe l'incontro di calcio per alcuni minuti. Quando sembrava che l'enorme formazione stesse per raggiungere la città di Fiesole, all'improvviso tutti gli UFO invertirono la rotta e sorvolarono nuovamente il campo di calcio in tutta la sua lunghezza, tenendo una direzione verso Sud. L'episodio però è più ricordato per la copiosa caduta di filamenti vetrosi, noti con il termine di "Capelli d'Angelo", che scesero copiosissimi sulle teste dei fiorentini. In un primo tempo la definirono "bambagia silicea" in quanto si presentava come vaporosi batuffoli bianchi, più rossi di un normale fiocco di neve: una sostanza che al contatto delle mani si scioglieva immediatamente. Gli UFO viaggiavano in formazione ma operavano in coppia ed ognuna di esse aveva una forma diversa: a gabbiano, a goccia, a cappello cinese, a cilindro ed altre ancora. Molti spettatori erano provvisti di binocolo, macchina fotografica e cinepresa e così, ancor oggi possiamo ammirare quello che accadde mezzo secolo fa in Italia. Bene! Se migliaia di persone avevano visto, fotografato e filmato il fatto che bisogno c'era di creare dei falsi? Eppure, il filmato del telegiornale INCOM che venne trasmesso il 29 ottobre era vero solo in parte. Era infatti accaduto che i tecnici televisivi, dovendo presentare un filmato collegato alla notizia televisiva e non avendo alcun film originale disponibile, scegliessero di "creare artificialmente un finto disco volante". L'episodio è narrato da Giuseppe Stilo, del CISU. Egli, nel 1997, andò ad intervistare Marino Marchi, cineoperatore della INCOM, il quale ebbe a dichiarare che incaricò Dino Sadun, suo assistente, di lanciare su Piazza Michelangelo un palloncino pieno di elio e da lì si girò il famoso filmato televisivo; i due tecnici vollero rendere più credibile una cosa assolutamente vera e testimoniata da una moltitudine di persone ma, così facendo, generarono uno dei più famosi falsi dell'ufologia. 

 

Altri falsi famosi sono le sfere metalliche che si vedono volare al di sopra di alcuni campi di grano e, addirittura, le si vede distintamente generare crop circles perfetti nel giro di alcuni secondi. Anche in questo caso il regista del filmato ha confessato la manomissione della pellicola. Infatti, l'11 agosto 1996 nella località di Oliver's Castle accadde che John Wheyleigh disse di aver filmato, per 24 secondi, delle sfere di luce che in brevissimo tempo avevano formato uno stupendo crop circle, composto da sette cerchi. Il filmato fece il giro del mondo ma venne esaminato dall'esperto di tecnica fotografica computerizzata Paul Vigay che emise la seguente sentenza: il video è falso perché la telecamera, durante la ripresa, è immobile e non si muove nemmeno per seguire i numerosi movimenti delle sfere mentre il crop si conclude all'interno dell'inquadratura predefinita. Un altro motivo della falsità del video è da ricercare nel semplice fatto che le ombre delle sfere non collimano né coincidono approssimativamente con la luce solare. Infatti, alla fine si apprese che  sotto lo pseudonimo di John Wheyleigh si celava il regista John Wabe, della Video First Cup di Bristol (England), il quale ha ammesso pubblicamente che il video è stata una montatura computerizzata. Dunque, se hanno manomesso interi filmati, figuriamoci cosa è mai stato possibile fare con delle semplici fotografie!

 

UFO apparso in Belgio nel 1990

 

BelgiumTriangularUFO2.jpg (8815 byte)

 Tuttavia, i veri clamorosi sono moltissimi ed il caso più eclatante, e relativamente vicino a noi nel tempo, è quello che accadde in Belgio il 30 marzo 1990. Qui, all'improvviso, sulla città di Bruxelles apparve in cielo un UFO triangolare, dotato di fari rossi, verdi e gialli, che svolazzava tranquillamente avanti e indietro e neanche tanto alto da terra. Lo videro, lo fotografarono e lo filmarono in migliaia di persone; il presunto velivolo alieno si mostrò in grado di compiere una serie incredibile di evoluzioni: fermarsi immobile e senza far rumore, a quote diversificate che vanno dai 100 ai 3.000 metri, procedere assai lentamente, ondeggiare, inclinarsi, spostarsi in ogni direzione e passare da zero km orari a velocità supersoniche nello spazio di qualche secondo. Inoltre, data la quota bassissima ed il gran traffico di persone sotto di sé, non sembrò per nulla preoccupato di essere un "sorvegliato speciale" e non si preoccupò nemmeno dei due potentissimi aerei militari F-16, decollati da una base militare NATO in quanto il radar della base militare di Glons lo aveva catturato e ne aveva registrato le incredibili accelerazioni: da 45 a 1.700 km/h. Dunque, questo oggetto non identificato, di forma assolutamente nuova per la tipologia classica di ciò che era stato osservato fino ad allora, ha mostrato a noi terrestri che, da qualche parte dell'Universo, esiste una popolazione in grado di visitare il nostro sistema solare ed è dotata di una tecnologia di molto superiore alla nostra in quanto:

