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Territorio da vivere!



Itinerario storico-artistico

Passeggiata nei centri storici che sanno di pietra
fra chiese arte e vecchi palazzi nobiliari.

Lasciato il borgo di Marcellinara, si riprende la statale SS 19 e si prosegue in direzione Nord per Tiriolo.
Nel XV secolo il centro fu conquistato da Alfonso V d'Aragona, il quale, nel 1445, concesse alla città lo status di città demaniale. Fu dominio feudale dei Ruffo fino al 1481, quando il re Ferdinando I vendette il feudo ai Carafa, quindi dal 1610 fino all'eversione della feudalità, la città passa alla famiglia Cigala-Doria, che ottenne anche il titolo di Principe.
Su piazza Italia, al centro dell'abitato, insiste palazzo Alemanni, di impianto ottocentesco: la facciata è animata da un portale aggettante a tutto sesto, sormontato da una maschera apotropaica, da cui si accede al cortile interno, e da una elegante teoria di finestre, in cui si alternano timpani curvi e triangolari. A destra troviamo la chiesa conventuale di S.Maria delle Grazie, dalla bianca facciata tardo-rinascimentale. Poco più in là, sulla sinistra rispetto alla strada che viene da Sud, si trova la Chiesa di S.Maria Scala Coeli: di architettura semplice ma elegante, rustica all'esterno, nel Seicento fu cappella privata dei Principi-Cigala, di cui campeggia lo stemma gentilizio sul portale d'ingresso. Tornati sulla piazza, ci si immette sulla scalinata (la "irta") che conduce nel centro storico vero e proprio, che conserva ancora un chiaro impianto medievale, con vicoli, gradini e slarghi improvvisi e ancora chiese e palazzi dai bei portali, testimoni di un nobile passato. Fra questi vi è palazzo Schettini, del XVII sec., caratterizzato da un'elegante composizione stilistica, di cui si possono ammirare i balconi in ferro battuto e la cappella di famiglia posta all'interno. Salendo ancora si incontra palazzo Donati, su cui campeggia un'icona della Madonna della neve, patrona del paese, e che all'interno conserva un altare a stipo completo di arredi e paramenti sacri della fine del L'edificio si eleva su quattro livelli inframmezzati da un loggiato decorato con colonnine filiformi, mentre la parte sottostante è caratterizzata dalla presenza di ingressi ad archi sormontati da finestre con cornice a tutto sesto. Poco più giù vi è la chiesa dello Spirito Santo, del XVII sec., ornata da una preziosa facciata in stile barocco. Più in alto si trova la chiesa Madre di Maria SS. della Neve, di origine medioevale (XI-XII sec.), che conserva parte della caratteristica pavimentazione a mosaico, realizzata con ciottoli di pietra calcarea rosa e marmo verde e il monumentale altare maggiore, con la bella statua lignea della santa titolare. Salendo ancora, a dominio dell'abitato si trovano i ruderi di castel Sant'Angelo, del XIII sec., fatto ricostruire da Carlo d'Angiò sui resti di quello normanno: da qui si può godere di un incantevole paesaggio, che abbraccia in un solo colpo d'occhio la bassa valle dell'Amato, le acque dello Ionio e quelle del Tirreno, con le isole Eolie sullo sfondo.

