Considerando
che chi dovrà eseguire gli eventuali interventi di primo soccorso non sarà
dotato di presidi particolari, la spiegazione delle manovre sarà molto
semplificata proprio per permettere a tutti di eseguirle facilmente senza creare
eventuali danni al paziente e a se stessi.
Bisogna ricordare sempre che se siamo testimoni di
qualsiasi evento nel quale siano coinvolte una o più persone occorre
immediatamente allertare il 118 o l’ambulanza di zona fornendo il maggior
numero di indicazioni possibili (luogo e dinamica dell’evento, persone
coinvolte) e rispondendo in maniera precisa alle domande dell’operatore.
La
prima regola da tenere presente prima di intervenire in qualsiasi situazione è
la “SICUREZZA PERSONALE”.
Cosa
intendiamo per “sicurezza personale”?
Per
“sicurezza personale” si intende tutte quelle precauzioni che bisogna
adottare prima di intervenire sull’infortunato.
I
punti fondamentali di un buon controllo sono:
-
valutazione della scena ove è avvenuto l’evento,
controllando le eventuali cause che lo hanno determinato, accertandosi che al
momento del nostro intervento non siano ancora in atto eventi che possano
arrecarci danno fisico.
-
Messa in sicurezza della zona, allontanando se possibile la causa
dell’evento (es. staccare eventuali collegamenti elettrici, spostare eventuali
oggetti pericolosi, chiudere valvole di emissione gas o rubinetti emissione
liquidi).
-
Posizionare se possibile il paziente in zona sicura prima di prestargli
soccorso. (nel caso di pazienti traumatizzati non rimuovere la persona senza
aver adottato le misure minime di immobilizzazione necessarie che vedremo in
seguito)
Ricordiamo sempre che per intervenire su
qualsiasi evento dobbiamo essere sicuri di non arrecare ulteriori pericoli a noi
stessi e alla persona coinvolta.
Se ci facciamo coinvolgere nell’evento,
diventiamo noi stessi pazienti e quindi non possiamo essere di nessun aiuto.
Considerare
il traumatizzato dal punto di vista generale.
Valutare
possibili fratture, lussazioni o distorsioni.
Parlare
col paziente tranquillizzandolo, valutando così lo stato di coscienza.
Evitare
di compiere qualsiasi manovra di spostamento del paziente senza prima averne
valutato l’effettiva gravità.
In
caso di fratture, siano esse composte o esposte, cercare di immobilizzare
l’arto interessato senza cercare di ricomporre la frattura.
L’immobilizzazione
dell’arto può avvenire fasciando con bende (se disponibili) o con strisce di
tessuto (lenzuola, camicie …) anche nella posizione meno dolorosa per il
paziente.
NON
CERCARE ASSOLUTAMENTE DI RIPORTARE IN POSIZIONE NATURALE L’ARTO FRATTURATO.
In
caso di fratture esposte con eventuali lacerazioni, apporre sulla ferita delle
garze o del tessuto pulito per tamponare, senza comprimere la parte esposta,
fasciando l’arto interessato in modo che il tampone applicato limiti o
impedisca eventuali emorragie.
Nei
traumi in genere applicare, se possibile, del ghiaccio sulla parte lesionata.
Il
trattamento delle ferite varia a seconda della loro gravità.
In
caso di semplici escoriazioni sarà sufficiente detergere con acqua o se
possibile soluzione fisiologica la parte interessata, dopo aver rimosso
eventuali abiti, e fasciare con garze sterili. E’ possibile detergere anche
con acqua ossigenata ricordando che però non ha effetti disinfettanti.
Prima
di somministrare disinfettanti accertarsi che il paziente non soffra di allergie
specifiche.
Se
invece ci troviamo in presenza di ferite profonde, bisogna tamponare la ferita
con strati successivi di garze, senza mai rimuovere quello precedente, fino
all’arresto o alla diminuzione dell’emorragia, dopo di che fasciare con una
discreta compressione la parte interessata.
Se
nella ferita sono presenti oggetti di grossa dimensione (vetri, ferri, ecc.) NON
RIMUOVERE ASSOLUTAMENTE L’OGGETTO, ma tamponare intorno allo stesso e fasciare
in un unico corpo. (questo per evitare che la rimozione dell’oggetto provochi
un’emorragia più imponente di quella già in atto).
