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a San Pietro al Natisone un incontro sulle cave

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Un incontro interessante ed esauriente quello sulle cave svoltosi venerdì 25 febbraio a San Pietro al Natisone e organizzato dal PD e da SeL. Un incontro che anticipa di qualche giorno la discussione e la quasi sicura approvazione in Consiglio regionale della nuova legge che regola le attività estrattive. Una legge che ci riguarda perché nel nostro territorio ci sono numerose cave di pietra piasentina, ma che riguarda tutta la Regione ora che, per la realizzazione di importanti grandi opere infrastrutturali, è necessario avere molto materiale da costruzione. I Consiglieri regionali Brandolin e Pustetto, pur con qualche accento diverso, hanno espresso un parere molto critico sul progetto che andrà in aula mercoledì e hanno segnalato il rischio che il centro-destra presenti in aula una serie di emendamenti che rischiano di peggiorare quanto già presentato in Commissione.
Per quanto riguarda le cave di ghiaia e altri materiali inerti la legge prevede un approccio di tipo aperto che consenta tutto ciò che non è espressamente vietato. Questa impostazione favorisce le grandi opere perché permetterà di attingere agli inerti in luoghi vicini ai cantieri evitando le lunghe percorrenze necessarie, ad esempio, per l'utilizzo della ghiaia derivante dal dragaggio dei corsi d'acqua dell'alto Friuli. Siccome nella pianura friulana la ghiaia non manca possiamo attenderci una proliferazione di cave lungo il percorso dell'autostrada(III corsia) e del corridoio 5. Si poteva, a parere di Pustetto, prevedere una sorta di compensazione che rendesse più conveniente l'utilizzo di ghiaie provenienti da altre zone. Per la pietra ornamentale la normativa sarà più restrittiva prevedendo la possibilità di "coltivazione" di cave solo in aree ben definite. Il problema più significativo è però l'espropriazione dei Comuni di ogni possibilità di intervenire nella gestione del territorio poiché sarà la Regione a stabilire dove e come scavare imponendo ai Comuni, con la minaccia dell'invio di un commissario ad acta, di modificare il PRG. Il comune quindi non avrà, almeno per quanto riguarda le attività estrattive, alcun ruolo nella programmazione del territorio. Lascia stupefatti venire poi a sapere che il Consiglio delle Autonomie, in cui siedono sindaci e rappresentanti delle Province, abbiamo espresso un parere positivo preventivo a questa norma. In tempi di federalismo evocato e strombazzato, il fatto che il Consiglio delle Autonomie accetti un ridimensionamento del ruolo degli enti locali su un tema così importante come quello della gestione del territorio è un segnale significativo di cosa sia diventato: una dependance della maggioranza regionale.
Non mancano poi alcuni elementi contraddittori se, come sembra viene data la possibilità di eseguire dei sondaggi in aree protette. Delle due l'una: o il sondaggio non serve a nulla perché comunque non sarà possibile aprire una cava o non serve a nulla la normativa che tutela le aree protette perché fare un sondaggio per poi non procedere all'estrazione della pietra non ha senso.
Anche l'idea di valutare periodicamente la quantità di pietra da estrarre anche sulla base dell'andamento del mercato piuttosto oltre che delle esigenze del territorio può dare luogo ad eccessi pericolosi.
Un altro punto critico è rappresentato dalla possibilità di allargare una cava senza ripetere l'iter burocratico necessario per la prima apertura e anche per la profondità di scavo ed eventuali interferenze con la falda freatica sono previste delle norme meno restrittive.
Infine l'idea di proporre un PRAE (Piano Regionale delle Attività Estrattive) attraverso lo strumento di un Regolamento proposto dalla Giunta rischia di trasformare questo prezioso strumento in una specie di coperta che può essere tirata a piacimento secondo le esigenze del momento e, aggiungiamo noi, degli interessi particolari di questa o quella categoria economica. Anche la vecchia normativa prevedeva un PRAE, ma questo, in quasi 20 anni, non è mai stato discusso e approvato. Nulla esclude che la cosa possa ripetersi creando un periodo di transizione permanente che rischia di avere pesanti effetti sul territorio.
Insomma una legge peggiorativa della normativa attuale che lascia spazio a incertezze e interpretazioni che alla fine potranno produrre più problemi che vantaggi anche alle categorie economiche verso cui la legge appare piuttosto sbilanciata.
Spazio per interventi in sede locale sono piuttosto ristretti, sicuramente in sede di definizione del PRAE, gli enti locali, le associazioni e i cittadini dovranno e potranno far sentire la loro voce. Speriamo poi che i Sindaci non ritengano di dover tacere per "non disturbare", magari accontentandosi di qualche compensazione economica che possa far loro ritenere accettabile l'impatto sul territorio di nuove e più ampie cave. Fino ad ora i silenzi nel nostro territorio sono stati assoluti e per di più in cambio del classico pugno di lenticchie. Nulla, al momento, fa pensare che in futuro la cosa possa cambiare.

Pulfero, 27 febbraio 2011

comitato "Difendiamo il Craguenza"