STIGLIANO (MT), 08.11.08
CARLO LEVI E IL MEZZOGIORNO: MEMORIA STORICA E PROSPETTIVE CULTURALI
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Percorsi Leviani è stato l’insieme di una serie di tappe di “percorsi sentimentali”, svoltesi in memoria della figura dello scrittore Carlo Levi (1902-1975), nelle città di Grassano, Matera e Aliano, tappe che sono rientrate in un processo di sinergie turistico-culturali, volute da “Culture In Loco”, associazione nata in seno ad un PIT di Progettazione Turistica Regionale che già aveva condotto studi inerenti le figure di Albino Pierro (1916-1995), poeta di Tursi e Isabella Morra (1520-1546), eminente figura letteraria (oltre che politica) del Cinquecento a Valsinni, nel corso di questi ultimi anni.
Carlo Levi è una figura che ha positivamente caratterizzato il nostro territorio, a sua volta condizionato da quello che è stato il percorso (influente) di formazione letteraria dello stesso scrittore piemontese.
Il percorso letterario di Carlo Levi verte tutto su una visione di mondo non qualunquista e nemmeno pessimista; tantomeno cupa o “Verghiana”, seppur sia stata condizionata dai limiti del confino che gli sono stati imposti dal governo fascista degli anni 30.
Queste sono le riflessioni a cui si è giunti, non solo guardando ad una sorta di visione di insieme, nell’accomunare il “paesaggio culturale” al territorio, ma anche in seguito ad un weekend di inizio agosto lungo appunto i sentieri di quei Percorsi Leviani, proprio quelli che sono stati i territori del confino leviano.
Carlo Levi è ancora oggi una risorsa per la Basilicata e per gli studiosi della civiltà contadina del secondo dopoguerra, cosi come lo sono stati Ernesto De Martino, Adriano Olivetti e George Perec, per le economie culturali della regione.
Carlo Levi, ma anche gli studiosi/scrittori appena citati, tutti, chi in tutto, chi in parte, hanno messo in evidenza i problemi che riguardavano lo sviluppo di questa regione, anche perché il lucano, nel corso dei secoli, ha da sempre dimostrato di essere vincolato ad un eccessivo individualismo (anche nel processo di assimilazione e comprensione di ciò che chiamiamo “Cultura” con la maiuscola).
Carlo Levi va considerato, quindi, come un “testimone”. Un elemento cioè, importante per la nostra realtà in termini di sviluppo sostenibile, per far fruttificare l’economia, l’arte e l’archeologia ancora oggi.
I più alti esponenti amministrativi della Regione Basilicata parlano (ai tempi degli eredi della cultura dello scrittore del celebre romanzo “Cristo Si è Fermato Ad Eboli”) in termini di filiera culturale turistica che potrebbe attivarsi (e in parte lo sta già facendo) in termini di incentivazione di documentari, stagioni teatrali, etc. etc. come potenziale spunto per ulteriori progetti di particolare rilevanza (una risorsa economica “non esauribile” se legata a beni cosi importanti).
I Parchi Letterari sono importanti fattori-risorsa per la Basilicata, come quello di Carlo Levi (anzi come quelli di Levi, uno a Grassano, l’altro ad Aliano), perché rispondono ad una necessità, ad una esigenza, quella della sinergia culturale.
Cos’è una sinergia culturale? Una attività necessaria di coordinamento dei sindaci, sostenuta dalle amministrazioni che oggi sono pezzi distinti e distanti tra di loro.
Durante il corso della conferenza infatti si è a lungo discusso dell’importanza di realizzare una rete di presenze e partecipazioni attive intorno agli eventi promossi che devono essere condivisi e vissuti da tutti.
Rivalutare e rivisitare quelli che sono i luoghi comuni (accantonati o rimossi dal cosiddetto “punto di civiltà”) anche attraverso l’uso di un antidoto, quello delle conoscenze, perennemente in bilico tra velleità e realtà.
La cultura è produzione più che fruizione (ossia partecipazione attiva), a cui prestare attenzione soprattutto là dove una causa è causa e conclusione dello sviluppo delle aree (espressione qui stereotipata di una politica nazionale di circa 10 anni fa).
Rocco Scotellaro (1923-1953, scrittore, poeta e politico italiano) parlava di scelta e di cambiamento nei fenomeni di spopolamento della regione.
Rocco Scotellaro, figura culturale mal sfruttata dalle amministrazioni turistico-comunali degli anni passati e inoltre non è adeguatamente valorizzata oggi, è una eminente personalità che ha fatto tesoro dell’esperienza di Levi, proiettandone la cultura (anche con i suoi scritti) verso il futuro, verso nuovi orizzonti.
