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La ghiandola tiroidea

 

La ghiandola tiroidea, simile a una farfalla, posa il suo piccolo corpo appena al disotto della cartilagine tiroidea, sulla laringe, mentre le ali, corrisponde ai due lobi della tiroide, vanno a posarsi sulla trachea. Il suo compito è quello di secernere due tipi di ormoni, i cui effetti sono rivolti essenzialmente al controllo del metabolismo: la tiroxina e triiotironina, prodotta in concentrazioni maggiori rispetto alla prima. Entrambe sono costituite da iodio. Esse aumentano la vitalità per tempi più lunghi e duraturi di quanto non facciano gli ormoni prodotti dalla ghiandola surrenale, l’adrenalina e la noraadrenalina, che hanno un effetto sicuramente più immediato. Oltre alla circolazione, regolano la pressione sanguigna, la frequenza cardiaca, le funzioni respiratorie ed intestinali, elevano la temperatura in accordo al ritmo metabolico, aumentano le prestazioni dei nervi e la reattività muscolare, mentre rallentano i tempi di reazione, potenziano la vigilanza e la velocità di pensiero. Inoltre la tiroide svolge un ruolo decisivo nei processi di crescita. Piccola curiosità: fino ad oggi la tiroide ha mantenuto il suo rapporto diretto con il mare attraverso lo iodio, elemento chimico presente principalmente in mare e indispensabile a questa ghiandola per formare gli ormoni. Se gli uomini si allontanano troppo dal mare e si stabiliscono su montagne lontane, avranno con tutta probabilità problemi alla tiroide.

L’ipertiroidismo … e il suo linguaggio psicosomatico. Una caratteristica dell’ipertiroidismo è che spesso si manifesta improvvisamente in conseguenza di una forte emozione o di situazioni critiche, quando è presente la predisposizione e quando nella famiglia biologica del paziente c’erano forti influenze sociali. Decessi, incidenti, esperienze di perdita possono non solo scatenare il disturbo, ma anche produrre un peggioramento in un ipertiroidismo stabilizzato. Anche quando tali cause apparenti sono assenti, un’anamnesi accurata rivela quasi invariabilmente una situazione particolare che dà luogo alla tensione. I pazienti il cui equilibrio emotivo è labile incorrono con più probabilità in un decorso complicato e di ricadute. La frequente irrequietezza interiore e motoria, l’agitazione e la facile irritabilità, sono conseguenze di una elevata secrezione ormonale tiroidea. Lo scopo primario di tali elevati livelli ormonali è di dotare l’organismo dei mezzi per affrontare sforzi particolari per periodi prolungati. Troviamo questi pazienti sempre pronti ad adempiere anche in eccesso ai loro doveri. Sembra che molti di loro siano stati costretti nell’infanzia ad un’autonomia per la quale non erano maturi, a causa della morte della madre, di separazione o litigi dei genitori, del precoce coinvolgimento in conflitti familiari o della responsabilità di allevare fratelli e sorelle più piccoli. Si nota che una percentuale significativa di pazienti è composta da primogeniti con vari fratelli minori. Essi danno l’impressione di una maturità personale che tuttavia non è adeguata ad affrontare tutte le situazioni e che riesce a malapena a mascherare la debolezza e la paura interiore della separazione e della responsabilità o della vita sessuale adulta. Le loro preoccupazioni possono estendersi anche alla sopravvivenza stessa, in quanto l’idea della morte e del morire svolgono un ruolo notevole nella loro immaginazione. Le forti aspirazioni di questi pazienti alla realizzazione e alla responsabilità sembrano avere una funzione lenitiva. Gli sforzi per adempiere ai loro doveri possono portarli all’esaurimento. Nelle donne questo si manifesta molto spesso come bisogno pressante di mettere al mondo dei figli e, se è possibile, anche di adottarli.

Nell’anamnesi infantile ci si imbatte spesso in una grande dipendenza nei confronti di una madre troppo poco protettiva, sicchè il bambino non si sente difeso contro i pericoli della vita esterna (…magari nei confronti di un padre brutale!). Sarebbe quindi da porsi in relazione con una minaccia precoce contro il sistema di sicurezza e con la sconfitta dei tentativi intesi a raggiungere l’indipendenza e l’autosufficienza. Ne sarebbero colpiti individui che cercherebbero di dominare tale paura negandola o tentando di superare le situazioni pericolose in maniera controfobica (… ricorrendo cioè a espedienti per lottare contro l’angoscia fobica.). E’ frequente imbattersi, nella loro storia personale, nella perdita di parenti prossimi o in eventi traumatizzanti che hanno rappresentato una minaccia per la loro sopravvivenza. La malattia si manifesta a volte allorché la difesa controfobica crolla. Il meccanismo entra però in azione soltanto in individuo predisposti per costituzione oltre che dalla storia della loro esistenza

