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Ufo nel mondo

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ANNO 2011

ARGOMENTO

Notizia

1 settembre Vita nell'Universo   Acqua su Encelado
15 giugno Nuove scoperte   Vortici spazio-tempo
27 marzo Disclosure   Ufo attorno alla Terra

 

 

ARTICOLI

ANNO

argomento

NOTIZIA

1 settembre

Vita nell'Universo

Acqua su Encelado

  Scheda della notizia         

  Data                                - 1 settembre 2011

  Fonte                               - Centro ufologico ferrarese (CUN Ferrara), http://www.jpl.nasa.gov, http://saturn.jpl.nasa.gov

  Immagini                         - Le immagini sono una cortese concessione della NASA  (http://www.nasa.gov), Johnson Space Center

  Traduzione                       - Free translation of the original, from American-English into Italian, by CUN Ferrara

  Commenti                        - Specifica il titolo e la data di questa notizia

  Errori o imprecisioni           - Specifica il titolo e la data di questa notizia

  Testo della segnalazione    - Riportiamo il testo integrale della segnalazione, corretto nella sola forma espositiva

  Argomenti trattati        

  Capitolo 1                         - Sintesi della notizia

  Capitolo 2                         - I dati emersi

  Capitolo 3                         - Nuove prove per la vita nell'Universo?

 

Ascolta la sintesi della news!

 

 

 

Cap. 1 - Sintesi della notizia.

 

 La navicella spaziale "Cassini" della NASA, avvicinatasi a circa 21 km dalla superficie di Encelado, una luna di Saturno, ha scoperto che sotto la sua crosta ghiacciata, nella regione del polo sud, ad una profondità presumibile di circa 80 km, esiste un grande serbatoio di acqua salata, paragonabile ad un vero e proprio oceano. Questi dati provengono da un'analisi eseguita dal "Cosmic Dust Analyser" o CDA, uno strumento montato a bordo della sonda, grazie al quale sono stati esaminati gli altissimi getti di vapore e ghiaccio (geyser o pennacchi) che si spingono anche oltre i 150 km di quota. I sensori del CDA sono stati colpiti dalle particelle ghiacciate espulse a velocità comprese fra i 23.000 ed i 63.000 km/h dalla fessure superficiali di Encelado, note anche come "Strisce di tigre" e subito dopo la vaporizzazione conseguente all'impatto, sono state suddivise pressoché all'istante dai campi elettrici del CDA, che ne hanno così potuto analizzare i vari componenti.

La missione "Cassini-Huygens" è un progetto in cooperazione fra la NASA, l'ESA e l'Agenzia spaziale italiana ed è gestito direttamente dal JPL o Jet Propulsion Laboratory, una divisione del California Institute of Technology di Pasadena (California), attualmente dedicato al progetto, allo sviluppo ed alla costruzione di sonde spaziali senza equipaggio, che hanno già raggiunto tutti i pianeti del nostro sistema solare con la sola eccezione di Plutone perché riclassificato come "pianeta nano" nel 2006.

Encelado è un satellite relativamente piccolo, con un diametro medio di 505 km, solo un settimo del diametro della Luna. La massa e le dimensioni lo rendono il sesto satellite più grande di Saturno dopo Titano (5150 km), Rea (1530 km), Giapeto (1440 km), Dione (1120 km) e Teti (1050 km), oltre ad essere uno dei più piccoli satelliti di forma sferica. L'ipotesi che è attualmente allo studio prevede che i geyser vengano provocati da una combinazione fra la pressione esercitata dalle stratificazioni rocciose e ghiacciate della crosta ed il calore generatosi nelle profondità. Dall'azione che ne scaturisce, l'acqua viene spinta all'esterno in getti fortissimi, attraverso piccole spaccature della crosta, nella zona del Polo Sud. Arrivando poi alla superficie, essa ghiaccia istantaneamente per il freddo presente e rilascia nello spazio minuscole particelle di ghiaccio e sali.

 

Cap. 2 - I dati emersi

 

I dati provenienti dall'analizzatore di polvere cosmica della Cassini mostrano che quei grani espulse dalle fessure della superficie ghiacciata di Encelado sono relativamente piccoli e, a quella distanza dalla superficie, già a basso contenuto di sale. Tuttavia, la sonda ha determinato con precisione due aspetti: innanzitutto che nei pennacchi vi sono grandi grani ricchi di sodio e di potassio, quindi che la maggior parte del materiale espulso proviene dall'evaporazione di acqua salata liquida. Questi dati sono stati pubblicati sulla rivista Nature il 22 giugno 2011.

Frank Postberg, uno scienziato del "Team Cassini", distaccato presso l'Università di Heidelberg (Germania), ha dichiarato che  al momento non esiste un modo plausibile, che possa cioè essere accettato come vero e giusto,  per la produzione di un normale flusso di sale, ricco di grani di ghiaccio solido, a parte l'acqua salata sotto la superficie ghiacciata di Encelado. Quando l'acqua congela, il sale viene estromesso, lasciandosi dietro ghiaccio d'acqua puro.

I dati suggeriscono che lo strato di acqua possa trovarsi ad una profondità di circa 80 km e che ogni secondo circa 200 kg di vapore vadano ad alimentare i pennacchi che arrivano anche oltre i 150 km di quota per cui è facile dedurre che la quantità liquida sommersa si davvero enorme.

