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Le Città d'Italia
sulla
Via Francigena
(Tratto da:
http://www.luna.it/cultura/francigena/citta.htm#speziamassa
)
Piacenza
La Via Francigena iniziava ad attraversare la provincia di
Piacenza nei pressi di Castelsangiovanni, dopo aver oltrepassato il torrente
Bardonezza (o Bardoneggia), come documentano scritti del 1158. Proseguiva
poi verso Piacenza, ed altre testimonianze si trovano a Sant'Antonio e a San
Lazzaro, dove sorgevano ospizi per pellegrini. A San Nicolò la chiesa
parrocchiale, accostata alla strada, fungeva da cappella per un altro
ospizio.
Le origini dell'abitato di Piacenza sono assai remote, come attestano alcuni
reperti archeologici risalenti all'epoca preistorica. Nel 218 a.C., quando
fu colonizzata dai Romani che volevano creare un baluardo di confine sul Po
contro le invasioni dei Galli, le fu per le prima volta dato il nome di
"Placentia".
Con la costruzione della via Emilia divenne un importante nodo stradale. La
tradizione gastronomica piacentina è nata con la stessa città, una città che
è "d'arte" non solo per i monumenti, ma anche per la tavola. Nella sosta in
questa città i viandanti odierni non potranno fare a meno di conoscere i
salumi, noti e apprezzati, soprattutto i salami a grana grossa e la "coppa",
specialità tipicamente Piacentina, che richiede una giusta stagionatura.
Altrettanto celebri i vini.
Superato il capoluogo di provincia, la Via Francigena seguiva l'attuale
percorso della Via Emilia, in direzione di Fidenza, toccando Pontenure,
Cadeo (il cui nome "Ca' di Dio" risale proprio ai tempi del pellegrinaggio).
Nel tratto da Fiorenzuola a Fidenza, i pellegrini, anche in base alle
condizioni metereologiche, alle condizioni e alle mappe dell'epoca,
sceglievano uno dei diversi tracciati verso sud per valicare l'Appennino.
In Alta Valnure e nella vicina zona dell'Alta Valdarda esistono numerosi
riferimenti relativi al passaggio dei pellegrini "romei". Si trattava di
strade alternative che erano scelte soprattutto quando in pianura la via
verso Fidenza non era percorribile, ad esempio a causa di combattimenti o
invasioni. I pellegrini risalivano così le valli e giungevano al passo delle
Pianezze (tra Ferriere e Bedonia di Parma).
In Alta Valdarda, invece, i viandanti potevano trovare conforto nell'Abbazia
di Valtolla.
In Valdarda vi è Castellarquato, "Città d'arte", borgo medioevale con
l'antica basilica romanica con annesso chiostro trecentesco, la Rocca
Viscontea, il Palazzo Pretorio, il Palazzo Ducale, il Torrione Farnesiano,
il Museo della Collegiata, il Museo dei fossili. Anche Vigoleno è un
suggestivo borgo medioevale, ancora circondato dalla cinta muraria, con
un'unica porta d'accesso carrozzabile. Sempre in Alta Valdarda si trova
Velleia Romana, zona archeologica dove nel 1747 fu ritrovata, casualmente,
la Tabula Alimentaria traiana, la più grande iscrizione su bronzo
nota di tutto il mondo romano.
Parma
La prima tappa importante in provincia di Parma era Fidenza,
la Fidentia romana città di San Donnino, la cui vita è narrata nel
susseguirsi delle immagini scolpite sulla facciata del Duomo, come un "film"
fatto di gesta eroiche e di battaglie. Il Duomo di Fidenza è la prima
espressione architettonica che si incontra in questo tratto della Via
Francigena, caratterizzata dallo stile romanico e dalle sculture che sulle
facciate e all'interno erano per il pellegrino simboli di fede e tappe del
viaggio verso Roma. Da Fidenza la Via Francigena poteva seguire due
direzioni distinte per ricongiungersi di nuovo a Fornovo.
