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Pagina del violino, Liutai cremonesi



Il signore dei Violini - Abete di risonanza - Siti e link

violino di StradivariCENNI DI STORIA DEL PERIODO CLASSICO DELLA LIUTERIA CREMONESE (1505-1744).
La produzione del legno di risonanza
Un violino ha bisogno di esser suonato
Siti da dove abbiamo preso queste notizie, per la nostra breve ricerca.. e altri che potranno servirvi.
Presso l’università del South Dakota, nella cittadina di Vermillion, sorge l’America’s National Music Museum che custodisce 17 preziosi strumenti fra Stradivari, Amati, Guarneri, Bergonzi e Storioni. Qui, l’anno scorso, in occasione del cinquecentenario della nascita diAndrea Amati si è svolto il simposio internazionale “Segreti, vita e violini dei grandi liutai cremonesi, 1505-1744”. Il tema più interessante attorno a cui gli interventi dei relatori si sono alternati è stata la domanda: ”Perché Cremona e non la più prosperosa Venezia?” L’ipotesi più accreditata è stata che gli Amati e gli altri facevano ricerca fondamentale in geometria, applicata sul violino stesso, sia per migliorare la sonorità acustica che l’estetica; inoltre sono stati chimici geniali in grado di conferire agli strumenti gioventù e bellezza per secoli. In conclusione il segreto dei liutai cremonesi sembra sia stata la scienza. Il fondatore di questa liuteria “di lusso”, che affermò la supremazia della città di Cremona nel mondo per una durata di un secolo e mezzo, è stato Andrea Amati.

FAMIGLIE CHE CONTRADDISTINSERO IL PERIODO “D’ORO”.

La dinastia degli Amati

Gerolamo L’origine del violino è ancora avvolta nell’oscurità anche se alcuni documenti la fanno risalire a circa 500 anni fa. Cremona si distinse subito grazie all’attività di una sola famiglia, gli Amati, che produssero strumenti di alta qualità e pregio, soddisfacendo le richieste di corti italiane e straniere. Quindi si può affermare con certezza che il fondatore della scuola liutaria cremonese fu Andrea Amati, il capostipite della famiglia, che nacque nel 1505. La più significativa testimonianza della fama raggiunta dalla liuteria Amati nella seconda metà del ‘500 fu l’ordinazione di strumenti destinata alla costituzione di un’intera orchestra per la Corte di Francia. Questi strumenti vengono rifiniti con la massima accuratezza; decorazioni con simboli allegorici e dipinti raffigurano le armi del re di Francia Carlo IX. Grazie a questo evento Andrea Amati raggiunse il vero successo commerciale, e alla sua morte (1577) lascia ai due figli, Antonio e Gerolamo, un'attività e una bottega ben avviata. I due lavorano per molto tempo assieme ed è per questo che sui loro strumenti apposero etichette con entrambi i nomi e oggi sono noti come i “fratelli Amati”. Se il padre Andrea pose le basi di cosa fosse lo strumento violino, fissando canoni e caratteristiche validi ancora oggi, ai figli va il merito di aver lavorato a stretto contatto con musicisti e quindi aver affinato le conoscenze sulle sonorità, sempre realizzando strumenti di altissima qualità. Alla morte di Gerolamo (1630) successiva a quella di Antonio(1607), l’attività viene rilevata dal figlio del primo, Nicolò, che per anni, grazie anche alla sua raffinatezza ed esperienza, diventa l’unico punto di riferimento mondiale, privo di rivali per chi avesse voluto acquistare strumenti di un certo pregio. Dopo la morte di Nicolò nel 1684 il figlio Gerolamo, anche se abile liutaio non riesce comunque ad ottenere lo stesso successo dei suoi predecessori.

