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parchi nazionali italiani

Testi di: Direttore: Giancarlo Pini- Enzo Bernardini, Cristina D'Antonio, Daniela De Benedetti, Gabriella De Benedetti,Ilaria De Martino, Paolo De Vecchi, Daniela Fabbri, Daria Maccario, Davide Paolini, Paola Pignatelli, Ivano Sartori, Vincenza Valenti, Donatella Volpi ---------------------------------------- All'inizio del terzo millennio l'Italia dispone di un articolato sistema di aree protette che tutela il 10% circa del territorio nazionale, attraverso un migliaio fra parchi naturali nazionali e regionali, riserve, oasi e rifugi, biotopi, monumenti isolati, parchi urbani e suburbani, oltre a parchi marini. Sono più di due milioni e mezzo di ettari, di cui un terzo gestiti dalle Regioni: il sogno dei naturalisti, presentato nel 1980, si è pertanto avverato. Molto resta ancora da fare, anche perché nei compiti della conservazione vi è quello della difesa delle diversità biologiche di tutti gli animali e vegetali, della differenza genetica delle specie e di quella all'interno degli ecosistemi. L'Italia detiene il primato europeo, con 58.500 specie faunistiche (di cui 1.250 di vertebrati) e di 5.600 specie botaniche e partecipa alla direttiva europea Habitat con il progetto Bioitaly. Oggi un parco è un organismo molto diverso dai primi cinque enti statali nati fra il 1922 e il 1968, che avevano prevalenti scopi di difesa della natura e dovevano arginare assalti speculativi e saccheggi vari. Si è affermata la convinzione che un parco può essere il volano dello sviluppo economico di un territorio, specie se montano; e così i compiti dei nuovi amministratori devono coniugare tutela e sviluppo compatibile, coinvolgimento delle popolazioni residenti e promozione turistica, incentivazione della produzione e vendita di prodotti tipici locali, ottenimento e gestione di fondi comunitari. I parchi quali laboratori di sviluppo socio-economico, nel rispetto delle compatibilità con la salvaguardia della natura: questa la sfida del Duemila. Per tali ragioni vi proponiamo i 20 parchi nazionali italiani, quale simbolo più rappresentativo della natura nel nostro Paese, invitandovi alla loro visita. Le soste suggerite sono presso aziende agrituristiche, le più consone allo spirito ecologico del nostro tempo. iniziamo la nostra rassegna con i quattro parchi nazionali dell'arco alpino: quelli storici del Gran Paradiso e dello Stelvio, e i due più recenti della Val Grande e delle Dolomiti Bellunesi. Le Alpi sono la più ampia ed elevata catena montuosa del Vecchio continente, cui la "Convenzione per la protezione delle Alpi", ratificata dai sette Paesi interessati, mira ad assicurare una politica globale per la conservazione della natura e per lo sviluppo dei suoi popoli, quale primario spazio vitale, economico, culturale e ricreativo esistente nel cuore dell'Europa. ------------------------------------------------------- PARCO NAZIONALE DEL GRAN PARADISO Istituito nel 1922 REGIONI: Valle d'Aosta e Piemonte (provincia di Torino) SUPERFICIE: 72.300 ettari ALTITUDINE: 800-4.061 m SEDE: via della Rocca 47, 10123 Torino Tel 011 8606211 CENTRI VISITA E ACCESSI: Cogne (27 km da Aosta per la A5 e la S.S. 507), Valsavarenche (28 km da Aosta) e RhémesNotre-Dame (30 km da Aosta); Noasca (74 km da Torino per la S.S. 460), Ronco Canavese (63 km da Torino) e Ceresole Reale (83 km da Torino) INTERNET: WVVVV.parks.it/parco. nazionale.gran.paradiso GRAN PARADISO Nel regno dello stambecco I primo e più famoso parco nazionale italiano ebbe origine dall'ex Riserva reale di caccia di Vittorio Emanuele II del 1856, che ebbe il merito di salvare lo stambecco dall'estinzione e di creare una rete di 350 km di mulattiere e di sentieri e 30 piccoli rifugi (i "casotti"), ancor oggi l'ossatura dei percorsi escursionistici e degli appoggi logistici per i guardiaparco. Il decreto del 1922 e la legge attuativa del 1925 motivano i provvedimenti con la necessità di "impedire la sparizione della bella razza degli stambecchi" e di "salvaguardare un patrimonio di bellezze". E di bellezze certamente si può parlare in questo meraviglioso parco di alta montagna, che si estende con cinque valli principali attorno al massiccio del Gran Paradiso, l'unico "quattromila" interamente italiano. La catena che separa i bacini piemontesi dell'Orco e della Soana da quelli valdostani delle valli di Cogne, del Savarenche e di Rhémes è occupata alle testate da un corteo di ghiacciai, laghetti, cascate e da altre vistose tracce di antiche glaciazioni, come le morene, le rocce montonate o le valli sospese o a "U" (la Valeille, parallela alla Valnontey, presso Cogne). La vegetazione ricopre 7.000 ettari, e presenta in prevalenza foreste di larici; abbondanti anche l'abete rosso, l'abete bianco, il pino cembro. Ma sono i fiori di montagna che emozionano e stupiscono con le loro fioriture estive. Il parco annovera diversi endemismi, concentrati nelle valli di Cogne, fra cui la Linnaea borealis, una caprifogliacea originaria dell'Artico, dai fiorellini penduli color rosa pallido, la Potentilla pennsylvanica, che come dice il nome proviene dagli Usa, l'Astragalus centroalpinus, la cosiddetta "coda di volpe", una leguminosa dalle grandi infiorescenze gialle. All'ingresso della Valnontey (3 km da Cogne) nel Giardino botanico alpino Paradisia, alla quota di 1.700 metri, sono stati ricreati 16 habitat (steppa alpina, roccere, felceto, torbiera, ecc.), che accolgono più di 1.000 specie della flora delle Alpi e dei monti degli altri continenti, compresi esemplari rarissimi. Nello spazio di un solo ettaro il visitatore può ammirare i fiori di montagna più belli del mondo e apprezzarne tutta la delicata poesia. Simbolo del parco è lo stambecco, presente in 6.000 esemplari, che convive nelle zone li pascolo fra i 2.500 e i 4.000 (tetri con il camoscio (8.000 „ api) e le marmotte (più di 10.000). Fra gli uccelli vi sono molti rapaci, dall'aquila reale (5 coppie) al gufo reale,dallo sparviero alla poiana, ecc. Presenti pernice bianca, coturnice e fagiano di monte. Numerosi gli invertebrati, con l'endemica farfalla Parnassius delius paradisiacus. • INCONTRI IN ALTA QUOTA Un incontro con lo stambecco rappresenta sicuramente un ricordo indimenticabile. Questi pacifici animali, giunti sulle Alpi 10.000 anni fa alla fine dell'ultima glaciazione, si possono vedere pascolare in estate presso il rifugio Sella (2.584 m), meta classica dell'escursione da Valnontey (3 ore a piedi). Sarà anche possibile avvicinare le simpatiche marmotte, mentre i camosci si potranno osservare da distante, essendo più diffidenti. Nelle zone più impervie, il segnale della possibile presenza dello stambecco è dato dalle praterie di Festuca ovina, la graminacea di cui si ciba. A FIANCO, LAGHETTO DEL LAUSON, PRESSO IL RIFUGIO QUINTINO SELLA, UNA DELLE METE PIÙ FREQUENTATE DA VALNONTEY (COGNE). --------------------------------------------------------------------------------------------------------- PARCO NAZIONALE DELLA VAL GRANDE Istituito nel 1993 REGIONE: Piemonte, provincia Verbano-Cusio-Ossola SUPERFICIE: 11.733 ettari ALTITUDINE: 550-2.301 metri SEDE: via San Remigio 19, 28048 Verbania Pallanza CI 0323 557960 CENTRI VISITA E ACCESSI: Rovegro (12 km da Gravellona Toce), Intragna (10 km da Verbania Intra), Malesco (20 km da Domodossola per la S.S. 337) INTERNET: vvww.parks.it/parco. nazionale.valgrande VAL GRANDE Silenzio e foreste impenetrabili territorio del Parco nazionale della Val Grande, incuneato nelle Alpi Lepontine meridionali, costituisce la più vasta area wilderness alpina e d'Italia, la cui natura selvaggia e l'abbandono da parte dell'uomo garantiscono un livello superiore di conservazione. Si tratta di un territorio detto "di ritorno", cioè originato dalla nuova colonizzazione della vegetazione, dopo che sono cessate le tradizionali attività della forestazione e dell'allevamento del bestiame. Il parco ha la forma di un quadrilatero, delimitato a nord dalla val Vigezzo, a ovest dalla vai d'Ossola, a est dalla vai Cannobina e a sud dal lago Maggiore. Al suo interno vi sono i profondi solchi delle valli Grande e Pogallo, dalla morfologia frammentata in una serie di piccoli sistemi idrografici che hanno scavato vallecole e profonde forre, delimitate da aspre pareti e crinali rocciosi.L'intero territorio è ricoperto da una foresta quasi impenetrabile, formata in prevalenza da latifoglie (castagno e querce a foglia caduca) e in misura minore da faggio, rovere, betulla, acero, tiglio. Importante la presenza di tassi, relitti dell'antica vegetazione. La flora comprende alcune rarità, come il tulipano alpino (Tulipa australis) e il rododendro bianco (Rhododendron album). La fauna annovera circa 500 camosci e qualche famiglia di caprioli,volpi, lepri comuni, marmotte; l'avifauna conta due coppie di aquila reale, numerosi rapaci (falco, sparviere, gheppio, poiana, gufo, civetta, ecc.), anche perché sono molto numerose le vipere, sia aspis che berus, specialmente presso gli alpeggi abbandonati. Presenti gallo forcello, corvo imperiale, merlo acquaiolo, picchio nero. Lo stato di abbandono del territorio, se è la principale attrattiva del parco, limita fortemente la possibilità di visita, sia per le