Testo tratto dal libretto distribuito al corso di Formazione Volontari Caritas:
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Origini
Chi volle fortemente la Caritas Italiana fu Paolo VI. Dal 1940 al 1970 aveva operato in Italia la Pontificia Opera Assistenza (POA) che era un organismo assistenziale erogatore di beni e servizi nel periodo cruciale della guerra e dei dopoguerra; operava come strumento della carità del Papa per l'Italia e dipendeva dalla Santa Sede; aveva diramazioni in tutte le diocesi con le Opere Diocesane Assistenza (ODA), organismi di diritto diocesano, dipendenti dai vescovi.
Il cambiamento della situazione economico sociale e lo spirito nuovo diffuso dal Concilio portarono Paolo VI a sciogliere nel 1970 la POA e a sollecitare la Conferenza Episcopale a dar vita ad un proprio organismo pastorale caritativo, meglio rispondente ai tempi, che avesse il compito di coinvolgere tutta la Comunità cristiana. Per guidare il cambiamento fu costituito un comitato che nel settembre 1972 indisse il Convegno che costituì il battesimo della Caritas Italiana.
Promotori e artefici di questo battesimo furono il pontefice Paolo VI, che in un discorso rimasto storico per la Caritas ne segnò le linee, interpretando e illustrando lo statuto datogli dai Vescovi, e Mons. Castellano, Vice presidente della CEI. In un intervento chiaro e forte, Castellano spiegò che la Caritas non doveva gestire opere, e sciolse un nodo importante: a livello diocesano le ODA non avrebbero potuto assumere le funzioni della Caritas, ma avrebbero dovuto essere sostituite da organismi interamente nuovi, ovvero le Caritas Diocesane.
Finalità
Paolo VI, commentando il nuovo Statuto, ne fornì una interpretazione autentica, caratterizzata da un ampio respiro di prospettiva, ancora oggi di piena attualità. Alcuni dei punti più salienti:
- la validità e l'attualità della Caritas: "E' vero che la società moderna è più sensibile alle applicazioni della giustizia che all'esercizio della carità. Non per questo, tuttavia, l'azione caritativa ha perduto la sua funzione nel mondo contemporaneo La carità è sempre necessaria come stimolo e complemento della giustizia stessa."
- La prevalente funzione pedagogica: "Al di sopra dell'aspetto puramente materiale della vostra attività emerge la sua prevalente funzione pedagogica, il suo aspetto spirituale che non si misura con cifre e bilanci, ma con la capacità che essa ha di sensibilizzare le Chiese locali e i singoli fedeli al senso e al dovere della carità in forme consone ai bisogni e ai tempi."
- Il coinvolgimento di tutta la comunità: "Una crescita del Popolo di Dio nello spirito del Concilio Vaticano II non è concepibile senza una maggiore presa di coscienza da parte di tutta la comunità cristiana delle proprie responsabilità nei confronti dei bisogni dei suoi membri."
- La Funzione di coordinamento: "... senza sostituirsi a istituzioni già esistenti in questo campo nelle varie diocesi e senza far perdere alle medesime le loro caratteristiche e la loro autonomia, questo nuovo organismo si presenta come l'unico strumento ufficialmente riconosciuto a disposizione dell'episcopato italiano per promuovere Coordinare e potenziare le attività assistenziali nell'ambito della comunità ecclesiale italiana".
- La serietà e rigorosità dei metodo di lavoro: "Desideriamo inoltre sottolineare che è indispensabile oggi superare i metodi empirici e imperfetti nei quali spesso si è svolta l'assistenza e introdurre nelle nostre opere i progressi, tecnici e scientifici della nostra epoca. Di qui la necessità di promuovere studi e ricerche, sia per una migliore conoscenza dei bisogni, sia per una efficace programmazione degli interventi… Nutriamo fiducia che la vostra opera, oltre a giovare al fini di una programmazione pastorale unitaria, potrà servire altresì per stimolare gli interventi delle pubbliche autorità ed una adeguata legislazione."
- L'apertura la Terzo Mondo: "Un ultima raccomandazione: le necessità del nostro Paese non vi impediscano di aprire il cuore ai bisogni delle nazioni meno favorite."
Collocazione
Su questa strada maestra la Caritas continua a camminare ancora oggi.La Caritas, mentre si impegna con decisione nella risposta alle emergenze e nella promozione dei volontariato e dell'obiezione di coscienza, ha continuato, in una azione meno appariscente ma forse più importante, la promozione delle Caritas diocesane, la formazione dei quadri, la produzione di sussidi didattici, l'azione sulle opere assistenziali per il loro rinnovamento.