La dinastia dei Guarneri

Da questo momento il predominio dell’attività liutaria a Cremona e nel mondo passa ad un’altra dinastia familiare, quella dei Guarneri che ha come fondatore capostipite Andrea (1623-1698), già allievo promettente di Nicolò Amati. Questa famiglia di liutai sarà attiva per oltre mezzo secolo sia a Cremona sia in altri centri dell’Italia del nord, grazie ai due figli di Andrea: Pietro il primogenito e Giuseppe detto anche “filius Andreae”. Mentre Pietro prosegue l’arte appresa dal padre aprendo una bottega a Mantova, Giuseppe eredita la bottega paterna mettendo in pratica tecniche di eccellente livello. Giuseppe ebbe a sua volta un figlio chiamato anch’egli Giuseppe (1698-1744)che si può ritenere il più celebrato della famiglia, noto anche come “del Gesù”. Giuseppe, figlio e nipote d’arte, viene istruito nella bottega di famiglia e col tempo matura una tecnica e uno stile originali che si distaccano dalla tradizione cremonese. Dopo il 1740 Giuseppe Guarneri, spinto dalla ricerca a migliorare l’acustica dei suoi strumenti realizza alcuni violini dall'aspetto e conformazione totalmente innovativi come il celebre “cannone” di Paganini. E’ in tal periodo che acquisisce il soprannome “del Gesù” derivante da un bollo che riporta una croce con le lettere IHS (probabile segno della sua devozione a Gesù) che applica sulle etichette dei suoi strumenti. Dopo la sua morte le sue opere vengono dimenticate per essere poi rivalutate e apprezzate più tardi, nell’età romantica.

Antonio Stradivari

Violino di Stradivari Quasi contemporaneamente all’opera dell’ultimo esponente della famiglia Guarneri, e precisamente nel 1680, lo sconosciuto Antonio Stradivari acquisisce una enorme e lussuoso edificio nello stesso isolato in cui operano e vivono gli Amati e i Guarneri. Di Antonio Stradivari non si conoscono le origini e la provenienza, né la preparazione; forse è nato a Cremona nel 1644 ca., forse anche lui, come Andrea Guarneri, è apprendista di Nicolò Amati. E’ questo il motivo per cui si dice che sia apparso quasi improvvisamente sul mercato cremonese dove in poco tempo acquisisce la supremazia nel settore degli strumenti di grande pregio. La produzione della bottega è rilevante anche dal punto di vista quantitativo ed è presumibile che abbia sostituito ben presto quella degli Amati. Molti i nobili del tempo che si sono rivolti a lui per ordinare strumenti dalle rifiniture di lusso, destinati alle piccole orchestre di corte. Questo genere di produzione risale al primo periodo di attività stradivariana e si rifà ai canoni e ai modelli “Amati”; nel contempo apporta però alcune modifiche nella cassa armonica che si allunga, e nell’impostazione delle bombature del fondo e della tavola. Più tardi, all’età di oltre sessant’anni, Antonio Stradivari modifica ulteriormente il suo modello e lo stile di rifinire: gli strumenti di questo periodo oggi sono considerati i canoni di riferimento nella storia del violino, e fondamentali nella formazione di molti liutai. Oltre che del violino Stradivari si occupa anche del violoncello introducendo anche qui innovazioni fondamentali: riducendo la forma della cassa armonica ottiene strumenti più maneggevoli favorendo così, la diffusione dello strumento non più solo come accompagnamento ma anche come strumento solistico. Nella sua bottega Antonio Stradivari è accompagnato dai due figli Francesco nato nel 1671 e Omobono nato nel 1679. Quando nel 1737 Antonio Stradivari muore i figli hanno rispettivamente 58 e 66 anni ed ereditando un’enorme fortuna economica non sentono l’esigenza di continuare necessariamente l’attività e comunque la loro produzione da questo momento è caratterizzata da un livello qualitativo assai inferiore a quella del padre. Scompaiono a pochi anni di distanza dal padre, e l’uno dall’altro: Omobono nel 1742 e Francesco nel 1743.

Declino del periodo d'oro e nascita dello stile "tardo cremonese"

Stradivari L’anno 1744 , con la scomparsa di esponenti delle famiglie Amati, Guarneri e Stradivari, viene generalmente indicato come la data in cui la grande liuteria cremonese termina, ma in realtà approfondendo gli avvenimenti che la seguirono, ci accorgiamo quanto sia più appropriato parlare di graduale declino più che di fine improvvisa. Le cause di questo declino sono state diverse: alcune famiglie di liutai trasferivano la loro attività in altre città del nord Italia come Torino e Milano; nel contempo in questo periodo storico vi è una forte riduzione nella richiesta di strumenti nuovi. Quindi assistiamo alla crescita di una concorrenza che probabilmente spinge i liutai cremonesi ad un’attività non più caratterizzata da ricercatezza di materiali e vernici pregiati; essi forse sono solo preoccupati di ridurre le spese dei loro laboratori e i prezzi dei loro strumenti. Nel prossimo articolo incontreremo i rappresentanti di questa fase, fino a giungere al periodo cosidetto “moderno” dell’attività liutaria cremonese.