difficoltà di accesso sia per l'impegno e l'esperienza richiesti dalle escursioni. Questo è un parco per piccoli gruppi, non per le masse; offre silenzi e spazi riconquistati alla natura e richiede una coscienza ecologica piena e matura. LA TERRA DEI BOSCAIOLI Si ritiene che lo sfruttamento delle foreste della Val Grande risalga a diversi secoli fa. È stato calcolato che nel decennio 1831-1841 gli alberi abbattuti e fluitati furono 2 milioni 240mila. A Orfalecchio, dal 1918 al 1930, vi era il capolinea di una piccola ferrovia che conduceva all'Arca, nel cuore più selvaggio dell'odierno parco, e di una teleferica che trasportava il legname a Mergozzo in val d'Orsola. Oggi l'unico villaggio del parco, Cicogna, conta solo 12 abitanti. ------------------------------------------------------------------------------------------------------- PARCO NAZIONALE DELLO STELVIO Istituito nel 1935 REGIONI: Lombardia (prov. Brescia e Sondrio) e Trentino-Alto Adige (Trento e Bolzano) SUPERFICIE: 134.619 ettari ALTITUDINE: 644-3.899 m SEDE: via Roma 26, 23032 Bormio (Sondrio) Tel 0342 910100 CENTRI VISITA E ACCESSI: Bormio (69 km da Sondrio per la S.S. 38), Ponte di Legno (120 km da Brescia per le S.S. 510 e 42), Cogolo di Pejo (72 km da Trento per le S.S. 12, 43 e 42), Rabbi (60 km da Trento per le S.S. 12, 43 e 42); accesso anche da Prato allo Stelvio (79 km da Bolzano per la S.S. 38) STELVIO Dove osano le aquile Un grande parco d'alta quota, la maggiore area protetta dell'arco alpino, articolata in 25 valli principali distribuite attorno al gruppo dell'Ortles-Cevedale, nelle Alpi Retiche, regno dei ghiacciai, del maestoso cervo e di estese foreste di conifere. L'imponente massiccio culminante con l'Ortles (3.899 m), il Gran Zebrù (3.859 m) e il Cevedale (3.764 m), formato da rocce di varia natura, per la sua vastità presenta ambienti naturali molto diversi fra loro, ma accomunati dall'esistenza, alle quote superiori, di 102 ghiacciai, fra i quali sul versante lombardo spicca il ghiacciaio dei Forni (2.000 ettari), il più grande dell'intero arco alpino di tipo himalaiano. Esso occupa l'intera testata della valle omonima ed è formato da tre bacini collettori che si fondono in una sola lingua. Da Santa Caterina Valfurva si può raggiungere in auto l'Albergo dei Ghiacciai e, in un'ora a piedi, la sua fronte. Il territorio accoglie anche una cinquantina di laghi, alcuni dei quali di sbarramento artificiale e piuttosto estesi, e diverse cascate, di cui la più spettacolare e alta si trova nella valle trentina di Saent. La varietà della vegetazione dipende dalla quota e dall'orientamento delle valli, ma in basso dominano le associazioni di latifoglie e più in alto le conifere. In val Zebrù (Lombardia) il divieto di taglio dei boschi ha fatto sviluppare magnifiche foreste di abete rosso, con larici, cembri e pino mugo strisciante; sul versante trentino, in val di Rabbi, è il larice a prevalere, ma la grande ricchezza di acque favorisce anche la presenza di abete bianco e di altre piante. In val di Trafoi (Alto Adige) la varietà del substrato roccioso diversifica la presenza vegetale, con foreste di abete rosso, pino mugo, larice e anche pino silvestre. Ricchissima la flora di alta montagna (il 60% del parco è compreso nella fascia altitudinale fra i 2.000 e i 3.000 metri), con 1.200 specie classificate, fra cui la rara Scarpetta di Venere (Cypripedium calceolus), il camedrio alpino (Dryas octopetala) e la Soldanella pusilla o nana. Vicino a Bormio il Giardino botanico Rezia presenta tutta la flora significativa del parco (900 specie) divisa per ambienti naturali, oltre a quella delle montagne del mondo e dei due poli. Chi preferisce emozioni forti potrà cercare di avvicinare la grande fauna del parco, nel quale sono rappresentati tutti i grandi mammiferi alpini. Anche se è il camoscio a dominare la scena (3.000 esemplari), sono i 1.300 cervi a catturare l'interesse maggiore, seguiti da caprioli, marmotte e stambecchi (350, frutto della reintroduzione dal Gran Paradiso e dall'Engadina). Importante la presenza del gallo cedrone, perché predilige foreste mature con fitto sottobosco, poco frequentate dall'uomo. Una dozzina di coppie di aquile reali sono un altro vanto del parco, mentre il gipeto o avvoltoio degli agnelli è tornato in seguito alla reintroduzione effettuata oltre confine. SUA MAESTÀ IL CERVO Maestoso ungulato, il cervo è presente in tutto il territorio del parco e può essere osservato in primavera, prima della nascita dei piccoli, e in autunno, quando si può anche assistere ai combattimenti della stagione degli amori. L'incontro più facile con il cervo è nelle valli altoatesine Venosta e Valfurva; sul versante valtellinese, in val Zebrù, all'alpe Solaz e nelle foreste del monte Confinale; nelle valli trentine in val Pejo e vai Rabbi, soprattutto attorno al lago di pian Palù e al Coller. Il cervo ha abitudini crepuscolari e vive solitario, mentre le femmine si spostano in branchi con i cerbiatti. AQUILA REALE IN VOLO. QUESTO MAESTOSO RAPACE È PRESENTE CON ALCUNE COPPIE NEL PARCO. IN BASSO A SINISTRA, "SCARPETTA DI VENERE", RARA ORCHIDEA SELVATICA. -------------------------------------------------------------------------------------------------------------- PARCO NAZIONALE DELLE DOLOMITI BELLUNESI Istituito nel 1993 REGIONE: Veneto, provincia di Belluno SUPERFICIE: 31.512 ettari ALTITUDINE: 350-2.563 metri SEDE: piazzale Zancanaro 1, 32032 Feltre (Belluno) 0439 3328 CENTRI VISITA E ACCESSI: Pedavena (3 km da Feltre per la S.S. 473); Valle Imperina e Igne. Accessi anche da Agordo (29 km da Belluno per la S.S. 203) e da Longarone (18 km da Belluno per le S.S. 50 e 51) DOLOMITI BELLUNESI Linci, orsi e sciacalli Nato dall'accorpamento di cinque riserve naturali create in precedenza, questo parco ha il pregio di valorizzare un comprensorio dolomitico poco noto, quasi disabitato, molto vario nella sua morfologia e ricchissimo di valori naturalistici, in primo luogo la flora, che conta più di 1.500 specie con diversi endemismi. All'interno di questo territorio, compreso fra i corsi del Piave e del Ci- smon, si distinguono cinque gruppi montagnosi, ciascuno con proprie caratteristiche: da occidente a oriente si susseguono le Vette Feltrine, molto aspre e ripide, con numerosi alpeggi e circhi glaciali; oltre la valle di Canzoi, la cima dolomitica del monte Pizzocco e, isolato, l'altopiano dei Monti Eterni, con vasti alpeggi e un'area carsica ricca di oltre 200 cavità. Il canale del Mils (con il lago omonimo) separa dai selvaggi Monti del Sole, mentre il torrente Cordevole divide dal gruppo dello Schiara, che con i suoi 2.563 metri è la vetta più alta del parco. Alle varie quote si succedono boschi di roverelle, faggete e conifere (abetaie, lariceti e pino mugo); ma è nelle praterie alpine e nei valloni rocciosi che la natura calcarea dei suoli ha favorito lo sviluppo straordinario della flora. Fra le specie più rare ricordiamo la campanula del Moretti (Campanula morettiana), simbolo del parco, l'alisso dell'Obir (Alyssum ovirense), una crucifera delle pietraie che forma cuscinetti da cui spuntano fiorellini gialli, l'astragalo sempreverde (Astragalus sempervirens), pianticella cespugliosa dai fiorellini viola pallido. La fauna annovera 2.000 tra camosci, caprioli, cervi, mufloni (introdotti), cinque coppie di aquila reale e molti altri rapaci, fra cui l'astore, lo sparviero, il gufo reale; fra i tetraonidi vi sono il gallo cedrone, la pernice bianca, il fagiano di monte. Presenti tre delle quattro vi-' pere esistenti in Italia: l'aspide, il marasso e la poco comune vipera del corno. Molto importante è la reintroduzione della lince, il magnifico felino delle foreste; sono segnalati anche l'orso bruno e lo sciacallo dorato, che periodicamente entrano nel parco dal Trentino. Interessanti escursioni si possono compiere da Pedavena e dal rifugio Dal Piaz (1.980 m). E PER SIMBOLO UN FIORE II simbolo gentile del parco nazionale delle Dolomiti Bellunesi è la rara Campanula morettiana, una pianticella perenne alta da 5 a 8 centimetri, che si è specializzata a vivere nelle fessure delle pareti verticali calcaree, in presenza di aria fresca e umida. I suoi grandi e vistosi fiori color azzurro-violetto fioriscono tra agosto e settembre, tra i 1.500 e i 2.300 metri. Questo miracolo della natura viene associato al nome del botanico Moretti, che per primo pubblicò il fiore all'inizio dell'Ottocento. Lo stesso Moretti diede il proprio nome a un altro endemismo, la Saxifraga florulenta, divenuta il simbolo del parco nazionale francese del Mercantour nelle Alpi Marittime. -------------------------------------------------------------------------------------------------------------- Il PARCO NAZIONALE DELLE FORESTE CASENTINESI, MONTE FALTERONA, CAMPIGNA Istituito nel 1933 REGIONI: Emilia Romagna (prov. di Forlì) e Toscana (prov. di Firenze e Arezzo) SUPERFICIE: 36.725 ettari ALTITUDINE: 555-1.658 metri SEDE: via G. Brocchi 7, 52015 Pratovecchio (Arezzo) Ci 0575 50301 SEDE COMUNITÀ: Via Nefetti 3, 47018 Santa Sofia (Forlì) re 0543 971375 PRINCIPALI CENTRI VISITA E ALTRI ACCESSI: Badia Prataglia (Poppi, Arezzo), per la S.S. 71; San Benedetto in Alpe (Forlì), per la S.S. 67 FORESTE CASENTINESI, MONTE