Aggiornamento Santa Maria del Boschetto
Santa Maria del Boschetto ( Il Tempietto )
Vicende storiche...
È storicamente documentato che la chiesa di S. Maria a Soresina esisteva già nel 1174.
Nel 1470 è visitata dal Vescovo di Cremona Stefano Bottigella ed
è dedicata a S. Maria Campestre.
Nel 1580, alla visita pastorale del Vescovo Niccolò Sfondrati,
è ancora una piccola chiesa decrepita, buia con una sola finestrella
circolare nella facciata, senza sacrestia né campanile. Adiacente
alla chiesa, sul lato sinistro, c'è un piccolo cimitero non recintato.
Verso la fine del 500 la confraternita della SS. Trinità, una delle
numerose associazioni laiche costituitesi a Soresina nella seconda metà
del 500 con scopi religiosi e assistenziali, sceglie la chiesa di S.Maria
Campestre come sede per le proprie riunioni e pratiche di pietà.
Questa confraternita, rafforzatasi in pochi anni sia numericamente che
economicamente, ritenendo ormai troppo angusta e inadeguata alla propria
attività la vecchia chiesa di S. Maria Campestre, la demolisce
per costruire, nel 1606, sulla stessa area, una nuova chiesa più
ampia, a navata unica, con sei finestre e sei cappelle laterali.
E' pure costruito il campanile e un coro-oratorio dietro l'altar maggiore
per i confratelli. La chiesa è ancora spoglia, ma negli anni successivi
si va gradualmente completando sia nelle strutture che negli arredi liturgici.
Nel 1612 sono presenti due altari laterali: quello della Beata Vergine dei
Sette Dolori e quello di S.Carlo Borromeo.
La chiesa d' ora in poi è detta S. Maria del Boschetto (de Buschetis);
che l'attribuzione sia motivata dallo stretto legame della chiesa con
la famiglia Boschetti. I Boschetti, influenti confratelli della SS. Trinità,
furono, infatti, i custodi della chiesa nella quale avevano anche il sepolcreto.
Nel 1623 la chiesa si arricchisce di altri due altari laterali:
quello della Natività di Nostro Signore e quello di S.Orsola.
Nel 1646 è eretto il quinto altare laterale dedicato a S. Domenico.
Nel 1674 è costruito il sesto altare laterale dedicato a Cristo Crocefisso.
Nella navata vengono poste balaustre e una nuova acquasantiera in marmo
rosso di Verona; la chiesa è allungata verso mezzogiorno con l' ampliamento
del coro dei confratelli con due ordini di stalli in legno di noce.
Sulla parete di fondo del coro verrà in seguito posta un' ancona di legno
intagliata e dorata con la statua di Cristo Risorto, opera del soresinese
Giacomo Bertesi e nel lunotto della parete stessa un grande dipinto rappresentante
la SS. Trinità. Con la costruzione della facciata, che è
quella che ancora oggi ammiriamo, la chiesa raggiunge il suo completamento
e per un secolo rimarrà immutata, officiata e molto frequentata
dai confratelli della SS. Trinità e da tutti i Soresinesi.
Nel 1775 il governo austriaco decreta la soppressione delle confraternite
e la confisca di tutti i beni. Anche la chiesa di S.Maria deve essere
alienata o demolita. Il soresinese Carlo Zucchi, membro della confraternita
della SS. Trinità, chiede e ottiene che la chiesa venga a lui ceduta
impegnandosi a sostenere a proprie spese l' attività e la manutenzione
del luogo sacro. Per alcuni anni, la chiesa è officiata dai confratelli
della Morte e Orazione fino al 1785 quando anche questa confraternita viene soppressa.
Nel 1788, poiché gli eredi Zucchi non possono più sostenere
le spese della chiesa, la Fabbriceria di S. Siro ne assume l' amministrazione:
S. Maria diviene una chiesa sussidiaria della parrocchia.
Nel 1817 viene posta la cuspide ottagonale sul campanile.
Nel 1853 cambiano le dedicazioni di alcuni altari della chiesa: quello
della Natività è dedicato a S. Luigi Gonzaga, quello di
S. Orsola a S. Nicola da Tolentino (prima venerato nella demolita chiesa
di S. Maria delle Grazie del convento dei frati Agostiniani); sull'altare
di S. Domenico, ora dedicato alla Beata Vergine della Concezione, viene
posta la statua della Madonna (scultura lignea di G. Chiari).
Questa statua nel 1855 viene trasferita all'altare della Beata Vergine di S. Siro.
Nel 1933 anche le ancone lignee dell'altare di S. Nicola e quella dell'altare
di S. Carlo vengono portate nella chiesa di S. Siro rispettivamente sugli
altari di S. Giovanni Bosco e di S. Antonio da Padova.