IL "tardo" stile cremonese (Il metà del '700 - periodo moderno).

Abbiamo visto che, probabilmente a causa della concorrenza della liuteria di altre città italiane, dalla seconda metà del '700 la produzione cremonese è meno raffinata e precisa. In questo periodo si assiste a una flessione della richiesta di strumenti nuovi, sia per la concorrenza di liutai che ormai risiedono in altre città, sia per la riduzione del mercato. Gli strumenti di questo periodo sono semplificati, meno personalizzati e ricercati; la scelta dei materiali non è più così fondamentale, perchè, come già detto, i liutai mirano a ridurre le spese. Paradossalmente, l'opera di Antonio Stradivari segna sia l'apice della liuteria cremonese, sia il principio della sua decadenza. Alla morte dei suoi figli, Francesco e Omobono, la bottega passa nelle mani di Carlo Bergonzi, liutaio di grande talento che muore molto presto (1747), lasciando pochissimi strumenti.

La dinastia Bergonzi

I violini e maggiormente i violoncelli di Carlo Bergonzi posseggono una grande bellezza di forme e una grande purezza di suono; portentoso è il lavoro delle chiocciole e splendida la vernice dei suoi strumenti. E' da notare che egli colloca le SS un poco più in basso di quel che faceva Antonio Stradivari e che, in alcuni particolari, sembra accostarsi allo stile del grande Guarneri Del Gesù: alcuni esperti hanno concluso che egli abbia mirato a fondere insieme le migliori qualità dei due famosi predecessori. Alla sua morte, i figli Michele Angelo e Zosimo, rilevano l'attività. Michele Angelo pare non abbia formato nessun apprendista forse a causa, anche lui come il padre, di una morte precoce (1721-1758), mentre Zosimo nella propria bottega forma i figli Nicola (1754-1832) e Carlo II (1757-1836). Sebbene Nicola dimostri chiaramente la volontà di recuperare la raffinatezza del nonno, all'atto pratico i suoi strumenti falliscono. Carlo II è il liutaio meno conosciuto della famiglia e pare che collabori saltuariamente e con impegno discontinuo con il fratello Nicola. Per questo motivo si pensa che si sia dedicato maggiormente allo studio e alla costruzione di chitarre, limitandosi alla realizzazione sporadica di violini e viole.

Lorenzo Storioni

Lorenzo Storioni (1744-1816) è il liutaio più conosciuto e apprezzato del periodo "tardo cremonese"; su di lui non esiste nessuna informazione che faccia pensare ad un apprendistato presso botteghe di altri liutai, probabilmente è un autodidatta. Storioni è un artista straordinario e forse è l'unico di questo periodo di cui si possa dire che abbia risollevato le sorti della liuteria cremonese. Egli non vuole riprodurre l'eleganza e la raffinatezza dei maestri cremonesi, ma vuole lasciare un'impronta che qualifichi lo strumento con caratteristiche personali, tutto il resto lo considera superfluo e ornamentale. Per questo motivo i suoi strumenti sono quasi tutti diversi l'uno dall'altro. Va ricordato, inoltre, che in questo periodo gli esemplari delle famiglie Amati, Guarneri e Stradivari sono oramai scomparsi da Cremona ed è forse questo il motivo che forse rende più difficile il suo lavoro, anche se pare molto probabile che siano stati gli strumenti dei suoi illustri predecessori, la principale fonte d'ispirazione. Lorenzo Storioni, intanto, alleva nella bottega Giovanni Rota che ben presto lascerà la città per aprire bottega a Mantova dove, però, lavorando autonomamente, non riuscirà a creare uno stile personale. Alla scomparsa di Storioni, la bottega in Contrada Coltellai passa nelle mani di Giovanni Battista Ceruti.

