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Due parole sul significato dell'acronimo M.O.V.M. a cui e' intitolato il nostro clan.

Che significa? Letteralmente sta per Medaglia d'Oro al Valor Militare, la massima onorificienza militare italiana. E' una medaglia che non viene assegnata facilmente. Chi la riceve deve dimostrare doti di generosita', temperanza, coraggio e spirito di sacrificio eccezionali attraverso atti di valore memorabili.

Alcuni mirabili esempi

BRANDI Ferruccio
Tenente cpl. 187° rgt. paracadutisti, Divisione "Folgore"

Comandante di plotone paracadutisti, attaccato da preponderanti forze corazzate, rincuorava ed incitava col suo eroico esempio i dipendenti a difendere a qualsiasi costo la posizione affidatagli. Sorpassato dai carri, raccolti i pochi superstiti, li guidava in furioso contrassalto, riuscendo a fare indietreggiare le fanterie avversarie seguite dai mezzi corazzati. Nuovamente attaccato da carri, con titanico valore, infliggeva ad essi gravi perdite ed, esaurite le munizioni anticarro, nello estremo tentativo di immobilizzarli, si lanciava contro uno di questi e con una bottiglia incendiaria lo metteva in fiamme. Nell'ardita impresa veniva colpito da raffica di mitragliatrice che gli distaccava la mandibola; dominando il dolore si ergeva fra i suoi uomini, e con la mandibola penzolante, orrendamente trasfigurato, con i gesti seguitava a dirigerli, e ad incitarli alla lotta, tra fondendo in essi il suo sublime eroismo. Col suo stoicismo e col suo elevato spirito combattivo salvava la posizione aspramente contesa e, protraendo la resistenza per piu' ore, oltre le umane possibilita', s'imponeva all'ammirazione dello stesso avversario. I suoi paracadutisti, ammirati e orgogliosi, chiesero per lui la piu' alta ricompensa.
El Munassib (Africa Settentrionale), 24 ottobre 1942.

GOLA Marco
Tenente cpl., 186° rgt. fanteria paracadutisti, Divisione "Folgore"

Ufficiale di artiglieria paracadutista di elette qualita' professionali e morali chiedeva di far parte di un battaglione paracadutisti. Ricoverato in luogo di cura per malattia contratta a causa dei disagi della vita del deserto, fuggi' dall'ospedale per partecipare ai combattimenti in cui il battaglione era impegnato. Piu' volte, sotto rabbioso tiro nemico rimase calmo, in piedi, a dirigere il tiro dei propri mortai sublime esempio ai suoi paracadutisti. Durante un violento e pericoloso attacco di prevalenti forze nemiche preceduto da lungo ed intenso tiro di preparazione d'artiglieria appoggiato da carri armati e diretto al fianco ed al tergo del battaglione sostituiva col tiro accelerato dei suoi mortai il fuoco di sbarramento di artiglieria venuto a mancare, continuando a martellare il nemico durante la sua avanzata ed incurante del violento fuoco di controbatteria cui era sottoposto. Delineatosi il contrattacco dei paracadutisti italiani, di iniziativa, riuniva i propri serventi e si scagliava contro il nemico disorientandolo. Ferito due volte, continuava a combattere; ferito una terza volta e mortalmente, rifiutava energicamente di essere soccorso dai suoi paracadutisti accorsi e li incitava ancora al combattimento. Consapevole della sua prossima fine, rimaneva sereno e forte e dichiarava solo di essere fiero che il battaglione avesse assolto il compito affidatogli. Spirava poche ore dopo, chiudendo gloriosamente la sua generosa esistenza.
Egitto, Naqb Rala (El Alamein), 23-24 ottobre 1942.

