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Centro ufologico ferrarese |
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Ufo
NEL MONDO |
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AVVISTAMENTI |
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FOTOGRAFARE UFO
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Argomento |
notizia |
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16.03.2006 |
Possibilità ufologiche |
È possibile fotografare Ufo? |
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30.04.2006 |
Curiosità |
Ufo veri e Ufo falsi |
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30.04.2006 |
Scienza |
Lo spettro elettromagnetico |
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30.04.2006 |
Conoscenza |
La fotografia digitale |
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30.04.2006 |
Tecnologia |
La tecnica fotografica
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30.04.2006 |
Tecnica |
La tecnica operativa |
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30.04.2006 |
Risultati |
L'evidenza fotografica |
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ARTICOLI |
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Data |
ARGOMENTO |
Notizia |
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16.03.2006 |
Possibilità ufologiche |
È possibile fotografare
Ufo? |
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Fonte della notizia:
Centro ufologico ferrarese
e Focus (Ottobre 2003)
Provenienza delle immagini:
dall'archivio del CUF e dal free web
Aggiornamento dell'articolo:
04 maggio 2009
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specificando il titolo della presente news

Presentazione
Questo articolo è stato, in assoluto in
Italia, il primo riguardante la
possibilità di fotografare un Ufo utilizzando un apparecchio fotografico
digitale.
Visto il successo
riscontrato con le informazioni richieste dai nostri lettori, in data 30
marzo 2006 abbiamo inserito in Home Page la presente sezione, denominata
"Fotografare Ufo",
in cui sarà possibile avere una visione
più completa dell'argomento.
Introduzione
Chiunque abbia vissuto l'esperienze
di una presunta immagine di un Ufo o di un Ovni (Oggetto Volante Non Identificato)
apparso su di una fotografia digitale ma non notato al momento dello scatto
e desideri contribuire alla ricerca, potrà
contattarci
o inviarci direttamente il materiale suddetto.
Ovviamente, non ci impegneremo nel rispondere a
chiunque invii materiale fotografico o video ma se,
a nostro giudizio, esso dovesse risultare
interessante, avremo cura di eseguire analisi approfondite utilizzando
il buon
senso,
l'esperienza e le conoscenze acquisite. I nostri primi obiettivi saranno
quelli di escludere:
A) il fotomontaggio digitale, facilmente
individuabile per la differenza dei fotoni
sul rumore di fondo;
B) il fotomontaggio analogico, facilmente
individuabile dalla caratteristica formazione assunta dalla disposizione
della luminosità ogni volta che si realizzi una sovrapposizione di
pellicola e di scatto;
B) l'assenza del riflesso della luce incidente, anch'esso
facilmente individuabile perché si sa esattamente come si comporta la
luce riflessa, in maniera più o meno incidente, sia in funzione sia dell'angolo
di assorbimento che in funzione della risoluzione del sensore CCD o Charge
Coupled
Device,
ovvero il "dispositivo ad accoppiamento di carica".
Qualora il materiale
analizzato secondo questa procedura fosse da noi ritenuto ufologicamente interessante, si richiederà
al proprietario l'autorizzazione alla divulgazione sul nostro sito,
ovviamente nel
rispetto della Legge sulla Privacy (iniziali
del nome e del cognome nonché il luogo, la data e l'ora dello scatto),
avendo cura di specificare che la proprietà
della foto rimarrà a chi l'ha effettivamente eseguita mentre noi saremo
solo coloro che la renderanno pubblica.
È possibile fotografare un Ufo?
Ciò
che dovrebbe sapere ogni investigatore di fatti di presunta natura
ufologica è che fotografare un Ufo non è poi
un'impresa del tutto impossibile.
Per comprendere quali siano le reali possibilità a
nostra disposizione si dovranno leggere tutti
gli articoli di questa sezione. Nel
corso delle numerose conferenze ufologiche che teniamo presso
biblioteche comunali, teatri, radio libere e associazioni culturali, ci
sentiamo spesso rivolgere domande del tipo: «Le
immagini di presunti UFO che attualmente circolano sulle riviste o si
vedono nel corso di trasmissioni televisive sono vere o sono false?». Per rispondere a questo
tipo di domanda prendiamo in considerazione gli argomenti di seguito
sintetizzati:
1 - le
foto vere sono
moltissime ma quelle false sono altrettanto numerose (la
curiosità);
2 - di tutta la
luce
esistente in natura c'è una notevole differenza fra quella
percepita
dall'occhio umano e quella che riesce a
percepire il sensore di una
macchina digitale, cioè la luce infrarossa, per cui bisogna avere
almeno nozioni di base sullo spettro elettromagnetico (la
scienza);
3 -
occorre conoscere il funzionamento di una
macchina fotografica digitale, cioè sapere che cosa sono i filtri NIR,
sapere cosa significa il potere di risoluzione dei pixel e di sensibilità
di un CCD e sapere, infine, che differenze esiste tra un zoom ottico ed
uno digitale in termini di fotografia ufologica (la conoscenza);
4 - conoscendo l'oggetto della ricerca e
lo strumento in grado di fotografarla, si può tentare l'impresa di
individuare un UFO ben consci, però, che le possibilità reali di
inquadrarlo nel nostro CCD, senza chiaramente vederlo ad occhio nudo,
sono
bassissime: in pratica è una su 800.000 circa, pari alla stessa "possibilità
che abbiamo di essere colpiti da un fulmine in un anno di tempo" (la tecnica operativa).
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Data |
ARGOMENTO |
Notizia |
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30.04.2006 |
Curiosità |
Ufo veri e Ufo falsi |
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Fonte della notizia:
Centro ufologico ferrarese
Provenienza delle
immagini:
dall'archivio del CUF e dal free web
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Foto di proprietà del CUF
PRIMA
FOTO - La prima foto è un
falso
UFO triangolare:
si tratta di tre lampioni fotografati a Vigarano Mainarda (FE), una notte
di settembre del 2005.
SECONDA
FOTO - La
seconda foto è un
vero
UFO sigariforme, di dimensioni veramente
ragguardevoli, avvistato e fotografato nel 2003 da una famiglia
ferrarese, nelle vicinanze del
Palazzo
degli Specchi di Ferrara.
La
risposta che offriamo all'uditorio nel corso delle annuali conferenze, in relazione alla presunta veridicità di
immagini di UFO, è all'incirca in questi termini: «Le foto vere sono
moltissime ma purtroppo le false fanno la parte del leone».
Gli
Ufo veri su Firenze: 27 ottobre 1954
Citiamo,
innanzitutto, un caso assai lontano nel tempo ma emblematico per il tipo
di trucco messo in atto. Parlo del caso della
ventina
di dischi volanti, di color bianco lucente, apparsi a
Firenze
il 27 ottobre 1954, a partire dalle ore 14.20 e visti da migliaia di
fiorentini. Dopo circa un'ora, gli UFO si trovavano ancora sulla città e
alle 15.27 precise uno si fermò proprio sulla verticale del campo di
calcio di Firenze, dove stava avendo luogo l'incontro fra la Fiorentina e
la Pistoiese, davanti a migliaia di spettatori e si generò tanta
meraviglia che l'arbitro interruppe l'incontro di calcio per alcuni
minuti.
Quando sembrava che l'enorme formazione stesse per raggiungere la
città di Fiesole, all'improvviso tutti gli UFO invertirono la rotta e
sorvolarono nuovamente il campo di calcio in tutta la sua lunghezza,
tenendo una direzione verso Sud. L'episodio però è più ricordato per la
copiosa caduta di filamenti vetrosi, noti con il termine di "Capelli
d'Angelo", che scesero in quantità industriale sulle teste dei
fiorentini. In un primo tempo la definirono "bambagia
silicea" in quanto si presentava come vaporosi batuffoli
bianchi, più rossi di un normale fiocco di neve: una sostanza che al
contatto delle mani si scioglieva immediatamente.