 

Cap. 3 - Nuove prove per la vita nell'Universo?

 

Nell'articolo della NASA del 22 giugno 2011, riportante alcune dichiarazione di Nicolas Altobelli, scienziato ESA del "team Cassini-Huygens" (orbiter della NASA il primo e lander dell'ESA la seconda), ha dichiarato che questa scoperta potrebbe rappresentare un pezzo cruciale di nuove prove tese a dimostrare che le condizioni ambientali favorevoli alla comparsa della vita potrebbero trovarsi anche su corpi ghiacciati orbitanti attorno a pianeti gassosi.

In tal senso, risulta altresì interessante l'articolo comparso sulla rivista "Nature" del 31 maggio 2011, a firma di Richard A. Lovett,  titolato: "Enceladus named sweetest spot for alien life" e sottotitolato in maniera ancor più chiara nel modo seguente: "Saturn's icy moon has all the key ingrediets, scientists say", ovvero "Gli scienziati dicono che la luna ghiacciata di Saturno ha tutti gli ingredienti chiave".

Nell'articolo vengono riportati i punti di visti di molti scienziati, principalmente astrobiologi, planetari e microbiologi, così come sarebbero emersi nel corso di un meeting tenutosi verso la fine di maggio 2011 presso il SETI Institute di Mountain View (California).

Stando alle loro opinioni sembra di capire che Encelado, la luna ghiacciata di Saturno, assomigli ogni giorno sempre di più come alla zona del nostro Sistema Solare più abitabile oltre al nostro pianeta, addirittura con una vita pensata in maniera del tutto simile a quella sviluppatasi sulla Terra. Essi hanno paralato della presenza di "acqua allo stato liquido, di carbonio organico, di azoto e di ghiaccio", ovvero di tutti quegli elementi che l'ultimo fly-by di Cassini ha ampiamente dimostrato come esistenti in grande quantità su questa luna di Saturno.

Ma di quale cibo potrebbero nutrirsi quei minuscoli organismi che stanno alla base della vita? Metano, acetilene, etanolo o acetato? Il metano proveniente da Encelado è assai ricco di carbonio-12 e ciò sta chiaramente ad indicare la presenza di una certa attività biologica.

 

 

 

ANNO

argomento

NOTIZIA

2011

Nuove scoperte

Vortici spazio-tempo

  Scheda della notizia         

  Data                                - 15 giugno 2011

  Fonte                               - Centro ufologico ferrarese (CUN Ferrara) e http://science.nasa.gov

  Luogo                              - Spazio circostante tutti i corpi celesti

  Immagini                         - Un'immagine proviene dall'archivio del CUN Ferrara e non è collegata alla notizia citata mentre le altre

                                           immagini sono una cortese concessione della NASA  (http://www.nasa.gov)

  Traduzione                       - Free translation of the original, from American-English into Italian, by CUN Ferrara

  Commenti                        - Specifica il titolo e la data di questa notizia

  Errori o imprecisioni           - Specifica il titolo e la data di questa notizia

  Argomenti trattati        

  Capitolo 1                         - Antefatto

  Capitolo 2                         - Esiti dell'esperimento

  Capitolo 3                         - Tra buchi neri e vorticità

  Capitolo 4                         - Quali sviluppi in chiave ufologica?

 

Cap. 1 - Antefatto

 

Era il 20 aprile 2004 allorquando ebbe inizio la sperimentazione riguardante la possibilità che un qualsiasi corpo celeste potesse essere in grado di distorcere lo spazio-tempo locale.

A bordo del razzo Delta, lanciato in orbita polare, vi era la sonda GP-B (Gravity Probe - B) con i quattro giroscopi che dovevano sperimentare due particolari effetti spazio-temporali espressi nella relatività generale di Albert Eintein: quello geodetico, riferito alla possibile deformazione dello spazio-tempo attorno ad un corpo celeste e quello di trascinamento, riferito alla possibile distorsione spazio-temporale causata dalla semplice rotazione di un qualsiasi corpo celeste. Secondo tale teoria, all'aumento della massa e della densità di un corpo celeste tanto maggiormente aumenterà l'effetto deformante della dimensione spazio-temporale, detto anche "vortex of space-time". L'immagine collegata definisce abbastanza chiaramente la situazione di un vortice spazio-temporale: lo spazio si infossa leggermente sotto al peso di un corpo celeste mentre il tempo subisce una specie di dilatazione e si allunga in maniera sensibile.

 

Cap. 2 - Esiti dell'esperimento

 

La fase del volo spaziale della sonda GP-B è durata ben sedici mesi e si è conclusa il 26 settembre 2005 ma l'analisi dei dati è continuata per anni fino a tutto il 2010 poi, il 4 maggio 2011 la NASA ha deciso di comunicare ufficialmente i risultati raggiunti, sia attraverso una conferenza stampa che con un apposito articolo tecnico raggiungibile al link: http://science.nasa.gov/science-news/science-at-nasa/2011/04may_epic/, scritto dal Dr. Tony Phillips (Credit: Science@NASA).

