- I SOGNI, I TOPI E LA PORTA
Mi sono svegliato in un valle nuova dove sentirsi uno straniero sembra all'ordine
delle cose. Stanotte ho fatto un sogno. Ero in macchina al porto vicino
quella catasta di scogli che viene chiama braccio, col mento
appoggiato sul finestrino guardavo una barca che usciva per andare in mare,
era piena mattina, la barca avanzava tagliando il mare e sembrava come se
nessuna cosa la potesse fermare, tagliava, tagliava, con una forza che mi
dava coraggio. Al largo lontano dalla città e da qualsiasi cosa mi sono
ritrovato in piena notte circondato dal mare nero e oscuro in barca col
solo lume che la illuminava ma a me tutto cio' non mi faceva che sentire
risollevato e finalmente sereno.
Quando la mattina mi sveglio e scopro che quello che stavo vivendo non era
altro che una mia surreale immagine della quotidianità, quando al cospetto
del mio sguardo la mia faccia, si strucca e diventa chiara e limpida come
appena nato, ecco che impazzisco e inizio a strappare tutti i poster della
mia camera, spacco lampadine, spacco la mia scrivania, piango e sfinito
cado sul letto dal quale mi ero alzato.
Sono le 8 e mezza di sera, sono appena tornato a casa.
Guidare le stesse strade ogni giorno non è che sia poi una buona medicina
per la cura di questa febbre.
Non riesco a dare piu' un senso alle cose.
Perché agisco se non sono spinto da alcun motivo?
Perché non riesco a dare un significato alla mia strada?
Immobile, con la testa pendete un po' verso sinistra guardo la banalità
della posizione in cui mi ritrovo.
Penso di averla proprio chiusa.
E' sera, torno a casa, infilo la chiave, da dentro, giro e rigiro, la prima
serratura, poi la porta blindata, 2 giri verso destra: mi sono chiuso da
dentro
Sono stanco e vado a dormire, sono appena andato ad un concerto
e non è che ho poi tanta voglia di parlare o di fare altro. A 2 giorni dal
concerto con gli After, uhau! Come sara?
La cosa che invidio di più ai topi e che riescono sempre a trovare una scappatoia,
una via d'uscita senza affanno, senza inganni, è nella loro indole. Vanno
dove vogliono e riescono ad entrare in tutto quello che li pare...gli animali
fortunati
-
- STOP!
E' un periodo strano, veramente
strano, non capisco piu' neanche dove
mi stà portando, come si evolverà questo stato.
Parlo di rottura, di caduta di ideali, di nuove vedute, di voglia di fare
proprio quando non c'è tempo, di iniziare a mettere in moto questi nuovi
meccanismi che si sono creati.
Quando soffia la brezza e ti affiorano ricordi di estate precedenti, quando
hai la consapevolezza di essere e respirare, quando ti accorgi che un viso
sta cambiando i suoi lineamenti, quando ti accorgi che quella strada che
hai difronte l'ha già percorsa in un simil modo qualcun'altro, quando i
segni del lento navigare iniziano a marcare il mare, quando le foglie cadono
anche se non siamo in autunno ecco che all'incessante andare si dice STOP!
Ci siamo sempre visti come una generazione di riflessivi, noi cresciuti
negli anni 90, ma a pensare poi a cosa se quello su cui dovevamo riflettere
non l'avevamo ancora vissuto?
Ascolto il silenzio interrotto di una strada notturna.
Leggo le tue mani e ogni parola che non pronunci.
Ascoltare il ronzio di un frigorifero(l'amico più caro per un'intera estate,
lo vado a trovare spesso)
E nel leggero spostare delle foglie di questi alberi, mi perdo e mi ritrovo
con loro solo in cascina di alta montagna ad osservare quello che dentro
mi accade.
I cambiamenti da che cosa sono dettati?
Saranno 100mila travestimenti?
L'amore, nel suo significato più intenso, tralasciando la passionalità delle
cose, divampa e crema il mio corpo a nuove ed eccitanti emozioni.
