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LA 3 GIORNI A MILANO

22, 23 & 24 settembre 2000 - Cuér alle finali nazionali di Rock Targato Italia


I SOGNI, I TOPI E LA PORTA

Mi sono svegliato in un valle nuova dove sentirsi uno straniero sembra all'ordine delle cose. Stanotte ho fatto un sogno. Ero in macchina al porto vicino quella catasta di scogli che viene chiama “braccio”, col mento appoggiato sul finestrino guardavo una barca che usciva per andare in mare, era piena mattina, la barca avanzava tagliando il mare e sembrava come se nessuna cosa la potesse fermare, tagliava, tagliava, con una forza che mi dava coraggio. Al largo lontano dalla città e da qualsiasi cosa mi sono ritrovato in piena notte circondato dal mare nero e oscuro in barca col solo lume che la illuminava ma a me tutto cio' non mi faceva che sentire risollevato e finalmente sereno.

Quando la mattina mi sveglio e scopro che quello che stavo vivendo non era altro che una mia surreale immagine della quotidianità, quando al cospetto del mio sguardo la mia faccia, si strucca e diventa chiara e limpida come appena nato, ecco che impazzisco e inizio a strappare tutti i poster della mia camera, spacco lampadine, spacco la mia scrivania, piango e sfinito cado sul letto dal quale mi ero alzato.

Sono le 8 e mezza di sera, sono appena tornato a casa.
Guidare le stesse strade ogni giorno non è che sia poi una buona medicina per la cura di questa febbre.
Non riesco a dare piu' un senso alle cose.
Perché agisco se non sono spinto da alcun motivo?
Perché non riesco a dare un significato alla mia strada?

Immobile, con la testa pendete un po' verso sinistra guardo la banalità della posizione in cui mi ritrovo.

Penso di averla proprio chiusa.
E' sera, torno a casa, infilo la chiave, da dentro, giro e rigiro, la prima serratura, poi la porta blindata, 2 giri verso destra: mi sono chiuso da dentro…Sono stanco e vado a dormire, sono appena andato ad un concerto e non è che ho poi tanta voglia di parlare o di fare altro. A 2 giorni dal concerto con gli After, uhau! Come sara?

La cosa che invidio di più ai topi e che riescono sempre a trovare una scappatoia, una via d'uscita senza affanno, senza inganni, è nella loro indole. Vanno dove vogliono e riescono ad entrare in tutto quello che li pare...gli animali fortunati

Marco Porcelli ( cuer@mail.com )

 
STOP!

E' un periodo strano, veramente…strano, non capisco piu' neanche dove mi stà portando, come si evolverà questo stato.
Parlo di rottura, di caduta di ideali, di nuove vedute, di voglia di fare proprio quando non c'è tempo, di iniziare a mettere in moto questi nuovi meccanismi che si sono creati.
Quando soffia la brezza e ti affiorano ricordi di estate precedenti, quando hai la consapevolezza di essere e respirare, quando ti accorgi che un viso sta cambiando i suoi lineamenti, quando ti accorgi che quella strada che hai difronte l'ha già percorsa in un simil modo qualcun'altro, quando i segni del lento navigare iniziano a marcare il mare, quando le foglie cadono anche se non siamo in autunno ecco che all'incessante andare si dice STOP!
Ci siamo sempre visti come una generazione di riflessivi, noi cresciuti negli anni 90, ma a pensare poi a cosa se quello su cui dovevamo riflettere non l'avevamo ancora vissuto?

Ascolto il silenzio interrotto di una strada notturna.
Leggo le tue mani e ogni parola che non pronunci.
Ascoltare il ronzio di un frigorifero(l'amico più caro per un'intera estate, lo vado a trovare spesso)
E nel leggero spostare delle foglie di questi alberi, mi perdo e mi ritrovo con loro solo in cascina di alta montagna ad osservare quello che dentro mi accade.