Ritornati sulla strada statale, dopo un bivio con semaforo svoltare a destra verso Gimigliano, nota per le cave di marmo verde, con il quale si sono realizzate molte delle chiese di Catanzaro e del circondario, le pavimentazioni della Reggia di Caserta, della Basilica di San Giovanni in Laterano a Roma e di chiese di San Pietroburgo. Inoltre, fontane, portali e arredi sacri, come gli altari monumentali e le acquasantiere della chiesa dell'Assunta e il ricco altare maggiore settecentesco della chiesa madre del SS. Salvatore.La facciata in marmo carneo, affiancata dal campanile, presenta esuberanti forme neo-rinascimentali, mentre l'interno è diviso in tre navate, con volte a botte a cassettoni, impreziosito dai fasti cromatici dei pittori Grillo e Zimatore e custode del quadro della Madonna di Costantinopoli, dipinto nel 1626, che la tradizione vuole immagine achiropita (non fatta da mano d'uomo), posto in un'edicola sull'altare maggiore.Per il culto della sacra effigie, a partire dal 1760 si edificò il Santuario della Madonna di Porto, uno dei più importanti luoghi di culto della Calabria, ubicato lungo il fiume Corace a circa 4 Km dall'abitato. All'interno della struttura, riadattata diverse volte fino alla metà del '900, è conservata la piccola cappella in mattoni costruita da Pietro Gatto su ordine della Madonna che, durante un'apparizione nel 1753, gli chiese di collocare lì una sua immagine.
Da Gimigliano prendere la strada provinciale verso Cicala, fondata nel 1595 e poi infeudata dai Cigala: nella piazzetta si notano un elegante palazzo in stile liberty e la chiesa di S.Giacomo, custode di una grande tela setttecentesca dell'Immacolata e di alcuni altari e di parte del coro ligneo della vicina abbazia. Proseguire poi fino a Carlopoli, centro fondato nel 1625 dai contadini della frazione Castagna, che conserva un caratteristico sistema di stradine, arcate e sottopassi, su cui si innestano interessanti edifici con artistici portali e balconi in ferro battuto. La chiesa di S.Maria del Carmine, di compiuta architettura barocca, ma dalla facciata ancora rinascimentale, conserva nel coro la tela della Madonna del Carmine fra i SS. Simone Stock e Teresa di Gesù, realizzata da Francesco Colelli nel 1779, che si distingue da tutte le altre per lo straordinario equilibrio compositivo e il grande respiro della rappresentazione. Nella chiesa dello Spirito Santo della vicina frazione Castagna è possibile ammirare un'altra opera del pittore nicastrese, la tela della Madonna del Suffragio (del 1780), che per l'interpretazione iconografica, la sensibilità dei corpi e dei panneggi e per il sapiente gioco luministico diviene uno dei brani più significativi del repertorio colelliano. La chiesa, inoltre, custodisce alcuni oggetti provenienti dalla vicina abbazia: una fonte battesimale, parte del coro ligneo e, soprattutto, il prezioso ovale marmoreo della Madonna di Corazzo, ascrivibile alla scuola napoletana di fine '700, che si caratterizza per il soffice modellato delle figure e l'intenso sentimentalismo degli sguardi. Della medesima scuola, epoca e pure proeveniente dall'abbazia di Corazzo, sono il pregevole altare maggiore in marmi mischi del Fanzago (dichiarato monumento nazionale), la balaustra con cancelletto bronzeo e un'acquasantiera in pietra verde di Gimigliano, tutti visibili nella chiesa di San Giovanni a Soveria Mannelli, che si raggiunge dopo aver ripreso la statale 19. Dal vicino complesso abbaziale provengono ancora il piccolo altare marmoreo della cappella Cimino e la statua lignea di San Michele Arcangelo (della prima metà XVIII sec.), ora custoditi nella chiesa dedicata allo stesso santo.

