
Pro veritate adversa diligere
Per raggiungere la verità,
amare le circostanze sfavorevoli.
Le avversità se le aspetta davvero chi ama la verità.
La pacata ironia nei confronti di ogni
lagnoso recriminare, la nonchalance del garbato sottrarsi,
l’apertura dello sguardo alla bellezza.
Ecco alcune fra le armoniche della parola "diligere".
Nell’accordo e nella cadenza quel diligere coinvolge le
dissonanze più aspre, la passione per la verità si vieta di diventare
aspra nelle avversità, da amabile che era quando tutto
l’assecondava. Essa si assicura ben più che una mera coerenza
con se stessa. Per questa, basterebbe resistere.
In quel diligere, essa distilla l’antidoto necessario per fronteggiare
l’insidiosa tentazione che sta nell’ombra di ogni consensogratificante. La
sottile adulazione, l’eccesso della devozione, la premurosa compiacenza,
l’enfatica ammirazione, non appaiono propriamente come adversa. Eppure il
facile consenso ha un suo modo sottile e penetrante di indebolire la rectitudo
dell’affezione pur destinata – e con tutta sincerità - all’amore del vero.
Se l’agape è amore che sceglie, la maturità è fatta di scelte.
Dobbiamo scegliere chi amare,
e verso chi riversare la predilezione.
La nostra identità dipende sia dall’essere amati e accolti che dall’amare e
accogliere.
Una vita che non è fatta di scelte è un seme che non è seminato.
Amare nihil aliud est nisi eum ipsum diligere, quem ames, nulla utilitate quaesita
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