Community
 
Aggiungi lista preferiti Aggiungi lista nera Invia ad un amico
------------------
Crea
Profilo
Blog
Video
Sito
Foto
Amici
   
 
 

chi siamo

iniziative

diario

rassegna stampa

contatti

immagini e ...

Pegliano

documentazione

archivio

 

rassegna stampa
anno 2011

Difendiamo il Craguenza
comitato contro le cave

in questa pagina riportiamo interventi e articoli riguardanti le
problematiche ambientali e socio-economiche delle Valli del Natisone

 





--
- 15 maggio 2011 - Dom - Legge sulle cave, «comuni espropriati della gestione del loro territorio» -
Nel 2007 ci fu la richiesta di apertura di una cava di pietra piasentina a Cedermas, in comune di Pulfero. Avrebbe rappresentato un nuovo sfregio al territorio delle Valli del Natisone, già costellato da numerose ferite infertegli dai cavatori. Il consiglio comunale, sollecitato dall'azione del comitato «Difendiamo il Craguenza» che raccolse 1236 firme, all'unanimità diede parere negativo e la cava non si fece. Ora, però, l'opposizione degli enti locali non sarebbe più possibile, in quanto la decisione sulla concessione di nuove attività estrattive spetta alla Regione. Il Consiglio regionale lo scorso 4 maggio ha approvato, infatti, la nuova normativa. Gli schieramenti hanno votato compatti: centrodestra a favore, centrosinistra contrario. È rientrato, quindi, il dissenso della Lega Nord, che lo scorso marzo, assieme alle opposizioni, aveva rifiutato la volontà di passare sopra la testa dei sindaci e delle amministrazioni locali. «I comuni sono stati espropriati della titolarità della gestione del loro territorio, laddove si dice che le autorizzazioni possono essere date anche contrariamente a quanto previsto dal piano regolatore comunale. C'è il rischio che un comune si ritrovi una cava in casa senza sapere niente», ha tuonato il relatore di minoranza, Giorgio Brandolin (Pd), che ha sottolineato pure «l'incoerenza» della Lega Nord. Anche Stefano Pustetto (Sel) ha evidenziato che «la legge in vigore aveva un suo perché, questa ha delle forzature e degli eccessi». Alessandro Colautti (Pdl) ha sostenuto, invece, che la nuova normativa «permette di uscire da una fase di anarchia, in cui non c'è una visione d'insieme. Non si può lasciare al comune un diritto d'arbitrio». Non è dello stesso avviso Alessandro Corazza (Idv). «Sei mesi di continui rimandi -— ha dichiarato — che hanno dato tempo a chi ha interessi nel settore di fare quegli affari e compravendite, denunciate durante la lunga discussione in Consiglio regionale, che marchiano l'entrata in vigore di questa legge come una brutta pagina per la politica regionale, oggetto di spartizioni di un mercato ancora poco aperto. Si sarebbe dovuto mettere la tutela dell'ambiente davanti al “partito dei cavatori”, che trova supporter trasversalmente nei due maggiori partiti di maggioranza e opposizione, che in Italia fa enormi guadagni da concessioni che non fanno rientrare nelle casse pubbliche più del 4% del profitto: uno sfruttamento dell'ambiente non sostenibile». In ogni caso le norme approvate sono transitorie. La regolamentazione sull'apertura di nuove cave sarà compito del Piano regionale per le attività estrattive. Brandolin ha scommesso, però, che esso «non vedrà la luce durante il mandato di questo consiglio». Colautti, si è detto certo, invece, che il piano «sarà approvato entro un anno o, comunque, entro la fine della legislatura», dunque entro la primavera 2013. Nelle Valli del Natisone l'approvazione della nuova normativa suscita grande preoccupazione. Si teme l'apertura di nuove cave, con nuovi danni al territorio e senza alcun vantaggio per la popolazione locale. L'attività delle cave, infatti, contrariamente a quanto si possa pensare, non ha portato nelle valli del Natisone nessun tipo di guadagno. Non crea nuovo lavoro in quanto molto materiale viene usato per la costruzione di scogliere a rinforzo degli argini dei fiumi per il quale non c'è bisogno di un particolare lavoro di modellatura, senza contare che di solito le imprese che si occupano delle estrazioni portano spesso con sé gli operai, non coinvolgendo minimamente la forza lavoro della zona. Inoltre, nonostante i comuni ricevano un compenso in denaro da queste imprese, la somma spesso non è nemmeno sufficiente per sistemare le strade danneggiate dal transito dei camion carichi di pietra. (r.d.)

