IL PRESEPE DI ALTOBELLO PERSIO[1]
di Madio Katya
La Fanzine dei Giovani
consiglia: IL PRESEPE di A.PERSIO
La notizia della realizzazione di un DVD che ha per oggetto il presepe in pietra di Altobello Persio (alla stessa bottega è stato attribuito il San Matteo collocato nella Chiesa del Carmine a Bernalda), da parte del fotografo Pepi Merisio, proiettato quest’anno in piazza Duomo a Milano, mi dà l’opportunità di illustrarvi brevemente le caratteristiche artistiche di questo manufatto e le vicende storiche che lo contraddistinsero.
*immagini rimpicciolite del Presepe di Matera; cliccare e ingrandire
L’opera si struttura su tre livelli; in basso la grotta, sommariamente sbozzata e tra le vive pietre San Giuseppe, la Vergine, il Bambino, il bue e l’asino, sei angeli musicanti e quattro realizzati in legno, sospesi sulla volta della grotta. Al di sopra della stessa vi è la processione dei Magi accompagnati da scudieri e dallo snodarsi animato delle greggi accompagnate dai pastori e scortate da cani da guardia.
In alto un castello turrito che riprende le fattezze di un castello aragonese culmina la scena. Altre figure umane costellano il presepe materano quali: una donna che fila, un pastore che rimesta nella fiscella, un altro che suona ed un uomo a cavallo così come appaiono numerosi gli animali tra i quali riconosciamo: un’aquila, un elefante, una iena, due leoni affrontati. La scelta di questi ultimi non è casuale: sappiamo infatti che era consuetudine, da parte degli artisti su indicazione dei committenti, attribuire dei significati precisi ad oggetti e spesso animali inseriti nelle opere. In questo caso il Persio attribuì all’aquila l’allusione all’Ascensione di Cristo, all’elefante il Suo trionfo e ai leoni la Sua Resurrezione
[2].E’ indubbio l’alta valenza artistica che caratterizza il gruppo presepiale di Matera, ma esso ha anche una grande importanza documentaria perchè rappresenta la prima opera datata del lapicida Altobello Persio, accertata da un documento del notaio Marco Antonio Sanità di Matera, risalente al 1534
[3] nel quale si dice che: “li mast(ri) Sinazaro, d’Aglissano et Altobello Percio de M(o)nti(s) Scabioso…p(ro)mecteno far edificare p(er) mano de mastri esperti et sufficienti in arte de fabbrica de li mastri di Mathera la Cappella dove ha da essere lo presepio lassato per dicto q(uondam) d(omino) Angelo [si tratta di don Angelo Spinazzola, ecclesiastico materano] in dicta maiore ecclesia de mathera”.Della cappella vengono indicate le dimensioni e il tipo di copertura, la larghezza che sarà corrispondente allo spazio libero fino alla cappella di San Nicola, con lunghezza pari a diciotto piedi e altezza uguale a ventidue palmi. Si stabiliscono anche le modalità di esecuzione del presepe che, dovrà essere di stretta pertinenza dei due maestri.
Le figure dovranno corrispondere a quelle “poste al presepio de la Cirignola”, eccettuati due profeti a rilievo e tre sibille (figure che invece, nella cappella materna, compaiono negli affreschi della volta, attribuibile a Giovanni Todisco). Infine, gli angeli pendenti dalla grotta dovranno essere in legno, e non in pietra come invece tutte le altre figure
[4].Grazie al documento sopra citato, le precise indicazioni su: la grotta, i soggetti e il loro numero permettono di creare correlazioni con il presepe del Duomo di Cerignola, andato distrutto nel 1732.
Nell’iconografia del complesso, infatti, si deve far riferimento come indica la studiosa C. Gelao, al presepe monumentale pugliese e al ruolo giocato da Stefano da Putignano (scultore del Rinascimento pugliese: Stephanus Apulie Potenziami) e da Paolo da Cassano, scultore anch’egli, attivo in Puglia tra la fine del Quattrocento e i primi del Cinquecento, di cui sarebbero state scoperte tracce anche in Basilicata ( v. San Giuseppe a Miglionico)
[5].Considerando i soggetti del presepe materano è possibile evidenziare quale sia il modo di scolpire del Persio: personaggi dalle fisionomie un po’ attonite, coperti di panni grossi e lanosi sì da realizzare una scultura “che poco si eleva, specie in alcune figure di contorno, al di sopra di un rude livello artigianale”
[6].*immagini rimpicciolite del Presepe di Tursi (MT); cliccare e ingrandire
Il presepe fin qui analizzato è molto vicino a quello conservato nella Rabatana di Tursi (v. foto), che presenta analogie nell’impianto scenografico e nella caratterizzazione delle figure, i cui corpi sono dotati di grandi volumetrie. Segnalata per la prima volta dalle fonti locali come opera di Altobello Persio o di Stefano da Putignano, se ne deve la prima attestazione alla Gelao nei suoi studi “sul presepe artistico pugliese”. Tuttavia la studiosa esclude l’attribuzione ai noti artisti in quanto caratterizzato da “una grossolanità di fattura”.
Spero che queste brevi note sul presepe materano abbiano approfondito la vostra conoscenza e sopito le vostre curiosità e chissà magari spinto a farvi un giro fra i presepi in pietra della nostra terra.
Alla prossima…
[1] G. C. Madio, Simulacri sacri a Matera e dintorni, estratto della tesi di laurea, relatore R. Poso, Lecce, Università degli Studi di Lecce, Facoltà di Beni Culturali Mobili-Artistici, a.a. 2001-2002.
[2] J. Hall, Dizionario dei soggetti e dei simboli nell’arte, Varese, 2007.
[3] ASMT, “Notaio Marcantonio Sanità di Matera”, 1534, cc. 345r – 346v. Dell’atto notarile fa cenno già G. Gattini, Note istoriche sulla città di Matera e sulle sue famiglie nobili, Napoli 1882 (ristampa anastatica Bologna 1969), p. 420; G. Gattini, La cattedrale illustrata. Per nozze: Teresa Gattini – Ettore Vietti, Matera 1913, p. 8 e p. 53, nota 13. Ho utilizzato la trascrizione del documento fatta da don Luigi Paternoster, conservata presso la Biblioteca Provinciale di Matera (Op. Luc. A 481).
[4] Ibidem, p. 49.
[5] La problematica è riassunta in C. Gelao, B. Tragni, Il presepe pugliese. Arte e folklore, Bari 1992, pp. 30 – 47.
[6] Ibidem.