La Regia Fregata Corazzata di I Rango ad elica

"RE D'ITALIA"

Classe "Re d'Italia" - 2 unità

(Re d'Italia e Re di Portogallo)

Questa pagina è dedicata ai nostri Concittadini

Erasmo GALLINARO

Secondo Maestro Calafato, matr. 10627, figlio di Giovanni e di Nunziata Furno, nato a Gaeta il 02 settembre 1837

Francesco SCINICARIELLO

Marinaio di terza classe, , matr. 15255, figlio di Vito e di Maria Rosa Coccoluto, nato a Gaeta il 08 ottobre 1844

caduti il 20 luglio 1866 sulla Regia Fregata Corazzata RE D'ITALIA, primi, con i compagni caduti sulla PALESTRO, di una lunga schiera d'Eroi .

La RE D'ITALIA in un dipinto dell'epoca

La "Re d'Italia" in un dipinto dell'epoca

 

GENERALITA'

Appartenenti al programma di rinnovamento e sviluppo della nuova Marina italiana tracciato a grandi linee dal Cavour, le due fregate corazzate Re d'Italia e Re di Portogallo furono ordinate negli Stati Uniti al cantiere Webb di New York. Il contratto venne stipulato il 7 agosto 1861 e nello stesso mese avvenne l'impostazione delle due unità. I nomi alle due navi vennero fissati con regio decreto del 5 ottobre 1862. Il Ministero della Marina con provvedimento contemporaneo alla stipulazione del contratto, nominò il comandante Delsanto e l'ingegner Pucci sovraintendenti ai lavori di costruzione.

Queste due fregate corazzate appartenevano al tipo derivato dalla Gloire francese: scafo in legno interamente protetto da piastre esterne metalliche (ferro), artiglierie in batteria con tutti i pezzi ad anima rigata tranne i cannoni da 72 libbre ad anima liscia (solo sulla Re d'Italia). Dotate di sperone in ferro fuso, avevano la poppa col timone scoperto ed indifeso sia ai colpi di mare che all'offesa nemica. L'apparato motore venne progettato e costruito interamente negli Stati Uniti e rappresentò quanto di meglio l'industria d'oltreoceano di quel tempo riuscisse a produrre.

Il progetto costruttivo di queste unità, quando fu presentato dall'ingegnere Webb, suscitò vasti consensi presso le autorità navali, poiché sembrò che tali navi, una volta ultimate avrebbero soddisfatto le necessità della Marina italiana in fatto di grandi navi corazzate. Questa convinzione trovò poi testimonianza nel periodo di allestimento, quando, a causa degli eventi della guerra di secessione americana, si ebbe timore di una requisizione delle unità da parte della Marina Federale, fatto che avrebbe posto in crisi le possibilità navali italiane.

All'atto pratico le due navi risultarono inferiori alle aspettative, sia perchè avevano gli scafi in legno, sia per la loro scarsa manovrabilità, sia perchè molte apparecchiature interne lasciavano a desiderare.

 

CARATTERISTICHE

Dislocamento:

normale: 5700 tonn.;

Lunghezza:

(fra le perpendicolari): 84,3 m.

Larghezza:

16,6 m.

Immersione:

normale: 6,7 m.

Velatura:

Due alberi a vele quadre ed uno a palo

Appar. Motore:

6 caldaie tubolari e 1 motrice alternativa

Potenza:

800 HP nominali

Velocità:

12 nodi

Armamento: (artiglierie in batteria)

2 cannoni rigati da 200 mm.

30 cannoni rigati da 160 mm.

4 cannoni lisci da 72 libbre

Sperone riportato in ferro fuso

Protezione verticale:

(al galleggiamento)

in piastre riportate dello spessore massimo di 120 mm

Equipaggio:

550 uomini dei quali 25 ufficiali

La Fregata Corazzata RE D'ITALIA

 

ATTIVITA'

Costruita nel Cantiere Webb di New York (U.S.A.), venne impostata nel mese di agosto 1861. Varata il 18 aprile 1863, fu completata il 18 settembre 1863.

Venne presa in consegna dall'equipaggio italiano il 19 settembre 1863. Lasciati gli Stati Uniti l'8 marzo 1864, giunse in Italia il 10 aprile.

Il 15 aprile 1865 alzò l'insegna del Comandante in Capo della Squadra e l'anno seguente fu assegnata all'Armata d'Operazioni per le azioni contro l'Austria in Adriatico nel 1866. Il 7 maggio 1866 l'Ammiraglio Persano s'imbarcò sulla Re d'Italia. L'11 maggio il Capitano di Vascello di 1a. Classe Emilio Faà di Bruno assunse il comando dell'unità.

La Re d'Italia rimase a Taranto sino al 21 giugno, si trasferì poi con le altre unità ad Ancona dove giunse il 25.

Classe RE DITALIA

Per oltre un secolo questa immagine è stata ritenuta l'unica esistente della "Re d'Italia". Soltanto in tempi recenti lo studioso Franco Bargoni ha dimostrato che si tratta della "Re di Portogallo", ripresa a Napoli nei primi giorni del 1866.

 

Il 16 luglio tutta la Squadra lasciò Ancona per attaccare le fortezze di Lissa. Il 18 ed il 19 luglio la Re d'Italia bombardò i forti di Porto San Giorgio, mentre il giorno 20 avrebbe dovuto attaccare la batteria Madonna per coprire le operazioni di sbarco.