FALTERONA, CAMPIGNA Boschi secolari ricchi di storia II parco è nato riunendo aree protette e riserve già esi- stenti del territorio compreso fra il monte Falterona e il passo dei Mandrioli, e costituisce oggi la più spettacolare concentrazione forestale d'Italia. Queste foreste secolari furono gestite nel Medioevo dagli ordini monastici che costruirono i complessi di Camaldoli, di San Romualdo e della Verna, oggi complemento ideale alla visita delle attrattive naturali del parco. Il patrimonio forestale, sfruttato da secoli (il legname fu utilizzato dalla flotta pisana e per le impalcature degli edifici fiorentini), è sempre stato rinnovato, e ciò ha consentito di conservare le zone oggi sotto tutela. Il faggio domina sia il versante emiliano che quello toscano, preceduto rispettivamente da boschi misti (aceri montani, olmi, ceni, tassi, carpini, ecc.) e da foreste di abete bianco. Tra i fiori più vistosi, il giglio martagone, l'aquilegia e la genziana. Presenti alberi monumentali, come il castagno millenario di Metaleto di Poppi, dal diametro di nove metri, nel cui interno cavo sono stati collocati un tavolo con due panche. Nei dintorni la cascata dell'Acqua Cheta (ricordata da Dante nel canto XVI dell'Inferno) è uno dei richiami più suggestivi del parco. La fauna è varia e numerosa e comprende cervo, capriolo, daino e muflone (reintrodotti); fra i predatori faina, donnola, martora, tasso, forse gatto selvatico; accertata la presenza del lupo appenninico. Numerosi gli uccelli, con aquila reale e gufo reale. Gli anfibi comprendono il geotritone italiano e la salamandra dagli occhiali. All'interno della foresta della Lama (comuni di Bagno di Romagna e Santa Sofia), cuore del parco, nella riserva integrale di Sasso Fratino, mantenuta rigorosamente allo stato naturale e preclusa ai visitatori, si sviluppa l'associazione ottimale fra abete bianco, faggio e altre latifoglie. Popolata da cervi e daini, i segni della presenza umana del passato sono costituiti dai resti di 350 aie carbonili. QUANDO FEDE E NATURA SI ALLEANO Una delle ricchezze del parco è la presenza dell'eremo e del monastero di Camaldoli, e del convento francescano della Verna. Luoghi di meditazione e di studio, divennero anche sedi di un corretto governo delle foreste, che furono incrementate e difese: i monaci camaldolesi le amministrarono dal 1012 al 1866, e crearono la prima legislazione forestale d'Italia. Alla Verna San Francesco ricevette le stimmate; la foresta di faggi e di abeti evoca, con il santuario, un ambiente in cui natura e fede offrono insieme un richiamo non banale del parco. -------------------------------------------------------------------------------------------------- PARCO NAZIONALE DEI MONTI SIBILLINI Istituito nel 1993 REGIONI: Marche (prov. di Ascoli Piceno e Macerata) e Umbria (prov. di Perugia) SUPERFICIE: 71.430 ettari ALTITUDINE: 500-2.476 metri SEDE: largo Antinori 1, Visso (Macerata) 0737 972711 PRINCIPALI CENTRI VISITA E ACCESSI: Norcia (97 km da Perugia per la S.S. 396); Amandola (60 km da Civitanova Marche per la S.S. 210); Arquata del Tronto (20 km da Ascoli Piceno per la S.S. 4) MONTI SIBILLINI Tra gole e altipiani, una continua sorpresa La catena dei Sibillini discende per 40 chilo- metri lo spartiacque umbro-marchigiano fra il Tirreno e l'Adriatico e culmina nel monte Vettore (2476 m). È un'area che presenta ambienti insoliti per l'Appennino: grandiosi altipiani sono chiusi da imponenti pareti rocciose, come il monte Bove e il Pizzo del Diavolo; non mancano zone carsiche con gole profonde e impressionanti, come il selvaggio canyon dell'Infernaccio nell'alta valle del Tenna. La caratteristica principale del territorio è offerta dalle ondulate praterie di Pian Perduto, Pian dei Pantani, Quarto di San Lorenzo e soprattutto dal Piano Grande di Castelluccio, antico bacino lacustre di 1.300 ettari di superficie, lungo sette chilometri e largo tre. Le fioriture estive di questi altipiani sono spettacolari e racchiudono diverse specie esclusive del parco, fra cui la carice del Pian Grande (Carex buxbaumi) e il genepi appenninico (Artemisia eriantha), mentre nelle zone rocciose crescono la stella alpina appenninica (Leontopodion nivale) e presso i laghi la Fritillaria orsiniana. La vegetazione è rappresentata presentata in basso da associazioni di roverella, orniello e carpino nero, a quote superiori di faggio, acero montano, tasso e agrifoglio. Tra i fenomeni di antica origine glaciale vi è il lago di Pilato, che alla quota di 1.940 metri è il più elevato dell'intero Appennino. Simbolo del carsismo è la leggendaria grotta della Sibilla sul monte omonimo, sul versante marchigiano. La fauna comprende capriolo, lupo appenninico, gatto selvatico, lontra, istrice, arvicola delle nevi; fra gli uccelli aquila reale, astore, falco pellegrino. Fra i rettili vi è la vipera dell'Orsini. Nel lago di Pilato vive il piccolo crostaceo endemico, il Chirocephalus marchesonii, probabile relitto di una remota glaciazione. QUI è DI CASA LA LEGGENDA Da Montemonaco (Ascoli Piceno) si può raggiungere il monte Sibilla (2.175 m), nel quale si apre la grotta della Sibilla (o delle Fate), ove si dice abbia abitato la veggente di Cuma quando venne cacciata dai Campi Flegrei in seguito all'affermazione del Cristianesimo. La Sibilla continuò qui le sue pratiche magiche e la grotta divenne il luogo mitico del Paradiso perduto. Da Foce (Ascoli Piceno), passando per il piano Gardosa, si arriva facilmente al lago di Pilato (1.940 m). ll nome deriva da quello del procuratore romano. Il quale, dopo la sua condanna a morte, chiese che il proprio cadavere venisse trasportato su un carro trainato senza guida. La sua corsa, si narra, si arrestò sulle sponde del lago. ----------------------------------------------------------------------- iL PARCO NAZIONALE DEL GRAN SASSO E MONTI DELLA LAGA Istituito nel 1995 REGIONI: Abruzzo (prov. di Teramo, L'Aquila, Pescara), Marche (prov. di Ascoli Piceno), Lazio (prov. di Rieti) SUPERFICIE: 148.935 ettari ALTITUDINE: 219-2.912 metri SEDE: via Roio 10 67100 L'Aquila TEL: 0862 401903 PRINCIPALI ACCESSI: Assergi (16 km da L'Aquila per la A24); Amatrice (66 km da Rieti per la S.S. 4); Isola del Gran Sasso (32 km da Teramo per la A24); Capestrano (44 km da L'Aquila per la S.S. 17) GRAN SASSO E MONTI D A passeggio con l'orso Iparco comprende il gruppo montuoso più noto dell'Appennino, quello del Gran Sasso, che ha nel Corno Grande (2912 m) la vetta dell'intera catena e, oltre il solco del fiume Vomano, gli isolati monti della Laga, fra i meno conosciuti e frequentati. La natura calcarea del Gran Sasso e la conseguente ripidità dei suoi versanti ne fanno quasi un rilievo alpino; fra le sue due dorsali principali ricche di grotte trova posto l'altopiano carsico di Campo Imperatore, lungo quasi 20 chilometri e largo quattro, raggiunto da una comoda funivia da Assergi. Alla base della parete nord del Corno Grande vi è il ghiacciaio del Calderone di cinque ettari, il più meridionale d'Europa e il solo presente sull'Appennino. I monti della Laga, di natura sedimentaria, sono modellati con minore asprezza e sono solcati da piccoli corsi d'acqua che formano numerose cascate. Il lago di Campotosto, di origine artificiale, vasto 14 kmq, accoglie in inverno una popolazione di folaghe, mo- riglioni, cormorani, marangoni minori e altri uccelli. La vegetazione copre i versanti teramani dei due sistemi montuosi con prevalenza di faggio e più radi cerri, aceri, tassi e abeti bianchi. Praterie e pascoli dominano il versante aquilano del Gran Sasso e quello laziale della Laga. La flora annovera diverse rarità, fra cui l'orchidea Epipogium aphyllum, l'adonide curvata Adonis distorta e l'astragalo aquilano. La fauna non è abbondante, ma riveste estremo interesse per la reintroduzione del camoscio d'Abruzzo, dell'orso marsicano, del lupo appenninico; presenti la lontra e il gatto selvatico. Fra gli uccelli spiccano l'aquila reale e il falco pellegrino. • BENTORNATO CAMOSCIO I camoscio d'Abruzzo è stato scelto quale simbolo del paro. Vi è stato reintrodotto nel 1992 dall'area faunistica di Biegna del parco nazionale d'Abruzzo, grazie anche a un fiianziamento europeo. Ne esistono due piccoli gruppi (una cinquantina di individui in totale) nel Gran Sasso, che si solo bene adattati al nuovo ambiente. Più chiaro e più piccolo del suo fratello alpino, questo camoscio dopo molti studi stato classificato Rupicapra pyrenaica ornata, quale sottospecie del camoscio dei Pirenei. Per permettere di osservarlo da vicino, il parco sta attrezzando un apposito percorso guidato, che sarà presto agibile (per informazioni rivolgersi Ia sede del parco, Tel 0862 401903). Ma non basta: nel vicino parco della Maiella, a Lama dei Peligni (Chieti), è visitabile l'area faunistica del camoscio TEL 0872 916067). -------------------------------------------------------------------------------------- PARCO NAZIONALE DELLA MAIELLA Istituito nel 1995 REGIONE: Abruzzo, province di Chieti, L'Aquila, Pescara SUPERFICIE: 74.000 ettari ALTITUDINE: 250-2.795 metri. SEDE: 66016 Guardiagrele (Chieti), via Occidentale 6 Ti 0871 800713 PRINCIPALI CENTRI VISITA E ACCESSI: Caramanico Terme (50 km da Pescara per la S.S. 487); Lama dei Peligni (57 km da Chieti per le S.S. 81 e 84); Pescocostanzo (95 km da L'Aquila per le S.S. 17 e 84). mAIELLA Per eremi e conventi Chiamata "montagna madre" dagli abruzzesi e "padre dei monti" da Plinio il Vecchio, l'imponente e solenne massiccio calcareo della Maiella si affaccia per 30 chilometri sull'Adriatico, nel settore meridionale d'Abruzzo. Con i 2.795 metri del monte Amaro è la seconda cima degli Appennini. Vista da lontano, appare un blocco uniforme, ma in realtà è formata da 61 cime (30 delle quali superiori ai 2.000 metri) e da 75 rilievi minori, separati da dorsali, altipiani carsici e da profondi valloni, come quello scavato dalle acque dell'Orfento sul versante occidentale, o le gole di Fara San Martino e di Taranta Peligna sull'opposto displuvio. Le grotte, assai numerose, sono rappresentate dalla grotta del Cavallone, famosa perché Gabriele D'Annunzio vi ambientò il secondo atto della tragedia "La figlia di Jorio". Alla quota di 1.745 metri, lunga 1.300 metri e ricca di sale magnificamente concrezionate, è raggiungibile per cabinovia da Lama dei Peligni. La vegetazione comprende alle quote inferiori querceti misti con cerri, carpini e omielli, seguiti da fittissime faggete e, più in alto, da boschetti di pino mugo. La flora conta 1.800 specie con diversi endemismi, fra cui l'androsace Principessa Matilde (Androsace mathildae) dei dirupi e particolari varietà di sassifraga, ranuncolo, viola e sedo della Maiella (subsp. magellensis). La fauna, grazie alle reintroduzioni, conta oggi un centinaio di camosci d'Abruzzo, una cinquantina di lupi appenninici, una decina di orsi marsicani, 150 cervi, quindi caprioli, lontre, gatti selvatici. Si presenta, perciò, con un patrimonio di tutto rispetto. Importante la presenza del piviere tortolino, raro uccellino boreale delle praterie umide di carici e nardi. All'interno del parco sono diversi i centri abitati di antica origine medioevale. Ma su queste montagne, ricche di acque, di boschi e di selvaggina, l'uomo ha vissuto fin dalla preistoria. Interessante è poi la presenza degli eremi e dei conventi, una quarantina, creati a partire dal X secolo da religiosi solitari provenienti dalla Calabria. Una vera simbiosi fra natura, fede e storia ATTENTI AL LUPO! Simbolo del parco della Maiella, il lupo appenninico (Canis lupus italicus), animale mite e schivo, è stato ingiustamente perseguitato. Giunto sull'orlo dell'estinzione, è difficile da osservare, ma chi volesse provare a fare questo emozionante incontro può partecipare alle escursioni guidate organizzate apposta dal parco (per informazioni: TEL 0871 800713). Altrimenti, si può visitare l'Area faunistica del lupo, del cervo e del capriolo di Popoli (Pescara) in località Impianezza, dove questi animali possono essere avvistati con maggiore facilità. ---------------------------------------------------------------------------------------------- PARCO NAZIONALE D'ABRUZZO Istituito nel 1923 REGIONI: Abruzzo (prov. de L'Aquila), Molise (prov. Isernia) e Lazio (prov. Frosinone) SUPERFICIE: 43.900 ettari ALTITUDINE: 450-2.247 metri SEDE OPERATIVA: Via Santa Lucia 1, 67032 Pescasseroli (L'Aquila) Tel: 0863 910715 PRINCIPALI CENTRI VISITA E ACCESSI: Civitella Alfedena (115 km da L'Aquila per le S.S. 17 e 83), Opi (AQ, 5 km da Pescasseroli), Picinisco (58 km da Frosinone per le S.S. 82, 509 e 627). ABRUZZO Occhio, c'è una lince Tra i più famosi parchi nazionali italiani storici, occupa il cuore dell'Appennino centrale, con le aree distinte di media e alta quota dell'alto Sangro, la Marsica fucense, la valle Peligna (Abruzzo), la valle di Comino (Lazio) e le Mainarde (Molise). Fortemente osteggiato in passato, è stato riorganizzato ed ora rappresenta il vero motore economico di una vasta zona montana, ricchissima di valori ambientali ma anche custode di antiche tradizioni di una popolazione che vive in splendidi borghi medioevali. Il territorio del parco, di natura calcarea, è ricco di acque, con il fiume Sangro e i suoi affluenti e diversi laghi, naturali (come il lago Vivo, ai piedi della vetta del monte Petroso di 2.247 m) e di sbarramento ( il più vasto è quello di Barrea, di 2,5 kmq). La vegetazione ricopre il 70% della superficie protetta ed è dominata dal faggio, con foreste fitte ed estese, mentre formazioni di acero di monte, frassino, sorbo di montagna e betulla sono sporadiche. Interessante la varietà di pino nero di Villetta Barrea. La flora è esuberante e annovera diversi endemismi, fra cui il giaggiolo marsicano (Iris marsica), le rare Gentiana dinarica ( aquilegia ottonis) e la stupenda Scarpetta di Venere (Cypripedium calceolus), che si può osservare nella conca della riserva integrale della Camosciara. Un giardino botanico è stato creato a Villavallelonga (L'Aquila). La fauna è l'attrazione principale del parco, perché annovera i grandi mammiferi appenninici, con le specie esclusive dell'orso bruno marsicano (50-80 esemplari), il camoscio d'Abruzzo (400 individui), il lupo appenninico (200), ma anche il cervo, il capriolo, il cinghiale, il gatto selvatico, e da poco la lince. Gli uccelli comprendono una decina di coppie di aquila reale, il biancone, il picchio di Lilford, la ghiandaia, ecc. L'osservazione dei grandi animali della foresta non è sempre agevole; i visitatori possono però recarsi presso le aree faunistiche allestite nel parco, dove faranno la conoscenza ravvicinata del lupo e della lin- ce a Civitella Alfedena (L'Aquila), del camoscio a Bisegna e Opi (L'Aquila), del cervo a Villavallelonga (L'Aquila), dell'orso a Pizzone (Isernia), del capriolo a San Sebastiano (L'Aquila). Oltre alla fauna, si consiglia una visita anche ai centri abitati. L'ORSO? TIMIDO E VEGETARIANO Pacifico e timido, l'orso bruno marsicano (Ursus arctos marsicanus), simbolo del parco, è presente in un centinaio di esemplari. Può essere visto nella conca della Camosciara, nella Vallelonga e sul monte Marsicano. Conviene però affidarsi alle visite guidate che vengono organizzate dal parco stesso, rivolgendosi a uno dei numerosi uffici informazioni. A Pizzone (Isernia) il Museo e area faunistica dell'Orso Tel:( 0865 951435) consente un facile approccio con questo animale ormai raro. Il marsicano appartiene a una sottospecie dell'orso bruno, perché isolata nel cuore dell'Appennino da circa 400 anni, dove si è adattato a una dieta vegetale. Si spinge anche sui rilievi dei monti Ernici e Simbruini fino alla Maiella, al Velino e al Sirente e a sud verso le Mainarde ------------------------------------------------------------------------------ fino qua copiato su libero ---------------------------------- PARCO NAZIONALE DEL POLLINO Istituito nel 1990 REGIONI: Basilicata (prov. di Matera e Potenza), Calabria (prov. di Cosenza) SUPERFICIE: 192.565 ettari ALTITUDINE: 130-2.267 metri SEDE: via Mordini 20, 85048 Rotonda (Potenza) 0973 661692 PRINCIPALI CENTRI VISITA E ACCESSI: Mormanno (97 km da Cosenza per la A3), Terranova di Pollino (152 km da Potenza per la S.S. 92), Francavilla in Sinni (PZ, 38 km dalla A3, Lauria sud) POLLINO Gola selvaggia II Pollino è un massiccio calcareo, solitario e solenne, che si erge fra Basilicata e Calabria a dominio delle piane del Crati e del Coscile. Il versante calabrese, arido e dirupato, è scavato in profondità da gole selvagge, che nell'appendice meridionale dei rilievi dell'Orsomarso assumono aspetti da Wilderness. Sul versante lucano prevalgono invece pendii meno ripidi, con fitti boschi di faggi e vasti pascoli ondulati (i Piani del Pollino), mentre sugli affioramenti rocciosi sommitali (la vetta è la Serra Dolcedorme, 2.267 m) compaiono le rare formazioni di pino loricato, il gioiello e simbolo del parco. In quest'area non mancano tracce delle antiche glaciazioni quaternarie (di cui lo stesso pino loricato è un relitto), mentre alle quote inferiori i corsi d'acqua assumono l'aspetto tipico delle fiumare. La grande varietà di paesaggi e di punti panoramici costituisce una delle peculiarità del parco: dalla Serra Dolcedorme lo sguardo abbraccia Ionio e Tirreno. Il massiccio del Pollino, fino ai 2.000 metri, è in buona parte ricoperto da foreste di faggi, precedute da formazioni a querceto; i faggi hanno sospinto in alto i pini loricati, che hanno lentamente colonizzato le impervie zone rocciose della Serra delle Ciavole e della Serra del Crispo e, in misura minore, dei monti Alpi e La Spina e sulla Montea nell'Orsomarso. Nelle aperte praterie le fioriture estive sono spettacolari e comprendono una vistosa specie di peonia (Paeonia mascula russii). Gli animali del parco comprendono lupo appenninico (una trentina di esemplari), capriolo, gatto selvatico, lontra; nella riserva naturale delle gole del Raganello, un canyon spettacolare con pareti altissime distanti fra loro soltanto pochi metri, vive una eccezionale concentrazione di uccelli rapaci. Il Pollino è tuttora frequentato dall'uomo, che vi pratica la millenaria attività agricola e pastorale. Nei paesi del parco sono mantenute vive le tradizioni locali e particolare importanza culturale assume la minoranza di etnia albanese di San Costantino e San Paolo in Basilicata e di Farneta in Calabria. TRA GLI ANTICHI PINI Il pino loricato (Pinus leucodermis), così chiamato per la natura scagliosa