|
"Costauta (così nella loro parlata particolare),
una sorta di Rio Bo alla Palazzeschi, un "paesùt"
di circa 400 anime, una manciata di antiche case in legno, tipiche
dimore del Comelico, con i tetti spioventi, dalla tecnica antichissima
a castello (Blockbau), costruite in un continuo saliscendi, come
un presepio, sul pendio del Monte Zovo. Da qui, la mattina, guardando
di sotto, si scopre S. Pietro e le altre frazioni (Mare, Valle
e Presenaio), quando, illuminati dal sole, escono dalla bambagia
che spesso li avvolge, una nebbietta che sale e che si forma
dall'umidità della notte, che tutto copre e avvolge. Sulle
sue strade strette, con problemini di parcheggio, si affacciano
il panificio di Eicher Clere, il bar "Al Caminetto",
il laboratorio dello sfortunato scultore Anastasio Bais (curato
dalla sorella Maria), l'edicola e qualche negozietto dove la
gente sosta volentieri per intrecciare discorsi anche con i turisti.
E poi il suggestivo monumento al boscaiolo e diverse mostre d'arte,
anche di icone.
E ti trovi a camminare tra antiche case, tornando indietro nel
tempo, lungo un apposito "sentiero tra le case di legno"
(ancora una trentina di originali). Qui ogni anno, in luglio,
tre scultori sono invitati a scolpire all'aperto durante la settimana
che precede la festa della patrona S. Anna (...).
Una festa, dunque, ritrovarsi a Costalta,
vera oasi di serenità, dove, con uno stile ormai perduto,
ti sorprendi perchè tutti ti salutano con un sorriso".
Sergio Gentilini
(Il testo completo
della lettera del turista "innamorato di Costalta"
è pubblicato nella sezione "ACCADE
A COSTALTA....") |