GAMBAUDO Giovanni
Sottotenente cpl., 186° rgt. paracadutisti, Divisione "Folgore"

Comandante di centro avanzato attaccato da preponderanti forze corazzate e motorizzate, per tutta la notte, con il tiro delle proprie armi, riusciva ad inchiodare il nemico davanti alle sue posizioni, arrestandone lo slancio offensivo, e causandogli forti perdite. All'alba, per quanto ferito, con i pochi superstiti, si lanciava al contrassalto, per alleggerire la pressione sui centri di resistenza laterali. Ricacciato nel suo centro dall'azione dell'artiglieria nemica, ormai quasi privo di uomini, ferito una seconda volta, riprendeva personalmente il fuoco con le armi rimastegli. Ferito per una terza volta ed intimata gli la resa, rifiutava; ritto in piedi, sparava l'ultimo caricatore di moschetto sul nemico, e colpito una quarta volta, moriva al suo posto di combattimento gridando: "La Folgore muore ma non si arrende! Viva l'italia!"
Qaret el Himmeimat (A.S.), 23 -24 ottobre 1942.

BANDINI Roberto
Tenente cpl., 186° rgt. fanteria, Divisione "Folgore"

Comandante di un centro di fuoco sulla linea di resistenza, attaccato da preponderanti forze motorizzate sostenute dall'intenso efficace tiro di artiglieria, reagiva con perizia e valore riuscendo ad arrestare l'impeto nemico e a ristabilire la situazione con audace contrassalto. Ferito, continuava a mantenere il comando del centro sottoposto alla pressione nemica. Attaccato nuovamente, resisteva imperterrito a malgrado delle gravi perdite subite e quindi contrassaltava con violenza. Gravemente ferito una seconda volta, persisteva nell'impari lotta alimentando lo spirito combattivo dei suoi valorosi paracadutisti col suo eroico esempio. Colpito per la terza volta protraeva l'azione, culminante in epica mischia all'arma bianca, finche' cadeva sull'estremo lembo della posizione da lui contesa all'avversario per tre giorni con ammirabile tenacia.
Purissimo esempio di leggendario eroismo, chiudeva la sua giovane esistenza al grido di "Avanti la Folgore. Viva l'Italia".
Quota 125 di Qaret el Him meimat (Egitto), 23-25 ottobre 1942.

LUSTRISSIMI Gerardo
Paracadutista, 186° rgt. fanteria, Divisione "Folgore"

Lanciafiammista addetto allo sbarramento del varco di un campo minato, attaccato da preponderanti forze, sotto violento e continuo fuoco dell'artiglieria, per oltre 24 ore si prodigava in ogni modo con il suo speciale mezzo di lotta per impedire il transito dei carri armati dell'avversario. Esaurito il liquido da lanciafiamme, continuava a combattere, lanciando bottiglie anticarro, fino a che caduto ferito, veniva catturato dall'avversario. Appena riavutosi, con un piccolo gruppo di compagni impegnava con audace corpo a corpo le sentinelle, e riusciva a rientrare nelle nostre linee. Ripreso il suo posto di combattimento e colpito nuovamente persisteva nella strenua impari lotta. Esaurite le munizioni, stretto da vicino da carri armati che irrompevano ormai attraverso il varco, sdegnoso di arrendersi, dissotterrava una mina e, a tre metri di distanza, la lanciava sotto il carro armato di punta che veniva distrutto dall'esplosione, investito dalla vampata e dalle schegge trovava gloriosa morte. Fulgido esempio di supremo eroismo nella luce delle piu' pure virtu' guerriere.
Africa Settentrionale, 23-25 ottobre 1942.

CESARONI Giacomo
Paracadutista, 187° rgt. fanteria "Folgore"

Staffetta portaordini di compagnia, durante un intensissimo e tambureggiante fuoco di preparazione di artiglieria nemica, assicurava i collegamenti del comando con i vari centri di fuoco. Nel corso dell'attacco, benche' ferito e grondante di sangue, portava a termine rischiose missioni. Nuovamente ferito rifiutava ogni soccorso e si offriva pel recapito di un messaggio al comando del battaglione. Al ritorno, ferito una terza volta nell'attraversare una zona scoperta molto battuta, pur immobilizzato negli arti inferiori, a forza di sole braccia e reggendosi sui gomiti, si portava al comando di compagnia e consegnava l'ordine ricevuto. Sentendo prossima la fine, al proprio comandante che lo sorreggeva dichiaravasi felice d'offrire la vita per l'Italia ma dolente di non poterla piu' servire.
Deir El Munassib (A.S.), 29 ottobre 1942.