Ti stavo aspettando!
ma il tuo messaggio non era altro che una presa in giro
(source: segretaria Claudia)
l'Amore non rifiuta mai nessuno
(neppure per legittimo impedimento)
Ti stanno aspettando! nel campo che io non immagino!
(forse è uno dei Champs Élysées)
€e$co €iapann@novità
giurare congiurare scongiurare
(cum jurare)
" I soggetti "
I «congiurati» sembrano ignorare che sono contemporaneamente soggetti
e oggetti delle truffe.
L'identità dei soggetti con le loro vittime, ossia con gli oggetti delle truffe,
esiste nella terminologia fotografica,
dove il «soggetto» di una foto è quello che sta davanti all'obiettivo,
mentre a rigore dovrebbe stare dietro: cioé il fotografo.
(source: photografare 11/1990)
£o stupefacente e £o stupefatto
(stupefacere)
Sai che hai creato un boomerang con effetto jinx?
__________________________
da mistero a misterO%
(source: Baumberger)
on ori & on eri
Siamo arrivati all'alfa e omega!
(come tu hai detto nell'e-mail del 20 Luglio 2010)
$ulle orme di Ebenezer $crooge £'avaro protagonista del racconto di Charles Dickens
Il tuo primo dovere rimane quello di mantenere gli impegni che ti sei assunto: di figlio, di coniuge, di genitore,
di amico, di editore....
Ciò non significa parlare, con le lacrime agli occhi, della tua filosofia a chi ti chiede del cibo. Per essere concreti,
occorre una sorta di jolly, un mezzo attraverso il quale si può barattare il frutto del proprio lavoro per soddisfare
le proprie necessità: Il denaro! Oh, signore dell'uomo, tale è il tuo potere nel creare la più insaziabile avidità.
Ma da che ti viene tanta forza, dal tuo intrinseco valore? Non direi proprio: sei carta e inchiostro e poco d'altro.
Sicché quella forza che è capace di dominare l'uomo disposto a farsi dominare, in ultima analisi, è una manciata
di fumo. Il padrone dell'uomo è ancora una volta un fantasma della mente.
Se non lo sai, la definizione più precisa di aiutare è alleviare altri
da preoccupazioni, sollevarli da stati di necessità da cui non riescono ad uscire.
Il tuo dovere è di essere il conforto dei tuoi simili e non la loro disperazione.
Se quanto dico ti sembra ovvio e scontato, quindi lo sai! E se lo sai perché non lo fai?
E perché vuoi far credere agli altri che lo hai fatto quando sai bene che non è vero?
Tutto è registrato negli archivi del piano akasico dove c'è il film a colori con tutti i fotogrammi della tua vita!
Sarà la tua stessa coscienza costituita a darti i risultati positivi raggiunti:
di figlio: è andata come tu sai con tuo padre terreno e hai perduto molte occasioni per dargli il tuo affetto!
di coniuge: è andata come tu sai con la tua compagna e con le altre figure femminili che sono passate nella tua vita!
di amico: è andata come tu sai con tutti i tuoi amici che hai preso a calci in culo senza dimostrare gratitudine. Medita!
di editore: è andata come tu sai con le tue promesse fatte a molte persone e mai mantenute. La parola è sacra!
di genitore: sta andando come tu sai coi tuoi figli (2+1) e ti è rimasto poco tempo per dimostrare il tuo amore paterno!
Il tempo degli onori presto finirà e resterà il non tempo degli oneri!
The undertaker is coming for everybody
12 Luglio 2010
quel ragazzo che ti diede mille lire nel 1962 al Caffé Florian
ha chiesto al Pa-ter (PA 3) che ti venisse concessa ancora una possibilità con altre mille lire
Imparare vuol dire cambiare
(source: Siddharta Gautama detto il Buddha)
La coscienza cosmica è la massima espressione del sentire cosmico,
la quale precede immediatamente la Coscienza Assoluta che è Dio.
La coscienza cosmica abbraccia l'intera realtà cosmica.
Ogni essere del Cosmo ha, al vertice della sua esistenza, la coscienza cosmica.
Per ampliare il tuo sentire di coscienza si metterà in moto la divina Provvidenza
con la lezione karmica che davvero ti meriti, con tutta la dolcezza dell'Amore Cosmico, poi . . .
Come dicono i tibetani, su questo pianeta
vige la legge dell'impermanenza.
Clicca l'immagine per ingrandirla Monaco Tibetano
La potestà dello spirito
Anche quando la sofferenza sembra provenire dal fato, in realtà non è che l’eco di
un vostro agire, di allora, che torna e vi atterrisce. Tutto quanto si ha si deve
pagare. Nessuno può essere sfruttato perché non esiste il privilegio.
Voi definite
privilegiato chi per certi diritti, dei quali può valersi, ha una potestà maggiore
della vostra. Ma nella realtà,
il privilegiato non è tale poiché egli non si
sente alcun diritto, bensì solo il dovere di beneficare.
Chi ama non ha diritti,
ha solo doveri. E solo chi comprende ama; e solo chi ama può sapere; e solo
chi sa ha una potestà. Tale potestà è tanto più grande quanto più si ama,
quanto più si è altruisti.
Non quando tu avrai compreso che tutti gli esseri hanno gli
stessi tuoi diritti, ma quando
tratterai l'essere più umile della terra come
se fosse colui che ha nelle sue mani le tue sorti.
(source: Kempis - Cerchio Firenze 77)
Dicono che sono un occultista, ma tu lo sai cosa significa?
