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Difendiamo il Craguenza
comitato contro le cave

 

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Siamo un gruppo di cittadini che abitano in comune di Pulfero e che ha deciso di costituirsi in comitato per impedire l'apertura di una cava di pietra piasentina nel nostro comune. La nostra opposizione deriva dalla constatazione che, in qualsiasi luogo queste siano state realizzate, hanno lasciato ferite difficili da rimarginare, hanno minato quel bene comune che è il paesaggio, hanno arricchito pochissime persone, non hanno distribuito ricchezza e lavoro e soprattutto hanno lasciato ai cittadini e al territorio un mare di problemi.
Adesso, dopo le cave di Clastra, Altovizza, Tamoris, ..., tocca a Cedarmas (Pegliano) dove sul monte Craguenza (Kraguojnca) è probabile la prossima apertura di una cava di pietra piasentina, l'ennesima nelle Valli del Natisone.
E così, dopo il solito fiorire di dichiarazioni sul paesaggio come risorsa, dopo i convegni sul ruolo che il turismo può avere nel determinare lo sviluppo economico di aree marginali, dopo il solito mare di parole, alla fine si torna sempre ad aggredire il territorio quasi che per le Valli del Natisone o altre aree in difficoltà (economica, sociale, demografica, ...) lo sviluppo non potesse realizzarsi in altro modo. La decisione assunta dal Comune di Pulfero di "prendere tempo" prima di esprimere un parere (fra l'altro non vincolante) sull'apertura della nuova cava ci preoccupa e ci sconcerta. Una decisione legittima, sicuramente corretta dal punto di vista formale, che viene motivata con la necessità di ulteriori approfondimento tecnici, ma che politicamente apre uno spiraglio grande come una casa alla lobby che da anni impianta cave nel nostro territorio. Cambierebbe qualcosa se i nuovi accertamenti richiesti dal Comune di Pulfero dovessero appurare che la realizzazione della cava non danneggia, citiamo a caso, il flusso delle acque sotterranee e/o non interferisce con il sistema di gallerie delle Grotte di Antro? La cava sarebbe più accettabile? La cava, da problema ambientale, diventerebbe, come per magia, una insperata risorsa per il territorio? Dal "no" di due anni fa si passerebbe al "si"?
Sperare poi, come ci sembra di aver intuito, di riuscire a "trattare" a livello amministrativo con chi, i cavatori, da anni hanno in mano "le carte più forti" ci sembra francamente illusorio.
E poi cosa sono in realtà queste cave? Sono un vero businnes per i cavatori che estraggono la pietra che in grande quantità viene usata per la costruzione di scogliere a rinforzo degli argini dei fiumi. Non creano nuovo lavoro perché il personale che vi opera è spesso terzista che ruota da cava a cava, gli scalpellini non servono perché la pietra da scoglierà non richiede particolari lavori di "modellatura", non è ecocompatibile perché le scorie non utilizzabili rappresentano anche il 70% del lavorato, non dà ricchezza ai Comuni a cui arriva un equivalente in denaro nemmeno sufficiente per risistemare la viabilità danneggiata dal passaggio di camion stracarichi. Troviamo poi incredibile l'idea in voga presso alcuni cavatori che le cave possano essere anche una occasione di recupero ambientale: la cave belle, la cave "ecocompatibili" o cave paesaggisaticamente accettabili non esistono. Vedremo ora quali decisioni assumerà il Comune di Pulfero. E' vero, il parere del Comune conta poco (i giochi veri si fanno a un livello più alto), così come conta poco il parere dei cittadini e il parere di tanti organismi democratici. Strana democrazia la nostra se una minoranza, quella dei cavatori, grazie a potenti agganci politici e finanziari trasversali locali e regionali, può "sovvertire" l'opinione e gli interessi della maggioranza. E allora meglio arrendersi? Rinunciare a chiedere che le cose cambino? No!
Per il nostro territorio immaginiamo qualcosa di diverso: ci sono le Grotte d'Antro, ci sono circuiti per mountain bike e per escursionisti molto belli (due passano anche per Pegliano), ci sono piccole chiese antiche da valorizzare e recuperare in chiave storica e turistica, si possono promuovere piccole iniziative economiche rurali e artigianali, ...
La cava per un bel po' di anni rappresenterà un ostacolo a ogni prospettiva che vada in questa direzione.
A costo di sentirci rimproverare di essere contro il progresso (?), di essere degli inguaribili romantici o degli ambientalisti velleitari, diciamo no alla cava e no a ogni modo piratesco di intendere il rapporto con l'ambiente ovunque si compiano scempi ambientali (autorizzati o meno che siano).
Forse è giusto provare a opporsi allo stato presente delle cose con tutti i mezzi leciti e legali a disposizione e proprio per questo ci siamo costituiti in comitato. Non vogliamo essere complici di chi devasta il nostro territorio e lo impoverisce, magari confidando nel poco spirito combattivo di una popolazione in gran parte anziana.

Pulfero, 7 aprile 2007

Comitato "Difendiamo il Craguenza"