Gli UFO viaggiavano in
formazione ma operavano in coppia ed ognuna di esse aveva una forma
diversa: a gabbiano, a goccia, a cappello cinese, a cilindro ed altre
ancora. Molti spettatori erano provvisti di binocolo,
macchina fotografica e cinepresa e così, ancor oggi possiamo
ammirare quello che accadde mezzo secolo fa in Italia.
Gli
Ufo falsi su Firenze: 29 ottobre 1954
Bene!
Se migliaia di persone avevano visto, centinaia avevano fotografato e
qualcuno aveva filmato il fatto
suddetto, che
bisogno c'era di creare dei falsi? Eppure, il filmato del
telegiornale INCOM che venne trasmesso il 29 ottobre 1954
era vero
solo in parte. Accadde, infatti, che i tecnici televisivi, dovendo
presentare un filmato collegato alla notizia televisiva e non avendo alcun
film originale disponibile, scegliessero di "creare artificialmente
un finto disco volante".
L'episodio è narrato da
Giuseppe Stilo, del
CISU. Egli, nel 1997, andò ad intervistare Marino Marchi, cineoperatore
della INCOM, il quale ebbe a dichiarare che incaricò Dino Sadun, suo
assistente, di lanciare su Piazza Michelangelo un palloncino pieno di elio
e da lì si girò il famoso filmato televisivo; i due tecnici vollero
rendere più credibile una cosa assolutamente vera e testimoniata da una
moltitudine di persone ma, così facendo, generarono uno dei più famosi
falsi dell'ufologia.
Gli Ufo falsi su Oliver's Castle (G.B.): 11
agosto 1996
Altri
falsi famosi sono le sfere metalliche
che si vedono volare al di sopra di alcuni campi di grano e, addirittura,
le si vede distintamente generare crop circles perfetti nel giro di alcuni
secondi. Anche in questo caso il regista del filmato ha confessato la
manomissione della pellicola. Infatti,
l'11 agosto 1996 nella località di Oliver's Castle (Inghilterra) accadde che
John
Wheyleigh disse di aver filmato, per 24 secondi, delle sfere di
luce che in brevissimo tempo
avevano formato uno stupendo crop
circle,
composto da sette cerchi. Il filmato fece il giro del mondo ma venne
esaminato dall'esperto di tecnica fotografica computerizzata Paul
Vigay che emise la seguente sentenza: il
video è falso. Ancor oggi, esaminandolo, è infatti possibile
individuare ben
tre errori clamorosi:
1) il
primo riguarda la
tecnica di
ripresa, in cui la telecamera rimane immobile e
non si muove nemmeno per seguire i numerosi movimenti delle sfere;
2) il
secondo riguarda il campo
di ripresa della telecamera, in cui si vede che un crop si conclude all'interno di
un'inquadratura predefinita;
3) il
terzo riguarda la logica delle luci, nella quale
le
ombre delle sfere non collimano né coincidono approssimativamente
con la
luce solare.
Infatti, alla fine, si apprese che sotto lo pseudonimo
di John Wheyleigh si celava il regista
John Wabe, della Video First Cup di
Bristol (England), il quale ammise pubblicamente che il video
era stata
una montatura computerizzata. Dunque,
se hanno manomesso interi filmati, figuriamoci cosa è mai stato possibile
fare con delle semplici fotografie!
L'Ufo vero
su Bruxelles
(Belgio): 30 marzo 1990
Tuttavia, è bene ribadire che gli Ufo veri sono moltissimi ed il caso più
eclatante, e relativamente vicino a noi nel tempo, è quello che accadde
in Belgio il 30 marzo 1990. Qui, all'improvviso,
sulla città
di Bruxelles apparve in cielo un Ufo triangolare,
dotato di fari rossi, verdi e gialli, che svolazzava tranquillamente
avanti e indietro e neanche tanto alto da terra. Lo videro, lo
fotografarono e lo filmarono in migliaia di persone.
Quel velivolo
alieno si mostrò in grado di compiere una serie incredibile di
evoluzioni: fermarsi immobile e senza far rumore, a quote diversificate
che vanno dai 100 ai 3.000 metri, procedere assai lentamente, ondeggiare,
inclinarsi, spostarsi in ogni direzione e passare da zero km orari a
velocità supersoniche nello spazio di qualche secondo.
Inoltre, data la
quota bassissima ed il gran traffico di persone sotto di sé, non sembrò
per nulla preoccupato di essere un "sorvegliato speciale" e non
si preoccupò nemmeno dei due potentissimi aerei militari F-16, decollati
da una base militare NATO in quanto il radar della base militare di Glons
lo aveva intercettato e ne aveva registrato le incredibili
accelerazioni: da
45 a 1.700 km/h.
Dunque, questo oggetto non identificato,
di
forma assolutamente nuova rispetto alla tipologia classica , ha mostrato a noi terrestri che, da qualche
parte dell'Universo, esiste una popolazione in grado di visitare il nostro
sistema solare ed è dotata di una tecnologia di molto superiore alla
nostra in quanto:
1
- l'Ufo si è mostrato a migliaia di persone
e possiamo quindi dire che è entrato nel campo della "luce
visibile" in quanto è stato davvero fotografato e filmato in mille
modi;
2
- l'Ufo è stato poi intercettato dai radar militari
della base di Glons e quindi possiamo dire che emetteva anche fasci
di energia e di radioonde e almeno la sua superficie era dotata di potere
riflettente;
3
- quando però si è trovato a dover affrontare una minaccia seria,
rappresentata da due aerei da guerra, armati di tutto punto e dotati di
sistema di rilevamento all'infrarosso, è accaduto l'incredibile:
l'ufo
si è reso invisibile agli occhi dei piloti e ai sistemi di rilevamento e
di intercettazione degli F-16, dimostrando
in tal modo che la distanza fra la nostra tecnologia e quella aliena è
incommensurabile.
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Data |
ARGOMENTO |
Notizia |
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30.04.2006 |
Scienza |
Lo spettro
elettromagnetico |
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Fonte della notizia:
Centro ufologico ferrarese
Provenienza delle
immagini:
dall'archivio del CUF e dal free web
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L'UFO
fotografato sopra la città di Bruxelles (e sopra tante altre località
del Belgio) nel marzo del 1990 ci ha mostrato che
da qualche parte dell'Universo c'è la
capacità di padroneggiare una tecnologia che, allo stato attuale,
non è
né comprensibile né realizzabile dai nostri scienziati. Essa
sembra essere in grado di far passare un oggetto e, probabilmente delle creature
pensanti, dal campo della "luce visibile" al campo
"dell'invisibile" nel brevissimo spazio di un secondo.
In
pratica l'UFO belga ha creato uno "stato di invisibilità totale"
che andava dalla luce visibile a tutto il resto delle radiazioni
elettromagnetiche. A
questo punto, però, dobbiamo capire
che cosa significhi trovarsi all'interno o all'esterno
della luce visibile e quindi si deve
riuscire a rispondere nel modo più semplice possibile alla
seguente domanda: «Che cos'è lo spettro
elettromagnetico?».
Lo spettro
elettromagnetico
Lo
spettro elettromagnetico è l'insieme di tutte le radiazioni
elettromagnetiche emesse da un corpo.
Ogni
corpo naturale od artificiale,
che abbia
una temperatura superiore a ZERO GRADI,
emette radiazioni elettromagnetiche su diverse lunghezze d'onda.
Queste radiazioni sono delle cariche
elettriche in movimento incessante, che vibrano e oscillano
con una certa frequenza, misurata in Hertz
(numero di oscillazioni in un secondo) e generano un campo elettrico
ed un campo magnetico, perpendicolari ed associati fra loro, che si
propagano sotto forma di onda.
Durante
il loro percorso di propagazione, provocano
un effetto termico visibile e misurabile (l'energia
dei raggi del sole produce calore) ed un
effetto
termico non visibile ma
misurabile, cioè i nostri sensi non lo percepiscono ma gli studi su di
esso hanno dimostrato che può generare danni (mutazioni
genetiche e modificazioni della struttura cellulare e, quindi, possibili
tumori).
