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TRANSIZIONI

di Madio Vincenzo


Pigotta o bigotta... chi è quella lì? Ah, certo, dimenticavo di presentarmi. Tondo, forte o fragile, spesso e costante. E ne vedo tante. No, non sono un indovinello, ma tra questo e quello, sono un degenerato. Con l'occhio attento, al riflesso di un mio simile, dopo una giornata di sole, un abbaglio e ne vedo tante. Vedo un libro, una penna e una Bibbia. Vedo un tavolo dove tutte queste magnifiche cose sono poggiate. Poi, appeso e appesantito, rifletto. Penso, considero e mi faccio venire un mal di testa di cartone. Capirai, sempre quassù, sempre in bilico... compreso il testone e la testata. E quella laggiù è una tastiera. E'ferma, sporca, e impolverata e il suo padrone, è più giù. Ammortizzato in una pozza di logout e chiazze rosso magenta. Mi sa che è morto. Fortuna che non puzza... o sono io che sono raffreddato? Mah. Qua non passa nessuno da giorni e la monotonia ha preso anche me. Un tempo mi sentivo tanto formichina, quando raccolto a palline in un trionfare di batuffoli di polvere, mi ramazzavano dentro un battiscopa. Facevo parte del tutto ed era bello. Ora niente, neppure quello. Uffa... dovrei farmi in quattro ma mica è facile. Tra chi mi ci vede attraverso e chi mi considera come uno dei peggio, tra i sette, specchio o vetro, sono qui a scegliere se asticelli o transazioni. Dico io: l'uomo deve scegliere tra degenerazioni. Strane pigmentazioni di colore, come una penna viola, un papavero giallo o un sole verde, no? Poi, dopo, vengono i capelli e la massa imberbe. Davanti mi sono passati giovani e vecchi: barbe e punti neri. Spazzole e cuffie in testa. Rossetti e mascara sbiaditi. Lacrime e partiti. Anziani canuti, minuti, taciuti e ricordati. Sanguigni vasi spezzati, collane distrutte: parole rifatte. Con i miei occhi ho visto conversazioni che non si imparano in nessuna scuola e ho visto commozioni e perversioni. Stefano Benni e panni stesi. Un trionfare di emozioni e un riandare a tentoni. Piccoli Scout e giovani volpi: con loro ero una delle serpi. E intanto la neve gelava e anche il bisonte polacco dormiva. In una notte molto poco stellata, ho visto jeans e canotte e ogni genere di serenata. La catena qui, mia amica, si è stancata. E in una breve risata, mentre di là la pioggia è cessata, io casco e non mi rompo. Specchio o vetro, non importa: sono anomalo, questo è quel che conta. Se mi rompo? No, l'ho già detto: non mi segui? Io sono pronto. Attento, però, perchè io pungo e sfondo. E mi piace la rima facile.