C’è tanta ricchezza culturale (stampe, dipinti, fascicoli, lettere) negli archivi comunali (ancora oggi) e non solo in quelli provinciali, che purtroppo non vengono utilizzati o sono vincolati da eccessiva burocrazia.
Una cultura che va considerata in senso lato: una cultura che ci metta in carreggiata e che non sia solo di tipo enciclopedico.
Della Basilicata (nel turismo) si conoscono solo 4 M (aree considerate turisticamente forti): Metaponto, Matera, Melfi e Maratea.
A noi spetta il compito di affinare, coinvolgere le competenze, fare cooperative, mettere insieme società e associazioni, “ospitare” insomma.
Bisogna portare la civiltà (leviana e non) e la cultura (in una estensione larga di genere) nelle scuole (investire nel sapere, come sostiene il sindaco di Garaguso).
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Un altro importante argomento che si è affrontato questa sera è stato quello dei colori nella letteratura di Carlo Levi.
Quali sono stati i colori di Levi? E cosa si intende per colori in letteratura, ai tempi del fascismo?
Sono tutti quegli elementi legati “alle tinte” dei contadini della realtà materana, che qui brevemente vengono riassunti in pochi punti:
1. I riti magici
2. Le poesie
3. Santa Maria dell’Orsoleo
4. I tratti bizantini
5. Giulia La Santarcangiolese (donna caratteriale, ampiamente descritta nei testi leviani)
6. Il drago e
7. Il principe Colonna e la sua particolare “protezione” ricevuta da Dio.
Carlo Levi è anche sinonimo di “Premio Letterario Carlo Levi”, un concorso letterario prima istituito come biennale, oggi annuale che è giunto alla 12esima edizione e che si prende cura delle opere edite in Basilicata permettendo ai giovani di emergere ed è riconosciuto tra i più importanti premi letterari nazionali. Un premio letterario che è sempre stimolato dalla “presenza magica” di Carlo Levi nelle comunità (dal suo ricordo), ed è una risorsa di fiducia molto importante come rimarcano le parole del parroco Don Pierino di Aliano.
Aliano (fu Gagliano per lo scrittore piemontese) è stato anche il paese natale di Gaetano Ambrico (1950-1981), uomo di scienze e di lettere, un sognatore, che fu molto vicino al lavoro del Levi e in contatto con lui a livello di scambio di epistole.
Per una Regione che fu agli inizi del 1900 al centro degli studi di F. Friedman (il quale condusse una celebre inchiesta sulla miseria delle terre del Mezzogiorno Italiano), Carlo Levi è una risorsa della Basilicata a fronte dei fallimenti e delle tante delusioni regionali subite (lo scenario difficile di famiglie che lavoravano a mezza pancia che comunque amavano la propria terra e la vivevano diversamente da come la vivono molti giovani oggi).
Ciò che ha più commosso la sensibilità letteraria di Carlo Levi è stata proprio la gente lucana, l’umanità di una popolazione che ha spinto la stessa famiglia dello scrittore a chiedere che le spoglie di Carlo fossero sepolte nei nostri terreni.
Carlo Levi era amico di Rocco Scotellaro (lavorarono a lungo assieme in memoria del paese di Tricarico e di Rocco Lazzarone (1912-2005, insegnante di statistica medica)).
Tricarico è una città che ha avuto particolare rilevanza nel dinamismo dello studio sulla cosiddetta realtà lucana dimenticata, svolgendo un ruolo preminente, quasi centrale, anche di tipo statistico.
Tricarico è infatti oggi base di archivi fotografici da rivalutare, grazie anche a quelli che sono stati gli studi antropologici condotti in passato da E.De Martino e H.C.Bresson.
Le foto di questa terra, nell’immediato dopoguerra sono sconvolgenti: mostravano infatti una estrema condizione di povertà (ma che era allo stesso tempo un segnale di uscita dalla condizione di medievalità nobiliare in cui stagnava la gente di questi luoghi).
La Basilicata ha avuto 3 grandi fotografi, in una epoca storica che va dagli anni 60 ai 70, in occasione del periodo del cosiddetto “ritorno” di Levi in Basilicata: Franco Pinna, Arturo Zavattini e Mario Carbone. Di loro mancano oggi, in itinere, pubblicazioni.
Nel corso della conferenza è stato presentato il volume “Oltre la paura” curato e introdotto dalla docente Marcella Marmo (docente di Storia Contemporanea all’Università di Napoli Federico II) che è un compendio di saggi.
Il libro apre ad una discussione sul tema: “Anatomia del principio leviano e prospettiva storica regionale”.
Si parla di memoria storica e di prospettive culturali in un testo che analizza fondamentalmente risorse e problemi di una terra tutta da scoprire.