1 - l'ufo si è mostrato a migliaia di persone e possiamo quindi dire che è entrato nel campo della "luce visibile" in quanto è stato davvero fotografato e filmato in mille modi;

2 - l'ufo è stato poi intercettato dai radar militari della base di Glons e quindi possiamo dire che emetteva anche fasci di energia e di radioonde e almeno la sua superficie era dotata di potere riflettente;

3 - quando però si è trovato a dover affrontare una minaccia seria, rappresentata da due aerei da guerra, armati di tutto punto e dotati di sistema di rilevamento all'infrarosso, è accaduto l'incredibile: l'ufo si è reso invisibile agli occhi dei piloti e ai sistemi di rilevamento e di intercettazione degli F-16, dimostrando in tal modo che la distanza fra la nostra tecnologia e quella aliena è incommensurabile.

 

 Scienza : lo spettro elettromagnetico

 

Questo velivolo alieno ci ha mostrato che da qualche parte dell'Universo c'è la capacità di padroneggiare una tecnologia che, allo stato attuale, non è né comprensibile né realizzabile dagli scienziati terrestri. Essa è in grado di far passare un oggetto e, probabilmente delle creature pensanti, dal campo della "luce visibile" al campo "dell'invisibile" nel brevissimo spazio di un secondo. In pratica è stato creato uno "stato di invisibilità totale" che andava dalla luce visibile a tutto il resto delle radiazioni elettromagnetiche. 

A questo punto dobbiamo capire che cosa significa trovarsi all'interno o all'esterno della luce visibile e quindi si deve riuscire a rispondere nel modo più semplice possibile alla seguente domanda: «Che cos'è lo spettro elettromagnetico?». 

Lo spettro elettromagnetico è l'insieme di tutte le radiazioni elettromagnetiche emesse da un corpo. Ovvero, tutti i corpi naturali ed artificiali, che abbiano una temperatura superiore a ZERO GRADI, emettono radiazioni elettromagnetiche su diverse lunghezze d'onda.

Queste radiazioni sono delle cariche elettriche in movimento incessante, che vibrano e oscillano con una certa frequenza, misurata in Hertz (numero di oscillazioni in un secondo) e generano un campo elettrico ed un campo magnetico, perpendicolari ed associati fra loro, che si propagano sotto forma di onda. Durante il loro percorso di propagazione, provocano un effetto termico visibile e misurabile (l'energia dei raggi del sole produce calore) ed un effetto termico non visibile ma misurabile; ovvero, i nostri sensi non lo percepiscono ma gli studi su di esso hanno dimostrato che può generare danni (mutazioni genetiche e modificazioni della struttura cellulare e, quindi, possibili tumori). Le radiazioni elettromagnetiche, oscillando, si distribuiscono in base alla frequenza dell'onda  e alla lunghezza d'onda. Per questo motivo, possiamo fare le due seguenti asserzioni:

1- tanto più è elevata la frequenza di un'onda elettromagnetica tanto maggiore è l'energia che viene ad essa associata;

2- tanto più è elevata la frequenza dell'onda elettromagnetica tanto più è piccola la sua lunghezza d'onda". 

Quindi, la distribuzione spettrale (lunghezza d'onda) dipende sia dalla natura del corpo che dalla sua temperatura. 

Riguardo alla tematica dell'infrarosso, argomento di questo articolo, si deve dire poi che "più un oggetto è caldo e più radiazioni infrarosse emette", in quanto queste sono date, come suddetto, dall'agitazione termica delle sue molecole. Naturalmente, l'aspetto con cui tali radiazioni si presentano ai nostri sensi "umani" è quello della luce. Cioè, il nostro occhio è in grado di rilevare la radiazione elettromagnetica solo all'interno di una banda limitata di lunghezze d'onda, detta SPETTRO VISIBILE. 

 

spettro_visibile.gif (15462 byte)

 

Spettro della luce visibile

 

Ma tale luce visibile ai nostri occhi è solo una porzione piccolissima dello spettro elettromagnetico e va dal viola al rosso. Oltre tali limiti esistono delle altre radiazioni, di fronte alla cui energia i nostri occhi sono ciechi: noi non vediamo né al di sotto di 0.4 micrometri né al di sopra di 0.7 micrometri. La regione infrarossa contiene lunghezze d'onda che sono comprese fra i 0.7 micrometri e 1 micrometro circa, letteralmente invisibili, dunque, ad occhio nudo. Oltre queste lunghezze d'onda, ci si addentra nel TERMICO, ovvero si trovano altre due zone dell'infrarosso: il MEDIO INFRAROSSO (da 3 a 5 micrometri) e il LONTANO INFRAROSSO (da 8 a 12 micrometri). Per rilevare oggetti che emettano un'energia con queste lunghezze d'onda occorre andare oltre la macchina fotografica digitale ed usare la cosiddetta "termocamera", deputata a percepire il calore e non la luce e assai più costosa di una semplice digitale.  Le radiazioni con una lunghezza d'onda inferiore al viola comprendono: raggi ultravioletti, raggi X e raggi Gamma; le radiazioni con lunghezza d'onda superiore al rosso comprendono: i raggi infrarossi, le microonde e le onde radio.

