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arcevia  nuovo itinerario nella storia e nell'arte di paolo santini

 

 

 

ARCEVIA, brevi note storiche

 

 

Le  più  antiche  testimonianze  di  stanziamenti  abitativi nel territorio arceviese risalgono alla profonda   preistoria, al Paleolitico  Superiore (Ponte di Pietra da 27.000 a 25.000 anni a.C.)  proseguendo   nel   Neolitico  (Cava   Giacometti) e nell'Eneolitico  (villaggi di Conelle e di monte Croce Guardia) per giungere all'epoca storica con  l'insediamento  dei  Galli Senoni (Civitalba e Montefortino dal V sec. a.C. ) e la successiva dominazione romana ( battaglia di Sentino del 295 a.C. ). Nell’importante Museo archeologico statale,  nel chiostro di S. Francesco, sono documentati i ritrovamenti e le campagne di scavo succedutisi nel tempo riguardo i più importanti siti archeologici del territorio.

 

Le  origini di Arcevia si fanno risalire al periodo  delle  prime invasioni barbariche (V sec. d.C.), pur ritenendo possibile che la località sia stata abitata da tribù galliche.

Il  primo  nucleo  abitativo si consolidò  per  l'afflusso  sulle asperità  del  Sasso  Cischiano delle  schiere di  fuggitivi  dai vicini centri romani di Ostra, Suasa, Sentinum e Sena assaliti dai barbari.

Arcevia fu quindi occupata per scopi  strategico  militari  dai Longobardi che la tennero fino a che non fu loro tolta  da Pipino re dei Franchi per donarla, come ritenuto da alcuni storici, a papa Stefano II nel 754 d.C. (ricordata nel documento di donazione come Acerra ,Acerragium, Agiomontem).

Liberata definitivamente da Carlo Magno  fu   ingrandita e fortificata  dai Franchi, che qui si insediarono  lasciando  segni tangibili  della  loro presenza. Tra questi una preziosa reliquia di S. Medardo, patrono  di Arcevia e titolare  della collegiata, vescovo di  Noyon  e Tournay, morto nel 545 o secondo altri nel 564, assai venerato da quella popolazione.

Nella prima metà del XII secolo Arcevia è menzionata nei documenti con l’appellativo di Rocca, probabile castello di qualche signore feudale, e nel 1147 sembrerebbe appartenere come Rocka de Contrado ad un certo  Contrado o Conrado di origine longobarda.

 

Agli  inizi  del 1200 Arcevia, da allora chiamata Rocca Contrada, che sul finire  del  secolo precedente si era costituita in comune, uno dei primi tra quelli rurali del senigalliese, inizia la sua politica di espansione  che la  porterà  nel corso del XIII secolo a  raggiungere  (ed  anche superare)  la  sua attuale consistenza territoriale, e ad essere annoverata  tra i comuni più forti dell'area esino misena. 

Contesa da guelfi e ghibellini, subisce nel corso del XIV sec. la signoria dei Chiavelli di Fabriano, con Tommaso e poi Alberghetto, e quella  sia pure breve di Nicolò di Buscareto.

Il periodo del massimo splendore di Rocca  Contrada fu certamente il secolo XV, in particolare la prima metà, e fu legato al nome di due celebri   condottieri  che  la   tennero   in   particolare considerazione non solo per il valore militare dei suoi  abitanti, ma  anche  per  essere fortezza per  quei  tempi  inespugnabile: Braccio da Montone e Francesco Sforza.

 

Braccio, venuto  in  soccorso di Arcevia che era  assediata  dalle milizie di Ladislao, re di Napoli, perché fedele al papa  Gregorio XII, messi in fuga i suoi nemici fu proclamato sul finire del 1407 signore  di Rocca Contrada e " con le di lei forze (come  ricorda il Campano ) dette principio e fondamento a quel grande impero: imperciocchè comprese anche Roma ". Il disegno di Braccio fu per interrotto dalla morte che lo colse nel 1424.

Questo  disegno  riuscì  invece ad un  altro  famoso  condottiero :Francesco  Sforza, che  entrato con un pretesto nella  Marca, la ridusse  in  breve tempo in suo potere.

Rocca  Contrada  firmò  i capitoli  della resa l'8 gennaio 1434 divenendo di li a poco  una delle piazzeforti pi importanti dei territori controllati  dallo Sforza e cardine delle sue difese. Con la perdita di Arcevia, agli inizi  dell'ottobre  1445,inizi la fine  del  dominio  sforzesco nella Marca.

Con  lettera  del  31  agosto 1449 Nicolò V  nel  lodare  la  sua devozione  e  fedeltà  le riconobbe il  titolo  di  propugnaculum Ecclesie.

Dal 1500, con la pacificazione dello Stato della Chiesa, le Marche acquisirono  un ruolo sempre più marginale  rispetto  agli avvenimenti nazionali.