La dinastia Ceruti

Giovanni Battista Ceruti (1756-1817) in realtà non è mai stato allievo diretto di Storioni, però si può definire il suo erede diretto in quanto le sue scelte appaiono raffinate e si avvicinano alle linee degli antichi maestri. Pare abbia lasciato 365 strumenti. Suo figlio Giuseppe (1785-1860) opera nella bottega del padre di cui tenta di seguirne le orme stilistiche, anche se le notizie storiche non lo descrivono come un liutaio di successo. Il figlio di Giuseppe, Enrico (1806-1883) eredita la bottega e gli insegnamenti di padre e nonno; evita comunque di imitare i modelli classici di Stradivari e Guarneri come fanno i suoi colleghi all'estero. Egli ritiene che l'imitazione lasci poco spazio alla creatività del liutaio. E con la sua morte, si può definire conclusa la produzione dei violini di classe di Cremona.

Epilogo della supremazia dell'attività

liutaria cremonese

All'attività dei Ceruti a Cremona corrisponde l'attività rivale Torinese ad opera di G.F.Pressenda (1777-1854) e del suo allievo G.Rocca (1807-1865), fedeli agli antichi modelli cremonesi. A Cremona l'unico continuatore di Enrico Ceruti è Gaetano Antoniazzi (1825-1897) che però è anche l'autore del definitivo spostamento della scuola di liuteria al capoluogo lombardo. Antoniazzi si trasferisce a Milano con i figli e qui afferma la sua attività proseguendo le orme delle antiche tradizioni cremonesi, nel periodo che va fra la fine dell'ottocento e il primo novecento. Egli dimostra notevole preparazione di liutaio ma purtroppo la sua opera alterna strumenti di ottima fattura ad altri di scarsa qualità e grossolanità. Nello stesso periodo, e giungendo fino al periodo "moderno", a Cremona l'attività si può definire scarsa, di poca rilevanza sia dal punto di vista commerciale che qualitativo; i rappresentanti più significativi sono Pietro Grulli (1831-1898), Aristide Cavalli e Giuseppe Beltrami (primi anni '30 del novecento) che lavorano perlopiù per violini di serie, talvolta rozzi, ormai con pochi riferimenti alla liuteria classica cremonese. Alla Scuola Cremonese va, comunque, il merito di aver portato l'arte della liuteria alla sua maggiore perfezione e di aver generato quasi tutte le altre scuole. A lei si possono riconnettere quelle di Bologna, Modena, Venezia, Udine, Milano, Genova, Firenze, Napoli, o perchè derivate da allievi di maestri cremonesi o perchè influenzate dai modelli di quei costruttori.

Bibliografia essenziale:

Guida alla liuteria cremonese Ed. Cremonabooks
Storia del violino, dei violinisti e della musica per violino di Arnaldo Bonaventura Ed.Lampi di Stampa
Articolo a cura di Grazia Rondini.
Fonte: Il Portale del Violino (http://www.claudiorampini.com/php/index.php)

Il signore dei Violini

Un violino ha bisogno di esser suonato, cosi' come una macchina ha bisogno di esser guidata o un sistema di riproduzione audio ha bisogno di esser amorevolmente assemblato. A Cremona , citta' dove sono stati prodotti i migliori violini mai costruiti, questa attività è  espletata dal prof. Mosconi, settantacinquenne che da trent'anni, sei giorni su sette, sottopone giornalmente strumenti che valgono milioni di euro, ad una dieta a base di Bach, Tchaikovsky, e Bartok .

Prof. Mosconi Il prof. Mosconi paragona paradossalmente la sua attività nella cappella-museo, un ambiente religioso e concentrato, alla guida di una formula 1. Citando Schumacher, puntualizza l'equivalente stato di concentrazione, sia nella guida a 300 all'ora, sia nell'estrarre una performance da un siffatto strumento.

