Community
 
Aggiungi lista preferiti Aggiungi lista nera Invia ad un amico
------------------
Crea
Profilo
Blog
Video
Sito
Foto
Amici
   
 
 

dagli atti della conferenza del 15.11.07

LO SCAFFALE DEGLI SCRITTORI -  L'ALFABETO DELLA CONTEMPORANEITA'

Comune di Padova Assessorato alle Politiche Culturali e Spettacolo - Università degli studi di Padova

tEaTrO rUzAnTe . rIvIeRa TiTo LiViO

Nasce a Padova, un'iniziativa letteraria intitolata LO SCAFFALE DEGLI SCRITTORI che nei mesi di Novembre-Marzo 2008, offrirà un'importante vetrina per la letteratura italiana dei giorni nostri, con l'intento di «esercitare autori e lettori all'incontro e al confronto, al reciproco scoprirsi, alla rivelazione dei motivi profondi che muovono chi scrive, da una parte, e chi legge, ad amare i libri»  - come sostenuto da Monica Balbinot, Assessore alle Politiche Culturali e Spettacolo del Comune di Padova.

a cura di Madio Vincenzo

per maggiori informazioni


 

SCRIVERE

Beppe Severgnini - Luca Serianni

 

Dedichiamo una serata alla "parola"; o forse è meglio dire alla "PAROLA". L'uso del maiuscolo che tanto dà noia a B. Severgnini nel suo ultimo saggio intitolato ITALIANO (LEZIONI SEMISERIE), Milano, Rizzoli 2007 è d'obbligo se vogliamo considerarla in un'accezione di dibattito a più voci.

L'Italiano è una lingua da leggere e da scrivere sopratutto, e che lo si faccia nella maniera sbagliata è quanto, ahinoi, accade talvolta.

Pensiamo stasera a quanti errori commettiamo, sebbene nel rispetto della forma ortografica o grammaticale possano passare in sordina.

Ad aiutarci nella sintesi e nella comprensione degli errori ci pensa il professor Luca Serianni, autore della PRIMA LEZIONE DI GRAMMATICA, Bari-Roma, Laterza 2006.

L'Italiano semiserio di Severgnini, è messa in discussione dell'esperienza dello scrivere accumulata nel tempo dall'autore medesimo: sopratutto oggetto del dibattito sulle "cose da non fare" alla nostra lingua natale, si compone di un decalogo (di cose da evitare) e di sedici semplici suggerimenti proposti dall'autore e da seguire.

Facendo distinzione tra scrittura e lettura, l'italiano che è una lingua viva e quindi "da rivolgere", deve essere curata con attenzione  negli egocentrismi, negli sbrodolamenti e nei plastismi (frasi fatte, ridondanze inutili, etc.): gli enti enunciativi non vanno moltiplicati.

In una parola: ci vuole sintesi.

Una parola bella da guardare, gradevole da leggere, essenziale nei contenuti e nella comprensione.

La stereotipia, quella sopratutto "dannosa", è un'altra importante raccomandazione a cui il prof. Serianni rivolge l'attenzione, nell'analisi del testo di Severgnini, tipica della lingua impettita di alcune "scuole pubbliche": un eccesso di lingua non spontanea, (l'uso dei pronomi personali egli, ella, nei temi delle elementari e delle medie, che tanto raro è diventato anche nella letteratura romanzesca) troppe allocuzioni e/o troppe iterazioni di un aggettivo o avverbio, o peggio, l'utilizzo di parole, espressioni, idiomi promossi dall'opinione pubblica, divulgazioni delle masse come i gerghi assolutamente si, assolutamente no, sono condizioni soggette ad abuso, al raggiungimento di un livello di guardia che scade molto spesso in oggetto da "caricatura".

Queste condizioni, queste forme d'italiano, sono troppo prevedibili, non suscettibili ad alcun gioco fonetico o retorico, e inevitabilmente soggette ad usura: proponendo un esempio come l'abuso dell'aggettivo straordinario nel linguaggio parlato d'oggi, dai giovani, dai media, Severgnini mostra come siamo in grado di "ammazzare" aggettivi più specifici e soggettivi (efficace, formidabile, preciso, amareggiato) con delle "pellagre verbali".

Scrivere è come scolpire: togliere l'inutile, la zavorra.

Lezione numero 6: non c'è niente di più straordinario, di straordinario; morale della favola: non vale il significato, ma l'uso che se ne fa.

Il giornalista del Corriere della Sera, si introduce al testo scritto di proprio pugno, invitando l'italiano medio a spingersi fino ad un eccesso di "aggressione" alla lingua, perchè possa dirsi viva sul serio: metterla in discussione, giocarci su, modificarla, ragionarci, naturalmente con l'ausilio di strumenti tecnici adatti e "molestarla" nel pieno rispetto della sua storia e di quanti ci lavorano perchè possa essere ogni giorno più corretta, più fruibile.

Luca Serianni, in qualità di esperto linguista, insiste a sua volta, in termini di interventismo nell'italiano scritto (ad esempio negli atti amministrativi, nei foglietti illustrativi dei medicinali, negli annunci di varia natura, e in ogni forma di comunicazione rivolta ad un vasto pubblico) al fine di renderlo il più possibile comprensivo.

Tutto quello che non serve, non è fondamentale nella lingua italiana: fanno unica eccezione le pause, legate all'universo dell'ortografia, che sono necessarie nella lingua quanto nella musica (per esempio).

Riabilitazione con i segni di interpunzione dal lungo gigantesco ingorgo di un discorso.

Attenzione sopratutto affinché nelle scuole italiane e non solo, sopravviva l'uso del punto e virgola nelle proposizioni, nei romanzi, e negli articoli giornalistici: il punto e virgola, non svolge solo una funzione sintattica come "superpunto-a capo", con il cambio del registro linguistico e sintattico.

