«Più voi mi onorerete, più lo vi favorirò »


 

SANTO BAMBINO GESU' DI PRAGA

IMPRIMATUR Genuae, die 8 Martii 1962. Can. ALOISlUS RECAGNO, Vic. Gen.

 

Origine della devozione

Nel 1620 Ferdinando II, imperatore d'Austria, era impegnato in terribile guerra contro gli Ugonotti confederati, i quali, invadendo la Boemia (l'attuale Cecoslovacchia), le rapivano libertà e religione. 
In suo soccorso, da lui chiamato, non tardò ad accorrere il duca Massimiliano di Baviera, il quale, uomo di pietà qual era, per aver propizio il Cielo, volle a sé vicino il ven. Padre Domenico di Gesù Maria, Carmelitano Scalzo residente a Roma, già in fama di Santo.
Padre Domenico, benchè anziano e malaticcio, accondiscese prontamente recandosi a Praga, capitale della Boemia, ed eccolo sul campo di battaglia. Fa effigiare sugli stendardi l'immagine di Maria Santissima; pone al collo dei soldati l'abitino del Carmine; poi, vestito qual'è da carmelitano, sale a cavallo tenendo in mano il Crocifisso e pendente al collo un quadretto della Vergine, e coraggioso precede le file dei combattenti. Al risuonar del grido Maria! Maria! cade disfatto l'esercito nemico. 
Era l'8 Novembre 1620. Quella celebre battaglia passò alla storia col nome della Montagna Bianca.
L'Imperatore, in riconoscenza a Dio per l'insigne vittoria, volle nei suoi Stati i Carmelitani Scalzi, erigendo loro alcuni conventi, tra cui uno a Praga aperto nel 1624.
Il P. Domenico, cui ne fu affidata l'erezione, intitolò la chiesa Santa Maria della Vittoria, a ricordo della vittoria riportata per intercessione della Vergine. 
Ed è qui dove il Santo Bambino Gesù volle far conoscere e venerare la sua miracolosa Statuetta.

La Statuina prodigiosa

«Vi offro quanto ho di più caro al mondo», così diceva la principessa Polissena di Lobkowitz, nel donare al P. Priore dei Carmelitani Scalzi di Praga una statuina di Gesù Bambino, cara memoria di famiglia. Era un bel Gesù di cera, alto 48 centimetri, in piedi e nell'atto di benedire. Reggeva nella mano sinistra un piccolo globo, con regale corona in capo, e indosso sfarzoso manto che gli conferiva decoro. Soprattutto dal volto spirava una maestà soave e graziosa. 
Chi aveva spinto la Principessa a privarsi di quell'oggetto a lei tanto caro? Fu certamente un'ispirazione del Cielo. Suppongono alcuni che ella, a conoscenza delle strettezze in cui versavano i Carmelitani, volesse venire loro incontro con quel dono che certo aveva un valore non comune. Infatti quattro anni prima, i Padri avevano rifiutato per amore di povertà la rendita fissa che l'Imperatore voleva assegnare al convento. Ma ora mancava, persino il pane. La Principessa, nel regalare la cara statuina al Priore, disse queste parole che sanno di vaticinio: «Vi offro, o Padre, quanto ho di più caro al mondo. Onorate questo Bambino, e state certo che fino a quando lo terrete in venerazione, nulla potrà mancarvi».
I Padri con lieto entusiasmo si strinsero intorno alla devota effige ed i Novizi, coprendola di baci, la portarono all'oratorio interno della comunità, ove, prostrati, le fecero amorosa corona. Era l'anno 1628.