Un primo ramo proseguiva per la via Emilia, e passato S. Pancrazio (Pieve
Romanica) arrivava a Parma, città ricca di opere d'arte e di numerosi e
accoglienti ospizi (circa cinquanta). Il segno che caratterizzava
maggiormente l'importante ruolo di questa città era il Battistero, dove le
preziose sculture antelamiche con la loro simbologia di misericordia e
redenzione riassumevano il significato del viaggio. Parma oggi è anche
famosa per la sua cucina e i suoi tipici prodotti gastronomici. Da parma
l'itinerario continuava toccando Vicofertile, con la sua pieve dedicata a S.
Gemignano, che conserva un interessante fonte battesimale del XII secolo,
Collecchio, situato nella vallata del Taro, e Talignano, dove la pieve
conserva un'esemplare lunetta, che sovrasta la porta d'ingresso,
rappresentante la "Psicostasi" (pesa delle anime).
Si prosegue poi per Fornovo.
Seguendo invece l'altro ramo si abbandonava la via Emilia a Coduro,
proseguendo per Santa Margherita, Borghetto, Medesano e Felegara, per poi
giungere a Fornovo. Qui si trova un'antica pieve romanica di alta qualità
che ha mantenuto i caratteri originali dell'XI secolo.
Da Fornovo la via, che assumeva il nome di "Via di Monte Bardone",
proseguiva verso l'Appennino, toccando Sivizzano, Bardone (dove l'antica
pieve impreziosisce il borgo), Terenzo, Casola e Cassio, borgo d'origine
romana. Si giunge poi a Berceto, uno dei punti d'arrivo della Strada
Francigena. Qui si trova il Duomo di S. Moderanno e il sinuoso percorso
originale della Strada, oggi riportato all'antica forma grazie a imponenti
lavori di recupero fedeli al tracciato d'un tempo.
Da Berceto l'itinerario proseguiva per il Passo della Cisa, dove sono stati
rintracciati i resti di un antico ospizio dedicato a Santa Maria.
Da Massa Carrara alla Spezia
La Via Francigena varcava lo spartiacque appenninico entrando
nel mondo mediterraneo non lontano dall'attuale valico della Cisa (o Via di
Monte Bardone, dall'antico Mons Longobardorum), e andava verso il
mare seguendo il corso del fiume Magra. La Val di Magra è tutt'oggi fulcro
di importanti nodi stradali e ferroviari, e ha mantenuto integre le sue
bellezze: castelli di diverse forme architettoniche, pievi romaniche, borghi
murati ancora ben conservati e ricchi di fascino. Tutta la Valle, compresa
fra le province di Massa Carrara e
La Spezia, offre riposanti paesaggi con verdi boschi e fiumi dalle
limpide acque fino al mare, dove ad un litorale sabbioso a sud si
contrappone a nord la costa impervia, frastagliata e suggestiva con borghi
medievali, quali Portovenere e Lerici, e gli incantevoli vigneti delle
Cinque terre a strapiombo sul mare.
Attraversato il passo la strada giungeva a Montelungo dove il Monastero di
S. Benedetto, oggi distrutto, offriva ospitalità. Si scendeva quindi a
Pontremoli, importante centro della Lunigiana, terra dei Liguri Apuani,
dove, nella chiesa di S. Pietro, ancora oggi si conserva il "labirinto",
simbolo dei pellegrinaggi diretti in Terra Santa.
Oggi Pontremoli è una tranquilla cittadina con numerose emergenze storiche
ed architettoniche: palazzi barocchi, chiese, caratteristici ponti sul
ghiaioso Magra, e conserva, nel castello del Piagnaro, diverse statue stele
o menhir, lastre di pietra o stele funerarie con scolpite sembianze umane
stilizzate.
