Le più antiche
testimonianze di stanziamenti abitativi nel territorio arceviese risalgono alla profonda preistoria, al Paleolitico Superiore (Ponte di Pietra da 27.000 a
25.000 anni a.C.) proseguendo nel
Neolitico (Cava Giacometti) e nell'Eneolitico (villaggi di Conelle e di monte Croce
Guardia) per giungere all'epoca storica con
l'insediamento dei Galli Senoni (Civitalba e Montefortino dal V
sec. a.C. ) e la successiva dominazione romana ( battaglia di Sentino del 295
a.C. ). Nell’importante Museo archeologico statale, nel chiostro di S. Francesco, sono
documentati i ritrovamenti e le campagne di scavo succedutisi nel tempo
riguardo i più importanti siti archeologici del territorio.
Le origini di Arcevia si fanno
risalire al periodo delle prime invasioni barbariche (V sec. d.C.),
pur ritenendo possibile che la località sia stata abitata da tribù galliche.
Il primo nucleo
abitativo si consolidò per l'afflusso
sulle asperità del Sasso
Cischiano delle schiere di fuggitivi
dai vicini centri romani di Ostra, Suasa, Sentinum e Sena assaliti
dai barbari.
Arcevia fu quindi occupata per scopi
strategico militari dai Longobardi che la tennero fino a che non
fu loro tolta da Pipino re dei Franchi
per donarla, come ritenuto da alcuni storici, a papa Stefano II nel 754 d.C.
(ricordata nel documento di donazione come Acerra ,Acerragium, Agiomontem).
Liberata definitivamente da Carlo Magno fu
ingrandita e fortificata dai
Franchi, che qui si insediarono
lasciando segni tangibili della
loro presenza. Tra questi una preziosa reliquia di S. Medardo,
patrono di Arcevia e titolare della collegiata, vescovo di Noyon
e Tournay, morto nel 545 o secondo altri nel 564, assai venerato da
quella popolazione.
Nella prima metà del XII secolo Arcevia è menzionata nei documenti con
l’appellativo di Rocca, probabile castello di qualche signore feudale, e
nel 1147 sembrerebbe appartenere come Rocka de Contrado ad un certo Contrado o Conrado di origine longobarda.
Agli inizi del 1200 Arcevia, da allora chiamata Rocca
Contrada, che sul finire del secolo precedente si era costituita in
comune, uno dei primi tra quelli rurali del senigalliese, inizia la sua
politica di espansione che la porterà
nel corso del XIII secolo a
raggiungere (ed anche superare) la sua attuale
consistenza territoriale, e ad essere annoverata tra i comuni più forti dell'area esino misena.
Contesa da guelfi e ghibellini, subisce nel corso del XIV sec. la
signoria dei Chiavelli di Fabriano, con Tommaso e poi Alberghetto, e
quella sia pure breve di Nicolò di
Buscareto.
Il periodo del massimo splendore di Rocca Contrada fu certamente il secolo XV, in particolare la prima
metà, e fu legato al nome di due celebri
condottieri che la
tennero in particolare considerazione non solo per il
valore militare dei suoi abitanti,
ma anche per essere fortezza
per quei tempi inespugnabile:
Braccio da Montone e Francesco Sforza.
Braccio, venuto in soccorso di Arcevia che era assediata
dalle milizie di Ladislao, re di Napoli, perché fedele al papa Gregorio XII, messi in fuga i suoi nemici fu
proclamato sul finire del 1407 signore
di Rocca Contrada e " con le
di lei forze (come ricorda il
Campano ) dette principio e fondamento a
quel grande impero: imperciocchè comprese anche Roma ". Il disegno di
Braccio fu per interrotto dalla morte che lo colse nel 1424.
Questo disegno riuscì
invece ad un altro famoso
condottiero :Francesco Sforza,
che entrato con un pretesto nella Marca, la ridusse in breve tempo in suo
potere.
Rocca Contrada firmò
i capitoli della resa l'8
gennaio 1434 divenendo di li a poco una
delle piazzeforti pi importanti dei territori controllati dallo Sforza e cardine delle sue difese. Con
la perdita di Arcevia, agli inizi
dell'ottobre 1445,inizi la
fine del dominio sforzesco nella
Marca.
Con lettera del
31 agosto 1449 Nicolò V nel
lodare la sua devozione e fedeltà le riconobbe il titolo di propugnaculum Ecclesie.
Dal 1500, con la pacificazione dello Stato della Chiesa, le Marche
acquisirono un ruolo sempre più
marginale rispetto agli avvenimenti nazionali.
Arcevia, perduta la sua importanza di
roccaforte militare, anche
per l'evoluzione delle nuove armi da guerra, venne
ad essere ricercata, specie dal
ceto nobiliare e prelatizio, come luogo
di soggiorno in particolare nei
mesi estivi, famosa, come sottolinea il
Biondo," per l'aria purgata e i vini generosi ".