Nell'ultimo decennio la Caritas Italiana ha sviluppato i rapporti cori lo Stato e le sue istituzioni, talvolta in modo problematico, talvolta in modo conflittuale. Il primo rapporto è stato instaurato con il Ministero della Difesa attraverso la convenzione per gli obiettori. Con il Ministero degli Esteri dal 1981 si è sviluppata una intensa collaborazione sui problemi del Terzo Mondo, le grandi emergenze, i progetti di sviluppo. La bussola che guidò la Caritas in questa azione fu sempre il rispetto e la tutela dei diritti dei popoli poveri.
Negli ultimi anni la Caritas Italiana si è fatta capofila di pronunciamenti e di iniziative per l'affermazione dei diritti dei più deboli: a livello nazionale con l'analisi critica e propositiva delle varie leggi finanziarie; a livello locale con la promozione della partecipazione popolare in attuazione della L.142 sulle Autonomie Locali. Un cammino nuovo attende la Caritas Italiana: importante è che si muova sempre nella chiara percezione del mistero della Chiesa, che non si lasci vincere dalla tendenza di porre la sua fiducia nella efficienza e nella progettazione umana, ma sia attenta a cogliere man mano i "segni dei tempi la segnaletica che il Signore mette sulla sua strada e sia pronta a rispondere con coraggio, libertà e fedeltà.
La Caritas Diocesana
Approfondisce le motivazioni teologiche della diaconia della carità.
Studia i problemi specifici delle diverse aree di bisogno che riguardano la gente priva dell'essenziale: la salute, la casa, il lavoro, il salario familiare, l'accesso alla cultura.
Analizza le condizioni dei minori in difficoltà, giovani disadattati, tossicodipendenti, malati di AIDS, handicappati, anziani, carcerati, immigrati, nomadi.
Promuove la nascita, il collegamento delle Caritas Delle Unità Pastorali e la verifica delle loro attività; la costituzione di Centri di Ascolto possibilmente in tutte le U.P.
Forma gli operatori pastorali della carità e il personale di ispirazione cristiana, sia professionale che volontario, impegnato nei servizi sociali e nelle attività di promozione umana.
Promuove e coordina le iniziative del volontariato d'ispirazione cristiana e delle opere caritativo assistenziali della Diocesi.
Favorisce la nascita e la realizzazione di risposte "come segni esemplari" per i bisogni emergenti.
Organizza e coordina gli interventi di emergenza in Italia e all'estero.
Collega le diverse presenze istituzionali della Chiesa nel settore assistenziale e ne favorisce l'evoluzione in risposta alle nuove forme di povertà, con attenzione preferenziale agli ultimi.
Segue gli sviluppi legislativi e amministrativi della complessa materia socio assistenziale sia locale che nazionale.
Contribuisce alla educazione della comunità cristiana ai temi della giustizia informando e promuovendo i diritti dei popoli e della pace (proponendo scelte concrete quali l'obiezione di coscienza e il sercizio civile, l'anno di volontariato sociale) e dello sviluppo (sensibilizzazione dell'opinione pubblica, prestazione di servizi, aiuti economici).
Ricerca e favorisce i collegamenti e le collaborazioni con ogni realtà o Ente che risponda agli obiettivi di assistenza, accoglienza e di promozione di chi fa più fatica a vivere.
Perché
Per aiutare le parrocchie a realizzare una delle funzioni vitali: lo spirito e la pratica dell'amore affinché le comunità si rendano credibili e riconoscibili da tutti.
Per prendere piena coscienza del rapporto indissolubile, complementare e interdipendente tra catechesi sacramenti carità.
Per favorire un cambiamento di mentalità, d'azione e di comportamento, passando: dalla delega alla partecipazione; dall'elemosina all'accoglienza; dall'assistenza alla condivisione; dall'impegno di pochi al coinvolgimento di tutti; dalla semplice conoscenza dei bisogni al farsene carico; dalla risposte emotive e occasionali all'intervento organico e continuativo.
Per farsi prossimo: a partire dagli "ultimi per servire "tutti". Per educare al senso autentico della carità e all'esercizio intelligente, ragionato, ordinato, programmato dell'amore verso il prossimo in tutte le sue forme, secondo i suoi diversi itinerari.
La Caritas è infatti un organismo pastorale, cioè uno strumento operativo, di cui la Chiesa si è dotata. Suo scopo è quello di rispondere alla finalità stessa della Chiesa, chiamata a favorire la crescita della fede, della speranza e della carità in tutti i battezzati; queste sono le virtù costitutive dell'identità stessa del credente e della comunità cristiana. La Caritas ha come compito particolare quello di promuovere 'l'educazione permanente" della carità, perché mentre viene annunciata e celebrata, venga anche poi tradotta in testimonianza dai singoli e dalle comunità. Metodo prioritario per realizzare questo compito è la "pedagogia dei fatti", l'esemplarità che "contagia".
