Cari
fratelli,
tra
pochi giorni celebreremo la Pasqua; centro e culmine della vita
cristiana.
Il
Vangelo di Giovanni che abbiamo ascoltato domenica scorsa, ci prepara
bene a questi giorni santissimi che andremo a celebrare e pone il
dramma che gli altri Vangeli pongono nel Getsemani: “Adesso
l'anima mia è turbata; che cosa dirò? Padre, salvami d quest'ora?“.
Gli altri evangelisti dicono: “Padre
mio, se è possibile, passi da me questo calice! Però non come
voglio io, ma come vuoi tu”.
Vorrei
proporvi un approfondimento su questo momento del Papa Benedetto XVI
che penso ci possa aiutare tutti.
“Non
la mia volontà, ma la tua sia realizzata”. Che cos'è questa mia
volontà, che cos'è questa tua volontà, di cui parla il Signore?
La mia volontà è “che non dovrebbe morire”, che gli sia
risparmiato questo calice della sofferenza: è la volontà umana,
della natura umana, e Cristo sente, con tutta la consapevolezza del
suo essere, la vita, l'abisso della morte, il terrore del nulla,
questa minaccia della sofferenza. E Lui più di noi, che abbiamo
questa naturale avversione contro la morte, questa paura naturale
della morte, ancora più di noi, sente l'abisso del male. Sente, con
la morte, anche tutta la sofferenza dell'umanità. Sente che tutto
questo è il calice che deve bere, deve far bere a se stesso,
accettare il male del mondo, tutto ciò che è terribile,
l’avversione contro Dio, tutto il peccato. E possiamo capire come
Gesù, con la sua anima umana, sia terrorizzato davanti a questa
realtà, che percepisce in tutta la sua crudeltà: la mia volontà
sarebbe non bere il calice, ma la mia volontà è subordinata alla
tua volontà, alla volontà di Dio, alla volontà del Padre, che è
anche la vera volontà del Figlio. E così Gesù trasforma, in questa
preghiera, l’avversione naturale, l’avversione contro il calice,
contro la sua missione di morire per noi; trasforma questa sua
volontà naturale in volontà di Dio, in un “sì” alla volontà
di Dio. L'uomo di per sé è tentato di opporsi alla volontà di Dio,
di avere l’intenzione di seguire la propria volontà, di sentirsi
libero solo se è autonomo; oppone la propria autonomia contro
l’eteronomia di seguire la volontà di Dio. Questo è tutto il
dramma dell'umanità. Ma in verità questa autonomia è sbagliata e
questo entrare nella volontà di Dio non è un’opposizione a sé,
non è una schiavitù che violenta la mia volontà, ma è entrare
nella verità e nell'amore, nel bene. E Gesù tira la nostra volontà,
che si oppone alla volontà di Dio, che cerca l'autonomia, tira
questa nostra volontà in alto, verso la volontà di Dio. Questo è
il dramma della nostra redenzione, che Gesù tira in alto la nostra
volontà, tutta la nostra avversione contro la volontà di Dio e la
nostra avversione contro la morte e il peccato, e la unisce con la
volontà del Padre: “Non la mia volontà ma la tua”. In questa
trasformazione del “no” in “sì”, in questo inserimento della
volontà creaturale nella volontà del Padre, Egli trasforma
l'umanità e ci redime. E ci invita a entrare in questo suo
movimento: uscire dal nostro “no” ed entrare nel “sì” del
Figlio. La mia volontà c'è, ma decisiva è la volontà del Padre,
perché questa è la verità e l'amore (cfr. Benedetto XVI).
Fratelli
che il Signore ci conceda in questa Pasqua di entrare nella verità,
nell'amore e nel bene.
Cristo
è risorto! E' veramente risorto! Alleluia!
Buona
Pasqua tutti. Don
Gianfranco e Don Gino