della corteccia del tronco, che ricorda le piastre metalliche delle corazze degli antichi Romani (le "loriche"), è la principale attrazione del parco. Da San Severino Lucano si può salire al rifugio del Pollino e proseguire fino al santuario della Madonna del Pollino; da qui raggiungere la Serra di Ciavole o la Serra di Crispo, dove sono gli esemplari più maestosi: alti fino a 30 metri e riconoscibili dalla caratteristica chioma piramidale, hanno un'età compresa fra i 230 e i 280 anni. Anche sui monti Alpi e La Spina vi sono pini loricati. SOPRA, LE GOLE DEL RAGANELLO. SOTTO, A SINISTRA, PINO LORICATO. NELLA PAGINA SEGUENTE, IN ALTO, IL LAGO DI CECITA. SOTTO, ASTORE. ---------------------------------------------------------------------------------------------------------- PARCO NAZIONALE della SILA Istituito nel 1997 REGIONE: Calabria (prov. di Catanzaro, Cosenza, Crotone) SUPERFICIE: 12.690 ettari (attuale); 70.000 ettari circa (prevista) ALTITUDINE: Sila Grande 800-1.928 metri; Sila Piccola 800-1.881 metri SEDE: viale della Repubblica 26, 87100 Cosenza Tel: 0984 471093 CENTRI VISITA E ACCESSI: Cupone (Spezzano della Sila), 47 km da Cosenza per la S.S. 107; San Giovanni in Fiore, 60 km da Cosenza per la S.S. 107 SILA Ai piedi dei giganti Nato dallo smembramento del preesistente parco na- zionale della Calabria, il primo nucleo di area protetta è stato diviso in due parti separate, che corrispondono al cuore della Sila Grande e della Sila Piccola e che a breve saranno riunite e accresciute, fino a raggiungere circa 70.000 ettari. Vi saranno compresi i laghi del versante occidentale, che giungerà al monte Scuro, includendo il monte Botte Donato (1.928 metri, vetta del parco); a nord sarà inglobata la Sila Greca, a sud la nuova perimetrazione è prevista sino alle porte del comune di Taverna. Gli altipiani delle due Sile presentano diversa natura geologica e differente copertura boschiva. La loro principale caratteristica: dominio assoluto del pino laricio nella Sila Grande, con esemplari alti 40 metri di altezza e due di diametro (i "giganti della Sila", nella foresta di Fallistro, presso Camigliatello Silano); associazione di faggio e abete bianco nella Sila Piccola, come sul monte Gariglione. Le vaste praterie accolgono splendide fioriture estive, con orchidee, ranuncoli, narcisi, gigli, anemoni, ecc. L'abbondanza di acque si manifesta con i corsi del Lecita (che origina il lago omonimo, ai confini occidentali del nucleo della Sila Grande), del Lese e del Neto; la Sila Piccola è attraversata dal fiume Tacina. Fra le due Si-le si allungano i laghi di Ariamacina, l'Arvo e l'Ampollino, fattori che contribuiscono alla mitezza del clima e a ingentilire il paesaggio. Gli animali della Sila Grande comprendono lupo appenninico, cervo, capriolo, cinghiale, lontra e gatto selvatico. I rapaci sono bene rappresentati e non è difficile scorgere l'astore, il nibbio bruno, la poiana. Nelle foreste vivono l'upupa e il picchio muratore; nei bacini lacustri sostano aironi, cavalieri d'Italia, germani reali. Nella Sila Piccola le manomissioni dell'uomo hanno purtroppo compromesso la conservazione della vegetazione e della fauna originarie. PER AMMIRARE IL LARICIO Fra i 1.000 e i 1.400 metri nella Sila Grande vive il maestoso pino laricio, attrazione del parco che merita una escursione. Nel territorio del comune di Spezzano della Sila vi sono le foreste di Fallistro, con 56 stupendi esemplari secolari, e di Cupone; presso Longobucco quelle di Gallopane e di Golia Corvo. Nel sottobosco si possono inoltre incontrare due specie botaniche che hanno a lungo impegnato gli specialisti: si tratta dell'astragalo calabrese (Astragalus parnassi calabrus) e della ginestra inglese (Genista anglica), la cosiddetta "ciciarella", giunte sulla Sila migliaia di anni fa. La prima è infatti originaria del monte Parnaso in Grecia, la seconda delle terre atlantiche europee. -------------------------------------------------------------------------------------------------------------- PARCO NAZIONALE DELL'ASPROMONTE Istituito nel 1994 REGIONE: Calabria (prov. di Reggio Calabria) SUPERFICIE: 76.000 ettari ALTITUDINE: 350-1.955 metri SEDE: 89050 Gambarie di Santo Stefano in Aspromonte (Reggio Calabria) Tel:0965 743060 PRINCIPALI ACCESSI: San Luca (96 km da Reggio Calabria per la S.S. 106), Cittanova (20 km dalla A3 Gioia Tauro) ASPROMONTE Le pietre danno spettacolo Il massiccio montuoso che chiude a sud l'Appennino ha la forma di una piramide culminante nei 1.955 metri del Montalto, che si allunga per 24 chilometri nella dorsale della Melia. È un territorio tormentato, con scoscesi affioramenti rocciosi e forre uniti da altipiani, inciso da torrenti che concludono il loro impetuoso corso in ampie fiumare. La vegetazione varia con l'altitudine, e fra i 1.200 e i 1.700 metri forma vaste faggete, spesso associate con abete bianco. Non mancano pino laricio e pioppo tremolo sul versante orientale e vigorose piante di agrifoglio sulla Melia. Nelle forre umide è possibile osservare la felce bulbifera Woodwardia radicans, originaria del Terziario. Ma la caratteristica di questo parco è la intensa antropizzazione: 51 comuni, molti dei quali popolosi, afflitti da degrado socio-economico: la speranza è che il richiamo di un corretto turismo ecologico possa risollevare la situazione. E non mancano motivi di attrazione particolari: presso San Luca, straordinarie formazioni di rocce cristalline con giganteschi monoliti; a Pentedattilo (Melito Porto Salvo) le case sono addossate a una parete rossastra di arenaria a forma di cinque dita; il paese di Roghudi è spettacolare, allungato su una stretta dorsale a dominio della grandiosa fiumara Amendolea; e si potrebbe continuare. La fauna è piuttosto povera, ma può contare su alcune rarità: un piccolo roditore esclusivo, il driomio (Driomys nitedula aspromontis), la rarissima aquila del Bonelli (Hieraetus fasciatus), oltre al falco pellegrino e al falco pecchiaiolo, chiamato localmente "adorno". GARIBALDI FU FERITO... L'Aspromonte richiama immediatamente il ferimento di Giuseppe Garibaldi, avvenuto il 29 agosto 1862 a nord di Gambarie. L'eroe dei due mondi fu colpito dai soldati regi che volevano impedire l'avanzata dei Mille verso lo Stato pontificio. Fatto prigioniero, fu liberato due mesi dopo in seguito a un'amnistia. Il luogo è ricordato da un mausoleo e dal pino su cui fu appoggiato il generale ferito. IN ALTO, VEDUTA DI PENTEDATTILO. SOTTO, FALCO PELLEGRINO. IN BASSO, L'ABITATO DI ROGHUDI SULLA FIUMARA DI AMENDOLEA. ---------------------------------------------------------------------------------------------------------------- ---------------------------------------------------------------------------------------------------------- TERRA E MARE Nella tipologia dei parchi nazionali I costieri vengono raggruppati i cinque parchi nazionali che si affacciano sul mare, anche se parte del loro territorio si estende all'interno della penisola. Sono esclusi i parchi delle isole, che saranno trattati nell'ultimo capitolo. Iniziamo a presentare i parchi nazionali costieri dall'ultimo nato, quello delle Cinque Terre in Liguria. ----------------------------------------- PARCO NAZIONALE DELLE CINQUE TERRE Istituito nel 1999 REGIONE: Liguria (prov. di La Spezia) SUPERFICIE: 10.000 ettari Circa, più 2.800 ettari di riserva marina ALTITUDINE: 0-812 metri SEDE (PROVVISORIA): scalinata Costa del Fuso 108, 19017 Riomaggiore (La Spezia) 0187 920893 ACCESSI: da Levanto per Monterosso, 12 km; da La Spezia per Riomaggiore, 12 km per la S.S. 370; dal casello della Al2 di Brugnato per Pignone a Monterosso, 30 km. In treno, linea Genova-La Spezia CINQUE TERRE La costa delle meraviglie I riconoscimento da parte dell'Unesco di "patrimonio inalienabile dell'Umanità" attribuito alle Cinque Terre ha accelerato la creazione di un parco nazionale, che sostituisce in parte quello regionale, un poco più esteso, di cui rimangono piccole aree costiere a ponente e a levante. L'unicità delle ripidissime e rocciose colline terrazzate a vigneto delle Cinque Terre, i borghi medioevali protesi sul mare "come navi che stanno per salpare",i lembi di vegetazione favoriti da un clima mitissimo, la stretta e armoniosa sintonia fra natura e lavoro dell'uomo formano un comprensorio costiero dal fascino straordinario, che non ha termini di confronto al mondo intero. Le Cinque Terre (i cinque borghi che si susseguono da ponente a levante: Monterosso al Mare, Vernazza, Corniglia, Manarola e Riomaggiore) occupano un modesto tratto di costa ligure dal promontorio di Punta Mesco, poco oltre Levanto, a punta Persico, prima della falesia calcarea del Muzzerone che precede Portovenere. Sono 16 chilometri lineari rotti da promontori e calette rocciose, alle cui spalle incombono le colline interamente ricoperte dai "ciàn", gli stretti fazzoletti di terra delimitati da muretti a secco che si rincorrono fino allo spartiacque, il quale raggiunge in media i 500 metri. Il paesaggio delle Cinque Terre è senza dubbio il principale richiamo per il visitatore. Migliaia e migliaia di muretti di pietra, innalzati a mano nei secoli dagli abitanti dei sottostanti borghi marinari, contengono la poca terra che accoglie le vigne del celeberrimo