Frequenze e lunghezze delle onde elettromagnetiche
|
TIPOLOGIA
DELL'ONDA
|
FREQUENZA
|
LUNGHEZZA
|
|
Onde
ultralunghe
|
da
3 kHz
|
a
30 kHz
|
da
100 km
|
a
10 km
|
|
Onde
lunghe
|
da
30 kHz
|
a
300 kHz
|
da
10 km
|
a
1 km
|
|
Onde
medie
|
da
300 kHz
|
a
3 MHz
|
da
1 km
|
a
100 m
|
|
Onde
corte
|
da
3 MHz
|
a
30 MHz
|
da
100 m
|
a
10 m
|
|
Onde
ultracorte (VHF)
|
da
30 MHz
|
a
300 MHz
|
da
10 m
|
a
1 m
|
|
Microonde
ultra-alte (UHF)
|
da
300 MHz
|
a
3 GHz
|
da
1 m
|
a
10 cm
|
|
Microonde
super-alte
|
da
3 GHz
|
a
30 Ghz
|
da
10 cm
|
a
1 cm
|
|
Microonde
estremamente alte
|
da
30 GHZ
|
a
300 GHz
|
da
1 cm
|
a
1 mm
|
|
Infrarosso
|
da
300 GHz
|
a
3 x 1014 Hz
|
da
1 mm
|
a
750 nm
|
|
LUCE
VISIBILE
|
da
3 x 1014 Hz
|
a
3 x 1015 Hz
|
da
750 nm
|
a
350 nm
|
|
Ultravioletto
|
da
3 x 1015 Hz
|
a
3 x 1019 Hz
|
da
350 nm
|
a
1 nm
|
|
Raggi
X
|
da
3 x 1019 Hz
|
a
3 x 1020 Hz
|
da
1 nm
|
a
10-3 nm
|
|
Raggi
gamma
|
da
3 x 1021 Hz
|
a
3 x 1022 Hz
|
da
10-3 nm
|
a
10-5 nm
|
|
Radiazioni
cosmiche
|
da
3 x 1022 Hz
|
a
3 x 1023 Hz
|
da
10-5 nm
|
a
10-6 nm
|
Le
radiazioni elettromagnetiche,
oscillando, si
distribuiscono in base alla frequenza
e alla lunghezza dell'onda. Per questo motivo, possiamo
affermare che più è elevata la
frequenza di un'onda elettromagnetica
tanto maggiore
sarà l'energia ad essa associata
e
tanto
minore
sarà la sua lunghezza d'onda. Quindi,
la lunghezza d'onda (distribuzione spettrale) dipende sia dalla natura
del corpo che dalla sua temperatura.
Riguardo
alla tematica dell'infrarosso, si
deve dire poi che " più un oggetto è caldo e più radiazioni
infrarosse emette ", in quanto queste sono date dall'agitazione termica delle sue molecole. Naturalmente,
l'aspetto con
cui tali radiazioni si presentano ai nostri sensi "umani" è
quello della luce: infatti, il nostro
occhio è in grado di rilevare la radiazione elettromagnetica solo
all'interno di una banda limitata di lunghezze d'onda, detta SPETTRO
VISIBILE.
Spettro
delle luce visibile
Ma
tale luce visibile ai nostri occhi è solo una porzione
piccolissima dello spettro elettromagnetico e va dal viola al rosso. Oltre
tali limiti esistono delle altre radiazioni, di fronte alla cui energia i
nostri occhi sono ciechi: noi non vediamo
né al di sotto di 0.4 micrometri
né
al di sopra di 0.7 micrometri.
La
regione infrarossa
Le
radiazioni dello spettro elettromagnetico che hanno una
lunghezza d'onda inferiore al viola comprendono
i raggi ultravioletti,
raggi
X e
raggi Gamma;
quelle che, invece, hanno una
lunghezza
d'onda superiore al rosso comprendono
i raggi infrarossi,
le microonde
e le onde radio.
All'aumentare
della frequenza dell'onda aumenta anche l'energia, ovvero la sua
capacità di penetrazione (ecco perché i RAGGI X sono
adatti a far radiografie) ma diminuisce,
chiaramente, la sua lunghezza. La
dimostrazione che un'onda elettromagnetica produce energia
è
data sia dal forno a microonde che dalla "Terapia Marconi";
nel primo caso, il cibo viene attraversato da un fascio di MICROONDE
che, in pochi minuti trasformano l'energia delle onde in calore; nel
secondo caso, le
ONDE RADIO CORTE
vanno a diminuire il dolore ai muscoli e alle articolazioni.
All'interno
dello spettro elettromagnetico, le ONDE RADIO e le MICROONDE
(galassie attive e resti di supernove e radiazioni di fondo) giungono
quasi tutte a Terra, gli INFRAROSSI (stelle fredde, pianeti e
regioni dove si formano stelle) arrivano solo in parte, la LUCE
VISIBILE è quella che arriva a Terra ed è riferita alla lunghezza
d'onda degli oggetti che vediamo concretamente con i nostri occhi, gli ULTRAVIOLETTI
(sole, stelle calde e aloni di galassie) arrivano a Terra solo quelli di
lunghezza d'onda maggiore, RAGGI GAMMA e RAGGI X (buchi
neri, galassie attive e supernove) non arrivano a Terra e per osservarli
si deve uscire dall'atmosfera terrestre.
La
regione infrarossa contiene lunghezze d'onda comprese fra i 0.7 micrometri e
1 micrometro circa,
letteralmente invisibili all'occhio nudo. Oltre queste lunghezze d'onda, ci si addentra nel
TERMICO,
ovvero si trovano altre due zone dell'infrarosso: il
MEDIO
INFRAROSSO (da 3 a 5 micrometri) e il
LONTANO
INFRAROSSO (da 8 a 12 micrometri). Per
rilevare oggetti che emettano un'energia con queste lunghezze d'onda occorre andare oltre la macchina fotografica digitale ed usare la
cosiddetta "termocamera", deputata a percepire il calore e non la luce e assai più
costosa di una
semplice digitale.
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Data |
ARGOMENTO |
Notizia |
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30.04.2006 |
Conoscenza |
La fotografia digitale |
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Fonte della notizia:
Centro ufologico ferrarese
Provenienza dell'immagine:
dall'archivio del CUF
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L'era digitale
Con
l'avvento dell'era digitale si è ottenuta una massa
enorme di materiale ufologico falsificato
ma è anche grazie al digitale stesso che moltissime immagini sono
assolutamente vere. Pensate a quante persone hanno scattato
fotografie in digitale
ad amici o a paesaggi e si sono poi ritrovate sulle
fotografie dei misteriosi oggetti volanti che non erano visibili ad occhio
nudo
al momento dello scatto o della ripresa. Tali foto sono state quindi o
distrutte o spedite a qualche centro ufologico o denigrate apertamente
da amici, conoscenti e scettici di mestiere.
Emblematico il
caso riferito dal team di Ufoitalia.net
nel loro notiziario sul portale di
LIBERO del 16 dicembre 2005. Essi hanno raccontato quanto accaduto al
signor E.C., abitante a Domusnovas, in provincia di Cagliari. Appassionato
di fotografia digitale, E.C. faceva scatti a tutto e riguardando le immagini
digitalizzate, su di una poté notare che al di
sopra di un nuraghe del suo paese stazionava tranquillamente uno strano
oggetto, che non era né un aereo né una nuvola.
Un'altra
foto scattata allo scalo portuale di Ancona (http://www.gomarche.it),
in aprile del 2005, da due ragazze, ma comunicata solo il 16 gennaio 2006,
sta ampiamente a dimostrare questa tesi. Qui si vedono addirittura, in
maniera molto chiara, due UFO mentre un terzo se ne sta un po' più
defilato. Tutte le dettagliate analisi di questo caso sono reperibili sul
sito www.mysterymir.org.
