Il Revisionismo
fa parte dell Storia
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"Vi sono Paesi in cui 'revisionismo' ha conservato un significato negativo ... sono quelli il cui linguaggio politico è stato marcato da una lunga presenza comunista ... "
Così scrive Sergio Romano nella introduzione di un suo libro. Il 10 febbraio è stata celebrata la 'giornata della memoria' degli italiani uccisi in Friuli e nelle attuali Slovenia e Croazia per motivi etnico-plitici dall'Armata Popolare di Liberazione Jugoslava alla fine della seconda guerra mondiale. Vengono ricordati come gli eccidi delle 'Foibe'.
Il numero delle persone assassinate è tutt'ora incerto, anche se dovrebbe aggirarsi tra i 15.000 e 20.000.
Il dramma delle foibe è probabilmente il miglior esempio di processo revisionista della storia recente.
Non sono più giovanissimo, ma ricordo perfettamente che in tutti i libri di storia, utilizzati dal sottoscritto in tutte le scuole frequentate, mai ho trovato accenni a questo drammatico periodo.
Ed in effetti, solo negli ultimi dieci anni la questione 'foibe' è stata trattata con dovizia e imparzialità, tanto che nel 2005 il Parlamento approvò una legge per istituirne la giornata della memoria.
A differenza di ciò che credono in molti, il processo di revisionismo della storia non è da confondersi assolutamente con il negazionismo, fenomeno quest'ultimo che tende a negare l'esistenza delle camere a gas e dell'olocausto, proposto da qualche pseudo-storico o da chi è desideroso di ritagliarsi un pò di spazio sui media internazionali.
Questi ultimi cercano di negare l'innegabile e sinceramente mi chiedo quanto giovi alla discussione e alla cultura riproporre periodicamente certe affermazioni e polemiche.
Il revisionismo, invece, è cosa ben diversa.
Non esiste storico che si rispetti che non approcci la materia oggetto di studio con un atteggiamento revisionista.
La storia non è mai scritta nella pietra, e bisogna essere pronti ad accettare le variazioni su ciò che sino a quel momento veniva considerata "la verità"
. La storia è fatta dai racconti, dagli scritti, dalle testimonianze ed è fatta dalle memorie dei protagonisti, dove con questo termine non ci si riferisce solo ai "grandi" attori (politici, statisti condottieri etc), ma anche ai "piccoli" protagonisti, ovvero la gente comune, i soldati semplici.
Nella storia non credo pertanto che sia corretto parlare di memoria condivisa, in quanto spesso la memoria è in realtà la verità affermata dai vincitori.
E' più corretto, invece, parlare di rispetto reciproco della memoria, per accettare e discutere i diversi punti di vista di chi allora c'era e ha vissuto nel periodo in esame.
Senza la memoria reciproca e senza il revisionismo, non sarebbe pertanto emerso il fatto che al fenomeno della Resistenza partigiana si è poi affiancato quello della "guerra civile", probabilmente più aderente a ciò che è effettivamente accaduto dopo l'8 marzo del 1943.
Senza il revisionismo non sapremmo, ad esempio, che accanto ai noti crimini commessi dai fascisti durante il ventennio, ci furono le vendette partigiane che dopo il 1945 causarono oltre 20.000 morti.
Senza il revisionismo, saremmo ancora ancorati ad una storia del fascismo priva del contributo del maggiore storico italiano del regime, Renzo De Felice.
Tutto questo per dire che il processo del revisionismo è associato all'analisi della storia, un'analisi che non può essere di parte, ma deve considerare "tutte le memorie".
Altra cosa, ripeto, è il negazionismo, fenomeno disprezzabile e per il quale trovo corretto procedere anche legalmente contro chi lo professa.
15/2/2009