 

- 3 marzo 2011 – Novi Matajur - A S. Pietro critiche alla proposta regionale sulle attività estrattive - “Cave, assurde le nuove norme" - Il Consiglio Regionale è in procinto di approvare una nuova normativa che modificherà radicalmente l’attuale disciplina in materia di concessioni per le nuove attività estrattive. Le principali caratteristiche del disegno di legge regionale sono state illustrate venerdì scorso, 25 febbraio, a San Pietro in una partecipatissima assemblea pubblica, promossa dalle sezioni locali del Partito Democratico e di Sinistra Ecologia e Libertà, relatori i consiglieri regionali Giorgio Brandolin (Pd) e Stefano Pustetto (Sel). Entrambi i relatori hanno posto l’accento sulla disposizione, definita «assurda», secondo cui non sarà più necessario il consenso dei sindaci e dei consigli comunali per ottenere l’autorizzazione all’apertura di nuove cave sui territori di competenza. Cambia anche - hanno spiegato i due consiglieri - il metodo di individuazione delle zone in cui sarà possibile estrarre: contrariamente a quanto accadeva sinora, la Regione si limiterà ad elencare i siti ‘off-limits’ sottintendendo che nuove colture minerarie potranno essere insediate in tutti i luoghi non espressamente indicati. Secondo Brandolin, l’amministrazione regionale non è stata capace di trovare un giusto punto d’equilibrio tra l’interesse dei cittadini e quello, altrettanto legittimo, degli operatori economici del settore. «Questo ddl  – ha proseguito il consigliere Pd –  è stato improntato esclusivamente per rispondere agli interessi dei cavatori che hanno “fiutato” gli affari legati all’imminente realizzazione della terza corsia dell’A4 e dei nuovi tratti di scorrimento veloce, stradali e ferroviari, attinenti al completamento del “corridoio cinque”». Ancor più critico Stefano Pustetto che ha attribuito alla retorica del «decisionismo» la volontà del centro-destra regionale di modificare in un verso scarsamente democratico la precedente normativa. «Ogni volta che c’è spazio per la discussione e il confronto – ha ribadito Pustetto -  questa maggioranza si mostra insofferente». Giudizi negativi nei confronti del ddl sono stati espressi anche in tutti i numerosi interventi che si sono succeduti nel corso del dibattito. Simone Bordon, capogruppo della Lista civica – La nostra Terra di San Pietro al Natisone, ha sottolineato come il provvedimento peggiori la disciplina precedente anche nel punto in cui spoglia i Consigli comunali della potestà di indicare nel piano urbanistico quali porzioni del proprio territorio potevano essere adatte all’apertura di nuove attività estrattive. Fabrizio Dorbolò, segretario della sezione locale di Sinistra Ecologia e Libertà, ha aggiunto che, a suo modo di vedere, le Valli del Natisone hanno già sofferto abbastanza per danni causati dalle cave di pietra che ancora ne deturpano pesantemente il paesaggio. Critici anche il sindaco di Faedis Cristiano Shaurli e i consiglieri di opposizione del comune di San Leonardo Stefano Predan e Francesco Tomada, secondo i quali la nuova legge sacrifica il potere decisionale delle amministrazioni comunali a favore del centralismo decisionale della Regione che, invece di fornire linee-guida programmatiche come dovrebbe, interviene con norme specifiche. Per Michele Coren, infine, come già accaduto per il disegno di legge sulle nuove Unioni dei Comuni Montani, la maggioranza del Consiglio Regionale non ha rispettato le norme a tutela della minoranza slovena. Secondo l’articolo 21 della legge 38/2001, citato da Coren, infatti “l’uso del territorio, i piani di programmazione economica, sociale ed urbanistica e la loro attuazione anche in caso di espropri devono tendere alla salvaguardia delle caratteristiche storico-culturali”.