Ora,
però, che conosciamo il funzionamento della macchina fotografica digitale
e le sue infinite possibilità, noi investigatori dobbiamo essere i
primi ad annunciarne la straordinaria portata, in chiave ufologica, e ad
innalzarla a "primo
strumento del novello ufologo".
È dunque d'obbligo, a questo punto, andare a conoscere il
funzionamento di una macchina fotografica digitale. Lo faremo tentando
di rispondere ad alcune domande.
Che
cosa percepisce l'occhio umano?
L'iride
ed il cristallino
hanno lo scopo di
focalizzare l'immagine sulla rètina
dell'occhio. La rètina è una
membrana che è sensibile alla radiazione
luminosa
grazie al lavoro svolto da due tipi di organi posti su di essa:
100 milioni circa di bastoncelli,
che sono sensibili alla luminosità e ci permettono la visione in
bianco
e nero, e circa 5 milioni di coni
deputati alla variazione di colori. In
quest'ottica, se pensiamo a quanto succede la sera, al tramonto del sole,
ovvero al momento in cui ha inizio la diminuzione naturale della luminosità,
ne deduciamo che
i nostri occhi sono molto sensibili alla variazione
della luminosità e sono
quindi meno sensibili alla variazione del colore.
Che
cosa percepisce la macchina fotografica digitale?
Nella foto a lato si nota la
luce emessa dal LED di un telecomando,
la quale
è invisibile
all'occhio umano:
essa è rappresentata
così come la vede il CCD della macchina fotografica
digitale. La
luce visibile percepita dai nostri occhi
è solo una
fetta sottilissima di tutta quanta la radiazione
contenuta nello spettro elettromagnetico e
quindi
non può percepire la radiazione
infrarossa
semplicemente perché questa
si trova su di una lunghezza
d'onda diversa.
Invece
le semplici
macchine fotografiche digitali sono in grado di fotografare una buona
parte della
radiazione infrarossa, giungendo fin quasi
all'infrarosso lontano ma, ovviamente, presentando
limiti non da poco:
le macchinette della fascia più economica,
che sono anche le più diffuse, avendo tempi di esposizione e di messa a
fuoco impostati di default, non hanno la possibilità di fotografare un cielo buio
e non riescono a registrare l'infrarosso più lontano, cioè
quello che sfocia nella piena "termografia o radiazione
termica".
La
nostra macchina fotografica digitale vede l'infrarosso?
Per
capire se sia possibile questa operazione dobbiamo eseguire la
prova dei telecomandi.
1
- Accendere la
fotocamera digitale;
2
- Prendere un
telecomando della TV
o dello stereo o un altro qualsiasi;
3
- Avvicinarlo al
sensore CCD
tenendo
premuto un tasto qualsiasi, in modo tale che il telecomando trasmetta
un proprio segnale invisibile al nostro occhio;
3
- Controllare se
sul display LCD della fotocamera appare una luce
biancastra o giallognola o verdognola proveniente dal LED del telecomando;
4
- Eseguire diversi
scatti digitali sia a
distanze diverse sia con diversi telecomandi: così facendo vi renderete
conto delle diverse lunghezze d'onda infrarossa "presenti in
casa" e percepibili dal vostro CCD.
La
classica macchina fotografica
Nella
macchina fotografica classica la luce entra attraverso l'obiettivo
ed impressiona una pellicola sulla quale è
depositato uno strato di materiale fotosensibile:
esso, dopo un procedimento noto col nome di "sviluppo",
ha la caratteristica di "fissare le immagini". Una volta
ottenuta la "pellicola sviluppata" o "negativo", la si
può usare per stampare le immagini desiderate; si deve però utilizzare
un supporto cartaceo speciale: ovvero, anch'esso deve essere
"fotosensibile".
La
macchina fotografica digitale e la radiazione infrarossa
La
fotocamera digitale segue un percorso diverso. Come ben si sa, utilizzando un
prisma di vetro
è possibile
scomporre la luce bianca nello SPETTRO
VISIBILE, ovvero in una fascia di
colori proprio
come avviene quando si crea naturalmente l'arcobaleno:
la luce del sole passa attraverso le goccioline d'acqua e si suddivide in
vari colori.
Nello SPETTRO VISIBILE i vari colori rappresentano le
differenti lunghezze d'onda che vengono misurate in MILLIMICRON, ovvero in
milionesimi
di millimetro. Dentro a tale spettro
si hanno, pertanto, lunghezze che vanno da 400 ai 700 millimicron: dal blu
al rosso. E
proprio qui, dove finisce il limite
dell'occhio umano, ha inizio
il fantastico mondo della radiazione invisibile ai nostri occhi.
Da una parte c'è la
radiazione ultravioletta e dall'altra parte
c'è la
radiazione infrarossa: una radiazione assai estesa ma che,
riguardo alla fotografia digitale, si
limita normalmente al rosso visibile più vicino,
che va da 700 a 800 millimicron
ma può raggiungere punte da 900 a 1350 millimicron che è, praticamente,
il mondo delle onde termiche.
Quest'ultimo è infatti il concetto generale sul quale riflettere e
lavorare: la radiazione infrarossa è un fenomeno termico e
non luminoso!!!
L'obiettivo
focalizza i raggi di luce su di un componente elettronico
(CCD o Charge Coupled Device, ovvero
"Dispositivo ad Accoppiamento di Carica")
che
trasforma
la luce in tanti segnali elettrici i
quali, opportunamente elaborati, vengono poi memorizzati come "dati
digitali".
I sensori
CCD delle digitali sono
assai
sensibili alle radiazioni infrarosse
ed è per questo che la maggior parte di esse è dotata di un
filtro
in grado di bloccare tale radiazione
per "evitare la degradazione della qualità dell'immagine
ripresa".
Tale filtro prende il
nome di "Filtro anti-NIR" (acronimo di
Near
Infra Red) ed è
costituito da un cristallo
trasparente normale o al niobato di
litio che è montato
fisicamente al di sopra del sensore
CCD. Una volta eliminatolo si ha un
aumento
esponenziale della sensibilità alla luce infrarossa
ma, è ovvio, si perde l'equilibrio cromatico molto legato al
bilanciamento del bianco.
Le azioni di una macchina fotografica digitale
La fotografia digitale
all'infrarosso
svolge,
dunque,
un'importante serie di azioni:
1
- copre una
lunghezza assai ampia dell'onda elettromagnetica
e non percepibile normalmente dall'occhio umano;
2
- può aumentare
o diminuire la risoluzione del sensore CCD, che è una matrice contenente cellule fotosensibili
le quali convertono poi la luce
(cioè i segnali di tipo luminoso)
in un segnale elettrico attraverso i famosi "pixel",
cioè elementi fotosensibili in grado di
accumulare corrente.
In
pratica, succede che la luce
riflessa dall'oggetto inquadrato
attraversa
prima i sensori, poi
viene
assorbita in maniera
diversificata, a secondo del colore che ha l'oggetto, quindi
genera
un flusso di elettroni
(cioè una corrente elettrica) che sono assorbiti da un sottostante strato
di silicio, il quale è diviso in tante cellette (pixel)
che svolgono il
lavoro di "sfumatura", ovvero la suddivisione diversificata
dei flussi di corrente elettrica e tali diversificazioni vanno a creare il
colore di fondo. È
quindi assai importante avere un alto numero di pixel
perché
la numerosità genera nitidezza.
Tali cariche elettriche vengono infine
riversate nella memoria della fotocamera e possono così essere
trasformate in un semplice file di immagine (che
in questo modo si trasforma in "segnale digitale", ovvero
in una successione valori "0 e 1") pronto per essere visto su schermo
LCD o riversato sul nostro pc.