Sorrisi di grazia

Ricevuti i primi onori, Gesù donò le prime grazie.
L'Imperatore, informato delle strettezze dei Carmelitani, emanava un decreto con cui veniva ad essi assegnata una dote annua di mille fiorini, oltre alcuni prodotti sulle rendite dello Stato. 
I Padri avevano un vigneto del tutto sterile, e quell'anno abbondò di sì bei grappoli che fu una meraviglia.
Nello spirito poi un'allegrezza mai provata ed una spinta tutta nuova alla perfezione. 
I religiosi ottennero dal P. Priore di trascorrere dinanzi alla sacra statuina le due ore giornaliere prescritte all'orazione mentale. I novizi poi domandavano spesso la grazia di trattenersi col Celeste Bambino; e, agli esempi di purezza, di umiltà, d'obbedienza del divino Modello, s'infervoravano ogni giorno più nel bene.

Padre Cirillo della Madre di Dio

Dalle manine del Pargolo divino piovevano grazie sul Carmelo di Praga e su i singoli religiosi, ma v'era purtroppo tra di essi chi da tempo sospirava invano un sorriso del Cielo. 
Era questi un novizio già sacerdote, oriundo del Lussemburgo, di nome Padre Cirillo della Madre di Dio, il cui spirito da diversi anni veniva provato da pene interiori che lo torturavano senza tregua. 
Solo con lui sarebbe dunque avaro il Bambino Gesù?
Giunse intanto il Natale del 1629. Nella cara festa, piena della più soave letizia cristiana, P. Cirillo eccolo tutto solo davanti alla sacra statuetta. «Divino Pargoletto - esclama col cuore che gli scoppia - deh! muovetevi a pietà di me !..». Fu un istante. D'un tratto si dileguò ogni nube e la pace, come d'incanto, ritornò al suo spirito. 
Così, con una grazia sovrana, il Santo Bambino si preparava il suo apostolo, il propagatore zelante del suo culto.

La Statuetta è profanata dagli eretici

Era poco più di un biennio dacché il Carmelo di Praga possedeva quel tesoro di statuetta, quando neri nembi s'addensarono nuovamente sulla Germania. Gli eretici, vinti sulla Montagna Bianca ma non fiaccati, tornavano alla riscossa. Dinanzi al grave pericolo, i Superiori prudentemente decisero di trasferire il noviziato a Monaco di Baviera. Partirono i novizi, e con essi partiva anche il Padre Cirillo.
Ma già risuona in città il grido d'allarme. Praga è presto occupata dalle truppe sassoni che mettono a ruba le case, profanano chiese e monasteri. I Carmelitani si salvano con la fuga. Solo due sono rimasti a custodia della casa, ma quando i luterani invadono il convento, tocca loro la peggio: vengono malmenati e chiusi in un sotterraneo. Gli eretici salgono all'oratorio e appena scorgono sull'altare la statuetta del Santo Bambino, le si avventano contro accesi di sdegno e le mozzano le manine che reggono il mondo. Poi non contenti, rovesciano il Piccolo Re dal suo trono gettandolo con disprezzo in un ripostiglio dietro l'altare, fra un mucchio di rottami. 
Gran cosa che non abbiano distrutto completamente la povera statuetta, tanta era la rabbia degli Ugonotti per tutto ciò ch'essi chiamavano feticci dei papisti! Ma Iddio non lo permise per i suoi alti disegni.

Sette anni d'oblio

Durante le molteplici e svariate vicende della guerra, in quel disordine generale, chi poteva ancora pensare al Bambino Gesù? Gli stessi Carmelitani, quando riuscì loro, nel 1632, di far ritorno in convento, pareva allora ristabilito un poco d'ordine, trovarono ovunque rovine, per cui non ebbero più un pensiero alla statuetta che ritenevano ormai involata o distrutta. 
Ma Gesù Bambino non ne era contento. Voleva la sua statuina posta in venerazione, nell'intento di riconquistarsi i cuori strappatigli dall'eresia protestante. Ma i frati erano ancora troppo lontani dall'intuire i disegni divini per farli propri. Di qui un seguito penoso di prove per la comunità. Oltre che trovarsi in una povertà peggiore dell'antica e che rasentava la miseria, presto si videro presi di mira dagli eretici che ancora non cessavano di scorrazzare. 
Furono molestati non poco, anzi un brutto giorno (1634) dovettero persino cercare scampo nella fuga.
Quando nel 1635 parvero correre, giorni meno tristi, i Carmelitani s'affrettarono a rientrare nel loro convento di Praga, ma quante prove ancora l'aspettavano! Miseria, malattie, sventure: una dopo l'altra. Essi erano ben lontani dall'immaginare ciò che Gesù voleva. Ancora ignoravano di possedere il rimedio che tanto bene aveva loro arrecato altra volta.

