Testo
della segnalazione - Riportiamo il testo integrale della segnalazione,
corretto nella sola forma espositiva
Argomenti
trattati
Capitolo 1
-
Sintesi della notizia
Capitolo 2
-
I dati emersi
Capitolo 3
-
Nuove prove per la vita
nell'Universo?
Ascolta la sintesi della news!
Cap. 1 -
Sintesi della notizia.
La navicella
spaziale "Cassini" della NASA, avvicinatasi a circa 21 km dalla
superficie di Encelado, una luna di Saturno, ha scoperto che sotto la sua
crosta ghiacciata, nella regione del polo sud, ad una profondità
presumibile di circa 80 km, esiste un
grande serbatoio di acqua salata,
paragonabile ad un vero e proprio oceano. Questi dati
provengono da un'analisi eseguita dal "Cosmic
Dust Analyser" o CDA, uno strumento montato a bordo della sonda,
grazie al quale sono stati esaminati gli altissimi getti di vapore e
ghiaccio (geyser o pennacchi) che si spingono anche oltre i 150 km di
quota. I sensori del CDA sono stati colpiti dalle particelle ghiacciate
espulse a velocità comprese fra i 23.000 ed i 63.000 km/h dalla fessure
superficiali di Encelado, note anche come "Strisce di tigre" e subito
dopo la vaporizzazione conseguente all'impatto, sono state suddivise
pressoché all'istante dai campi elettrici del CDA, che ne hanno così
potuto analizzare i vari componenti.
La missione "Cassini-Huygens"
è un progetto in cooperazione fra la NASA, l'ESA e l'Agenzia spaziale
italiana ed è gestito direttamente dal JPL o Jet Propulsion Laboratory,
una divisione del California Institute of Technology di Pasadena
(California), attualmente dedicato al progetto, allo sviluppo ed alla
costruzione di sonde spaziali senza equipaggio, che
hanno già raggiunto tutti i pianeti del nostro sistema solare con la sola eccezione
di Plutone perché riclassificato come "pianeta nano" nel 2006.
Encelado è un
satellite
relativamente piccolo, con un diametro medio di 505 km, solo un settimo
del diametro della Luna. La massa e le dimensioni lo rendono il sesto
satellite più grande di Saturno dopo Titano (5150 km), Rea (1530 km),
Giapeto (1440 km), Dione(1120 km) e Teti (1050 km), oltre ad
essere uno dei più piccoli satelliti di forma sferica.
L'ipotesi che è attualmente allo studio
prevede
che i geyser vengano
provocati da una combinazione fra la pressione
esercitata dalle stratificazioni rocciose e ghiacciate della crosta ed il
calore generatosi nelle profondità.
Dall'azione che ne scaturisce, l'acqua viene spinta
all'esterno in getti fortissimi, attraverso piccole spaccature della crosta, nella zona
del Polo Sud. Arrivando poi alla superficie,
essa ghiaccia istantaneamente per il
freddo presente e rilascia nello spazio
minuscole particelle di ghiaccio e sali.
Cap. 2 - I dati
emersi
I dati provenienti dall'analizzatore di
polvere cosmica della Cassini mostrano che quei grani espulse dalle
fessure della superficie ghiacciata di Encelado sono relativamente
piccoli e, a quella distanza dalla superficie, già a basso contenuto di
sale. Tuttavia, la sonda ha determinato con precisione due aspetti:
innanzitutto che nei pennacchi vi sono
grandi grani ricchi di
sodio e di potassio, quindi che la maggior parte del
materiale espulso proviene dall'evaporazione
di acqua salata liquida. Questi dati sono stati pubblicati sulla
rivista Nature il 22 giugno 2011.
Frank Postberg, uno scienziato del
"Team Cassini", distaccato presso l'Università di Heidelberg (Germania),
ha dichiarato che al momento non esiste un modo plausibile, che
possa cioè essere accettato come vero e giusto, per la produzione
di un normale flusso di sale, ricco di grani di ghiaccio solido, a parte
l'acqua salata sotto la superficie ghiacciata di Encelado. Quando
l'acqua congela, il sale viene estromesso, lasciandosi dietro ghiaccio
d'acqua puro.
I dati suggeriscono che lo strato di
acqua possa trovarsi ad una profondità di circa 80 km e che ogni secondo
circa 200 kg di vapore vadano ad alimentare i pennacchi che arrivano
anche oltre i 150 km di quota per cui è facile dedurre che la quantità
liquida sommersa si davvero enorme.
Cap. 3 - Nuove prove
per la vita nell'Universo?
Nell'articolo della NASA del 22 giugno
2011, riportante alcune dichiarazione di Nicolas Altobelli,
scienziato ESA del "team Cassini-Huygens" (orbiter della NASA il
primo e lander dell'ESA la seconda), ha dichiarato che questa
scoperta potrebbe rappresentare un pezzo cruciale di
nuove prove tese a
dimostrare che le condizioni
ambientali favorevoli alla comparsa della vita potrebbero
trovarsi anche su corpi ghiacciati orbitanti attorno a pianeti
gassosi.