La strada giungeva poi a Filattiera, con la pieve romanica di Sorano ancora
visibile, e quindi Villafranca, ove si riscuotevano i pedaggi sulla Via
Romea. La Francigena costeggiava la Magra e giungeva ad Aulla, quindi
entrando in provincia della Spezia a Santo Stefano Magra, di origine antica,
che conserva ancora tratti delle mura medioevali: da qui subito si
raggiungeva Sarzana.
La Via Romea si dirigeva poi verso Luni, città di origini romane, che fu
importante porto da cui partivano i marmi per Roma; poco lontano era il
porto di S. Maurizio, ove si imbarcavano i pellegrini diretti a Santiago di
Compostela. A Luni interessante da visitare sono il Museo archeologico e i
resti della città romana: il foro, la casa degli affreschi, l'anfiteatro.
Passando poi per Avenza, in prossimità di Carrara, la Via raggiungeva Massa,
dove, in località S. Leonardo al Frigido, a pochi chilometri dalle assolate
spiagge della riviera apuana, vi era un grande borgo (ancora oggi vi è una
chiesa) con un ospedale dei Cavalieri gerosolimitani di S. Giovanni.
Imponenti si stagliavano le pareti delle Apuane, famose per le cave di marmo
che fornirono anche a Michelangelo i blocchi per le sue opere.
Lucca
La Via Francigena acquistò grandissima importanza nel
territorio lucchese, specie tra l'XI e il XIII secolo, come risulta dal
considerevole numero di ospizi costruiti in tale periodo da enti religiosi e
laici, situati in genere sui valichi, in prossimità dei ponti, in zone
isolate.
Da Camaiore (oggi importante per essere al centro del percorso turistico
della Versilia) si proseguiva per Monte Magno, Valpromaro, Passo delle
Gavine, San Michele della Contesora, San Iacopo delle Beltraie, Ponte San
Pietro, località dotate di chiesine e di ospizi tutt'oggi in gran parte
conservati.
Una volta superato il fiume Serchio i pellegrini giungevano a Lucca, dove
l'organizzazione ospitaliera, nel secolo XIII, disponeva di ben dieci luoghi
di accoglienza.
Fra le maggiori attrazioni turistiche di questa città, oltre alla "cerchia
delle mura urbane" d'imponenza unica e di spettacolare bellezza, si
ricordano le molte chiese romaniche ricche di pregevoli sculture (il Duomo
di San Martino, San Michele, San Frediano, Santa Maria Forisportam, San
Cristoforo, San Giusto, Sant'Alessandro, ecc.), costruite in epoca
medievale.
Dopo un reverente omaggio in Duomo al Volto Santo, immagine di Cristo
venerata in tutta Europa dal sec. XI, i pellegrini raggiungevano San Vito,
Picciorana, Lammari, Lunata, Rughi e infine il villaggio di Porcari, luogo
di antiche e nobili origini, dove Sigerico e il suo seguito si sarebbero
fermati.
Piegando verso sud-est la Via Francigena sfiorava Altopascio dove i
Cavalieri del Tau dirigevano un ospedale di rilevante ampiezza e
funzionalità, creato per assistere i viandanti ed eventualmente per curarli
in caso di bisogno.
Di questo suggestivo borgo murato si possono ancora ammirare i contenitori
di granaglie, il peregrinaio, la chiesa di San Iacopo (sec. XIII), la
poderosa torre dotata di una campana, la "smarrita", che serviva da richiamo
ai viandanti.
La strada Francigena continuava nei campi fino ad addentrarsi nella
boscaglia delle Cerbaie per giungere infine a Ponte Cappiano e a Fucecchio.
Pistoia
Le più importanti vie medioevali di
pellegrinaggio tra l'ovest ed il nord-ovest europeo e Roma interessavano
direttamente o indirettamente la città di Pistoia. Tali vie erano
l'itinerario che portava a Santiago de Compostela e la Via Francigena.
