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 Federconsorzi come problema internazionale

Davanti alla commissione Parlamentare d'inchiesta il dr. Guido Rosa, presidente dell'Associazione Italiana Banche Estere ebbe a dichiarare:

Quello di Federconsorzi è stato un caso molto delicato: è stato infatti il primo caso di grave insolvenza di un rischio che era considerato pubblico sul mercato internazionale e quindi suscitò molto scalpore nel mondo della finanza internazionale. Ma uno scalpore maggiore da parte delle grandi banche internazionali lo suscitò il caso Agrifactoring in quanto, mentre per Federconsorzi poteva valere il ragionamento se si trattasse o meno di rischio pubblico, non si poteva ammettere che una società di questo genere fosse lasciata cadere avendo un azionariato che era il sistema bancario italiano e soprattutto avendo come principale azionista la banca del Tesoro.

 E' pericoloso dimenticare questa realtà e non capire come l'opinione pubblica "mondiale" presta attenzione a tali tematiche.

Da qualche parte erano state avanzate strane supposizioni sul fatto che le banche estere, dopo un primo momento in cui si erano tanto agitate, hanno poi avuto un ruolo sostanzialmente passivo, o comunque , di bassa evidenza esterna.

Il dr. Rosa,  nella sopracitata audizione ha chiaramente indicato come si svolsero gli avvenimenti: Per quello che riguarda il Concordato Agrifactoring l'elemento risolutivo fu la postergazione dei crediti dei tre principali soci, per un ammontare di circa 440 miliardi di lire. A questo  si aggiunse una seconda postergazione: in via volontaria le banche italiane rinunciarono a favore di quelle estere ad un quarto del beneficio ottenuto dalla prima postergazione, da conguagliarsi alla fine delle operazioni. 
E' stato calcolato che questa seconda postergazione incida nella misura massima di 8 punti percentuali e che vada progressivamente diminuendo, qualora si superi la quota del 92% di riparti per i creditori chirografari.

Agrifactoring, lo si ricordi, è creditrice in chirografo nei confronti di Federconsorzi, per ben 910 miliardi di lire e che, essendo anch'essa in concordato preventivo, rimase esclusa dalla possibilità di divenire socia di S.G.R. Il meccanismo della doppia postergazione  rese perciò  le banche estere creditrici di Agrifactoring fiduciose in un  totale loro soddisfazione, indipendentemente dalla percentuale di riparti che Agrifactoring avrebbe conseguito per i suoi crediti verso Federconsorzi.

Le banche estere, soddisfatte in tal modo nella loro veste di creditrici di Agrifactoring, attenuarono di fatto la loro opposizione al piano Capaldo, trasformandola in una benevola neutralità: non avrebbero più ostacolato, ma nello stesso tempo nemmeno aderito a S.G.R.

La storia successiva ha visto le banche estere compiere sempre passi discreti per accelerare un risultato dato per conseguito. C'è stata sempre una vigile attenzione ai rapporti istituzionali con lo Stato Italiano, con passi formali persino a livello di ambasciatori solo quando qualche funzionario ministeriale, a dire il vero poco accorto, non capiva la rilevanza internazionale del problema.

Le banche estere dapprima rifiutarono il coinvolgimento nel comitato dei creditori, in un secondo momento hanno accettato di assumere tale tipo di incarico, svolgendo, bisogna dare atto, in una certa fase, un importante ruolo di mediazione tra istanze diverse della base dei creditori e cercando di attenuare alcune incomprensioni che si erano venute a creare tra creditori che erano divenuti soci di S.G.R. e gli altri creditori.

A questo punto il fenomeno più importante è stato il sorgere sulla piazza di Londra di un  florido "mercato secondario" dei crediti verso Federconsorzi ed Agrifactoring. Molti crediti sono passati di mano anche più volte. A vendere erano in prevalenza le banche estere originarie creditrici, ma molti crediti sono stati venduti anche da mani italiane.

Ad acquistare sono state, in prevalenza istituzioni finanziarie estere che nel loro complesso, hanno un peso attuale nella vicenda di gran lunga superiore di quello iniziale.

Anche tra di esse c'è stata una differenza di  posizione: alcune istituzioni sono molto interessate all'ipotesi di cartolarizzazione, (poi mutata in cessione di crediti, e che ora sembra volatilizzata) prospettata dagli organi del concordato Federconsorzi, altre istituzioni finanziarie, invece si concentrano nello sforzo di far aumentare le non esaltanti prospettive di nuovi riparti.

Non bisogna infatti dimenticare che, stando alle voci raccolte sul mercato secondario londinese, dopo un primo periodo in cui i crediti avevano un corso basso  (alla  vigilia del secondo riparto, che è stato del 20% c'era un "corso"  di gran lunga inferiore a tale percentuale), il "corso" è poi schizzato a livelli che difficilmente poi verranno confermati dai riparti, tanto più in questo momento di indubbia crisi delle speranze di trovare una soluzione a breve.

Soprattutto le istituzioni finanziarie che paventano perdite sul loro livello di acquisto, presentano una estrema attenzione a tutte le problematiche.

