Nell’ambito del disegno di legge del Governo sull’iniziativa privata, approvato dal Senato e ora all’esame della Commissione attività produttive della Camera, è stata introdotta una norma, frutto di un emendamento di due senatori del Ccd, che prevede che in materia di controllo sui consorzi agrari commissariati, tutti i provvedimenti previsti dal Codice civile siano assunti dal Ministero delle attività produttive. Inoltre la norma approvata dal Senato prevede che entro 60 giorni dall’entrata in vigore della legge i commissari liquidatori dei cap cessino dall’incarico e che entro i 10 giorni successivi il ministro delle attività produttive provveda alla loro eventuale riconferma sulla base dell’attività svolta, dei risultati conseguiti e della durata dell’incarico liquidatorio. La decisione di modificare la legge 410 del 1999 sui consorzi agrari trasferendo dal Ministero delle politiche agricole a quello delle attività produttive la gestione delle questioni relative ai consorzi commissariati sembra derivare dalla difficoltà registrata al Ministero delle politiche agricole di dialogare con il gran numero di commissari nominati via via dai diversi ministri dell’agricoltura, e quindi insediati con direttive politiche diverse, negli ultimi 11 anni. Una situazione caotica dove il tentativo di sostituire alcuni di loro si è arenato di fronte ad altrettanti ricorsi al Tar. C’è chi ritiene che, una volta approvata la norma, il sottosegretario alle attività produttive Giuseppe Galati, noto per le sue virtù di mediatore, riesca a mettere tutti d’accordo. Riorganizzazione a rilento Intanto sul fronte della riorganizzazione dei consorzi agrari quasi nulla sembra muoversi, anche se di recente il responsabile agricolo dei Ds, Francesco Baldarelli, ha chiesto lumi sull’esito dell’accordo sottoscritto nel 2001 tra l’Assocap, l’associazione che raggruppa i consorzi agrari, e le centrali cooperative. L’ obiettivo dell’accordo riguardava l’adesione volontaria dei consorzi alle centrali cooperative, sancendo così operativamente la trasformazione dei cap in cooperative normali. Il corollario dell’operazione avrebbe dovuto essere la creazione di strutture unitarie, a partire dal settore dei cereali. Ma, nonostante l’adesione di alcuni consorzi soprattutto alla Confcooperative, e in misura minore alla Lega cooperative, le cose hanno cominciato ad arenarsi quando, nell’ottobre scorso, l’articolo 5 della legge sul diritto societario ha nuovamente separato le strade delle cooperative e dei cap. A questi ultimi è stato nuovamente assegnato un ruolo di cooperative speciali, con una serie di vantaggi non concessi ad altre strutture cooperative. Dopo un periodo di freddezza anche formale i rapporti sono ripresi soprattutto sul territorio, dove comunque si lavora a strategie comuni e la strada appare in linea di massima aperta a collaborazioni di vario genere sebbene i rapporti tutt’altro che buoni tra le organizzazioni agricole, e in particolare tra la Coldiretti da un lato e Confagricoltura e Cia dall’altro, siano un ulteriore ostacolo al dialogo e c’è chi in casa Cia è convinto che la Coldiretti voglia fare la parte del leone, nonostante gli impegni per la liberalizzazione del sistema consortile contenuti nella legge di riforma del 1999. Inoltre, sulla concreta possibilità di costituire strutture unitarie pesa anche il dibattito sul ruolo delle unioni dei produttori. Ruolo quanto mai incerto, considerato che nella legge di orientamento non compaiono norme in tal senso e il problema da risolvere è sulla loro natura giuridica che, Confcooperative e Coldiretti, vorrebbero societaria e senza compiti di rappresentanza. Per ora il ministro delle politiche agricole Gianni Alemanno, che ha mantenuto nelle proprie mani le competenze assegnate al suo Ministero sui consorzi agrari, sembra voler studiare la situazione, anche se dai vertici dell’Assocap ci si attende molto da lui in termini di scelte politiche per quel che concerne il ridisegno della rete dei servizi all’agricoltura. E-mail: l.martirano@informatoreagrario.it
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