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Difendiamo il Craguenza
comitato contro le cave
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In questa pagina vi vogliamo proprore le immagini di alcuni siti delle Valli del Natisone che, a nostro avviso, sono particolarmente degradati. Molte le cause del degrado: l'abbandono della montagna e del lavoro nei campi, la limitata remuneratività delle attività agricole hanno avuto e hanno tuttora un ruolo non secondario nelle difficoltà del territorio. Poi sicuramente non migliora la situazione l'attività di molte cave presenti nelle Valli. Dal monte Craguenza (vedi foto) si vedono bene gli squarci di Altovizza e di Clastra, ma basta spostarsi un po' per vedere lo scempio della cava dell'Italcementi a Vernasso, la cava di Tarpezzo, più i segni di altre cave più piccole oggi dismesse: a Tarcetta, a San Pietro, Canalutto, ...

 

alcuni
riferimenti
geografici

Nella carta riportata qui a fianco abbiamo indicato con dei pallini rossi le località che sono o sono state sedi di attività estrattive.
Sul fianco del monte Joanaz abbiamo evidenziato la cava di Tamoris, scendendo lungo la figura abbiamo evidenziato con una freccia il sito dove dovrebbe essere aperta la cava di Cedarmas.
Più sulla destra, in prossimità del torrente Alberone, abbiamo indicato la cava di Tarpezzo, le due cave contigue di Altovizza e, un pochino più in basso le cave di Clastra.
In basso, in modo più marcato, abbiamo indicato la ex cava dell'Italcementi di Vernasso.
Nella zona di Torreano, infine, sono attive numerose cave.

 

 

1
  -----la cava di Tarpezzo
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La cava di Tarpezzo si trova pochi centinaia di metri dopo l'abitato di Clenia, sulla strada che da Ponte San Quirino porta verso il Matajur, in un'area che già in passato era stata sede di alcune piccole attività estrattive
Dalla strada non sembra molto grande, in parte è coperta dalla vegetazione e in parte dal ciclopico muraglione che costeggia la strada provinciale proprio prima dell'abitato di Tarpezzo.
In realtà le dimensioni della cava sono notevoli e la concessione per l'estrazione prevede la possibilità di ampliare l'area estrattiva su una superficie decisamente più ampia di quella attualmente occupata dagli scavi.
L'attività estrattiva condotta dalla Julia Marmi ha avuto caratteristiche abbastanza pesanti per gli abitanti di Tarpezzo.
L'uso di esplosivi è stato piuttosto intenso: solo nel 2005 abbiamo avuto 9 brillamenti di mine.
La costruzione di una strada dietro le prime case dell'abitato ha comportato una serie di disagi notevoli per l'uso di escavatori pesanti (il cosidetto martellone), per l'andirivieni di camion e per l'uso di rulli vibranti per l'assestamento del piano stradale.
 

la cava di Tarpezzo vista dalla strada provinciale
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La costruzione di un muraglione di sostegno in pietra piasentina ha poi ridotto il letto di un canale per il convogliamento delle acque piovane dalla montagna verso l'Alberone. Numerose in passato le rimostranze della popolazione, le petizioni e gli appelli per un maggior rispetto dell'ambiente, della tranquillità e dei alcuni beni della popolazione locale.
Nessun risultato pratico. Il traffico di camion è rimasto intenso e i lavori sono andati avanti ancora a lungo.
Oggi la cava è "in quiescenza" pronta però a ripartire appena se ne ravvederà il bisogno anche perché la concessione è valida fino al 2014.
n compenso la Julia Marmi ha permesso lo scorso anno al Mittelfest di utilizzare l'area della cava per uno spettacolo teatrale del Mittelfest. Una operazione di immagine che con una certa ipocrisia ha voluto dare una qualche benemerenza a chi deturpa l'ambiente e il paesaggio. ...
 

Cava di Tarpezzo: interno
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I


lesioni a una casa in
prossimità della cava
 

la cava di Tarpezzo: vista della zona estrattiva superiore

 

2
 

 

le cave di Clastra
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In località Clastra hanno operato e operano tuttora più cavatori. Le cave sono operative da anni e i segni che hanno lasciato sono così evidenti da rappresentare uno squarcio non indifferente nel contesto paesaggistico delle Valli del Natisone. Le cave si vedono benissimo da tutto il circondario e lo foto in alto (a fianco dell'intestazione è stata scattata dal Craguenza). Anche il rumore dei lavori è spesso udibile da lontano, a volte dalla stessa Pegliano. Al momento di riprendere le foto che sotto vi proponiamo abbiamo notato nei cantieri una strana agitazione con la presenza di rilevatori e personale regionale. Sappiamo che è stato presentato un esposto denuncia contro l'azienda che gestisce la cava più vicina al piano stradale e sappiamo che alla base di questo atto ci sono diversi problemi di natura ambientale, alcuni dei quali molto evidenti. Si parla di rischi di cedimenti del piano stradale, e di evidenti segni di alterazione dell'equilibrio idrico interno alla montagna. Non mancano poi evidenze di un lavoro di estrazione della pietra non proprio in linea con quanto previsto dal progetto iniziale e non mancano timori di un ripristino ambientale non adeguato a fine "coltivazione".  