In tal senso, risulta altresì
interessante l'articolo comparso sulla rivista "Nature" del 31 maggio
2011, a firma di Richard A. Lovett, titolato: "Enceladus named
sweetest spot for alien life" e sottotitolato in maniera ancor più
chiara nel modo seguente: "Saturn's icy moon has all the key
ingrediets, scientists say", ovvero "Gli
scienziati dicono che la luna ghiacciata di Saturno ha tutti gli
ingredienti chiave".
Nell'articolo vengono riportati i punti
di visti di molti scienziati, principalmente astrobiologi, planetari e
microbiologi, così come sarebbero emersi nel corso di un meeting
tenutosi verso la fine di maggio 2011 presso il SETI Institute di
Mountain View (California).
Stando alle loro opinioni sembra di
capire che Encelado, la luna ghiacciata di Saturno, assomigli ogni
giorno sempre di più come alla
zona del nostro Sistema Solare più abitabile oltre al nostro pianeta,
addirittura con una vita pensata in maniera del tutto simile a quella
sviluppatasi sulla Terra. Essi hanno paralato della presenza di "acqua
allo stato liquido, di carbonio organico, di azoto e di ghiaccio",
ovvero di tutti quegli elementi che l'ultimo fly-by di Cassini ha
ampiamente dimostrato come esistenti in grande quantità su questa luna
di Saturno.
Ma di quale cibo potrebbero nutrirsi quei
minuscoli organismi che stanno alla base della vita? Metano, acetilene,
etanolo o acetato? Il metano proveniente da Encelado è assai ricco di
carbonio-12 e ciò sta chiaramente ad indicare la presenza di una certa
attività biologica.
Era
il 20 aprile 2004 allorquando ebbe inizio la sperimentazione
riguardante la possibilità che un qualsiasi corpo
celeste potesse essere in grado di
distorcere lo spazio-tempo locale.
A bordo del
razzo Delta, lanciato in orbita polare, vi era la
sonda GP-B (Gravity Probe - B) con i quattro giroscopi
che dovevano sperimentare due
particolari effetti spazio-temporali
espressi nella relatività generale di Albert Eintein: quello geodetico,
riferito alla possibile
deformazione dello spazio-tempo
attorno ad un corpo celeste e quello di trascinamento, riferito alla possibile
distorsione spazio-temporale causata dalla semplice rotazione di un
qualsiasi corpo celeste. Secondo tale
teoria, all'aumento della massa e della densità di un corpo celeste
tanto maggiormente aumenterà l'effetto deformante della dimensione
spazio-temporale, detto anche "vortex
of space-time". L'immagine
collegata definisce abbastanza chiaramente la situazione di un vortice
spazio-temporale: lo spazio si infossa leggermente sotto al peso
di un corpo celeste mentre il tempo subisce una specie di
dilatazione e si allunga in maniera sensibile.
Cap. 2 -
Esiti
dell'esperimento
La
fase del volo spaziale della sonda GP-B è durata ben sedici mesi e si è conclusa il 26
settembre 2005 ma l'analisi dei dati è continuata per anni fino a
tutto il 2010 poi, il 4 maggio 2011 la NASA ha deciso di comunicare
ufficialmente i risultati raggiunti, sia attraverso una conferenza
stampa che con un apposito articolo tecnico raggiungibile al link:
http://science.nasa.gov/science-news/science-at-nasa/2011/04may_epic/,
scritto dal Dr. Tony Phillips
(Credit:
Science@NASA).
Tale annuncio,
considerato questa volta definitivo, era stato preceduto da quello del
14 aprile 2007, a cura del Dr. Francesco Everitt. Egli, nel corso
di una conferenza planetaria, aveva annunciato che "... i dati forniti dai giroscopi della GP-B
confermano in modo chiaro l'effetto geodetico previsto da Einstein con
una precisione migliore dell'1%. Tuttavia, l'effetto del
frame-dragging è 170
volte più piccolo dell'effetto geodeticoe gli scienziati stanno ancora
estraendo la sua signature dai dati della sonsa spaziale ...".
L'effetto del "frame-dragging" è un fenomeno analogo al
magnetismo nell'elettrodinamica ma viene causato da masse in rotazione
anziché da cariche elettriche mentre l'effetto geodetico consiste
nella curvatura dello spazio-tempo.
L'esperimento
voleva verificare i piccoli cambiamenti nella direzione di
rotazione dei quattro giroscopi montati sulla sonda GP-B orbitante
intorno alla Terra ad una quota di 650 km: ovvero, si trattava di
misurare la possibile curvatura dello spazio-tempo
intorno ad un corpo celeste (Terra). I quattro
giroscopi dell'esperimento della NASA hanno misurato un valore di
precessione geodetica ed un effetto di trascinamento tali da indurre ad
affermare la validità della teoria di Einstein, ovvero la
realtà dei
vortici spazio-temporali.