Ogni mattina il prof Mosconi estrae, dalle teche in vetro, tre violini di Amati della meta' del XVI secolo, due Guarneri, e quattro strumenti di Stradivari, tre violini e un violoncello. Nessuna preferenza per l'uno o l'altro, tutti suonati con lo stesso amore. Sarebbe come chiedere quale dei miei tre figli amo di più, e' la sua risposta alla domanda di un'eventuale preferenza. Il perchè questi strumenti producano un suono inimitabile e' sempre rimasto un mistero: le teorie spaziano dalla possibilità che il legno sia stato trattato con acqua salata, o influenzato dall'era glaciale, o le particolari colle e vernici, o l'insieme di tanti particolari, fatto sta che da più parti, prima gli Americani, poi i Giapponesi , i Russi ed ancora gli Americani, si tenti di replicare la qualità del suono di Cremona , senza successo.

Questi preziosi strumenti hanno bisogno, come il corpo ha bisogno di movimento, di essere continuamente utilizzati. Karl Roy, un costruttore tedesco di violini, conferma questa teoria e afferma che in tutto il mondo gli Stradivari ed altri strumenti di valore vengono regolarmente suonati, proprio come un essere umano ha bisogno di attività . Se rimanessimo per sempre, anche pure in una posizione confortevolissima, diventeremmo pazzi. Per questo, il Prof Mosconi, che non suona il cello, ha asssunto un giovane musicista per utilizzare giornalmente l'unico violoncello della collezione, uno Stradivari del '700.

Il prof Mosconi, e' nato a Cremona, suona il violino dall'eta' di 9 anni, lo ha studiato ed insegnato, ed ora, ogni giorno, alle 8 del mattino utilizza prima i suoi attrezzi per la pulizia e l'ottimale umidificazione dell'aria, quindi estratti delicatamente i violini dalle loro custodie, li suona per 6/7 minuti. Scale ed arpeggi, poi qualcosa di più sostanziale. Un grande strumento dovrebbe suonare, dice, una grande musica attraverso un grande artista. Non che io sia un grande, ma cerco di fare il mio lavoro al meglio. Esegue, pur non essendo obbligato, in giacca e cravatta, come forma di riverenza verso l'oggetto, rendendo il suo privilegiato lavoro , che altrimenti rischierebbe di sfociare nella routine, più vicino alla poesia che alla pura attività lavorativa.
Fonte : Giuseppe Scardamaglia
http://corodia.blogspot.com/

Abete di risonanza

L'Italia ha dei grandissimi primati in fatto di musica, non solo per essere stata patria di moltri strumenti musicali, ma anche per la produzione del loro legno. Attualmente ci sono 4 note foreste che producono legname di risonanza: La Magnifica Comunità di Fiemme ( Antonio Stradivari per i suoi famosi violini si riforniva presso la Comunità di Fiemme ), i boschi di Paneveggio, del Tarvisio e di Latemar. ( Noi ne aggiungiamo ancora 1, valle di Cembra).

abete rosso La produzione del legno di risonanza nella totalità della produzione del legno copre una fetta molto ristretta; il legno di risonanza è molto raro, è il prodotto di particolari condizioni pedo-climatiche circoscritte a pochissime zone e anche in queste particolari foreste non supera l' 1% del fatturato totale. Le aziende sono comunque molto attente a questa nicchia di mercato in quanto la presenza di questi alberi è la garanzia del pregio globale dell'intera produzione e per questo motivo accolgono con piacere il maestri liutai che di persona vanno per i boschi a scegiersi gli alberi migliori e ne seguono l'abbattimento.

Agni abete di risonanza deve essere tagliato durante il suo riposo vegetativo, ossia durante l'inverno, questo perchè in questo periodo la pianta ha trasformato gli zuccheri in amidi e ciò garantirà alle tavole una minore appetibilità da parte di afidi e muffe. questo fatto è di tale importanza che i maestri dopo aver scelto con cura le piante nel periodo estivo, quando è piu evidente il loro pregio, tornano in bosco nel periodo da Gennaio a Febbraio per abbatterle tra tormente di neve e gelo; e tra le altre cose vuole il caso che queste piante crescano prevalentemente sopra i 1300 metri di altezza ;-)

Quasi tutti i liutai seguono inoltre precise regole sulle fasi lunari per decidere quando tagliare, questa tradizione, non scientificamente spiegata, risale alle usanze Assiro babilonesi e fenicie e tuttora è una delle regole più dibattute.


