le voci che corrono

Roberto Perrone*

> Roberto Perrone, Zamora, Garzanti, Milano 2003

Il ragionier Walter Vismara ha un problema. Il suo nuovo datore di lavoro, il Tosetto, sarà di certo una brava persona. Però ha una mania, quella per il “folber”, e obbliga i suoi dipendenti a strazianti allenamenti, ogni giovedì, in vista della partita dell'anno, la grande sfida scapoli-ammogliati del 1° maggio. Purtroppo a Vismara del calcio non importa proprio nulla, anzi - ma è stato subito nominato portiere titolare della squadra. I colleghi già lo chiamano “il Zamora”, come il leggendario portiere del Real Madrid, anche se le sue doti atletiche e agonistiche sono nulle. Il consiglio giusto arriva da sua sorella Elvira, che legge la “Gazzetta dello Sport”: si farà allenare in segreto dal Cavazzoni, ex portiere del Milan e della Nazionale, finito fuori squadra dopo l'amorazzo con una bellissima entraîneuse.

In un'Italia nel pieno del boom economico, tra i caffè del centro e la vita d'ufficio, tra il campetto dei Tre Pini e i palazzoni della periferia, Zamora racconta una strana e grande amicizia e le passioni che può suscitare il gioco più bello del mondo - anche in chi crede di essere del tutto indifferente al suo fascino.

l’editore

§

Per pura coincidenza (ma le coincidenze non sono né pure né impure: forse non esistono), ho preso in mano Zamora di Roberto Perrone interrompendo la rilettura di Un amore di Dino Buzzati. Non si preoccupi il collega Perrone (e neppure l'esercito dei buzzatiani): non intendo forzare paragoni. Ma è uguale l'ambientazione: Milano, città poetica al di là delle sue intenzioni. Identico il periodo: Un amore è stato pubblicato nel 1963; Zamora … è ambientato nello stesso anno. Là soffre l'architetto Antonio Dorigo; qui pena il ragionier Walter Vismara. In tutt'e due i romanzi c'è una giovane donna milanese, capace di provocare gli stessi tremiti: a pagamento quelli della ballerina Laide (Buzzati); solo promessi quelli della segretaria Ada (Perrone). Non solo: Buzzati era un giornalista del Corriere; così Perrone. Ma Roberto si occupa di sport. E qui finiscono le differenze.

Roberto Perrone - al suo primo romanzo - sa usare il discorso diretto senza sforzo apparente. Esibisce anche astuzie da narratore: la scena della partita finale - prevedibile, ma va bene così - viene ricordata dal protagonista al ritorno nello spogliatoio. …

Beppe Severgnini, “Il Corriere della Sera”, 6 febbraio 2003

§

Zamora è un romanzo d'atmosfera. Tra le righe aleggia il nobile spettro di Giorgio Scerbanenco, grande giallista del periodo descritto e autore del significativo trhiller I milanesi ammazzano al sabato. Zamora contiene i semi della sceneggiatura cinematografica, potrebbe ricavarne un film Pupi Avati, regista che già si è cimentato col calcio (“Ultimo minuto” del 1987, Ugo Tognazzi nei panni del protagonista). Zamora è un'ode al ruolo del portiere e per tratteggiare le parti più tecniche Perrone ha chiesto aiuto e consulenza a Ivano Bordon, ex numero uno dell'Inter anni Settanta, oggi preparatore di Buffon e Chimenti alla Juventus. “Nelle uscite ci vuole coraggio: se esci basso è un rischio e non devi pensare, se esci alto alza il ginocchio”: questo è ciò che raccomanda il Cavazzoni a Vismara verso la fine dell'avventura. E le uscite spericolate erano la specialità di Ricardo Zamora, portiere soprannaturale, del quale è bene non perdere la memoria.

Sebastiano Vernazza, “Gazzetta dello Sport”, 16 febbraio 2003

*

Roberto Perrone è nato a Rapallo nel 1957.  Giornalista, ha cominciato collaborando con le pagine genovesi del quotidiano “Avvenire”. Nel 1981 è stato assunto al “Giornale”, dal 1989 è alla redazione sportiva del “Corriere della Sera”. Zamora è il suo primo romanzo.