Padre Cirillo ritrova la Statuetta

Si era al principio del 1637, quando il P. Cirillo venne dai Superiori destinato nuovamente a Praga. 
In quei lunghi sette anni, oh, quanto aveva sospirato di rivedere quella sua cara statuetta !
Ma appena messo piede in città - si era verso la Pentecoste - trova i cittadini in subbuglio per la minaccia di una nuova invasione. Infatti gli eretici marciavano un'altra volta contro la capitale boema.
P. Cirillo corre in convento e trova i religiosi allarmati. Ma dov'è, egli pensa, quel Bambino che ha sempre soccorso la comunità?... I suoi primi passi sono diretti naturalmente all'oratorio dove è sicuro di trovare il suo caro tesoro. Ma, ohimè, qual delusione! che amarezza! La statuina è scomparsa, l'altare è rovinato, l'oratorio un ammasso di calcinacci. Desolato, va a rovistare fra i detriti, e finalmente ha la fortuna di ritrovare sotto le macerie l'oggetto dell'amor suo, là dove l'aveva gettato la rabbia degli eretici. Raccoglie piangente la statuina senza mani, la ripulisce, quindi la espone alla venerazione dei confratelli, assicurandoli che Praga sarà liberata senz'altro da ogni pericolo. 
Appena  rimesso in onore quel pegno prezioso, gli Ugonotti, presi da improvviso, misterioso spavento, si danno alla fuga. Così la città di Praga, libera dalle invasioni, tornò ai suoi commerci, e presto giunsero anche elemosine atte a provvedere alle più urgenti necessità del convento.
Il Santo Bambino, ritornato all'antico onore, benediceva, come già altra volta, i suoi devoti.

«Restituitemi le mani e vi concederò la pace ! Più voi mi onorerete, più lo vi favorirò »

Se i frati della Comunità di Praga erano lieti di aver ritrovato la statuetta del Santo Bambino, il P. Cirillo ne era felicissimo, e passava volentieri il tempo libero davanti al devoto simulacro. Ed ecco un giorno farglisi sentire una voce mesta: « Abbiate pietà di me, ed Io avrò pietà di voi. Rendetemi le mie mani ed Io vi concederò la pace. Più voi mi onorerete, più Io vi favorirò ». Fu un colpo al suo cuore! 
Non è a credere che al P. Cirillo e  ai religiosi fosse sfuggito lo sfregio fatto alla statuina; ma chi avrebbe osato pensare a ripararla, quando si sapeva che in convento v'era un'estrema penuria? Talvolta mancava persino il necessario alla vita.
Ma ora è il Bambino stesso a reclamare le sue manine; Padre Cirillo non esita più. Si fa coraggio, e, col sacro pegno tra le braccia, si reca dal Padre Priore a supplicarlo di far restaurare la statuetta, rivelandogli la dolce promessa allora intesa: «Più voi mi onorerete, più Io vi favorirò». 
Ma «Fratello mio - risponde il Superiore -  ben sapete che siamo troppo poveri per sobbarcarci ad una qualsiasi spesa non strettamente necessaria... ».
P. Cirillo, sebbene addolorato, non si perde d'animo e sfoga il suo cuore nella preghiera davanti alla statuetta: « Io non posso far nulla -  così prega - pensateci Voi, o Gesù, suscitando qualche buon benefattore!... ». 
Dopo tre giorni viene chiamato al capezzale di un ricco signore infermo, il quale gli offre cento fiorini pel Bambino Gesù. « Ero sicuro, dice il buon Padre, che il celeste Bambino mi avrebbe aiutato! » Senonché Gesù volle mettere ancora alla prova il suo servo fedele. Il Priore, anziché ordinare il restauro della statuetta, credette più opportuno procurarne una nuova, più bella. Ma Gesù non ne era contento. Ed ecco che, appena esposta la nuova statua sull'altare, per l'urto di un candeliere cade a terra ed è ridotta in frantumi. Presto lo stesso Priore, per motivi di salute, è costretto a lasciare la carica.
Il suo successore avrebbe voluto far ristorare la statuetta, ma gli mancava il denaro, trovandosi impegnato nelle necessarie riparazioni della casa. Padre Cirillo pregò di nuovo il S. Bambino, e tosto una signora sconosciuta, ch'egli ritenne fosse la Madonna, lo fece chiamare in chiesa, gli consegna una bella somma e senz'altro dispare. Il guaio fu che il Priore gli lasciò solo mezzo fiorino, e ritenne il resto per pagare i debiti del convento. Il P. Cirillo si diede attorno, ma in tutta la città non trovò alcuno che a quel prezzo volesse aggiustargliela. Intanto, dolorosa coincidenza, comparve a Praga la peste e alcuni religiosi ne morirono. Il Priore stesso fu ridotto in pericolo di vita, e solo guarì quando fece voto di celebrare dodici Messe davanti al S. Bambino e di propagarne la devozione.