Dopo l'avvistamento nelle acque di Lissa della squadra austriaca, comandata dall'Ammiraglio Wilhelm von Tegetthoff e che avanzava in triplice formazione a cuneo, la Re d'Italia tendeva a raggiungere la linea di fila delle corazzate Principe di Carignano, Castelfidardo ed Ancona; ma, l'Ammiraglio Persano, cambiando i suoi piani, ordinò che la fregata prendesse posto nel gruppo centrale della linea delle corazzate, che per prime dovevano sostenere l'attacco nemico.

Poco dopo il Persano, con tutto lo Stato Maggiore, trasbordò sull'Affondatore ed il comando del gruppo navale di cui faceva parte la Re d'Italia, venne assunto dal Comandante Faà di Bruno. Per il ritardo causato dallo sbarco dell'ammiraglio la distanza non poté essere serrata ed il nemico, con la sua formazione a triangolo, penetrò in quella italiana tagliandola fra l'Ancona e la Re d'Italia.

Schema della Battaglia di Lissa

La nave si trovò così a 300 metri dalle corazzate austriache sulle quali aprì un fuoco violento con le artiglierie al quale il nemico rispose con pari vigore. Ma si trovò circondata dalle unità avversarie Ferdinand Max, Salamander, Don Juan e Drak. Una granata nemica produsse un principio d'incendio nell'alloggio ammiraglio, ed un altro colpo troncò gli organi di comunicazione del timone col palco di comando tanto da non poter più governare.

La Re d'Italia rimase quindi sola a combattere contro il grosso della squadra nemica, poiché le tre corazzate italiane di testa stavano accostando per rientrare nello specchio d'acqua della mischia. In tale posizione la Re d'Italia aveva sulla dritta le fregate di Tegetthoff e sulla sinistra le corazzate, mentre l'ammiraglia austriaca Ferdinand Max dirigeva a tutta forza per investirla.

Il Comandante Faà di Bruno, benché ferito, continuava a dirigere impassibile la manovra, ma non funzionando il timone e non potendo perciò accostare, arrestò la macchina ed ordinò a tutta forza indietro. L'urto però non poté essere evitato: la Ferdinand Max piombò addosso alla Re d'Italia a tutta forza e l'equipaggio venne chiamato in coperta per l'arrembaggio nel caso fosse stato possibile effettuarlo.

Lo sperone della Ferdinand Max penetrò nel fianco della Re d'Italia che si abbattè sulla sinistra; l'austriaco si ritrasse velocemente indietro e l'arrembaggio non fu più possibile. Ma nelle batterie coperte i cannonieri erano rimasti ai loro pezzi ed il comandante italiano ordinò che la fiancata di fuoco partisse sull'avversario.

L'affondamento della RE D'ITALIA in una stampa dell'epoca

L'affondamento della Re d'Italia in una stampa tratta da un giornale dell'epoca

I cannoni della Re D'Italia erano ancora fumanti quando già toccavano l'acqua col fianco squarciato della nave che s'immergeva. Mentre l'alberatura sfiorava il Ferdinand Max, la bandiera venne ammainata per brevi istanti di pochi metri perché non venisse presa dal nemico, ma tornò subito ad alzarsi in cima all'albero per inabissarsi con la nave.

La medaglia d'oro al Valor Militare Emilio Faa' di Bruno

L'eroico Comandante Faà di Bruno, che tutto aveva tentato per superare gli eventi, ferito ad una gamba, non volle che alcuno rischiasse la propria vita per salvare la sua; immobile sul ponte di comando, deciso a morire nel modo più glorioso per l'onore della Patria, sparì con la sua nave che colava a picco. Alla sua Memoria fu conferita la Medaglia d'Oro al Valor Militare con la seguente motivazione:

"Per la sua condotta nelle operazioni navali a Lissa nei giorni 18, 19, 20 luglio 1866." (R.D. 15 agosto 1867)

Era nato ad Alessandria il 7 marzo 1820.

Altri episodi di magnifico eroismo si svolsero nell'ora estrema della gloriosa nave.

Il comandante in 2a. Malaussena, il medico capo dell'armata Verde, il commissario capo Pagano morirono da prodi al loro posto; il luogotenente di vascello Gualterio, uno dei pochi superstiti della tragica vicenda, eseguì con calma spartana l'ordine di fuoco dell'estrema fiancata, mentre la corazzata Re D'Italia scendeva nell'abisso, ed il guardiamarina Razzetti, che aveva ammainata la bandiera perché non cadesse in mano al nemico, la rialzava nuovamente, perché alta ed incolume, calasse con la sua nave nelle profondità del mare.

L'affondamento della RE D'ITALIA in un dipinto conservato a Vienna

C. Frederik Sorenson, "La Battaglia di Lissa". Il dipinto, conservato nell' Heeresgeschichtliches Museum di Vienna, mostra la Re d'Italia mentre affonda dopo essere stata speronata dalla Ferdinand Max, nave ammiraglia dell'Ammiraglio Wilhelm von Tegetthoff.

 

Delle 550 persone che erano a bordo, se ne salvarono solo 167.

I CADUTI DI GAETA A LISSA

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