 

Spettro-onde.jpg (32763 byte)

 

Spettro dell'onda elettromagnetica

 

All'aumentare della frequenza dell'onda aumenta anche l'energia , ovvero la sua capacità di penetrazione (ecco perché i RAGGI X sono adatti a far radiografie) ma diminuisce, chiaramente, la sua lunghezza. La dimostrazione che un'onda elettromagnetica produce energia è data sia dal forno a microonde che dalla "Terapia Marconi"; nel primo caso, il cibo viene attraversato da un fascio di MICROONDE che, in pochi minuti trasformano l'energia delle onde in calore; nel secondo caso, le ONDE RADIO CORTE vanno a diminuire il dolore ai muscoli e alle articolazioni. All'interno dello spettro elettromagnetico le ONDE RADIO e le MICROONDE (galassie attive e resti di supernove e radiazioni di fondo) giungono quasi tutte a Terra, gli INFRAROSSI (stelle fredde, pianeti e regioni dove si formano stelle) arrivano solo in parte, la LUCE VISIBILE è quella che arriva a Terra ed è riferita alla lunghezza d'onda degli oggetti che vediamo concretamente con i nostri occhi, gli ULTRAVIOLETTI (sole, stelle calde e aloni di galassie) arrivano a Terra solo quelli di lunghezza d'onda maggiore, RAGGI GAMMA e RAGGI X (buchi neri, galassie attive e supernove) non arrivano a Terra e per osservarli si deve uscire dall'atmosfera terrestre.

 

Conoscenza : la fotografia digitale

 

Con l'avvento dell'era digitale si è ottenuta una massa enorme di materiale ufologico falsificato ma è anche grazie al digitale stesso che moltissime immagini sono assolutamente vere. Pensate a quante persone hanno scattato fotografie in digitale ad amici o a paesaggi e si sono poi ritrovate sulle fotografie dei misteriosi oggetti volanti che non erano visibili ad occhio nudo al momento dello scatto o della ripresa. Tali foto sono state quindi o distrutte o spedite a qualche centro ufologico o denigrate apertamente da amici, conoscenti e scettici di mestiere. Emblematico, in tal senso, il caso riferito dal team di Ufoitalia.net nel loro notiziario sul portale di LIBERO del 16 dicembre 2005. Essi hanno raccontato quanto accaduto al signor E.C., abitante a Domusnovas, in provincia di Cagliari. Appassionato di fotografia digitale, E.C. fa scatti a tutto e riguardando le immagini digitalizzate, su di una ha potuto notare che al di sopra di un nuraghe del suo paese stazionava tranquillamente uno strano oggetto, che non era né un aereo né una nuvola.

Un'altra foto scattata allo scalo portuale di Ancona (http://www.gomarche.it), in aprile del 2005, da due ragazze, ma comunicata solo il 16 gennaio 2006, sta ampiamente a dimostrare questa tesi. Qui si vedono addirittura, in maniera molto chiara, due UFO mentre un terzo se ne sta un po' più defilato.Tutte le dettagliate analisi di questo caso sono reperibili sul sito www.mysterymir.orgOra, però, che si conosce il funzionamento della macchina fotografica digitale e delle sue infinite possibilità, noi investigatori dobbiamo essere i primi ad annunciarne la straordinaria portata, in chiave ufologica, e ad innalzarla a "primo strumento del novello ufologo". È dunque d'obbligo, a questo punto, andare a conoscere il funzionamento di una macchina fotografica digitale. Lo faremo tentando di rispondere ad alcune domande.

 

Che cosa percepisce l'occhio umano?

 

L'iride ed il cristallino hanno lo scopo di focalizzare l'immagine sulla rètina dell'occhio. La rètina è una membrana che è sensibile alla radiazione luminosa grazie al lavoro svolto da due tipi di organi posti su di essa: 100 milioni circa di bastoncelli, che sono sensibili alla luminosità e ci permettono la visione in bianco e nero, e circa 5 milioni di coni deputati alla variazione di colori. In quest'ottica, se pensiamo a quanto succede la sera, al tramonto del sole, ovvero al momento in cui ha inizio la diminuzione naturale della luminosità, ne deduciamo che i nostri occhi sono molto sensibili alla variazione della luminosità e sono quindi meno sensibili alla variazione del colore.