All'altare di S. Nicola nella chiesa di S. Maria viene posta, in compenso, l'ancona
a sei nicchie, con statue lignee dello scultore bresciano Maffeo Olivieri,
proveniente dalla chiesa di S. Antonio Abate demolita nel 1926.
Nel 1940, spogliata delle sue ancone più belle, poco frequentata,
ridotta in condizioni deplorevoli, viene requisita e destinata a magazzino militare.
Nel 1945, privata del suo coro, la chiesa è trasformata nel Tempietto
della Beata Vergine di Caravaggio, per opera del parroco don Paolo Camozzi.
Sull'altare maggiore è posta l'ancona di legno, che ospitava, in
fondo al coro, la statua di Cristo Risorto, per accogliere il gruppo ligneo
della Beata Vergine e la Giovannetta (opera dello scultore soresinese Leone Lodi).
Nel 1986 è restaurata la facciata; nel 1994 la chiesa viene chiusa
al culto perché bisognosa di radicali interventi conservativi.
Dopo un completo restauro interno ed esterno, il tempio è riaperto
al culto nell'ottobre 2001.
Visita alla chiesa
Molte congetture si possono avanzare sui probabili progettisti, sugli
architetti, sulle scuole che influenzarono i costruttori della chiesa.
Purtroppo, l'unico documento arrivato fino a noi è la firma del
capomastro e una data incise su una trave del tetto: "Andrea Chiari fece 11 settembre 1606".
Se l'interno della chiesa risponde al rinnovato spirito dell'architettura
sacra post conciliare, la sua facciata è una significativa prova
dell'assimilazione dei canoni manieristici che nei primi decenni del 600
portano ad un progressivo superamento delle forme tardo rinascimentali.
Nella facciata di S. Maria si può cogliere l'espressione di un manierismo
non convenzionale, privo di virtuosismo tecnico, ricco al contrario di
senso della misura e di equilibrio armonico.
Sicuramente non sono estranee alla scelta o alla approvazione del progetto la volontà
e le aspirazioni dei committenti, i confratelli della S.S. Trinità,
che senza dubbio erano affascinati dai grandi capolavori del manierismo
romano come la chiesa del Gesù, di S. Susanna, di S. Andrea della Valle.
Certamente gli autori di quelle opere, quasi tutti giunti a Roma dalla Lombardia,
come il Vignola, il Maderno, il Rainaldi, ebbero influenza sugli architetti
che negli ultimi decenni del 500 e i primi del 600 operavano nell'ambito
cremonese, come Francesco Dattaro, Giuseppe Dattaro, Tolomeo Rinaldi, G. Battista Regonini.
Anche se la ricchezza di quelle chiese romane è tradotta nella povertà
dei mezzi e dei materiali, anche se le semicolonne e i cornicioni di marmo
lasciano posto alle più modeste lesene in cotto e aggetti
in calce, in cui peraltro gli architetti cremonesi erano maestri, resta
di quei capolavori una evidente impronta di maestosità e di armonia.
In accordo con i nuovi principi architettonici, la facciata di S. Maria
assume il deciso sviluppo verticale, con un felice equilibrio tra impianto
centrale e longitudinale, animato dagli energici risalti plastici del
cornicione e del frontone, modulato dalla progressione dei risalti delle
lesene che si addensano verso il portale nell'ordine inferiore e verso
la grande serliana in quello superiore. Il contrasto e la durezza geometrica
del profilo del timpano è attenuata dalla mediazione degli acroteri
piramidali che sostituiscono la tradizionale voluta di raccordo all'ordine superiore.
Tutti gli elementi strutturali considerati sono riconducibili al gusto degli
architetti legati alle esperienze di Giuseppe Dattaro se non proprio alla
sua diretta paternità. Anche se non conosciamo con certezza l'architetto,
la chiesa di S. Maria resta una delle opere più riuscite dell'architettura sacra cremonese.
Non è da dimenticare, inoltre, la figura dell'arcivescovo di Milano
Carlo Borromeo: morto nel 1584, è canonizzato nel 1610. Incarna
il rigore della Controriforma ed il rinnovamento religioso in tutti i
campi; dà alle confraternite nuovo fervore di pietà e di
carità; suggerisce alle opere di culto nuove finalità spirituali.
È evidente, quindi, nella costruzione di questa chiesa, l'influenza
che le "Istruzioni" di Carlo Borromeo hanno esercitato sull'architettura religiosa del Seicento.
Nel clima della Controriforma anche la facciata della chiesa acquista grande
importanza perché deve mostrare ai fedeli chiari caratteri di solidità,
serietà e maestà.
Il cornicione divide la facciata in due zone: una inferiore e una superiore.