In pratica,
abbandonando l'eccessivo tecnicismo dei dati, si è avuta la
dimostrazione che Einstein aveva ragione:
attorno alla nostra amata Terra,
ma anche attorno ad ogni altro corpo celeste,
si creano evidenti "distorsioni
spazio-temporali" create dalla massa del corpo celeste, appunto,
la quale tanto più è grande tanto maggiormente distorcerà il tessuto
della cosiddetta quarta dimensione, ovvero lo spazio-tempo.
Cap. 3 - Tra buchi neri e vorticità
Anche i
buchi neri, nel loro movimento di rotazione,
genererebbero un
fenomeno simile di distorsione della quarta dimensione, cioè si
trascinerebbero dietro lo spazio ed il tempo, in una specie di
vortice e ciò
provocherebbe un interessante fenomeno collegato alle radiazioni
elettromagnetiche, della quale fa parte anche la
luce visibile
che consente ai nostri occhi di vedere il mondo delle cose.
Quando le onde
elettromagnetiche si trovano ad interagire con un buco nero, prima di
essere definitivamente catturate e scomparire, forse nel nulla, si
troverebbero ad affrontare una situazione per la quale subirebbero una
specie di torsione, chiamata anche "vorticità dell'onda
elettromagnetica". Tale fenomeno
potrebbe forse aprire l'interessantissima frontiera della
trasmissione di più informazioni su
di una sola onda di frequenza sfruttando, per l'appunto, i
diversi livelli di vorticità di un'onda elettromagnetica che si trovi ad
agire in determinate condizioni-limite, fino ad ora solo pensate nella
teoria e sperimentate in laboratorio.
Cap. 4 - Quali
sviluppi possibili in chiave ufologica
Questi due aspetti dei vortici
spazio-temporali aprono certamente nuove frontiere in chiave ufologica
come, ad esempio, la
comunicazione radioed il contatto fisico
con altre civiltà extraterrestri.
POSSIBILI SVILUPPI
NELLA COMUNICAZIONE RADIO?
Dal
punto di vista della comunicazione radio, par di capire che ora,
almeno in teoria, esista la
possibilità di trasmettere e ricevere segnali, e quindi informazioni,
utilizzando il fenomeno della vorticità di un'unica onda radio a
patto, ovviamente, di realizzare strumenti ed antenne in grado di
provocare tale fenomeno di distorsione. In altre parole, sembra che ora
si possa trasmettere e ricevere più canali su di una stessa frequenza,
praticamente all'unisono, ovvero utilizzando sia per l'informazione di
andata che per quella di ritorno sempre e solo quella stessa onda. Ciò
aprirebbe, forse, un incredibile orizzonte dal punto di vista della
comunicazione con ET.
Allo stato attuale noi sappiamo quattro
cose importanti sulle normali onde radio, cioè quella particolare
finestra ottica della radiazione elettromagnetica (spetto EM) o insieme
di tutte le possibili radiazioni elettromagnetiche, caratterizzate da
una lunghezza e da una frequenza.
Esse sono il mezzo più adatto per
comunicare nello spazio poiché viaggiano veloci (299,792.458 m/sec),
sono economicissime, trasportano molte informazioni (anche un'intera
enciclopedia) e sono certamente comprese da ET poiché le leggi della
fisica e della chimica sono le stesse in tutto il Cosmo ed Et deve
necessariamente aver percorso un sapere tecnologico del tutto simile al
nostro ma, purtroppo, il Cosmo è anche strapieno di frequenze che
possono essere contate tranquillamente in miliardi.
Purtroppo, l'eventuale messaggio inviato
dalla Terra verso zone cosmiche infinite
presenta, sempre allo stato attuale, una serie di problemi mai superati,
il primo dei quali è, in assoluto, quello che si rischia di inviare un messaggio
assimilabile praticamente ad un monologo poiché le distanze cosmiche impediscono la
conversazione: un messaggio ricevuto da un pianeta distante anche un
solo anno-luce da noi impiegherà un altro anno-luce per tornarsene a
casa.
Un secondo problema riguarda il
sincronismodel
messaggio inviato ad ET che, se più giovane di noi non avrebbe la
tecnologia per decifrarlo e se più anziano userebbe probabilmente una
tecnologia comunicativa diversa dalla nostra per cui la sola speranza è
che la sua civiltà sia coeva alla nostra.
Un terzo problema riguarda la
direzione del
messaggio, ovvero il punto del Cosmo nel quale orientare il nostro
radiotelescopio. Dove si troverà l'ET più vicino a noi? Fino ad ora
abbiamo seguito una strada logica per noi ma, forse, non per ET,
puntando le antenne verso le stelle più vicine, poi verso le galassie,
quindi verso il centro della Via Lattea e, infine, gli ultimi tentativi
sono stati rivolti verso gli estremi della Galassia ma, purtroppo, i
risultati sono stati del tutto deludenti.