I cambiamenti da che cosa sono dettati?
Saranno 100mila travestimenti?
L'amore, nel suo significato più intenso, tralasciando la passionalità delle cose, divampa e crema il mio corpo a nuove ed eccitanti emozioni.
Perché non è stato fatto quello che si aveva chiesto?
Nella scala di costruzione di un palazzo si pensa sempre prima ad evitare che esso crolli e che la funzionalità di certe cose sia ben salda. Ma ci vuole un buon impasto di cemento inanzitutto, a saldare e a tessere quel che si vuole costruire.

"..ci sono dei fili di ferro appesi al soffitto."
"E' la stanza dell'impiccato!!!" ricordo mi veniva detto. Dentro c'erano inspiegabilmente piante di pomodoro!!

E' l'arma che fa piu' male di ogni cosa, l'ascia che piu' di tutte mi ha colpito, è il ricordo di un qualcosa che ormai non piu' mi appartiene e che non tornerà piu' a riva.
Se ne è andata.
Non tornerà piu'.
Anche se mi piacerebbe riviverla.
 
Marco Porcelli ( cuer@mail.com )

 
PAUSE ESTIVE

22 maggio 00, siamo fermi da un bel po', l'ultimo concerto l'abbiamo fatto piu' di un mese fa'.
Questa pausa è solo l'inizio della lunga assenza musicale che ci porterà questa nuova estate.
Fa' caldo, già da adesso, ma il mare è ancora lontano.
Penso che questi periodi di distacco, di assenza, di ritorno alla semplicità sono di grande aiuto e di pieno rilassamento di ogni facoltà e ti aiutano a fare luce e a capire un po' come sono andate certe cose.
I pomeriggi in saletta a provare, i pomeriggi davanti a un libro ora a studiare. Che bella pero' questa vita, mi sento come in vacanza, niente preoccupazioni, niente fretta, niente serate, niente volantini, niente pagine web, niente di niente di niente; un po' come 2 estati fa', in fondo a quei tempi c'era solo l'idea di fare qualcosa e null'altro, tutto lì…
Consapevoli che l'estate è un po' il periodo piu' buio dell'anno per noi che suoniamo, sia per assenza di musica live, sia per carenza compositiva. Ricordo la scorsa estate da maggio, fino ad agosto non siamo stati in grado di mettere su' neanche un giro eppure suonavamo quasi ogni giorno…ma il caldo in saletta non da' tregua e così tutto va' a puttane. Ora però consci di quello a cui andiamo incontro penseremo piu' a spassarcela, io personalmente rinuncerei a qualche prova in cambio di qualche bella nuotata a mare. Pomeriggi sugli scogli.
E così nascera' un nuovo demo subaquatico fatto di polipi, pesci e cozze!!! Uahu!
…che cretinata…
Siamo quasi un mese dalla finale di Rock Targato Italia di Torino, non sappiamo ancora come organizzarci nel viaggio, visto che non sappiamo ancora la data, Luca è tornato venerdì scorso, ci ho parlato un po'e penso proprio che per circa un anno non ne potrà sapere piu' di tanto, menomale che c'è Carmine, il nuovo batterista, un ragazzo di 27 anni, oggi abbiamo provato con lui per la terza volta.
Serve una svolta, la dobbiamo cercare, la ricerca continua come musicista è un obbligo che chiunque è all'inizio penso debba imporsi, c'è voglia di migliorare, sperimantare, mischiare le carte in tavola e ricominciare un'altra partita, provare a fare qualche brano con un altro stile; impazzisco in questi giorni per il live dei Pink Floyd e per Ok Computer dei Radiohead, PSYCO-POP d'atmosfera?
Non siamo legati a niente quindi possiamo fare ancora tutto quello che il nostro cervello, nauseabondo di quotidianità e bramoso di nuovi stili, luoghi e odori, ci proietta.
La rincarnazione, non morendo mai, sempre in un corpo ma con uno spirito nuovo e un'anima diversa...se non sbaglio lo diceva anche Bowie

Marco Porcelli ( cuer@mail.com )

