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LUCA SIGNORELLI

(1450 ca.Cortona - 1523)

 

                                                         in      ARCEVIA

                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                centrostudiarceviesi\index.htm

                                                                                                                                                                           

                                                                                                                                                                            archivio.doc

                                                                                      

                                                                          particolare dal Polittico di S. Medardo

 

 

 

 

 

Luca Signorelli come ricorda il Vasaripittore eccellente (…) nei suoi tempi tenuto in Italia tanto famoso e l’opera sua in tanto pregio, quanto nessun altro in qualsivoglia tempo sia stato giammai fu chiamato il 17 luglio 1507 dal magistrato di Rocca Contrada (l’attuale Arcevia) nelle Marche perché dipingesse un polittico per la chiesa di S. Medardo. In questa località vi rimase  sino al giugno 1508, lasciandovi varie opere.

 

 

 

1507, 17 giugno, allogazione del polittico di S. Medardo. Non sappiamo quanto tempo occorse all’artista per portalo a compimento.

 

Il Signorelli dovrebbe aver dipinto per incarico del Comune anche un quadro con S. Medardo di cui però non c’è traccia documentaria diretta, ma menzione in atti più tardi. Nelle Congregazioni della fabbrica di S. Medardo del 3, 13, 30 dicembre 1648 il Comune, intenzionato a far terminare il quadro incompiuto dal Ridolfi per la propria cappella di S. Medardo, da porre sull’altare eseguito da Scaglia e Giglioni, soprassedette  decidendo  di collocare qui “il quadro Vecchio che è di mano del q. Luca Signorelli da Cortona”. Ancora nel 1651 però non era stato collocato il quadro del Signorelli sull’altare di S. Medardo, perché nella Congregazione del 6 settembre, su pressioni del card. Facchinetti che voleva far dipingere il quadro del Santo ad un suo pittore “amorevole”,  veniva detto: “si dia conto a detto Ecc.mo che già fu risoluto di mettere nella nostra Cappella il quadro antico perché non tenevamo né abbiamo denari”. La Congregazione si rimetteva comunque alle decisioni del vescovo.

Nella cappella rimase, sia pure nascosta nell’ornamento in legno dell’altare, la tela del Ridolfi e non si commissionò alcun nuovo quadro. Ancora però nel 1678 in una riunione del consiglio comunale del 1 maggio si lamentava che “la cona dell’altare di S. Medardo” non era ancora posta alla perfezione. Anche di tale quadro si è persa ogni traccia.

 

1508, dipinge per la cappella dei Filippini nella chiesa di S. Francesco, a spese di Giacomo di Simone, la tavola con la  Vergine e santi, oggi alla Pinacoteca di Brera, firmata e datata 1508 (vedi p.282).

Quest’opera fu privata della lunetta superiore, dei pilastri laterali e del basamento istoriato in occasione della ristrutturazione della chiesa nella prima metà del 1700.

La pala centrale fu requisita nel 1811 per la costituenda pinacoteca imperiale. Depositata nella parrocchiale di Figino fu individuata dal solerte Anselmo Anselmi che ne richiese la restituzione. Il Ministero respinta la richiesta  il 15 dicembre 1891, la trasferì alla Pinacoteca di Brera dove oggi è conservata.

La lunetta, venduta successivamente dalla famiglia con il resto delle pitture, è conservata nel museo di San Diego in California.

I pannelli della predella con scene della passione si trovano nel museo di Altenburg in Germania.

 

 

1508, 8 giugno, si obbliga a dipingere  per la Fraternità del Crocifisso della chiesa di S. Gianne  il Battesimo di Cristo, oggi in S. Medardo, e il 24 giugno rilascia quietanza finale per il pagamento ricevuto[1].

 

 

1508, 24 giugno, si obbliga con i sindaci di S. Medardo a dipingere gratis una croce come aveva promesso agli stessi quando aveva dipinto per la chiesa di S. Medardo il polittico. Maestro Pertedaldo di Giorgio arceviese dovrà verificare che l’opera sia “ bonam et cum omni decore et ornamento”.

Di questa croce non si è avuta altra notizia[2].