Tale annuncio, considerato questa volta definitivo, era stato preceduto da quello del 14 aprile 2007, a cura del Dr. Francesco Everitt. Egli, nel corso di una conferenza planetaria, aveva annunciato che "... i dati forniti dai giroscopi della GP-B confermano in modo chiaro l'effetto geodetico previsto da Einstein con una precisione migliore dell'1%. Tuttavia, l'effetto del frame-dragging  è 170 volte più piccolo dell'effetto geodetico e gli scienziati stanno ancora estraendo la sua signature dai dati della sonsa spaziale ...".

L'effetto del "frame-dragging" è un fenomeno analogo al magnetismo nell'elettrodinamica ma viene causato da masse in rotazione anziché da cariche elettriche mentre l'effetto geodetico consiste nella curvatura dello spazio-tempo.

L'esperimento voleva verificare i piccoli cambiamenti nella direzione di rotazione dei quattro giroscopi montati sulla sonda GP-B orbitante intorno alla Terra ad una quota di 650 km: ovvero, si trattava di misurare la possibile curvatura dello spazio-tempo intorno ad un corpo celeste (Terra). I quattro giroscopi dell'esperimento della NASA hanno misurato un valore di precessione geodetica ed un effetto di trascinamento tali da indurre ad affermare la validità della teoria di Einstein, ovvero la realtà dei vortici spazio-temporali.

In pratica, abbandonando l'eccessivo tecnicismo dei dati, si è avuta la dimostrazione che Einstein aveva ragione: attorno alla nostra amata Terra, ma anche attorno ad ogni altro corpo celeste, si creano evidenti "distorsioni spazio-temporali" create dalla massa del corpo celeste, appunto, la quale tanto più è grande tanto maggiormente distorcerà il tessuto della cosiddetta quarta dimensione, ovvero lo spazio-tempo.

 

Cap. 3 - Tra buchi neri e vorticità

 

Anche i buchi neri, nel loro movimento di rotazione, genererebbero un fenomeno simile di distorsione della quarta dimensione, cioè si trascinerebbero dietro lo spazio ed il tempo, in una specie di vortice e ciò provocherebbe un interessante fenomeno collegato alle radiazioni elettromagnetiche, della quale fa parte anche la luce visibile che consente ai nostri occhi di vedere il mondo delle cose.

Quando le onde elettromagnetiche si trovano ad interagire con un buco nero, prima di essere definitivamente catturate e scomparire, forse nel nulla, si troverebbero ad affrontare una situazione per la quale subirebbero una specie di torsione, chiamata anche "vorticità dell'onda elettromagnetica". Tale fenomeno potrebbe forse aprire l'interessantissima frontiera della trasmissione di più informazioni su di una sola onda di frequenza sfruttando, per l'appunto, i diversi livelli di vorticità di un'onda elettromagnetica che si trovi ad agire in determinate condizioni-limite, fino ad ora solo pensate nella teoria e sperimentate in laboratorio.

 

Cap. 4 - Quali sviluppi possibili in chiave ufologica

 

Questi due aspetti dei vortici spazio-temporali aprono certamente nuove frontiere in chiave ufologica come, ad esempio, la comunicazione radio ed il contatto fisico con altre civiltà extraterrestri.

 

POSSIBILI SVILUPPI NELLA COMUNICAZIONE RADIO?

 

Dal punto di vista della comunicazione radio, par di capire che ora, almeno in teoria, esista la possibilità di trasmettere e ricevere segnali, e quindi informazioni, utilizzando il fenomeno della vorticità di un'unica onda radio a patto, ovviamente, di realizzare strumenti ed antenne in grado di provocare tale fenomeno di distorsione. In altre parole, sembra che ora si possa trasmettere e ricevere più canali su di una stessa frequenza, praticamente all'unisono, ovvero utilizzando sia per l'informazione di andata che per quella di ritorno sempre e solo quella stessa onda. Ciò aprirebbe, forse, un incredibile orizzonte dal punto di vista della comunicazione con ET.

Allo stato attuale noi sappiamo quattro cose importanti sulle normali onde radio, cioè quella particolare finestra ottica della radiazione elettromagnetica (spetto EM) o insieme di tutte le possibili radiazioni elettromagnetiche, caratterizzate da una lunghezza e da una frequenza.

Esse sono il mezzo più adatto per comunicare nello spazio poiché viaggiano veloci (299,792.458 m/sec), sono economicissime, trasportano molte informazioni (anche un'intera enciclopedia) e sono certamente comprese da ET poiché le leggi della fisica e della chimica sono le stesse in tutto il Cosmo ed Et deve necessariamente aver percorso un sapere tecnologico del tutto simile al nostro ma, purtroppo, il Cosmo è anche strapieno di frequenze che possono essere contate tranquillamente in miliardi.

Purtroppo, l'eventuale messaggio inviato dalla Terra verso zone cosmiche infinite presenta, sempre allo stato attuale, una serie di problemi mai superati, il primo dei quali è, in assoluto, quello che si rischia di inviare un messaggio assimilabile praticamente ad un monologo poiché le distanze cosmiche impediscono la conversazione: un messaggio ricevuto da un pianeta distante anche un solo anno-luce da noi impiegherà un altro anno-luce per tornarsene a casa.

Un secondo problema riguarda il sincronismo del messaggio inviato ad ET che, se più giovane di noi non avrebbe la tecnologia per decifrarlo e se più anziano userebbe probabilmente una tecnologia comunicativa diversa dalla nostra per cui la sola speranza è che la sua civiltà sia coeva alla nostra.