vino dolce passito Sciacchetrà e di tre qualità di bianco, lodati e ricercati da papi e sovrani. Alta sulla collina corre la strada dei Santuari (ogni borgo ne ha uno), da cui si può scendere al mare nei cinque centri abitati, compatti e isolati, luminosi e sereni. Lungo il crinale sopravvivono lembi di bosco a leccio, mentre sulla costiera prevalgono vegetazione e fauna tipiche delle rupi, quindi s'incontra la macchia mediterranea, che risale la collina nei pochi spazi non occupati dai coltivi. Abitatori del mare sono il gabbiano reale, lo zafferano, la berta minore, il cormorano, la sula; sulle rupi nidificano il corvo imperiale e il falco pellegrino. Lo specchio di mare antistante le Cinque Terre è protetto quale riserva marina, in considerazione della presenza di residue colonie di corallo e del pregio dei fondali. NETTARE D'AUTORE Le lodi ai vini delle Cinque Terre sono innumerevoli. Francesco Petrarca nell'Africa scriveva: "Da qui i vigneti illuminati dall'occhio benefico del sole e dilettissimi a Bacco si affacciano su Monte Rosso e sui gioghi di Corniglia, ovunque celebrati per il dolce vino...". Boccaccio cita la Vernaccia di Corniglia del Decamerone (novella di Ghino di Tacco), mentre Gabriele D'Annunzio chiama questi vini "fresche delizie". La produzione è molto limitata, specialmente quella di Sciacchetrà. Il curioso nome deriva dal dialetto locale "sciacca", schiaccia, e "trae", tira via, per il mosto che non deve fermentare troppo. Di questo vino si dice sul posto "che fa più dolci le labbra delle fanciulle". SOPRA, LA STRADA DELL'AMORE TRA MANAROLA E RIOMAGGIORE. IN BASSO, VEDUTA DI VERNAzzA. IL CORMORANO Sebbene non comune, è possibile avvistare anche alle Cinque Terre il cormorano (Phalacrocorax carbo), grande divoratore di pesci. Sverna su questa costa e riparte per il Mare del Nord fra marzo e aprile. SOPRA, GABBIANO REALE (LARUS CACHINNAS), L'UCCELLO PIÙ RAPPRESENTATIVO DEL PARCO, DOVE NIDIFICA SULLE SCOGLIERE E SUI PENDII A RADA MACCHIA MEDITERRANEA. -------------------------------------------------------------------------------------------------------- PARCO NAZIONALE DEL CIRCEO Istituito nel 1934 REGIONE: Lazio (prov. di Latina) SUPERFICIE: 8.484 ettari ALTITUDINE: 0-541 metri SEDE: via Carlo Alberto 107, 04016 Sabaudia (Latina) X'0773 511385 ACCESSI: Latina (70 km da Roma), per il lago di Fogliano; San Felice Circeo (34 km da Latina), per il monte Circeo CIRCEO Il paradiso degli uccelli E uno dei parchi storici italiani, ma è considerato ano malo perché "aperto", facilmente accessibile, intensamente antropizzato e sede di due attività produttive localmente importanti, l'allevamento semibrado del bufalo e l'itticoltura estensiva nelle sue lagune. Esempio quindi di conservazione della natura e di sviluppo compatibile, il parco del Circeo custodisce preziose testimonianze dell'antica foresta planiziale pontina, ma anche ambienti litoranei pregiati e tracce archeologiche e leggendarie – dell'antica presenza umana. Il parco presenta cinque ambienti naturali distinti. Il promontorio calcareo del monte Circeo, il solo rilievo della pianura pontina, in cui si aprono numerose grotte, permeato di leggenda, ricoperto dalla macchia mediterranea e con la rara palma nana; le quattro lagune salmastre costiere, poco profonde, riconosciute quali "zone umide" di interesse internazionale, frequentate da 240 specie di uccelli; il cordone di duna litoranea che protegge le lagune, larga 250 metri e alta fra i 10 e i 27 metri, sede di una vegetazione pioniera; la foresta della Selva di Circe, vasta 3.200 ettari, magnifica distesa di querce, con cerro, farnia, carpino nero e bianco, con alcune zone a impaludamento stagionale, dette "piscine", in parte riserve integrali; infine l'isola di Zannone, nell'arcipelago delle Pontine, custode di interessanti endemismi della flora e della fauna mediterranei. La fauna è rappresentata dal cinghiale (simbolo del parco), da daino e capriolo (introdotti) e dall'istrice; fra gli uccelli vi sono il cavaliere d'Italia, il falco pellegrino, il cormorano, la garzetta TRA I RICCIOLI DI CIRCE Le più remote testimonianze umane del parco sono state rinvenute in diverse grotte del monte Circeo. Nella grotta Guattari il cranio di un individuo neandertaliano di 50.000 anni fa era stato collocato al centro di un cerchio di pietre, probabilmente per scopi rituali. Le grotte del Fossellone e delle Capre hanno restituito numerosi strumenti litici del Paleolitico superiore (20.000 anni da oggi). Alla sommità del monte, sul Picco di Circe, vi sono i resti dell'acropoli di Circeii (IV-III secoloa.C.) e di un tempio. Sulle rive del lago di Sabaudia l'imperatore Domiziano (51-96 d.C.) fece costruire una sontuosa villa, di cui si conservano le rovine. Ma il ricordo più affascinante e mitico è legato al racconto omerico dell'incontro fra Ulisse e la maga Circe, "terribile dea dai riccioli belli, che qui avea dimora". SOPRA, BUFALO. A SINISTRA, CAVALIERE D'ITALIA. SOTTO, CINGHIALE. IN BASSO A SINISTRA, IL PROMONTORIO DEL CIRCEO. ------------------------------------------------------------------------------------------------------------- PARCO NAZIONALE DEL VESUVIO Istituito nel 1995 REGIONE: Campania (prov. di Napoli) SUPERFICIE: 8.482 ettari ALTITUDINE: 19-1.281 metri SEDE: via Roma 6, 80040 San Sebastiano al Vesuvio (Napoli) Tel : 081 7717549 ACCESSI: da Ercolano (9 km da Napoli per la S.S. 18); da Somma Vesuviana (16 km da Napoli per la S.S. 268); da Ottaviano (21 km da Napoli per la S.S. 268); da Boscotrecase (23 km da Napoli per la A3) VESUVIO Sotto il vulcano La tutela del più famoso vulcano d'Europa è recente e il perimetro dell'area protetta segue i limiti dell'incontrollato addensamento urbano che ha risalito le falde del cono, ai cui piedi vivono più di tre milioni e mezzo di abitanti. Il parco intende salvare il salvabile sotto il profilo ambientale e favorire il turismo e il lavoro in una zona che ne ha davvero bisogno. Il vulcano, del tipo "a recinto", è formato dal monte Somma (1.133 m) a nord, residuo dell'antico cratere di 35.000 anni fa, e dal cono del Vesuvio (1.281 m), il vulcano che in un periodo non bene definito dagli studiosi (da 3.700 a 17.000 anni fa) sorse dallo sprofondamento del precedente. Il Vesuvio, come noto, è un vulcano attivo e la sua ultima eruzione risale al 1944; disastrose furono quelle che distrussero Pompei, Ercolano e Stabia del 79 d.C. e quella del 1631, che fece 4000 vittime. Lungo i suoi fianchi si possono osservare numerose colate laviche solidificate, la coltre di ceneri e la- pilli che ricoprì Pompei, diverse fumarole e 230 minerali, due dei quali, la vesuvianite e la caratite, sono presenti soltanto qui. Dall'Osservatorio vesuviano, fatto costruire da Ferdinando II nel 1848, in mezz'ora a piedi si raggiunge l'orlo del cono e si può anche compierne il periplo. Mentre la parte sommitale del vulcano è arida, le vallette sottostanti e il monte Somma sono rivestite di vegetazione mediterranea, con prevalenza di pino domestico e di ginestra comune. Presenti anche pino marittimo, salice, pioppo, ontano e ginestra etnense a seguito di rimboschimenti. Sul monte Somma vi sono associazioni di macchia mista a leccio, roverella, acero, castagno e robinia e isolati boschetti di betulla. La fauna è rappresentata da ghiro, topo quercino, moscardino, volpe, faina e donnola tra i mammiferi; i rettili annoverano il biacco e il cervone. Gli uccelli sono in prevalenza migratori, ma pettirosso e torcicollo nidificano anche nei boschi del monte Somma; numerosi i rapaci tornati dopo il divieto di caccia. Interessante la presenza di una colonia di corvi imperiali. SULL'ORLO DEL CRATERE Da Ercolano una strada conduce ai piedi del Vesuvio, fino alla quota di 1.017 metri, dov'è ubicato il parcheggio. Da qui si può salire al Gran cono del vulcano e percorrere parte del sentiero che lo contorna, passando vicino alla stazione superiore della seggiovia (1.159 m) e continuando fino alla Capannuccia (1.170 m). Lungo il percorso si notano modeste attività fumaroliche e frequenti concrezioni sulfuree, ma la visione più emozionante è all'interno del cratere, il cui diametro misura 600 metri. La visita è guidata. IN ALTO A SINISTRA, SUBLIMATI DI ZOLFO; A DESTRA, ALLOCCO. SOTTO, IL CRATERE DEL VESUVIO. -------------------------------------------------------------------------------------------------------- il PARCO NAZIONALE DEL CILENTO E VALLO DI DIANO Istituito nel 1995 REGIONE: Campania (prov. di Salerno) SUPERFICIE: 181.000 ettari ALTITUDINE: 0-1.898 metri SEDE: via De Marsilio 16, 84078 Vallo della Lucania (Salerno) Tel: 0974 719911 PRINCIPALI ACCESSI: Agropoli (52 km da Salerno per la S.S. 18), Sanza (118 km da Salerno per la A3 e le S.S. 19 e 517), San Giovanni a Piro (137 km da Salerno per la A3 e le S.S. 517 e 562) Tra insenature e grotte Qvesto vasto parco occupa l'intera parte meridionale della provincia di Salerno, dalla piana del Sele a nord al golfo di Policastro a sud, mentre la conca del Vallo di Diano (non compresa nell'area protetta) separa i monti Alburni dai rilievi lucani. Il territorio è rimasto isolato per secoli e conserva perciò ambienti naturali di grande pregio, molto diversi fra loro. Infatti vi è netta