Quest'ultimo itinerario, così come oggi ricostruito sulla scorta del
documento scritto dall'Arcivescovo di Canterbury, Sigerico, passava ad una
ventina di chilometri da Pistoia e più precisamente ad Altopascio, dove i
Cavalieri del Tau, (gli stessi che a Pistoia avevano un'importante sede)
avevano allestito un ospedale per assistere e curare i viandanti e i
pellegrini.
Successivamente Pistoia, avendo raggiunto un notevole splendore, esercitò un
forte richiamo su chi percorreva la via Francigena e fu così che, da diversi
pellegrini, furono effettuate deviazioni per ammirarne i monumenti ed
acquisire le indulgenze legate alla visita dei vari edifici sacri. Essi
sono: la Chiesa di S. Giovanni Fuorcivitas, con portale scolpito da
Gruamonte (1162); la Chiesa di Sant'Andrea, anch'essa con portale del
Gruamonte ed Adeodato (1166) poi arricchita da uno splendido pergamo di
Giovanni Pisano; la Chiesa di San Bartolomeo in Pantano, con portale di
Gruamonte e con pergamo di Guido da Como; il Duomo, costruzione dei secoli
XII e XIII che, assieme a rilevanti opere d'arte, contiene l'altare di
Sant'Iacopo: opera interamente in argento di rara suggestione e bellezza,
eseguita da orafi fiorentini, pistoiesi e senesi. Il portale del Duomo è
abbellito da bellissime terracotte policrome di Andrea della Robbia. Altra
opera robbiana molto ammirata è il fregio che arricchisce il portico del
vecchio "Spedale del ceppo" (sec. XIII) e che illustra le opere di
misericordia. Al fregio hanno lavorato Giovanni della Robbia e la sua
scuola.
Coronano le bellezze monumentali di Pistoia la Piazza del Duomo, definita da
illustri visitatori una delle più belle d'Italia, di chiaro carattere
medievale, su cui sorgono i più importanti edifici di Pistoia. Qui, oltre al
già ricordato Duomo, è sito il Battistero, iniziato nel 1348 su disegno di
Andrea Pisano, con a fianco l'ora restaurato Episcopio e poi, uno di fronte
all'altro, il Palazzo del Comune iniziato nel 1294 che presenta una severa
compostezza e il Palazzo Pretorio sorto nel 1367.
Pistoia ospita oggi importanti musei tra cui: il Museo Civico; il Centro di
documentazione sulle opere di Marino Marini; la Fondazione Marino Marini e
la splendida raccolta d'arte di "Villa di Celle", assai più conosciuta
all'estero che in Italia, di proprietà privata della famiglia Gori.
Da
Pisa a Firenze
Dopo aver attraversato l'Arno, in prossimità dell'attuale
Fucecchio, si incontraava la mansione di S. Genesio, la Vico Wallari
dei Longobardi, importante per la posizione centrale rispetto alle vie di
comunicazione della Toscana di allora, soprattutto fra Pisa e Firenze. Non
resta nulla oggi della sua Pieve e delle sue piazze, che papi, imperatori,
vescovi e Comuni scelsero per riunirvi i concili e diete. Questo tratto
della provincia di Pisa, dove un tempo passava la Via Francigena, ancora
oggi è caratterizzato da un paesaggio tipico toscano, dove dolci pendii
collinari tappezzati da ulivi e cipressi si alternano a zone pianeggianti
accuratamente coltivate. Qui sono presenti particolarmente attrezzate
aziende agrituristiche.
Nel XII secolo l'ascesa del vicino castello di S. Miniato e le successive
varianti della Francigena determinarono la decadenza di Borgo San Genesio.
San Miniato (a 42 km da Pisa e da Firenze e a 2-3 km dal vecchio tracciato
della Via Francigena) è oggi un'importante località turistica nota per le
sue opere d'arte legate ad ambienti fiorentini di derivazione giottesca e
della scuola senese. È nota anche per l'ottima qualità del tartufo bianco.
Per il suo ricco intreccio di vicene storiche ed artistiche questa cittadina
rappresenta oggi in maniera esemplare la cultura toscana dei centri minori
che conservano testimonianze di antiche vestigia medioevali e romaniche.