Cos'è
La Caritas entra nell'ordine dei mezzi e non dei fini.Il suo fine è che la parrocchia viva il precetto dell'amore evangelico e sia nel territorio segno di speranza e di aiuto, il luogo dove l'amore di Dio si può come toccare con mano.
E' l'organo pastorale, voluto dal Vescovo, per sensibilizzare e coinvolgere le comunità parrocchiali, affinché realizzino la testimonianza della carità sia al loro interno che nel territorio in cui sono inserite.
E' lo strumento educativo che svolge compiti di: antenna per cogliere vecchie e nuove povertà; impulso per suscitare, avviare e stimolare nuove forme di impegno. E' crocevia di incontro e armonizzazione dei vari gruppi ed espressioni di carità.
E' l'espressione originale delle Parrocchie ed opera in stretto collegamento con la Caritas diocesana.
Perciò non è: né un nuovo gruppo che si sostituisce o si aggiunge ai gruppi già esistenti e operanti nell'ambito caritativo; né un'associazione di volontariato né un movimento di settore impegnato ad assistere una particolare categoria di poveri; né una sovrastruttura che supplisce la libera, iniziativa dei singoli o soffoca le molteplici forme organizzative di carità.
Come nasce
La Caritas è un organismo della unità pastorale presieduta da un sacerdote responsabile. Si costituisce, nel nostro caso, oltre che dal sacerdote responsabile nominato dai parroci della unità pastorale, di un consiglio costituito da rappresentanti di tutte le parrocchie, volontari e obiettori di coscienza. Importante è il collegamento che i rappresentanti delle parrocchie hanno con il loro Consigli Pastorali. La Caritas della Unità Pastorale si dà poi uno Statuto ed è strettamente collegata con la Caritas Diocesana.
Come parte
Il primo impegno che la Caritas dell'U.P. dovrà affrontare non sarà operativo, ma di studio: è opportuno riflettere sulla natura della Caritas, sul suo inserimento nella vita parrocchiale e nella programmazione pastorale, sulle finalità che è chiamata a perseguire. La Caritas dell'U.P. nasce per aggregare e potenziare le energie esistenti, non sarà perciò "tempo sprecato" quello che si impiega per chiarire natura, modalità e obiettivi di questo nuovo organismo, perché è importante che si parta nella chiarezza, con precisione e con uno stile di dialogo. Si termina questa fase con uno Statuto da tutti approvato.
Come opera
1. Studio dei bisogni e delle risorse.
Studia ed analizza le povertà vecchie e nuove, vicine e lontane; fa l'inventario delle risorse esistenti e stimola risposte più consone alle nuove necessità. A tal fine si serve di alcuni strumenti quali: la valorizzazione dei rapporti personali, di esperienze dei gruppi , di attività pastorali; l'utilizzo di ricerche già disponibili; contatti con i servizi sociali; l'elaborazione di questionari.
2. Sensibilizzazione e formazione.
Informa sistematicamente le comunità parrocchiali sulle situazioni di maggior bisogno ed emarginazione; fa conoscere i gruppi impegnati nelle diverse forme di servizio caritativo; presenta iniziative di solidarietà e occasioni concrete di impiego per coinvolgere un numero sempre crescente di volontari; propone iniziative di educazione alla solidarietà nelle scuole, nelle famiglie nel mondo del lavoro, utilizzando testimonianze ed esperienze locali; promuove forme diverse di servizio e di volontariato, in particolare le famiglie aperte, l'anno di volontariato sociale, il volontariato internazionale, il servizio civile e l'obiezione di coscienza.
Stimola inoltre la solidarietà nei confronti delle popolazioni colpite da calamità, in Italia e all'estero; propone microrealizzazioni di sviluppo nel terzo mondo, richiamando ad uno stile di vita sobrio; educa alla pace con iniziative semplici, ma stimolanti; fornisce strumenti per valorizzare la liturgia e la catechesi come momenti privilegiati di educazione favorendo il collegamento tra Parola e Carità, valorizzando, ad esempio l'Atto penitenziale, la preghiera universale, l'offertorio il Padre Nostro, il Segno di pace; o gli itinerari di preparazione ai Sacramenti; promuove un serio impegno e una partecipazione responsabile dei cristiani nel socio politico, nell'educazione alla giustizia e favorisce un corretto rapporto con le strutture pubbliche; prepara itinerari formativi per le diverse componenti delle comunità cristiane (gruppi caritativi di volontariato ad ispirazione cristiana animatori liturgici catechisti).