 

 Che cosa percepisce la macchina fotografica digitale?

 

infrarosso_digitale.jpg (124586 byte)

 Nella foto si nota la luce emessa dal LED di un telecomando, la quale è invisibile all'occhio umano. Questa foto è rappresentata così come la vede il CCD della macchina fotografica digitale. Come abbiamo già avuto modo di vedere, la luce visibile percepita dai nostri occhi è solo una fetta sottilissima di tutta quanta la radiazione contenuta nello spettro elettromagnetico e quindi non può percepire la radiazione infrarossa semplicemente perché questa si trova su di una lunghezza d'onda diversa. Invece moltissime macchine fotografiche digitali sono in grado di fotografare buona parte della radiazione infrarossa, giungendo fin quasi all'infrarosso lontano. Naturalmente, anche il digitale incontra i suoi limiti, rappresentati sia dall'impossibilità di fotografare un cielo buio (digitali economiche) sia dall'incapacità di registrare, appunto, l'infrarosso più lontano, cioè quello che sfocia nella piena "termografia o radiazione termica".

 

La nostra macchina fotografica digitale riesce a vedere e fotografare l'infrarosso?

 

Occorre fare la prova dei telecomandi:

1 - accendere la fotocamera digitale;

2 - prendere un telecomando della TV o dello stereo o un altro qualsiasi;

3 - avvicinarlo al sensore CCD tenendo premuto un tasto qualsiasi, in modo tale che il telecomando trasmetta un proprio segnale invisibile al nostro occhio;

3 - controllare se sul display LCD della fotocamera appare una luce biancastra o giallognola o verdognola proveniente dal LED del telecomando;

4 - eseguire diversi scatti digitali sia a distanze diverse sia con diversi telecomandi: così facendo vi renderete conto delle diverse lunghezze d'onda infrarossa "presenti in casa" e percepibili dal vostro CCD.

 

Perché è tanto valida la fotografia digitale all'infrarosso?

 

La fotografia digitale all'infrarosso, come avrete già capito:

1 - copre una lunghezza assai ampia dell'onda elettromagnetica e non percepibile normalmente dall'occhio umano;

2 - può aumentare la risoluzione del sensore CCD (Charge Coupled Device ovvero "dispositivo ad accoppiamento di carica"): una matrice contenente cellule fotosensibili che convertono la luce (cioè i segnali di tipo luminoso) in un segnale elettrico attraverso i famosi "pixel", elementi fotosensibili in grado di accumulare corrente.

In pratica, succede che la luce riflessa dall'oggetto inquadrato attraversa prima i sensori, poi viene assorbita in maniera diversificata, a secondo del colore che ha l'oggetto, quindi genera un flusso di elettroni (cioè una corrente elettrica) che sono assorbiti da un sottostante strato di silicio, il quale è diviso in tante cellette (pixel) che svolgono il lavoro della "sfumatura", ovvero la suddivisione diversificata dei flussi di corrente elettrica e tali diversificazioni vanno a creare il colore di fondo. È quindi assai importante avere un alto numero di pixel perché la numerosità genera nitidezza; tali cariche elettriche vengono infine riversate nella memoria della fotocamera e possono così essere trasformate in un semplice file di immagine (che in questo modo si trasforma in "segnale digitale", ovvero in una successione valori "0 e 1") pronto per essere visto su schermo LCD o riversato sul nostro pc.

3 - Infine, offre la possibilità di aumentare l'ingrandimento dell'immagine attraverso lo zoom digitale il quale, attraverso un apposito software gestionale interno, interviene sull'ingrandimento dello zoom ottico e va ad aumentare solo la porzione specifica dell'immagine che si desidera. Non male, vero?

 

Tecnica operativa : la tecnica e la fortuna

 

Conoscendo l'oggetto della ricerca (UFO) e lo strumento in grado di fotografarla (apparecchio fotografico digitale con CCD sensibile all'infrarosso), si può tentare l'ardua impresa ben consci, però, che le possibilità reali di inquadrarlo nel nostro CCD, senza chiaramente vederlo ad occhio nudo, sono bassissime: in pratica è una su 800.000 circa, pari alla stessa "possibilità che abbiamo di essere colpiti da un fulmine in un anno di tempo - Focus, Ottobre 2003". Vediamo perché.