Attraversando queste terre, come i pellegrini di allora, il viaggiatore dei
nostri tempi può raggiungere in breve le citt&agreave; di Pisa e Firenze,
ben note per le loro meraviglie in campo artistico e architettonico, e
assimilare così completamente l'atmosfera ricca di storia e di cultura che
si respira in questa terra.
Entrando in provincia di Firenze, si seguiva un percorso di crinale tra la
Val d'Elsa e la Val d'Egola, toccando Coiano, sede della Pieve di S. Pietro
e Paolo, e giungendo alla Pieve di Santa Maria 3 a Chianni, importante luogo
di sosta dove sorgevano più ospizi. Dopo Gambassi, che fu centro dell'arte
del vetro prima ancora di Murano, la Via giungeva alla provincia di Siena.
Da Siena a Chianciano -
Valdichiana
Sul territorio senese la Francigena si articolava in fitti
reticolati alternativi. Il pellegrino che, uscito dal territorio fiorentino,
si inoltrava su quello senese, giunto a Poggibonsi, grosso borgo produttivo
mercantile allora come oggi, incontrava sull'arroccamento che portava a San
Geminiano quei Pellegrini che scendevano verso l'ospizio poggibonese di San
Giovanni in Jerusalem, di recente restaurato. San Geminiano si presenta
ancor oggi con la sua struttura urbanistica medioevale, ricca di chiese e
palazzi con affreschi del Gozzoli, del Pinturicchio, del Barna e del
Ghirlandaio.
Sulla via di Siena il pellegrino giungeva a Colle Val d'Elsa, l'operosa
città di oggi, produttrice di cristalli pregiati.
Sulla via di Siena, da Abbadia a Isola, il pellegrino incontrava l'abbazia
cistercense di Isola. I resti della cinta muraria, la Chiesa del 11OO con
opere di Sano di Pietro e di scuola Duccesca, i ruderi di un monastero che
fu il centro di un'intensa attività produttiva e mercantile esercitano anche
oggi sul visitatore il loro fascino.
Le presenze templari sulla via che attraversa la montagnola, la presenza di
numerose pievi che costellano un paesaggio silvestre quasi intatto, fanno
pensare ad un arroccamento a Ovest che raggiungeva la Francigena a Siena e
che può oggi invogliare il turista a percorrere questo itinerario che porta
all'Abbazia di San Galgano e alla Chiesa di Montesiepi.
Siena era il punto in cui ai pellegrini dell'Europa dell'Ovest si univano
quelli provenienti dall'Europa orientale.
Immenso è il patrimonio urbanistico, culturale e arlistico che vi si
conserva (la Cattedrale, il Battistero, il Santuario di Santa Caterina,
l'Ospedale di Santa Maria della Scala, il Palazzo Pubblico, la Pinacoteca
Nazionale).
Lasciata Siena, il pellegrino affrontava le ultime tappe verso Roma,
seguendo un percorso non dissimile da quello dell'attuale Via Cassia. Su
questo tracciato si fa più densa la rete di ospizi: Isola d'Arbia, Ponte a
Tressa. Monteroni d'Arbia, fino al borgo medioevale fortificato di
Buonconvento.
Dopo Buonconvento la via si apriva in direzione di Montalcino e di S.
Quirico d'Orcia. Montalcino offre oggi un tessuto urbanistico medioevale e i
segni di una crescita rinascimentale. Dall'alto della Rocca un ampio
panorama si apre sui colli coltivati a vite dove si produce un vino
prestigioso come il Brunello.
Superati i colli di Torrenieri si giungeva a San Quirico d'Orcia, che
rappresentava uno dei principali punti di tappa del percorso medievale della
Strada Romea. Situato su un'altura fra Lasso e l'Orcia, è un bellissimo e
antico paese di origini pre-etrusche: notevoli sono la Pieve romanica e i
molti resti medioevali. Non distanti dal percorso della Francigena sorgono
Pienza, ricca di bellezze architettoniche, Montepulciano, famosa per il suo
vino, e Chianciano Terme, importante per le sue acque terapeutiche
conosciute in tutto il mondo.
