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PAZZANO....non si sa di preciso chi lo abbia fondato e quando, e non ci sono studi neppure sull'origine e sul significato del  nome, tranne un'ipotesi del defunto Arc. Don Mario Squillace, il quale asseriva che "pazzano" deriva da "regia terra plateani", cioè terra dei platani. 

Riguardo all'origine del primo nucleo insediatosi, si può ipotizzare che si sia costituito dalla necessità di alcuni individui di soddisfare quel complesso di bisogni e di consuetudini che poi sfociò nella nascita di un insediamento permanente. In alcune citazioni fatte da Strabone  e da Plinio, si ha notizia di alcuni schiavi romani condannati ai lavori forzati nelle miniere di limonite di Pazzano (damnata ad metalla), che potrebbero essersi stabiliti qui, e quindi aver "fondato" la prima comunità di individui di Pazzano per necessità di soggiorno e di lavoro, come è avvenuto in tanti altri posti.

In una iscrizione posta su un calice custodito nella chiesa di S. Maria Assunta, questo territorio era chiamato "regiae terrae plateani"; il termine latino arcaico "plateani" può essere tradotto per traslazione, con i termini volgo, plebe, con cui venivano definiti gli strati "bassi" della gerarchia sociale ed anche gli schiavi, quindi si potrebbe ipotizzare un collegamento tra il territorio  e la popolazione che vi risiedeva. siccome qui soggiornavano i condannati ai lavori forzati nelle miniere ed i lavoratori stessi con le famiglie, una probabile ipotesi sull'origine e sul significato di "Pazzano" potrebbe anche essere quella di collegare il nome al posto in cui queste persone dimoravano.

L'attività mineraria, però, era svolta prevalentemente nella stagione invernale, mentre nel resto dell'anno veniva praticata principalmente l'agricoltura.

Escludendo i cenni sopra nominati, le prime notizie storiche a noi giunte, contenute in un diploma del 1094 di Ruggero I il Normanno, riguardavano gli sfruttamenti minerari di questo territorio. Egli concedeva alla Certosa di S. Stefano del Bosco il diritto allo sfruttamento di tali miniere, riconfermato in seguito nel 1173 da Guglielmo II Re di Sicilia, con le parole <<et libertatibus minerae aeris et ferri>>. Gli anni che seguirono sono ancora un pò oscuri per via della distruzione ordinata da Carlo D'Angiò di tutti i documenti esistenti, con lo scopo di cancellare tutti i ricordi del periodo svevo. Il suo diretto discendente Roberto, però nel 1313, riconfermava la donazione fatta da Ruggero il Normanno riattivando le miniere di Pazzano. 

In un documento del 1333 si legge che a Pazzano  era in funzione una ferriera di proprietà del convento di Serra San Bruno, e due miniere sulle quale il Re si riservava i diritti speciali di sfruttamento. Le miniere erano amministrate in quel periodo dai cosiddetti <<arredatori>>, ed il ricavato veniva diviso in parti uguali tra il predetto convento ed il Re. 

Nel corso degli anni però, la produzione subì uno stallo, sopratutto perchè limitata dalle importazioni di ferro dalla Toscana e da Trieste, ed anche dai dazi imposti da Ferdinando D'Aragona sull'estrazione e sulla vendita del ferro grezzo, ma continuò poi nel XVI sec.

il 10/12/1524 le miniere di Pazzano furono regalate da Carlo V come ricompensa per i servizi prestati, a Cesare Fieramosca (fratello di Ettore, vincitore della famosa disfida di Barletta).Nel 1526 erano in piena attività, come testimoniava il frate Bolognese Leandro Baldi nel racconto di una sua visita, e nel 1527 (sicuramente per cause di pubblica utilità), divennero di demanio regio. Nel 1724 il governo fece fabbricare i cannoni per l'esercito proprio a Pazzano. 

