Community
 
Aggiungi lista preferiti Aggiungi lista nera Invia ad un amico
------------------
Crea
Profilo
Blog
Video
Sito
Foto
Amici
   
 
 

Piero Santostefano

Da eroi a briganti: il combattimento del Cavallino dell’ottobre 1848 nelle parole del parroco Pellegrini

pubblicato su <<Il Litorale>>, ottobre-novembre  2002

    Il 22 ottobre 1848 è l’unica data, al momento, nella quale Cavallino passò agli onori della storia con la "S" maiuscola, in relazione a fatti d’arme che coinvolsero da una parte le truppe della Repubblica Veneta e dall’altra i soldati dell’impero asburgico.
Il dipanarsi delle vicende in quel nebbioso giorno d’ottobre sono state riconsegnate nel 1995 a un patrimonio di conoscenze comuni grazie alla meritoria riedizione, a cura delle Edizioni del Vento e del comune di Venezia, del volumetto Onore a Venezia di Francesco Carrano già pubblicato nel 1866, l’anno dell’unificazione
del Veneto al Regno d’Italia.
    In seguito, grazie all’ospitalità concessami da Antonio Padovan nella la rivista <<Forum>> da lui diretta, (Tra "sortita" e tempeston: qualche appunto sulla storia di Cavallino negli anni 1848-49; nr. 20, dicembre 1996), mi ero permesso di cominciare a dubitare su parte della ricostruzione degli eventi fornita dal patriota napoletano accorso a difendere le nascente Repubblica Veneta, soprattutto in relazione al numero delle truppe impegnate e delle perdite subite dagli austriaci. E il dubbio era sorto consultando fonti a stampa austriache e archivi parrocchiali locali.
    Qualche mese addietro, nel corso di altre ricerche, mi sono casualmente imbattuto in una supplica scritta dall’allora parroco di Cavallino, don Giuseppe Maria Pellegrini, e indirizzata alle autorità austriache per ottenere, in riconoscimento della propria fedeltà alla dinastia asburgica, la croce d’oro al merito civile che poi gli fu assegnata nel settembre 1851.
    Siamo dunque in presenza, mi si permetta l’improprio accostamento ad alcuni padri della storiografia, al documento mancante a una Storia parallela dei combattimenti di Cavallino; o meglio, per chi avrà la pazienza di leggere la trascrizione del documento, ovviamente scritto in linguaggio aulico, alla Ritirata austriaca da Cavallino a trovar riparo oltre le Porte.
    Che gli austriaci avessero lasciato il borgo un po’ troppo frettolosamente lo osservava già il Carraro; che però ci fosse di mezzo lo zampino del parroco del paese questo proprio non lo poteva sospettare. Dei fatti d'arme, soprattutto della ritirata degli imperiali, ne approfittarono anche i <<villici di Cavallino>> che, nelle testuali parole in un documento del commissariato di governo in Burano, erano ritenuti responsabili di aver provveduto a far sparire gli <<effetti di abbigliamento e casermaggio>> abbandonati in paese.
    Mi pare opportuno ricordare, chiudendo questa nota introduttiva volutamente concisa, come la singolarità di questa storia parallela sia l’occasione di riflettere, partendo proprio da eventi accaduti sull’uscio di casa, sul rapporto tra le intenzioni narrative (o politiche?) degli autori - che sia una modesta memoria o un ponderoso volume la situazione non cambia di molto - e lo svolgimento dei fatti.
    La consapevolezza di avere per le mani differenti interpretazioni della realtà, e questo è il senso ultimo del continuare a scrivere nuove storie, non può che diventare urgenza a guardare con maggior equilibrio e distacco la contemporaneità in cui si chiamati ad agire, essendo ben certi che di essa ne cogliamo, al momento, solamente alcune sfaccettature.


