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PER GUSTO..... E PER GUSTARE

LE ABITUDINI ALIMENTARI dei NONNI delle classi  IV A e IV A di GONARS

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INTERVISTA "AUTUNNALE"  AI NONNI:
"Cosa  e come si mangiava una volta"
  1. COSA MANGIAVATE A COLAZIONE IN AUTUNNO? In  autunno,  quando  si  poteva  si mangiava   polenta  con  del   burro.
    A colazione non si mangiava ma si beveva il caffè-latte ( nonna Carolina). 
    A colazione
    mangiavamo polenta e latte ( nonna Eda).
  1. E A  PRANZO?

A pranzo c’era piatto unico, costituito da orzo e verze o  fagioli.
A pranzo si mangiava il minestrone di fagioli oppure la pastasciutta o il  brodo di carne o di gallina (nonni di Giulia e Michael). Dopo il minestrone si mangiava una fettina di cotechino   (nonni di Giulia Del Frate  e Nicola Gardin).

 

  1. CHE COSA MANGIAVATE A CENA?

A cena mangiavamo uova fatte in vari modi , verdure raccolte nei campi o frattaglie di pollo, salame o formaggio o insalata

  1. PARLATEMI DELLA POLENTA.

La farina veniva buttata nella pentola nera (pignate),nella quale bolliva già l’acqua salata .Quando la polenta era cotta veniva gettata su una tavola rotonda di legno (bree) e tagliata con un filo (spali) , dal basso verso l’alto . Prima di tagliare le fette di polenta,con lo "spali”, si faceva una croce sopra l’impasto e si tagliava a fette.

  1. Parlatemi della  PANNOCCHIA!

I miei nonni andavano a raccogliere le pannocchie rimaste nei campi dopo la trebbiatura (civons). 
I
chicchi di grano  venivano 
staccati dal torsolo della pannocchia
( sbrunzule) con un attrezzo in ferro. I sacchi di mais venivano portati al mulino.
Vi si ricavava la farina , e gli scarti venivano dati agli animali da cortile. (nonni di giulia D.F.)

  1. Anche in Ungheria si mangiava la polenta? Come si lavoravano le pannocchie?

Si  raccoglieva   a   mano le  pannocchie  dalle piante  poi  si  toglievanole   foglie che  venivano   date ai   bufali. 
Poi  si  prendevano  i  grani della 
pannocchiae  si  portavano  ai  mulini, dove venivano macinati. 
Quindi potevamo portare a casa  la  farina.i metteva la farina  nell’acqua  bollente  con  il  sale  e dopo
 aver mescolato a lungo si poteva servire la polenta. 
Quest’anno noi di quarta siamo andati in gita a Reana del Rojale, dove abbiamo potuto visitare una mostra 
sui prodotti che una volta si realizzavano con le foglie delle pannocchie.
Queste foglie in friulano si chiamano:
scùs.Abbiamo potuto vedere quante fantasie di forme e colori sono stati 
impiegati per realizzare

borse, bambole  e moltissimi oggetti utili in cucina e nei diversi ambienti della casa.

  1. A CHE ORA CENAVATE?
    C
    enavamo alle 7 di sera (nonna Carolina) quando si aveva finito i lavori nella stalla (nonna Eda).

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...la polente de none….

 

Cumò o fasarai une biele polentute su la piastre dal spoler”, a dis la none di Nicol. 
“O hai bisugne di un chol di farine di polente…
un grun di
aghe e un tic di sal".
"O metarai dutis  chestisi robis in ta guantiere di fia",
po, man man, un pocje di farine di che giale
e o darai man a man une biele mesedade".
E intant ce
maravee
das meraveis!!!

 

 

Bulinte, grase, borbotante, sivilante  fumante, morbide, dute circondade di crostis,  buinis di roseà: a ie quasi pronte la POLENTE!  “Cumò al’ è vigniut il moment di tirale iù su le bree …ce biele dute giale… gruese… fuarte … sbufante e cul spali si la tae par ben!”E la none e dis: “Se si viarz al ul dii che a je buine ,e senò al ul disi che a je triste !”.

 

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 1) Mamma  ti  piace  l’uovo?
Si , mi  piace  tanto ( Eva); si ( Maria)

 2) Ai  tuoi  tempi  era  importante  l’uovo?  Perché?
Si, perché aveva molta sostanza  e gli alimenti erano pochi e di poco contenuto calorico ( Maria);
 
Si, perché  era molto importante in quanto con l’uovo  si poteva fare tante cose: la frittata, le uova sode, la pasta,  
i
pasticcini, le torte, la maionese ( Eva).

 3) Quante galline avevate?  
Avevamo 20  galline (Maria); avevamo  20 galline (Eva).

 4) Quante  uova  raccoglievate  al  giorno?
Dalle  6  alle   10 uova (Maria); raccoglievamo  in  un  giorno  15  uova (Eva).

 5) Le  galline  vivevano  chiuse o libere all’aperto?
No, viveno libere  (Maria); no,  le  galline   non  erano chiuse nel
gjalinar (Eva).o all’interno di un recinto dietro al cortile ( nonno Italo e nonno Tullio)

6)Cosa  mangiavano le galline?
Le galline mangiavano grano, pane, biada, vedura (Maria),  grano turco, erba(Eva).