 

Osservando il cielo diurno

 

Osservando il cielo diurno in una serena giornata estiva, ci siamo mai posti questa domanda: «Quanto riesco a veder lontano?». La risposta è: «Non molto, ma abbastanza rispetto alla grandezza dell'oggetto da osservare». A 100 Km circa distinguiamo bene le montagne e le eventuali cime innevate. A 30 km circa distinguiamo una lunga e bianca scia di vapore acqueo di un aereo militare spinto al limite. A 25 km circa distinguiamo il puntino luminoso di un aereo militare seguito da una lunga scia bianca. A 20 km circa distinguiamo un aereo militare ma appare come un piccolissimo bastoncino senz'ali. A 10 Km circa distinguiamo un aereo di linea ma appare come un bastoncino di circa 1/2 cm, con le ali. A 2,5 Km circa puoi vedere una casa grande circa quanto 1 centimetro quadrato

Devi inoltre sapere che già ad una quota di 10 km la temperatura raggiunge anche i -50° e a contatto con tale aria così gelida, il vapore acqueo che esce dagli scarichi degli aerei si cristallizza e forma la famosa scia bianca. 

 

A che altezza sarà?

 

Ci siamo mai chiesti a che altezza si trovano tutti quegli oggetti che ci volano sulla testa? Ecco qui la risposta.

 

fino a 36.000 km

satelliti meteo: METEOSAT

satelliti televisivi: ASTRA

satelliti tlc: INTELSAT

fino a 20.000 km

satelliti navigazione: GPS 

 

 

fino a 10.000 km

satelliti scientifici: LAGEOS

satelliti dati: ODYSSEY

satelliti telefonia: ICO

fino a 2.000 km

satelliti dati: TELEDESIC

 

 

fino a 1.000 km

satellite ENVISAT 

satelliti IRIDIUM

 

fino a 900 km

satelliti di telerilevamento

 

 

fino a 500 km

telescopio HUBBLE

satelliti astronomici

 

fino a 400 km

stazione spaziale ISS

 

 

fino a 250 km

Space Shuttle

satelliti spia

 

da 60 a 100 km 

aerei ipersonici (X-38)

aerei sperimentali (X-43)

 

da 50 a 60 km

razzi meteorologici

 

 

da 40 a 50 km

palloni sonda

sonde spaziali

 

strato di OZONO: inizia a 15 km, ha la concentrazione massima a 30 km e termina a 40 km circa

da 30 a 40 km

radiosonde

aerostati sperimentali

 

fino a 30 km

moderni aerei militari

aereo Blackbird (km 26)

aereo Pathfinder (km 24)

fino a 20 km

vecchi aerei militari

aerostati

aquilone parafoil

fino a 13 km

grandi aerei

aerostati piccoli

 

fino a 10 km

piccoli aerei commerciali

pallone frenato sagomato

aquilone cellulare frenato

fino a 6 km

elicotteri militari

pallone frenato sferico

 

fino a 3 km

ultraleggeri a motore

deltaplani a motore

 

 

Nel leggere questa tabella sappiate che la quota massima alla quale può giungere un essere umano senza perdere conoscenza e di 15.000 metri. Tuttavia i piloti militari americani hanno l'obbligo di indossare la maschera dell'ossigeno non appena superano i 35.000 piedi (m. 10.668). Si sa anche che il 13 agosto 2001 l'aereo sperimentale della NASA, denominato "Helios" e funzionante ad eliche ma con una superficie alare di ben 75 metri e con il supporto di un'alimentazione a pannelli solari, ha potuto raggiungere un'altezza record di 29,5 km. Questo esperimento ("Helios") è un fatto che ha dell'incredibile perché sono almeno cinque i fattori contrari alla possibilità di raggiungere tale risultato:

1    la densità dell'aria, a queste altezze, è circa 1/100 di quella a livello del mare;

2    la portanza, che è proporzionale alla densità dell'aria, diminuisce rapidamente con l'altitudine; 

3    la pressione atmosferica (corrispondente ad un'atmosfera a livello del mare, a 0° centigradi) a 15 km di quota è già ridotta di un decimo del valore di base; 

4    la diminuzione progressiva dell'ossigeno (elemento chimico alla base della combustione nei motori) man mano che si sale;

5    la temperatura nella TROPOSFERA, zona dei fenomeni atmosferici più frequenti, diminuisce con regolarità da 25° ai -75° C, nella STRATOSFERA risale da -75° a 25° C, nella MESOSFERA passa da 25° a -50° e si mantiene in forma stabile. 

Nella STRATOSFERA c'è poi la barriera dello strato di OZONO, detta OZONOSFERA, che circonda la Terra, iniziando da una quota di 15 km, raggiungendo una concentrazione massima ai 30 km e diminuendo sempre più fino a 40 km. È la nostra barriera naturale contro i raggi ultravioletti, dannosi per ogni essere vivente. Purtroppo l'ozonosfera è continuamente minacciata dai prodotti inquinanti e, in modo particolare dal cloro rilasciato dai clorofluorocarburi prodotti dall'uomo, che vanno ad alterare l'equilibrio fra l'ozono prodotto e quello eliminato. Il cloro oggi è stato messo al bando ma quello prodotto in passato è ancora ben vivo e vegeto perché può resistere fino ad un secolo nell'atmosfera. Tuttavia, occorre specificare che il cloro emesso dalle eruzioni vulcaniche compie la vera parte del leone: l'eruzione del Tambora (Indonesia) avvenuta nel 1815 ci ha regalato una quantità di cloro pari a 250 anni di produzione umana!!!