differenza tra la costa, dal carattere tipicamente mediterraneo, e i rilievi interni, che oltre la fascia collinare coltivata a uliveto emergono con il poderoso affioramento calcareo dei monti Albumi, allungato per 25 km verso sud, dove incontra le cime minori del Cocuzzo e del Motola, prima del gruppo del monte Cervati, vetta del Cilento (1.898 m). La costa presenta una straordinaria successione di insenature dalle acque limpidissime, promontori boscosi, spiagge raggiunte da falesie alla cui base si aprono caverne già frequentate dall'uomo preistorico, come a Marina di Camerota. La vegetazione è a macchia, con pino d'Aleppo e con l'endemica primula di Palinuro (Primula palinuri), simbolo del parco. I monti Albumi (così chiamati per il "bianco" dei calcari) si alzano imponenti dalla piana del Sele e sono interessati da grandiosi fenomeni carsici, con diverse grotte (quelle di Pertosa e di Castelcivita sono visitabili), pozzi, campi solcati. Il versante meridionale è ricoperto da estese faggete, con tassi e agrifogli; numerosi gli uccelli, con diverse varietà di picchio e di rapaci. Più a sud, il fiume Calore forma gole spettacolari e selvagge; sul monte Cervati si ripetono manifestazioni del carsismo, ma la parte bassa è ricoperta da boschi di faggio, betulla e abete bianco. La fauna conta molti cinghiali, qualche lupo, raro come il gatto selvatico e l'istrice. La lontra, pure non comune, vive lungo le sponde del Sele. LA NONNA DI TUTTE LE PRIMULE II dono più prezioso della natura di una ristretta area costiera del parco è rappresentato dalla primula di Palinuro, la sola che sia possibile incontrare vicino al mare, antico relitto floristico del Terziario e ritenuta la progenitrice di tutte le primule della penisola. La si può osservare a marzo nelle fessure delle pareti a picco di natura calcarea esposte a settentrione, nel tratto di litorale che va da capo Palinuro a Marina di Camerota (qualche esemplare è stato segnalato fino a capo Scalea, in Calabria). È riconoscibile dalla folta rosetta di foglie basali, da cui spunta uno stelo che sostiene un grappolo di infiorescenze gialle. A FIANCO, LA COSTA PRESSO PALINURO. SOTTO, I MONTI ALBURNI. ------------------------------------------------------------------------------------------------------------ PARCO NAZIONALE DEL GARGANO Istituito nel 1995 REGIONE: Puglia (prov. di Foggia) SUPERFICIE: 121.100 ettari ALTITUDINE: 0-1.055 metri SEDE: via Sant'Antonio Abate 119, 71037 Monte Sant'Angelo (Foggia) Tel 0884 565579 CENTRI VISITA E ACCESSI: riserva naturale Foresta Umbra, con museo (30 km da Peschici); Manfredonia (40 km da Foggia per la S.S. 89), Monte Sant'Angelo (55 km da Foggia per la S.S. 89), Vieste (102 km da Foggia per la S.S. 89), Lesina (57 km da Foggia per la A14), San Giovanni Rotondo (41 km da Foggia per le S.S. 89 e 273) GARGANO Un santuario vegetale I più vasto promontorio italiano si protende nell'A- I driatico dalla piana del Tavoliere pugliese che lo divide dall'Appennino e si innalza bruscamente dal livello del mare ai 1.055 metri del monte Calvo. Di natura calcarea, presenta coste rocciose alte e frastagliate molto pittoresche fino alle lagune salmastre di Lesina e di Varano (zone umide importanti per l'intero ecosistema), un vero campionario di fenomeni carsici e una varietà di ambienti e paesaggi che ne fanno un comprensorio unico, territorio ideale della biodiversità e della compenetrazione fra le specie di origine marittima e appenninica. Fa parte del parco anche l'arcipelago delle isole Tremiti, altro paradiso per il naturalista, ricco di fenomeni di erosione marina. I centri abitati rivestono notevole interesse (Pugnochiuso, Vieste, Peschici, Rodi Garganico, ecc.) e comprendono i due santuari di Monte Sant'Angelo e di San Giovanni Rotondo, dov'è sepolto Padre Pio da Pietrelcina. Lo "sperone d'Italia" presenta la fascia litoranea e collinare rivestita da macchia mediterranea e pineta, mentre all'interno dell'altopiano dominano le faggete. La parte centrale, la Foresta Umbra (da "ombra"), estesa per 10.000 ettari, è il santuario vegetale del parco, con numerosi alberi monumentali e boschi secolari protetti da apposite riserve. Al faggio, allo stato puro sul versante settentrionale, a mezzogiorno si associano carpino bianco, acero, orniello, cerro. La flora conta 2.000 specie, con diversi endemismi, fa i quali l'enula candida, la ginestra dalmata, la scabiosa del Dellaporta, la salvia, il ranuncolo e la campanula del Gargano. Anche la fauna vanta presenze eccezionali, come il nucleo di 200 caprioli italici di piccola taglia considerati eredi della vera razza centromeridionale. Vi sono poi daino, cinghiale, gatto selvatico, istrice; fra le 170 specie di uccelli nidificanti il picchio di Lilford, astore, gufo reale, falco pellegrino, nibbio reale. l COLOSSI DELLA FORESTA Nel parco si possono incontrare veri e propri giganti della vegetazione, alberi plurisecolari che destano rispetto e ammirazione. In località Dispensa un faggio raggiunge l'altezza di 40 metri e il diametro di cinque; lo "Zappino dello Scorzone", lungo la strada tra Peschici e San Menaio, è un pino d'Aleppo vecchio di 700 anni, la cui circonferenza supera i cinque metri e mezzo; notevoli anche l'olmo campestre di San Michele a Monte Sant'Angelo, il leccio dei Cappuccini a Vico del Gargano, i cerri del Bosco Quarto, i faggi dei Baracconi e i tassi della Foresta Umbra. SOPRA, PINO D'ALEPPO CENTENARIO PRESSO SAN MENAIO. IN ALTO, A DESTRA CAMPANULA GARGANICA --------------------------------------------------------------------------------------------------------- -------------------------------------------- DESTINAZIONE ORIZZONTE Raggruppiamo in quest'ultimo capitolo i parchi nazionali dell'arcipelago toscano e della Sardegna, per le loro particolari caratteristiche isolane. In Sardegna il parco più esteso avrebbe dovuto comprendere il massiccio montuoso del Gennargentu e il golfo di Orosei, ma la perimetrazione e l'organizzazione ad area protetta non sono ancora concluse per le forti opposizioni locali. -------------------------------------------- ------------------------------------------------------------------------------------------------------ il PARCO NAZIONALE DELL'ARCIPELAGO TOSCANO Istituito nel 1996 REGIONE: Toscana (prov. di Livorno e Grosseto) SUPERFICIE: 17.900 ettari terrestri e 56.780 ettari marini ALTITUDINE: 0-1.089 metri SEDE: via F.D. Guerrazzi 1, 57037 Portoferraio (Livorno) 0565 919411 CENTRI VISITA: Marciana (isola d'Elba), Capraia, Giannutri; accessi: da Portoferraio (LI), con traghetto o aliscafo da Piombino (82 km da Livorno per la S.S. 1); imbarchi anche per le isole Capraia, del Giglio e Giannutri ARCIPELAGO TOSCANO Le sette perle di Venere Le sette isole comprese fra la Toscana e la Corsica, i set- te gioielli caduti dalla collana di Venere (Elba, Gorgona, Capraia, Pianosa, Montecristo, Giglio, Giannutri), formano un arcipelago dal forte carattere mediterraneo, che si riscontra negli ambienti naturali, nella vegetazione e nella fauna, ma anche negli abitati, che soprattutto all'Elba e al Giglio offrono particolari motivi d'interesse. Mentre queste due isole sono liberamente visitabili (praticamente tutto l'anno, grazie a un clima mitissimo), restrizioni esistono per le altre isole, sia per la presenza di carceri (Pianosa, zona nord di Capraia) sia per motivi di tutela ambientale, come per Montecristo. Capraia è l'isola più interessante da visitare sotto il profilo naturalistico. Attorno alle isole minori ampie cinture di mare assicurano adeguate riserve marine. La vegetazione dell'arcipelago è formata in prevalenza dalla tipica macchia mediterranea, con associazione di lentisco, mirto, pungitopo, ginestra spinosa, cisto, euforbia arborea, corbezzolo e orniello, e dalla gariga, con rosmarino, menta stecade, asfodeli e orchidee selvatiche. Non mancano residui lembi di foresta: lecci all'Elba, al Giglio e a Montecristo, castagni e tassi sul monte Capanne (vetta del parco, coi suoi 1.089 metri, facilmente raggiungibile per cabinovia da Marciana), oleandro selvatico a Capraia. Diversi gli endemismi, con la viola dell'Elba (Viola carsica ilvensis), il fiordaliso di Capraia (Centaurea gymnocarpa), la bocca di leone (Libraria capraia). La fauna è rappresentata da numerosi uccelli marini, di passo e stanziali, con colonie di gabbiano corso e reale, berta maggiore e minore, marangone dal ciuffo; sulle pareti rocciose a picco nidificano il falco pellegrino, il falco pescatore, la poiana e il gheppio. A Montecristo (isola preclusa ai visitatori) vive una vorace capra selvatica dalle corna a scimitarra. Le acque dell'arcipelago sono frequentate da delfini, balenottere e capodogli. All'isola d'Elba sono interessanti le miniere di ferro e di altri minerali, con numerosi giacimenti presso Rio Marina, San Piero in Campo, capo Calamita e capo d'Enfola. SULLE TRACCE DI NAPOLEONE L'imperatore Napoleone Bonaparte giunse a Portoferraio il 3 maggio 1814 e vi rimase fino al 26 febbraio 1815. Nei dieci mesi di permanenza riorganizzò l'isola, incrementò l'economia e fece sistemare alcuni edifici, oggi meta di visite turistiche: la palazzina dei Mulini (residenza ufficiale), la villa San Martino (residenza privata di campagna). Ogni