Chi sei tu che puoi camminare tra le più grandi tempeste senza che una piega del tuo abito sia scomposta? Che puoi cadere fra i più insidiosi gorghi o camminare sulle fiamme senza un danno, sia pur minimo, alla tua persona? Ti sanno occultista ed è per questo che gli uomini ti temono, così come chi non ha la coscienza tranquilla teme la notte. Tu sei deriso dalla scienza scolastica, tu sei sprezzato dai potenti della Terra; se parlano di te, ti definiscono un malato di mente, un indemoniato, un ciarlatano, un essere insomma nocivo alla società. Se parli non ti ascoltano; le tue sono utopie, cose irreali, fantastiche, non adeguate ai tempi, alla vita attiva, alla vita di ogni giorno. Avete ragione! Lasciamo da parte i sogni e i sognatori; nella vita ci vuole qualcosa di meno fantasioso, qualcosa di molto reale. Chiudete gli occhi... Ecco fatto, ora possiamo guardare: stanno di fronte a voi, o potenti, gli orrori delle guerre, delle insurrezioni causate dal vostro opprimere e sfruttare; stanno di fronte a voi, o fanatici, i roghi, gli eccidi, gli opportunismi di un clero corrotto; stanno di fronte a voi, o ignoranti, le torture e i veleni che avete dato alle povere cavie in nome della scienza. Questo è il reale di ogni giorno. E' inutile che ci si getti la colpa l'uno sull'altro, che si dica di lavorare per la pace, quando si lavora per il proprio interesse, che si consacri la propria vita sotto il crisma della missione umanitaria, quando è esercizio di una delle professioni più corrotte, che si inauguri il nuovo culto di Maria, la dolce, perché in nome del Padre e del Figlio si sono commesse troppe violenze. E tu occultista, e tu iniziato, tu vedi tutto questo ( molte volte hai fatto le loro spese ), giudicato senza giudicare. Ma chi sei tu che puoi tramutare in oro tutto quanto tocchi e che vivi in povertà, che conosci l'animo degli uomini e non vuoi affrontarli? Con uno sguardo potresti ucciderli e, se ti colpiscono, li abbracci e li chiami fratelli."A tutte queste domande sorride l'iniziato;
i suoi occhi sono quelli di colui che vede faccia a faccia la Realtà, faccia a faccia l'Anziano degli Anziani, l'Anziano dei Giorni (l'Antico dei Giorni).
(source: Kempis Cerchio Firenze 77)
Imparare è cambiare
Un giorno Siddharta udì un vecchio musico che
diceva al suo discepolo:
" Se tendi la corda oltre misura si spezzerà ...
e se la lasci troppo lenta non suonerà "
Siddharta capì immediatamente che queste
semplici parole contenevano una grande Verità.
I suoi discepoli gli rimproverarono di aver
abbandonato la ricerca dell'illuminazione
e perciò essi non avevano più niente da imparare.
Ma Siddharta disse loro: " Imparare è cambiare.
La strada dell'illuminazione sta nella via di mezzo.
E' la linea che sta fra tutti gli opposti estremi."
(source: Siddharta Gautama detto il Buddha)
Clicca per ingrandire l'immagine
Percepire al di là del dualismo "io" - "non io"
Prometeo ruba il fuoco sacro agli Dèi e per questo la sua condanna è
di avere il fegato perennemente divorato da un rapace, ma alla fine è
ammesso all'Olimpo. L'idea, il significato di questa favola, bene si
adatta all'esistenza dell'uomo; l'uomo che, a differenza di altri esseri
del Creato, possiede l'intelletto, paga cara questa sua ricchezza: il
prezzo dell'intelletto è il dolore ed in effetti si può dire che il
novanta per cento della sofferenza che patisce l'uomo scaturisca dalla
sua mente. Togliete quel dieci per cento causato dal corpo, ed il resto
è tortura inflitta dalla mente creatrice dell'io e dei suoi
inestinguibili conflitti.
Più che la materia, è un sogno che ha il potere di farci soffrire!
La mente è un mezzo della nostra evoluzione che ci apre ad una fase
successiva della nostra esistenza: quella di coscienza-sentimento, ma
dobbiamo imparare ad usare bene questo mezzo, a non essere sua preda;
dobbiamo riuscire a percepire al di là del dualismo "io" - "non io" - di
cui ci fa schiavi!
Ecco la chiave di volta del problema: fisicamente concreta o più
immaginata che concreta, una situazione è sempre illusoria nei confronti
dell'Assoluto ed è sempre reale e produttiva nei confronti di chi vi è
immerso.
Se un uomo fosse convinto che lavarsi tutti i giorni fosse un
Comandamento di Dio, fosse ciò che lui deve fare, quella sarebbe la sua
realtà. Ma quando avesse imparato a tener fede ai suoi principi, a
comandare a se stesso, allora sarebbe il momento di capire che la legge
è fatta per l'uomo e non l'uomo per la legge, il momento d'imparare ad
usare la mente senza rimanere prigioniero dei fantasmi da essa creati.
Non crediate che l'uso non corretto della mente da parte dell'uomo
sia un errore del "piano divino", anzi, ne fa parte: i miraggi della
mente sono mezzi adatti all'immaturità dell'uomo attraverso ai quali
progredisce.
In conclusione: le situazioni nelle quali l'uomo è posto in forza
della sua mente, per quanto irreali possano essere, costituiscono
l'humus in cui affondano le radici della coscienza, ma c'è un momento
dell'esistenza individuale in cui queste radici debbono penetrare più in
profondità alla ricerca di nuove situazioni che scaturiscano da un nuovo
modo di vedere il mondo, una nuova visione che non avvenga più in
funzione dell' "io" e del "non io", ed in cui non vi sia spazio per i
fantasmi creati dalla mente.
