n°2
I
maggio - difendere il lavoro
I maggio - difendere
l'ambiente
Lavoro precario, lavoro a
termine, lavoro a progetto, lavoro sottopagato, lavoro pericoloso,
lavoro nero,
Dietro questi
termini si nascondono le condizioni difficili di persone e di
famiglie che non trovano molto spazio sui i normali mezzi di
comunicazione. E' più facile dedicare pagine intere alle
operazioni finanziarie di questo o quel padrone, è più
facile attribuire tutti i mali allo sviluppo economico di una
qualche potenza emergente.
Anche nelle nostre zone il
lavoro non è in buone condizioni: il triangolo della sedia
attraversa un momento difficile, la zona industriale di Cividale
sale all'onore della cronaca solo per i licenziamenti, i trasferimenti
degli operai e i problemi ambientali.
Quando si parla di rimedi a questo
stato di cose saltano immancabilmente fuori le grandi opere e
gli assalti all'ambiente che vengono presentati sempre come occasioni
di sviluppo economico o inevitabili conseguenze del "progresso".
Poco importa se poi il benessere interesserà i soliti
noti e i problemi ambientali e di salute ricadranno su tutti
gli altri.
Alta velocità e cementificio
nella Bassa Friulana, le discariche e, qui da noi, le cave di
pietra piacentina non sono che alcuni esempi di questo modo di
intendere lo sviluppo.
Oggi nel nostro territorio le
cave sono presentate come occasione di sviluppo, di crescita
economica e addirittura di riqualificazione ambientale. La nostra
esperienza quotidiana di cittadini che risiedono nelle Valli
del Natisone dimostra che le cave non creano nuovo lavoro perché il personale che vi opera
è spesso terzista che ruota da cava a cava, gli scalpellini
non servono perché la pietra, che in gran parte è
utilizzata precostruire scogliere, non richiede particolari lavori
di "modellatura".
Le cave non danno ricchezza ai Comuni a cui arriva un equivalente
in denaro nemmeno sufficiente per risistemare la viabilità
danneggiata dal passaggio di camion stracarichi e non sono nemmeno "ecocompatibili" perché le scorie non utilizzabili
rappresentano anche il 70% del lavorato.
Le cave lasciano invece nel territorio
ferite difficili da rimarginare, minano quel bene comune che
è il paesaggio, arricchiscono pochissime persone e lasciano
pochi spiccioli a fronte dei numerosi problemi creati (rumori,
danni alla viabilità, traffico di mezzi pesanti, solo
per citarne alcuni).
Non vogliamo
più le cave né a Pulfero, dove se ne aprirà
una in località Cedarmas, né altrove. Non le vogliamo
perché "rubano" quel bene a disposizione di
tutti che è l'ambiente, compromettono quell'ultima risorsa
che può aiutare lo sviluppo delle nostre Valli quale il
turismo consapevole.
Per il nostro territorio immaginiamo
lavori diversi e uno sviluppo diverso: ci sono località
suggestive di notevole richiamo, ci sono circuiti per mountain
bike e per escursionisti molto belli, ci sono chiesette antiche
da valorizzare e recuperare in chiave storica e turistica, si
possono promuovere piccole iniziative economiche rurali e artigianali,
la cultura può essere occasione per uno sviluppo diffuso
del nostro territorio.
Le cava e la loro presenza
massiccia sul territorio sono un ostacolo a ogni prospettiva
che vada in questa direzione.
Creare
buon lavoro, difendere il lavoro;
difendere
l'ambiente e tutti i beni comuni.