DELIRIO SENZA ISPIRAZIONE 6

Di Cucciolo

Chissà, forse era la voglia di vagare in giro per le strade, seguire camminando, le ferrovie del mondo, dormire sotto le stelle, tant’è che me ne andai. Forse non capirai mai perché mi sono allontanato così, in realtà non lo so neppure io. Camminai lungo strade deserte, dentro vortici di carta e foglie, ho attraversato viali rosseggianti di tramonto, con il sole sullo sfondo intento a seminare dolcezza tra le coppie romanticamente sedute nelle panchine dei parchi e malinconia ai viaggiatori stanchi. Camminai lungo marciapiedi lucidi di pioggia, quando i lampi scoprivano per lunghi istanti le luci grigie delle case e le televisioni accese. Nuotai dentro mari impervi, calmi e salati, annaspai, ansimai e la corrente mi portò lontano. Ho scalato monti, attraversato sentieri, fiumi. Ho seguito i treni con lo sguardo basso e le ginocchia piegate. Ho visto gli occhi lucidi di una ragazza che aveva appena salutato il suo ragazzo e si allontanava sparendo nel buio delle vie deserte della notte. Ho visto gente  scambiarsi aghi come calumet della pace, per passare la noia e la fame. Ho ascoltato le onde del mare, dolce culla per una notte di riposo. Ho sofferto la nostalgia, la tua mancanza. Mi fai freddo, tanto da cercarti ancora, ritrovarti, oltre i soliti giorni e le stesse parole. Ti ho cercata, sono ritornato con i miei capelli liberi, la mia chitarra. Sono tornato, rassegnato a non ritrovarti, a pensarti, a perderti. Ho visto gli occhi, gli occhi della sofferenza, della rabbia, del rancore sul tuo viso. Ho ascoltato la tua bocca, mentre per sempre mi abbandonava e le mie forze con lei. Ho tolto la ruggine dalle unghie e la sabbia dalla bocca, baciandoti per l’ultima volta ed ero già lontano quando ho guardato la tua foto e la tua lettera. Non sono mai stato un bravo ragazzo, non ho mai assaporato i momenti con te, non ti ho mai dato certezze, perché sono il primo a non averne. Non ho ti ho mai detto che ti ho amata e ti amerò, perché nei miei pensieri vivi ancora ed ispiri ogni mia poesia. Ho giocato a carte col destino, ho perso anche la dignità e la possibilità di tornare sulla soglia della nostra casa, del nostro solito, noioso amore. Non mi pento, non posso e scapperei ancora, io nomade e ignorante, forse per la paura che tu possa accorgerti di non essere la persona giusta per me. Non saresti mai amante di un ribelle che vive all’ombra della sua paura. Non vorresti mai avere al tuo fianco qualcuno che al tuo fianco non c’è mai. Sono stato bene, sono stato male, ho riso e pianto, ho pianto, ho perso. Ho imparato che dall’amore non si impara mai, che da me non si impara mai, che ti amo ancora, alla faccia di un tempo che sbiadisce i bordi dei ricordi. Ho scoperto che la gente non va oltre il vestito, i capelli lunghi, non arriva mai a sfiorare le fantasie, le idee e l’aspetto interiore. Ho imparato a pagare ogni favore, a mettere sempre i soldi avanti, a prendermi in giro per non farmi prendere in giro dagli altri, ad apparire ridicolo, perché meglio stare zitti e dare l’impressione di essere stolti, che parlare e toglierne ogni dubbio. Ho imparato a convivere con la mia dignitosa ignoranza, a non competere con chi si crede Dio, perché non vincerò mai, e nemmeno voglio vincere. Ho imparato a contare su me stesso, sul mio carattere e il mio silenzio, ho imparato a stare solo.