(source: Cerchio Firenze 77)
in relazione a
€e$co €iapann@novità
Il karma restrittivo per madre e figlia
Come ogni estate, ero tornato da Londra per trascorre le vacanze a casa dei miei e prendere un po' di Sole. In quel periodo avevo del tempo libero da passare anche nel negozio di antichità di famiglia. Una signora amica di mia madre aveva perso la figlia Luisa di 16 anni con un banale intervento chirurgico. La signora era sprofondata in un dolore atroce. In vita erano rimasti il marito e la figlia più grande di nome Sonia che aveva 20 anni. La signora era molto legata alla figlia più piccola e si disperava. Questo dolore, come sempre accade, spinge gli esseri umani a ricercare le ragioni di tanta sofferenza e a chiedersi il perché della vita. Ogni tanto, la signora passava a trovarmi per sentire parole che potessero alleviare il suo stato d'animo. Le sue domande si basavano sempre in correlazione alla perdita di sua figlia.
- Ma esiste l'aldilà? Mia figlia dove si trova adesso? - mi chiedeva.
Con un po' di imbarazzo, cercavo di darle tutte le risposte che potevano alleviare il suo dolore. Un bel giorno si presentò in negozio con sua figlia Sonia perché volevano dirmi qualcosa. Da qualche giorno, Sonia sognava sempre sua sorella Luisa.
- La sogno mentre giochiamo insieme e corriamo nei prati. Dopo un po' lei mi dice che deve andare via perché la stanno chiamando. Deve rientrare in un bel giardino dove tutti vestono di bianco - mi disse Sonia.
Allora intervenne la mamma che raccontò:
- Quando Luisa era in vita e doveva operarsi, mi diceva in continuazione queste parole: "Mamma io vado ad operarmi, però sento che morirò. Devo rientrare in un bel giardino dove mi stanno aspettando. Lì tutti vestono di bianco e c'è tanto Amore. Ci sono fiori grandissimi con tanti colori ed io mi sento molto felice di stare lì" - poi continuò - Non fare la stupida, le dicevo... come ti vengono in mente certe cose? Invece è accaduto tutto come Luisa mi ha sempre detto.
Ci fu un attimo di riflessione da parte mia; non sapevo cosa dirle e stavo cercando aiuto dal mondo spirituale con un'intervento da parte dei miei Spiriti Guida.
- Perché Dio me l'ha tolta? - urlò con molta rabbia la mamma .
Meditai sulla mamma: vedevo una donna alta con corporatura robusta, sposata ad un uomo piccolo di statura. Una donna che in casa aveva il comando tipico di quelle antiche famiglie a conduzione matriarcale.
- Tuo marito come ha reagito? - le chiesi.
- Cosa vuoi che capisca lui del dolore di una mamma? Gli uomini servono solo per fare i figli e basta - mi rispose.
Ebbi l'intuito di rivolgermi alla figlia Sonia e, prendendole una mano, le dissi :
- Guarda adesso se puoi vedere tua sorella Luisa - e le puntai sulla fronte due dita della mano destra.
- Si vedo che è arrivata Luisa e sta al tuo fianco. - mi rispose Sonia
- Allora chiedile perché è morta così giovane. - dissi a Sonia
Con la sinistra continuavo a tenere la sua mano destra e con la mia destra a puntare due dita sulla sua fronte. La mamma si dimostrava molto interessata ad ascoltare quello che Sonia stava per ricevere dalla visione di sua sorella Luisa.
- Mi sta dicendo che lei è morta giovane perché le mancava questo periodo per completare un ciclo - disse Sonia
- Guarda cos'altro ti racconta. - dissi alla ragazza che era in veggenza.
- Luisa, in un altra vita, era stata una donna francese sposata ad un uomo che lei amava. Lui si ubriacava spesso e quando rientrava in casa la picchiava. Un giorno, mentre lei stava stirando i vestiti, lui la bastonò molte volte, allora lei per difendersi prese le forbici e lo colpì uccidendolo. Poi lei venne processata e condannata a morte. - raccontò Sonia.
La mamma cominciò a brontolare, scartando ogni possibile spiegazione logica fornita dalla figlia Sonia la quale riceveva le informazioni dalla visione astrale che aveva con l'entità di sua sorella Luisa.
- Ma che cosa stai dicendo, questa è una fandonia ! - ripeteva la mamma a Sonia
- Non disturbare Sonia altrimenti perde la visione con sua sorella Luisa - dissi.
Vedevo che la mamma era piena di rabbia e di dolore per la perdita di sua figlia Luisa. In quel preciso momento mi rivolsi al mondo spirituale dicendo col pensiero:
- Ma che relazione c'è in tutto questo col dolore che sente la mamma? - chiesi mentalmente
All'improvviso mi arrivò la voce di un Maestro spirituale:
- Quella che oggi vedi come mamma, è stato in passato il marito che la picchiava e non l'amava.
- disse la voce che mi arrivò.
Compresi che era una situazione karmica. Il dolore provocato e messo in moto dal marito di ieri, stava
tornando indietro a lui stesso, rinato oggi come donna per avere una esperienza di mamma;
una lezione per imparare ad amare quella moglie di ieri, come mai l'aveva amata prima, nelle vesti di sua figlia di oggi. Con la perdita della stessa figlia, il karma stava riequilibrando la bilancia tramite la legge di causa ed effetto per portare la comprensione dell'Amore. Un nuovo stato di coscienza per chi arriva ad apprendere questa lezione. Pochi giorni dopo Sonia e la mamma tornarono
da me perché volevano dirmi qualcosa.
- Dopo che Sonia ha avuto qui da te la visione della sorella morta , siamo andate da una signora
che ha il dono della doppia vista (veggenza). Le abbiamo raccontato quello che
è successo quando tu hai toccato con le dita la fronte di Sonia e la signora ci ha detto:
"Solo chi possiede la Luce può fare queste cose." - mi disse la mamma
- Pensa a tua figlia con tanto amore e vedrai che ritroverai la serenità - Le dissi.
