Territorio da vivere!
Itinerario storico-artistico
Passeggiata nei centri storici che sanno di pietra fra chiese arte e vecchi palazzi nobiliari.![]() |
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| Ritornati sulla strada statale, dopo un bivio con semaforo svoltare a destra verso Gimigliano, nota per le cave di marmo verde, con il quale si sono realizzate molte delle chiese di Catanzaro e del circondario, le pavimentazioni della Reggia di Caserta, della Basilica di San Giovanni in Laterano a Roma e di chiese di San Pietroburgo. Inoltre, fontane, portali e arredi sacri, come gli altari monumentali e le acquasantiere della chiesa dell'Assunta e il ricco altare maggiore settecentesco della chiesa madre del SS. Salvatore.La facciata in marmo carneo, affiancata dal campanile, presenta esuberanti forme neo-rinascimentali, mentre l'interno è diviso in tre navate, con volte a botte a cassettoni, impreziosito dai fasti cromatici dei pittori Grillo e Zimatore e custode del quadro della Madonna di Costantinopoli, dipinto nel 1626, che la tradizione vuole immagine achiropita (non fatta da mano d'uomo), posto in un'edicola sull'altare maggiore.Per il culto della sacra effigie, a partire dal 1760 si edificò il Santuario della Madonna di Porto, uno dei più importanti luoghi di culto della Calabria, ubicato lungo il fiume Corace a circa 4 Km dall'abitato. All'interno della struttura, riadattata diverse volte fino alla metà del '900, è conservata la piccola cappella in mattoni costruita da Pietro Gatto su ordine della Madonna che, durante un'apparizione nel 1753, gli chiese di collocare lì una sua immagine. | ![]() |
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Da Gimigliano prendere la strada provinciale verso Cicala, fondata nel 1595 e poi infeudata dai Cigala: nella piazzetta si notano un elegante palazzo in stile liberty e la chiesa di S.Giacomo, custode di una grande tela setttecentesca dell'Immacolata e di alcuni altari e di parte del coro ligneo della vicina abbazia. Proseguire poi fino a Carlopoli, centro fondato nel 1625 dai contadini della frazione Castagna, che conserva un caratteristico sistema di stradine, arcate e sottopassi, su cui si innestano interessanti edifici con artistici portali e balconi in ferro battuto. La chiesa di S.Maria del Carmine, di compiuta architettura barocca, ma dalla facciata ancora rinascimentale, conserva nel coro la tela della Madonna del Carmine fra i SS. Simone Stock e Teresa di Gesù, realizzata da Francesco Colelli nel 1779, che si distingue da tutte le altre per lo straordinario equilibrio compositivo e il grande respiro della rappresentazione. Nella chiesa dello Spirito Santo della vicina frazione Castagna è possibile ammirare un'altra opera del pittore nicastrese, la tela della Madonna del Suffragio (del 1780), che per l'interpretazione iconografica, la sensibilità dei corpi e dei panneggi e per il sapiente gioco luministico diviene uno dei brani più significativi del repertorio colelliano. La chiesa, inoltre, custodisce alcuni oggetti provenienti dalla vicina abbazia: una fonte battesimale, parte del coro ligneo e, soprattutto, il prezioso ovale marmoreo della Madonna di Corazzo, ascrivibile alla scuola napoletana di fine '700, che si caratterizza per il soffice modellato delle figure e l'intenso sentimentalismo degli sguardi. Della medesima scuola, epoca e pure proeveniente dall'abbazia di Corazzo, sono il pregevole altare maggiore in marmi mischi del Fanzago (dichiarato monumento nazionale), la balaustra con cancelletto bronzeo e un'acquasantiera in pietra verde di Gimigliano, tutti visibili nella chiesa di San Giovanni a Soveria Mannelli, che si raggiunge dopo aver ripreso la statale 19. Dal vicino complesso abbaziale provengono ancora il piccolo altare marmoreo della cappella Cimino e la statua lignea di San Michele Arcangelo (della prima metà XVIII sec.), ora custoditi nella chiesa dedicata allo stesso santo. |