Cave di Clastra: immagine ripresa da Tarpezzo
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Ci si chiede, riflettendo sui danni ambientali prodotti dall'estrazione della pietra, se la dissipazione di un bene prezioso come la bellezza del paesaggio in questa località possa valere i 4 spiccioli incamerati dal Comune. Da quello che ci è parso di capire non sono mancate resistenze da parte del Comune a venire incontro alle rimostranze di molti cittadini di Clastra, quasi che la presenza della cava rappresentasse una risorsa così preziosa da esigere l'assoluta tranquillità dei cavatori. Seguiremo con attenzione gli sviluppi della vicenda e cercheremo di darne notizia nel modo più tempestivo.

 

Cava di Clastra: cumuli di detriti

 

 

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Cava di Clastra: macchina operatrice

 

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Cava di Clastra: segnali di pericolo

 

3
 

 

le cave di Altovizza
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La cava di Altovizza è strutturata su due livelli e rappresenta un vero e proprio esempio di devastazione ambientale. Per vedere l'esatta portata dei lavori di estrazione basta salire a Vernassino, un piccolo paese sulla montagna di fronte. La cava assume allora l'aspetto di un un buco enorme. I disagi dovuti ai rumori estrazione e movimentazione della roccia sono udibili a chilometri di distanza e, anche a causa della notevole altezza, in opportune condizioni di ventilazione (cosa piuttosto frequente), si possono udire i rumori anche sul monte Craguenza. I disagi per la popolazione delle frazioni vicine sono notevoli: rumori, esplosioni, traffico di camion pesanti su strade interpoderali e comunali, scarti di lavorazione della pietra sparsi qua e là a rattoppare buchi sul piano stradale, una certa "arroganza" nel comportamento di alcune aziende rende problematica la convivenza con queste attività.
I camion che portano via la pietra percorrono una strada interpoderale che arriva a Clastra e proseguono verso valle lungo lo stesso percorso dei mezzi in uscita dalla cava di Clastra posta più in alto.
 

La cava di Altovizza vista da Vernassino di sopra
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E' evidente che sulla sede stradale gravano dei pesi tali da spiegare le numerose deformazioni del manto stradale.
In generale, tutto sembra essere subordinato alle esigenze dei titolari delle attività estrattive attive nell'area. E' chiaro che questo tipo di atteggiamento non può che contribuire a peggiorare i rapporti con la popolazione locale che in molti casi ha investito cifre ragguardevoli per promuovere attività legate al turismo.

Anche per questa cava si parla di un possibile iniziativa legale da parte di un gruppo di cittadini della vicina frazione di Altovizza. Non abbiamo ancora conferme in merito, anche se la portata dei danni al territorio è tale da richiedere, a nostro avviso, qualcosa di più di una semplice sanzione amministrativa.
Qualora dovessero esserci degli sviluppi inquesto senso ne daremo imediata comunicazione.

Cava di Altovizza: vista dell'area inferiore

 

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Cava di Altovizza: cumulo di detriti

 

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Cava di Altovizza: cumulo di detriti

 

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Cava di Altovizza: alcune delle numerose macchine operatrici

 

4
 

la cava di Grobbia
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Questa sezione è vuota, perché, almeno per adesso, l'idea di aprire una cava in località Grobbia (poco distante da Clastra), è stata stoppata dalla netta opposizione della polazione locale che riteneva la cava troppo vicina al centro abitato.  

