C'e' un castello, c'e'
il tratturo, c'e' la nostra STORIA
Pescolanciano ... La Storia
Castello visto da est
Il nome Pescolanciano deriva da Pesculum Lanzanum: Pesculum significa grossa pietra ed è tipico degli
abitati sorti su rupi, Lanzanum è il nome di una famiglia romana. Le sue origini
risalgono al IV secolo a.C. quando i Sanniti si organizzarono per difendere il
loro territorio in vista dello scontro con Roma. Nei secoli della transumanza, Pescolanciano fu luogo di sosta e ristoro, provvisto com' era di uno spazio aperto riservato alle greggi e di una taverna per i viandanti. L'attuale centro abitato ha avuto però origine in età normanna: l' imponente castello che domina incontrastato tutta la valle del Trigno fece da sfondo alle vicende belliche che segnarono il passaggio dalla dominazione sveva a quella normanna nell' Italia meridionale. Figura di spicco in epoca sveva fu Teodino da Pescolanciano, giustiziere del contado del Molise nel 1221 per volere di Federico II. Nel XVI secolo il paese passò sotto la signoria dei D'Alessandro. L' illustre famiglia vantava personaggi famosi tra i quali un consigliere di Carlo I d' Angiò ed un giurista, Antonio D' Alessandro, che fu il primo rappresentante diplomatico del re di Napoli Fernando I D' Aragona presso le corti Europee
Il castello è ricordato per la prima volta nel 1224 quando da esso, le armate di Ruggiero di Pescolanciano mossero alla volta del castello di Carpinone che doveva essere abbattuto. Quella che in epoca normanna era una severa fortificazione, con impianto ad esagono irregolare e agli angoli le caratteristiche torri rotonde, acquisì la sua attuale configurazione di lussuoso palazzo signorile nel XVIII secolo.
Di rilievo la cappella settecentesca all' interno del castello che conserva un dipinto opera di un allievo del Solimena, ed uno splendido altare marmoreo anch' esso opera tardo settecentesca di artisti napoletani.
Nel secolo scorso il castello entrò a far parte della storia artistica del Regno di Napoli per la forte rivalità che si scatenò con la Fabbrica Reale di ceramiche quando il duca di Pescolanciano Pasquale d' Alessandro, incoraggiato dalla disponibilità locale di materie prime e di una vasta gamma di combustibili vegetali, vi allestì nel 1756 una manifattura di maioliche, terraglie e porcellane che, nelle sue intenzioni, doveva essere una sorta di filiale di Capodimonte.
La tradizione vuole che l' incredibile successo delle manifatture scatenò la gelosia del direttore della Fabbrica Reale che diede ordine di distruggerla.
Alcuni dei preziosissimi pezzi sopravvissuti sono conservati al museo del Louvre a Parigi.
Lungo gli antichi sentieri campestri, infine, sono presenti esempi di edilizia semirurale, soprattutto a sud dell' abitato.
Castello visto da nord
Castello
Torre di avvistamento di S.Maria dei Vignami
Mura ciclopiche
LA CAPPELLA DEL CASTELLO
La cappella gentilizia del castello ducale d'Alessandro di Pescolanciano ha una pianta pressoché regolare di circa 36 metri quadri, divisa in due porzioni in senso trasversale da un arco a tutto sesto; la prima chiusa superiormente da una volta ellissoidale a sesto ribassato e la seconda, oltre l'arco a tutto sesto, con volta a botte parallela all'arco stesso. Quest'ultimo spazio è diviso a sua volta da un soppalco-cantoria con parapetto in legno sul quale trova sistemazione un vecchio organo.
La cupola, marcata all'imposta da una cornice aggettante, presenta decorazioni a stucco con disegno a raggiera di pseudo-nervature di scarico, partenti da un'ellisse posta in chiave ed al centro del quale campeggia una colomba a rilievo.
La cappella è dotata di due altari in stile barocco napoletano in marmo policromo con intarsi e volute in marmo bianco, entrambi poggianti su pedana e dotati di mensola e grado. Il primo, quello "privilegiato" posto sulla parete opposta a quella d'ingresso, è completo di ciborio centrale alle spalle del quale campeggia una cornice, sempre in marmo policromo e volute in marmo bianco, che ospitava una tela (ora trafugata) raffigurante la vergine con il bambino poppante fra i Santi Michele Arcangelo e Francesco d'Assisi. Il secondo altare. quello "principale", posto sulla parete sinistra entrando, intarsiato con l'arme della famiglia d'Alessandro è senza ciborio ed è sormontato da un vano praticato nel muro contenente un sarcofago in legno di noce e vetro, sopra un arca antica di marmo, all'interno del quale è sistemato il corpo giacente di Sant' Alessandro Martire nelle vesti di cavaliere.
Il corpo del Santo Martire cristiano è adorno di ricche vesti ed è adagiato su cuscini di velluto cremisi. Superiormente all'urna di Sant' Alessandro trova sistemazione un dipinto, ad opera di un allievo di Francesco Solimena e raffigurante la decollazione del Martire. Lateralmente al vano di accesso alla cappella sono sistemate due acquasantiere in marmo bianco di Carrara e verde raffiguranti una colomba e una conchiglia contenente l'acqua benedetta. Le pareti sottostanti il soppalco-cantoria sono rivestite in marmo policromo così come le parti frontali delle paraste di scarico dell'arco a tutto sesto.
La cappella fu edificata nel 1628 per volontà del Duca Fabio d'Alessandro. Nel 1787 il Duca Pasquale Maria fece arrivare a Pescolanciano, da Roma, le reliquie di Sant' Alessandro Martire cui il Duca era molto devoto, visto che il nome del Santo rievocava e celebrava il nome della sua nobile ed antica stirpe.
Il 24 Dicembre dello stesso anno le ossa del Santo Martire furono riunite a scheletro e deposte a vista in un'urna di legno di noce. Inizialmente la cappella ducale serviva come oratorio del Duca e quindi risultava avulsa dalle attività del paese. Il terremoto del 1805, detto anche di Sant' Anna, danneggiò seriamente la cappella gentilizia come del resto buona parte del castello che verrà poi ristrutturato tra il 1848 ed il 1849.
Nel 1850 venne restaurata l'urna di Sant' Alessandro e vennero eseguiti altri piccoli lavori di manutenzione alla cappella. La cappella, pur essendo privata. era comunque aperta al pubblico in occasione di particolari ricorrenze religiose.
Nel 1996 dopo 50 anni di abbandono è stata ristrutturata e riaperta al culto, seppur per brevi periodi dell'anno.
Si ringrazia per la "spontanea" collaborazione Gianluca Conti.