3. Coordinamento.
Coordina ed armonizza le attività caritative delle parrocchie attraverso riunioni periodiche dei responsabili dei diversi gruppi e raccorda gli organismi di volontariato di ispirazione cristiana operanti nel sociale; collabora alla vita della Caritas Diocesana; favorisce il collegamento con i servizi sociali del territorio.
Il Centro d'Ascolto
Si tratta di uno strumento operativo della Caritas a livello territoriale: raccoglie segnalazioni dei bisogni e delle necessità; si rende interprete delle istanze dei poveri presso la comunità civile; individua progetti e risposte mirate; sollecita la costituzione di reti di solidarietà in collegamento con le realtà sociali ed ecclesiali di appartenenza. Opera con il lavoro dei volontari e con il metodo del "fare pedagogico" che ha come obiettivo il coinvolgimento delle Comunità, la formazione degli animatori e del volontariato e la promozione delle persone che fanno riferimento al Centro per chiedere aiuto.
Con il termine "ascolto" non si intende solo il sentire quello che viene detto o quanto viene espresso. L'ascolto è la capacità di accogliere quanto viene comunicato in atteggiamento di fiducia verso l'altro e verso le sue potenzialità, anche quando non emergono con evidenza, con la convinzione che se non si favoriscono le sue capacità (i talenti) di essere protagonista della propria vita, di fatto non c'è vero ascolto né un aiuto autentico. Non si tratta di fare una conversazione, né un intervista, né un interrogatorio, né una confessione, tanto meno una diagnosi. E' il progresso di interazione tra due persone con lo scopo di stimolare l'altro a crescere, affinché possa mettere a fuoco e introdurre nella sua vita dei cambiamenti significativi per lui. Cambiamenti che permettono di vivere una vita più soddisfacente e serena, più integrata con se stesso e con gli altri. Si tratta di una relazione complessa tra persone in cui si trasmettono pensieri, convinzioni, idee, esperienze, stati d'animo rendendo gli altri partecipi in un rapporto interattivo.
Coloro che giungono ai nostri Centri presentano una domanda di aiuto in quanto portatori di un bisogno o di un desiderio per la cui soddisfazione desiderano essere aiutati. Tale domanda viene rivolta ad un altro soggetto presunto in grado di rispondere adeguatamente. L'emergere della domanda di aiuto non dipende tanto dalla gravità del bisogno, quanto dalla intollerabilità della situazione per il soggetto che la vive, dalla disponibilità e dall'interesse a ricevere aiuto, da un senso di inadeguatezza delle proprie capacità e risorse, oppure da un desiderio di essere sgravati da certe incombenze e responsabilità. La domanda di aiuto non sempre presenta in modo chiaro la situazione di bisogno che la alimenta nasce se c'è qualcuno in grado di accoglierla, viene formulata in base alle aspettative riposte sull'ascoltatore, non sempre è rivolta a soggetti idonei e preparati a recepirla, elaborarla e soddisfarla efficacemente.
La domanda di aiuto non sempre rispecchia il vero bisogno: deve perciò non solo essere recepita, ma anche interpretata.
Per quanto riguarda il metodo, per chi opera nel sociale è definibile solo in generale e all'inizio dell' attività. Non è infatti dei tutto prevedibile l'esito delle azioni, cosa accadrà strada facendo, quali correttivi si rendono necessari. Esistono metodi relativamente specifici per la conduzione di una intervista, per lo svolgimento di una ricerca sui bisogni e sulle risorse in una comunità. Non esistono metodi sufficientemente affidabili per gestire un processo di evoluzione culturale e sociale. La risorsa decisiva è, in questi casi, la capacità di ascolto, di mettersi in discussione, di riconoscere i vincoli e le possibilità evolutive insite nella situazione in cui si opera, nelle relazioni attivate cori i soggetti con i quali si interviene. Si rende quindi necessario andare oltre il semplice "dare qualcosa" ed aprirsi alla disponibilità di dedicare qualcosa di sé, il proprio tempo, la professione, l'attenzione, la compagnia, l'assistenza a favore di chi ne ha bisogno.
Il volontario
Per essere in grado di aiutare gestendo correttamente il processo di aiuto, occorrono qualità umane come la genuinità, la disponibilità, la creatività, che debbono essere talmente dentro chi aiuta, da essere percepite e vissute immediatamente dalla persona che chiede aiuto.
E' sempre opportuno chiedersi come mai si è deciso di aiutare gli altri per conoscere i propri limiti e le proprie risorse e mettersi al riparo da tentazioni di onnipotenza. Non è possibile aiutare un altro senza rendersi conto dell'aiuto che si riceve. Chi non ha la consapevolezza di ricevere dall'assistito, sottolineando solo il dare, crea una situazione confusa e poco efficace nel raggiungimento degli obiettivi proposti.