 

- 3 marzo 2011 - Il Gazzettino - Ricucito il clamoroso strappo di martedì sulle cave ma serve un vertice di maggioranza per i "malesseri" del Carroccio - Lega-Pdl, tregua armata sulla partita delle nomine - Lega e Pdl ricuciono il clamoroso strappo di martedì, quando il Carroccio, unendosi all'opposizione, aveva stoppato in Consiglio la legge sulle cave. Ieri la via d'uscita sul merito, con lo slittamento del prosieguo della discussione alla prossima sessione d'Aula per dare il tempo di approfondire due questioni care alla Lega: introduzione nella norma del tema dello sghiaiamento dei fiumi e rivisitazione dell'articolo 5 per salvaguardare il potere dei Comuni negli iter autorizzativi. Una mediazione trovata dopo consultazioni ripetute tra capigruppo, ma soprattutto con un patto: a breve, forse brevissimo, un tavolo politico (capigruppo, coordinatori regionali e presidente della Regione) per risolvere i nodi tra i due partiti a proposito di nomine per poltrone in scadenza, candidati per le elezioni amministrative e alcuni atti amministrativi che hanno creato malumori. È dunque tregua armata. Praticamente un fuoco rispedito sotto la cenere, dopo che ieri, a metà pomeriggio, rischiava di generare fiamme alte se attorno alle 15 il capogruppo del Carroccio, Danilo Narduzzi, sbottava con un «qui la situazione peggiora di ora in ora». Dopo un'oretta, però, animi più distesi e lo stesso Narduzzi ha chiesto e ottenuto a maggioranza in Aula l'inversione dell'ordine del giorno sulla legge. Le questioni altre, si sono detti in sostanza i capigruppo, non possono essere rovinosamente riversate sui provvedimenti legislativi. Se ne parli al tavolo e sulle cave troviamo il modo d'uscirne. Anche perché, ormai, il «segnale» al Pdl era stato ben che lanciato: la Lega c'è, ha un peso e deve essere considerata. Che anzi, si ragionava tra le fila leghiste, «se il Psi dei tempi andati fosse cresciuto quanto noi, una crisi di governo a quest'ora l'avrebbe già fatta». Quindi, rendersi responsabili di una crisi di questi tempi proprio no, ma inviare un «segnalino» sì. Ma per dire che? In ballo c'è più di qualche sedia e un po’ ovunque. Per fare solo qualche esempio: Sgr, controllata di Friulia, e quelle in scadenza alla fiera di Udine, all'Aussa Corno, al Catas. E poi tutto quel che da tempo c'è sottotraccia, per un Pdl che si è ritagliato una «vetrina» non di poco conto sulla partita delle infrastrutture, in tema di commissario della Laguna di Grado e Marano e nell'ambito sanitario. Non da ultimo, pesi e contro pesi in vista delle amministrative di maggio. Per il tavolo politico, un'agenda fitta. (a.l.)

