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Tradizioni Popolari

I caratteri più forti della tradizione e la gastronomia tipica custoditi nel paese si intrecciano fra loro con le maggiori festività religiose distribuite lungo l'arco dell'anno, a testimonianza di quanto i ritmi della vita passata fossero scanditi dal rapporto fra uomo e Dio e dalle forme esteriori che di questo rapporto primigenio erano dettate dalla Chiesa, onnipresente nella quotidianità degli individui .
A Pasqua e nel mese di Dicembre, dalla festa dell'Immacolata fino a Natale, vi è un rifiorire di cibi e dolci tradizionali, preparati ancora oggi secondo antiche ricette, mentre in chiesa e per le strade si svolgono funzioni e riti che risalgono a momenti lontani nel tempo.
E' tutto un rinnovarsi di forme e simboli che si ancorano ad un universo socio-culturale mediterraneo – prima greco-pagano e poi latino-cristiano – plasmato da quasi tre millenni di storia, nel quale la terra, i suoi segni e i suoi frutti rivestono un ruolo di primaria importanza. La ritualità della Settimana Santa offre in proposito la possibilità di compiere un virtuale salto nel tempo e nello spazio che ci riporta a quegli “orti di Adone” che le donne fenicie e greche offrivano a questo dio-mito del sole in occasione della festa commemorativa della sua morte e resurrezione. E così fanno ancora le nostre donne, che preparano dei piattini di grano fresco seminato ed appena germogliato per riporli come ornamento del Sacro Sepolcro allestito in chiesa, a simbolo del prodigio pasquale della rinascita della vita e della Natura.
Fra le manifestazioni più antiche e suggestive di questo periodo vi è la processione della "Naca" che si svolge il Venerdì Santo, quando per le vie e le piazze del paese gli uomini portano in spalla una culla in legno rivestita di un antico panno di seta finemente ricamato nella quale viene adagiata una statua del Cristo Morto, mentre la riproposizione degli oggetti della Passione rafforza ed esprime ulteriormente il senso e il valore della pietà popolare.
Sempre in questo giorno era consuetudine percepire per il centro il rumore di semplici oggetti sonori (‘a “tocca” e ‘u “tirru”, ovvero la traccola e la raganella) azionati da gruppi di bambini, dalle ore tre del pomeriggio alle dieci dell'indomani sera, cioè durante il periodo in cui le campane smettevano di suonare in segno di lutto per l'eterno ritorno della morte del Salvatore. La mattina di Pasqua, dopo un inverno di stenti rimarcato dalla presenza ingombrante della Quaresima, gli stessi spazi collettivi ospitavano la rappresentazione della “Fharzetta”, una commedia itinerante (secondo il modello medioevale) in undici personaggi cristallizzata in un testo risalente alla metà del'800 che, glorificando l'avvento della sacra festa, si poneva come momento gioioso per l’arrivo della bella stagione, del sole che riscalda e che fruttifica.
Lo stesso nome e le medesime caratteristiche presenta la simpatica drammatizzazione della morte di “Re Carnalivàre” (Re Carnevale), anch’essa risalente ad un testo popolare almeno centenario, in cui i protagonisti sono lo stesso personaggio e sua moglie “Corhajisima” (Quaresima), che approfittando dell’imminente morte del marito si cimenta in un’invettiva contro la sua ingordigia e i suoi difetti più peccaminosi ed evidenti.
Suggestivo è poi il grande falò di legna (‘a “Viva Viva”) che si consuma al centro della piazza in onore dell'Immacolata la sera prima della festa, secondo simbolismi ed ascendenze millenari per i quali il fuoco diviene espressione di conversione del peccato verso quella purezza che si esige per presentarsi dinnanzi alla divinità venerata. E l’8 dicembre tutta la popolazione accompagnerà in processione la statua della Vergine, rivestita da preziosi panni ricamati in filo dorato, di origine e stile settecenteschi.
Importanti sono pure i festeggiamenti della seconda domenica d'agosto dedicati a San Francesco di Paola, patrono del paese e della Calabria, durante i quali è devota consuetudine camminare dietro alla statua del santo al ritmo della banda musicale, mentre alla sera tutti si ritroveranno in piazza per assistere allo spettacolo dei fuochi d'artificio, magari gustando un tradizionale panino con salsiccia. E viva e radicata nelle famiglie, infine, è la tradizione dell'uccisione collettiva del maiale, alimento principe della gastronomia del paese, di tutta la regione e in generale di tutte quelle realtà socio-eocnomiche rurali, che si può assaporare nelle conserve piccanti e/o aromatizzate al finocchio fatte in casa. In quest'occasione tutta la "ruga", il vicinato, si riversava e si riversa ancora nello scantinato della famiglia proprietaria del maiale allevato durante i mesi precedenti, partecipando fattivamente alla riuscita di tutte le operazioni necessarie in un’ottica comunitaria e solidale che ha avuto la funzione di aggregare la popolazione e di condividerne, spesso e volentieri, gioie e bisogni.


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