Dopo S. Quirico d'Orcia la Strada incontrava l'ospizio di Bagno Vinoni,
antica stazione termale con resti romanici. La Cassia procedeva attraverso
campagn desolate e spopolate, toccando Arcimbaldo (antico ospedale) e Le
Briccole, dove si trovano testimonianze romaniche, in un paesaggio
incantevole. Il cammino procedeva quindi verso il Monte Amiata e Radicofani.
Tra
Toscana e Lazio: l'Amiata
La Francigena tra Toscana e Lazio presenta, per il pellegrino
medievale, aspetti paesaggistici e logistici particolari che ne fanno, per
quanto riguarda l'urbanizzazione, un tratto distinto e caratteristico, anche
in assenza di grossi centri urbani. In questa zona la via conserva infatti
ancora oggi diversi tratti di strada, di ospizi e di villaggi originali
importanti, tra cui S. Pietro in Paglia, ora scomparso.
Centri urbani da ricordare sono Abbadia San Salvatore, Radicofani e
Castiglione d'Orcia. Situata sulle pendici orientali del Monte Amiata,
Abbadia San Salvatore è uno dei borghi medievali meglio conservati della
Toscana; composta da due nuclei principali, quello dell'Abbazia (fondata
nell'VIII secolo dai Longobardi e sviluppatasi grazie ai monaci benedettini)
e quello del centro storico, è dotata di buone attrezzature alberghiere e
sportive. Diverse erano nel medioevo le varianti per arrivare a Radicofani,
che fu feudo di
Ghino di Tacco, e conserva oggi tutta l'atmosfera che ebbe per il
viaggiatore medievale, con il suo centro storico, le chiese e la sua
edilizia dal tipico colore della pietra lavica.
La Via procedeva digradando dolcemente lungo la cretosa e brulla valle del
Paglia.
Da Viterbo a Roma
A 4 Km di strada dal Ponte Gregoriano sul Paglia, si arrivava
ad Acquapendente, dotata di ospizi e che divenne in seguito una tappa
fondamentale per i pellegrini, grazie ad una preziosa reliquia portata dalla
Terra Santa, oggi conservata nella cripta della cattedrale.
Quest'area culturale alto laziale è caratterrizzata da grossi borghi
agricoli nella zona tufacea tra l'Amiata e il Lago di Bolsena, analoghi a
quelli del meridione d'ltalia. Bolsena, sulla sponda nord orientale
dell'omonimo lago (importante per il ricordo del miracolo di Santa
Cristina), è un luogo di soggiorno piacevole e ricco di storia, di antichi
monumenti, al centro di una zona archeologica. È una terra etrusca, ricca di
mistero, dove il tempo pare essersi fermato.
Si giungeva poi a Montefiascone, centro medevale, importante per il suo
vino. Di qui, seguendo il tracciato dell'antica Cassia, interessante anche
oggi nei pressi di Zepponami, la via attraversava zone ricche di acque
termali a nord-ovrst di Viterbo, puntando verso Vetralla. Si raggiungeva
quindi Viterbo, che sviluppatasi grazie alla Francigena, divenne uno dei
cardini dell'intero percorso, ricco di ospizi, alloggi, memorie storiche.
È capolnogo di una delle più belle province tirreniche, ricche di resti
archeologici, misteri e leggende. Fu in epoca medievale sede di papi, e
possiede ancora le mura dei secoli XI e XIII e numerose case medievali,
piazze e scorci pittoreschi. È ricchissima di opere d'arte e monumenti, di
edifici religiosi e civili degni di nota.