Perché non è stato fatto quello che si aveva chiesto?
Nella scala di costruzione di un palazzo si pensa sempre prima ad evitare
che esso crolli e che la funzionalità di certe cose sia ben salda. Ma ci
vuole un buon impasto di cemento inanzitutto, a saldare e a tessere quel
che si vuole costruire.
"..ci sono dei fili di ferro appesi al soffitto."
"E' la stanza dell'impiccato!!!" ricordo mi veniva detto. Dentro
c'erano inspiegabilmente piante di pomodoro!!
E' l'arma che fa piu' male di ogni cosa, l'ascia che piu' di tutte mi ha
colpito, è il ricordo di un qualcosa che ormai non piu' mi appartiene e
che non tornerà piu' a riva.
Se ne è andata.
Non tornerà piu'.
Anche se mi piacerebbe riviverla.
-
-
- PAUSE ESTIVE
22 maggio 00, siamo fermi da un bel po', l'ultimo concerto l'abbiamo fatto
piu' di un mese fa'.
Questa pausa è solo l'inizio della lunga assenza musicale che ci porterà
questa nuova estate.
Fa' caldo, già da adesso, ma il mare è ancora lontano.
Penso che questi periodi di distacco, di assenza, di ritorno alla semplicità
sono di grande aiuto e di pieno rilassamento di ogni facoltà e ti aiutano
a fare luce e a capire un po' come sono andate certe cose.
I pomeriggi in saletta a provare, i pomeriggi davanti a un libro ora a studiare.
Che bella pero' questa vita, mi sento come in vacanza, niente preoccupazioni,
niente fretta, niente serate, niente volantini, niente pagine web, niente
di niente di niente; un po' come 2 estati fa', in fondo a quei tempi c'era
solo l'idea di fare qualcosa e null'altro, tutto lì
Consapevoli che l'estate è un po' il periodo piu' buio dell'anno per noi
che suoniamo, sia per assenza di musica live, sia per carenza compositiva.
Ricordo la scorsa estate da maggio, fino ad agosto non siamo stati in grado
di mettere su' neanche un giro eppure suonavamo quasi ogni giorno
ma
il caldo in saletta non da' tregua e così tutto va' a puttane. Ora però
consci di quello a cui andiamo incontro penseremo piu' a spassarcela, io
personalmente rinuncerei a qualche prova in cambio di qualche bella nuotata
a mare. Pomeriggi sugli scogli.
E così nascera' un nuovo demo subaquatico fatto di polipi, pesci e cozze!!!
Uahu!
che cretinata
Siamo quasi un mese dalla finale di Rock Targato Italia di Torino, non sappiamo
ancora come organizzarci nel viaggio, visto che non sappiamo ancora la data,
Luca è tornato venerdì scorso, ci ho parlato un po'e penso proprio che per
circa un anno non ne potrà sapere piu' di tanto, menomale che c'è Carmine,
il nuovo batterista, un ragazzo di 27 anni, oggi abbiamo provato con lui
per la terza volta.
Serve una svolta, la dobbiamo cercare, la ricerca continua come musicista
è un obbligo che chiunque è all'inizio penso debba imporsi, c'è voglia di
migliorare, sperimantare, mischiare le carte in tavola e ricominciare un'altra
partita, provare a fare qualche brano con un altro stile; impazzisco in
questi giorni per il live dei Pink Floyd e per Ok Computer dei Radiohead,
PSYCO-POP d'atmosfera?
Non siamo legati a niente quindi possiamo fare ancora tutto quello che il
nostro cervello, nauseabondo di quotidianità e bramoso di nuovi stili, luoghi
e odori, ci proietta.
La rincarnazione, non morendo mai, sempre in un corpo ma con uno spirito
nuovo e un'anima diversa...se non sbaglio lo diceva anche Bowie
- REGISTRAZIONI II DEMO - Cuér
8.06 di mattina, apro gli occhi, sono sotto le coperte del mio letto e penso
che il tanto atteso giorno della registrazione oggi è arrivato.