NON
APPORRE MAI LACCI EMOSTATICI, se non in presenza di gravi amputazioni.
Nel
caso di arti o parti di essi amputati, se possibile recuperare la parte
lesionata e riporla in un sacchetto pulito con del ghiaccio e consegnarla
all’arrivo dei soccorritori.
Per
B.L.S. intendiamo quelle manovre che si devono fare quando interveniamo su un
paziente in arresto cardio-circolatorio.
Se
ci troviamo in presenza di una persona immobile, la prima cosa da fare è
accertarsi se è cosciente.
Per
stato di coscienza si intende la capacità di rispondere alle semplici domande
che vengono poste (mi sente? Può parlare? Mi riconosce?) al paziente.
In
caso di non risposta, il paziente va considerato incosciente e quindi si passa a
valutare se c’è presenza di respiro.
Questa
manovra (vedi fig.1) si esegue estendendo leggermente il capo (ponendo due dita
sul mento e spingendo indietro la testa), avvicinando la nostra guancia alla
bocca del paziente e controllando per dieci secondi se vi è presenza di respiro
o segni vitali (gorgoglii o rantoli), controllando al contempo se vi è
espansione della cassa toracica.
Se
la persona non presenta nessuno di questi segni vitali, con una garza o con un
tessuto di protezione posto sulla bocca del paziente e tenendogli chiuso il naso
con due dita, si eseguono due insufflazioni forzate (respirazione “bocca a
bocca”), controllando che l’aria insufflata espanda la cassa toracica
(accertando così la pervietà delle vie aere).
Si
passa quindi a valutare la presenza di battito cardiaco attraverso il controllo
del “polso carotideo”. La manovra si esegue posizionando il nostro dito
indice ed il dito medio nell’incavo carotideo che si individua scendendo dal
pomo di Adamo nella direzione in cui siamo posti noi per circa due cm. (vedi fig.2)
Questa
valutazione deve avvenire per dieci secondi e, in caso di negatività, bisogna
considerare il paziente in arresto cardiocircolatorio.
1) ESTENSIONE DEL CAPO
2) RICERCA DEL”POLSO CAROTIDEO
Si
posiziona quindi il paziente su un piano rigido e si procede con il massaggio
cardiaco.
Per
effettuare un corretto ed efficace
massaggio cardiaco, bisogna individuare il punto esatto nel quale eseguire le
compressioni cardiache.
Questo
punto, detto “punto di repere”, è posto all’incirca in fondo allo sterno.
Per
individuarlo correttamente occorre scorrere l’arco costale dal basso verso
l’alto con il dito medio di una mano, all’intersezione con l’altro arco
costale si posiziona a fianco il dito indice e il palmo dell’altra mano:
questo è il “punto di repere”.
Da
questa posizione, intersecando le due mani, con le braccia tese e le spalle
perpendicolari al paziente, si eseguono 15 compressioni tenendo il ritmo
contando 1001, 1002, ecc.
Alla
fine della quindicesima compressione, si eseguono due insufflazioni, procedendo
come descritto in precedenza, e si ricomincia con altre 15 compressioni.
L’alternanza
di compressioni ed insufflazioni deve avvenire per QUATTRO volte, terminando con
due insufflazioni, dopo di che si passa a valutare la presenza di battito
cardiaco e, in caso di ASSENZA dello stesso, si ripete la sequenza di 15
compressioni e due insufflazioni per OTTO volte.
Al
termine di questa nuova sequenza, si ricontrolla la presenza di battito
cardiaco.
Nel
caso il paziente non presenti ancora battito, si procede ad un nuovo ciclo 15/2
ripetuto per altre OTTO volte.
Al
termine di ogni serie di otto volte, si ricontrolla la presenza di battito
cardiaco.
Nel
caso invece che si rilevi la presenza di battito cardiaco, occorre controllare
se è ripresa la respirazione spontanea, in assenza della quale si procede a
delle insufflazioni forzate con un ritmo di 12 al minuto.
Quando
il paziente riacquista respirazione e battito spontanei, viene posizionato in
“posizione di sicurezza” e costantemente controllato.
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