Il passaggio dalla Via per Viterbo pose il problema dell'attraversamento dei
Monti Cimini, tentato a seconda dei periodi a destra o a sinistra del Lago
di Vico. Tra i boschi di castagno nei pressi dell'Abbazia Cistercense di San
Martino al Cimino (delizioso centro turisticu nei Monti Cimini), sono
riconoscibili tratti dell'antico percorso.
Si proseguiva per Vetralla; poco prima una strada campestre conduce alla
chiesetta di Santa Maria di Forcassi, indicata da Sigerico come tappa.
Dopo Vetralla, interessante cittadina medievale, si procedeva per Sutri,
centro etrusco di origine antichissima e città ricca di testimonianze
medievali come il suo Duomo.
Tutto il tratto viterbese &eprova; profondamente segnato dalla civiltà del
pellegrinaggio medievale.
La Strada Francigena ormai era poco lontana da Roma, che in breve si
raggiungeva, imboccando la Via Trionfale (che è la via di Monte Mario) dopo
aver abbandonato la Cassia.
La Via Francigena entrava nel territorio di Roma attraverso la valle del
Baccano, lungo l'antica Cassia, seguendo un percorso già ben conosciuto dai
Romani, come egrave; testimoniato dalle rovine di una "statio" di epoca
imperiale, della quale esistono vistose murature.
Nei pressi della città si lasciava la Cassia per la diramazione della Via
Trionfale, che si presentava la meno impervia per raggiungere la zona nel
Vaticano.
La strana attraversava il Clivus Cinnæ, che nell'epoca medievale
prese il nome di "Monte Malo" o "Monte Gaudio" (oggi Monte Mario),
poich&eauyte; da lì i pellegrini, dopo tanto camminare, scorgevano
finalmente Roma.
Il luogo esatto dove si apriva ai viandanti la vista della città si trova
all'interno del Parco Mellini, dove anche oggi esiste un bellissimo piazzale
panoramico.
Ai Piedi del colle dove la Via trionfale termina la discesa, resta una
piccola chiesa, che un tempo aveva accanto un ospizio, probabilmente eretta
intorno all'anno 1000.
Nel 1187 un pellegrino francese la dedicò a S. Lazzaro e vi sistemò accanto
un modesto ospedale; analoghe costruzioni sorgevano in vari luoghi della
città, destinate al ricovero di pellegrini ammalati.
Adibiti al ricovero dei romei furono anche i vari ospizi che si addensavano
intorno a S. Pietro, come quelli dei Boemi, dei Tentoni, di S. Marta o della
Via del Pllegrino, che costituiva allora il tratto finale del percorso della
Via Trionfale.
Roma
I pellegrini romei che nel Medioevo giungono al termine del
loro viaggio hanno un primo contatto con Roma dall'alto di Monte Mario
(l'antico Mons Gaudii), da dove si gode la veduta della città e della
basilica di San Pietro. Chi giunge a cavallo o a dorso di mulo prosegue a
piedi: l'homo viator assume l'abito e l'atteggiamento del pellegrino
che raggiunge lo spazio sacro in cui abita la potenza divina.
Quando nel 1300 Bonifacio VIII promulga il primo Giubileo, la Chiesa,
attraverso la concessione delle indulgenze e il riconoscimento pubblico del
pellegrinaggio, lo istituzionalizza, divenendo essa stessa la Meta. La
tensione individuale e interiore dell'uomo medievale verso il sacro viene
riassorbita nella Chiesa, e per il pellegrino si apre un capitolo nuovo, che
fa intravedere l'inizio di una nuova cultura.
Questo visitatore, che arriva a Roma dopo aver attraversato le desolate
campagne dell'Agro, si trova davanti lo spettacolo di un centro urbano
protetto dalle sue basiliche, le sue mura e le sue torri. Esse rappresentano
la continuità con il passato e le trasformazioni della città che, attraverso
i secoli, non perde la sua centralità, ma soltanto ne modifica il
significato.
Oggi come allora Roma esercita sul viaggiatore un fascino unico, tra le
tante capitali europee. E vale qui la pena, senza entrare nel dettaglio
turistico, nel quale non ci si potrebbe che perdere, cercare di inquadrare
storicamente l'evoluzione nel tempo della centralità di questa città.
