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Casale & Amianto (Copyright © 2009)
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Certamente il Piemonte è una delle regioni maggiormente caratterizzate dalla presenza naturale di amianto, sia serpentino (crisotilo) sia anfibolico (secondo la Direttiva 203/187CE: (tremolite d'amianto, actinolite d'amianto, antofillite d'amianto). Tra le diverse aree interessate da tale problematica ricordo: Le Valli di Lanzo, e in particolare Balangero, con la presenza dell'ex sito minerario "San Vittore" n cui si estraeva crisotilo a fibra corta e dove è possibile riscontrare anche tremolite e balangeroite: fibra, quest'ultima, su cui sempre più si discute a causa della presenza di ferro al pari della crocidolite, che è l'anfibolo più pericoloso, il territorio dell'ex cava di serpentino di Trana in Val Sangone ormai dismessa, l'alta e bassa Val di Susa, dove i lavori per le olimpiadi invernali 2006 e le attività di studio finalizzate alla realizzazione della TAV hanno portato alla ribalta dell'opinione pubblica una realtà forse in parte ignorata, la Val Lemme, ove alle problematiche legate all'apertura di una nuova miniera si sono aggiunte quelle dovute al rinvenimento di amianto durante la realizzazione di alcune opere connesse (acquedotto) che hanno portato alla costruzione di un tavolo tecnico presso la Prefettura di Alessandria. La presenza naturale dell'amianto, circostanza trascurata in passato, se non per finalità estrattive, è stata recentemente portato alla ribalta anche dal Decreto del Ministero dell'Ambiente a della Tutela del Territorio n. 101 del 18 marzo 2003, attuativo dell'Art.20 Legge 93 del 23 marza 2001 che dispone la realizzazione di una mappatura della presenza di amianto sul territorio nazionale, nonchè l'individuazione dei siti che necessitano interventi di bonifica urgenti. Contestualmente alla mappatura, occorre identificare, secondo una classe di priorità, quali siti necessitano di interventi di bonifica urgenti. L'indice di priorità è definito sulla base di specifiche procedure, tenendo conto di alcuni parametri quali: estensione del sito, distanza dal centro abitato, tipologia di materiale contenente amianto, coinvolgimento del sito in lavori di urbanizzazione, dati epidemiologici. La miniera di Balangero e Corio è situata a 30Km a nord-ovest di Torino, in essa si sfruttava un giacimento di amianto in roccia serpentinosa. Il giacimento è stato coltivato a cielo aperto, secondo un ampio anfiteatro gradonato rivolto verso sud. Nella miniera è stato prodotto amianto serpentino, nella varietà fibrosa crisotilo, dal 1918 al 1990 .L'elevata produzione del giacimento (circa 150.000 t. annue di fibra) poneva l'Amiantifera di Ballangero tra i primi produttori mondiali di amianto, ed al primo posto in Europa. L'archeologia dimostra che l'amianto era usato in Finlandia meridionale dal 4000 a.c. , la civiltà greca conosceva bene l'uso dell'amianto estratto in Arcadia e nelle isole di Eubea e di Cipro. La miniera di amianto più grande d'Europa si trova a Balangero in provincia di Torino, ma è ancora presente in grandi quantità negli stabilimenti dove veniva lavorato a Casale Monferrato e Siracusa ( ETERNIT) a Bari e Broni (Pv) (FIBRONIT) a Biancavilla (Sicilia) cittadina costruita su rocce Amiantifere.
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