« Ponetemi all'entrata della sacristia qualcuno avrà pietà di Me ».

Malgrado tutto, alla statuina non erano ancora state restituite le mani. Mancava sempre il denaro necessario. Padre, Cirillo, mentre un giorno sfogava il suo dolore davanti al pio simulacro, udì una nuova voce: « Ponetemi all'entrata della sacristia; colà qualcuno avrà pietà di me ». Egli ubbidiente pose la statuetta al luogo indicato, sicuro di vederla tornare all'antico decoro. Infatti poca dopo capitò in sacristia certo Daniele Wolf, il quale, veduta la statuetta monca, si esibiva a farla aggiustare a sue spese. Costui, già Commissario di guerra ed accusato di aver mancato al suo dovere, era stato rimosso dall'ufficio, perdendo così le grazie dell'Imperatore. In attesa di giudizio più non poteva aspettarsi che la sua completa rovina. Ma, appena si fu offerto per il restauro, ecco che il processo è sventato. Egli tornò così al suo alto compito con grande onore, ed alla sua famiglia, sconvolta già dalla grave disgrazia, fu assicurata la pace e la fortuna.
Pochi giorni dopo, il grazioso Bambino, con le manine rifatte, era restituito al convento e riposto in venerazione. Quando più tardi la statuina, caduta incidentalmente a terra, si spezzò di nuovo in varie parti, fu ancora lo stesso Wolf a farla riparare. Però Gesù Bambino nemmeno questa volta si lasciò vincere in generosità, giacché Daniele, caduto qualche tempo dopo malato, riebbe da Lui piena la sanità. In riconoscenza dell'ottenuta guarigione e per i tante altre grazie ricevute il pio signore offriva ancora alla statuetta un artistico tabernacolo di cristallo con altri doni.
E qui comincia una serie ininterrotta di benefici, che fanno conoscere il taumaturgo Bambino anche fuori del Carmelo di Praga.


Oltre al celebre Padre Cirillo, un'altra anima carmelitana contribuì efficacemente alla diffusione della devozione a Gesù Bambino.
Si tratta di Margherita Parigot, divenuta poi carmelitana col nome di Suor Margherita del SS. Sacramento e oggi annoverata dalla Chiesa fra i "venerabili".