 

Siamo pronti!

 

Ed ora, finalmente, siete quasi pronti per iniziare ad osservare con maggior tranquillità ma, soprattutto, a rispondere con serenità alla domanda: «Quanto era grande l'oggetto che avete avvistato?». Molti prendono come termine di paragone la grandezza della luna, ma è poco corretto in quanto essa ci appare di diametro sempre diverso. Se invece ci si abituasse ad avere come termine di paragone 1 cmq, si farebbero già tante operazioni mentali abbastanza attendibili rispetto sia alla grandezza che alla distanza apparenti dell'oggetto avvistato. Se osservate il cielo di giorno sapete infatti che:

A)    a 2,5 km di distanza una superficie di circa 80 mq corrisponde ad 2 cmq circa;

B)    a 10 km di distanza un aereo di linea ci appare lungo circa 1/2 cm;

C)    a 20 km di distanza un aereo militare ci appare grande poco più di un punto;

D)    a 30 km di distanza si percepisce la scia dell'aereo militare e si intuisce un puntino infinitesimale.

Le possibilità che abbiamo di vedere un UFO sono assai scarse e corrispondono ad una su 800.000 circa rispetto alla nostra condizione di "terrestri". Ma ora fate molta attenzione alla formula per ottenere la superficie della calotta sferica: 2 x 3,14 x raggio x altezza ovvero (2 x 3,14 x 100 x 10) = Kmq 6.280. Ma un conto è osservare tutto questo cielo  che si estende per 100 km in altezza e un conto è osservare un oggetto che abbia una "superficie visibile" complessiva di circa 100 mq.

Facciamo un po' di conti: immaginate di trovarvi al centro esatto di un grande cerchio, che si estende per metà al di sopra della superficie terrestre e per l'altra metà al di sotto di essa; il raggio di tale cerchio è, appunto, di 10 km. Create ora un primo rapporto fra la superficie delle terre emerse (Kmq 149.400.000) ed il vostro cielo ( che a questo punto è dato dalla formula: 2 x 3,14 x 10 x 10 = 628 kmq ), per capire quante volte esso sia contenuto all'interno della superficie terrestre. Per fare ciò devi eseguire la seguente divisione: 149.400.000 : 628 = 237.898,08; il valore così ottenuto è il nostro primo punto fermo, ovvero: rispetto alle terre emerse, abbiamo una probabilità su 240.000 circa (arrotondato per eccesso) di veder un UFO. 

 

Ecco le possibilità reali di vedere un UFO

 

Naturalmente il numero suddetto è inattendibile in quanto il rapporto vero, per noi terrestri, si ha solo confrontando il "cielo sopra di noi con la superficie di tutto il pianeta". Per ottenere tale valore dobbiamo perciò dividere la superficie totale del pianeta Terra (kmq 510.100.000) per la superficie totale del cielo sopra di noi (Kmq 628); il valore ottenuto, "kmq 812261,1465", arrotondato per difetto a kmq 800.000, rappresenta le reali probabilità di vedere un presunto ufo sopra di noi. Questa cifra corrisponde anche alla possibilità che abbiamo di essere colpiti da un fulmine nell'arco di un anno mentre la probabilità che abbiamo di fare una cinquina al lotto è di una su un milione. Dunque, qualora dovessimo riuscire nell'impresa di vedere un UFO o riuscire a fotografarlo in digitale potremmo ben definirci delle persone fortunatissime... e poiché in molte ci sono riuscite, vale la pena di tentare.

 

Quale tecnica fotografica dobbiamo usare?

 

Ora che sappiamo di che cosa è capace la nostra macchina fotografica digitale e conosciamo esattamente la probabilità sulla quale poter contare per avere la fortuna di fotografare un UFO in cielo e che in quell'istante non si vedeva ad occhio nudo, non ci rimane altro da fare che compiere l'ultimo passo: ovvero iniziare a scattare delle fotografie. Certo non possiamo uscire di casa ed iniziare a fotografare a casaccio!!!

1 - Impostare la risoluzione della macchina ad almeno 1.600 x 1.200 pixel in quanto con questa definizione possiamo innanzitutto stampare su carta una foto grande cm 15 x 21 senza perdere di qualità, possiamo caricare velocemente la foto in memoria ed essere subito pronti per la successiva e possiamo, infine, dare l'opportunità di fotografare al 95% delle digitali in commercio; per capire che valore abbia una foto di questa grandezza si deve pensare che un foglio di stampa è circa cm 21 x 29,5.

