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Tarpezzo: vivere
vicino alle cave

Difendiamo il Craguenza
comitato contro le cave

 

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Da qualche mese la cava di pietra piasentina sita nella Frazione di 'Tarpezzo', in Comune di San Pietro al Natisone, ha ripreso la sua attività e camion carichi di pietra escono ormai con regolarità dal luogo di estrazione.
Forte è la preoccupazione nella piccola frazione di Tarpezzo per quello che sta accadendo e per quello che si sta profilando per il futuro: un ulteriore abbassamento della qualità della vita per coloro che abitano in quella zona.
I lavori di sistemazione della strada di accesso alla cava, la realizzazione di un muro di contenimento, le opere di sbancamento della montagna necessari a portare alla luce la pietra, l'attività di estrazione e trasporto del materiale con l'utilizzo di scavatori e di macchine operatrici pesanti, producono un alto livello di rumore che, prolungandosi per ore, condiziona pesantemente la vita dei paesani le cui abitazioni sono collocate a breve distanza dal luogo dei lavori. Le richieste di un intervento da parte delle autorità locali non hanno prodotto alcun effetto e non manca nemmeno l'indignazione verso chi, a livello regionale, ha autorizzato l'apertura di una cava a così breve distanza dal centro abitato. Sono ormai anni che la vita a Tarpezzo è condizionata dalle cave, anche perché questa piccola frazione è letteralmente ''assediata“ dalle medesime. Sul lato sinistro del torrente Alberone, a poche centinaia di metri dall'abitato in direzione di Clastra, da anni sono attive alcune importanti cave di pietra piasentina, ora la ripresa dell'attività della cava in prossimità della strada di accesso alla piccola frazione chiude il fronte anche sul lato opposto.
Tutto questo ha come conseguenza, oltre all'elevato livello dei rumori dovuti all'attività delle macchine operatrici e all'uso degli esplosivi (l'esplosione di una mina, alcuni mesi fa, ha fatto tremare le case con forza), un incremento del traffico di veicoli pesanti carichi di pietre su una strada di modeste dimensioni, un aumento delle vibrazioni sulle abitazioni che, in alcuni casi, portano i segni di questa attività prolungata nel tempo, un aumento delle polveri, …
Come si fa a vivere serenamente in queste condizioni? Come si fa a vivere se la tranquillità delle persone è costantemente negata da attività che frequentemente si prolungano dalle 7.00 del mattino fino alle 17.00, a volte anche il sabato e, addirittura nel recente passato anche nei giorni festivi? Come non rimanere sbigottiti quando apprendiamo che le relazioni dei tecnici che hanno seguito l'iter autorizzativo segnalano che queste attività non interferiscono con la vita delle persone?
Ci chiediamo come sia stato possibile autorizzare l'apertura di una cava così vicino al centro abitato, ma soprattutto ci chiediamo se queste attività sono controllate per rendere i disagi legati alla loro attività i più contenuti possibili.
La vita nelle Valli del Natisone non è facile per le difficoltà dovute alla marginalità del nostro territorio, per la carenza di servizi, per la sensazione di isolamento che spinge molte persone ad andare via. Se poi lasciamo mano libera a chi vuole solo appropriarsi della risorsa pietra, in barba a qualsiasi altra considerazione, la situazione non può che peggiorare.

San Pietro al Natisone, 4 novembre 2010

Comitato "Difendiamo il Craguenza"