 

- 2 marzo 2011 - Il Gazzettino - Tensione sulle cave in Regione, traballa l’accordo Pdl-Lega sul sindaco - Lunedì sera sembrava fatta. In calce all’accordo tra Pdl, Lega e Udc sui sindaci mancava soltanto la firma dei rispettivi partiti: berlusconiani e padani avevano chiesto di rinviare la sigla a domani, dopo un passaggio con i rispettivi vertici regionali. Ma ieri, in Consiglio regionale, sono scoppiate tensioni tra Pdl e Lega sulla normativa che regolerà l’attività estrattiva. Sono questi nuovi "mal di pancia" che potrebbero mettere in pericolo l’ipotesi di intesa raggiunta che prevede la candidatura di Giuseppe Pedicini a sindaco di Pordenone. A battere i pugni sui banchi del Consiglio regionale sono stati i leghisti che hanno anche presentato alcuni emendamenti in compagnia dell’opposizione. «Non è possibile - è sbottato il capogruppo dei padani, Danilo Narduzzi - che con questa legge i sindaci e i consigli comunali vengano espropriati del diritto di poter dire la loro rispetto agli impianti estrattivi previsti sui territori. Le decisioni sarebbero accentrate in capo alla direzione regionale dell’assessorato all’Ambiente, questo noi contestiamo». Narduzzi ha poi accusato il Pdl di "non rispettare i patti". Ha risposto Isidoro Gottardo: «Non è così, i patti sottoscritti li rispettiamo». In Regione, la discussione sulla legge che riguarda le cave è stata sospesa. La vicenda, nonostante la Lega sostenga che è separata dall’accordo pordenonese per i sindaci, potrebbe ripercuotersi nell’intesa. Tanto per cominciare domani sera non ci sarà alcun incontro: Narduzzi e Salvador saranno in Consiglio. «Forse - sostiene Narduzzi - ci vedremo venerdì. E nulla è ancora scontato». E il Carroccio rilancia: «Il nostro direttivo potrebbe decidere una corsa in solitaria». Dal Pdl Angioletto Tubaro fa sapere: «Spero che si chiuda senza nuove provocazioni». E Maurizio Salvador dell’Udc: «Fosse stato per noi la firma ci sarebbe già stata». (d.l.)

 

- 2 marzo 2011 - Il Gazzettino - Affossata dalla Lega la legge sulle cave - Inedita alleanza in Consiglio regionale: Lega e Pd, infatti, affossano la legge sulle cave che aveva appena iniziato il suo iter. La Lega insiste che è questione di merito. Il Pdl risponde che è un pretesto. Una prova di forza, più che per problemi politici per affari di poltrone. Fatto sta che, nel mentre si scrive, la legge sembra destinata al ritiro, anche se la parola definitiva si saprà oggi. L'incaglio definitivo è giunto al secondo articolo, quando la Lega vota insieme con l'opposizione un sub emendamento che riporta in capo ai sindaci un procedimento autorizzativo che il testo prevedeva in capo alla Regione perché responsabile del Prae. Il capogruppo del Carroccio, Danilo Narduzzi, sostiene la presa di posizione, negando che in ballo ci siano nodi irrisolti per le candidature delle amministrative: «Le vicende elettorali di Pordenone non c'entrano. È questione di merito. Non è possibile esautorare i sindaci e per questo abbiamo votato l'emendamento del consigliere Pustetto». Lo sostiene il segretario regionale, Pietro Fontanini: «Il problema sta nella norma. Pare di essere di fronte ad un comitato d'affari: prendere o lasciare. Insostenibile». E se la prende con il Pdl: «Decide sempre cosa fare e noi ogni tanto accettiamo, ma le sue sono sempre priorità, le nostre no». Rafforza la questione di merito il Pd. «È merito nostro se è stata bloccata la legge - sottolinea il capogruppo Gianfranco Moretton -. Impedire ai Comuni di decidere sul proprio territorio sarebbe stato anche incostituzionale». Tutt'altra lettura dal Pdl, compatti l'assessore all'Ambiente Luca Ciriani, il capogruppo Daniele Galasso e il relatore di maggioranza Alessandro Colautti. «Il testo ha come obiettivo principale l'eliminazione dell'attuale Far West - dice accalorandosi Ciriani -, stabilendo un fabbisogno di inerti su base regionale e autorizzando poi le attività estrattive di concerto con i Comuni». Quindi, «chi dice no nascondendosi dietro il paravento delle autonomie comunali vuole preservare la deregulation». Galasso ricorda l'accordo di maggioranza che si era concluso lunedì e poi dà l'affondo: «A questo punto credo che ritireremo la legge, ma nessuno si ammanti di nobiltà. È stata solo questione di poltrone», con un riferimento taciuto a Sgr, controllata di Friulia. Conferma il probabile ritiro Colautti: «Non si può snaturare la legge». A Narduzzi, che accusa il Pdl di «non mantenere i patti», risponde il coordinatore Isidoro Gottardo: «Accusa infondata, che respingo nel modo più fermo».