Dopo pochi giorni rientrai in Inghilterra. A distanza di un anno, quando tornai
in Italia, mia madre mi disse che Sonia si era sposata, però dopo due mesi suo
marito era morto all'improvviso colpito da un ictus mentre stava guidando la sua
automobile.
Una vera tragedia famigliare. Un karma che ancora si abbatte su questa famiglia.
Dopo pochi giorni, passarono a trovarmi Sonia con sua madre.
- So già quello che è successo. Era destinato ad essere così. -
dissi mentre entrarono in negozio.
Così cercai di dare una infarinatura di ciò che è il Karma dicendo alla
figlia di approfondire certi insegnamenti leggendo dei libri
sull'argomento. Non è facile comprendere come agisce la legge di Causa ed Effetto.
Cercai di consolare Sonia
portandole la forza necessaria per l'accettazione
del suo dolore e per ritornare in equilibrio con sé stessa.
Il Vero e il Falso presi alla rovescia
In relazione a tutti i fenomeni paranormali che mi capitavano ed in particolar modo riferendomi a quello sopra citato, telefonai a Ceschino e chiesi se potevamo incontraci per parlare di lavoro e di quello che stavo vivendo. Dopo pochi giorni, arrivò nelle Marche e mi telefonò dalla sua casa paterna invitandomi a cena. Andammo in un ristorante chiamato "Il Gambero" dove si possono gustare piatti a base di pesce. Mentre spizzicavamo i diversi antipasti, raccontai a Ceschino tutti i fenomeni che mi accadevano. I miei interventi con le imposizioni delle mani su certe persone che soffrivano e la loro guarigione immediata. Le telefonate insolite di alcune entità. La cronaca della signora che aveva perso la figlia Luisa di 16 anni a causa di un banale intervento chirurgico. La visualizzazione dello spirito di Luisa dopo il tocco della mia mano sulla fronte della sorella Sonia. Mentre continuavo a parlare di tutti questi avvenimenti, l'amico Ceschino non disse neppure una parola. Ogni tanto mi guardava negli occhi come se volesse esprimere il suo scetticismo e considerarmi un ciarlatano. Continuò ad assaggiare i diversi antipasti sorseggiando un po' di vino. Dalla cucina venne fuori la proprietaria con un enome vassoio di gamberi arrosto per noi. Mentre la signora ci serviva si rivolse a me dicendo:
- L'altro giorno ho incontrato Sonia e sua madre. Mi hanno raccontato tutto quello che è successo quando tu hai toccato
Sonia e lei ha visto arrivare al tuo fianco sua sorella morta. La mamma non si dava pace per la perdita della figlia e quello che hai fatto le ha portato un po' di sollievo -
A quel punto Ceschino cominciò a chiedere maggiori lumi alla proprietaria del ristorante sul triste avvenimento della ragazza morta precocemente. Quando la donna si allontanò, Ceschino si rivolse a me molto sorpreso:
- Ma allora è tutto vero quello che mi hai detto! -
- E' da un bel po' di tempo che ti sto dicendo quello che mi succede di paranormale - gli risposi
- Io ascoltavo ma non credevo una parola di quello che mi raccontavi - disse Ceschino - Pensavo che ti stessi inventando delle frottole per un secondo scopo... forse perché avevi bisogno di denaro - aggiunse.
- Quello che ti ho detto è tutto vero. Non ho necessità di mendicare denaro, ho solo bisogno di riprendere a lavorare per guadagnarmi da vivere, come una persona normale - gli risposi.
Mi disse che tutto ciò che lui aveva lo doveva a me. Così mi invitò a riprendere a scrivere per la rivista photografare. Volle vedere le mie mani per capire meglio cosa avevo di così insolito che mi stava cambiando la vita. Le mie mani erano rosse come una bistecca ed emettevano un fortissimo calore. Allora gli scappò una delle sue battute associative alle palme delle mani:
- Sulla mano porti la palma della vittoria - mi disse.
Di sicuro, nella mente di Ceschino stava passando anche qualcosa che lo faceva riflettere più profondamente. Un Giovedì arrivai in redazione a Roma verso mezzogiorno. Ceschino ed altre persone stavano andando a pranzo in una trattoria della zona. Venni invitato ad unirmi a loro. Visto che avevo l'auto disponibile Ceschino salì a bordo con altre tre persone: la segretaria di redazione Francesca con suo marito e un giornalista di Milano. Altri redattori presero una seconda vettura. Durante il viaggio la signora Francesca disse che non avrebbe pranzato perché non si sentiva molto bene. Giunti al ristorante ci sedemmo in una lunga tavolata. Davanti a me capitò proprio la signora Francesca. A suo fianco vi era suo marito e poi Ceschino. Arrivò il cameriere il quale annunciò subito che la specialità del giorno erano gli gnocchi alla romana. Ordinammo tutti ad eccezione di Francesca che continuava a lamentarsi per quel malessere. Allora le chiesi di prendere con la sua mano destra la mia mano sinistra. La guardai negli occhi e le trasmisi qualcosa che la fece sussultare e rimanere senza respiro. Mentre tenevo la mano di Francesca, Ceschino interruppe la conversazione che stava avendo col giornalista seduto di fronte a lui e guardò cosa stavo facendo. Dopo 10 secondi staccai la mia mano da Francesca e le chiesi:
- Adesso come va? -
- Sto benissimo! Il fastidio che avevo è completamente sparito. Ho sentito un calore intenso lungo tutto il mio corpo. Adesso si che mi va di mangiare qualcosa - rispose.
La segretaria ordinò anche per lei un bel piatto di gnocchi. Ceschino rimase a guardare in silenzio tutta la scena della guarigione istantanea di Francesca e poi riprese la discussione col suo interlocutore che aveva di fronte. In redazione, Ceschino diventò molto riflessivo su quello che avevo fatto, cercando di capirci qualcosa come se fosse un segnale per i suoi articoli di onomanzia e di semantica. Ogni volta che arrivavo a Roma, mi prendeva in disparte per parlarmi delle sue ultime scoperte onomantiche e delle sue intuizioni. Durante i suoi monologhi si commuoveva e sbottava a piangere come un bambino. Un giorno mi confidò di sentire le voci che gli parlavano.