Un terzo problema riguarda la direzione del messaggio, ovvero il punto del Cosmo nel quale orientare il nostro radiotelescopio. Dove si troverà l'ET più vicino a noi? Fino ad ora abbiamo seguito una strada logica per noi ma, forse, non per ET, puntando le antenne verso le stelle più vicine, poi verso le galassie, quindi verso il centro della Via Lattea e, infine, gli ultimi tentativi sono stati rivolti verso gli estremi della Galassia ma, purtroppo, i risultati sono stati del tutto deludenti.

Un quarto problema riguarda la lunghezza dell'onda utilizzata per trasmettere il messaggio e noi abbiamo pensato che, essendo l'idrogeno l'elemento più abbondante nell'Universo, essa potesse essere quella più popolare lassù, corrispondente appunto alla lunghezza della riga del suo spettro atomico, ovvero 21 centimetri.

Alcuni di questi problemi di natura tecnica potrebbero essere superati dalla nuova tecnologia di un'unica onda che trasmetta e riceva nello stesso tempo, e non un solo canale in un'unica direzione ma più canali in diverse direzioni, ampliando in tal modo a dismisura la possibilità del contatto e quasi certamente riducendo i tempi di risposta. Ovviamente, rimarrebbero altri problemi del contatto radio, come quello del riconoscimento e della comprensione del messaggio eventualmente inviato da ET. Per comprendere l'importanza di tale aspetto, legato esclusivamente allo sviluppo tecnologico di una civiltà, dobbiamo provare ad immaginare di aver ricevuto un messaggio elettronico da ET quando la nostra civiltà si trovava ancora al tempo di Roma: se anche fosse stato scritto in latino o in greco come avremmo potuto capirlo se esso avesse poi trattato problemi di elettronica?

 

POSSIBILI SVILUPPI NELLA VORTICITÀ SPAZIO-TEMPORALE?

 

Il fatto di sapere che attorno alla Terra e, per conseguenza, attorno ad ogni altro corpo celeste, esistono vortici spazio-temporali induce indubbiamente a porsi domande ufologiche importanti, collegate alla possibilità di entrare in contatto con dimensioni a noi parallele attraverso vere e proprie porte temporali che l'immaginario cinematografico ha identificato nei wormholes dei buchi neri, giganteschi vortici cosmici che sembrano inghiottire ogni cosa, tempo e luce vicina compresi, senza lasciare alcuna traccia evidente della materia; in realtà, le informazioni su tutto ciò che inghiottono sono trascritte nelle caratteristiche della radiazione elettromagnetica emessa durante la fase successiva al "pasto", ovvero quella dell'evaporazione.

Ma su che cosa avvenga realmente dentro ad un buco nero nessuno lo sa veramente ed i nostri migliori registi di fantascienza ne hanno pensate di tutti i colori. E che fine fanno le leggi della fisica dentro a quelle paurose regioni cosmiche che, in virtù della deformazione dello spazio provocata dalla loro massa, sono in grado di agire sulla luce in maniera incredibile, deviandola se abbastanza lontana, tenendo in orbita attorno al buco stesso, a mo' di pianeta, se non troppo vicina o assorbendola allorquando venga a trovarsi molto vicina, costringendola quindi precipitare con movimento a spirale lungo le pareti di un pozzo apparentemente senza fine e poi facendola del tutto scomparire?

Un astronauta catturato da un buco nero verrebbe visto dai suoi colleghi sulla navicella dissolversi lentamente fino a scomparire mentre egli avrebbe la sensazione di precipitare ad una velocità in continuo aumento ma ciò che veramente potrebbe accadere in luoghi tanto misteriosi è certamente aldilà di ogni immaginazione: nel confine fra la realtà della materia, dello spazio, del tempo e l'inizio di un buco nero, dove perfino la luce subisce modificazioni permanenti, venendo deviata o catturata come abbiamo appena visto, potrebbe accadere di tutto.

Certamente da quelle parti non siamo lontani dal vero se immaginiamo che si possano generare giganteschi regni di illusioni ottiche a causa della distorsione della luce e possiamo pure credere che si possa avere a che fare con una nuova forza di gravità di tipo quantistico nel caso di buco nero statico ed immobile o, addirittura, nel caso che il buco nero fosse in rotazione, che si possa riemergere in un qualche altro punto dello spazio o del tempo, il che equivarrebbe ad affermare che sia perfino possibile viaggiare nel tempo.

Ovviamente, essendo le forze di cui si sta parlando di enne potenza, nessun essere vivente potrebbe vivere esperienze di questo tipo e poi tornarsene tranquillamente indietro a raccontarcele. Per esperienze di questo tipo il buco nero ha però necessità di essere associato ad un wormhole o buco di verme o corridoio spazio-temporale, ovvero un tunnel o una connessione formatosi all'interno della dimensione spazio-tempo.