Il portale al centro non ha più l'irresistibile forza invitante
dello strombo o della elaborata incorniciatura; non è una porta
arcuata come quelle di accesso alle città, fatta per il passaggio,
ma architravata e quadrangolare che induce ad una riflessione più
lenta rispetto al dinamismo della vita quotidiana e che richiede uno sforzo
di libera volontà.
I fedeli devono entrare per convinzione e per devozione, non per attrazione della bellezza.
Nella simbologia della Controriforma le lesene della zona inferiore sostengono
il cornicione come l'uomo si sforza di vincere le sue colpe e la zona
superiore, tesa verso l'alto, si innesta in quella inferiore come la Grazia
si innesta nella natura umana per elevarla a Dio.
Tra le lesene del frontale i santi nelle nicchie manifestano la loro fede
e dalla grande finestra la luce, come la grazia divina, illumina l'interno.
La chiesa, inserita in un continuo di case, è un invito a fermarsi
e la sua facciata, in stretto rapporto con lo spazio urbano, perde il
significato di monumento per assumere quello di luogo di culto, rivolto
ai fedeli e alla città. Anche l'interno suggerisce ulteriori considerazioni
su questa chiesa che, sorta a meno di vent'anni di distanza dalla costruzione
della parrocchiale di S. Siro, presenta caratteristiche molto diverse.
Si rompe lo schema a pianta centrale e il nuovo schema basilicale vede una
sola navata longitudinale e al posto delle navate minori presenta una
serie di cappelle per la meditazione individuale. Sono poco profonde e
prive di illuminazione diretta, perché il percorso verso l'altare,
che è la meta finale, non deve subire distrazioni come potrebbero
venire da cappelle laterali troppo profonde. La luce entra soprattutto
dall'unica grande finestra della facciata e solo di riflesso arriva alle cappelle laterali.
Il cornicione, che nelle chiese a tre navate corre come una trabeazione sopra
le arcate accentuando la preminenza della navata centrale, è in
questa chiesa sostituito da una cornice fortemente aggettata che, passando
sotto le arcate abbraccia i pilastri all'altezza del capitello, cerchia
anche le cappelle laterali integrandole in un sol corpo con la navata.
Questa è la chiesa che riassume i caratteri della pietà post tridentina,
esprimendo lo spirito della riforma cattolica operata in tutta la Chiesa
dai nuovi santi e dai nuovi ordini religiosi, attuando così l'ideale
ascetico e l'ideale mistico della Controriforma.
IL CORO
Fin dai tempi del primo cristianesimo gli oratori furono centri di ritrovo
di piccole comunità, di persone pie accomunate dall'amore per la
Chiesa, dallo zelo per la pratica di pietà e per l'attività
liturgica, dal fervore per le opere di carità e di apostolato.
Nel grande rinnovamento morale voluto dalla Controriforma, gli oratori
trovano nuova forte motivazione alloro sviluppo fino a raggiungere nel'600 il loro massimo splendore.
La regola di S. Filippo Neri prescrive l'oratorio accanto ma distinto
dalla chiesa: un edificio con carattere religioso e insieme profano, raccolto
come una chiesa e acustico come un a sala da concerto.
I nostri confratelli di S. Maria, certamente informati sulle vicende artistiche
della loro confraternita romana, hanno ben presenti le caratteristiche
di quelle splendide strutture filippine se nella costruzione del nuovo
oratorio cercano di adottarne alcune delle più essenziali se pur in maniera dimessa e parsimoniosa.
Sorge così quel grande coro, bianco, luminoso, con un cornicione ad ampia
fascia poco aggettata, a gole lisce, segnata da fitta dentellatura che
corre tutt'intorno sulle lesene binate contro le candide pareti tirate
a calce. Alte finestre dalle lunette unghiate gettano luce sulla volta
a fasce della copertura. Fino al 1940, lungo i tre lati del coro, sulla
predella a due gradoni, contro l'alto controschienale a muro, correvano
i due ordini di stalli con l'inginocchiatoio.
Sulla parete di fondo del coro, nella lunetta fra cornicione e
volta, è conservato il dipinto ad olio della SS.Trinità.
La maestosa figura del Padre Eterno seduto sulle nubi allarga il manto
fino ad abbracciare le estremità della croce che gli sta davanti
e passa le sue mani su quelle trafitte del Figlio crocefisso. Sopra la
testa del Padre sta lo Spirito Santo in forma di colomba. A destra è
la figura di S. Filippo Neri in camice e pianeta, poi un sacerdote in
cotta e stola e in ginocchio alcuni devoti, forse confratelli, in atteggiamento
di preghiera con la corona del rosario tra le mani. A sinistra S. Cristoforo
col Bambin Gesù sulle spalle e dietro di lui altri devoti inginocchiati con la corona del rosario.