3
-
Offre la
possibilità di aumentare l'ingrandimento dell'immagine
attraverso lo zoom digitale il quale, attraverso un apposito
software gestionale interno, interviene sull'ingrandimento dello zoom
ottico e va ad aumentare solo la porzione specifica dell'immagine che
si desidera.
Non male, vero?
L'inganno della luce incidente
Purtroppo
non è tutto oro quel che
luccica e occorre sapere che
il
digitale può essere anche tratto in inganno dalla luce
incidente! Infatti, facendo
fotografia in digitale nei pressi di fonti luminose, è possibile che si
crei il cosiddetto "angolo di
incidenza", ovvero un
particolare
effetto che si viene a formare quando una fonte luminosa cade più o meno
perpendicolarmente alla superficie del CCD della digitale.
Fotografare una fonte luminosa
Per essere più chiari, se noi
fotografiamo una fonte luminosa (sole,
luna, lampadina, lampione o superfici riflettenti indirettamente una luce,
come potrebbe essere il vetro di un'auto o di una finestra)
il raggio emesso da quest'ultima si può comportare in uno dei
due
modi di seguito descritti.
Mirino CCD è perpendicolare
alla fonte luminosa
Il raggio di incidenza cade perpendicolarmente sulla stessa fonte
luminosa, venendone così totalmente assorbito; per tale ragione
nella foto non si nota alcun riflesso.
Mirino CCD non è perpendicolare
alla fonte luminosa
La fonte luminosa
interagisce con la futura foto quando l'angolo di incidenza non è
perpendicolare ovvero è maggiore o inferiore di 90°. La fonte luminosa
(Sole, Luna, faro o lampione) entra nel campo
visivo del CCD, producendo un riflesso
esattamente rovesciato di se stessa, il quale può
assumere varie
forme:
1) se l'angolo di incidenza è di
solo qualche grado
inferiore o superiore a 90°
si ha la riflessione di una forma
sferica pressoché perfetta;
2) se l'angolo di incidenza è di
molti gradi
inferiore o superiore a 90° si ha
la riflessione di una forma
circolare o ellittica.
Aggirare il problema dell'incidenza
Tuttavia
esiste un modo assai semplice per
aggirare il problema. Grazie al fatto che
prima
di scattare la foto è possibile vedere
sullo schermo LCD l'eventuale angolo
di incidenza venutosi a creare a
causa di una fonte luminosa che agisce direttamente nell'inquadratura, è
sufficiente uscire "fisicamente" da quest'ultima,
eseguendo una piccola manovra di
spostamento dell'apparecchio digitale
stesso, verso l'alto o verso il basso, fino a quando non scompare il
riflesso assorbito dal CCD e visualizzato a schermo.
Esempi di incidenza luminosa
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|
Incidenza
uguale
a 90°
Riflesso
assorbito al centro |
Incidenza
diversa
da 90°
Riflesso
di
sfera
perfetta |
Incidenza
diversa
da 90°
Riflesso
di
forma
circolare |
Incidenza
diversa
da 90°
Riflesso
di
forma
ellittica |
Assenza
di
incidenza
Nessun
riflesso |
Assenza
di
incidenza
Nessun
riflesso
|
Il problema della data
dello scatto
Infine, esiste
il problema della "Data
dello scatto" . Ovvero, ogni fotografia digitale porta con
sé, all'interno del "File Exif" (Tasto destro del mouse,
Proprietà informazioni Exif, Nome Campo, Valore Campo), tutta una
serie di informazioni che, generalmente,
sono relative: al produttore, al
modello di macchina fotografica, alle sue
caratteristiche tecniche, alle sue
capacità operative e ai suoi
valori generali di default.
Relativamente alle
caratteristiche tecniche, ognuno può
intervenire manualmente su di esse per adeguare lo scatto ai suoi
desideri e quindi aprire un ventaglio di possibilità che possono variare
continuamente, quali:
a - il tempo di scatto
e la digitizzazione tempo (ora e data);
b - il rapporto di
compressione o numero di bits per pixel (funzione
utilissima per Internet in quanto permette di comprimere una fotografia
o un video in pochissimo spazio, così da velocizzare l'upload
su di un sito e il download da un sito);
c - il tempo di
esposizione è il valore di esposizione legato alla quantità di luce
raccolta dall'apparecchio digitale ed espresso, normalmente, in parti di
secondo: 1/2, 1/4°, 1/15°, 1/60° ecc.;
d - il numero F e
numero F minimo (valore infinito: 2.8)
e - la lunghezza focale;
f - la risoluzione X e Y
(milioni di pixels o Mpix scelti per quella foto, secondo i seguenti
parametri: 2048 x 1536 = 3,0 Mpix, 1600 x 1200 = 2,0 Mpix; 1280 x 960 =
1,3 Mpix, 800 x 600 = 480 pix );
g - il rapporto velocità
ISO100;
h - il flash
(fonte di luce aggiuntiva e fenomeno degli occhi rossi);
i - la sorgente luminosa
(tipo di illuminazione scelta in relazione all'illuminazione reale della
foto che può essere generata, di norma: da lampade
ad incandescenza, da lampade al neon
o dalla luce solare diretta o riflessa;
ovviamente, è possibile optare per la funzione automatica, detta anche "Auto");
l - programma esposizione (le
eventuali priorità di apertura).
Ora, in mezzo a tutti questi "valori", a noi
interessa il primo, riferito al "Tempo di scatto" e alla "Digitizzazione del tempo" poiché
esso deve portare di default i
valori dati all'apparecchio digitale al momento della sua costruzione.
In pratica, quando eseguiamo un scatto, ad esso
viene automaticamente attribuita una data ed un'ora di default.
Noi, però, possiamo ovviamente
intervenire su questi valori, entrando nelle impostazioni del
sistema e modificando sia la data che l'ora proprio come si
fa quando si compera un orologio che funziona a batteria.
Esistono però due problemi.
Problema n° 1 -
Quando si modifica la fotografia
digitale con un qualsiasi programma di digitalizzazione o di fotoritocco, avviene contemporaneamente un cambiamento di data:
quella precedente viene sostituita da quella successiva.
Problema n° 2 -
Quando si scaricano le pile
o si impiega troppo tempo per la loro sostituzione una volta che queste
siano scadute,
la data che era stata correttamente
impostata torna ai valori di default in
automatico, dando così nuovamente luogo ad un cambiamento di data.
Perché abbiamo
fatto questo lungo ragionamento?
Chi deve indagare sulla
valenza e sulla veridicità di una foto digitale, riferita ad un presunto
Oggetto Volante Non Identificato, deve almeno conoscere tutte
queste possibilità tecniche dell'apparecchio (hardware) e dei programmi
di fotoritocco (software). In questo modo, avendo un bagaglio anche
minimo di conoscenze tecniche, avrà un'arma in più per determinare il
valore da attribuire allo scatto digitale, riducendo al minimo il
margine di errore per
stabilire se l'eventuale
manipolazione sia da
attribuire a variazioni di compressione, di dimensione e di tonalità o
sia, invece legata a ben altri sospetti, alcuni dei quali facilmente
rintracciabili nell'esame della luminosità (pixels) attorno al
particolare incriminato della fotografia.
Ultimo
aggiornamento: venerdì 16 marzo 2008
|
|
Data |
ARGOMENTO |
Notizia |
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30.04.2006 |
Tecnologia |
La tecnica fotografica |
|
Fonte della notizia:
Centro ufologico ferrarese
Commenti:
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Segnalazioni:
segnala un errore o un'imprecisione
specificando il titolo della presente news
Conoscendo
l'oggetto della ricerca (Ufo) e lo strumento
in grado di fotografarla (apparecchio fotografico
digitale con CCD sensibile all'infrarosso), si può tentare l'ardua
impresa di fotografare un Ufo ben consci, però, che
le possibilità reali
di inquadrarlo nel nostro CCD, senza chiaramente vederlo ad occhio nudo,
sono
bassissime: in pratica è una su 800.000 circa, pari alla stessa
"possibilità che abbiamo di essere colpiti da un fulmine in un anno
di tempo" (Focus, Ottobre 2003). Vediamo perché.