La fisica ha ipotizzato l'esistenza di questa scorciatoia che permetterebbe di passare istantaneamente da un punto dell'Universo ad un altro ad una velocità addirittura forse superiore perfino a quella della luce esistente nel nostro spazio ordinario. In pratica, nel wormhole si genererebbe una galleria gravitazionale, strettamente collegata alla quarta dimensione spazio-temporale, dotata di due estremità collegate ad un cunicolo che lascerebbe passare la materia. Nessuno però sa veramente che cosa accadrebbe all'interno di questo cunicolo per cui si è anche congetturata la possibilità che anziché essere istantaneamente proiettati in dimensioni spazio-temporali diverse o in universi paralleli si venga catturati per un tempo enne e si rimanga o in sospensione temporale o si entri in un corridoio senza fine. Per molti scienziati siamo nel campo della fantasia pura e tale fantasia viene anche utilizzata per rappresentarli per cui, secondo una moderna teoria essi potrebbero apparire come "aperture sferiche" che lasciano intravvedere luoghi terrestri o cosmici lontani.

Ma un wormhole sarebbe davvero attraversabile se esistesse? Per i fisici degli anni '70 ciò non era possibile in quanto la gola del wormhole, restringendosi sempre più fino a scomparire nel nulla, sarebbe collassata ancor prima che un singolo raggio di luce o una navicella spaziale avessero tentato di attraversarla.

Dalla fine degli anni '90 le cose hanno iniziato a prendere una diversa piega in quanto si è ipotizzato il wormhole come costruito di materia negativa che, avendo un comportamento opposto a quello della materia normale avrebbe potuto esercitare una repulsione gravitazionale anziché una attrazione mortale, rendendo così stabile il tunnel spazio-temporale e quindi del tutto attraversabile.

La meccanica quantistica ha poi aperto nuovi spazi alle teorie sui possibili viaggi all'interno di un wormhole, in base al principio delle "particelle virtuali", che inizierebbero ad esistere improvvisamente dal nulla per poi scomparire in un battibaleno per cui, avendo contemporaneamente energia positiva e negativa, sarebbe possibile creare quel flusso di energia tale da consentire l'incredibile passaggio attraverso un tunnel spazio-temporale.

Certo è che la fisica attuale, anche ammettendo sia la possibilità della loro esistenza che la possibilità di costruirli in laboratorio, sostiene per bocca di Stephen Hawking che, comunque vada, i wormholes si autodistruggerebbero nel momento stesso in cui un qualsiasi oggetto o sonda spaziale ne tentasse l'attraversamento a meno che ... il wormhole non esistesse che all'interno di un microuniverso subatomico... In questo caso, infatti, la struttura microscopica dello spazio-tempo, pensata nella sua dimensione di miliardi di volte di quella di un singolo elettrone, avrebbe una reale possibilità di consentire viaggi temporali ma, purtroppo, saremmo in un ambiente troppo piccolo per noi umani, ovvero quello del campo subatomico.

 

 

 

ANNO

argomento

NOTIZI

2011

Disclosure

Ufo attorno alla Terra

  Scheda della notizia         

  Data                                - 27 marzo 2011

  Fonte                               - http://www.irishtimes.com e http://www.roscommonherald.ie

  Luogo                              - Spazio attorno alla Terra

  Durata                             - Tutto l'anno

  Testimoni                         - L'astronomo Eamonn Ansbro, membro della Royal Astronomical Society

  Immagini                         - Ricostruzione del fatto, eseguita dal CUF con grafica digitale utilizzando immagini del free web

  Traduzione                       - Free translation of the original, from American-English into Italian, by CUN Ferrara

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  Testo della segnalazione    - Riportiamo il testo integrale della segnalazione, corretto nella sola forma espositiva

  Argomenti trattati        

  Capitolo 1                         - Abstract

  Capitolo 2                         - Siamo veramente soli fra miliardi di Soli?

  Capitolo 3                         - La teoria dell'ingegnere aerospaziale T. Roy Dutton

  Capitolo 4                         - Il percorso di Eamonn Ansbro

  Capitolo 5                         - I progetti SETV e SETA

  Capitolo 6                         - Il progetto SETI

  Capitolo 7                         - Il canto dell'idrogeno

  Capitolo 8                         - Le onde radio

  Capitolo 9                         - Gli ostacoli della comunicazione radio con ET

  Capitolo 10                       - Conclusioni

 

Cap. 1 - Abstract

 

Sabato 26 marzo 2011 è stata pubblicata sul sito http://www.irishtimes.com un'intervista di Fionola Meredith all'astronomo Eamonn Ansbro il quale, oltre a sostenere la teoria per la quale noi siamo regolarmente visitati dagli Ufo, ritiene di essere in grado di poter individuare esattamente sia il luogo che il momento in cui essi appariranno.

Fionola Meredith è una giornalista freelance, radiofonico-televisiva, che vive a Belfast e collabora con "The Irish Times", pubblicando articoli di vario genere. Collabora poi sia con la BBC Northern Ireland Television, scrivendo commenti e recensioni che con il mensile "The Vacuum" di Belfast.

Eamonn Ansbro è un famoso astronomo inglese, nato in Irlanda, che vive con la moglie Catherine vicino a Boyle, nella Contea di Roscommon, sul pendio di una ventosa collina. Attualmente è membro della Royal Astronomical Society ma in passato è stato vice presidente dell'Associazione Internazionale degli Astronomi.