 

 

 

 

 

 
 


POLITTICO DI S. MEDARDO

 

 

primo ordine: Madonna in trono col Bambino ed i SS. Sebastiano,          

                      Medardo, Andrea, Rocco

            secondo ordine: l’Eterno (sotto edicola) ed i SS. Paolo, Giovanni

                       Battista, Pietro, Giacomo

pilastri:           14 mezze figure di Apostoli, Evangelisti, Dottori della 

                       Chiesa, Sante

predella:         Annunciazione, Natività, Adorazione dei magi, Fuga in

                       Egitto, Strage degli innocenti

alle estremità del basamento: stemmi di Rocca contrada e del

                       vescovo di Senigallia Marco Vigerio I della Rovere

olio su tavola  cm. 330 x 260

 

nel gradino su cui posa i piedi la Vergine: 

                                      LUCAS  SIGNORELLUS  PINGEBAT  MDVII                

 

 

 

 

È questo il capolavoro pittorico di cui va, a ragione, superba Arcevia: “una delle opere più affascinanti e belle della intensa carriera artistica del Signorelli”[3]. Spetta al Fontana il merito di aver recuperato dal suo ingiusto oblio un’opera così splendida e grandiosa mortificata da una critica prevalentemente negativa sino ad una ventina di anni fa.

 

L’opera fu commissionata al pittore probabilmente dal vescovo di Senigallia, Marco Vigerio I della Rovere, nipote di papa Giulio II, con il concorso nelle spese del comune di Arcevia, i cui stemmi sono raffigurati ai lati del basamento.  L’atto di allogazione è del 17 giugno 1507[4]: il Signorelli dovrà dipingere su un polittico di raffinata fattura, ma di gusto tardo gotico, eseguito probabilmente da Corrado teutonico all’incirca nel 1490.   

 

 

 

 

 

 

L’opera fu talmente apprezzata, non solo dai committenti, che al cortonese furono affidati altri importanti lavori.

Le scene della predella sono di luminosa bellezza, e quella in particolare della Strage degli innocenti, è stato detto,  può aver influenzato il giovane Raffaello. Al riguardo viene segnalato il parallelo tra il soldato nudo visto di spalle nella Strage e lo sgherro del giudizio di Salomone  di Raffaello nel soffitto della Stanza della Segnatura

                                                              

.

Il polittico, nella sua solenne sacralità e monumentalità, è una rappresentazione che rompendo i limiti imposti dalla cornice si libra verso orizzonti infiniti “per la grande vastità del fondo luminoso e la trasparenza bianca poi azzurra, salendo in alto, del cielo come accadeva col Perugino o meglio col Raffaello di quegli anni”. In questo quadro non c’è involuzione, ma la conferma di un grande artista capace di esprimersi con la medesima intatta forza orvietana, con un rigore impeccabile, dimostrando di “tener conto, sottolinea ancora il Fontana, dell’evolversi della pittura umbro fiorentina di quegli anni, molto attento però alle giovani speranze, quali Michelangelo e Raffaello”. Il Signorelli ha voluto lasciare in Arcevia la sua “ultima e grande impronta, un ricco dono indelebile, un po’ come aveva fatto con Loreto, Monteoliveto e Orvieto”. 

 

 

 

 
 

 

 


BATTESIMO DEL SALVATORE

CON DIO PADRE E S. GIOVANNI BATTISTA

 

pilastro sinistro: S. Rocco, S. Urbano, S. Giovanni Battista e     

                           l’arcangelo Gabriele

pilastro destro:   Santa Apollonia, San Sebastiano, S. Medardo e la

                           Vergine Annunziata

            predella:             Natività del Battista, Predicazione, Rampogna ad

                                       Erode, Danza di Salomè, Decollazione del Battista

            olio su tavola: cm. 244 x 160

            cartellino con piegature sotto i piedi del Giovanni Battista :

 Luca Signorelli de Cortona 1508

 

 

 

 

Nei confronti di questo quadro come del più famoso polittico la critica solo di recente ha finalmente riconosciuto e senza mezzi termini alle opere arceviesi del Signorelli la dignità di capolavori: espressione di un artista ancora attentissimo ai nuovi fermenti culturali e partecipe dei loro mutamenti[5].