L’invenzione delle tradizioni culturali è tipico di tutte le civiltà campanili, di quelle società che cercano di radicarsi appunto nelle tradizioni proprie.
Carlo Levi è stato un intellettuale che ha scoperto qua al sud, il concetto di diversità culturale.
Il suo è stato un incontro, un unicum, una formazione, un reinventarsi la storia, sia quando la sua opera racconta di interpretazioni personali (interpretazione personali di Storia, di personaggi di realtà quotidiane), sia quando dà una particolare lettura oggettiva del Mezzogiorno di quei tempi.
Il libro è esito di un convegno: una interpretazione leviana conflittuale con le istanze fasciste del tempo (una condizione di appartenenza questa, quasi ricollegabile al decadentismo e al caos del comunismo di inizio secolo).
Ecco alcune date epocali nella carriera dello scrittore di Aliano:
1939, data dell’apocalisse nazista -> Levi scrive “Paura della Libertà” (un saggio filosofico che produce poetica quasi “rinascimentale”).
Segue un momento di Resistenza e di ritorno ai contatti di massa che lo porteranno in seguito ad una condizione di Meridionalità radicata: una scrittura che configura la sua arte contro il Potere (in termini di caratteristiche politiche ma anche espressive e pittoriche e di incontro tra istanze del Nord e del Sud).
Carlo Levi ha allargato il senso semico della politica (intepretando il significato dei segni della politica).
C’è complessità tra oggetto e soggetto anche nello stabilire un confine tra i 2 campi, leggendo e scrivendo in maniera complessa, cosi come lui ha fatto.
Levi è riuscito a passare da una scrittura imperante (e anche politicamente condizionata), ad una scrittura “grande” e liberante.
Il suo mestiere di intellettuale è cominciato e si è approfondito anche per l’aver scritto a lungo nelle testate giornalistiche nazionali dove parlava spesso con piacere di Lucania.
La Lucania (da un uomo del nord come lui) viene “dipinta” e raccontata in momenti e modi diversi: quasi in bianco e nero prima, con colori pastello e vivaci poi.
I suoi scritti (quelli del 1945) sono scritti di un intellettuale ottimista, cosmopolita e piemontese.
Scritti fiduciosi che non solo parlano di dopoguerra; quelli poi degli anni 50 approfondiranno il concetto di paura anche di fronte alla soglia della modernità, superabile solo con una pregnante attinenza alle proprie radici culturali.
“Oltre La Paura” per Levi è da intendersi come “fiducia” in termini di nuova comunicazione tra culture diverse (lui, uomo del nord che incontra i contadini del sud e condivide con loro esperienze di vita).
In conclusione, è Guido Sacerdoti ad intervenire alla conferenza come rappresentante di una importante figura manageriale associativa: La Fondazione Carlo Levi, appunto.
Ci parla di una esperienza progettuale tenutasi ad Alassio (provincia di Savona), che nel 1970 (come ancora oggi) era una importante risorsa turistica leviana.
Un turismo intellettuale e non da ombrellone, per una zona atipica ad una cultura di questo tipo.
In quell’epoca si concepì un percorso letterario e una imponente esposizione delle opere pittoriche di Carlo Levi in una imponente e variegata Pinacoteca della costa ligure.
La Fondazione Carlo Levi oggi è un ente morale che gestisce 800 opere circa e che è archivio del popolo italiano.

IL LIBRO

Cristo si è fermato a Eboli è un romanzo
autobiografico dello scrittore Carlo Levi scritto tra il dicembre del
1943 e il luglio del 1944 a Firenze e pubblicato da Einaudi nel 1945.
Sotto il regime fascista, negli anni 1935-36, lo scrittore fu condannato al
confino in Lucania a causa della sua attività antifascista e trascorse un lungo
periodo in Basilicata, ad Aliano (che nel libro viene chiamata Gagliano imitando
la pronuncia locale), dove ebbe modo di conoscere la realtà di quelle terre e
della sua gente. Al ritorno del confino Levi, dopo aver trascorso un lungo
periodo in Francia, scrisse il romanzo nel quale rievoca il periodo trascorso a
Gagliano e quello precedente a Grassano. Lo stesso Levi scrive nella sua
prefazione «Come in un viaggio al
principio del tempo, Cristo si è fermato a Eboli racconta la scoperta di una
diversa civiltà. È quella dei contadini del Mezzogiorno: fuori dalla Storia e
della Ragione progressiva, antichissima sapienza e paziente dolore. Il libro
tuttavia non è un diario; fu scritto molti anni dopo l'esperienza diretta da cui
trasse origine, quando le impressioni reali non avevano più la prosastica
urgenza del documento».