Arcevia, perduta  la sua importanza di  roccaforte  militare, anche per  l'evoluzione  delle nuove armi da guerra,  venne  ad  essere ricercata, specie dal ceto nobiliare e prelatizio, come luogo  di soggiorno  in particolare nei mesi estivi, famosa, come  sottolinea il Biondo," per l'aria purgata e i vini generosi ".

 

Gli  stessi  vescovi di Senigallia, che nella seconda metà del 1300 vi edificarono l'episcopio, vi trascorrevano buona parte dell'estate.

E  proprio  al vescovo Marco Vigerio I della Rovere, ed  ai suoi successori e nipoti Marco Vigerio II ed Urbano Vigerio, si deve la forte spinta culturale che connotò Arcevia tra la fine del XV sec. e la seconda metà del XVI sec. A loro si deve anche la venuta in Arcevia del principe Gherardo Cibo, botanico e raffinato miniaturista, pronipote di Innocenzo VIII, e di sua madre Bianca Maria, sorella del vescovo di Senigallia Marco Vigerio II.  A questi illustri personaggi si devono non  solo importanti iniziative edilizie come l'ingrandimento dell'episcopio, che venne collegato con un portico  alla   chiesa di   S. Francesco, o  l'edificazione  del   conservatorio   di S. Sebastiano, ma anche il restauro e l'abbellimento delle maggiori chiese, utilizzando qualificate maestranze  ed  artisti rinomati.

Anche le più importanti famiglie arceviesi parteciparono con slancio a questo rinnovamento culturale, edificando nuovi  palazzi patrizi (così tra gli altri fecero i  Fossi,  i Mannelli  delle  Logge  e di Piazza, i Tasti,  gli  Zitelli, gli Alavolini) che arricchirono  di ravo opere d'arte.

Un   clima,  dunque,  intriso  di  cultura   rinascimentale   che interessò, in vero, una ristretta  cerchia  di  persone   dalla raffinata sensibilità, ma che certamente irradiò i suoi   benefici  effetti  su  tutta la popolazione ed i cui segni  tangibili  sono pervenuti sino a noi, intatti, nelle forme mirabili dei capolavori di Luca Signorelli, degli splendidi invetriati  dei Della Robbia, nelle luminose tavole di Venanzo  da Camerino e Piergentile da Matelica, di Lorenzo  d'Alessandro, di Nicolò Alunno, nei  lavori d'intaglio di Corrado  Teutonico, nei preziosi  manufatti  di  Cesarino del Roscetto e  di  altri  noti artisti.

In questo mondo aperto ai nuovi impulsi culturali e toccato dalla cultura rinascimentale viene alla luce Ercole Ramazzani, uno dei più significativi pittori del manierismo marchigiano, allievo  del  grande Lorenzo Lotto. Il Ramazzani lascerà in tutta la regione numerose e valide  testimonianze della sua intensa attività  pittorica ed anche di plasticatore. In  Arcevia darà vita ad una fiorente bottega, proseguita dal pur bravo figlio Giampaolo, e ad una  tradizione ininterrotta di artisti  di valore che giungerà sino ai giorni nostri con Bruno d'Arcevia.

 

Tra  gli avvenimenti pi importanti che interessano le Marche ed Arcevia in particolare nel XVII sec. c’è la devoluzione, nel  1631, del  ducato  di Urbino allo Stato della Chiesa a seguito della morte, senza eredi, del duca Francesco Maria II.

Alla  consorte, duchessa Livia della Rovere, venne  concesso, come ricompensa  della  perdita subita, il governatorato  perpetuo  di Rocca  Contrada, Corinaldo e Castelleone di Suasa, che tenne  sino alla  morte  avvenuta  nel 1641. La presenza  della  duchessa  in Arcevia, dove  risiedeva  specie nei mesi estivi nel  suo  palazzo fatto  costruire dopo il 1635, dotato di un piccolo teatro, faceva rivivere  qui  un pizzico della mondanità che  caratterizzava  la vita  della corte urbinate. Ed in questo fervore erano  coinvolte tutte  le  maggiori famiglie patrizie con alcune delle  quali  la duchessa  aveva  anche  stretto  rapporti  di  amicizia , come  i Mannelli, i Carletti, gli Zitelli.

Livia  fu  presente, pochi mesi prima di morire, alla  posa  della prima pietra della nuova collegiata di S.Medardo, che insieme alla ricostruzione  dell'episcopio  e  del  teatro  comunale  (1668  ) rappresentarono   gli  interventi  edilizi  più  importanti del secolo, che ridisegnarono l'impianto  urbanistico  del   centro storico  della cittadina.

Sul finire del 1600 inizia il decadimento della vita  pubblica, ma anche  culturale  e diremmo edilizio -ambientale di Arcevia.

Decadimento, che si va accentuando agli inizi del secolo seguente, legato soprattutto all'estinzione, ma anche al trasferimento  di alcune antiche  nobili  famiglie  che   avevano   notevolmente contribuito con la loro presenza a tenere vivi ed alti quei fermenti culturali  che  avevano  caratterizzato,  nel  passato, la  vita pubblica della cittadina.