Un quarto problema riguarda la
lunghezza
dell'onda utilizzata per trasmettere il messaggio e noi abbiamo pensato
che, essendo l'idrogeno l'elemento più abbondante nell'Universo, essa
potesse essere quella più popolare lassù, corrispondente appunto alla
lunghezza della riga del suo spettro atomico, ovvero 21 centimetri.
Alcuni di questi problemi di natura tecnica potrebbero essere superati
dalla nuova tecnologia di un'unica onda che trasmetta e
riceva nello stesso tempo, e non un solo canale in un'unica
direzione ma più canali in diverse direzioni, ampliando in tal modo a
dismisura la possibilità del contatto e quasi certamente riducendo i
tempi di risposta. Ovviamente, rimarrebbero altri
problemi del contatto radio, come quello del
riconoscimento e
della
comprensione
del messaggio eventualmente inviato da ET. Per comprendere l'importanza di tale aspetto,
legato esclusivamente allo sviluppo tecnologico di una civiltà, dobbiamo
provare ad immaginare di aver ricevuto un messaggio elettronico da ET
quando la nostra civiltà si trovava ancora al tempo di Roma: se anche
fosse stato scritto in latino o in greco come avremmo potuto capirlo se
esso avesse poi trattato problemi di elettronica?
POSSIBILI SVILUPPI
NELLA VORTICITÀ SPAZIO-TEMPORALE?
Il
fatto di sapere che attorno alla Terra e, per conseguenza, attorno ad
ogni altro corpo celeste, esistono vortici spazio-temporali induce
indubbiamente a porsi domande ufologiche importanti, collegate alla
possibilità di entrare in contatto con dimensioni a noi parallele
attraverso vere e proprie porte temporali che l'immaginario
cinematografico ha identificato nei
wormholes
dei buchi neri,
giganteschi vortici cosmici che sembrano inghiottire ogni
cosa, tempo e luce vicina compresi, senza lasciare alcuna traccia
evidente della materia; in realtà, le informazioni su tutto ciò che
inghiottono sono trascritte nelle caratteristiche della radiazione
elettromagnetica emessa durante la fase successiva al "pasto", ovvero
quella dell'evaporazione.
Ma su che cosa avvenga realmente dentro
ad un buco nero nessuno lo sa veramente ed i nostri migliori registi di
fantascienza ne hanno pensate di tutti i colori. E che fine fanno le leggi della fisica
dentro a quelle paurose regioni cosmiche che, in virtù della
deformazione dello spazio provocata dalla loro massa, sono in grado di
agire sulla luce in maniera incredibile, deviandola se abbastanza lontana,
tenendo in orbita attorno al buco stesso, a mo' di pianeta,
se non troppo vicina o assorbendola allorquando venga a trovarsi
molto vicina, costringendola quindi precipitare con movimento a spirale lungo
le pareti di un pozzo apparentemente senza fine e poi facendola del
tutto scomparire?
Un astronauta catturato da un buco nero
verrebbe visto dai suoi colleghi sulla navicella dissolversi lentamente
fino a scomparire mentre egli avrebbe la sensazione di precipitare ad
una velocità in continuo aumento ma ciò che veramente potrebbe accadere
in luoghi tanto misteriosi è certamente aldilà di ogni immaginazione:
nel confine fra la realtà della materia, dello spazio, del tempo e
l'inizio di un buco nero, dove perfino la luce subisce modificazioni
permanenti, venendo deviata o catturata come abbiamo appena visto, potrebbe accadere di tutto.
Certamente da quelle parti non siamo
lontani dal vero se immaginiamo che si possano generare giganteschi regni di illusioni
ottiche a causa della distorsione della luce e possiamo pure credere che si possa avere a che fare con una nuova forza di
gravità di tipo quantistico nel caso di buco nero statico ed
immobile o, addirittura, nel caso che il buco nero fosse in rotazione, che si possa
riemergere in un qualche altro
punto dello spazio o del tempo, il che equivarrebbe ad affermare che sia
perfino possibile viaggiare nel tempo.
Ovviamente, essendo le forze di
cui si sta parlando di enne potenza, nessun essere vivente potrebbe
vivere esperienze di questo tipo e poi tornarsene tranquillamente
indietro a raccontarcele. Per esperienze di questo tipo il buco
nero ha però necessità di essere associato ad un wormhole
o buco di verme o corridoio spazio-temporale, ovvero un tunnel o una
connessione formatosi
all'interno della dimensione
spazio-tempo.
La fisica ha ipotizzato l'esistenza di
questa scorciatoia che permetterebbe di passare
istantaneamente da un
punto dell'Universo ad un altro ad una velocità addirittura forse superiore perfino
a quella della luce esistente nel nostro spazio ordinario. In pratica,
nel wormhole si genererebbe una galleria gravitazionale,
strettamente collegata alla quarta dimensione spazio-temporale, dotata
di due estremità collegate ad un cunicolo che lascerebbe passare la
materia. Nessuno però sa veramente che cosa accadrebbe all'interno di
questo cunicolo per cui si è anche congetturata la possibilità che
anziché essere istantaneamente proiettati in dimensioni spazio-temporali
diverse o in universi paralleli si venga catturati per un tempo enne e
si rimanga o in sospensione temporale o si entri in un corridoio senza
fine. Per molti scienziati siamo nel campo della fantasia pura e tale
fantasia viene anche utilizzata per rappresentarli per cui, secondo una
moderna teoria essi potrebbero apparire come "aperture
sferiche" che lasciano intravvedere luoghi terrestri o cosmici
lontani.