Tutte queste attenzioni sono dovute alle proprietà della "Picea Excelsa",una varietà presumibilmente genetica dell'abete rosso, essa viene anche detta "Abete di risonanza", "Abete fagierino", "abete che canta", "noseler" o impropriamente "Abete Maschio" (impropriamente perchè la picea è una pianta monoica).
Non pensate che tutto cio sia una modificazione genetica della pianta, anzi magari lo è ma non è forse vero che alcuni di noi hanno i capelli ricci e altri lisci, alcuni biondi altri scuri o rossi?? Ma quali sono questi caratteri che la contraddistinguono da una normalissima picea? Come deve essere fatto un legno per suonare bene?? Beh per rispondere a queste domande è più corretto chiedersi cos'è nel legno stesso a propagare bene il suono.

Il suono si propaga tramite fenomeni di compressione ondulatoria, tutto ciò che sentiamo non è altro che la variazione della pressione dell'aria che raggiunge il nostro timpano e questa compressione è, nel caso degli strumenti musicali, una vibrazione. Il nome picea deriva da "pics" che significa resina, infatti questa pianta presenta al suo interno dei microscopici canali resiniferi che percorrono tutta la sua lunghezza; anche il suo nome volgare "Abete rosso" deriva dal fatto che una volta in tavole questo legno diventa piuttosto bruno per il colore della resina. Tutti questi piccoli canali dove scorreva la resina una volta asciugati rimangono cavi e formano quasi delle piccole canne d'organo che trasmettono il suono in modo eccezionale; ecco il segreto del legno armonico! ed ecco perchè ad edempio l'abete bianco risulta pittosto muto.

Ma per arrivare ad una tavoletta con queste proprietà si deve passare per varie fasi: inizialmente dopo aver tagliato la pianta e aver aspettato che il rami raccolgano l'ultimo sorso di linfa del tronco, si seziona lo stesso in varie rotelle e si controlla che gli anelli di accrescimento siano il più possibile regolari, il midollo sia in posizione centrale rispetto la sezione e che siano presenti alcuni segni distintivi dell' abete maschio, ovvero le introflessioni degli stessi anelli verso il midollo e le caratteristiche indentature sotto la corteccia.

Riguardo alle indentature, che sono anche il motivo per cui la pianta assomiglia al faggio e da qui il nome fagierina, non e stato provato che abbiano una stretta correlazione con le proprietà sonore, ma dando robustezza al legno permettono di ricavare tavole di spessore minore e questo si che da più sonorità. Le rotelle vanno tagliate in modo radiale e va scartata la parte midollare centrale in quando sono spesso presenti nodi dovuti ai rami del periodo di gioventù della pianta; spesso si taglia via una buona parte del settore di rotella perchè non è rara la presenza di piccolissimi nodi che si mostrano solo dopo la levigatura e l'essicazione, per queste ragioni si devono tagliare piante di diametro sufficente ad ottenere prismetti di legno della larghezza anche di 30cm (servirà quinidi un diametro maggiore di 60cm).

Dopo un periodo di circa 6 mesi i prismetti risultano con una umidità di circa il 15%, il legno è pronto! era stato posto su listelli dello stesso abete in un luogo arieggiato con la minore parte possibile posta al sole e capovolto in modo che la direzione naturale dei canali linfatici favorisse la fuoriuscita dell'acqua. ora si può costruire una stupenda tavola armonica dal suono eccezionale. Tutto il resto è la straordinaria lavorazione che questi grandissimi maestri fanno, derivante da tradizioni millenarie e pur sempre in cerca di nuove tecnologie per migiorare.

Alcune tavole armoniche non saranno mai più riproducibili a causa delle variazioni climatiche del pianeta, a causa delle pioggie acide e dell'aumento di polveri inquinanti nell'aria, addirittura si pensi che nell'ottocento si fabbricavano clavicembali utilizzando i piani armonici di clavicembali antichi il cui suono non si riusciva a riprodurre. Si dice addirittura che queste tavole venissero sgrassate facendole bollire dove veniva fatta bollire la birra per sfruttare le particolatità di alcuni acidi prodotti durante la fermentazione della stessa in modo da sgrassare il legno.

