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Non c'è nessun Haider 
nella Felix Helvetia

CARLO LOTTIERI

Si sa: molti giornalisti sono troppo impegnati a scrivere per avere il tempo di leggere e soprattutto sono troppo presi dall'obbedire agli "ordini di scuderia" per trovare il coraggio di assumere posizioni controcorrente.

Non ci si deve quindi stupire, allora, se sulla stampa italiana le ultime elezioni federali svizzere sono state commentate quasi ovunque con titoli e articoli volti a sottolineare presunte analogie tra il successo a Berna dell'Udc e l'avanzata (giunti ora al governo) dei nazionalisti austriaci di Jörg Haider.

La situazione, però, è ben diversa. E non solo perché Austria e Svizzera sono società quanto mai diverse: dato che la prima è da decenni dominata da un centralismo partitocratico asfissiante (oltre che angustiata da un passato di sostanziale accettazione del nazismo), mentre la seconda rappresenta un modello straordinario grazie alla bassa tassazione, al ben più solido federalismo e alla concorrenza istituzionale che da esso deriva, al rifiuto di ogni impegno militare tanto "occidentalista" che "umanitario".

Date queste premesse sarebbe difficile, a Berna, trovare un personaggio alla Haider. E difatti non C' è.

Cos'è allora questa Udc tanto demonizzata dai media à la page? Cominciamo dal nome, che raramente (e non a caso!) abbiamo trovato scritto per esteso sui quotidiani italiani. Quello che oggi è il più votato partito svizzero si chiama, infatti, "Unione democratica del centro": una denominazione che pare poco in sintonia con quelle etichette ("estrema destra", "destra xenofoba", ecc.) che si sono lette sui giornali italiani.

Non solo: questo partito è (da quarant'anni!) uno delle quattro formazioni che insieme governano la federazione elvetica e ha le proprie origini in una scissione dal partito liberale-radicale, formazione storica della Svizzera e su posizioni di centro-sinistra. L'Udc fu a lungo, ed è ancora, il partito di raccolta del voto contadino: una realtà molto "protetta" e sovvenzionata, in Svizzera come in molte altri paesi occidentali (Stati Uniti inclusi).

Ma finché fu esclusivamente un partito agrario l'Udc fu soltanto il più piccolo dei quattro grandi partiti svizzeri. Il suo recente successo, allora, si deve proprio all'adozione di quelle linee programmatiche -che tanto sono invise all'establishment politico e mediatico italiano (ma stessa cosa è avvenuta in Francia, in Germania e negli altri paesi europei).

Qual'è stata la mossa che ha consentito al leader Cristoph Blocher e agli altri esponenti dell'Udc di lanciare questa formazione? La scelta di schierarsi a difesa della tradizionale diversità del sistema economico e sociale svizzero. La fortuna del piccolo partito degli agricoltori è derivata dal suo essere su posizioni conservatrici in un contesto che vorrebbe spingere la Svizzera verso un ampliamento del welfare state, verso l'abbandono del tradizionale isolazionismo, verso un'indiscriminata apertura delle frontiere e, magari, verso l'adesione all'Unione europea.

L'Udc si è opposta a tutto questo.

Ha combattuto la fiscalità e chiesto una riduzione della pressione impositiva; ha difeso la neutralità elvetica e si è opposta all'ingresso della Svizzera nell'Onu e nell'Europa; si è ribellata di fronte all'ipotesi di abbandonare lo spirito federale e di rafforzare i poteri centrali. Ha infine rigettato il buonismo irresponsabile di quanti, anche nella sinistra elvetica, vorrebbero aumentare il numero dei rifugiati e degli stranieri (già ora molto numerosi) che gravano sulle spalle dei contribuenti svizzeri.

È davvero difficile che di fronte a tutto questo si possa parlare di "xenofobia" e di "estremismo". E se qualche commentatore parla di "egoismo", non vi è forse qui la traccia di una sostanziale adesione ad una logica liberale tutt'altro che nazionalista (ma semmai anti-statalista)? D'altra parte, come mai nessuno - fino ad oggi - si era accorto che uno -dei sette ministri elvetici era espressione di una formazione che ora si vorrebbe far passare per "neo-nazista"? Per la semplice ragione che le cose non stanno così. Non se ne erano accorti neppure i due ministri socialisti, che fino a ieri avevano avuto un esponente dell'Udc tra i propri colleghi e che ora non rinunciano ad accusare questa formazione di essere vicina all'estrema destra austriaca o di altri paesi europei...

Bisogna evitare, in realtà, di identificare la demagogia grossolana di uno come Haider (che chiede al tempo stesso "meno tasse" e "più servizi sociali", e il cui successo trae origine essenzialmente nella profonda corruzione dei partiti tradizionali austriaci) e la difesa del capitalismo svizzero praticata dall'Udc, i cui responsabili appaiono preoccupati soprattutto di non importare il fallimentare "modello socialdemocratico europeo": basato su forti tasse e costosi servizi pubblici, centralismo crescente (con costante rafforzamento dei poteri di Bruxelles), libera immigrazione, fedeltà alla Nato e quindi impegno militare diretto in ogni situazione "critica" (Golfo, Somalia, Balcani, ecc.).

Da libertari, possiamo dar loro torto?