REGISTRAZIONI II DEMO - Cuér

8.06 di mattina, apro gli occhi, sono sotto le coperte del mio letto e penso che il tanto atteso giorno della registrazione oggi è arrivato.
Ci prepariamo e aspettiamo Paki e Luca.
L'appuntamento era per le 9, fino alle 9.30 il citofono non è mai suonato.
Dopo qualche minuto sono in macchina con Luca e penso alle mie abitudini sconvolte dall'accecante bagliore di questo sole mattutino di primavera ormai avviata. Antonio e Paki ci raggiungono a piedi, circa 500 metri dividono la saletta da casa per cui una bella passeggiata non fa' poi così tanto male. Un mixer, un registratore minidisc, un multieffetto, lo stereo della mia cameretta, 6 microfoni, una manciata di cavi e si inizia a montare il tutto per la registrazione di questo cacchio di II demo dei Cuér.
Ma che fatica per farlo!
Sento qualcosa dentro, una emozione, come la prima volta che suonammo all'Hype! Quanto cavolo di tempo per farle ste' 4 canzoni! Amate e odiate allo stesso tempo. Il pezzo piu' bello? Strumentalmente Veleno nettare, ma come canzone forse La voglia di mentire, mentre Travestimenti è quello a cui sono piu' affezzionato anche se Dea mi ricorda il concerto piu' bello che è stato quello di San Nazzaro.
Quello che questo demo hai in piu' rispetto al primo è il ruolo primario della chitarra di Paki alla quale io e Luca siamo sempre piu' al servizio.
La foto che ho in testa è quella della mano di Antonio che ci segnala di venire da lui nell'ingresso della saletta a sentire come ha regolato i suoni…Antonio "Luci & Suoni"…
Tra un ceck e l'altro siamo arrivati alle 11.45 e in un'ora e quindici minuti abbiamo registrato le parti strumentali dei 4 brani che saranno presenti su questo II demo dei Cuér. Non ci siamo fermati neanche un secondo, un'ora e un quarto di fila!
Siamo tornati a casa alle 2 e prima di pranzare abbiamo sentito quello che era uscito. E' un piacere sentirsi così bene i propri brani, Antonio è diventato proprio bravo.
Ci siamo presi circa una settimana per preparare le voci prima di registrarle, chissa' come cavolo verra' alla fine sto cacchio di demo, a me comunque piace e parecchio, ma quando ci faranno fare un disco?

Marco Porcelli ( cuer@mail.com )
 


ANGELI CON ALI DI CERA

E arrivo' la tempesta a devastare quella pacatezza ormai stabilizzata.
L'odio, per sè, per la specie che in qualche modo omologa gli esseri umani.
La deficienza piu' opprimente.
La superbia piu' avvilente.
Un'ora è scandita da 60 minuti; nei primi 30 ti dai da fare, ti costruisci e ti prepari al meglio per quello che verra', nei successivi 25 ti godi quello che sei riuscito a preparare e negli ultimi 5 ti accorgi che non puoi fare nulla per non andare incotro al tempo che ti sta' aspettando e che ti da' tristezza e arresa.
"Angeli con ali di cera...piu' guardo gli uomini, piu' vedo gli animali..."
La colpa? Il valore dei sentimenti che col passare dell'infanzia perde la sua ragione di esistere, l'adolescenza, il diavolo incontrollato che ti segue da dietro le spalle e poi', aime', l'inesistente ragione di esistere.
"...piu' guardo gli uomini piu' vedo gli animali!"
Il delirio: l'onnipotenza delle capacita' mancanti, la consapevolezza della propria tristezza, l'ostilita' perpetua come arresa alla incapacita' comunicativa.
Io fortunatamente tutto questo non ce l'ho.
Io fortunatamente sono diverso.
Ma quello che hai attorno è cosi', e difficilmente puoi cambiarlo. Rimpiango il padre di mio padre, che nei primi anni della mia vita mi ha fatto conoscere la mia terra, la mia famiglia, i profumi e gli odori di un'aperta campagna e l'esistenza di certi valori che piu' mi avvicino agli altri, piu' vedo lontani.
Si fottano pure, alle fiamme del loro inferno.