Ma un wormhole sarebbe davvero attraversabile se esistesse? Per i
fisici degli anni '70 ciò non era possibile in quanto la gola del
wormhole, restringendosi sempre più fino a scomparire nel nulla, sarebbe
collassata ancor prima che un singolo raggio di luce o una navicella
spaziale avessero tentato di attraversarla.
Dalla fine degli anni '90 le cose hanno
iniziato a prendere una diversa piega in quanto si è ipotizzato il
wormhole come costruito di materia negativa che, avendo un comportamento
opposto a quello della materia normale avrebbe potuto esercitare una
repulsione gravitazionale anziché una attrazione mortale, rendendo così
stabile il tunnel spazio-temporale e quindi del tutto attraversabile.
La meccanica quantistica ha poi
aperto nuovi spazi alle teorie sui possibili viaggi all'interno di un
wormhole, in base al principio delle "particelle
virtuali", che inizierebbero ad esistere improvvisamente dal
nulla per poi scomparire in un battibaleno per cui, avendo
contemporaneamente energia positiva e negativa, sarebbe possibile creare
quel flusso di energia tale da consentire l'incredibile passaggio
attraverso un tunnel spazio-temporale.
Certo è che la fisica attuale, anche
ammettendo sia la possibilità della loro esistenza che la possibilità di
costruirli in laboratorio, sostiene per bocca di Stephen Hawking
che, comunque vada, i wormholes si autodistruggerebbero nel momento
stesso in cui un qualsiasi oggetto o sonda spaziale ne tentasse
l'attraversamento a meno che ... il wormhole non esistesse che
all'interno di un microuniverso
subatomico... In questo caso, infatti, la struttura microscopica
dello spazio-tempo, pensata nella sua dimensione di miliardi di volte di
quella di un singolo elettrone, avrebbe una reale possibilità di
consentire viaggi temporali ma, purtroppo, saremmo in un ambiente
troppo piccolo per noi umani, ovvero quello del campo subatomico.
Testo
della segnalazione - Riportiamo il testo integrale della segnalazione,
corretto nella sola forma espositiva
Argomenti
trattati
Capitolo 1
-
Abstract
Capitolo 2
- Siamo veramente soli fra miliardi di Soli?
Capitolo 3
-
La teoria dell'ingegnere
aerospaziale T. Roy Dutton
Capitolo 4
-
Il percorso di Eamonn Ansbro
Capitolo 5
-
I progetti SETV e SETA
Capitolo 6
-
Il progetto SETI
Capitolo 7
-
Il canto dell'idrogeno
Capitolo 8
-
Le onde radio
Capitolo 9
-
Gli ostacoli della comunicazione radio con ET
Capitolo 10
-
Conclusioni
Cap.
1 - Abstract
Sabato 26 marzo 2011 è
stata pubblicata sul sito
http://www.irishtimes.com un'intervista di
Fionola
Meredith all'astronomo Eamonn Ansbro il quale, oltre a
sostenere la teoria per
la quale noi siamo regolarmente
visitati dagli Ufo, ritiene di essere in grado di poter
individuare esattamente sia il
luogo che il momento in cui essi
appariranno.
Fionola
Meredith è una giornalista freelance, radiofonico-televisiva, che
vive a Belfast e collabora con "The Irish Times", pubblicando articoli
di vario genere. Collabora poi sia con la BBC Northern Ireland
Television, scrivendo commenti e recensioni che con il mensile "The
Vacuum" di Belfast.
Eamonn
Ansbro è un famoso astronomo inglese, nato in Irlanda, che vive con
la moglie Catherine vicino a Boyle, nella Contea di Roscommon, sul
pendio di una ventosa collina. Attualmente è membro della
Royal Astronomical Society ma in passato è stato vice presidente dell'Associazione
Internazionale degli Astronomi.
Egli, presso la località di
Boyle, nella
Contea di Roscommon (Irlanda), ha realizzato il
Kingsland Observatory, un
fantastico osservatorio OSETI (Optical
Search for Extraterrestrial Intelligence)
finalizzato alla ricerca delle prove che dimostrino la realtà della vita
extraterrestre.
Cap.
2 - Siamo veramente soli fra
miliardi di Soli?
La
Fionola, molto prima che i Media internazionali puntassero
l'orecchio verso la vicenda, se n'è andata ad intervistare il famoso
astronomo proprio presso l'osservatorio che egli aveva recentemente
costruito nella Contea di Roscommon e sabato 26 marzo 2011 ha poi pubblicato sul sito
linkato la relativa intervista.