Con tutto ciò forse ci fa meno sorridere un'altra frase trovata sempre su di un clavicembalo antico: "Indocta mano noli me tangere".
Nota: l'articolo è stato tratto da questo sito: Peirata Tecnes"

Elenco siti dell'abete

Di seguito vi elenchiamo i vari siti dove troverete notizie dei luoghi dell 'articolo : Abete di risonanza

PaneveggioFacili percorsi guidati nella maestosa Foresta dei Violini a Paneveggio: un vasto bosco di abete rosso, con piante secolari che raggiungono i 40 metri di altezza. Lungo il percorso si incontrano anche un grande recinto con i cervi ed un ardito ponticello sospeso sulla forra del Travignolo.
Breve e facile passeggiata di circa un’ora e mezzo nella Foresta dei violini a Paneveggio , nei dintorni del Centro Visitatori , con visita all'area faunistica dedicata al cervo.
http://parcopan.org/

latemar La zona Rosengarten - Latemar è un angolo di paradiso dove le orme della storia e della leggenda si rincorrono fino a confondersi à.
Con i suoi boschi, i prati baciati dal sole, le cime aguzze che al crepuscolo si trasformano in silenziose dita di rosa, l'area del Rosengarten-Latemar, una balconata naturale incastonata tra il Catinaccio, il Latemar e lo Sciliar ed incisa dalle valli di Tires ed Ega, offre uno dei panorami di montagna più belli al mondo.
http://www.dolomiti.it/ita/zone/latemar/dx.htm



Tarvisio Foresta Demaniale di Tarvisio
La piu' grande foresta demaniale d'Italia, parchi esclusi: 24.000 ettari di comprensorio alpino di cui 15.000 ricoperti di boschi produttivi. Attraversata dal fiume Fella si estende sino al confine con l'Austria e la Slovenia, lungo tutta la Valcanale e la valle dello Slizza interessando i comuni di Pontebba, Malborghetto-Valbruna e Tarvisio.

Comprende numerose valli a sud e a nord del corso d'acqua citato, come i valloni di Rio Bianco e di Malborghetto, di Ugovizza, Valbruna, canale del Bartolo e val Rio del Lago. Rappresenta una delle aree naturalistiche piu' preziose d'Italia e uno dei sistemi faunistici piu' completi delle Alpi. La "naturalita" della copertura vegetale della foresta, infatti, e' dimostrata dalla ricchezza della fauna selvatica presente, soprattutto per quanto riguarda ungulati e tetraonidi. Di grande importanza e' anche la presenza sporadica dell'orso e della lince.

E' stata dichiarata "Riserva naturale orientata biogenetica". La proprieta' di questi boschi e' del Fondo Edifici per il Culto del Ministero degli Interni ed e' gestita dal Ministero dell'Agricoltura e in parte dall'Azienda Regionale delle Foreste del Friuli Venezia Giulia. I tagli dei boschi (15.000 metri cubi annui soddisfano secolari consuetudini delle servitu' di legnatico dei valligiani aventi diritto) sono regolati da appositi piani: vengono strettamente osservate tecniche di silvicoltura naturalistica che prevedono tagli moderatie scalari cosi' da mantenere una copertura arborea continua e simile. Il legname del Tarvisiano e' particolarmente apprezzato per l'utilizzo che se ne fa in campo tecnologico; pregiata e' una qualita' di abete rosso (detto di risonanza), impiegato per la fabbricazione di strumenti musicali.
http://www.tarvisiano.org/jsptarvisiano/cont.jsp?lang=it


val di fiemme La Val di Fiemme, simbolo di montagna e natura, con oltre 6.000 posti letti in oltre 110 alberghi, ed altri 35.000 in strutture extralberghiere (residence, campeggi, agriturismo, affittacamere ed appartamenti) e di una miriade di opportunità per gli ospiti, si colloca nelle primissime posizioni per quel che riguarda il turismo estivo ed invernale.
http://www.valfiemme.com/




Val di Cembra Valle di Cembra, Molte persone potrebbero addirittura non conoscere l'esistenza di questo luogo dalle molteplici attrattive naturalistiche, del suo dialetto, il cembrano, che conserva tuttora caratteri della lingua ladina, della sua gente, delle sue tradizioni, dei suoi profumi… Io stesso l'ho scoperta solo in tempi recenti.