Ci prepariamo e aspettiamo Paki e Luca.
L'appuntamento era per le 9, fino alle 9.30 il citofono non è mai suonato.
Dopo qualche minuto sono in macchina con Luca e penso alle mie abitudini
sconvolte dall'accecante bagliore di questo sole mattutino di primavera
ormai avviata. Antonio e Paki ci raggiungono a piedi, circa 500 metri dividono
la saletta da casa per cui una bella passeggiata non fa' poi così tanto
male. Un mixer, un registratore minidisc, un multieffetto, lo stereo della
mia cameretta, 6 microfoni, una manciata di cavi e si inizia a montare il
tutto per la registrazione di questo cacchio di II demo dei Cuér.
Ma che fatica per farlo!
Sento qualcosa dentro, una emozione, come la prima volta che suonammo all'Hype!
Quanto cavolo di tempo per farle ste' 4 canzoni! Amate e odiate allo stesso
tempo. Il pezzo piu' bello? Strumentalmente Veleno nettare, ma come canzone
forse La voglia di mentire, mentre Travestimenti è quello a cui sono piu'
affezzionato anche se Dea mi ricorda il concerto piu' bello che è stato
quello di San Nazzaro.
Quello che questo demo hai in piu' rispetto al primo è il ruolo primario
della chitarra di Paki alla quale io e Luca siamo sempre piu' al servizio.
La foto che ho in testa è quella della mano di Antonio che ci segnala di
venire da lui nell'ingresso della saletta a sentire come ha regolato i suoni
Antonio
"Luci & Suoni"
Tra un ceck e l'altro siamo arrivati alle 11.45 e in un'ora e quindici minuti
abbiamo registrato le parti strumentali dei 4 brani che saranno presenti
su questo II demo dei Cuér. Non ci siamo fermati neanche un secondo, un'ora
e un quarto di fila!
Siamo tornati a casa alle 2 e prima di pranzare abbiamo sentito quello che
era uscito. E' un piacere sentirsi così bene i propri brani, Antonio è diventato
proprio bravo.
Ci siamo presi circa una settimana per preparare le voci prima di registrarle,
chissa' come cavolo verra' alla fine sto cacchio di demo, a me comunque
piace e parecchio, ma quando ci faranno fare un disco?
-
ANGELI CON ALI DI CERA
E arrivo' la tempesta a devastare quella pacatezza ormai stabilizzata.
L'odio, per sè, per la specie che in qualche modo omologa gli esseri umani.
La deficienza piu' opprimente.
La superbia piu' avvilente.
Un'ora è scandita da 60 minuti; nei primi 30 ti dai da fare, ti costruisci
e ti prepari al meglio per quello che verra', nei successivi 25 ti godi quello
che sei riuscito a preparare e negli ultimi 5 ti accorgi che non puoi fare
nulla per non andare incotro al tempo che ti sta' aspettando e che ti da'
tristezza e arresa.
"Angeli con ali di cera...piu' guardo gli uomini, piu' vedo gli animali..."
La colpa? Il valore dei sentimenti che col passare dell'infanzia perde la
sua ragione di esistere, l'adolescenza, il diavolo incontrollato che ti segue
da dietro le spalle e poi', aime', l'inesistente ragione di esistere.
"...piu' guardo gli uomini piu' vedo gli animali!"
Il delirio: l'onnipotenza delle capacita' mancanti, la consapevolezza della
propria tristezza, l'ostilita' perpetua come arresa alla incapacita' comunicativa.
Io fortunatamente tutto questo non ce l'ho.
Io fortunatamente sono diverso.
Ma quello che hai attorno è cosi', e difficilmente puoi cambiarlo. Rimpiango
il padre di mio padre, che nei primi anni della mia vita mi ha fatto conoscere
la mia terra, la mia famiglia, i profumi e gli odori di un'aperta campagna
e l'esistenza di certi valori che piu' mi avvicino agli altri, piu' vedo lontani.