 
7) Ogni  quanti  giorni  le  galline  facevano  le  uova?
Le galline facevano le uova ogni  giorno  (Maria); le  galline  facevano  l’ uovo  quasi  ogni  giorno (Eva).

 

 8)  Come  si  cucinava  l’ uovo?  In  quanti  modi?
L’uovo si cucinava lesso, strapazzato, sbattuto (Maria); l’ uovo  si  cucinava  in  vari  modi: fritto, sodo  e molti altri modi (Eva).
Si cucina in un pentolino con dell’acqua e allora diventa alla coque oppure sodo. Se lo cucini in una padella bassa senz’acqua e  con un po’ di burro  diventa all’occhio di bue,  fritto. Se lo unisci allo zucchero in una grande tazza e lo scuoti con una forchetta lo puoi fare sbattuto.

 9) Che  uso  si  poteva  fare  con  l’ uovo  oltre  a  quello  commestibile?

Si poteva mettere il bianco d’uovo sbattuto  sulle ferite (Maria);
da  noi  l’uovo  si  colorava in occasione della  Pasqua (Eva).
Bisogna, poi, ricordare che la gallina non dava solo le uova: oltre che come alimento consentiva di utilizzare anche le piume, con le quali fare l’imbottitura dei cuscini o dei piumini. I piumini erano molto importanti perché una volta si andava a dormire in stanze molto fredde. Non esisteva il riscaldamento a metano in ogni stanza come oggi e il fuoco del camino ad una certa ora veniva spento.
 L’uovo veniva utilizzato come forma di  baratto. C’era molta miseria, non avevamo molti soldi e così scambiavamo 
le uova con sale, salame, formaggio che producevano  le famiglie che vivevano vicino a noi.
Con il bianco dell’uovo si  rinforzava i capelli e il guscio veniva usato come anche come contenitore (nonno Italo e nonno Tullio).

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I commenti a caldo di un’avventura golosa

 

Un martedì di FEBBRAIO durante le ore di  laboratorio linguaggi abbiamo deciso di realizzare in AULA, insieme alle nostre insegnanti, una ricetta:

l’uovo sbattuto!!

Ognuno ha portato GLI ingredienti e GLI strumenti necessari: uova, zucchero,  scodelle,  posate e  mestoli. Sembrava di essere in una grande cucina  

con tanti chef in azione!E’ stato molto divertente !!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!

Quel giorno non

abbiamo usato penna e quaderno,ma  gli attrezzi da cucina che di solito usa la mamma. 

All’inizio eravamo molto agitati perché non sapevamo se saremmo riusciti nell’impresa, ma poi ci siamo calmati.

Non è stato facile rompere l’uovo  nella scodella in modo tale che le due parti rimanessero separate,

senza mescolarsi. Ma ce l’abbiamo fatta!!

 

 

Ognuno di noi ha imparato a separare l’albume trasparente dal tuorlo arancione.

E non è stato facile! Alcuni di noi non ce l’ hanno fatta! e alcuni pezzettini di guscio sono caduti nel tuorlo.

Poi, con la propria forchetta, mentre la maestra aggiungeva un po’ alla volta lo zucchero al tuorlo, abbiamo preparato un impasto giallo chiaro.

Che fatica!! Sembrava più facile. Chissà il pasticcere che fatica!|  Ma, non è finita!

Utilizzando uno sbattitore elettrico, che aveva portato la maestra Nadia da casa, abbiamo creato una schiuma che aumentava sempre più di 

dimensione
: era la crema pasticcera!! Infine unendo la crema del tuorlo con  la crema pasticcera dell’albume ci siamo preparati una succulenta 

merenda
che abbiamo mangiato tutti a ricreazione, accompagnandoli con una bella fetta di pane.

Tutti hanno mangiato molto in fretta perché era molto buono. Ci siamo accorti, però, di avere esagerato!! L’uovo è veramente molto nutriente, come 

ci hanno raccontato i nonni. Qualcuno di noi  si è sentito veramente molto molto sazio!!!!

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Questa esperienza mi è piaciuta molto perché….:
-Perché non avevo mai provato a realizzarla (Sharon)
-Perché si può fare qualche cosa con il bianco d’uovo, cioè l’albume, e io non lo sapevo! (Marco)
-Perché mi è  piaciuto molto assaggiarlo! (Sharon)
-Perché ho collaborato assieme ai miei compagni e mi piacerebbe ripetere l’esperienza il prossimo anno… 
però, con una ricetta più buona! (Giulia
)

Poi, l’impresa più difficile e faticosa: abbiamo montato

 con una forchetta solo l’albume che si è trasformato

 da liquido trasparente e viscido in una SCHIUMA bianca,

morbida e soffice. Che male alle braccia! Per fortuna che ci

hanno aiutato anche le maestre

Alla fine non ci è rimasto che gustarcelo con un po’ di zucchero

 accompagnandolo con un po’ di pane.

Ci siamo sentiti proprio soddisfatti di poter mangiare qualcosa

che avevamo realizzato con le nostre mani anche  se ad alcuni bambini

 non è piaciuto molto.

Abbiamo trascorso una giornata insolita ! ciaooooooooooooo

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