Joe R. Lansdale

 

Freddo a Luglio
1989 - Fanucci editore, pag.251


 

 

l'inizio..

Quella notte fu Ann la prima a sentire un rumore.
Io stavo dormendo. Da un po' di giorni non riposavo tanto bene a causa di certe grane al lavoro, e anche perché le due notti precedenti il nostro bambino di quattro anni, Jordan, era stato male, con vomito e tosse, costringendoci ad alzarci dal letto di continuo. Quella notte però Jordan dormiva di un sonno profondo, e io con lui.
Fui risvegliato dal gomito di Ann conficcato nelle costole, e dalla sua domanda sussurrata: - Hai sentito?-
Non avevo sentito nulla. Però, dal tono della sua voce, potevo star tranquillo che lei aveva sentito sul serio qualcosa, e non era il richiamo di un rapace notturno o un cane che frugava nei bidoni dietro casa. Ann non era una che si spaventava facilmente, ed era dotata di un udito incredibile, che compensava forse la miopia.
Mi girai sulla schiena, mettendomi in ascolto. Un istante più tardi anch'io avvertii un rumore. Qualcuno stava facendo scivolare con cautela la porta a vetri che dal soggiorno si apriva sul retro. Forse poco prima Ann l'aveva sentito mentre forzava la serratura. Appena mi ricordai di Jordan che dormiva nella stanza dall'altra parte del corridoio, la pelle d'oca mi ricoprì con un'ondata gelida che culminò sulla cima del cranio.
Accostai le labbra all'orecchio di Ann sibilando uno ssst. […]


22

Jim Bob e Russel ci vennero incontro nel parcheggio.
- Prendiamo il Troione Rosso - suggerì Jim Bob.
Ann e io salimmo di dietro, mentre Russel si accomodò davanti di fianco a Jim Bob. Pensai che forse quei due ci stavano preparando un brutto scherzo, e si accingevano a portarci in fondo al fiume per sbarazzarsi di noi. Chissà, forse sarebbe finita così. Erano amici da tanto tempo e non avevo la minima idea di quel che Russel gli aveva detto al telefono. Avrei preferito che mi fosse venuto in mente prima. Le luci degli edifici e dei negozi si riflettevano sul viso di Ann illuminando il suo profilo, all'interno dell'auto. Avevo la sensazione che pure lei condividesse i miei timori. Già prevedevo che, se fosse finita in quel modo, le sue ultime parole sarebbero state: - Te l'avevo detto.-
Mentre uscivamo dalla città, osservai per bene il Troione Rosso. Era tappezzata di carminio, e sul cruscotto trionfava un - Jim Bob - in caratteri argentei a rilievo. Il volante era ricoperto da una volgarissima falsa pelle di ghepardo, con attaccato un “pomello del suicida” color smeraldo che sembrava il batacchio di una porta. Jim Bob amava guidare con la sinistra sul pomello e la destra sul poggiatesta. Nello specchietto retrovisore gli scorgevo parte del viso. Sembrava su di giri come un ubriaco.
- Come facciamo a disseppellirlo? - chiesi. M'era balenato nella mente che non avevo visto nessuna pala, il che mi rendeva ancor più nervoso.
- Ho dei badili e altra roba nel baule. Ogni genere di attrezzo. Ci tengo mezzo mondo là dietro, tranne un'altra auto. -
Forse era meglio prenderne un'altra - fece Russel. - Questa qui non passa proprio inosservata. -
- Perché dovremmo passare inosservati? Stiamo andando in macchina. Non è un crimine. Accidenti, avevo un furgone e me lo sono dimenticato. -
- Non scherzare. -
Jim Bob guardò Russel e sogghignò. - Vuoi vedere come semino il piedipiatti? -
Anche Russel sorrise. - Pensavo stessi perdendo il tuo smalto. L'ho notato quando siamo usciti dall'Holiday Inn. Hanno scambiato le macchine. -
Seppure tentati, Ann e io non ci girammo per individuare la presunta macchina inseguitrice.
- Siete sicuri che sia un poliziotto quello che ci segue? - domandai.
- Certo - rispose Jim Bob.
- Non ci può costringere ad accostare? -
- Per cosa, per guida di una Caddy rossa? Non è un reato. -
- Forse con questa Caddy lo è - disse Ann.
Jim Bob rise. - Signora, lei mi piace, veramente. -
- Se scappiamo, poi la polizia non ci verrà a rompere le scatole? - feci io.
Be', non è che scappiamo, li semineremo in modo legale. Ma prima perché non mi dite dov'è questo accidenti di cimitero? -
- Nella direzione opposta - io informo Russel.
- Figurarsi - commento Jim Bob sterzando a sinistra nel parcheggio del Safeway proprio davanti a un'enorme motrice con rimorchio. L'auto che ci pedinava proseguì. O almeno credevo fosse quella. […]