L’ipertiroidismo, come abbiamo più volte evidenziato, è caratterizzato da un eccessivo funzionamento della ghiandola tiroide. Qui abbiamo un’accelerazione del metabolismo e, di conseguenza, aumento di calore e sudorazione. L’ipertiroidismo può tradurre il desiderio di rivincita, di mostrare agli altri ciò di cui siamo capaci, il che crea in noi uno stress altamente produttivo finchè raggiungiamo lo spossamento e lo scoraggiamento. In quel momento, passiamo in ipotiroidismo. Per esempio, se diciamo a qualcuno che soffre di ipotiroidismo di prendere il tempo di ascoltarsi, che si crogiola nella sua supposta malattia, può avere improvvisamente una tal voglia di dimostrarci che le cose non vanno così, da passare in ipertiroidismo. Ma questa fase non durerà a lungo, perché richiede un grande sforzo all’organismo.

Gozzo. E’ un rigonfiamento o ipertrofia della ghiandola tiroide. Spesso è conseguenza di forti emozioni inespresse, come la preoccupazione o il risentimento.

Ipotiroidismo. Al contrario dell’ipertiroidismo, nell’ipotiroidismo la quantità di ormoni tiroidei presente nel sangue è insufficiente. Le conseguenze che questa disfunzione comporta, consistono in un rallentamento delle funzioni organiche e in una debolezza cronica. La pressione diminuisce, lo stesso accade per la quantità di zucchero nel sangue, l’anemia fa la sua comparsa e il metabolismo funziona al minimo, la situazione che ne deriva è caratterizzata da un senso di stanchezza, di fiacchezza, di assenza generale di forze, a cui si aggiunge l’aumento di peso. Inappetenza e costipazione si uniscono agli altri sintomi, mentre i capelli diventano secchi, ispidi e tendono a cadere. La pelle è mal irrorata, di conseguenza è fredda e tende ad ispessirsi. I tessuti sottocutanei assumono una consistenza spugnosa e solida (mixedema).

I disturbi della tiroide possono essere di varia natura: innanzi tutto essi sono legati a un eccesso o a una carenza di attività. Vi è inoltre la formazione del cosiddetto gozzo. Se si hanno sintomi di continua irritabilità e un senso di oppressione alla gola, sudorazione eccessiva o accelerazione senza motivo del battito cardiaco, tutto ciò fa pensare a un’iperattività della tiroide, il cosiddetto ipertiroidismo.

L’umore è a “terra”, il volto privo di espressione. Le funzioni intellettive rallentate e la mente quasi addormentata, come in letargo, sono gli elementi più contrastanti con lo stato di veglia, di sovreccitazione e di paura che caratterizza i malati di ipertiroidismo. Coloro che invece soffrono di mixedema hanno una pelle dura, che permette loro di chiudersi alle pressioni del mondo esterno. La pelle è male irrorata e di conseguenza fredda e spessa. Le mani gelate, nel caso in cui arrivino a toccare materialmente un’altra persona in segno di saluto, fanno capire che non intendono avere alcun contatto caldo e cordiale. I piedi ghiacciati rivelano che l’energia che assorbono dalla terra è insufficiente, e se i piedi diventano freddi, la paura fa subito la sua comparsa. Una persona che non ha ancora trovato le sue “radici”, vive naturalmente in uno stato di panico totale. Queste caratteristiche mettono i malati di ipotiroidismo al polo opposto a quello occupato dai loro compagni di sventura, gli ipertiroidei. Come tutti gli opposti, sono collegati allo stesso asse, ma di fronte. Dove i soggetti ipertiroidei affrontano la vita bloccati dalla paura della morte e pervasi dal panico, i soggetti ipotiroidei al contrario sono indifferenti, come se non accadesse mai niente: tutto li lascia freddi. E’ come se fingessero di essere già passati a miglior vita. Il tema della morte, in un certo senso, li accomuna: ma mentre gli ipertiroidei la temono, questi la imitano, in ogni caso essa è al centro dei pensieri di entrambi. Non sorprende poi molto che questi malati in realtà non si sentano a proprio agio nella loro pelle fredda e spessa. L’umore a terra e l’espressione spenta del volto, da cui traspare la mancanza di qualsiasi tipo di partecipazione, rivela definitivamente il loro stato. Il cuore, che batte a ritmo stanco e debole, mette in circolo un sangue che manca di sostanza. Si tratta di una linfa vitale tenue, che contiene pochi trasportatori di energia (globuli rossi) e poco combustibile (zuccheri). La carenza di zuccheri indica che la loro vita manca di “dolcezza”. Nessuna meraviglia che, visti dall’esterno, questi pazienti sembrino in tutto e per tutto distanti mille miglia dalla vita. In loro si esprime il ritiro senza condizioni da tutti i fronti dell’esistenza. Il carattere di questa malattia si rivela nella sua forma estrema, il mixedema, con uno stato di morte apparente e una temperatura corporea al di sotto della norma, che può arrivare a ventitré gradi. La vita è congelata, le funzioni vitali sono praticamente prossime a soccombere. Tutti i segni vitali sono scomparsi e i pazienti sono costretti a un profondo stato di incoscienza: non possono più scaldarsi di fronte alla vita senza aiuto esterno. Di fatto, è solo grazie agli altri che possono essere riportati in vita. Queste situazioni estreme sono alla base dei racconti macabri dei sepolti vivi.