Egli, presso la località di Boyle, nella Contea di Roscommon (Irlanda), ha realizzato il Kingsland Observatory, un fantastico osservatorio OSETI (Optical Search for Extraterrestrial Intelligence) finalizzato alla ricerca delle prove che dimostrino la realtà della vita extraterrestre.

 

Cap. 2 - Siamo veramente soli fra miliardi di Soli?

 

La Fionola, molto prima che i Media internazionali puntassero l'orecchio verso la vicenda, se n'è andata ad intervistare il famoso astronomo proprio presso l'osservatorio che egli aveva recentemente costruito nella Contea di Roscommon e sabato 26 marzo 2011 ha poi pubblicato sul sito linkato la relativa intervista. Purtroppo per lei, la notizia non è riuscita a provocare quel clamore che ha invece ottenuto l'intervista di Maresa Fagan ad Eamonn Ansbro, pubblicata martedì 19 aprile 2011 sul sito del Roscommon Heral, linkato in apertura. È infatti accaduto che la grande stampa prendesse più spunti da quest'ultima che non dalla prima.

 

Noi, andando un po' controcorrente, optiamo per la meno nota versione pubblicata su http://www.irishtimes.com da Fionola Meredith, se non altro in un'ottica di rispetto per la primogenitura.

Nell'articolo intitolata: "Are we alone?" (Siamo soli?), dopo aver tratteggiato a grandi pennellate il carattere di Eamonn Ansbro, ella ha chiarito il pensiero dello scienziato riguardo l'esistenza di altri mondi e di altri esseri: Ansbro si dice convinto dell'esistenza di creature provenienti dallo spazio cosmico, che sorvegliano la Terra con le loro astronavi e la visitano con regolarità. A questo punto, l'astronomo ha aggiunto particolari davvero interessanti, che sono musica per le nostre orecchie, ovvero che i nostri governanti sarebbero ben consapevoli dell'esistenza di questi Ufo ma non avrebbero la capacità di intervenire.

 

Cap. 3 - La teoria dell'ingegnere aerospaziale T. Roy Dutton

 

Egli, rifacendosi alla teoria elaborata da Roy Dutton, un ingegnere aerospaziale britannico in pensione (http://www.globalserve.net/~mallet/roycharts.shtml), si dice in grado di predire sia il luogo che il tempo in cui gli Ufo appariranno visto che essi non sono lontani da noi milioni di chilometri ma si trovano proprio dietro casa. Nell'intervista si dice che Ansbro abbia scelto la località di Boyle come sito per le proprie osservazioni, perché qui si è avuta notizia di diversi avvistamenti ufologici o, piuttosto, di "Fenomeni che sono frutto di osservazioni anomale" come li definisce lui.

 

Cap. 4 - Il percorso di Eamonn Ansbro

 

Dopo essersi definito come "Uno di coloro che vogliono credere", in piena sintonia con la classica terminologia della serie televisiva "X-Files", parla dell'esistenza di una convincente documentazione riguardante oggetti concreti, aventi caratteristiche di volo assai lontane dalla nostra tecnologia, apparsi nei nostri cieli con una certa frequenza, avvistati da personale militare e registrati da strumenti radar nonché fotografati da numerosi civili.

Il suo percorso verso il convincimento che possano esistere nostri fratelli cosmici ebbe inizio nel 1990, allorquando Hermann van Bellingham, un astronomo in servizio presso lo Schull Planetarium, gli fece menzione delle numerose telefonate ricevute dall'osservatorio e riguardanti strane luci nel cielo. E Ansbro, grazie alle sue conoscenze meteorologiche, ne rimase così coinvolto che decise di intervistare i numerosi testimoni. In un solo anno li incontrò tutti e si convinse della veridicità degli avvistamenti di sfere di luce e di oggetti discoidali poiché non c'era nulla in meteorologia e in fisica che potesse spiegare i fenomeni descritti.

Purtroppo, Ansbro sta percorrendo una strada solitaria poiché i suoi principali colleghi scienziati del progetto SETI (Search for Extra-Terrestrial Intelligence) si rifiutano di legittimare il suo lavoro ed egli, per contro, poiché dopo quarant'anni di osservazioni non sono ancora stati prodotti dati significativi, critica la loro strategia di osservazione di stelle distanti ed il loro convincimento che altre civiltà possano usare una tecnologia sostanzialmente simile alla nostra. Arricchisce quindi la sua critica tirando addirittura in ballo noi italiani con la frase seguente: «È come cercare di trovare un ristorante italiano alla fine della Galassia!»

 

Cap. 5 - I progetti SETV e SETA

 

A tal proposito egli va a perorare la causa del progetto SETV (Search for Extraterrestrial Visitation), il quale ha lo scopo di verificare i numerosi rapporti di visite vicino alla Terra. In pratica, questo progetto ammette la possibilità teorica che possano esistere prove dell'esistenza extraterrestre all'interno del nostro Sistema Solare ed i luoghi che vengono considerati maggiormente promettenti a tal riguardo sono: l'orbita terrestre, l'orbita lunare, i punti di librazione e la cintura degli asteroidi.

Il progetto SETV lo si può intendere come un'emanazione del progetto SETA (Search for Extra-Terrestrial Artifacts) che, a sua volta, deriva dal menzionato SETI. Il termine SETA venne creato per la prima volta nel 1985 dai ricercatori Robert Freitas e Francisco Valdes. Esso si pone l'obiettivo di andare alla ricerca di eventuali prove scientifiche con le quali sia possibile dimostrare che all'interno del nostro Sistema Solare esistono sonde extraterrestri o artefatti tecnologici extraterrestri.