Osservando
il cielo diurno
Osservando
il cielo diurno in una serena
giornata estiva, ci siamo mai posti questa domanda: «Quanto riesco a
veder lontano?». La risposta è: «Non
molto, ma abbastanza rispetto alla grandezza dell'oggetto da osservare».
A 100 Km circa distinguiamo bene le
montagne
e le eventuali cime innevate.
A
30 km circa distinguiamo una lunga
e bianca scia di vapore
acqueo di un aereo militare
spinto al limite.
A
25 km circa distinguiamo il puntino
luminoso di un aereo militare
seguito da una lunga scia bianca.
A
20 km circa distinguiamo un aereo
militare ma appare come un
piccolissimo bastoncino senz'ali.
A
10 Km circa distinguiamo un aereo
di linea ma appare come
un bastoncino di circa 1/2 cm, con
le ali.
A
2,5 Km distinguiamo una casa
normale ma l'occhio la vede
grande circa 1 centimetro
quadrato.
A
che altezza sarà?
Ci
siamo mai chiesti a che altezza si trovano tutti quegli
oggetti che ci volano sulla testa? Ecco qui sotto la risposta.
|
fino
a 36.000 km
|
satelliti meteo: METEOSAT
|
satelliti televisivi: ASTRA
|
satelliti
tlc: INTELSAT
|
|
fino
a 20.000 km
|
satelliti navigazione: GPS
|
|
|
|
fino
a 10.000 km
|
satelliti scientifici: LAGEOS
|
satelliti dati: ODYSSEY
|
satelliti
telefonia: ICO
|
|
fino
a 2.000 km
|
satelliti dati: TELEDESIC
|
|
|
|
fino
a 1.000 km
|
satellite ENVISAT
|
satelliti
IRIDIUM
|
|
|
fino
a 900 km
|
satelliti
di telerilevamento
|
|
|
|
fino
a 500 km
|
telescopio
HUBBLE
|
satelliti
astronomici
|
|
|
fino
a 400 km
|
stazione
spaziale ISS
|
|
|
|
fino
a 250 km
|
Space
Shuttle
|
satelliti
spia
|
|
|
da
60 a 100 km
|
aerei sperimentali
(X-43)
|
aerei
ipersonici (X-38)
|
|
|
da
50 a 60 km
|
razzi meteorologici
|
|
|
|
da
40 a 50 km
|
palloni sonda
|
sonde
spaziali
|
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strato
di OZONO: inizia a 15 km, ha la concentrazione massima a 30
km e termina a 40 km circa
|
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da
30 a 40 km
|
radiosonde
|
aerostati
sperimentali
|
|
|
fino
a 30 km
|
moderni aerei militari
|
aereo
Blackbird (km 26)
|
aereo
Pathfinder (km 24)
|
|
fino
a 20 km
|
vecchi aerei militari
|
aerostati
|
aquilone
parafoil
|
|
fino
a 13 km
|
grandi aerei
|
aerostati
piccoli
|
|
|
fino
a 10 km
|
piccoli aerei commerciali
|
pallone
frenato sagomato
|
aquilone
cellulare frenato
|
|
fino
a 6 km
|
elicotteri militari
|
pallone
frenato sferico
|
|
|
fino
a 3 km
|
ultraleggeri a motore
|
deltaplani
a motore
|
|
Nel
leggere questa tabella sappiate
che la quota massima alla quale può
giungere un essere umano senza perdere conoscenza e di 15.000
metri; tuttavia i piloti militari
americani hanno l'obbligo di indossare la maschera dell'ossigeno
non appena superano i 35.000 piedi (m. 10.668).
Si
sa anche che il 13 agosto 2001 l'aereo sperimentale della NASA, denominato
"Helios" e funzionante ad eliche
ma con una superficie alare di ben 75 metri e con il supporto di
un'alimentazione a pannelli solari, ha potuto raggiungere un'altezza
record di 29,5 km. Questo
esperimento ("Helios") ha dell'incredibile perché sono almeno cinque i fattori contrari alla
possibilità di raggiungere tale risultato:
1
la densità dell'aria, a queste altezze, è circa 1/100
di quella a livello del mare;
2
la portanza, che è proporzionale alla densità dell'aria, diminuisce
rapidamente con l'altitudine;
3
la pressione atmosferica (corrispondente ad un'atmosfera
a livello del mare, a 0° centigradi) a 15 km
di quota è già ridotta di un decimo del valore di base;
4
la
diminuzione
progressiva dell'ossigeno (elemento
chimico alla base della combustione nei motori)
man mano che si sale;
5
la temperatura nella TROPOSFERA,
zona dei fenomeni atmosferici più frequenti, diminuisce con regolarità da
25° ai -75° C, nella STRATOSFERA
risale da -75° a 25° C, nella MESOSFERA
passa da 25° a -50° e si mantiene in forma
stabile. Nella STRATOSFERA c'è poi la barriera dello strato
di OZONO, detta OZONOSFERA,
che circonda la Terra, iniziando da una quota di 15 km, raggiungendo una
concentrazione massima ai 30 km e diminuendo sempre più fino a 40 km. È
la nostra barriera naturale contro i raggi ultravioletti, dannosi per ogni
essere vivente.
Purtroppo l'ozonosfera è continuamente minacciata dai
prodotti inquinanti e, in modo particolare dal cloro rilasciato dai clorofluorocarburi prodotti dall'uomo, che vanno ad alterare l'equilibrio
fra l'ozono prodotto e quello eliminato. Il cloro oggi è stato messo al
bando ma quello prodotto in passato è ancora ben vivo e vegeto perché può
resistere fino ad un secolo nell'atmosfera. Tuttavia, occorre specificare
che il cloro emesso dalle eruzioni vulcaniche compie la vera parte
del leone: l'eruzione del Tambora (Indonesia) avvenuta nel
1815
ci ha regalato una quantità di cloro pari a 250 anni di produzione
umana!!!
Ed
ora siamo quasi pronti!
Ed
ora, finalmente, siete quasi pronti per iniziare
ad osservare con maggior tranquillità ma, soprattutto, a rispondere con
serenità alla domanda: «Quanto era grande
l'oggetto che avete avvistato?».
Molti prendono come termine
di paragone la grandezza della luna, ma è poco corretto in quanto essa ci
appare di diametro sempre diverso. Se invece ci si abituasse ad avere come
termine di paragone 1 cmq, si farebbero già tante operazioni
mentali abbastanza attendibili rispetto sia alla grandezza che alla
distanza apparenti dell'oggetto avvistato. Se
osservate il cielo di giorno sapete infatti che:
A)
a 2,5 km di distanza una superficie di circa
80 mq corrisponde ad 2 cmq circa;
B)
a 10 km di distanza un aereo di linea
ci appare lungo circa 1/2 cm;
C)
a 20 km di distanza un aereo militare
ci appare grande poco più di un punto;
D)
a 30 km di distanza si percepisce la scia
dell'aereo militare e si intuisce un puntino infinitesimale.
Quante
possibilità ci sono di vedere un UFO?