Il punto e virgola è ritenuto il segno ortografico più "sensuale" della lingua italiana (Severgnini): è comodo, filosoficamente utile e simbolo stesso della dialettica (Serianni). Esso genera nel lettore suspence e dubbio: ho finito di dire, ma ci sarebbe dell'altro; pausa concessa a chi legge: probabilmente è come ho scritto prima, ma posso anche essermi sbagliato e voglio smentirmi, oppure voglio che sia il tuo pensiero a smentirsi.

L'italiano medio però preferisce usare un maggior numero di virgole o di puntini sospensivi, pur di non sopperire in qualche modo alla lacuna del punto e virgola.

Un uso smodato di elementi grafici di questo tipo sono poco tollerati nell'estetica del discorso.

Un'altra pecca nel vasto "tessuto" della lingua italiana può insorgere nella  codifica di una parola appartenente ad un'altro canone linguistico (inglese, francese, spagnolo, tedesco) che venga accettata (per l'uso smodato, per la sua storia, per il tempo di impiego, etc.) come parola ormai "italiana", di fronte alla regola di derivazione del plurale dei significanti.

Se la parola ha il suo corrispettivo plurale nella lingua di origine, avrà lo stesso identico morfema in italiano (Severgnini), e come tale dovrà essere correttamente coniugato e non commettere l'errore di dire euri, per una parola nata dall'inglese singolare (come accezione del termine singolare per la valutazione della moneta paniere, euro) che come parola speciale, ha nel suo significante sia il valore di numerazione singolare che quello plurale.

Il congiuntivo. La nostra croce. E'uno degli oggetti del discorso, o meglio "del desiderio" (Se si sa usare il congiuntivo si fa colpo sulle ragazze (Severgnini) della lingua italiana, che attraversa momenti difficili, nella "propria vita", e condiziona la vita degli italiani (a Severgnini piace molto parlarne a pag. 139).

Se per G. De Rienzo, il congiuntivo è il modo della soggettività, per Severgnini è importante mantenerlo nella scissione delle proposizioni -in subordinata: è una struttura tipica dell'argomentazione intellettuale (nella lingua italiana quanto in quella francese) ed è come un'auto con le marce, quindi, non dotata di dispositivo automatico.

A proposito del congiuntivo, va ancora spesa una parola affinché si investa il futuro della lingua italiana dei giovani in questo strutturalismo, perciò Serianni, si rivolge sopratutto agli "attori" attivi dell'insegnamento dell'italiano.

E'eleganza gratuita, da vita breve, ma usiamolo finché c'è.

La lingua orale è qualcosa di diverso; eppure anch'essa vive d'eccezioni e di strani casi d'anomalia.

Passando alle "pecche" dell'italiano "detto", si commette ancora oggi l'errore di cominciare un discorso con l'avverbio ma, che diventa "seccante" (Serianni) come iltu retorico della televisione e dei politicanti, sebbene l'esordio con un periodo testuale di questo tipo trovi modo di farsi accettare in alcune forme romanzesche contemporanee.

Per non parlare poi di un eccessivo uso di concessioni accentate nell'ortografia dei nostri proclami o anche nei nostri se stessi  e a altri omografi, che ci mettono in soggezione di fronte all'interpretazione di un luogo o un verbo (esempio la preposizione da).

Severgnini distingue tre diverse forme di italiano: la lingua madre, viva, l'italiano regionale, il dialetto.

I dialetti sono ricchezza letteraria, discendenti diretti del latino parlato, vitalità e forza: sono sangue, sono un settore di emotività che và difeso e và fatto sopravvivere a tutti i i costi.

Bisogna conservare i dialetti come "i cetriolini nel panino" (Severgnini): sono espressioni insostituibili e usarli nelle situazioni di massima compartecipazione e animazioni fonica, può soltanto far del bene.

L'italiano regionale invece, è diverso: è la prosodia, il modo di pronunciare l'italiano con un accento regionale, connotandolo di maggior autenticità. E' un bene per il popolo ed è anche un bene per la lingua italiana di fronte alle lingue straniere.

La lingua poi raggiunge talvolta il punto in cui ognuno la parla "come gli pare": esistono geo-sinonimi, parola italiane che vengono autonomamente coniate nel corso del tempo e derivate in maniera singolare a livello locale: esempio l'attaccapanni è diventato oggi, la gruccia, persino l'omino.

T. De Mauro, denota tuttavia che la lingua italiana sta bene ed è forte nei confronti dell'anglicismo. Forse ci basta sapere solo questo?

 


 

 

Beppe Severgnini, giornalista del Corriere della Sera e autore dei seguenti  libri:  Inglesi (1990), Italiani con valigia (1993), Un italiano in America (1995), Italiani si diventa (1998) e La testa degli italiani (2005), Italiano, Lezioni Semiserie (2007), diventato "New York Times Bestseller" nel 2006 e tradotto in sette lingue.

Luca Serianni, insegna Storia della Lingua italiana all'Università di Roma "La Sapienza". Accademico della Crusca e direttore degli "Studi linguistici italiani" e degli "Studi di lessicografia italiana", si è occupato di vari aspetti dell'italiano antico e moderno. Con Garzanti ha pubblicato nella serie delle Garzantine il celebre Italiano (1997). È autore di una insuperata Grammatica italiana. Tra le sue ultime pubblicazioni, Introduzione alla lingua poetica italiana (2001), Viaggiatori, musicisti, poeti. Saggi di storia linguistica italiana (2002), Italiani scritti (2003), Un treno di sintomi. I medici e le parole: percorsi linguistici nel passato e nel presente (2005).