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5
 

la cava di

Tamoris
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La cava di Tamoris sale agli onori della cronaca già nel 2004 per le proteste degli abitanti di questa piccola frazione di Torreano che lamentano il notevole traffico di camion su una strada inadatta a sostenere il quotidiano passagggio di mezzi stracarichi di pietra piasentina. La strada accusa ben presto dei cedimenti e il normale traffico di auto, da e per il fondo valle, è ostacolato dal passaggio dei camion con la necessità di compiere spesso manovre tuttaltro che agevoli su una strada stretta e piena di tornanti. Non mancano altri problemi: la realizzazione della cava, oltre a produrre il solito carico di rumore e polveri, ha alterato in modo significativo l'equilibrio idrico superficiale e alcune sorgenti locali hanno cessato di fornire acqua. Lo stoccaggio non corretto del materiale di risulta e la creazione di una vera e propria fossa per l'estrazione della pietra ha provocato alcuni cedimenti nei fianchi della montagna in corrispondenza della zona di escavazione. Una frana in corrispondenza della cava ha poi interrotto per più di un anno la strada che da Tamoris porta  

cava di Tamoris: vista dell'interno
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verso Taipana arrivando a lambire addirittura alcune abitazioni. Di sicuro alcune norme di sicurezza sono state trascurate e alcune testimonianze ci parlano di escavazione eseguita anche al di sotto dei livelli altimetrici previsti.
Ci risulta poi che gran parte del materiale estratto è stato utilizzato nella zona di Resiutta per l'arginatura di fiumi.
Attualmente la cava è in via di ripristino, ma sappiamo che è in corso l'iter burocratico per ottenere l'ampliamento della cava.

 

 

cava di Tamoris: vista
della stada di accesso

 

 

6
 

la cava di

Vernasso
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A San Pietro al Natisone è evidentissimo lo squarcio prodotto dalla cava dell'Italcementi in località Vernasso. Si tratta di una cava di marna utilizzata dal cementificio di Cividale (chiuso da una ventina d'anni) per la produzione del cemento. Nel 2000 il gruppo Geoword ha acquistato la cava da tempo dismessa, per realizzare un'area scientifico-didattica con percorsi a tema di carattere geologico. Il progetto, anche sulla base delle peculiari caratteristiche geologiche e naturalistiche dell'area, prevedeva iniziative finalizzate alla divulgazione scientifica, alla didattica, alla formazione professionale, allo studio, alla ricerca di livello universitario e anche al turismo con spazi e momenti di natura ludica. Il progetto non è stato realizzato e forse il tutto è stato una banale operazione di marketing per sostenere un marchio (Geoword) o il suo titolare. La cava intanto rimane lì e il ripristino ambientale dell'area è ancora lontano a venire. La difficile situazione del gruppo non ci lascia molte speranze di vedere il recupero di quell'area. Non è una novità: in altre parti d'Italia il fallimento delle ditte estrattive, vero o pilotato che sia, è un ottimo modo per sottrarsi a qualsiasi impegno di ripristino ambientale  

cava di Vernasso: vista dalla strada statale 54

 

7
 

le cave di

Torreano
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Torreano è il cuore del consorzio della pietra piasentina ed è sede di numerose aziende di estrazione e lavorazione della pietra, nonché di molte cave fra attive e dismesse. Non è facile parlare di cave a Torreano perché in questa comunità vi è un fitto intreccio di relazioni (affari, amicizia , parentela, ...) con i cavatori e Questa rete di rapporti, assieme alla consapevolezza che la ricchezza del paese dipende dalla pietra piasentina, rende la comunità poc permeabile a valori quali la tutela dell'ambiente, il rispetto delle risorse naturali locali e il rispetto per le norme a tutela della sicurezza collettiva e individuale. Se non ci trovassimo nel ricco Nord-Est avremmo quasi la sensazione di trovarci in aree d'Italia dove la commistione fra politica, affari e "disattenzione" per le regole sono quasi la norma e dove il diffuso senso di impotenza scoraggia anche coloro che non sopportano questo stato di cose. Stiamo esagerando?
No, non crediamo affatto sia così.
 

cava Barilla: vista dal centro abitato
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L'estrazione della pietra ha vere e proprie caratteristiche di predazione di risorsa ambientale e quella che si estrae nelle cave è principalmente pietra per scogliera che non deve avere particolari caratteristiche né per dimensioni, né per grana, né per composizione mineralogica. La qualità stessa della roccia estratta è così bassa da non prestarsi all'utilizzo come pietra ornamentale. Eppure questa pietra viene prelevata in quantità enormi e può succedere che in certe giornate per il comune di Torreano transitino decine di camion stracarichi di pietre di piccola-media pezzatura che finiranno in qualche parte della nostra Regione a rinforzare argini fluviali o a costruire muraglioni. Siamo di fronte a un vero e proprio "tour" della pietra. In un flusso incessante la pietra estratta nelle nostre Valli va verso la Carnia, la pietra per le arginature dei torrenti delle nostre zone viene da Trieste, dalla Carnia scendono automezzi carichi di pietre diretti verso altre zone della nostra Regione.  