 

Come detto, le sonde potrebbero trovarsi nei punti di oscillazione, detti anche "Punti di Lagrange", dal nome del matematico Joseph-Louis de Lagrange che ne calcolò la posizione nel 1772. In pratica, i punti sono posizioni nello spazio in cui le forze che agiscono fra due oggetti celesti (Sole-Terra o Terra-Luna) si bilanciano, creando così una situazione di equilibrio che consente la facile ospitalità di altri corpi in quanto le attrazioni gravitazionali si annullano.

 

La ricerca si effettua da Terra con telescopi ottici e dallo spazio con telescopi all'infrarosso, come IRAS e ISO. Fino alle dichiarazioni di Ansbro, non erano ancora state raccolte prove significative sulla possibilità che il nostro Sistema Solare potesse essere visitato con regolarità da civiltà extraterrestri che si trovano in fase migratoria ma grazie all'osservatorio astronomico di Boyle, gestito direttamente da Ansbro e dedicato, appunto, al monitoraggio automatico di oggetti luminosi, sembra che si stia scrivendo qualcosa di veramente nuovo nel panorama ufologico grazie all'utilizzo di una "all sky camera" composta da ben undici fotocamere, che registra ogni cosa inusuale o che si muove lassù.

 

Cap. 6 - Il progetto SETI

 

Il progetto base, ovvero il SETI (Search for Extra-Terrestrial Intelligence) nacque nel 1959 quando il prof. Philip Morrison ed il fisico Giuseppe Cocconi, del MIT (Massachusetts Institute of Technology), con un articolo sulla rivista Nature, proposero l'idea di comunicare via radio con ET sfruttando il "Canto dell'idrogeno".

In pratica, l'assunto era che volendo tentare di verificare la presenza di vita extraterrestre intelligente nell'Universo a noi vicino, si sarebbe dovuto tentare di sfruttare la possibilità di mettersi in ascolto e cercare di captare segnali radio nella speranza che si rivelassero a noi comprensibili.

 

Cap. 7 - Il canto dell'idrogeno

 

Ma perché il canto dell'idrogeno? Perché i suoi atomi vibrano costantemente ed emettono onde radio della lunghezza di 21 centimetri. Il canto dell'idrogeno equivale anche al rumore di fondo del Cosmo dove l'idrogeno, appunto, che oltre ad essere l'elemento chimico più leggero ed abbondante dell'Universo, costituisce il 75% della materia in base alla massa e ben il 95% della materia in base al numero di atomi. È rarissimo nella nostra atmosfera a causa dell'estrema leggerezza delle sue molecole che sfuggono all'attrazione gravitazionale.

A quel punto sembrò che le onde radio potessero essere il mezzo più adatto a comunicare nello spazio poiché viaggiano quasi alla velocità della luce, ovvero 299 milioni, 792 mila e 458 metri al secondo ma la cifra viene arrotondata, per comodità a trecentomila km al secondo.

 

Cap. 8 - Le onde radio

 

Come detto, ad un certo punto sembrò che le onde radio fossero il mezzo più adatto per comunicare nello spazio in quanto: la loro velocità di propagazione era assimilabile quasi a quella della luce, erano economiche, potevano trasportare tante informazioni in pochi secondi ed erano sicuramente comprese da ET poiché le leggi fisiche e chimiche sono le stesse in tutto il Cosmo conosciuto ed ET deve necessariamente aver compiuto un percorso di crescita tecnologica del tutto simile al nostro. Purtroppo, ci si rese subito conto di aver fatto i conti senza l'oste e gli scienziati del SETI si trovarono a dover affrontare una battaglia persa in partenza per una serie pressoché insuperabile di ostacoli.

 

Cap. 9 - Gli ostacoli della comunicazione radio con ET

 

Il primo ostacolo che si è dovuto affrontare è stato quello dei miliardi di frequenze di cui è pieno il Cosmo. Infatti, le onde radio sono emesse da molti corpi celesti e principalmente dal Sole, dalle galassie e dalle supernove, con lunghezze d'onda che vanno da 1 mm a 100.000 km e con una frequenza che spazia da 1 Hz a 3.000 Mhz!!!

In quale lunghezza d'onda si sarebbe dovuto dunque cercare un segnale proveniente da ET? In pratica, si sarebbe dovuto cercare di sintonizzarsi sulla lunghezza d'onda del suo segnale, proprio come facciamo quando andiamo a cercare manualmente una stazione di una qualche radio privata con la nostra radiolina analogica o digitale.

Ma, non conoscendo la lunghezza d'onda dalla quale avrebbe potuto trasmettere ET si è seguito il seguente ragionamento: "Se ET appartiene ad una civiltà più avanzata della nostra si dovrebbe puntare su di una lunghezza d'onda "cool", ovvero abbastanza popolare nel Cosmo, come è appunto la "riga dello spettro atomico dell'idrogeno"; infatti, esso è l'elemento più abbondante nel Cosmo, ha una lunghezza d'onda di soli 21 cm e crea un tipico sibilo di fondo nei radiotelescopi.