Gli stessi vescovi di Senigallia, che nella seconda
metà del 1300 vi edificarono l'episcopio, vi trascorrevano buona parte
dell'estate.
E proprio al vescovo Marco Vigerio I della Rovere,
ed ai suoi successori e nipoti Marco
Vigerio II ed Urbano Vigerio, si deve la forte spinta culturale che connotò
Arcevia tra la fine del XV sec. e la seconda metà del XVI sec. A loro si deve
anche la venuta in Arcevia del principe Gherardo Cibo, botanico e raffinato
miniaturista, pronipote di Innocenzo VIII, e di sua madre Bianca Maria, sorella
del vescovo di Senigallia Marco Vigerio II.
A questi illustri personaggi si devono non solo importanti iniziative edilizie come l'ingrandimento
dell'episcopio, che venne collegato con un portico alla chiesa di S. Francesco, o l'edificazione del conservatorio di S. Sebastiano, ma anche il restauro e l'abbellimento delle
maggiori chiese, utilizzando qualificate maestranze ed artisti rinomati.
Anche le più importanti famiglie arceviesi parteciparono con slancio a
questo rinnovamento culturale, edificando nuovi palazzi patrizi (così tra gli altri fecero i Fossi,
i Mannelli delle Logge
e di Piazza, i Tasti, gli Zitelli, gli Alavolini) che
arricchirono di ravo opere d'arte.
Un clima, dunque,
intriso di cultura
rinascimentale che interessò,
in vero, una ristretta cerchia di
persone dalla raffinata
sensibilità, ma che certamente irradiò i suoi
benefici effetti su tutta la popolazione ed i cui segni tangibili sono pervenuti
sino a noi, intatti, nelle forme mirabili dei capolavori di Luca Signorelli,
degli splendidi invetriati dei Della
Robbia, nelle luminose tavole di Venanzo
da Camerino e Piergentile da Matelica, di Lorenzo d'Alessandro, di Nicolò Alunno, nei lavori d'intaglio di Corrado Teutonico, nei preziosi manufatti
di Cesarino del Roscetto e di
altri noti artisti.
In questo mondo aperto ai nuovi impulsi culturali e toccato dalla
cultura rinascimentale viene alla luce Ercole Ramazzani, uno dei più
significativi pittori del manierismo marchigiano, allievo del
grande Lorenzo Lotto. Il Ramazzani lascerà in tutta la regione numerose
e valide testimonianze della sua
intensa attività pittorica ed anche di
plasticatore. In Arcevia darà vita ad
una fiorente bottega, proseguita dal pur bravo figlio Giampaolo, e ad una tradizione ininterrotta di artisti di valore che giungerà sino ai giorni nostri
con Bruno d'Arcevia.
Tra gli avvenimenti pi importanti
che interessano le Marche ed Arcevia in particolare nel XVII sec. c’è la
devoluzione, nel 1631, del ducato
di Urbino allo Stato della Chiesa a seguito della morte, senza eredi,
del duca Francesco Maria II.
Alla consorte, duchessa Livia
della Rovere, venne concesso, come
ricompensa della perdita subita, il governatorato perpetuo
di Rocca Contrada, Corinaldo e
Castelleone di Suasa, che tenne sino
alla morte avvenuta nel 1641. La
presenza della duchessa
in Arcevia, dove risiedeva specie nei mesi estivi nel suo
palazzo fatto costruire dopo il
1635, dotato di un piccolo teatro, faceva rivivere qui un pizzico della
mondanità che caratterizzava la vita
della corte urbinate. Ed in questo fervore erano coinvolte tutte le maggiori famiglie
patrizie con alcune delle quali la duchessa
aveva anche stretto
rapporti di amicizia , come i Mannelli, i Carletti, gli Zitelli.
Livia fu presente, pochi mesi prima di morire,
alla posa della prima pietra della nuova collegiata di S.Medardo, che
insieme alla ricostruzione
dell'episcopio e del
teatro comunale (1668
) rappresentarono gli interventi
edilizi più importanti del secolo, che ridisegnarono
l'impianto urbanistico del
centro storico della cittadina.
Sul finire del 1600 inizia il decadimento della vita pubblica, ma anche culturale e diremmo
edilizio -ambientale di Arcevia.
Decadimento, che si va accentuando agli inizi del secolo seguente,
legato soprattutto all'estinzione, ma anche al trasferimento di alcune antiche nobili famiglie che
avevano notevolmente contribuito
con la loro presenza a tenere vivi ed alti quei fermenti culturali che
avevano caratterizzato, nel
passato, la vita pubblica della
cittadina.