Soveria Mannelli, sorta nel XVII sec. per iniziativa di coloni attratti dalla vicinanza dei terreni agricoli all'abbazia di Corazzo, poi casale di Scigliano, feudo dei Passalacqua e quindi libero comune da 1807, è famosa per la resa a Garibaldi, aiutato da volontari del luogo, dei dodicimila dell'esercito borbonico: a ricordo di ciò in piazza dei Mille è posto un obelisco in marmo bianco di Carrara, su cui è inciso il proclama che Garibaldi stesso lanciò all'Italia intera per annunciare l'evento. Sempre nei primi dell'800 il paese è teatro di un altro storico scontro: e quello dei "vespri soveritani", il primo episodio della rivolta antifrancese che in poco tempo dilagò in tutto il Meridione, a ricordo del quale in località Mannelli Bassi è visibile la cosidetta fontana dei francesi. Il centro storico è impreziosito da alcuni palazzi nobiliari, come quello imponente dei Passalacqua, e la casa Sirianni, dotata di un fastoso portale e dove, come ricorda una lapide, il 3 agosto 1860 ha pernottato Garibaldi. Casa Cimino ospita la Pinacoteca comunale, in cui si trovano esposti diversi quadri di artisti calabresi e, soprattutto, un'opera di Dolores Puthod, una delle pittrici più affermate dell'arte contemporanea, che ha anche affrescato l'intera sala consiliare ("Sala delle Libertà") dell'adiacente comune.
Proseguendo il nostro itinerario arriviamo a Decollatura, nato dall'unione di una serie di villaggi rurali nei primi dell'800 e costituitosi come Comune nel 1806. Nelle varie frazioni è possibile notare il differente sviluppo urbanistico, con raggruppamenti ora di tipo concentrato, ora lineare, ora isolato: vecchie case in pietra, tipici sottopassi arcati, vicoli e qualche palazzo rilevante, come l'imponente palazzo-castello Cianflone, palazzo Costanzo Aragona e palazzo Stocco, casa natale del generale anti-borbonico. Le chiese di S.Maria Assunta e quella di S.Bernardo conservano importanti decorazioni realizzate dai due pittori di Pizzo Zimatore e Grillo: la prima contiene inoltre una bella pala d'altare del Pallone (1811) e varie statue lignee, come un San Michele del XVIII sec., mentre il portale della seconda, in pietra verde del Reventino, proviene dall'abbazia di Corazzo, così come l'acquasantiera custodita nella chiesa del Carmine.Scendendo ancora in direzione Tiriolo sulla statale 19, si svolta a destra per Serrastretta, fondata nel 1383 da cinque famiglie di Scigliano e incorporata nel principato dei Feroleto, finchè non divenne Universitas nel 1595, quindi dominio dei Caracciolo e dei d'Aquino fino all'eversione della feudalità nel 1807, quando le sue terre ritornarono al Comune. Il vecchio centro abitato, con caratteristiche case in pietra, antichi portali e palazzi, converge su piazza Pingitore, dove si trova la chiesa Matrice e palazzo Torcia, che presenta un bel portale preceduto da una scalinata. Nella chiesa sono stati trasportati diversi brani scultorei e una pregevole fonte battesimale di forma ovoidale in marmo verde di Gimigliano, recuperati dalle rovine dell'abbazia di Corazzo.
Ritornati sulla S.S. 19, il nostro itinerario si conclude a San Pietro Apostolo, le cui origini risalgono all'epoca normanna, quando il Guiscardo riportò ordine nel territorio devastato dalle continue incursioni saracene. Fino al 1807 il paese fu dominio ora dei Ruffo, ora dei d'Aquino, ora del Regno di Napoli, poi dei Carafa, e infine dei vari regni stranieri che si sono succeduti in questa regione. Nel centro storico conserva edifici come palazzo Mazza, caratterizzato da un singolare sistema difensivo contro i briganti, costituito da feritoie per versare olio bollente e palazzo Tomaino che, come ricorda una lapide, il 28 agosto 1860 ospitò Garibaldi. La chiesa Madre conserva una fonte battesimale del 1600, forse di provenienza del monastero di Corazzo, una tavoletta in legno del 1700, la statua di S.Pietro e un Cristo ligneo dello stesso periodo, di origine toscana.
Itinerario dell'artigianato, dei costumi e degli antichi mestieri. Andar per botteghe mulini telai e musei alla riscoperta della cultura popolare.