2 - Eseguire da tre a sei scatti in rapida successione, su 180° rispetto agli orizzonti disponibili in quel momento e in quel luogo (ovvero si deve eseguire la tecnica delle foto ad arco).

3 - Con la prima e l'ultima foto sui due orizzonti visivi si devono sempre inquadrare dei paesaggi (case, alberi, colline, montagne, magazzini, fabbriche, strade, ecc.) perché è molto importante avere punti di riferimento nel caso la sorte ci fosse favorevole.

4 - Inquadrare sempre zone di cielo con almeno qualche nuvola quando si procede con le foto di mezzo, perché le nuvole offrono comunque un punto di riferimento abbastanza attendibile.

5 - Evitare di perdere tempo ad eseguire scatti al buio, di sera o di notte, perché il sensore digitale è sensibile alla luce emessa dagli oggetti, può raccogliere radiazioni fino alla gamma dell'infrarosso vicino e medio ma non può mai arrivare nell'infrarosso lontano, quello per intenderci che è totalmente dentro al termico. Tuttavia è bene sapere che maggiore è la dimensione del nostro sensore (CCD) e meglio è per noi (ma non per il nostro portafogli); infatti, i sensori hanno bisogno di un tempo di esposizione che è necessario ai suoi elementi sensibili per misurare la luce dell'oggetto da fotografare e trasformarla in un flusso di elettroni pronto per essere memorizzato. Da questo consiglio è chiaramente escluso il caso in cui l'UFO sia visibile ad occhio nudo e si trovi ad una distanza accettabile per la nostra macchinetta. In questo caso, se possibile, cercare di riprenderlo facendo entrare nello schermo qualche particolare utile ad individuare lo sfondo.

6 - Controllare immediatamente il risultato dei nostri scatti per verificare che cosa abbiamo fotografato. Questa azione ci sarà utilissima nel caso si sia inquadrato qualcosa di assai visibile e valga la pena di tentare di avere il tempo di eseguire altre foto impostando la risoluzione al massimo disponibile. 

 

Quale macchina fotografica digitale acquistare?

 

Se ancora non possedete la macchina fotografica digitale e questo articolo vi ha sufficientemente stimolati ad acquistarla, non correte assolutamente dietro ad apparecchi da 4, 5 o 6 megapixel, costosissimi ed inutili ai fini ufologici. Puntate su uno strumento usato, anche di molto inferiore ai 3 milioni di pixel ma controllate che abbia alcune funzioni utilissime:

1 - lo zoom ottico e digitale insieme, in quanto quest'ultimo interviene su quello ottico, sceglie una particolare anche piccolissimo dell'immagine ingrandita e, a sua volta, la ingrandisce fino al massimo consentito ma senza perdere eccessivamente di qualità;

2 - la funzione di rivedere subito sullo schermo LCD (non importa la dimensione) le foto appena scattate;

3 - una scheda di memoria di almeno 16 MB, più che sufficienti a gestire una ventina di buoni scatti ad una risoluzione orizzontale di 2048 x 1536, corrispondenti a 3 milioni di pixel (Mpix);

4 - la funzione che permette di eseguire brevi filmati video, di almeno 15 o 20 secondi; non è indispensabile l'audio in quanto il 99% di chi ha dichiarato di aver avvistato un UFO ha poi confermato che questi non emettevano alcun tipo di rumore e, solo in sporadici casi, qualcuno ha testimoniato di aver udito un flebile sibilo di fondo. 

 

Ed ora, augurando a tutti un buon lavoro, concludo questo articolo parafrasando alcuni detti latini: "AGE QUOD AGIS", fate bene quello che vi state proponendo di fare perché "AD AUGUSTA PER ANGUSTA" si arriva alle cose eccelse solo attraverso le difficoltà.

 

 

 

Data

argomento

Notizia

30.12.2005

Ricerca vita aliena

Fine del Seti@home classic

Fonte della notizia: Centro ufologico ferrarese

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L'annuncio è stato messo in rete sul sito ufficiale il 15 dicembre 2005: in quella data era appena stato distribuito l'ultimo pacchetto di elaborazione dei dati. Ciò significava implicitamente la fine del progetto di ricerca di intelligenza extraterrestre (Search for ExtraTerrestrial Intelligence) attraverso l'utilizzo indiretto del computer di casa propria, elaborando i dati provenienti dal Radiotelescopio di Arecibo; una volta completato l'esame del pacchetto di dati ricevuti li si restituiva alla sede centrale. Naturalmente, per poter eseguire tale operazione, era necessario registrarsi, installare un piccolissimo programma di analisi, specifico per il progetto; a questo punto, ogni volta che il computer si trovava all'interno di un "tempo morto", il programma SETI iniziava il proprio lavoro in background.