- E' Dio che mi parla. - mi disse ripetutamente.
A questo Dio Ceschino aveva dato il nome di Superstivale. Un giorno mi disse che le voci gli avevano rivelato che lui era stato l'imperatore della Cina. Un'altra volta mi disse che era stato prescelto da Dio per far conoscere la verità.
Altre volte mi chiedeva se sapevo con quale forza avevamo dato vita ad una rivista di successo come photografare. Ed io gli rispondevo che avevamo pianificato tutto in astrale e che poi il mondo spirituale ci aveva dato l'appoggio necessario affinché tutto si concretizzasse sul piano fisico. Il pensiero è sempre stato determinante nella creazione delle cose. Per qualche anno ripresi a scrivere su photografare come esterno. Poi Ceschino andò per un lungo periodo in Costarica (dove ha delle proprietà) e nessuno in redazione era più in grado di affidarmi dei servizi da svolgere per la rivista. Passai 3 anni lavorando altrove. Quando Ceschino tornò in Italia mi fece telefonare da una segretaria la quale mi riferì che Ceschino voleva vedermi urgentemente a Roma per lavoro. Durante il nostro incontro, mi disse che avrei dovuto fare dei servizi in giro per l'Italia.
- Per fare ciò che mi chiedi c'è bisogno di comprare un'auto nuova per viaggiare - gli risposi.
Ceschino prese ad urlare come un forsennato:
- Devo dare 2 miliardi di lire a mia moglie per la separazione e devo pagare 3 miliardi di lire per le tasse. Se non te ne vai... -
Come sua abitudine, stava per dire "se non te ne vai ti dò un calcio nel culo", ma continuò ad urlare più volte la stessa frase incompleta. Nel frattempo sollevai la mano destra rivolgendo il palmo verso di lui e col pensiero dissi:
- Tutto quello che stai dicendo non mi appartiene e te lo puoi riprendere indietro con tutto il mio amore. -
- Se non te ne vai... se non te ne vai... me ne vado via io. - urlò a voce alta ed usci dalla sua stanza molto innervosito
Tutti in in redazione udirono le urla di Ceschino. Rimasi per circa un minuto da solo ed in silenzio, poi sentii uno dei miei spiriti guida (Yhshvh) che mi sussurrò di lasciare immediatamente quel posto. Durante il viaggio in autostrada avevo un cerchio alla testa che iniziò ad opprimermi. Passai la mano sul mio capo come per afferrare qualcosa di tetro e lo gettavo via dal finestrino dell'auto. Il disturbo scompariva all'istante ma dopo 10 minuti ritornava a far presa. Misi in atto questa tecnica in continuazione sino all'imbocco del tunnel Roma-L'Aquila . Una volta uscito dal tunnel mi accorsi che quel disturbo era scomparso completamente. La brutta forma pensiero che Ceschino aveva prodotto e che stava ancora producendo a distanza verso di me non faceva più presa e veniva respinta al suo stesso creatore, come un boomerang. Contro lo Scudo Solare che avevo creato intorno a me la sua forma pensiero era diventata come una formica che (a suo dire) la forma non ha mica. La mattina seguente la segretaria mi telefonò dicendo:
- Ceschino si scusa per quello che è successo ieri e ti prega di tornare a Roma -
- Si, ma deve chiedere scusa urlando sennò non vale - dissi alla segretaria, che si mise a ridere.
Il giorno della sua aggressione verbale, Ceschino aveva passato una notte insonne, tormentato dalla sua stessa coscienza. Quando arrivai in redazione mi accolse sorridendo e, con molta gentilezza, mi disse:
- Ma ieri cosa avevi che mi trasmettivi una insopportabile sensazione di sofferenza? -
- Non avevo niente, ma mentre tu sbraitavi, davanti a me avevo messo lo Scudo Solare che rifletteva tutto quello che mi dicevi. - risposi.
Era lo specchio solare del dio Ra che (a suo dire) è la Radio. Mentre Ceschino emetteva dei terribili suoni distorti, la Radio invisibile del Sole li ritrasmetteva facendoli tornare addosso a Ceschino con una radiazione (Ra Dio Azione) maggiormente amplificata. Per farglielo comprendere bene mi divertii ad usare i termini del suo stesso linguaggio.
- Ahahahaha! Davvero? - mi disse ridendo.
Queste cose Ceschino le ha vissute di persona e quindi si sarà fatta un'idea ben precisa sui poteri paranormali che mi accompagnano.
Mentre avevo ripreso a lavorare per photografare in giro per l'Italia, ebbi modo di incontrare a Milano il signor Gianni Baumberger, l'importatore delle fotocamere Topcon e amico di Ceschino, il quale era felice di vedermi lavorare ancora per la rivista che avevo contribuito a fondare.
- Del resto Ceschino si è comportato molto bene nei tuoi riguardi quando ti sei trasferito a Londra. - mi disse.
- In che senso Ceschino si è comportato bene nei miei riguardi? - chiesi a Baumberger.
- Mi ha detto che ti ha liquidato dandoti il 10% del capitale prodotto dalla rivista photografare. E' stato molto bravo! Un vero amico. mi disse.