   Era il giorno 22 ottobre 1848 festivo e sacro al riposo. Pioveva a dirotto: le basse regioni erano ingombre di quella fumarea che nella stagione d'autunno è tanto propria de' paesi situati alla spiaggia del mare: e le strade della mia Cura erano pressochè impraticabili. Era prossima l'ora della refezione meridiana, e le ii. rr. truppe che occupavano Cavallino si disponevano a prendere un ristoro alle fatiche dalle quali trovavansi affrante. Se non che il mio cuore era preoccupato da tristi presentimenti - disponeva quindi che i miei raddoppiassero la vigilanza. E le mie premure non riuscirono vane. Imperciocchè, avvertito da domestici che i ribelli s'avanzavano dalla fortezza di Treporti, volai al'i.r. Comandante l'avamposto e lo posi in guardia.
    Erano gl'insorti in numero di quattrocentocinquanta per terra e dugento per acqua. Per questa s'inoltravano con molte barche, diverse delle quali grosse, munite di pesante artiglieria: e provvedutissimi di tutto il bisognevole per attaccare, sostenere una zuffa micidiale e andare oltre.
    L'azione era diretta da quell'Ulloa, napoletano, che più tardi s'è tanto distinto nella malaugurata difesa di Venezia; i briganti di terra erano comandati dal piemontese Amigo: e que' di mare da un ufficiale che, indossando tuttavia l'uniforme del suo Sovrano, non temea di portarne contro l'arme.
    Le ii.rr. truppe non sommavano qui, in quel punto, che a dugentosettanta uomini: e anche questi sparsi su tutta la linea, abbastanza estesa dell'avamposto. Erano essi de confinari: formavano parte del battaglione comandato dall'allor maggiore Blumenchin: ed avevano alla testa un valoroso capitano con tre altri ufficiali subalterni. Apprestata la gente, si moveano questi a scontrare i ribelli: e, determinati a non cedere d'un palmo il terreno che occupavano, avean di già inaugurata la fucilata: di già cominciava a cadere qualche ferito ... infelici! essi tutti non avrebbero trovato che una morte quanto gloriosa altrettanto sicura. Fra tanto frangente io m'appiglio al capitano che, presso alla casa canonica, comandava la riserva: ed esponendogli quanto erami noto sullo stato de' nemici, e usando seco lui tutti gli argomenti che era atti a persuaderlo, lo scongiurai di risparmiare un sangue generoso a migliore circostanza. E sortiva io l'intento. Dato il segnale della ritirata, si eseguiva questa, mercè le mie cure, felicemente: in guisa che un i.r. tenente aveva agio d'aiutare del braccio un suo gregario gravemente colpito: scena che sempre commuoverà il mio cuore
    Ma avvicinandosi nel frattempo gl'italiani, erano prossimi ad occupare il piazzale delle chiesa, il canale circostante e l'argine sinistro: unica via che risalti agli occhi di chi vol penetrare alle porte di Cavallino e giungere al passo di Piave; mentre, da quelle posizioni, colla fucileria che inseguiva, e più ancora co' cannoni della marina, avrebbero molestata non solo, ma eziando impedita la ritirata: costringendo gl'ii.rr. militi o ad accettare una prigionia generale, o a preferir d'esser tagliati a pezzi.
    Si provvide però, grazie al cielo, anche a questo periglio. E io stesso tracciai i sentieri interni che, a scanso de' succitati malanni, si dovevano battere; facendo inoltre da' miei per quelli guidare le truppe, onde vieppiù facilmente arrivassero a buon fine. Le quali, protette da cereali, dalle piante e dagli altipiani, calcando le traccie indicate, eransi tolte di vista appena, che la piazza e le strade apparvero gremite di ribaldi. Se non che quello che dava più pensiero si era che doveva farsi in guisa che qui s'arrestassero. Che se avessero, per disavventura, progredito di pochi passi, avrebbero di leggeri scoperte le cesaree milizie e, seguendo la linea retta che occupavano, le avrebbero attese al varco del canale e della Piave: facendo riuscir frustante tutte le precauzioni sino a quel punto prese.
  
E questa era l'ultima parte che in quel giorno a me spettava, e che con tutto impegno assunsi. Ma se hoc opus, hic erat labor. Pria ancora che fosser giunti al punto al quale li veggiamo, ponendo mente alla necessità di coglierli al varco, onde sortire l'intento, uscito dagli aguati ne' quali erami posto, non dubitai d'affrontare il cannone che fulminava a mezzo tiro di mitraglia, e percorsi carponi più decine di metri d'un terreno di fuoco, sotto una pioggia di palle.
    Incontrati alla fine i capi de' ribelli, feci plauso al lor valore (!) e gridai alla vittoria (?).

- Ma ... dove sono... dove...?
- Eh! son fuggiti..: vittoria, signori, vittoria! santese, ascendi il campanile: suona a festa; e voi, o Signori, mettete la gente in chiesa..: entrate in casa...
- Ma... quando lungi..?
- Oh, sono alla Piave...l'hanno passata ... si sono uniti a lor rinforzi...
- Ma...
- E' inutile, Signori: in questo tempo ... a quest'ora ... non vi rimane che ristorarvi dalle fatiche..; vittoria!

    E così mentre gl'insorti con queste ed altre parole venivano destramente trattenuti, l'ii. rr. truppe aveano agio di concentrarsi, raggiungere il paese, varcare il fiume, e porsi in salvo. Ciocchè realmente eseguirono e nel medesimo ordine, senza la perdita d'un uomo e col mezzo d'una piccola barca che sola aveano a disposizione.
    Riepilogando poi in breve il fin qui detto, io credo d'aver ben meritato del mio Monarca per avere annunciate all'i.r. comandante l'avamposto le mosse degl'insorti: per aver consigliata a tutto potere, indicata e favorita efficacemente la ritirata delle cesaree truppe: per aver destramente trattenuti i nimici dall'inseguirle: per avere, finalmente, a' 22 ottobre 1848, salvato in Cavallino dugentosettanta vite all'augusto Padre e Sovrano.

Cavallino, Gennaio 1851
Giuseppe M.a Pellegrini parroco