Purtroppo per lei, la notizia non è riuscita a
provocare quel clamore che ha invece ottenuto l'intervista di Maresa Fagan
ad Eamonn Ansbro,
pubblicata martedì 19 aprile 2011 sul sito del Roscommon Heral, linkato
in apertura. È infatti accaduto che la grande stampa prendesse più
spunti da quest'ultima che non dalla prima.
Noi, andando un po' controcorrente, optiamo per la meno nota versione
pubblicata su http://www.irishtimes.com da
Fionola Meredith, se non altro in un'ottica di rispetto per la
primogenitura.
Nell'articolo intitolata: "Are we
alone?" (Siamo soli?), dopo aver tratteggiato a grandi
pennellate il carattere di Eamonn Ansbro, ella ha chiarito il
pensiero dello scienziato riguardo l'esistenza di altri mondi e di altri
esseri: Ansbro si dice convinto
dell'esistenza di creature
provenienti dallo spazio cosmico,
che
sorvegliano la Terra con le loro astronavi e
la
visitano con regolarità. A questo punto, l'astronomo ha aggiunto
particolari davvero interessanti, che sono musica per le nostre
orecchie, ovvero che i nostri governanti sarebbero
ben consapevoli dell'esistenza
di questi Ufo ma non avrebbero la capacità di intervenire.
Cap.
3 - La teoria dell'ingegnere aerospaziale
T. Roy Dutton
Egli,
rifacendosi alla teoria
elaborata da Roy Dutton,un ingegnere aerospaziale
britannico in pensione (http://www.globalserve.net/~mallet/roycharts.shtml),
si dice in grado di predire sia il
luogo che il tempo in cui gli Ufo
appariranno visto che essi non sono lontani da noi milioni di chilometri
ma si trovano proprio dietro casa. Nell'intervista si dice che Ansbro abbia
scelto la località di
Boyle come sito per le proprie osservazioni,
perché qui si è avuta notizia di diversi avvistamenti ufologici o,
piuttosto, di "Fenomeni che sono frutto di osservazioni anomale" come li
definisce lui.
Cap.
4 - Il percorso di Eamonn Ansbro
Dopo essersi definito come "Uno
di coloro che vogliono credere", in piena sintonia con la classica
terminologia della serie televisiva "X-Files", parla dell'esistenza di
una convincente documentazione riguardante oggetti concreti, aventi
caratteristiche di volo assai lontane dalla nostra tecnologia, apparsi
nei nostri cieli con una certa frequenza, avvistati da personale
militare e registrati da strumenti radar nonché fotografati da numerosi
civili.
Il suo percorso verso il convincimento
che possano esistere nostri fratelli cosmici ebbe inizio nel 1990,
allorquando Hermann van Bellingham, un astronomo in servizio
presso lo Schull Planetarium,
gli fece menzione delle numerose telefonate ricevute dall'osservatorio e
riguardanti strane luci nel cielo. E Ansbro, grazie alle sue conoscenze
meteorologiche, ne rimase così coinvolto che decise di intervistare i
numerosi testimoni. In un solo anno li incontrò tutti e si convinse
della veridicità degli avvistamenti di sfere di luce e di oggetti
discoidali poiché non c'era nulla in meteorologia e in fisica che
potesse spiegare i fenomeni descritti.
Purtroppo, Ansbro sta percorrendo una
strada solitaria poiché i suoi principali colleghi scienziati del
progetto SETI (Search for Extra-Terrestrial Intelligence) si rifiutano
di legittimare il suo lavoro ed egli, per contro, poiché dopo
quarant'anni di osservazioni non sono ancora stati prodotti dati
significativi, critica la loro strategia di osservazione di stelle
distanti ed il loro convincimento che altre civiltà possano usare una
tecnologia sostanzialmente simile alla nostra. Arricchisce quindi la sua
critica tirando addirittura in ballo noi italiani con la frase seguente:
«È come cercare di trovare un ristorante italiano alla fine della
Galassia!»
Cap.
5 - I progetti SETV e SETA
A tal proposito egli va a perorare la
causa del progetto SETV
(Search for Extraterrestrial Visitation), il quale ha lo scopo di
verificare i numerosi rapporti di visite vicino alla Terra. In pratica,
questo progetto ammette la possibilità
teorica che possano esistere prove dell'esistenza extraterrestre
all'interno del nostro Sistema Solare
ed i luoghi che vengono considerati maggiormente promettenti a
tal riguardo sono: l'orbita terrestre, l'orbita lunare, i punti di
librazione e la cintura degli asteroidi.
Il progetto SETV lo si può intendere come
un'emanazione del progetto SETA (Search for Extra-Terrestrial
Artifacts) che, a sua volta, deriva dal menzionato SETI. Il
termine SETA venne creato per la prima volta nel 1985 dai ricercatori
Robert Freitas e Francisco Valdes. Esso si pone
l'obiettivo di andare alla ricerca
di eventuali prove scientifiche con le quali sia possibile
dimostrare che all'interno del
nostro Sistema Solare esistono sonde extraterrestri o
artefatti tecnologici extraterrestri.
