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inalmente vi siete decisi a cliccare sull'angolo della poesia! Era un po'
che giravate per il sito e volevate andarvene senza poesia, non è vero? E
invece eccoci insieme: allora vi diamo subito il benvenuto nella nostra
rubrica di poesia, ultima arrivata e nuova di zecca. Speriamo possiate
divertirvi e seguirci fedeli e numerosi nelle prossime puntate.
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La rubrica avrà aggiornamenti mensili e tendenzialmente proporrà un
autore per volta. Nuove idee e iniziative speriamo verranno per strada, che
magari percorreremo insieme: siete allora tutti invitati a contribuire con
idee, critiche e, perché no, anche con testi, inviando tutto a
carmelitani.scalzi@libero.it. Arrivederci al mese prossimo.
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Editoriale
Una rubrica di poesia… cosa sarà?
Il proporre e condurre una rubrica di poesia porta inevitabilmente a fare i
conti con almeno due istanze, che spesso possono presentarsi in
contrapposizione: da una parte la ricerca di una linea di sviluppo (di
tendenza si potrebbe dire) che imposti ed orienti sia la proposizione dei
testi che l'eventuale dibattito critico, dall'altra la ricerca di un
"dire" attraverso il mezzo poetico che, al di là di ogni valore
letterario e possibile sviluppo critico, sia principalmente trasmissione di
emozioni, di sentimento e di valori. Diciamo subito che a noi fare critica
letteraria interessa poco. Non siamo interessati a (presunti) fenomeni
letterari, non ragioniamo per gruppi, tendenze, accademismi e "ismi"
in generale, nazionalità e dialetti. Non ci curiamo particolarmente di
cronologie e apparati critici. Della poesia ci interessa il fremito che vi
procurerà la sua lettura, ci interessa il suo cuore, la sua essenza, il suo
strano magnetismo musicale che fa vibrare le corde dell'anima. Della poesia
ci interessa capire i valori umani che essa offre, a volte attraverso i
secoli e i continenti. Questo non significa proporre testi e autori a caso,
al di là di ogni forma di letterarietà (né proporre proto-testi che di
poesia hanno solo gli a capo), ma significa utilizzare la linea critica che
di volta in volta si vorrà seguire, come semplice supporto per un percorso
fondamentalmente orientato al sentimento e all'emozione. Speriamo possiate
condividere con noi questa impostazione e gioire dei versi che leggerete.
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L'autore
del mese
Contraddiciamo immediatamente quello che abbiamo detto sopra: l'autore di
questo mese, il romano Claudio Damiani, è infatti un'esponente delle nuove
generazioni che ha fatto molto parlare di se la critica, la quale in alcuni
casi l'ha preso come esempio (a volte insieme a Magrelli) della nuova
poetica del quotidiano. Un poeta trendy si potrebbe dire. In realtà la voce
poetica di Damiani si presenta al lettore con una semplicità di accenti e
allo stesso tempo con una profondità di pensiero che colpisce. Colpisce
soprattutto una poesia che come d'incanto sembra azzerare ogni
incomprensibilità ed incertezza astratta di tanta poesia italiana
contemporanea, presentando con semplicità (e con sentimento malinconico e
dolce allo stesso tempo ) l'affetto e lo stupore delle cose piccole e grandi
di ogni giorno, il continuo mistero della vita di noi uomini e del nostro
passare, in generazioni e famiglie, nello scorrere del tempo. Ed è proprio
la famiglia e i suoi affetti (e il suo avvicendarsi di padre in figlio) a
costituire il centro tonale del libro dal quale abbiamo preso le liriche che
proponiamo: Eroi edito dalla Fazi Editore, Roma 2000.
Claudio Damiani è nato a San Giovanni Rotondo nel 1957. Vive a Roma. Ha
pubblicato le raccolte Fraturno (1987) e La mia casa (1994). Suoi testi sono
apparsi su varie antologie. Per Fazi Editore ha pubblicato La miniera (1997)
e curato L'Arte Poetica di Orazio (1995).
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I TESTI
*
Dicono che tu morirai
e che tante e tante angosce ci separeranno.
Ma per quanta terra potrà frammettersi fra noi
tu sempre a me ritornerai,
cercherai la strada di tuo padre
e sempre la ritroverai.
Così adesso io penso a mio padre
la cui vita ho conosciuto poco
essendo nato che lui era vecchio;
dopo tanta incomprensione
ritrovo la sua strada.
Ci sediamo sul ciglio a parlare.
Lui stupisce di me, come mai era stupito,
e da me impara tante cose.
*
Perché tu a un certo punto mi hai cercato,
hai detto: dove è il mio amore?
dove è colui che mi ha amato?
Colui che mi ha risvegliato
mentre dormivo nell'erba.
Io dormivo sotto la terra
e lui mi ha richiamato.
Ero nel suono della fonte
e lui mi ha ascoltato.
Mi ha cercato, è venuto sulle mie tracce
e mi ha catturato.
Io camminavo e non lo sentivo
ma lui era dietro di me
che mi seguiva.
*
Ma perché mio figlio voleva uccidere il piccolo insetto
che era apparso sul tavolo mentre mangiavamo,
forse per gioco lo voleva uccidere,
e io cercavo di insegnarli
una cosa che non si può insegnare
se lui non si sentiva come il piccolo insetto,
così come Garibaldi quando era piccolo per gioco
strappò le zampine posteriori di un grillo
poi lo vide zoppicare sul tavolo
e sentì una pena e un rimorso
per quello che aveva fatto
perché a quel grillo nessuno poteva ridare le zampe,
per tutta la vita sentì quella pena,
non gli riuscì mai di togliersi quell'immagine davanti agli occhi
del grillo che zoppicava sul tavolo
e lui non poteva fare niente.
Eroi
Bambini, voi siete stati qui chiamati per compiere
un atto eroico, che è la vita.
Comunque voi la viviate, siete forti o deboli,
o vili o coraggiosi, voi sarete eroi
che compiono l'atto supremo, e si immolano nel sacrificio.
Quando voi salterete nel vuoto, io non ci sarò.
Nell'atto eroico, infatti, sarete soli.
Ma questo dobbiamo dire: vi ho fatti io?
Di certo io non sarei stato capace di farvi.
Da dove siete venuti, ecco lì, quel luogo
è quello che vi aspetta dall'altra parte.
Infatti è certamente così, e non può essere che così.
Chi ha avuto la capacità di farvi
quello anche sta di là mentre voi saltate.
Così come v'ha fatto venire
vi tiene mentre voi volate.
Io non ci sarò perché anche a me egli tiene
e mi porta dove vuole.
Mi afferra e mi porta nel luogo dove vi ha generato
e dove vedo i vostri visi,
e vedo le tue gambine, Domitilla,
che salteranno nel vuoto,
e la testa di Giovanni col capo chino
che non mi guarda.
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