In quel momento avevo scoperto qualcosa che non conoscevo. Una verità nascosta perché si trattava di una falsità... una verità fittiziamente creata da Ceschino. Per la cronaca non ho mai ricevuto alcun 10%. Per non mettere in imbarazzo Baumberger e sputtanare lo stesso Ceschino, gli risposi che era proprio come lui stava dicendo. Quando lasciai Milano mi rivolsi col pensiero alla Coscienza Assoluta affermando:
- Hai visto cosa va dicendo il fratello Ceschino? Quel 10% lo offro all'Altissimo! -
Tornato a Roma, incontrai Ceschino al quale portai i saluti del suo amico Baumberger e gli dissi:
- Perché hai detto a Baumberger che mi hai liquidato col 10% quando sai bene che non è vero? -
Non mi rispose ed abbassò lo sguardo come se si sentisse in colpa. Sicuramente voleva farsi bello agli occhi degli altri per essere apprezzato, stimato, osannato ed apparire candido come un sepolcro imbiancato. Riflettendo bene sul comportamento di Ceschino posso ben dire che si è dato la zappa sui piedi facendo tutto da solo con la sua mente e con le sua dichiarazione solenne. Vorrei dirgli queste parole:
- Caro Ceschino, cosa ti passava per la testa quando l'hai detto?
Lo sai che nel dire quella cosa hai creato su di te un effetto karmico restrittivo? -
Tutto è stato registrato nei piani spirituali e si ripercuoterà come un boomerang con effetto "jinx" che lui stesso ha jettato e che
farà muovere la legge di causa ed effetto. Sono oltre 9 anni che non vedo Ceschino.
Mentre vivevo serenamente la mia vita senza la rivista photografare, mi arrivarono
certe notizie non molto belle da un nostro comune amico (Gaetano) che da esterno
svolgeva determinate funzioni amministrative per Ceschino. Era anch'egli un conpaesano.
Gaetano si lamentò con me dicendo che Ceschino lo aveva
mandato in Costarica per lavoro (un recupero di un ingente capitale) e che
gli aveva fatto molte promesse per farlo partire. Promesse che poi non sono state
mantenute, con urla bestiali di Ceschino che negava ogni cosa e
la conseguente rottura tra i due vecchi amici.
In Costarica
La cosa assurda di Ceschino è che
ha la mania di consultare il libro dei mutamenti, l'oracolo I Ching (I King) con
le 3 monetine. Una volta gli è venuto fuori che io gli portavo sfortuna.
Il ragioniere Gaetano prese le mie difese richiamando l'attenzione di Ceschino alla realtà e non alla divinazione delle 3 monetine cinesi. Gaetano ricordò più volte a Ceschino che senza Walter oggi la rivista photografare non potrebbe esistere e che tutta la fortuna da lui accumulata la doveva proprio al suo amico. Lo stesso Ceschino non poté far altro che dare conferma alle affermazioni del ragioniere e rivedere i suoi strani oracoli cinesi. Se adesso le cose non gli vanno molto bene, questo non lo so perché sono stato assente per molto tempo. Ha mai pensato Ceschino che è lui stesso l'artefice di ciò che gli capita? Sarebbe il caso che si togliesse i debiti che ha creato in vita così buona parte del suo karma restrittivo verrebbe eliminato. E deve pure riflettere sul fatto che su questo pianeta vige la legge dell'impermanenza. La vita può finire all'improvviso e tutte le cose accumulate in questo mondo bisogna lasciarle qui. La sua penisola in Costarica, le ville, i terreni, le case, la pensione che percepisce e tutti i miliardi che non farà in tempo a spendere. Si porterà dentro alla sua coscienza le cose belle e le cose brutte che ha fatto, rivedrà la sua vita trascorsa come se fosse un film. Nessuno lo condannerà. Sarà lui stesso a dire qui ho fatto bene e qui ho fatto male. Poi dovrà estinguere i debiti nella sua prossima esistenza terrena. Come direbbe una certa filosofa sarda: Saranno cazzi acidi. Quella sarà una bella batosta astrale, quando lascerà la vita terrena. Si è messo sulle orme di Ebenezer Scrooge, l'avaro protagonista del racconto di Charles Dickens. Il tempo degli onori presto finirà e rimarrà il non tempo degli oneri! Il 12 Luglio 2010 ho chiesto al mondo spirituale che gli venisse concessa un'ultima possibilità per prendere coscienza e cancellare i fotogrammi negativi che lui stesso ha sviluppato nella Cam-Era Oscura della sua mente. Ma se nella testa di Ceschino c'è ancora l'idea che la Cina è Dio e lui è l'imperatore della Cina (China) che va e viene, questo significa che la dottrina di Confucio gli porta ancora confucione mentale se non si abbassa la China (Cina). Come la visione rovesciata di una vecchia fotocamera a lastre, spesse volte il falso non è altro che il vero visto alla rovescia e... viceversa.
Nella tomba di Qin Shi Huang c'è l'esercito di terracotta del primo imperatore della Cina.
Sicuramente esiste una statua di argilla che porta la somiglianza con Cesco , ma non è quella dell'imperatore della Cina.
. .
Due pesi e due misure
Nel 1962 avevo in tasca 2000 lire. Dopo pranzo dovevo incontrarmi con Ceschino al Caffé Florian della nostra città.
Alle 14,30 ero già sul posto perché dovevamo andare a fare alcune fotografie. Arrivò Cesco un po' turbato e mi disse che suo padre lo aveva cacciato di casa senza farlo pranzare e che dovevamo rimandare le foto ad altra data. Disse pure che non aveva una lira e che crollava dalla fame. Presi le 2000 lire e gli dissi che quello era tutto ciò che avevo. Prelevò dal palmo della mia mano soltanto mille lire per non lasciarmi al verde. A quei tempi con 1000 lire ci compravi 10 Kg di pane. Mi ringraziò più volte dicendomi che non si sarebbe dimenticato di ciò che avevo fatto. Per la cronaca, non ho mai riavuto quelle 1000 lire e non aveva importanza perché il mio aiuto era un donare senza chiedere nulla in cambio. Vedere lo stato di turbamento di Ceschino cambiarsi in serenità era già una gioia di ricompensa.