La capitale pagana dell'Impero diventa il simbolo della cristianità con
Costantino: in essa i luoghi di culto sottolineano il trionfo della
religione cristiana. Mentre fedeli possono uscire dagli ambiti privati e
nascosti di preghiera, il programma edilizio dell'imperatore porta alla
costruzione delle basiliche (S. Pietro in Vaticano, S. Paolo e S. Lorenzo
fuori le mura, S. Salvatore, odierna S. Giovanni in Laterano, S. Croce in
Gerusalemme, S. Agnese sulla via Nornentana, la scomparsa Ss. Pietro e
Marcellino sulla via Labicana e S. Sebastiano sull'Appia, attribuita al
successore Costante).
Queste sorgono per lo più in luoghi già dedicati ai martiri, oggetto di
venerazione dei pellegrini, e sono edificate nei pressi della cinta muraria
o lungo alcune delle vie consolari (si pensi a S. Paolo sulla via Ostiense,
strada determinante per l'approvvigionamento cittadino attraverso il porto
marittimo), così da avere una posizione ben visibile, ma anche da costituire
un elemento simbolico di difesa.
All'interno della cerchia delle mura, che mantiene il suo ruolo difensivo,
gli anni trascorrono modificando l'antica Roma, colpita da numerosi sacchi e
lotte intestine, in una città tipicamente medievale: gli itinerari per i
pellegrini ne riflettono i mutamenti. Tra i più noti, l'Itinerario di
Einsiedeln e quello dell'Ordo Romanus, redatti rispettivamente
nel IX e nel XII secolo, forniscono, il primo, ancora numerosi riferimenti
alla Roma classica, e il secondo, invece, una visione della realtà urbana
fortificata e turrita. Mentre nella disgregazione del potere imperiale
sorgono fin dai primi tempi alcuni istituti cristiani che fondono compiti
amministrativi, assistenziali e religiosi, e il papato si adopera per
costituirsi come potere politico, la città vede diminuire la sua
popolazione, che giunge in questi secoli, tra epidemie, malaria e carestie,
a soli 50.000 abitanti. Essi si distribuiscono all'interno delle mura in
alcune aree più popolate, comprese nella zona pianeggiante tra il Tevere e i
colli Quirinale, Palatino e Aventino. Qui si trovano nuclei fortificati,
costruiti, spesso intorno ai monumenti dell'antichità, dalle varie famiglie
che in città si contendono il potere e che si contornano di clienti e nobili
minori. Intorno coesistono aree coltivate o tenute a pascolo. Al di là del
Tevere, S. Pietro e Trastevere, a lungo separate amministrativamente dal
resto della città. A loro volta le chiese, che nel XII secolo sono 300,
affidate spesso a ordini monastici, costituiscono centri di spiritualità e
cultura, nonché di produzione e di scambio.
L'economia romana si articola intorno ad attività che soddisfano il
fabbisogno quotidiano, al commercio del denaro che giunge alla Chiesa da
ogni parte, all'agricoltura e all'allevamento del bestiame. Fin da questi
tempi la città può contare entrate che derivano dall'ospitalità fornita a
coloro che vi giungono in gran parte per motivi per motivi religiosi.
L'accoglienza dei pellegrini e la loro assistenza sono il motivo per cui
sorgono ospizi e ospedali, che in molti casi vengono istituiti a sostegno di
alcune nazionalità. Si tratta di colonie di pellegrini stranieri, scholae,
come quelle che dal secolo VIII si stabiliscono presso l'area del Vaticano:
quella dei Sassoni, dove sorge ora l'ospedale del S. Spirito; a nord di S.
Pietro quella dei Lorlgobardi (chiesa di S. Giustino); a sud dell'atrio
quella dei Franchi; quella dei Frisoni nella zona di S. Michele in Borgo.
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