Le
possibilità che abbiamo di vedere un UFO sono
assai scarse e corrispondono ad una su 800.000 circa rispetto alla
nostra condizione di "terrestri". Per arrivare a tale dato
dovete seguirci ancora un po' nel ragionamento. Fate molta attenzione alla formula per ottenere la superficie
della calotta sferica:
2
x 3,14 x raggio x altezza
ovvero
(2
x 3,14 x 100 x 10)
= Kmq 6.280
Ma
un conto è osservare tutto questo cielo che si estende per 100 km in altezza
e un conto è osservare un oggetto che
abbia una "superficie visibile"
complessiva di circa 100 mq. Facciamo
un po' di conti: immaginate
di trovarvi al centro esatto di un grande cerchio, che si estende per metà
al di sopra della superficie terrestre e per l'altra metà al di sotto di
essa; il raggio di tale cerchio è, appunto, di 10
km. Create
ora un primo rapporto fra la superficie delle
terre emerse (Kmq 149.400.000) ed il cielo
sopra di voi (che a questo punto è dato dalla formula: 2 x 3,14 x 10
x 10 = 628 kmq), per capire quante volte esso sia contenuto
all'interno della superficie terrestre. Per fare ciò dovete eseguire
la seguente divisione: 149.400.000 : 628 = 237.898,08; il valore
così ottenuto è il nostro primo punto fermo, ovvero: rispetto
alle terre emerse, abbiamo una
probabilità su 240.000 circa (arrotondato per eccesso)
di veder un UFO. Naturalmente
il numero suddetto è inattendibile in quanto
il rapporto vero, per noi
terrestri, si ha solo confrontando il "cielo sopra di noi con la
superficie di tutto il pianeta". Per
ottenere tale valore dobbiamo perciò dividere la superficie totale del
pianeta Terra (kmq 510.100.000) per la superficie totale del cielo sopra
di noi (Kmq 628); il valore che si ottiene, "kmq
812261,1465", viene arrotondato per difetto a kmq
800.000 e rappresenta le reali
probabilità di vedere un presunto ufo sopra di noi:
una su 800.000 circa. Questa
cifra corrisponde alla probabilità che abbiamo di essere colpiti da
un fulmine nell'arco di un anno e corrisponde quasi alla probabilità che abbiamo di fare
una cinquina al lotto: una su un milione. Dunque, qualora dovessimo
riuscire nell'impresa di vedere un UFO o riuscire a fotografarlo in
digitale potremmo ben definirci delle persone fortunatissime... e poiché
in molte ci sono riuscite, vale la pena di tentare.
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30.04.2006 |
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Iniziamo a fotografare
Ora
che sappiamo di che cosa è capace la
nostra macchina fotografica digitale e conosciamo esattamente la
probabilità sulla quale poter contare per avere la fortuna di fotografare
un UFO in cielo e che in quell'istante non si vedeva ad occhio nudo, non
ci rimane altro da fare che compiere l'ultimo passo: ovvero
iniziare a scattare delle fotografie. Certo non possiamo uscire di
casa ed iniziare a fotografare a casaccio!
Le
regole di base
1
- Impostare la risoluzione della
macchina ad almeno 1.600 x 1.200 pixel in quanto con questa
definizione possiamo innanzitutto stampare su carta una
foto grande cm 15
x 21 senza perdere di qualità, possiamo caricare velocemente la foto in
memoria ed essere subito pronti per la successiva e possiamo, infine, dare
l'opportunità di fotografare al 95% delle digitali in commercio; per
capire che valore abbia una foto di questa grandezza si deve pensare che
un foglio di stampa è circa cm 21 x 29,5.
2
- Eseguire da tre a sei scatti in rapida successione,
su 180° rispetto agli orizzonti disponibili in quel momento e in
quel luogo (ovvero si deve eseguire la tecnica delle foto ad arco).
3
- Con la
prima e l'ultima foto sui due orizzonti visivi si devono sempre
inquadrare
dei paesaggi (case, alberi, colline, montagne, magazzini,
fabbriche, strade, ecc.) perché è molto importante avere
punti di
riferimento nel caso la sorte ci fosse favorevole.
4
- Se possibile, inquadrare zone di cielo con almeno
qualche nuvola quando si procede con le foto di mezzo,
perché le nuvole offrono comunque un punto di riferimento abbastanza
attendibile.
5
- Evitare di perdere tempo ad eseguire scatti al
buio, di sera o di notte, perché il
sensore digitale è sensibile alla luce emessa dagli oggetti, può
raccogliere radiazioni fino alla gamma dell'infrarosso vicino e medio ma
non può mai arrivare nell'infrarosso lontano, quello per intenderci che
è totalmente dentro al termico. Tuttavia è bene sapere che maggiore
è la dimensione del nostro sensore (CCD) e meglio è per noi
(ma non per il nostro portafogli); infatti, i sensori hanno bisogno di un
tempo di esposizione che è necessario ai suoi elementi sensibili per
misurare la luce dell'oggetto da fotografare
e
trasformarla in un flusso di elettroni
pronto per essere memorizzato.
Da questo consiglio è chiaramente escluso il caso in cui l'UFO sia
visibile ad occhio nudo e si trovi ad una distanza accettabile
per la nostra macchinetta. In questo caso, se possibile, cercare di
riprenderlo facendo entrare nello schermo qualche particolare utile ad
individuare lo sfondo.
6
- Controllare
immediatamente il risultato dei nostri scatti
per
verificare che cosa abbiamo fotografato. Questa azione ci sarà utilissima
nel caso si sia inquadrato qualcosa di assai visibile e valga la pena di
tentare di avere il tempo di eseguire altre foto impostando la risoluzione
al massimo disponibile.
Quale
macchina fotografica digitale acquistare?
Se
ancora non possedete la macchina fotografica digitale
(
e questo articolo
vi ha sufficientemente stimolati ad acquistarla),
non
correte assolutamente dietro ad apparecchi da 10 megapixel,
costosissimi, inutili ai fini ufologici e inadatti al 90% dei computer
attuali poiché la loro elaborazione richiede una potenza esagerata di
RAM, un processore assai potente ed un non indifferente quantità di
memoria. Puntate su uno strumento
anche usato, ma non
inferiore ai 3 milioni di pixel e
controllate che abbia alcune funzioni utilissime:
1 - lo
zoom ottico e
digitale insieme,
in quanto quest'ultimo interviene su quello ottico, sceglie una
particolare anche piccolissimo dell'immagine ingrandita e, a sua volta, la
ingrandisce fino al massimo consentito ma senza perdere eccessivamente di
qualità;
2 - la
funzione di
rivedere subito lo scatto sullo schermo LCD, anche con
l'aiuto dello zoom digitale;
3
- una scheda di
memoria di almeno 16 MB,
più che sufficienti a gestire una ventina di buoni scatti ad una
risoluzione orizzontale di 2048 x 1536, corrispondenti a 3 milioni di
pixel (Mpix);
4 - la
funzione che
permette di eseguire brevi filmati video,
di almeno 15 o 20 secondi; non è indispensabile l'audio in quanto il 99%
di chi ha dichiarato di aver avvistato un UFO ha poi confermato che questi
non emettevano alcun tipo di rumore e, solo in sporadici casi, qualcuno ha
testimoniato di aver udito un flebile sibilo di fondo, tuttavia è meglio
averlo per registrare i rumori di
sottofondo (utilissimi per tentare di
comprendere meglio l'ambiente della registrazione del presunto
avvistamento) e la propria voce;
5 - la
funzione dello scatto automatico, di 3 foto per secondo,
assai utile per fermare i movimenti e le evoluzioni degli oggetti non
identificati eventualmente entrati nel campo visivo del vostro CCD.
Falso mito dei Megapixels
Quando
decidiamo di recarci ad acquistare un apparecchio fotografico digitale,
dopo aver a lungo consultato riviste e cataloghi promozionali e visitato
negozi specializzati, siamo inevitabilmente attratti da ciò che, rispetto ad un prezzo
abbordabile per le nostre finanze, offre la possibilità di utilizzare un numero di pixels
sempre maggiore, che viene venduto sotto la pomposa denominazione di "risoluzione".
Questa definizione è però leggermente fuorviante poiché
lascia intendere che all'aumentare del suo valore assoluto aumenti
effettivamente il grado di nitidezza degli scatti digitali. Facciamo
allora un po' di chiarezza!