 

Nella  seconda metà del XVIII sec., con la ripresa degli studi patrii, storici   e   letterari,  ad  opera  di   un   gruppo   di intellettuali  raccolti nella Colonia Misena, tra  cui  spiccavano l'Abbondanzieri, il  Brunamonti, il Cesari, il Pagni, Arcevia rivive un rinnovato fervore culturale che si ripercuote ancora una volta sulla  vita stessa della cittadina. Viene ricostruito  il  teatro comunale, in muratura, ampliati diversi palazzi patrizi (Fossi  di piazza, Toderi, Tarughi ), costruita la strada nuova con la  porta di S. Caterina, risistemate le strade interne e le mura di cinta.

La ventata  rivoluzionaria napoleonica  scosse  le  sonnacchiose Marche da quell'immobilismo politico, economico, sociale voluto dall'oligarchia  al  potere, che aveva  caratterizzato  per  lungo tempo la vita della regione. Nel 1808 le Marche vengono aggregate al regno d'Italia e Rocca Contrada diviene capo di un cantone del Dipartimento  del Metauro. La stella di Napoleone  doveva  ancora brillare per poco sul firmamento europeo. La Restaurazione riportò infatti  al potere la vecchia classe nobiliare con i precedenti regolamenti.

 

Con  lettera  apostolica del 16 settembre 1817, Pio VII  mutò  il nome  di  Rocca Contrada in quello  di  Arcevia, con il titolo di città, sollecitato dalle premure di quanti, studiosi e non, volevano sancirne  una  più  nobile  e  antica  origine  .

Con ciò, però, si veniva a perdere, e definitivamente  anche  nel nome, quel  glorioso ricordo della rocca, emblema e simbolo  stesso della  grandezza della cittadina, che proprio su  quella  fortezza aveva  nel  tempo  costruito la sua fortuna. Ora  se  ne  sanciva ufficialmente anche l'oblio, pur se l'intendimento dei  promotori era stato tutt'altro : esaltarne la dignità storica.

I moti risorgimentali che precedettero l’Unità d’Italia interessarono anche Arcevia ed il suo territorio e gli arceviesi vi parteciparono con un generoso contributo di sangue.

Dopo l’Unità d’Italia si avviò anche qui  quel processo di sviluppo sociale, economico ed anche urbanistico che caratterizzò un po’ tutta l’Italia.

 

 Nella seconda metà dell’Ottocento va segnalata la ripresa delle iniziative culturali ed in particolare degli studi di storia patria per opera di Anselmo Anselmi, Giovanni Crocioni, Medardo Morici, Carlo e Francesco Severini.

L’Anselmi darà vita in Arcevia alla pubblicazione della Nuova Rivista Misera un periodico a contenuto storico artistico culturale di rilevanza regionale.

Intorno alla metà degli anni Trenta vanno ricordati i lavori di ristrutturazione del palazzo comunale che riacquista in parte le forme originarie e quelli di recupero e consolidamento del centro storico cittadino.

Anche Arcevia è scossa dagli orrori della Seconda guerra mondiale: lutti e devastazioni la segnano profondamente. Dopo l’armistizio dell’8 settembre 1943 inizia la Resistenza agli occupanti tedeschi ed ai loro alleati repubblichini. In questo clima di odio e vendetta si consumano le tragedie di monte S. Angelo con la morte di una cinquantina di persone e quella della Madonna dei monti, dove tredici furono le persone uccise.

Dal secondo dopoguerra con l’avvio della ricostruzione vengono estese a tutto il comune le opere di urbanizzazione primaria e secondaria. Vengono inoltre realizzati impianti alberghieri, di ristoro, di agriturismo e sportivi, nonché complessi di edilizia residenziale. E in un’ottica di politica comunale sensibile  a soddisfare la domanda di un turismo che si va caratterizzando sempre più come culturale, sono stati effettuati importanti restauri di carattere storico artistico come il Teatro ottocentesco Misa, il duecentesco palazzo comunale, il complesso di S. Francesco, la collegiata di S. Medardo.

 

 Arcevia, che conta oggi circa seimila abitanti, si estende oltre l’antica cinta  muraria quasi in continuità con il borgo delle Conce, dove maggiori si fanno gli insediamenti industriali, tra i quali va ricordata l’Ariston, ed artigianali che vanno ad aggiungersi alle attività tradizionali, in particolare l’agricoltura.

Arcevia non solo per la sua posizione naturale, il clima mite, l’aria salubre, i  vini generosi ed i prodotti genuini ma anche per i tesori d’arte che custodisce e per la memoria del glorioso passato che conserva nella sua struttura urbanistica, per i suoi castelli storici sparsi nel suo territorio, è ancor oggi un luogo ideale di soggiorno estivo e merita comunque, anche per il turista frettoloso, una sosta. 

 

                         Paolo Santini