È stata la fine del sogno più bello di milioni di internauti, i quali erano subito stati attratti dall'idea di poter scoprire il primo segnale di vita intelligente al di fuori del nostro sistema solare. E il tutto praticamente a costo zero. Nato nel 1999, il progetto "SETI@homeClassic" non ha dato alcun riscontro positivo nonostante l'enorme mole di dati raccolti ma solo segnali di dubbio interesse. A breve i responsabili del progetto metteranno a disposizione degli studiosi tutta l'enorme mole di dati raccolti nel corso degli anni. 

Nel frattempo rimane però ancora attiva la sezione "BOINC" (Berkeley Open Infrastructure for Network Computing), che è praticamente una piattaforma software di calcolo "distribuito"; ovvero, il Progetto BOINC sarà deputato a controllare più tipi di segnali e permetterà, quindi, di avere a disposizione una gamma più ampia di possibilità per ogni internauta volonteroso e disponibile. Va quindi in pensione il progetto SETI ma non la filosofia della cooperazione informatica tesa a scoprire forme di vita intelligenti oltre a quella umana.X

 

 

 

Data

argomento

Notizia

04.05.2005

Ricerca storica

Il Codice Voynich

Fonte della notizia: Centro ufologico ferrarese

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   Dovete sapere che sulla Terra esiste ancor oggi un codice manoscritto, redatto in una misteriosissima lingua, risalente al 1586 ma ritrovato solo nel 1912, che non è ancora stato né compreso né tradotto: è il Codice Voynich. Esso contiene ben 234 pagine di incomprensione totale dopo oltre 500 anni. Tale codice prende il nome da Wilfrid Voynich, un antiquario che nel 1912 acquistò una serie di libri di origine medievale e rinascimentale.  

   Allegato al libro c'era una lettera che informava del presunto autore del libro: tal Ruggero Bacone, frate francescano, scienziato e filosofo, vissuto fra il 1214 e il 1294. Qualcuno ha pensato a Giordano Bruno, qualcun'altro a Francis Bacon. Il libro è stato analizzato dai più potenti computer esistenti sulla Terra: inutilmente. Si sa solo che la prima parte contiene 113 disegni di piante, la seconda parte contiene 25 diagrammi di natura astronomica, la terza parte contiene 227 figure di... donnine nude, alcune delle quali in stato di gravidanza e immerse in liquidi, la quarta parte contiene centinaia di illustrazioni di natura botanica e, infine, c'è una parte scritta che potrebbe anche essere una specie di indice. Le teorie sulla sua traduzione e sul misterioso autore si sprecano: si pensa anche ad una lingua aliena.

 

 

 

Data

argomento

Notizia

30.12.2005

Ricerca vita aliena

Il progetto Seti@home

Fonte della notizia: Centro ufologico ferrarese

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Era il 1974 quando il radiotelescopio di Arecibo, a Puerto Rico, attraverso un'antenna da 305 metri, lanciava un messaggio nell'universo: si trattava di un segnale composto di onde elettromagnetiche modulate, della potenza di 20.000 gigawatt, indirizzate verso l'ammasso stellare M13 (circa 300.000 stelle) distante una follia: 25.000 anni luce da noi. Le informazioni contenute in quelle onde elettromagnetiche descrivono la nostra razza ed il nostro pianeta. Mentre questo segnale continua il suo viaggio nel cosmo, sulla Terra si prosegue con un altro progetto teso a scoprire civiltà aliene, basato sull'ascolto di un eventuale segnale radio artificiale, tipo quello di Arecibo, e inviato nello spazio da una civiltà extraterrestre. 

Il Progetto SETI era nato proprio con questo scopo verso gli anni '70 ed ora viene portato avanti, con il nome di PHOENIX (Fenice) dal Seti Institute, un istituto della famosa Silicon Valley che si sostiene con donazioni provenienti da privati e anche da tante industrie hi-tech. Ogni azienda può diventare sponsor ufficiale del SETI@home versando un contributo di almeno $ 5.000 oppure l'equivalente in materiali. Dapprima si utilizzò il radiotelescopio australiano Parkes per scandagliare l'emisfero australe e poi si utilizzo, fino al 1998, il radiotelescopio di Green Bank, in West Virginia. Si è così giunti all'enorme radiotelescopio a schiera, costituito da 700 antenne del diametro di quattro metri ciascuna: l'Allen Telescopy Array, costruito grazie ai cospicui finanziamenti di Paul Allen, uno dei soci fondatori di Microsoft; questo strumento rappresenta il risultato degli sforzi dell'Istituto SETI e dell'università di Berkeley.

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

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Fonte della notizia: Centro ufologico ferrarese

Provenienza dell'immagine: dall'archivio del CUF e non collegata alla notizia citata, ricostruzione del fatto, eseguita dal CUF con grafica digitale. foto originale del fatto citato, dall'archivio del CUF, dal free web,  cortesia della NASA /JPL-Caltech/Cornell University

Traduzione: free translation of the original, from American-English into Italian, by CUF

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