Il Signorelli si era impegnato a dipingere le tre figure principali di sua mano, lasciando ai suoi discepoli migliori il compito di eseguire il resto. Anche qui, come per il polittico, abbiamo una cornice già predisposta, intagliata anch’essa probabilmente dal maestro Corrado teutonico  circa l’anno 1490 ed inoltre con le figure dei mezzi santi nei piastrini già eseguite. Il Signorelli invitato dunque a compiere un quadro già iniziato, si obbligò a fare una pittura che sarebbe stata giudicata di particolare bellezza “ quod reputabitur quid nobile et speciosum” e in effetti mantenne la parola.

L’opera fu finita in 19 giorni: commissionata il 5 giugno 1508 fu pagata il 24 successivo. La critica è discorde sull’autore delle pitture laterali.  Per il Berenson, il Salmi ed il Fontana esse vanno attribuite a Francesco di Gentile. Il Berenson poi attribuisce l’Annunciazione, nelle edicole cuspidate, ad Antonio da Fabriano, mentre il Fontana la ritiene ridipinta dagli aiuti del Signorelli.

 
                                      

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

“La grandezza del Maestro parla dovunque e in primis esplode nella vasta immensa spazialità cinquecentesca, soprattutto in quel respiro infinito del cielo nell’ultimo orizzonte, certo desunto dal Raffaello” e da questa spazialità traggono la loro essenza le tre figure: quella di Dio Padre che  viene a fondersi stupendamente col fastigio dell’ornato in alto mentre ha in mano la grande palla d’oro dell’Universo. E la figura di S. Giovanni Battista avvolta da un grande manto di un colore rosso acceso che si contrappone al nudo superbo del Salvatore. “Nudo trionfale e bellissimo vero perno di tutta la composizione: il suo non è l’ancheggiare peruginesco pieno di grazia nella Cappella Sistina, bensì la ponderazione classica e insieme anticlassica di un nudo vitalissimo tutto solcato da muscoli emergenti e vibranti su cui sembra accendere una nota fresca e veramente signorelliana il bellissimo perizoma variopinto a strisce colorate”

 

L’opera fu commissionata al Signorelli dai sindaci della Fraternità del Crocifisso per l’altare maggiore della loro chiesa di S. Gianne di R. C. il 5 giugno 1508. Il pagamento finale  avvenne il 24 dello stesso mese e fu pagata 28 ducati d’oro, compreso il premio di un ducato per la piena soddisfazione dei committenti[6]. Il Battesimo fu  collocato nel 1890, per interessamento dell’Anselmi, sulla parete  del presbiterio accanto all’altra opera del Signorelli, il Polittico, dove rimase fino a  dopo la seconda guerra mondiale.

 

 

 

 

 

 

LA VERGINE DEL LATTE

 

 

Da Giacomo di Simone Filippini,un maggiorente della cittadina, gli venne commissionata la Vergine del latte con quattro santi per la cappella gentilizia della famiglia nella chiesa di S. Francesco. La pala centrale che misura m.2,45 di altezza e m.1,88 di larghezza…..e richiama , semplificata, la tavola di Volterra del 1491 è fra le cose  più schiette del pittore in questo periodo per l’attenuarsi dei contrasti luminosi e cromatici in una tenue luce diffusa che ammorbidisce il plasticismo delle forme e ne sfuma i contrasti. Nel gradino del trono si legge a lettere dorate:

 

JACOBI SIMONIS DE  PHILIPPINIS AERE

DEO ET DIVAE MARIAE DICATUM

FRATRE BERNARDINO VIGNATO GUARDIANO PROCURANTE

M°D°VIII

 

Dietro il capo della Madonna è un cartellino recante il nome del pittore : Lucas Signorelli P.Cortona.

 

 

 
                        

 

 

La cimasa rappresenta l’Incoronazione della Vergine da parte di Gesù con Dio Padre benedicente ed angeli musicanti.

 

A seguito del rifacimento in stile barocchetto della chiesa di S.Francesco nella prima metà del 1700 furono soppresse varie cappelle e il dipinto del Signorelli fu collocato sull’altare di S. Bonaventura, di giuspatronato della famiglia Filippini, ma dovette essere dimensionato alla nuova decorazione a stucco dell’altare, che consentiva l’inserimento nella cornice della sola tavola centrale. La tavola venne quindi spogliata della cornice originaria, della cimasa, della predella e dei piastrini laterali che vennero restituiti alla famiglia Filippini, legittima proprietaria dell’opera.