Marco Porcelli ( cuer@mail.com )

 
Credevo di esser nuovo...

Il tempo ha rimarginato le ferite, ma non ha portato via con se' il ricordo...
Credevo di esser nuovo, ma eccomi qua' piu' vecchio che mai.
Con una mano nel passato ed un'altra nel presente ma perennemente assente.
Ricordo qunto mi spaventava la tua assenza.
Quanti notti in bianco, qual'era la musica che accompagnava il mio pianto? Ora ricordo, era il suono delle tue mani che sfioravano le mie, era il suono delle mie bugie mentre dicevo di stare bene; affidavo al tempo il compito di dimenticare il tutto e aspettavo in silenzio finchè non mi addormentavo.

Nico Landriscina
 

 
6 FEBBRAIO 2000, SAN NAZZARO(BN) - FINALI DEL SUD PER LA XII EDIZIONE DI ROCK TARGATO ITALIA

Ore 15.50, siamo sulla statale Trani-Corato, pronti ad imboccare la A-16 cara che ci portera' in Campania, uscendo per Benevento e raggiungendo quel bel paese vicino San Giorgio che si chiama San Nazzaro.
Sulla strada per raggiungere il sopracitato paese troviamo addirittura le indicazioni per il “Mad house pub, nostra meta. Ed allora iniziamo a fantasticare sulla buona qualita' locale anche se ci era stato presentato come un posto di piccole dimensioni. La prima volta ci passiamo davanti, ma gli effetti del viaggio e … non ci fanno capire che stavamo girando attorno al locale.
Sono le 18.05 è buio, il proprietario del Mad house si chiamo Marco, ci presentiamo e li diamo una mano a montare la roba. Capelli quasi rasati e pizzo biondo, accento: fortemente partenopeo, sembra una persona tranquilla.
Le 2 macchine con le quali siamo arrivati sin qui sono li' fuori, una Renault 5 bianca a tre porte e una Seat Ibiza grigia 5 porte, per tutte e due poca, molta, poca, affidabilita', ma non abbiamo avuto grosse difficolta'. Scarichiamo.
Arrivano i Capitan Franz.
Baci e abbracci. Ci sentiamo molto piu' amici a loro che conosciamo solo da due mesi e ci saremo visti si' e no 3 o 4 volte, che ad altri ormai troppo vecchi dinosauri tranesi. Si beve qualche birra insieme e si scambia quattro chiacchiere circa l'efficienza della serata. Entra Paolo dei Borgo Pirano.
Ok, cisiamo tutti, iniziamo a montare. Antonio è il magico fonico che prestiamo e si presta gratuitamente per l'occasione anche agli altri gruppi. Indipendentemente dal fatto che è mio fratello, lo stimo e lo reputo un quasi professionista nel campo, ma questo penso che ormai si sa'…
“…da Paolo verso me, in senso orario il primo che esce inizia a suonare…”

Capitan Franz
Borgo Pirano
Cuér

Guardo il locale stracolmo con un bicchiere tra le mani con la birra che mi cola anche sul collo, sto' per mandare la base di Luci & Suoni, è il nostro III pezzo, è una pausa calcolata, visto che i primi due brani li facciamo quasi sempre attaccati e io ne approfitto… Gli effetti del bere si scatenano nella furia con cui suoniamo, ma in ognuno di noi c'è dell'altro… Parto con la base.
Dea è un pezzo nuovo col quale solitamente finiamo le nostre esibizioni, dalla ritmica iperdevastante, la metteremo sul nuovo demo.
Abbiamo suonato bene. Sono sicuro che siamo passati, ma sono ancora sul palco, sfinito e quasi svenuto cerco un posto per poggiare il basso e scendere da quell'infernale sauna di luci. Ci sono. Giu' finalmente si respira, non mi sono mai stancato cosi' tanto, non ho dato mai cosi' tanto, ma non ero l'unico. Alle tre siamo nella celestiale saletta di Trani a scaricare la roba. Erano le finali del Sud per la XII edizione di Rock Targato Italia. La finale nazionale penso si fara' a Torino e non a Milano(almeno cosi' mi è parso di capire).
Ora si va' a nanna…