L'ambiente del mercato  finanziario londinese di questi che impietosamente sono chiamati in italiano "titoli spazzatura", anche se rispetta regole da gentiluomini anglosassoni, è "piccolo e pettegolo" lo si sa, e le notizie volano in fretta. Una filiale londinese di una importante  banca europea aveva fatto circolare per iscritto una nota riservata sulla valutazione dei crediti della Federconsorzi. L'attenzione non era incentrata solo sui crediti verso il Ministero dell'Agricoltura, nelle sue varie denominazioni, ma anche di quello verso i Cap. Si era subito detto che questa parte dell'analisi peccava di troppo ottimismo e si è visto oscillare tale valutazione in una forchetta che varia, a seconda delle  personali opinioni, dalle zero lire ai 300 miliardi di lire.
Per uno strano scherzo del destino 300 miliardi di lire è anche il valore minimo che era stato  indicato nell'invito ad offrire  fatto dagli organi del Concordato per la cessione di tutti i beni. Si dice questo solo per dire che il valore che nelle stime degli analisti londinesi i crediti verso i CAP erano molto rilevanti, mentre nell'inventario dei beni da cedere comparivano  solo pochi crediti. Non sono presi in considerazione i crediti oggetto di sequestro penale di cui si parla più sotto.

 

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Forniamo, su indicazione di diversi  visitatori un contributo ad un tema molto discusso anche per quello che riguarda il suo effettivo valore economico:

I CREDITI VERSO I CAP
oggetto di sequestro preventivo

Ci sono 800 miliardi di cambiali sotto sequestro. Il giudice penale, con decisione  dal valore di cosa giudicata endoprocessuale, le ritiene di spettanza Federconsorzi. L'allora commissario governativo, che fungeva, anche, da liquidatore giudiziario asserisce che le cambiali stesse non erano state trasferite con l'unico mezzo prescritto dal Giudice Delegato per la validità del trasferimento: la Girata sul titolo. 

Il Tribunale Penale ha mantenuto anche  il sequestro penale preventivo, per evitare il protrarsi delle conseguenze del reato e questo coinvolge il problema dei valori di trasferimento dei crediti che, secondo quanto sostenuto dall'accusa, sarebbero stati del tutto incongrui. Su questo punto i pareri espressi nelle diverse sedi sono stati diversi. Si discute anche se occorra confrontare solo il complesso dei valori trasferiti con il prezzo complessivo, perchè i prezzi attribuiti alle singole categorie di beni avrebbero solo una rilevanza fiscale o, come sostenuto da altri, il confronto vada effettuato almeno per categorie omogenee di beni.
 La relazione della Commissione parlamentare d'inchiesta sembra propendere per la congruità complessiva dei valori e, per quello che si riferisce ai crediti verso i CAP, il fatto che non siano stati finora pagati  giustifica un apprezzamento pressoché nullo del loro effettivo valore.
 Le ultime prospettive avanzate nelle proposte di concordato dei singoli Consorzi Agrari Provinciali fanno apparire, invece, almeno la partita dei crediti verso i CAP come trasferita a valori lontani dalla realtà e ciò, se fosse dimostrato avrebbe anche un riflesso su tutta la valutazione complessiva.

Il custode giudiziario ha ottenuto l'annotazione del sequestro nelle procedure di liquidazione coatta amministrativa dei singoli consorzi, questo permetterà almeno l'evidenziazione contabile delle poste in gioco.

Un singolo creditore ha, invece nell'interesse della massa, iniziato una causa cercando di spostare la questione su un aspetto meramente civilistico: la transazione tra S.G.R. e il Concordato che attribuisce le cambiali a S.G.R. sarebbe, a dire almeno di tale creditore, sul punto affetta da vizi. Non ci avventuriamo qui a riassumere le complesse argomentazioni. 
Tale iniziativa, in un certo senso "minore"  poteva aprire spiragli per soluzioni transattive tra le parti. Avrebbe avuto anche il pregio indiretto di diminuire la eventuale asserita sproporzione tra valore e prezzo, ma ha trovato la ferma opposizione non solo di S.G.R., ma anche del liquidatore giudiziale di Federconsorzi. Sostengono entrambi che le cambiali in questione erano solo titoli "a garanzia"e che i crediti causali sottostanti erano già stati ceduti. Ciò vale, a loro dire, anche  per 262 miliardi di crediti che per mero errore di fatto, erano stati negli atti di trasferimento indicati per importi nominali errati.

Sarà il futuro  a chiarire quali posizioni  siano giuste e quali sbagliate, in una partita difficile e complessa, con intersecazioni tra aspetti civilistici e penalistici. Non sempre quello che la singola parte afferma in una causa civile giova in quella penale e viceversa.
 Speriamo di essere riusciti a riassumere il tutto, se non in modo chiaro, una materia così contorta e controversa, almeno in modo obiettivo. 
Ospiteremo volentieri tutte le integrazioni e chiarimenti che i singoli vorranno trasmetterci. Ci impegniamo a "ospitarle"  sul sito immediatamente e nel testo integrale.

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