angolo dell'isola conserva le tracce della presenza di Napoleone e della sorella Paolina. Nel romitorio del santuario della Madonna del Monte, presso Marciana Alta, Napoleone incontrò per l'ultima volta l'amante polacca Maria Walewska, che gli aveva dato un figlio, condotto nell'isola per fargli conoscere il padre. La Walewska morirà tre anni dopo. I PROTETTI DI MONTECRISTO Vasta 1.031 ettari, resa celebre dal romanzo di Alessandro Dumas, Il conte di Montecristo, questa isola è dal 1973 un santuario della natura destinato alla ricerca scientifica, per gli eccezionali pregi della flora e della fauna. La vegetazione è a macchia mediterranea, con un residuo lembo forestale a leccio; a Cala Maestra è diventato infestante l'ailanto. La fauna comprende specie uniche, come le 300 capre selvatiche endemiche (Capra aegagrus hircus), appartenenti a cinque forme diverse, la vipera di Montecristo, l'anfibio Discoglossus sardus e la lucertola siculo-calabrese A FIANCO, PUNTA FETOVAIA NELL'ISOLA D'ELBA. ---------------------------------------------------------------------------------------------------- PARCO NAZIONALE DELL'ASINARA Istituzione: 1997 REGIONE: Sardegna (prov. di Sassari) SUPERFICIE: 5.200 ettari ALTITUDINE: 0-408 metri SEDE PROVVISORIA: presso Comune di Porto Torres (Sassari) Tel: 079 500800 ACCESSO: da Stintino (48 km da Sassari) ASINARA Un carcere per amico Situata all'estremità nordoccidentale della Sardegna, l'isola dell'Asinara, dalla forma allungata e frastagliata (i Romani la chiamavano Sinuaria), deve il suo grande valore naturalistico alla presenza, fino a qualche anno fa, di un carcere di massima sicurezza, che precludendo l'accesso a chiunque ha indirettamente favorito il mantenimento e lo sviluppo della flora e della fauna locali. Costituita da prevalenti scisti cristallini dai quali affiorano formazioni granitiche, l'Asinara è ricoperta dalla macchia mediterranea e dalla gariga nelle zone più aride, mentre un residuo bosco di lecci è ubicato nell'interno. Fra le specie rare vi sono il fiordaliso spinoso (Centaurea horrida) e lo statice (Limonium turritanum). La fauna riveste particolare interesse per la presenza dell'asinello brado di piccola statura che ha dato nome all'isola, di mufloni, cavalli selvaggi e cinghiali. Gli uccelli, oltre alle consuete specie marine, comprendono il falco pellegrino e la pernice sarda. QUI L'ASINO È SPECIALE È almeno dal Medioevo che l'Asinara viene considerata "isola degli asini". Si tratta di animali molto piccoli (sono alti poco più di un metro), che nel tempo hanno assunto caratteri di albinismo, per cui presentano il mantello bianco e gli occhi color rosa. Sono quasi un centinaio e pascolano liberamente lungo la costa orientale, fra Santa Maria a sud e Trabuccato a nord. SOTTO, CAPO FALCONE E L'ISOLA ASINARA. A FIANCO, UN GRUPPO DI ASINELLI TIPICI DELL'ISOLA. ------------------------------------------------------------------------------------------------------------- PARCO NAZIONALE DELL'ARCIPELAGO DE LA MADDALENA Istituito nel 1996 REGIONE: Sardegna (prov. di Sassari) SUPERFICIE: 5.134 ettari ALTITUDINE: 0-212 metri SEDE: via dei Mille 3, 07024 La Maddalena (Sassari) Tel: 0789 738246 ACCESSI: Palau (117 km da Sassari, 40 km da Olbia per la S.S. 125); traghetto per La Maddalena (anche da Santa Teresa Gallura) ARCIPELAGO DE LA MADDALENA Il vento, grande scultore L/ arcipelago occupa il settore nord-orientale della Sar- degna e comprende sette isole maggiori (La Maddalena, Caprera e Santo Stefano vicine alla costa della Gallura; Spargi, Budelli, Santa Maria e Razzoli, nelle acque delle Bocche di Bonifacio che dividono dalla Corsica), oltre a numerosi scogli minori. Di natura granitica e sterili, frastagliate e battute dal vento di maestrale che nei millenni vi ha modellato i "tafoni", enormi rocce i cui ripari sono serviti da ricovero per gli antichi abitatori, sono famose per la bellezza delle spiagge e la limpidezza dei fondali. Caprera, da tempo Riserva naturale orientata, è collegata a La Maddalena da una diga di 600 metri. La vegetazione è a macchia mediterranea e a gariga aromatica, con qualche pineta e lecceta nelle calette più riparate. La fauna comprende numerosi uccelli marini, con gabbiano corso, marangone dal ciuffo e falco pellegrino. Fra gli uccelli di passo vi sono il fenicottero rosa e l'airone cinerino. All'interno di Caprera si rinvengono la ferula e diverse orchidee selvatiche; la fauna dell'isola annovera il coniglio selvatico e la rara lucertola di Bedriaga, le cui origini sono remote. Il fascino dell'arcipelago raggiunge l'apice nelle isole di Spargi e di Santa Maria, con spiagge dalle sabbie candide, e soprattutto a Budelli, dove la sabbia assume una delicata colorazione rosa. I fondali sono ricchi di vita marina, con vaste praterie di posidonia. SULLA TOMBA DELL'EROE L'Eroe dei due mondi, Giuseppe Garibaldi, visse a Caprera dal 1855 al 2 giugno 1882, data della sua scomparsa. Abitò una modesta fattoria che costruì con le proprie mani e curò personalmente il giardino, la pineta, l'uliveto e il frutteto; vi allevò una trentina di vacche, un centinaio di pecore e altrettante capre, che al momento del suo arrivo erano le sole abitatrici dell'isola. Gli alberi piantati da Garibaldi oggi proteggono la sua tomba e quelle dei familiari. SOPRA, CONIGLIO SELVATICO. A FIANCO, CAPRERA, PUNTA GALERA. ---------------------------------------------------------------------------------------------------------- --------------------------------------------------------- ----------------------------------------------fatto fin qua AVANTI I PROSSIMI... Liter per la creazione effettiva dei nuovi parchi è spesso lungo e laborioso, per la necessità di mettere d'accordo il ministero dell'Ambiente con le Regioni interessate e queste con i Comuni. Raggiunta l'intesa, un altro scoglio è rappresentato dalla perimetrazione dell'area protetta. Così, rispetto alla legge quadro sui parchi del 1991, alcuni enti devono ancora nascere e si attende il completamento delle procedure. I parchi che dovrebbero vedere la luce entro breve tempo sono i seguenti. APPENNINO TOSCO-EMILIANO Cresce il patrimonio Riguarda una vasta area (100.000 ettari) a cavallo fra l'Emilia e la Toscana, comprendente alcuni parchi regionali, fra cui quello toscano dell'Orecchiella. Insieme con il vicino parco nazionale delle Foreste Casentinesi verrà a proteggere il più esteso patrimonio forestale della penisola. GENNARGENTU E GOLFO DI OROSEI Tornerà la foca? Lauspicata approvazione del progetto consentirà di va- lorizzare il massiccio montuoso del Gennargentu, le Barbagie 011olai, Mandrolisai, Belvì e Seulo e la splendida costiera dell'Ogliastra. Il territorio è ricco di ambienti selvaggi (come il Supramonte), preziosi per la flora e la fauna endemiche e per la presenza di importanti tracce della civiltà nuragica (per esempio lo straordinario villaggio di Tìscali). Nei dintorni di Cala Gonone la grotta del Bue Marino forse potrà tornare ad ospitare la rarissima e simpatica foca monaca. ALTA MURGIA La graminacea è regina un'area collinare calcarea della Puglia, disseminata L di antiche masserie e con una flora e una fauna particolari, comprendenti le più ampie distese di graminacee spontanee (festuca e bromacee) d'Italia e la maggiore concentrazione di grillai (falconidi), il 10% dell'intero patrimonio europeo. VALD'AGRI E LAGONEGRO Osservando la lontra I n Basilicata, la valle del fiume Agri presenta una varietà di ambienti e di paesaggi che comprendono le Murge di Sant'Oronzo e vallette laterali isolate e integre. Ampie aree boschive accompagnano lo scorrere del fiume, nelle cui acque nuota elegante la lontra. SARANNO FAMOSE Le nuove aree naturali marine, previste dalla legge del 1982, comprendono riserve e aree naturali marine, formate dalle acque, dai fondali e da tratti costieri che presentano rilevante interesse ambientale, con particolare riguardo alla flora e alla fauna. La prima area ad essere istituita è stata, nel 1986, quella dell'isola di Ustica, con tre livelli di protezione che assicurano la salvaguardia dei ricchissimi fondali, cui nel 1997 si è aggiunta la riserva naturale regionale sulla terraferma. Oltre ad Ustica, in Sicilia sono protette l'isola Lachea e i Faraglioni dei Ciclopi (Aci Trezza) e le isole Egadi; in Sardegna (a parte l'Asinara e l'arcipelago de La Maddalena), capo Carbonara, la penisola del Sinis Mal di Ventre e l'isola Tavolara con capo Cavallo. In Calabria è tutelata l'area marina di Isola di Capo Rizzuto, in Puglia oltre le isole Tremiti, Torre Guaceto e Porto Cesareo; in Campania punta Campanella, nel Lazio le isole di Ventotene e Santo Stefano, in Toscana le aree che circondano le isole dell'arcipelago Toscano di Gorgona, Capraia, Pianosa e Montecristo e infine in Liguria il mare delle Cinque Terre e del Monte di Portofino. Entro il 2000 le aree naturali marine protette dovrebbero raggiungere il numero di 25. ------------------------------------------------------------------------------------------------------------- SOPRA, GIGLIO BIANCO DI CAPRERA. SOTTO, L'ANGOLO DI UN FONDALE MARINO. LE RISERVE MARINE TUTELANO LA FLORA E LA FAUNA SUBACQUEE LUNGO I TRATTI DI COSTA PIÙ PREGIATI DELLA PENISOLA E DELLE ISOLE.