Marco Porcelli ( cuer@mail.com )

 
"Su quella montagna é nato il sole"
MERCOLEDI 18 GIUGNO 1997 ORE 17:50 PROVE RIVOLTA URBANA

Afa, clima appicicaticcio, la pelle trasuda, calore umano nell' aria. Pomeriggio d'estate, esco di casa ed entro nella sauna piu' equatoriale della citta', pedalata dopo pedalata, arrivo a termine alla sala prove del gruppo mentre gocce di sudore scendono sulla mia pelle. Aria, ricerca di spazi, di espressioni vincenti. Concetti impotenti e tanta afa caratterizzano la giornata, attesa settimanalmente da ognuno dei componenti del gruppo. Basta ai pensieri drogati, passiamo alla partenza, si ceckkano gli amplificatori e con l' atmosferica "resta qui" da quattro ci si diventa una cosa sola, il giallo, il rosso il verde e il blu diventan un unico colore, la rivolta prende forma, la pioggia cade dal cielo bagnando l'asfalto e il vapore depura il nostro volto. "...com'é facile per te guardarmi da lassu'..." un arcobaleno d'interprerazioni penetrano nella mia mente, il mio dio é un mio caro che si trova lassu' e la mia incapacita' di comunicare con lui non trova piu' riflessa forma che nella canzone dove nella irruente distorsione del ritornello tutta la rabbia straripa dal fiume della normale esistenza.Muoooriiiiiiiiiiiiiii!!!!!!
Cinque brani di rock,matal,noise,pop grunge,genere: inclassificabile.

Marco Porcelli ( cuer@mail.com )
 

 
RUSTY IRON...AL GARAGE DI LUCIANO

E a pensare che in quella mega suonata eravamo gia’ insieme. Mi ero praticamente silurato da un gruppo nel quale la mia presenza era di estrema irrilevanza, cosi’ pensai che quel 19 luglio del 1994 non potevo mancare a quel mitico incontro, mi era stato proibito di andare, ma io non esitai a rimanere in casa. Basso a destra e ampli a sinistra x circa 300 metri sempre dritto, poi svolta e sinistra, scendi circa 20 scalini e ti ritrovi li’, insieme a loro, strimpellatori novelli di quella generazione.Eravamo in molti a non sapere nulla l’uno dell’altro, e che da quel giorno in poi le nostre strade si sarebbero raramente separate.
Suonammo x un’ora e mezza di seguito Rearview Mirror, dove chitarristi, cantanti, bassisti e batteristi si alternavano in inedite formazioni. Strofa, rit., strofa( con za-zan della II chitarra, rit., stop e gran finale dove tutti insieme cantavamo:"…saw thing so much clearer, once you – once you, REARVIEW MIROOOOOORRRRRR!!!…"  Era l’unica canzone che ci metteva tutti d’accordo, xché era l’unica che tutti conoscevamo. Da quella mitica suonata si sarebbero formati 2 gruppi, che qualche concertino in realta’ riuscirono a metterselo da parte.
Ora siamo rimasti in pochi, noi i superstiti. Penso che a volte guardarsi indietro fa’ male. Penso che a volte guardarsi indietro ti da’ lo stimolo x ricominciare. Penso che a volte è stupida retorica dire "…quelli si che erano bei tempi….". Penso che non avrei mai immaginato di ricordare il passato con una canzone che si chiamasse Rearview Mirror. Penso che…si’ è triste, ma allora non era certo cosi’ immaginalmente bello.
Qualcuno dice che è solo quando si è toccati veramente il basso si puo’ ripartire da zero con 100 volte + desiderio di prima, non penso che nel mio caso qualcuno abbia torto.

Marco Porcelli ( cuer@mail.com )

"...perchè uno non lascia cadere cosi' le cose...uno si espone e rischia. E' facile stare li' mezzi defilati dietro una porta a dare giudizi sul mondo e sentirsi piu' nobili e puri e coerenti di chiunque altro..."