Nel 1968 eravamo insieme a Roma nella rivista photografare. Per cena decidemmo di andare in una trattoria di Campo dei Fiori dove si mangiava un buonissima coda alla vaccinara. Eravamo in tre: Ceschino sua moglie ed io. Ci sedemmo all'aperto ed ordinammo la cena. A quei tempi si mangiava in trattoria con circa 3000 lire. Poco distante, sulla strada, vi era un anziano signore che suonava il violino. Era dignitosamente vestito, di aspetto magro, in compagnia di una donna anziana dai capelli bianchi che probabilmente era la sua consorte. Mentre il vecchio musicista suonava egregiamente, la sua compagna si avvicinava ai tavoli per mendicare qualcosa. Guardai quei due individui ed intuii il loro dignitoso disagio. Dentro il mio spirito si manifestò tanta compassione che provocò un immenso amore impersonale per le due persone anziane. Quando la signora si presentò presso il nostro tavolo, la moglie di Cesco , mise 100 lire nel piattino e la donna ringraziò. Con senso di pudore, per non offendere la loro dignità, presi un biglietto da 1000 lire che avevo piegato più volte sotto il tavolo per non farlo notare. Quando lo depositai nel piattino, il biglietto cominciò a riaprirsi e la signora anziana non la smetteva più di ringraziarmi. Cesco e sua moglie videro che avevo donato quelle mille lire ed entrambi mi dissero:
- Ma che sei matto a dare tutti quei soldi? -
- Non mi importa delle 1000 lire. I soldi adesso non mi mancano. Hanno diritto anche loro a mangiare ed oggi li ho resi felici - risposi
Ma la gioia più grande era stata nel vedere la felicità dei due anziani. Il violinista venne vicino al nostro tavolo e ci dedicò un romantico pezzo di musica con molto entusiasmo. Ci sentimmo molto imbarazzati perché le altre persone guardavano verso di noi mentre il musicista si esibiva al nostro tavolo. Inoltre, Ceschino non vedeva l'ora che terminasse di suonare per mangiare indisturbati. Finito il brano, lo stesso Ceschino ringraziò più volte pur di mandarlo via. I due anziani andarono a sedersi ad un tavolo più distante ed ordinarono qualcosa da mangiare. Agire con Amore altruistico riempie di Luce lo spirito di colui che dona con amore. Come nelle fiabe, quel giorno vissero tutti felici e contenti. Quei soldi donati erano le stesse 1000 lire che diedi a Cesco nel 1962 al Caffé Florian. Bisogna meditare sul significato dell'atto e non sull'ammontare della cifra. E' stato lui che ha dimostrato di usare due pesi e due misure diversi. Un peso e una misura per le mille lire date ai due anziani a Roma ed un'altro peso e un'altra misura le 1000 lire prese da Ceschino nel 1962. Bisogna imparare a crescere con lo spirito e non con il corpo fisico tenendosi in tasca il portafoglio. Il corpo passa ma lo spirito rimane con la sua esperienza vissuta. In questa concezione dell'aiutare, l'amore assume forma impersonale, amore per il Tutto, amore privo di passionalità: il concetto del vero Amore.
__________________________
L' email del 12 Luglio 2010, scritta a Ceschino dopo 9 anni che non ci sentivamo, dice: Caro Cesco ,
dopo aver trascorso alcuni anni coi monaci tibetani, sono tornato in Italia.
Ho necessità di cercarmi un lavoro per vivere, mettendo a disposizione le
abilità di cui sono capace.
Se pensi che vi sia spazio per utilizzare i miei servizi su photografare o le
inchieste per l’almanacco, sono reperibile.
Saluti, Walter.
La risposta di Ceschino è arrivata il 20/07/2010: Caro Walter,
siamo arrivati all'alfa e omega. Non posso aiutarti come vorresti tu, ma
potrei farlo nel campo che tu non immagini.
Ciao, Cesco. (suona come il dittatore Ceausescu)
Quell'antico orologio inglese che ti è stato donato da un amico,
tienilo da conto poiché segna l'ora del campo che tu non immagini.
Mi aspettavo già una risposta del genere. La stessa frase mi venne proferita anni fa.
Nel "campo che tu non immagini" potrei pensare che si tratta del campo dove
ci sono i crisantemi: il campo-santo. Forse voleva riferirsi ad uno dei Campi Elisi?
Ci andremo tutti nei Campi Elisi. A Parigi i francesi li chiamano Champs Élysées.
Mentre stavo meditando sul messaggio
ricevuto, ho percepito una delle mie guide che mi suggeriva di ricordare
a Ceschino determinate cose che avrebbero poturo risvegliare la sua coscienza
assopita. Una opportunità offerta dal mondo spirituale attraverso la mia
comunicazione. Mentre stavo scrivendo la risposta per Cesco ho percepito
anche la presenza di suo padre che mi ringraziava e mi spronava ad
agire ancora verso suo figlio, con tanto amore.
"Che ci vuoi fare Walter? - mi son detto - Questo è il mio motto:
Do good and disappear (fai del bene e sparisci)."
Così ho scritto a Ceschino con una seconda e-mail: Caro Cesco,
lo so che siamo arrivati all'alfa e omega. Per quello che resta vorrei guadagnarmi il pane per vivere i giorni dell'omega vicino a mia madre che ha 91 anni. Ciò non significa parlare di filosofia a chi ti chiede del cibo.
Se vuoi provare a farlo anche "nel campo che dici io non immagino", resterò ad ascoltarti. Hai sempre detto che per te sono come un fratello minore e adesso lo puoi dimostrare veramente.