Sempre nei primi dell'800 il paese è teatro di un altro storico scontro: e quello dei "vespri
soveritani", il primo episodio della rivolta antifrancese che in poco tempo dilagò in tutto il Meridione, a ricordo del
quale in località Mannelli Bassi è visibile la cosidetta fontana dei francesi. Il centro storico è impreziosito da alcuni
palazzi nobiliari, come quello imponente dei Passalacqua, e la casa Sirianni, dotata di un fastoso portale e dove,
come ricorda una lapide, il 3 agosto 1860 ha pernottato Garibaldi. Casa Cimino ospita la Pinacoteca comunale, in cui
si trovano esposti diversi quadri di artisti calabresi e, soprattutto, un'opera di Dolores Puthod, una delle pittrici
più affermate dell'arte contemporanea, che ha anche affrescato l'intera sala consiliare ("Sala delle Libertà")
dell'adiacente comune.| La prima tappa di questo percorso è Tiriolo, luogo simbolo dell'artigianato tessile, dove continua a essere esercitata l'arte popolare del ricamo e della tessitura mediante antichi telai a mano. Nel centro storico vi sono ancora botteghe artigiane e donne che, nella propria casa, realizzano con sapiente cura arazzi, tappeti, "pezzare", coperte, ricami al tombolo per la biancheria e, soprattutto, il costume tradizionale della "pacchiana", uno dei più belli della Calabria. Esso è composto da nove pezzi e anticamente veniva indossato dalle donne tiriolesi nei giorni di festa e nelle occasioni importanti e camminando nel centro storico, se sarete fortunati, potrete incontrare qualche anziana che ancora lo porta. Il capo indispensabile, accanto a particolari merletti portati sulla testa, è il "vancale", uno scialle di lana per l'inverno o di seta per l'estate, dal fondo nero attraversato orizzontalmente da strisce multicolori intervallate da losanghe e greche e con le estremità a fili intrecciati, lavorati al tombolo. | ![]() | Per ammirare l'abito delle "pacchiane", basta visitare la mostra permanente del costume tradizionale calabrese, annessa all'Antiquarium Comunale, che mostra quattro costumi tradizionali femminili di Tiriolo (matrimoniale, da festa, giornaliero e da lutto ), quello del paese di Gimigliano e quello albanese del paese di Caraffa, con pannelli didattico-descittivi che ne illustrano le peculiarità. In questo paese l'artigianato valorizza anche il legno: si realizzano maschere apotropaiche intagliate in legno di ulivo o d'erica, un tempo poste sui portoni delle case per tenere alla larga malocchio e spiriti del male e ora autentiche opere d'arte (vedi palazzo Alemanni nell'Itinerario storico-artistico), modelli in miniatura dell'antico telaio a mano e, vera sorpresa, antichi cordofoni ad arco come la lira calabrese e antichi strumenti popolari come la pipita (ciaramella) e la zampogna. Infine la terracotta: vi sono botteghe che producono e decorano artisticamente vasi ed altri oggetti d'arredamento o d'uso quotidiano. |
![]() | Proseguendo in direzione Soveria Mannellici si ferma a Decollatura, per visitare il museo della civiltà contadina, custode degli utensili e degli oggetti tipici delle lavorazioni agricole e artigianali: tra le tante altre cose, interessanti sono un antico torchio in legno per la spremitura delle olive, un bel carro, un telaio e, anche qui, la ricostruzione di un mulino ad acqua. E ancora un mulino, questa volta uno dei più antichi modelli elettrici rimasti in funzione, è visibile a Soveria Mannelli, che vanta pure la più antica fabbrica tessile antica in Calabria, il lanificio Leo, attivo dal 1873, al cui interno è stato allestito il museo-laboratorio del tessile, dotato di macchine risalenti alla fine dell'800 ancora perfettamente efficienti e di un punto vendita per l'acquisto dei tessuti prodotti. Il percorso museale può essere effettuato attraverso pannelli didattici e interfacce interattive, accanto ad un consistente archivio iconografico risalente sia alla tradizione magno-greca e bizantina, sia a quella rurale del territorio silano. | ![]() |