Si fottano pure, alle fiamme del loro inferno.
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- Credevo di esser nuovo...
Il tempo ha rimarginato le ferite, ma non ha portato via con se' il ricordo...
Credevo di esser nuovo, ma eccomi qua' piu' vecchio che mai.
Con una mano nel passato ed un'altra nel presente ma perennemente assente.
Ricordo qunto mi spaventava la tua assenza.
Quanti notti in bianco, qual'era la musica che accompagnava il mio pianto?
Ora ricordo, era il suono delle tue mani che sfioravano le mie, era il suono
delle mie bugie mentre dicevo di stare bene; affidavo al tempo il compito
di dimenticare il tutto e aspettavo in silenzio finchè non mi addormentavo.
Nico Landriscina
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- 6 FEBBRAIO 2000, SAN NAZZARO(BN) - FINALI DEL SUD PER LA XII EDIZIONE
DI ROCK TARGATO ITALIA
Ore 15.50, siamo sulla statale Trani-Corato, pronti ad imboccare la A-16
cara che ci portera' in Campania, uscendo per Benevento e raggiungendo quel
bel paese vicino San Giorgio che si chiama San Nazzaro.
Sulla strada per raggiungere il sopracitato paese troviamo addirittura le
indicazioni per il Mad house pub, nostra meta. Ed allora iniziamo
a fantasticare sulla buona qualita' locale anche se ci era stato presentato
come un posto di piccole dimensioni. La prima volta ci passiamo davanti,
ma gli effetti del viaggio e
non ci fanno capire che stavamo girando
attorno al locale.
Sono le 18.05 è buio, il proprietario del Mad house si chiamo Marco, ci
presentiamo e li diamo una mano a montare la roba. Capelli quasi rasati
e pizzo biondo, accento: fortemente partenopeo, sembra una persona tranquilla.
Le 2 macchine con le quali siamo arrivati sin qui sono li' fuori, una Renault
5 bianca a tre porte e una Seat Ibiza grigia 5 porte, per tutte e due poca,
molta, poca, affidabilita', ma non abbiamo avuto grosse difficolta'. Scarichiamo.
Arrivano i Capitan Franz.
Baci e abbracci. Ci sentiamo molto piu' amici a loro che conosciamo solo
da due mesi e ci saremo visti si' e no 3 o 4 volte, che ad altri ormai troppo
vecchi dinosauri tranesi. Si beve qualche birra insieme e si scambia quattro
chiacchiere circa l'efficienza della serata. Entra Paolo dei Borgo Pirano.
Ok, cisiamo tutti, iniziamo a montare. Antonio è il magico fonico che prestiamo
e si presta gratuitamente per l'occasione anche agli altri gruppi. Indipendentemente
dal fatto che è mio fratello, lo stimo e lo reputo un quasi professionista
nel campo, ma questo penso che ormai si sa'
da Paolo verso me, in senso orario il primo che esce inizia
a suonare
Capitan Franz
Borgo Pirano
Cuér
Guardo il locale stracolmo con un bicchiere tra le mani con la birra che
mi cola anche sul collo, sto' per mandare la base di Luci & Suoni, è
il nostro III pezzo, è una pausa calcolata, visto che i primi due brani
li facciamo quasi sempre attaccati e io ne approfitto
Gli effetti
del bere si scatenano nella furia con cui suoniamo, ma in ognuno di noi
c'è dell'altro
Parto con la base.
Dea è un pezzo nuovo col quale solitamente finiamo le nostre esibizioni,
dalla ritmica iperdevastante, la metteremo sul nuovo demo.
Abbiamo suonato bene. Sono sicuro che siamo passati, ma sono ancora sul
palco, sfinito e quasi svenuto cerco un posto per poggiare il basso e scendere
da quell'infernale sauna di luci. Ci sono. Giu' finalmente si respira, non
mi sono mai stancato cosi' tanto, non ho dato mai cosi' tanto, ma non ero
l'unico. Alle tre siamo nella celestiale saletta di Trani a scaricare la
roba. Erano le finali del Sud per la XII edizione di Rock Targato Italia.