 

Il secondo ostacolo che si è presentato è stato quello della direzione verso la quale puntare il radiotelescopio per cui si è praticamente andati a casaccio, con una "logica" tipicamente terrestre: prima le stelle vicine, poi le galassie note, quindi il centro della Via Lattea e, infine, gli estremi della nostra Galassia.

 

Il terzo ostacolo che si è parato davanti agli astronomi del SETI è stato quello della comprensione del messaggio; ovvero, una volta che il messaggio di ET arrivasse ai nostri radiotelescopi e gli astronomi lo riconoscessero come tale (fischio puro non esistente in natura), ci sarebbe il non secondario problema di capirne il significato. Se fosse giunto al tempo dei latini e fosse scritto nella loro lingua ma trattasse di problemi di elettronica nessuno riuscirebbe a capirne il significato pur riuscendo a leggerlo benissimo.

A questo punto gli astronomi del SETI non si sono arresi ma hanno preferito cambiare il punto di vista sostenendo che se ET fosse davvero intelligente invierebbe un messaggio semplicissimo, sotto forma di enciclopedia contenente tutto il percorso del proprio sapere e se ET fosse addirittura intelligentissimo opterebbe per un messaggio composto di sole immagini: quelle di se stesso e del proprio mondo.

 

Ma anche così ci si è ben presto accorti che parlare con ET avrebbe comportato il dover superare ben atri ostacoli ed infatti, puntuale, si è presentato il quarto ostacolo con tutto il suo peso psicologico: la notizia che da qualche parte dell'Universo esiste qualcosa assimilabile all'uomo provocherebbe uno shock tale da mettere immediatamente in crisi tutti i nostri valori, sia quelli civile che quelli religiosi.

E così, pur di fronte all'insuperabile, gli astronomi del SETI, ben consci che il loro progetto significa finanziamenti e lavoro per tanti, hanno optato per una riflessione geniale e, infatti, sono ancora lì ad attendere il nulla: "La nostra certezza è che ET esiste ed un suo eventuale messaggio a noi intelligibile ci confermerebbe che la nostra tecnologia ci ha condotti ad un superiore livello di civiltà e di cultura. E se ciò avvenisse vorrebbe semplicemente dire che possediamo un'intelligenza superiore e siamo una civiltà tecnologicamente avanzatissima".

Purtroppo, non hanno esplicitato abbastanza chiaramente la parte finale del loro concetto: essere una civiltà avanzatissima significa, infatti, trovarsi allo stadio finale della nostra esistenza. Vale dunque la pena di accettare la sfida di scoprire di essere intelligentissimi per avere la prova che la nostra civiltà è giunta al suo stadio finale?

 

Cap. 10 - Conclusioni

 

La ricerca del nostro Ansbro ha certamente prodotto risultati interessanti ma lo ha anche portato a dichiarare che la scoperta non è ancora stata offerta in pasto alla comunità scientifica e che non ci sono nemmeno le risorse per farlo. Egli, tuttavia, è in grado, in ogni momento, di dimostrare che astronavi extraterrestri operano su specifiche orbite attorno alla Terra per cui non si deve più parlare di UFO ma di IFO, ovvero di "Identified Flying Objects".

 

 Noi, pur rimanendo ufologi convinti, preferiamo sacrificare un po' i nostri entusiasmi e tenere i piedi ben piantati a terra in quanto crediamo che se l'obiettivo che questa notizia intendeva raggiungere era quello di ottenere un vero risultato scientifico, sia davvero ancora troppo presto per cantare vittoria.

Infatti, nonostante le clamorose dichiarazioni dell'avvenuta identificazione di un fenomeno luminoso, afferente quasi certamente ad un artefatto volante proveniente dallo spazio esterno, è necessaria anche disporre di una approfondita analisi della fisica che abbia determinato il moto di quel corpo artificiale nella nostra atmosfera.

La dichiarazione dell'avvistamento di un presunto artefatto volante afferisce al mondo delle segnalazioni ufologiche, di cui noi siamo orgogliosamente portatori ma sia chiaro che una segnalazione è cosa ben diversa dalla dimostrazione delle leggi fisiche che la abbiano prodotto. E poiché gli Ufo-inganni della Natura conosciuta sono davvero tanti, si deve concludere che essi sono ancora nulla rispetto a quelli prodotti dalla Natura non ancora ben conosciuta e lontana da noi distanze abissali.

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

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  Data                                - X

  Fonte                               - Centro ufologico ferrarese (CUN Ferrara)

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  Immagini                         - L'immagine proviene dall'archivio del CUN Ferrara e non è collegata alla notizia citata

  Immagini                         - L'immagine è una ricostruzione del fatto, eseguita dal CUF con grafica digitale

  Immagini                         - L'immagine proviene dal free web

  Immagini                         - L'immagine è una cortese concessione della NASA  (http://www.nasa.gov), Johnson Space Center

  Immagini                         - Foto originale del fatto citato

  Immagini                         - Photo courtesy of Johnson Space Center (http://www.nasa.gov)

  Immagini                         - Photo courtesy of JPL-Caltech/Cornell University (http://www.nasa.gov)

  Traduzione                       - Free translation of the original, from American-English into Italian, by CUN Ferrara

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To be continued ...