Come
detto, le sonde potrebbero trovarsi nei
punti di oscillazione,
detti anche "Punti di Lagrange", dal nome del matematico
Joseph-Louis de Lagrange che ne calcolò la posizione nel 1772. In
pratica, i punti sono posizioni nello spazio in cui le forze che
agiscono fra due oggetti celesti (Sole-Terra o Terra-Luna) si
bilanciano, creando così una situazione di equilibrio che consente la
facile ospitalità di altri corpi in quanto le attrazioni gravitazionali
si annullano.
La ricerca si effettua da Terra con
telescopi otticie dallo spazio con
telescopi all'infrarosso, come IRAS e ISO. Fino alle
dichiarazioni di Ansbro, non erano ancora state raccolte prove
significative sulla possibilità che il nostro Sistema Solare potesse
essere visitato con regolarità da civiltà extraterrestri che si trovano
in fase migratoria ma grazie all'osservatorio astronomico di Boyle,
gestito direttamente da Ansbro e dedicato, appunto, al monitoraggio
automatico di oggetti luminosi, sembra che si stia scrivendo qualcosa di
veramente nuovo nel panorama ufologico grazie all'utilizzo di una "all
sky camera" composta da ben undici fotocamere, che registra ogni
cosa inusuale o che si muove lassù.
Cap.
6 - Il progetto SETI
Il progetto base, ovvero il
SETI(Search for Extra-Terrestrial Intelligence)
nacque nel 1959 quando il prof. Philip Morrison ed il fisico
Giuseppe Cocconi, del MIT (Massachusetts Institute of Technology),
con un articolo sulla rivista Nature, proposero l'idea di
comunicare via radio con ETsfruttando il "Canto dell'idrogeno".
In pratica,
l'assunto era che volendo tentare di verificare la presenza di vita
extraterrestre intelligente nell'Universo a noi vicino, si sarebbe
dovuto tentare di sfruttare la possibilità di mettersi in ascolto e
cercare di captare segnali radio nella speranza che si rivelassero a noi
comprensibili.
Cap.
7 - Il canto dell'idrogeno
Ma perché il
canto dell'idrogeno? Perché i suoi atomi vibrano costantemente ed
emettono onde radio della lunghezza di 21 centimetri. Il canto
dell'idrogeno equivale anche al rumore di fondo del Cosmo dove
l'idrogeno, appunto, che oltre ad essere l'elemento chimico più leggero
ed abbondante dell'Universo, costituisce il 75% della materia in base alla massa
e ben il 95% della materia in base al numero di atomi. È rarissimo nella
nostra atmosfera a causa dell'estrema leggerezza delle sue molecole che
sfuggono all'attrazione gravitazionale.
A quel punto sembrò che le
onde radio potessero
essere il mezzo più adatto a comunicare nello spazio poiché
viaggiano
quasi alla velocità della luce, ovvero 299 milioni, 792 mila e 458 metri al
secondo ma la cifra viene arrotondata, per comodità a trecentomila km al secondo.
Cap.
8 - Le onde radio
Come detto, ad un certo punto sembrò che
le onde radio fossero il mezzo più adatto per comunicare nello spazio in
quanto: la loro velocità di propagazione era assimilabile quasi a quella
della luce, erano economiche, potevano trasportare tante informazioni in
pochi secondi ed erano sicuramente comprese da ET poiché le leggi
fisiche e chimiche sono le stesse in tutto il Cosmo conosciuto ed ET
deve necessariamente aver compiuto un percorso di crescita tecnologica
del tutto simile al nostro. Purtroppo, ci si rese subito conto di aver
fatto i conti senza l'oste e gli scienziati del SETI si trovarono a
dover affrontare una battaglia persa in partenza per una serie pressoché
insuperabile di ostacoli.
Cap.
9 - Gli ostacoli della comunicazione radio
con ET
Il
primo ostacolo che si è
dovuto affrontare è stato quello dei miliardi di frequenze di cui è
pieno il Cosmo. Infatti, le onde radio sono emesse da molti corpi
celesti e principalmente dal Sole, dalle galassie e dalle supernove, con
lunghezze d'onda che vanno da 1 mm a 100.000 km e con una frequenza che
spazia da 1 Hz a 3.000 Mhz!!!
In quale lunghezza d'onda si sarebbe
dovuto dunque cercare un segnale proveniente da ET? In pratica, si
sarebbe dovuto cercare di sintonizzarsi sulla lunghezza d'onda del suo
segnale, proprio come facciamo quando andiamo a cercare manualmente una
stazione di una qualche radio privata con la nostra radiolina analogica
o digitale.