Sul margine inferiore del dipinto la scritta J.P.P.F. 1665.
Attualmente, il coro aspetta il restauro del dipinto della parete di fondo
che recenti indagini hanno dimostrato essere ad olio e non affresco.

Altari della chiesa
ALTARE DELLA BEATA VERGINE DEI SETTE DOLORI
Nell'ancona di legno intagliato e dorato è posta la statua "vestita"
della Vergine Addolorata (sec. XVII) con le sette spade conficcate nel
petto. Sotto la mensa dell'altare la statua lignea di Cristo morto.
I Sette Dolori della Madonna Addolorata
Le sette spade nel petto dell'Addolorata richiamano i sette dolori sopportati
dalla Madonna così indicati dalla devozione popolare:
1 - La presentazione di Gesù al tempio e la predizione delle sofferenze
fatta dal sacerdote Salomone
2 - La fuga in Egitto
ùfra i dottori del tempio
4 - L'incontro col Figlio sulla via del Calvario
5 - La crocefissione e la morte di Gesù in croce
ùdalla croce e l'accoglimento del Figlio tra le braccia
7 - La deposizione del Figlio nel sepolcro.
ALTARE DI S. LUIGI GONZAGA
(già del Presepio e della Natività)
Il primo altare (sul lato di levante) prima dedicato al Presepio e alla Natività
è dedicato a S. Luigi Gonzaga.
L'ancona di legno intagliato, dorato e dipinto ha colonne di ordine corinzio.
Nella nicchia la statua di legno di S. Luigi Gonzaga, vestita con veste nera
e cotta, che tiene in mano il crocefisso pure di legno:
opera eseguita dall'intagliatore Sanzio di Bergamo sec.XVII).
ALTARE DI SAN DOMENICO
(già della Beata Vergine della Concezione)
Sull'altare la pala con la tela ad olio di Gabriele Zocchi
(sec. XVII) raffigurante il miracolo di Soriano con le figure della Vergine,
la Maddalena, S. Domenico e S. Tommaso (ora in restauro) è stata
sostituita dalla statua lignea di S. Pietro Apostolo in abiti pontificali
proveniente dalla chiesa di S. Pietro e Rosalia che sorgeva presso il
cimitero e poi demolita.
Nelle nicchie le statue di San Sebastiano e San Vincenzo in legno dipinto (sec. XVII).

ALTARE DI SAN NICOLA (già di S. Orsola)
L'ancona lignea (sec. XVII) dell'altare fu trasportata nella chiesa parrocchiale
di S. Siro sull'altare di S. Giovanni Bosco nel 1933.
Sull'altare di S. Nicola fu posta l'ancona a sei nicchie (sec. XVI), che
ora vediamo, proveniente dalla chiesa di S. Antonio Abate che sorgeva
nell'attuale piazza Garibaldi, demolita nel 1926.
Nelle nicchie le statue lignee di S. Siro e Giobbe a sinistra, di S. Rocco e
S. Pietro martire a destra sono opera dello scultore bresciano Maffeo
Olivieri (sec. XVI).
Nelle nicchie centrali la statua di S .Antonio Abate in alto (pure opera dell'Olivieri)
e di
S. Nicola da Tolentino in basso.
Quest'ultima proveniente dalla chiesa di S. Maria delle Grazie del convento dei frati
Agostiniani che sorgeva nell'attuale via don Bosco demolita alla fine del '700.
( San Siro < .. Statue di ..> San Rocco )
Altare di San Nicola ( già di San Orsola ) - Altare Maggiore - Altare del crocifisso ( Ancona
in gesso e stucco )
Tempietto della Beata Vergine di Caravaggio: ( foto centrale in alto )
Altare Maggiore L'ancona di legno intagliata e dorata
( opera di G.Bertesi sec.XVII ), proviene dal coro dei Confratelli dove
troneggiava sulla parete di fondo con la statua del Cristo risorto.
Dal 1945, accoglie il gruppo ligneo della Beata Vergine di Caravaggio con la Giovannetta
( opera dello scultore soresinese Leone Lodi ).
I testi e le immagini sono tratte dall'opuscolo : "Santa Maria del
Boschetto ( Il Tempietto ) "
Stampato con il contributo di :
Amministrazione Provinciale di Cremona
Comune di Soresina
Pro Loco di Soresina
Banca di Credito Cooperativo del Cremonese

Riferimento bibliografico : R. Vezzini " Antiquitus Erat " 2001
edizioni il galleggiante - Maggio 2002
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diverso da quello personale dei testi o immagini ivi raccolte a solo scopo informativo.