cave: vista dal centro abitato
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Tutto questo via-vai di pietre ha un unico senso: spremere all'amministrazione pubblica quante più risorse sono a disposizione per interventi di salvaguardia del territorio. Tutti devono beneficiare dei fondi pubblici: i cavatori, i trasporatori, le imprese che eseguono gli interventi, ...
E così opere che potrebbero costare relativamente poco finiscono per avere dei costi altissimi, ma questo non sembra essere un problema perché il budget va utilizzato tutto e risparmiare denaro pubblico non rientra nell'ottica dell'imprenditore moderno. Il quadro dei rapporti che queste imprese hanno con l'amministrazione pubblica è ben illustrato dalla pioggia di finanziamenti ricevuti in passato per sondaggi geologici svolti spesso in modo approssimativo.
A Torreano il rapporto fra cavatori e amministrazione pubblica è così stretto da dare l'impressione che a dettare l'agenda della attività comunale siano le aziende che lavorano la pietra. Non mancano varianti ad hoc per i cavatori, cave aperte a poca distanza dal centro abitato, indifferenza per i rischi legati al possibile cedimento di cumuli di
 

cava di Canalutto
detriti nelle località di estrazione, per l'alterazione dei flussi d'acqua superficiali e sotterranei, ...
E quando non è possibile più chiudere entrambi gli occhi di fronte a proteste e segnalazioni dei cittadini, ci si muove secondo schemi rituali quanto di dubbia efficacia. Le poche volte che l'amministrazione comunale ha detto no alle pretese e all'arroganza dei cavatori locali, lo ha dovuto fare per dare seguito a osservazioni vincolanti della Regione sul piano regolatore. Naturalmente i lamenti dei cavatori hanno effetto, perché non sono mancate rassicurazioni su future varianti e non sono mancati nemmeno i soliti richiami a un ipotetico spirito di concertazione fra aziende e amministrazione pubblica che, alla fine, si rivelano vantaggiosi solo per una parte (le aziende). E i cittadini come reagiscono? Non mancano, a Torreano come altrove, segnalazioni sulla stampa e proteste, ma, almeno a quello che ci risulta, hanno prodotto solo alcune limitazioni temporali al passaggio dei camion. Se poi si prova a portare le cose sul piano "politico" locale si rischia l'emarginazione e l'accusa di voler ridurre sul lastrico decine di famiglie e lavoratori. Siamo alle solite: se si solleva un problema di natura ambientale, coloro che lo hanno prodotto e i loro portaborse si ricordano che esistono i lavoratori, ma il loro richiamo alla tutela dei posti di lavoro serve esclusivamente a tutelare i propri interessi. Insomma a Torreano ci sono alcuni potentati che ritengono che il benessere pubblico coincida con il proprio tornaconto economico e la cui unica ragione sociale è utilizzare tutti i fondi pubblici possibili, arricchirsi a dismisura e lasciare agli altri problemi e qualche spicciolo. Una mentalità da "padroni delle ferriere" di stampo ottocentesco che non aiuta a renderli credibili quando parlano, direttamente o per interposta persona, di innovazione e di sviluppo. Le vecchie cave davano lavoro a molte persone, preparavano prodotti finiti, non incidevano pesantemente nel territorio, erano facilmente ripristinabili, ... Pensando a quelle che sono diventate oggi, quasi le rimpiangiamo. Il che è tutto dire
 
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Costa di Torreano: cava Jaconcig

Nota: la ditta Jaconcig è l'unica azienda del nostro territorio che ha una cava in prossimità del sito di lavorazione. Questo determina una maggiore attenzione all'integrità del territorio se non altro per evitare che eventuali dissesti danneggino impianti e strutture di lavorazione.

 

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Costa di Torreano: cava Julia Marmi

Nota: in prossimità della cava della ditta Jaconcig si apre la cava della Julia Marmi. Per accedere a questa cava bisogna percorrere una strada interpoderale il cui tratto terminale è stato chiuso al transito con un cancello posto il loco dal proprietario del sito di estrazione. Proprio la realizzazione di questo cancello ha aperto una vertenza legale con alcuni piccoli proprietari di appezzamenti presenti in quella zona che non possono più accedere liberamente alle loro proprietà. Che dire? Un altro esempio di come l'utilizzo di denaro pubblico per la realizzazione di una strada pubblica finisca sempre per favorire qualcuno molto più di qualcun altro.

 

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Costa di Torreano: cava SAPPT

a breve distanza dalle cave Jaconcig e Julia Marmi è aperta anche la cava della SAPPT di Torreano. In un raggio di poche centinaia di metri una concentrazione di cave che non crediamo riesca a valorizzare a pieno la bellezza paesaggistica della valle del Chiarò.
(ironico)