Ma, non conoscendo la lunghezza d'onda
dalla quale avrebbe potuto trasmettere ET si è seguito il seguente
ragionamento: "Se ET appartiene ad una civiltà più avanzata della
nostra si dovrebbe puntare su di una lunghezza d'onda "cool", ovvero
abbastanza popolare nel Cosmo, come è appunto la "riga dello spettro
atomico dell'idrogeno"; infatti, esso è l'elemento più abbondante
nel Cosmo, ha una lunghezza d'onda di soli 21 cm e crea un tipico sibilo
di fondo nei radiotelescopi.
Il
secondo ostacolo che si è
presentato è stato quello della direzione verso la quale puntare il
radiotelescopio per cui si è praticamente andati a casaccio, con una
"logica" tipicamente terrestre: prima le stelle vicine, poi le galassie
note, quindi il centro della Via Lattea e, infine, gli estremi della
nostra Galassia.
Il
terzo ostacolo che si è
parato davanti agli astronomi del SETI è stato quello della
comprensione del messaggio; ovvero, una volta che il messaggio di ET
arrivasse ai nostri radiotelescopi e gli astronomi lo riconoscessero
come tale (fischio puro non esistente in natura), ci sarebbe il non
secondario problema di capirne il significato. Se fosse giunto al tempo
dei latini e fosse scritto nella loro lingua ma trattasse di problemi di
elettronica nessuno riuscirebbe a capirne il significato pur riuscendo a
leggerlo benissimo.
A questo punto gli astronomi del SETI non
si sono arresi ma hanno preferito cambiare il punto di vista sostenendo
che se ET fosse davvero
intelligente invierebbe un messaggio semplicissimo, sotto forma
di enciclopedia contenente tutto il percorso del proprio sapere e
se ET fosse addirittura
intelligentissimo opterebbe per un messaggio composto di sole
immagini: quelle di se stesso e del proprio mondo.
Ma anche così ci si è ben presto accorti
che parlare con ET avrebbe comportato il dover superare ben atri
ostacoli ed infatti, puntuale, si è presentato il
quarto ostacolo con tutto
il suo peso psicologico: la notizia che da qualche parte dell'Universo
esiste qualcosa assimilabile all'uomo provocherebbe uno shock
tale da mettere immediatamente in crisi tutti i nostri valori, sia
quelli civile che quelli religiosi.
E così, pur di fronte all'insuperabile,
gli astronomi del SETI, ben consci che il loro progetto significa
finanziamenti e lavoro per tanti, hanno optato per una riflessione
geniale e, infatti, sono ancora lì ad attendere il nulla: "La nostra
certezza è che ET esiste ed un suo eventuale messaggio a noi
intelligibile ci confermerebbe che la nostra tecnologia ci ha condotti
ad un superiore livello di civiltà e di cultura. E se ciò avvenisse
vorrebbe semplicemente dire che possediamo un'intelligenza superiore e
siamo una civiltà tecnologicamente avanzatissima".
Purtroppo, non hanno esplicitato
abbastanza chiaramente la parte finale del loro concetto: essere una
civiltà avanzatissima significa, infatti, trovarsi allo stadio finale
della nostra esistenza. Vale dunque la pena di accettare la sfida di
scoprire di essere intelligentissimi per avere la prova che la nostra
civiltà è giunta al suo stadio finale?
Cap.
10 - Conclusioni
La ricerca del nostro Ansbro ha certamente prodotto
risultati interessanti ma lo ha anche portato a dichiarare che la scoperta non è
ancora stata offerta in pasto alla comunità scientifica e che non ci sono nemmeno
le risorse per farlo. Egli, tuttavia, è in grado, in ogni momento, di
dimostrare che astronavi extraterrestri operano su specifiche orbite
attorno alla Terra per cui non si deve più parlare di UFO ma di IFO,
ovvero di "Identified Flying
Objects".
Noi, pur rimanendo ufologi convinti,
preferiamo sacrificare un po' i nostri entusiasmi e tenere i piedi
ben piantati a terra in quanto crediamo che se l'obiettivo che
questa notizia intendeva raggiungere era quello di ottenere un vero risultato
scientifico, sia davvero ancora troppo presto per cantare vittoria.
Infatti, nonostante le clamorose
dichiarazioni dell'avvenuta identificazione di un
fenomeno luminoso, afferente quasi certamente ad un artefatto
volanteproveniente dallo spazio esterno, è necessaria anche
disporre di una approfondita analisi della fisica
che abbia determinato il moto di quel corpo
artificiale nella nostra atmosfera.
La dichiarazione dell'avvistamento di un
presunto artefatto volante afferisce al mondo delle segnalazioni
ufologiche, di cui noi siamo orgogliosamente portatori ma sia chiaro che
una segnalazione è cosa ben diversa dalla
dimostrazione delle leggi fisiche che la abbiano prodotto. E poiché gli Ufo-inganni della Natura conosciuta sono davvero tanti, si deve
concludere che essi sono ancora nulla rispetto a quelli prodotti dalla
Natura non ancora ben conosciuta e lontana da noi distanze abissali.
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Centro
ufologico ferrarese (CUN
Ferrara)
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