Si crede che con l'aumento dei pixels che compongono
il sensore del nostro apparecchio ( dall'1,3
del 2003 il mercato si è ormai orientato stabilmente verso i
10 ma pare viaggi tranquillamente già verso
i 12 milioni di pixels, noti
anche come Megapixels), si riesca ad ottenere
fotografie digitali sempre più nitide. Da un certo punto di vista,
diciamo così "profano", sembra proprio che
il termine "risoluzione" lasci intendere
che le nostre macchinette siano sempre più propense ad offrirci la
possibilità di mettere meglio in evidenza certi
piccoli particolari (tanto cari a noi ufologi), proprio in
funzione dell'aumentato numero di pixel del sensore di cui è dotato
l'apparecchio digitale e, contemporaneamente, sembra addirittura che ne
venga alzato non di poco il lignaggio delle prestazione ottiche
effettive dell'obiettivo. Sarà vero?
Il novello acquirente dovrebbe infatti conoscere a memoria la seguente
regoletta:"Raddoppiare il numero di pixels non
significa raddoppiare la risoluzione". Proviamo a spiegarci
meglio con un esempio, confrontando due apparecchi digitali: uno moderno
da 8 Megapixels con uno un po' datato da 4 Megapixels. Mentre quello da
8 Megapixels può produrre un'immagine da
3.200 x 2.400
pixels, quello da 4 Megapixels può arrivare al massimo al formato
2.400 x 1.800
pixels che, appunto, non si può definire "la metà" dell'altro!!!
Ovvero, applicando la proprietà commutativa, un sensore da 8 Megapixels,
rispetto ad uno di 4 Megapixels, produce un
aumento effettivo del 50% (cinquanta per cento) e non del
100% (cento per cento) poiché il raffronto sulla
risoluzione deve essere fatto solo su una delle due dimensioni: o
quella orizzontale o quella verticale. Perciò, a conti fatti, se
desideriamo passare al raddoppio effettivo della risoluzione partendo
dalla nostra vecchia digitale da 4 Megapixels del 2003, non dobbiamo
fermarci all'apparenza degli 8 Megapixels del 2009 ma aspettare i
16 Megapixels che arriveranno,
forse, nel 2011, poiché il doppio ha offerto la metà quindi,
per avere l'intero abbiamo bisogno del quadruplo!
Chiaro, ora?
Sappiate poi che, anche quando avrete la disponibilità del tanto
desiderato raddoppio della definizione si potrebbe creare un
ulteriore problema, questo sì davvero di
non poco conto se non si interverrà drasticamente anche sull'aumento del
sensore, anche qui legato ad una semplice regola matematica: se si
quadruplicano i pixels e si compie la scelta di non aumentare la
superficie complessiva del sensore, deputato alla determinante funzione
della raccolta della luce, si deve necessariamente ridurre la superficie
di ogni singolo fotosito il quale, a questo punto, si troverà ad essere
quattro volte più piccolo rispetto a prima! In pratica, si diminuirà la
superficie deputata alla raccolta della luce, che è la base della
fotografia. Che cosa pensate che possa accadere? Semplice: la vostra
macchinetta, superarcistraultramoderna
avrà una sensibilità diminuita rispetto a prima,
e non di poco!
Qualcuno potrebbe anche obiettare che sarebbe tecnologicamente possibile
aumentare l'amplificazione del segnale (ed il costo, ovviamente)
attraverso un aumento del valore della sensibilità ISO ma credo che, per
un ufologo, ciò sarebbe un danno enorme
poiché si avrebbe anche un aumento esponenziale del
rumore di fondo o rumore determinato dalle
fluttuazioni casuali dei segnali elettrici, che provoca una sorta di
"rugosità o granulosità" di aree di colore simile. Ovviamente non
trattiamo l'argomento "Grandezza complessiva del file" poiché
dovremmo parlare di una quantità enorme di memoria necessaria ad
immagazzinare una semplice fotografia. Chi desideri ulteriori
approfondimenti al riguardo, in modo particolare per il sensore e le
focali, potrà leggersi l'ottimo articolo di Mauro Baldacci,
pubblicato su PC Magazine di Giugno 2007, da cui si è preso lo spunto
per approfondire questa sezione. Meditate, dunque e fate tesoro di ciò
che ora possedete.
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Data |
ARGOMENTO |
Notizia |
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30.04.2006 |
Risultati |
L'evidenza fotografica |
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Fonte della notizia:
Centro ufologico ferrarese
Provenienza dell'immagine:
dall'archivio del CUF
Commenti:
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Segnalazioni:
segnala un errore o un'imprecisione
specificando il titolo della presente news
Naturalmente,
dopo tanta teoria, se non si ottengono subito
risultati concreti si rimane certamente delusi. Mettiamo dunque in rete i nostri esempi concreti i quali valgono più di mille parole
e dimostrano che oltre la luce visibile
si nascondono realtà a noi sconosciute che, per il momento, chiamiamo UFO.

Nelle
prima foto la sfera è visibile
proprio al di sopra della chiesetta, alla
destra del crocefisso. Nella seconda foto
ha già compiuto un bel tragitto e siamo clamorosamente riusciti a fotografarla
una seconda volta nel giro di meno di un minuto: è
visibile nell'angolo in alto a destra.
Le
foto sono state scattate a Francolino (FE) il 24
aprile 2006, paese storico per l'ufologia italiana in generale e
per quella ferrarese in particolare poiché qui, il 31
ottobre 1954 furono avvistati ben tre dischi volanti che
stazionarono per quasi un'ora sull'abitato e al di sopra della verticale
della chiesa in particolare poi, dopo quasi un'ora se ne andarono ad una
velocità impressionante. Furono in tantissimi coloro che testimoniarono
il fatto ed i giornali italiani del tempo riportarono la clamorosa notizia
(Siamo in possesso della copia ciclostilata del
quotidiano "Il Giornale dell'Emilia" di quel giorno e dei
giorni seguenti).
Ed
è proprio da qui che abbiamo voluto partire con la nostra teoria, da
quel paese che ha dato il via all'ufologia nostrana e che si trova solo a
qualche chilometro da Ferrara, letteralmente a ridosso del fiume Po.
Utilizzando
una semplicissima macchina fotografica digitale della TRUST, a 3 milioni
di pixel, ci siamo recati in zona per oltre un anno, a periodi abbastanza
regolari, così da prendere tutte le stagioni ed abbiamo eseguito
centinaia di scatti fino a quando, un bel giorno, sul far del tramonto
(tra le 20,14 e le 20,15) siamo riusciti ad immortalare uno stupendo UFO
sferico che era in movimento al di sopra della
chiesetta... proprio come in quel lontano 1954.
Dopo
il primo fortunatissimo scatto, siamo stati presi da una grande emozione
ed abbiamo scattato subito decine di foto tutto intorno e senza eseguire
la tecnica del controllo immediato poiché eravamo già sicuri che che
l'oggetto era in zona. Una volta a casa, abbiamo immediatamente riversato
le immagini sul PC ed abbiamo fatto la seconda stupenda scoperta: eravamo
riusciti nella splendida impresa di fotografare
lo stesso UFO in fase di allontanamento!
Naturalmente
non ci siamo dimenticati di andare sul sito "http://heavens-above.com"
e di controllare il passaggio dei satelliti IRIDIUM.
Ne abbiamo trovato uno solo: era passato al mattino del 24 aprile, alle
ore 05.46.43, come si può facilmente controllare dal sito stesso e
direttamente nella nostra sezione "Ufo o satellite?". |
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Data |
argomento |
NOTIZIA |
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Fonte
della notizia: CUN
Ferrara
Provenienza dell'immagine:
dall'archivio del CUN Ferrara e non
collegata alla notizia citata,
ricostruzione del fatto, eseguita dal CUN Ferrara con grafica digitale. foto originale
del fatto citato,
dall'archivio del CUN Ferrara, dal free web, cortese concessione della NASA (http://www.nasa.gov),
Università dell'Arizona, photo courtesy of JSP (Johnson Space Center)
Traduzione:
free translation of the original, from
American-English into Italian, by CUN Ferrara
Testimoni:
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Commenti, errori o imprecisioni:
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