La valle non è votata, fortunatamente, ad un turismo di massa: sono piuttosto le persone amanti della tranquillità, dei boschi, delle passeggiate e della natura che da essa trarranno godimento.
Le sue strade sono inoltre ottime per il ciclismo (del resto sia Moser che Simoni sono Cembrani)
( la foto : Il serpeggiare dell'Avisio nella Valle, presso Cantilaga 1 )

Sito della valle : http://www.valledicembra.it/index.php Ma abbiamo trovato Fabio in rete, dove troverete notizie molto più dettagliate sulla valle, dal quale abbiamo preso il testo e foto.
http://www.fabiovassallo.it/ita/

paesaggioE nel nostro viaggio .. vi segnaliamo "Girovagando" per gli appassionati della montagna , escursioni e curiosità Girovagando in Trentino è un programma televisivo prodotto da Tandem Pubblicità srl di Trento e diffuso su tutto il bacino del Mediterraneo tramite il satellite Hot Bird (piattaforma SKY), nel nord e centro Italia su diverse emittenti regionali (vedi orari ed emittenti). Dal 2001 Girovagando in Trentino è anche un portale internet in cui sono sintetizzate tutte le puntate andate in onda con testi, foto, notizie, indirizzi e approfondimenti.

Attualmente contiene oltre 300 puntate per un totale di oltre 1200 pagine, 27.000 immagini, 80 approfondimenti, 150 foto panoramiche, documenti audio e video. Tutto il sito occupa attualmente circa 1,3 GB ed è aggiornato costantemente ogni settimana da Alessandro Ghezzer, che cura anche tutti i contenuti. Da settembre 2007 tutte le puntate sono disponibili sul sito anche in video in versione integrale, in video streaming. E' attiva anche una web-tv, Girovagando channel, che trasmette 24 ore documentari e video istituzionali.
http://www.girovagandointrentino.it/

Link - fonti e luoghi

Fonti e immagini sono tratte da :
Nei Siti " Welfare" dove troverai notizie, appuntamenti,discussioni e documenti relativi al mondo della politica, della cultrura e della società. ( nel quale abbiamo trovato l'articolo sui violini)
La redazione:  Gian Carlo Storti
Punto Com Informatica s.r.l.  Via Milazzo,5 26100 Cremona
tel. e fax 0372.30150
http://www.welfarecremona.it/

Il Portale del Violino, un sito che merita di essere visitato e vi consigliamo anche di leggere il forum del sito, abbiamo letto con molto interesse le varie discussioni, dove abbiamo appreso notizie  che ai profani come noi hanno permesso di capire qualcosa di musica e scoprire siti interessanti da far conoscere.
Abete di risonanza
Postato il Venerdì, 04 marzo @ 15:27:37 di claudio ( Il Portale del Violino)
Alfredo ha dato un ottima descrizione, su cosa usano per la costruzione dei violini.
http://www.claudiorampini.com

Un violino ha bisogno di esser suonato,
A Cremona , citta' dove sono stati prodotti i migliori violini mai costruiti, questa attività è  espletata dal prof. Mosconi, settantacinquenne che da trent'anni, sei giorni su sette, sottopone giornalmente strumenti che valgono milioni di euro.
Fonte : Giuseppe Scardamaglia, http://corodia.blogspot.com/

Siti vari
Naturalmente siamo come San Tommaso e siamo andati a curiosare nei vari luoghi descritti nell'articolo, dove abbiamo constatato che esistono queste "piante suonatrici" e abbiamo fatto un interessante giro turistico -:)
Paneveggio :http://parcopan.org/
Latemar :http://www.dolomiti.it/ita/zone/latemar/dx.htm
Tarvisio : http://www.tarvisiano.org/jsptarvisiano/cont.jsp?lang=it
Fiemme : http://www.valfiemme.com/
Cembra : http://www.fabiovassallo.it/ita/
Girovagando in montagna : http://www.girovagandointrentino.it/

Ci dispiace volevamo mettere foto o ritratti dei personaggi, Stradivari, Amati, Guarneri, Bergonzi, Storioni e altri, ma dopo giorni di ricerche non abbiamo trovato nulla. Se qualche nostro lettore ne è in possesso, saremmo felici di completare la pagina ai violini.