LUIGI BOTTA PER SAVIGLIANO

PERSONAGGI

 GIANNI DELZANNO, AVVOCATO ED AMANTE DELLA PITTURA LOCALE

Si riporta di seguito il ricordo che Luigi Botta ha scritto su Gianni Delzanno

Ci mancherà, Gianni Delzanno! Non perché esistesse tra noi amicizia di lunga data, frequentazione costante ed assidua, o i rapporti intrattenuti fossero confidenziali e profondi. Ci mancherà perché la sua presenza era intimamente rassicurante e, in una città che -per dirla con le sue parole- stava eliminando «le soste» e voleva «frenesia», egli rappresentava la tradizione soavemente maritata con l'avanguardia. Era colui che, in modo sincero e genuino, ancor riusciva a significare quella «saviglianità» che egli, da sempre, aveva codificato con grande simpatia e lucidità, sino ad esasperarla per renderla ancor più vera del vero.

Penso di non esagerare se lo considero unico. Per i suoi atteggiamenti, per la sua genuina semplicità, per il suo modo di svolgere la professione, per la passione nel vivere la sua città e per l'attenzione con la quale, molto prima degli altri, sapeva cogliere nel cambiamento e nella trasformazione del tempo gli aspetti ch'egli considerava positivi. Apparteneva alla nostra gioventù. Il mito della spensieratezza, il mito della Savigliano sul Maira, il mito degli amici di Mario re Cit, il mito di Gioanin d'le Canavere, il mito della festa alla Sanità e delle combriccole raccolte intorno ad una chitarra, il mito di tutto ciò che, pur considerato o considerabile al limite della sregolatezza, veniva da lui egregiamente trasformato secondo una logica che Savigliano sapeva riconoscere, apprezzare ed amare.

Non era l'uomo spocchioso da bar, esaltato, chiacchierone, irriverente ed anche un po' fanfarone. La sua grande vitalità stava proprio nell'intimità del suo agire, nell'essere umile, modesto, discreto e meditativo. Solo, ma con tanti amici, arricchito da un'intelligenza non comune, da un'eleganza sottile nel discernere gli argomenti e da una grande capacità di fare dell'ironia, tanto per scritto quanto verbalmente.

Nonostante la sua pubblica presenza fosse moderata, limitata all'indispensabile, egli era attento, vigile sulla vita della città, conoscitore nel dettaglio di ciò che la sua Savigliano sapeva e voleva offrire. Il suo essere presente, anche soltanto privatamente, era per tutti noi una sicurezza. La sua modesta approvazione, seppure comunicata con estrema riservatezza, rappresentava la certezza della strada giusta: la sua vigile attenzione era infatti il «trait d'union» tra il borgo ch'egli ancor ricordava e di tanto in tanto declamava -nel quale gli operai, i commercianti ed i militari di truppa andavano all'osteria, i nobili benestanti e gli ufficiali al caffè e le donne rimanevano a casa, coi ragazzi- e la città di oggi, mass-mediata e frenetica.

Anche per lui la meteora politica lo aveva portato, tra le fila socialdemocratiche, ad essere il delegato di qualcuno in consiglio comunale. Anche per lui la vicepresidenza della «Cassa» aveva rappresentato il premio più ambito (da lui svolto con estrema singolarità ed estrosità) per chi per lustri e lustri aveva amato ed in qualche modo espresso al meglio la vitalità della città.

Rimaneva ancora la sua passione per l'arte, o, forse meglio, per gli artisti. Tutti gli erano amici, tutti gli volevano bene. In essi, nelle loro contraddizioni e dalle loro opere -belle o brutte esse fossero-, egli sapeva trarre gli spunti positivi per raccontare ad altri, con simpatica, forbita e frenetica scrittura, le sue interpretazioni, sempre giocate sul filo di una sottile ironia per addetti ai lavori. Chi non ricorda le sue recensioni! Al fondo, di chiunque egli stesse parlando o scrivendo, l'invito era ad acquistare almeno un quadro. Valeva sempre la pena! Anche perché i suoi amici artisti, in qualche modo, bisognava ben aiutarli!

Ci mancherà. Il solo fatto di sapere che la sigla «G. D.» non apparirà più in calce ai suoi articoli ci renderà tutti un po' più poveri.

luigi botta

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