Le reazioni delle persone che si trovano nel periodo della vita che corrisponde alla menopausa e all’andropausa mostrano mutamenti addirittura stupefacenti. L’equilibrio ormonale si modifica e le persone debbono affrontare condizioni che fino allora non conoscevano. Ciò in alcuni casi può portare a esiti estremi che non si riesce quasi più a dominare senza aiuto esterno. L’equilibrio sarebbe la forza della tiroide, ma da dove essa la può trarre se l’esperienza dell’equilibrio non ci è ancora familiare?

I pazienti ipotiroidei non mostrano alcuna disposizione a partecipare alla battaglia della vita e non evidenziano alcun tipo di interesse nei suoi confronti. Gli occhi stanchi e infossati contrastano con quelli accesi, pronti ad uscire dalle orbite dei loro partner ipertiroidei. La loro pigrizia e la loro apatia priva di interessi si oppongono all’iperattivismo degli altri. Gli uni non muovono un passo, gli altri si agitano senza mai raggiungere una meta. In questa situazione hanno in comune un tema da cui sono lontani in ugual misura. Si tratta del loro posto nella vita. Tra il troppo poco in un caso, e il troppo nell’altro, si trovano entrambi a metà strada dalla vita. Quanto i due poli siano in verità vicini, è dimostrato anche dalla scienza moderna, che con i suoi metodi terapeutici radicali di radioterapia e con interventi chirurgici trasforma non di rado l’ipertiroidismo in ipotiroidismo. Il funzionamento della tiroide deve essere stabilizzato attraverso l’assunzione di ormoni tiroidei, che accompagneranno i malati per tutta la vita. Attraverso questa procedura i soggetti sperimentano lo stesso tema di base da due diversi punti di vista. Il compito che i pazienti devono svolgere e la soluzione del tema ipotiroidismo consistono nel ripiegarsi su se stessi in modo consapevole, nel ridurre le attività al minimo indispensabile e nell’imparare a lasciarsi andare. L’indifferenza con la quale i soggetti affrontano ogni cosa deve trasformarsi in un consapevole: “sia fatta la tua volontà”. Il compito non consiste nel lasciarsi scuotere da tutto, bensì nel chiedere pazientemente alla vita di indicare quale sia il proprio posto. Non la rassegnazione verso l’esistenza, ma il passaggio da un “io voglio” a un “sia fatta la tua volontà”.

Mentre nell’ipotiroidismo la vita era affondata nell’ombra, qui lo stesso accade per la morte. E’ allora necessario lasciar morire tutto ciò che è vecchio, i vecchi modelli, i vecchi programmi e tutto ciò che ormai è troppo stanco per vivere. Il malato di mixedema ha l’aspetto di un cadavere freddo, gonfio, esangue. Deve trovare il coraggio di affrontare la “morte”, perché soltanto quando avrà imparato a “morire” potrà vivere. In una società moderna questo compito potrebbe sembrare errato: da sempre, però, esistono culture, ad esempio quella dell’Antico Egitto, dei Maya, dei lama tibetani, nelle quali la preparazione alla “morte” era considerata uno degli elementi più importanti della vita.
Come abbiamo accennato l’ipotiroidismo consiste in un funzionamento della ghiandola tiroide inferiore alla norma. Spesso è caratterizzato da una cattiva distribuzione dell’energia, il che spiega come le persone che ne soffrono abbiano le estremità fredde. Spesso l’ipotiroidismo è accompagnato da occhi sporgenti. Può significare stanchezza, esaurimento, scoraggiamento: “perché continuare, tanto non ci riesco, nessuno può capirmi” (.. è un ritornello molto frequente). Può anche essere un rancore nutrito per anni e anni.
Le paratiroidi – ne possediamo quattro – si trovano sulla faccia posteriore della tiroide. Sono piccole formazioni lenticolari che hanno una funzione essenziale dal punto di vista ormonale. Esse infatti producono un particolare ormone, il paratormone, che ha lo scopo di regolare il ricambio del calcio.

Se si manifesta una alterazione nel ricambio del calcio possiamo trarre alcune conclusioni a livello psicosomatico: il calcio è necessario per ottenere solidità, in particolare delle ossa. Pure le ossa costituiscono il nostro appoggio interiore sia in senso fisico sia in senso psicologico; ma se il livello del calcio crolla, si ha incredibilmente un crollo anche nell’ambito del sistema circolatorio. Invece è raro che ci sia un eccesso di calcio perché in condizioni normali il corpo trasforma, demolisce ed elimina seconda la necessità il calcio in eccesso.

 

 


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