Successivamente i lavori di estrazione, non si sa bene perché ed in quale periodo, furono sospesi, ma nel 1754 vennero ripristinati e furono costruite anche struttura adatte a fondere il materiale estratto. Nel 1768 la ferriera fu trasferita a Mongiana ed a Ferdinandea, forse perché in questo modo era molto più facile reperire la legna necessaria  per i forni, ma l'estrazione del materiale continuò fino ai primi decenni della seconda metà del 1800, quando cioè la dinastia Borbonica cadde, ed il nuovo governo ( con l'estensioni delle leggi piemontesi a tutto il regno ), mise in ginocchio tutte le attività industriali e la traballante economia del Sud Italia, innescando così quel fenomeno dell'emigrazione , che ancora oggi interessa il nostro paese.

Verso la fine del 1800 e gli inizi del 1900, si ridesto l'interesse per le miniere di Pazzano. L'8/3/1917 il comune deliberò di dare in concessione i giacimenti minerari per 50 anni al Cav. Alessandro Casini, al quale subentro poi la società genovese "Miniera di Pazzano" il il 28/04/1921. Dopo varie vicessitudini col Comune di Pazzano e col Cav. Casini, la società concesse in sub-appalto le miniere alla Montecatini per circa un anno, la quale inizio i lavori di estrazione, ma alla scadenza del contratto, abbandonò definitivamente tutto. In seguito furono prese altre iniziative, ma chissà per quale motivo nessuna andò in porto, né a livello di studi né di realizzazioni pratiche.

La storia di Pazzano, però, non è legata soltanto alle miniere, ma gravita anche attorno a quella di Stilo. Verso il VII - VIII sec., il piccolo comune della Stilida Marittima fu ricostruito alle pendici del Monte Consolino. Ma non tutti gli abitanti si trasferirono nel nuovo  territorio; alcuni si sistemarono nei dintorni, riconoscendo però la supremazia di Stilo. Nacque cosi una confederazione di paesi con il nome di "Contea di Stilo". Facevano parte di questa prima comunità amministrativa i seguenti "casali": Spatola, Serra, S. Caterina, Placanica, Castelvetere, Vallelonga, Camini, Riace, Stignano, Guardavalle, Pazzano e Bivongi. Di questi i primi sette, per concessione sovrana, passarono sotto la giurisdizione di altri enti, Bivongi divenne propietà della Certosa di S, Stefano del Bosco, per cui restarono a  far parte dell'università di Stilo i rimanenti.

Stilo ed il suo territorio raggiunsero, verso il 1000, una certa ricchezza economica ed una notevole rilevanza militare e politica, ma la loro importanza era legata anche alla presenza dei basiliani ed al prevalere del bizantinismo. L'autonomia municipale di stilo e casali risale all'epoca normanna. Le città di regio demanio non venivano soffocate dalla forza centrale dello Stato, avendo dal Re una protezione particolare contro lo strapotere dei baroni (sotto forma di plegerie, grazie o privileggi). Logicamente le Università, una volta riconosciute come possesso del Re, venivano governate con una procedura che ne regolava l'andamento amministrativo, ed erano obbligate a pagare un canone per la concessione della demanialità; se il canone non veniva corrisposto le Università potevano essere vendute a qualche signore. Il potere sovrano veniva quasi ignorato quando l'Università aveva versato l'annua somma dovuta per la sua autonomia. In realtà il solo parlamento rappresentava il potere legislativo, mentre i Sindaci, coadiuvati  da un insieme di assessori, il potere esecutivo. Il popolo era diviso in tre classi sociali: nobili (che avevano un proprio seggio), onorati (la classe borghese) ed il popolo; ogni classe aveva un sindaco che si occupava delle necessità della parte rappresentata, le esponeva al parlamento e rimaneva in carica un anno . Nel parlamento c'erano anche i rappresentanti di ogni casale .

Pazzano divenne poi comune autonomo nel 1811 grazie alla divisione della Contea di Stilo compiuta dal commissario Masci, ed il primo sindaco fu Giuseppe Certomà.

 

Si ringrazia Papello Emiliana che ha realizzato   

questa pagina effettuando una capillare ricerca

su tutti i documenti disponibili