Nella seconda metà del XVIII
sec., con la ripresa degli studi patrii, storici e letterari, ad
opera di un
gruppo di intellettuali raccolti nella Colonia Misena, tra cui
spiccavano l'Abbondanzieri, il
Brunamonti, il Cesari, il Pagni, Arcevia rivive un rinnovato fervore
culturale che si ripercuote ancora una volta sulla vita stessa della cittadina. Viene ricostruito il
teatro comunale, in muratura, ampliati diversi palazzi patrizi
(Fossi di piazza, Toderi, Tarughi ),
costruita la strada nuova con la porta
di S. Caterina, risistemate le strade interne e le mura di cinta.
La ventata rivoluzionaria napoleonica scosse le sonnacchiose Marche da quell'immobilismo politico, economico, sociale voluto dall'oligarchia al potere, che aveva caratterizzato per lungo tempo la vita della regione. Nel 1808 le Marche vengono aggregate al regno d'Italia e Rocca Contrada diviene capo di un cantone del Dipartimento del Metauro. La stella di Napoleone doveva ancora brillare per poco sul firmamento europeo. La Restaurazione riportò infatti al potere la vecchia classe nobiliare con i precedenti regolamenti.
Con lettera apostolica del 16 settembre 1817, Pio
VII mutò il nome di Rocca Contrada in quello di
Arcevia, con il titolo di città, sollecitato dalle premure di quanti,
studiosi e non, volevano sancirne
una più nobile
e antica origine
.
Con ciò, però, si veniva a perdere, e definitivamente anche
nel nome, quel glorioso ricordo
della rocca, emblema e simbolo stesso
della grandezza della cittadina, che
proprio su quella fortezza aveva nel tempo costruito la sua fortuna. Ora se
ne sanciva ufficialmente anche
l'oblio, pur se l'intendimento dei
promotori era stato tutt'altro : esaltarne la dignità storica.
I moti risorgimentali che precedettero l’Unità d’Italia interessarono
anche Arcevia ed il suo territorio e gli arceviesi vi parteciparono con un
generoso contributo di sangue.
Dopo l’Unità d’Italia si avviò anche qui quel processo di sviluppo sociale, economico ed anche urbanistico
che caratterizzò un po’ tutta l’Italia.
Nella seconda metà
dell’Ottocento va segnalata la ripresa delle iniziative culturali ed in
particolare degli studi di storia patria per opera di Anselmo Anselmi, Giovanni
Crocioni, Medardo Morici, Carlo e Francesco Severini.
L’Anselmi darà vita in Arcevia alla pubblicazione della Nuova Rivista
Misera un periodico a contenuto storico artistico culturale di rilevanza
regionale.
Intorno alla metà degli anni Trenta vanno ricordati i lavori di
ristrutturazione del palazzo comunale che riacquista in parte le forme
originarie e quelli di recupero e consolidamento del centro storico cittadino.
Anche Arcevia è scossa dagli orrori della Seconda guerra mondiale: lutti
e devastazioni la segnano profondamente. Dopo l’armistizio dell’8 settembre
1943 inizia la Resistenza agli occupanti tedeschi ed ai loro alleati
repubblichini. In questo clima di odio e vendetta si consumano le tragedie di
monte S. Angelo con la morte di una cinquantina di persone e quella della
Madonna dei monti, dove tredici furono le persone uccise.
Dal secondo dopoguerra con l’avvio della ricostruzione vengono estese a
tutto il comune le opere di urbanizzazione primaria e secondaria. Vengono
inoltre realizzati impianti alberghieri, di ristoro, di agriturismo e sportivi,
nonché complessi di edilizia residenziale. E in un’ottica di politica comunale
sensibile a soddisfare la domanda di un
turismo che si va caratterizzando sempre più come culturale, sono stati
effettuati importanti restauri di carattere storico artistico come il Teatro
ottocentesco Misa, il duecentesco palazzo comunale, il complesso di S.
Francesco, la collegiata di S. Medardo.
Arcevia, che conta oggi circa
seimila abitanti, si estende oltre l’antica cinta muraria quasi in continuità con il borgo delle Conce, dove
maggiori si fanno gli insediamenti industriali, tra i quali va ricordata
l’Ariston, ed artigianali che vanno ad aggiungersi alle attività tradizionali,
in particolare l’agricoltura.
Arcevia non solo per la sua posizione naturale, il clima mite, l’aria
salubre, i vini generosi ed i prodotti
genuini ma anche per i tesori d’arte che custodisce e per la memoria del
glorioso passato che conserva nella sua struttura urbanistica, per i suoi
castelli storici sparsi nel suo territorio, è ancor oggi un luogo ideale di
soggiorno estivo e merita comunque, anche per il turista frettoloso, una
sosta.
Paolo
Santini