 

            All’incirca verso il 1880 l’antiquario Domenico Corvisieri di Roma acquistò in Arcevia dagli eredi Filippini la cimasa ed i quadretti della predella e forse anche i pilastri laterali.

 

           La cimasa passò quindi a Stefano Bardini di Firenze e di là emigrò in Inghilterra. Nel 1934 fu esposta ad Amsterdam fra le opere italiane in collezioni olandesi. Ritornò quindi in Inghilterra ed oggi è al Museo di S.Diego. La predella invece è dalla fine del 1800 presso il museo di Altenburg in Germania. Dei piastrini uno è in una collezione privata inglese , l’altro disperso.

 

             La tavola centrale fu requisita in periodo napoleonico per arricchire la pinacoteca imperiale di Milano . Il quadro fu asportato il 20 giugno 1811 ed il commissario Boccalari la reputò di scuola antica come indicato nella ricevuta rilasciata.

Il signor Pier Sante Filippini fece ricorso contro la requisizione del quadro di proprietà della famiglia , ma in data 17 luglio il prefetto del Musone gli notificava che il suo ricorso era stato respinto. La tavola del Signorelli da Arcevia fu inviata a Matelica e di là inoltrata a Macerata , quindi a Milano.

 

Solo le accurate ricerche dello studioso arceviese Anselmo Anselmi consentirono nel 1891 di rintracciare il quadro, in deposito presso la chiesa parrocchiale di Figino e attribuito alla scuola bolognese, e restituirlo al suo legittimo autore. La cittadinanza arceviese con i suoi amministratori rivolse allora istanza al Ministero di P.I. per riavere quest’opera requisita in epoca napoleonica. Ma con lettera del 15 dicembre 1891 il Ministero respinse la richiesta per non creare precedenti pericolosi. Provvide quindi a che la Pinacoteca di Brera potesse ritirare il quadro che dal 1892 fa qui bella nostra,  arbitrariamente e senza alcuna giustificazione. La Pinacoteca di Brera fu già obbligata del resto a restituire almeno 24 quadri  detenuti illegittimamente a città che ne avevano fatto richiesta. Sarebbe giusto che questa  stupenda tavola creata dal Signorelli per la chiesa di S. Francesco di Arcevia tornasse nel suo sito originario o almeno nella costituenda pinacoteca della cittadina

 

                                                                                                              

 (da Arcevia. Nuovo itinerario nella Storia e nell’Arte di Paolo Santini, ed.2005)

 



[1] Questi atti, rogati dal notaio Alfonso Veneri di R.C., sono stati pubblicati quasi integralmente da ANSELMI, Istrumenti, pp. 196, 197.

[2] Atto rogato da Alfonso Veneri pubblicato da IBIDEM, p. 207.

[3] LUCA SIGNORELLI di T. Henry, L. Kanter, G. Testa. Rizzoli 1999, pp. 72, 73, 148, 215 - 218 schede delle opere. Edizione inglese Thames – Hudson 2002, pp. 216 - 220. Da segnalare per la critica favorevole, tra gli altri,  FONTANA W., Luca Signorelli,  cat. Mostra su L. Lotto nelle Marche, 1981;  ZAMPETTI, La pittura nelle Marche, cit., II, pp.44,45.

[4] ANSELMI, N.R.M., II, 152, 155.

[5]BERENSON B., The central Italian Painters of the Renaissance, Londra 1897, ried. 1968, p. 394; SALMI M., Luca Signorelli in “L. Lotto nelle Marche”, cat. mostra 1981, pp. 63,64; FONTANA W., Luca Signorelli in “L. Lotto nelle Marche”; FONTANA, cit.; ZAMPETTI, cit., II, pp. 44,45.

[6] I due atti sono pubblicati dall’ANSELMI, Istrumenti di allogazione e quietanza della tavola di L. Signorelli figurante il Battesimo, in “Arch. st. dell’arte”, 1892, pp.196,197.