 

- 2 marzo 2011 - Messaggero Veneto - La Lega Nord vota con l'opposizione - Narduzzi: il Pdl non mantiene i patti - L’asse inedito Lega-Pd mette a rischio la tenuta del centro-destra in Consiglio regionale. La maggioranza non cade solo per una questione di tempo: prima del voto decisivo il Pdl riesce a ottenere una sospensione. Al centro dello scontro, ieri in Aula, sia le rivendicazioni su nomine e scelte politiche della Lega, che accusa il Pdl di «non rispettare i patti» ottenendo in replica bordate, sia questioni di merito contenute nel provvedimento sulle attività estrattive. La temperatura sull’asse Pdl-Lega è altissima e c’è perfino chi ipotizza, nelle segrete stanze, una crisi politica. E oggi il progetto di legge verrà probabilmente ritirato per non rischiare altre figuracce. È un altro asse quello su cui si consuma l’amaro martedì della maggioranza di centro-destra. Ma forse è meglio parlare di solo Pdl, perché la Lega gioca una partita diversa, l’Udc e il Misto stanno un po’ a guardare. L’asse inedito è quello tra il Carroccio e il Pd: evocato a livello nazionale dalle interviste del segretario Pier Luigi Bersani sulla Padania, diventato concreto, almeno per un attimo in Friuli Venezia Giulia, sul progetto di legge in materia di attività estrattive. E così il Pdl si ritrova a dover scavare abbastanza per superare la botta. Si capisce già di mattina che la seduta del Consiglio sarà tesa. Il capogruppo del Pd Gianfranco Moretton tenta la carta del rinvio dell’intero provvedimento in commissione e per un soffio la mozione non passa: la Lega, a sorpresa, vota compatta con le opposizioni. Finisce pari, 26 a 26, e così la “maggioranza” tiene, ma subito i lavori vengono sospesi. La pietra dello scandalo, dicono le prime voci nei “passi perduti”, sarebbe la mancata nomina di un leghista alla presidenza di una controllata di Friulia, la Sgr – Società gestione risparmio – che gestisce tra l’altro il fondo di venture capital Aladdin. La voce del Carroccio, invece, parla di dissenso nei confronti della «riduzione dell’autonomia dei Comuni» contenuta nel progetto di legge. La verità, per una volta, non sta in mezzo: ma da entrambe le parti e non ci vuole un genio per scoprirlo. Basta aspettare il primo pomeriggio quando il capogruppo leghista Danilo Narduzzi spiega la sua verità. «Il Pdl non mantiene i patti, a tutti i livelli», attacca. «C’è un’arrabbiatura generale – insiste il leghista – dagli assessorati locali alle nomine, il Pdl non mantiene i patti. Non è colpa del governatore Renzo Tondo, ma è un problema diffuso, che andrà risolto a livello politico». Ma la Lega non condivide il percorso tracciato dagli alleati anche sulle cave: «Ci vuole rispetto del territorio», ammonisce Narduzzi. Passano pochi minuti e il “rispetto” si traduce in uno schiaffo: il Pd presenta un emendamento che garantisce la potestà dei sindaci. Gli alleati dell’opposizione lo condividono e arriva pure l’ok della Lega. A quel punto è il Pdl a chiedere, e ottenere, la sospensione dei lavori. Il capogruppo Daniele Galasso sintetizza: «L’emendamento stravolge il provvedimento. Quello della Lega è un agguato, visto che fino al giorno prima erano d’accordo su tutto». Aggiunge l’assessore Luca Ciriani: «È grave che la Lega si scopra contro la legge unicamente per farne l’ennesima battaglia di una guerra di poltrone sotterranea, ma ancor più grave è mistificare la realtà». E punzecchia Luigi Cacitti (Pdl): «Useremo in futuro il metodo delle scelte ai Comuni per due temi: aperture domenicali e gestione delle acque». Esulta invece l’opposizione: Moretton parla di «vittoria contro l’insana idea del Pdl di spodestare le autonomie locali», mentre Piero Colussi (Cittadini), denuncia una maggioranza «in stato di confusione». (b.p.)