la fine…

Risi. - Sembra proprio degna di Jim Bob. -
- Price non ha detto nulla. Gli ha spifferato il nome. E’ possibile che sospetti che c'entriamo in qualche maniera con la storia della casa, ma non credo che gliene freghi niente. Penso che sia contento che è finita e che quel pezzo di merda abbia avuto il fatto suo. Non e più compito suo aiutare l'FBI a coprire qualcuno. -
- Come sta Jim Bob? -
- Bene. Non c'è nulla che lo riesca a stendere a lungo. Mi sa che è sul serio il superuomo che crede di essere. E’ sotto le cure della messicana che abbiamo salvato, e sta già cominciando a gironzolare per casa. La prossima settimana rimanda la ragazza in Messico, e le regala anche una discreta sommettina. -
- Anche questo è da Jim Bob. E ora tu che farai? -
- Non mi resta più niente da fare. Un uomo che è capace di uccidere il proprio figlio, qualunque cosa abbia combinato, è già andato in pezzi. Nell'anima. O come la vuoi chiamare. Ho messo le sue fotografie assieme a quel nastro maledetto e gli ho dato fuoco, cercando di bruciare anche tutto quello che provo per lui. Ma non ci sono riuscito. Tanto lo so, gli voglio ancora bene persino dopo quello che ha fatto, e poi non l'ho mai conosciuto veramente. Non significherà molto, Richard, ma se avessi potuto scegliere il figlio che volevo, l'avrei voluto esattamente come te. -
- Significa molto per me. -
- Vorrei tanto non averti coinvolto in questo casino.-
- Non saresti riuscito a impedirmelo. -
Mi abbracciò, e io risposi alla sua stretta. Ripensai all'ultima volta che avevo visto mio padre, prima che se ne andasse a infilarsi la canna in bocca.
Quando ci staccammo aggiunse: - Questo è tutto quel che mi rimane dentro. -
Tremava lievemente. Era difficile parlare.
Salì in macchina e abbassò il finestrino. - Ho portato questo per Jordan. - Prese dal sedile il modellino di un carro rosso dei pompieri e me lo consegnò. Non gli devi dire che viene da un altra persona. Forse, quando sarà più grande, se si ricorda di quella notte... be', gli puoi dire... diglielo, va bene? -
- Si. -
- Tieniti alla larga dalle ombre, Richard. -
- Farò del mio meglio, Ben. -
Fece manovra con la Rambler e si allontanò lungo il vialetto. Salutai l'auto che se ne andava, senza sapere se Ben mi vedesse nello specchietto retrovisore. Mi voltai per rientrare in casa. Un fragoroso ritorno di fiamma mi smosse il sangue, e riprovai l'esaltazione della notte della sparatoria. Mi girai di scatto, capendo subito che la detonazione proveniva dalle candele della vecchia Rambler. Poi l'eccitazione sparì. Allora provai paura, perché per un momento il rumore, così simile a uno sparo, mi aveva travolto con un'ondata di limpidissima euforia. E adesso che l’onda era passata, mi sentivo deluso. Fu questo a spaventarmi di più. La delusione.
- Alla larga dalle ombre - proclamai ad alta voce, e poi, mentre varcavo la porta d'ingresso, ripetei quella frase come se fosse un incantesimo contro il male.
- Alla larga dalle ombre. -

 

 

il prossimo libro è Bad Chili


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