La finale nazionale penso si fara' a Torino e non a Milano(almeno cosi'
mi è parso di capire).
Ora si va' a nanna
Marco Porcelli ( cuer@mail.com )
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- "Su quella montagna é nato il sole"
MERCOLEDI 18 GIUGNO 1997 ORE 17:50 PROVE RIVOLTA URBANA
Afa, clima appicicaticcio, la pelle trasuda, calore umano nell' aria. Pomeriggio
d'estate, esco di casa ed entro nella sauna piu' equatoriale della citta',
pedalata dopo pedalata, arrivo a termine alla sala prove del gruppo mentre
gocce di sudore scendono sulla mia pelle. Aria, ricerca di spazi, di espressioni
vincenti. Concetti impotenti e tanta afa caratterizzano la giornata, attesa
settimanalmente da ognuno dei componenti del gruppo. Basta ai pensieri drogati,
passiamo alla partenza, si ceckkano gli amplificatori e con l' atmosferica
"resta qui" da quattro ci si diventa una cosa sola, il giallo,
il rosso il verde e il blu diventan un unico colore, la rivolta prende forma,
la pioggia cade dal cielo bagnando l'asfalto e il vapore depura il nostro
volto. "...com'é facile per te guardarmi da lassu'..." un arcobaleno
d'interprerazioni penetrano nella mia mente, il mio dio é un mio caro che
si trova lassu' e la mia incapacita' di comunicare con lui non trova piu'
riflessa forma che nella canzone dove nella irruente distorsione del ritornello
tutta la rabbia straripa dal fiume della normale esistenza.Muoooriiiiiiiiiiiiiii!!!!!!
Cinque brani di rock,matal,noise,pop grunge,genere: inclassificabile.
Marco Porcelli ( cuer@mail.com )
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- RUSTY IRON...AL GARAGE DI LUCIANO
E a pensare che in quella mega suonata eravamo gia insieme. Mi ero
praticamente silurato da un gruppo nel quale la mia presenza era di estrema
irrilevanza, cosi pensai che quel 19 luglio del 1994 non potevo mancare
a quel mitico incontro, mi era stato proibito di andare, ma io non esitai
a rimanere in casa. Basso a destra e ampli a sinistra x circa 300 metri
sempre dritto, poi svolta e sinistra, scendi circa 20 scalini e ti ritrovi
li, insieme a loro, strimpellatori novelli di quella generazione.Eravamo
in molti a non sapere nulla luno dellaltro, e che da quel giorno
in poi le nostre strade si sarebbero raramente separate.
Suonammo x unora e mezza di seguito Rearview Mirror, dove chitarristi,
cantanti, bassisti e batteristi si alternavano in inedite formazioni. Strofa,
rit., strofa( con za-zan della II chitarra, rit., stop e gran finale dove
tutti insieme cantavamo:"
saw thing so much clearer, once you
once you, REARVIEW MIROOOOOORRRRRR!!!
" Era lunica
canzone che ci metteva tutti daccordo, xché era lunica che tutti
conoscevamo. Da quella mitica suonata si sarebbero formati 2 gruppi, che
qualche concertino in realta riuscirono a metterselo da parte.
Ora siamo rimasti in pochi, noi i superstiti. Penso che a volte guardarsi
indietro fa male. Penso che a volte guardarsi indietro ti da
lo stimolo x ricominciare. Penso che a volte è stupida retorica dire "
quelli
si che erano bei tempi
.". Penso che non avrei mai immaginato
di ricordare il passato con una canzone che si chiamasse Rearview Mirror.
Penso che
si è triste, ma allora non era certo cosi immaginalmente
bello.
Qualcuno dice che è solo quando si è toccati veramente il basso si puo
ripartire da zero con 100 volte + desiderio di prima, non penso che nel
mio caso qualcuno abbia torto.
Marco Porcelli ( cuer@mail.com )