 

- 3 marzo 2011 - Messaggero Veneto - Maniago - Piano estrattivo: «Si modifichi» - Nel momento in cui il consiglio regionale sta discutendo del nuovo Prae, il piano delle attività estrattive, la giunta comunale di Maniago delibera degli emendamenti al disegno di legge, inviati alla Regione. Le perplessità riguardano il ruolo che i Comuni avrebbero nella decisione autorizzativa di una cava o di qualsiasi altra attività estrattiva nel proprio territorio comunale. In pratica, «tale disegno di legge se approvato nel testo proposto risulta lesivo nei confronti dei Comuni, in quanto viene a loro tolto il controllo diretto del proprio territorio», si legge nella delibera approvata all’unanimità. Nel documento in fase di discussione in Regione «si prevede, anche in deroga ai piani regolatori comunali, che la Regione possa autorizzare direttamente le cave accogliendo le richieste dei privati». Un’eventualità che potrebbe nuocere al Comune di Maniago, tenuto conto che recentemente l’amministrazione comunale ha negato alla Cementizillo di Fanna un ampliamento della cava sul monte Albareit: con la nuova legge regionale, questo parere potrebbe essere facilmente aggirato dalla ditta, la quale potrebbe presentare la richiesta direttamente alla Regione, con un esito che potrebbe rovesciare la risposta del Comune. Per questo motivo, la giunta guidata dal sindaco Alessio Belgrado richiede che il testo di legge regionale venga modificato con degli emendamenti che escludano a priori dalle zone di escavazioni oltre a quelle di tutela ambientale anche quelle di interesse storico, culturale e archeologico, nonché quelle vincolate dalla sovrintendenza. Tra le altre cose viene richiesto di sottoporre il Prae a valutazione ambientale strategica con il coinvolgimento degli enti locali. (l.v.)

 

- 2 marzo 2011 - Agenzia Consiglio Notizie - Pustetto, su legge cave la maggioranza barcolla - Già sul secondo articolo del provvedimento sulle attività estrattive il centro destra si è sciolto, andando sotto di ben tre voti. Lo mette in evidenza il consigliere regionale Stefano Pustetto (SA-SEL), presentatore, assieme ai colleghi Narduzzi (LN), Brandolin (PD) e Moretton (PD) di un emendamento che ha ridato voce ai Comuni che erano stati completamente esclusi nella loro potestà decisionale. La legge, infatti, prevedeva che fosse compito della Regione decidere dove si potevano aprire cave e, qualora queste fossero in contrasto con gli strumenti urbanistici comunali, il Comune avrebbe dovuto modificare la propria pianificazione. Se non ottemperava a quanto richiesto, la Regione avrebbe nominato un commissario che avrebbe provveduto alla modifica dello strumento urbanistico. Per questo il Comune doveva fornire il personale e pagare il commissario: come a dire il danno e le beffe. L'emendamento non fa che ripristinare la norma della LR 35/86 in cui si dice che l'apertura, l'ampliamento e l'esercizio dell'attività di estrazione sono subordinati all'autorizzazione dell'assessore competente, previa attestazione comunale di conformità dell'intervento agli strumenti urbanistici vigenti, rilasciata dal sindaco. Dopo questo "incidente" la maggioranza ha chiesto una sospensione della seduta per decidere del suo futuro - conclude Pustetto - inteso come futuro della legge e della maggioranza stessa.