Quest'anima, sin da bambina, fu fatta degna di numerose grazie mistiche. Adottata da una famiglia di Beaune all'età di 11 anni, entrerà poi nell'ordine carmelitano.
«Nel 1636, la Francia fu attaccata a nord e a est, fino alla regione della Saône, che costituiva allora la frontiera. Niente sembrava poter impedire alle armate nemiche di arrivare fino a Beaune e di commettere saccheggi e massacri. Gli abitanti della piccola cittadina erano terrorizzati e la preghiera dei carmelitani aiutava a combattere la paura del pericolo.
Ma Margherita assicurò: "Il Bambino Gesù mi ha promesso che la città sarà risparmiata". E fu così.

La riconoscenza popolare si manifestò con la diffusione della "piccola coroncina" raccomandata da Suor Margherita su indicazione celeste: tre Padre Nostro, per ringraziare Dio del dono che ci ha fatto nel suo figlio Gesù, di Maria e Giuseppe; dodici Ti saluto o Maria per onorare i dodici anni dell'infanzia di Gesù.

Successivamente, la Francia cadde nuovamente nell'angoscia: re Luigi XIII e la regina Anna d'Austria, dopo una dozzina di anni non avevano avuto bambini. Non avevano dunque eredi al trono. Tutta la Francia invocava il cielo, Suor Margherita ebbe ancora una rivelazione nella sua preghiera: ella affermò che la regina stava per dare alla luce il futuro Luigi XIV. La madre e il figlio manifestarono poi sempre la loro gratitudine al Carmelo.

La storia di Suor Margherita guadagnò quindi l'attenzione anche della corte del re. E attirò l'attenzione di un signore della regione della normandia, il barone Gaston de Renty. Questo laico pio sposato e padre di cinque figli, era sempre alla ricerca di quello che poteva alimentare il suo fervore nella fede. E non esita a recarsi in Borgogna per intrattenersi con la giovane suora. Conoscendola e acquisendo questa devozione, egli ne da una delle migliori definizioni :
" L'esprit d'enfance est un état où il faut vivre au jour le jour, dans une parfaite mort à soi-même, en total abandon à la volonté du Père ".
Letteralmente tradotto: " Lo spirito dell'infanzia è uno stato dove bisogna vivere al giorno, il giorno, in una perfetta morte a se stessi, nel totale abbandono alla volontà del Padre ".

Rientrato nel suo maniero normanno, egli invia a suor Margherita un regalo di Natale, niente meno che la statua del " Piccolo Re della Gloria" nel 1643. In legno scolpito, dipinto e articolato, questa statua poteva essere vestita di abiti sontuosi (ella ne possedeva una collezione), ornato di gioielli e coronato. Per onorarlo degnamente, suor Margherita, ottenne dalle sue superiori la costruzione di una piccola cappella attigua alla Chiesa del Carmelo.

Molto presto un movimento nationale di pellegrinaggio inizia a manifestarsi verso Gesù Bambino di Beaune, pressappoco contemporaneo a quello del Gesù Bambio di Praga. Composta da nobili signori e da gente umile, l'affluenza non cesserà fino alla Rivoluzione, come attestato dalla documentazione dei tre più importanti archivi del Carmelo. Questa devozione, cacciata dalla Rivoluzione francese, venne però mantenuta in proprio, dai carmelitani.

Il Piccolo Re della Gloria riprese il suo posto nel 1873 nella Chiesa del Carmelo. Le visite private si succedettero. Una corrispondenza abbondante di domande di preghiere arrivava regolarmente al Carmelo parimenti ai ringraziamenti per le grazie ottenute. I muri della cappella sono infatti tappezzati di ex-voto. Certe forme di devozione istituite da suor Margherita si mantennero: c'è tutti i 25 del mese una preghiera pubblica della " piccola corona " e ogni anno dal 25 al 2 febbraio una novena con l'omelia e la recita quotidiana della piccola coroncina»

La statuetta del Gesù Bambino di Praga come è rappresentata nella sua iconografia

(un globo nella mano sinistra e l'atto di benedire )

 

 

Coroncina a Gesù Bambino di Praga.

Orazione a Gesù Bambino di Praga.