La prima tappa di questo percorso è Tiriolo, luogo simbolo dell'artigianato tessile, dove continua a essere esercitata l'arte popolare del ricamo e della tessitura mediante antichi telai a mano. Nel centro storico vi sono ancora botteghe artigiane e donne che, nella propria casa, realizzano con sapiente cura arazzi, tappeti, "pezzare", coperte, ricami al tombolo per la biancheria e, soprattutto, il costume tradizionale della "pacchiana", uno dei più belli della Calabria. Esso è composto da nove pezzi e anticamente veniva indossato dalle donne tiriolesi nei giorni di festa e nelle occasioni importanti e camminando nel centro storico, se sarete fortunati, potrete incontrare qualche anziana che ancora lo porta. Il capo indispensabile, accanto a particolari merletti portati sulla testa, è il "vancale", uno scialle di lana per l'inverno o di seta per l'estate, dal fondo nero attraversato orizzontalmente da strisce multicolori intervallate da losanghe e greche e con le estremità a fili intrecciati, lavorati al tombolo. Per ammirare l'abito delle "pacchiane", basta visitare la mostra permanente del costume tradizionale calabrese, annessa all'Antiquarium Comunale, che mostra quattro costumi tradizionali femminili di Tiriolo (matrimoniale, da festa, giornaliero e da lutto ), quello del paese di Gimigliano e quello albanese del paese di Caraffa, con pannelli didattico-descittivi che ne illustrano le peculiarità. In questo paese l'artigianato valorizza anche il legno: si realizzano maschere apotropaiche intagliate in legno di ulivo o d'erica, un tempo poste sui portoni delle case per tenere alla larga malocchio e spiriti del male e ora autentiche opere d'arte (vedi palazzo Alemanni nell'Itinerario storico-artistico), modelli in miniatura dell'antico telaio a mano e, vera sorpresa, antichi cordofoni ad arco come la lira calabrese e antichi strumenti popolari come la pipita (ciaramella) e la zampogna. Infine la terracotta: vi sono botteghe che producono e decorano artisticamente vasi ed altri oggetti d'arredamento o d'uso quotidiano.
Lasciato l'abitato si prosegue sulla statale 19 per San Pietro Apostolo, dove diverse sono le testimonianze dell'antica e ormai completamente perduta produzione artigianale della farina triturata con le macine di pietra dei mulini ad acqua. A memoria di ciò, si può scegliere di percorrere il "percorso dei cinque mulini", lungo il letto del fiume Amato, tra escursionismo naturalistico e cultura materiale. E le macine di un vecchio mulino ad acqua possono essere ammirate nella mostra permanente di arte contadina ed artigiana di Serrastretta (da raggiungere seguendo la S.S. 19), che conserva un prezioso frantoio dell'800 accanto ad arnesi ed utensili agricoli, come la "pila", un contenitore in legno dello stesso periodo, usato per sgusciare le castagne, alimento essenziale nella dieta di questi territori. Il paese vanta un fiorente e sviluppato artigianato del legno, soprattutto per quanto riguarda la produzione di sedie, che ancora presentano il caratteristico sedile impagliato, realizzato intrecciando i fili di ginestra: di quest'arte ci se ne può fare un'idea all'interno della stessa mostra ammirando la "casa del sediario", una fedele ricostruzione di un'abitazione-bottega tipica di questi valenti artigiani. A Serrastretta è ancora facile incontrare un cestaio intento nella manifattura dei cesti, per i quali si impiegano ancora la canna, il giunco e i virgulti di pioppo e salice.
Proseguendo in direzione Soveria Mannellici si ferma a Decollatura, per visitare il museo della civiltà contadina, custode degli utensili e degli oggetti tipici delle lavorazioni agricole e artigianali: tra le tante altre cose, interessanti sono un antico torchio in legno per la spremitura delle olive, un bel carro, un telaio e, anche qui, la ricostruzione di un mulino ad acqua. E ancora un mulino, questa volta uno dei più antichi modelli elettrici rimasti in funzione, è visibile a Soveria Mannelli, che vanta pure la più antica fabbrica tessile antica in Calabria, il lanificio Leo, attivo dal 1873, al cui interno è stato allestito il museo-laboratorio del tessile, dotato di macchine risalenti alla fine dell'800 ancora perfettamente efficienti e di un punto vendita per l'acquisto dei tessuti prodotti. Il percorso museale può essere effettuato attraverso pannelli didattici e interfacce interattive, accanto ad un consistente archivio iconografico risalente sia alla tradizione magno-greca e bizantina, sia a quella rurale del territorio silano.



Informazioni utili per una visita: Tiriolo, mostra permanente del costume tradizionale calabrese, Antiquarium Civico: orario d'apertura: lunedì, mercoledì e venerdì, 8-14; martedì e giovedì, 15.30-17. Su appuntamento anche sabato e domenica. Tel: 0961.991004 Serrastretta, mostra permanente di arte contadina ed artigiana, palazzo municipale: orario d'apertura: tutti i igiorni dalle 8 alle 14 e dalle 16 alle 20. Tel: 0968.81001. Decollatura, museo della civiltà contadina: tel. 0968.61169. Soveria Mannelli, museo-laboratorio del tessile, lanificio Leo: tel. 0968662027.


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