 

- 14 febbraio 2011 - Messaggero Veneto - Moretton: il piano cave è allarmante per i Comuni - Il piano regionale delle attività estrattive metterà in difficoltà le amministrazioni comunali. È la denuncia del capogruppo consiliare del Partito democratico Gianfranco Moretton. Secondo il capogruppo il Piano per le attività estrattive in discussione in Consiglio regionale «è allarmante e giustamente sta mettendo sul piede di guerra molti Comuni». «Con la legge in discussione e che a breve passerà al voto - spiega in una nota Moretton - s’intende far passare un piano in cui sarà la Regione a stabilire i siti di estrazione, anche là dove c’è la contrarietà del Comune. Inutile dire che si tratta di una prevaricazione assai discutibile e che rischia di essere e diventare vessazione per alcuni Comuni». Moretton intende quindi «sollecitare il presidente Tondo a dare giustificazione di una scelta così autoritaria che si oppone alla legge vigente che opera da oltre 30 anni sulle attività estrattive, in cui non solo era rispettata la volontà dei Comuni ma addirittura la decisione finale era unicamente loro e insindacabile. Crediamo sia doverosamente d’obbligo per Tondo motivare le ragioni di questo progetto, che se diventa legge - conclude - sarà devastante per il nostro territorio e tutta la nostra regione».

 

- 25 gennaio 2011 - Il Gazzettino - La nuova legge approda in Consiglio Colautti (Pdl): con queste norme la cornice per il Piano regionale - Se il Comune dice no arriva il commissario - Chi l’avrebbe mai detto: il Pdl si ispira nientemeno che al pensiero negativo, cavallo di battaglia filosofica della Scuola di Francoforte, per sviluppare le attese norme-quadro sulle attività estrattive: «Grazie a un emendamento che sarà portato in Aula, questa sarà una legge in negativo - spiega infatti il relatore Sandro Colautti (Pdl, presidente della 4. Commissione) - quella che la prossima settimana approderà in Consiglio regionale dopo lo stralcio dal Moloch della legge di manutenzione». In negativo perché «tutto ciò che non vi sarà proibito sarà lecito». «Non è una norma-tampone ma un intervento strategico - chiarisce Colautti - che finora non era stato fatto. Se prima si è proceduto su istanze pubbliche e private specifiche, adesso il tema viene affrontato in chiave globale e mai come ora si guarda non soltanto all’impresa ma anche alla difesa dell’ambiente». Inizialmente, la Regione aveva pensato di devoluzionare alle Province la programmazione e tenere per sé soltanto «l’alta programmazione». Tuttavia le Province non hanno accettato d farsi carico dei Piani e così sarà ancora la Regione a dover scrivere un documento unitario, indicando n forma tassativa le tipologie di aree praticabili dalle attività estrattive per genere di cava e materiale, ma saranno anche tolti di mezzo parecchi lacci della burocrazia soprattutto sul fronte delle fideiussioni». In ogni caso «il successivo Piano regionale procederà a una valutazione ambientale strategica, prevista da questa legge che si pone come una sorta di Carta dei valori nel settore». Ma attenzione: se le Province si chiamano fuori, i Comuni non potranno opporsi alle previsioni di legge e Piano: «n quel caso sarà prevista la nomina di un commissario che provveda all’esercizio del diritto», anticipa Colautti, «e l’opposizione non protesti troppo perché è un sistema da tempo in vigore in Toscana, dove non mi pare governi il Centrodestra».
Colautti, comunque, non si nasconde che «questo è un nodo da affrontare nella discussione in Consiglio». E perciò anticipa per la sua parte politica l’opportunità di una «mediazione» che conduca in porto norme cogenti, in grado cioè di rendere effettivi legge e Piano sul territorio. (m.b.)

per consultare la rassegna stampa relativa agli anni 2008 (II semestre) - 2009 - 2010----

clicca qui