Ricordo un ragazzo che nel 1962 venne cacciato di casa da suo Padre Giacomo a stomaco vuoto. Al caffé Florian tirai fuori tutto ciò che avevo in tasca (2000 lire) e il ragazzo si prese 1000 lire per non lasciarmi al verde e andò a sfamarsi. Mi ringraziò per quello che avevo fatto e disse che non lo avrebbe mai dimenticato. Ricordo pure che nel 1968, io, quel ragazzo e la sua compagna andammo a cena in una trattoria di Campo dei Fiori. Vi era un dignitoso ed anziano signore che suonava il violino e la sua anziana consorte che si avvicinava ai tavoli per mendicare qualcosa. Nel suo piattino io posai 1000 lire e tu mi rimproverasti dicendomi che ero matto a dare tutti quei soldi. Io ti risposi che non mi importava delle 1000 lire e che pure loro avevano diritto a mangiare. Quel giorno li ho resi molto felici. Quei soldi donati erano le stesse 1000 lire che diedi a te al caffé Florian. Medita sul significato dell'atto e non sull'ammontare della cifra.
Ecco perché dalle mie mani (che tu chiamasti le palme della vittoria) esce la luce che può guarire gli altri, come tu stesso hai avuto modo di vedere nella guarigione istantanea della ex segretaria di redazione Francesca che un giorno al ristorante non si sentiva molto bene. Ricordi? Se facessi pagare l'amore incondizionato non sarebbe più amore incondizionato ... (quello che non chiede alcuna cosa in cambio). Gratis mi è stato dato e gratuitamente lo devo donare. Riesci a capire il perché sono arrivato a mendicare del cibo per vivere?
Quante volte ancora dovrò indossare il saio dell'umiltà e della bontà? E' stato detto che sono stato liquidato col 10%... ma io non avevo chiesto nulla del genere. Soltanto di svolgere il mio lavoro per guadagnarmi da vivere giorno dopo giorno perché, come dicono i tibetani, su questo pianeta vige la legge dell'impermanenza.
Grazie per avermi ascoltato!
Ciao, Walter.
La risposta è arrivata il 26/07/2010 tramite la segretaria:
Gentilissimo sig. Torquati,
sono Claudia la segretaria di photografare, le scrivo da parte del Dott.
€iapanna, in quanto mi ha pregato di dirle che vi sentirete la prossima
settimana, dato che nei prossimi giorni ha degli impegni urgenti.
Grazie per l'attenzione. Cordiali Saluti.
Il tempo sta trascorrendo senza alcuna risposta da parte di €esco. Forse
è il caso di chiudere questo capitolo.
Questa volta ha avuto la possibilità di esprimersi con una motivazione logica,
ma (usando il suo stesso stile) Ceschino Noè il figlio
Cam-Biato (beato) che può scrivere con la Luce (photografare) ma è il
figlio che si è chiuso in una Cam-Era Oscura... dove sta sviluppando
nell'acido i suoi fotogrammi negativi...
Sulla comprensione della vita terrena, un maestro ha detto:
".... tu avrai capito la vita non quando tu farai il tuo dovere in mezzo
agli uomini, ma quando lo farai nella solitudine.
Non quando, pur raggiunta la notorietà, potrai avere una condotta
esemplare agli occhi degli uomini, ma quando l'avrai e nessuno lo saprà, neppure te stesso.
Non quando tu farai il bene e ne vedrai gli effetti, ma quando lo farai e
non ti interesserà avere gratitudine, nè conoscere l'esito del tuo operato.
Non quando tu potrai aiutare efficacemente e disinteressatamente, ma
quando aiuterai pur sapendo che il tuo aiuto a nessuno serve, neppure
a te stesso.
Non quando tu ti sentirai responsabile di tutto ciò che fanno i tuoi simili, ma quando conserverai intatto il senso della tua responsabilità, pur sapendo d'essere l'unico uomo al mondo.
Non quando tu avrai compreso che tutti gli esseri hanno gli stessi tuoi
diritti, ma quando tratterai l’essere più umile della terra come se fosse
Colui che ha nelle Sue mani le tue sorti.
Non quando tu amerai i tuoi simili, ma quando tu stesso sarai i tuoi simili e l'amore."
(source: Cerchio Firenze 77)
__________________________
Il caso non può esistere
Anche se
si ammette il determinismo, che è negazione dell'esistenza di Dio, per
coerenza logica si deve escludere il caso. Se tutto è infatti una rigida
concatenazione di cause, nulla è lasciato alla casualità, all'evenienza
fortuita; né il caso può essere all'origine della serie delle cause,
dico io, sempre per coerenza logica; quindi il determinista, suo
malgrado, crede in Dio.
Se poi si
ammette l'esistenza di Dio, può esistere il caso? o quello che si chiama
caso, e che come tale dovrebbe essere prova dell'inesistenza di Dio, non
è piuttosto e proprio per la sua singolarità motivo dl riflessione, di
convinzione che qualcosa di superiore guida le sorti degli uomini? Se si
ammette l'esistenza di un Ente Supremo, anche nella sua accezione più
antropomorfa, si può ammettere che vi sia " qualcosa " che possa
avvenire fortuitamente al di fuori della Sua conoscenza?, "qualcosa "
che sfugga alla Sua volontà e al Suo controllo e che Egli non utilizzi
per i Suoi provvidenziali fini? Certamente no, perché, se così fosse,
quel "qualcosa " sarebbe, esso, Dio!
Sicché,
se il caso è previsto e utilizzato nel divino programma, non è più caso.
Chi crede, in Dio non può credere al caso. E allora? Il caso non può
esistere, tanto che si creda la realtà una rigida concatenazione di
cause priva di ogni finalità e trascendenza, quanto che si creda la vita
Manifestazione Divina.
Ma
allora, quegli eventi che non sono conseguenza di scelte o effetto di
situazioni cercate; che capitano improvvisi a mutare anche radicalmente
la vita; se non possono essere fortuite coincidenze, dato che il caso
non può esistere, come si debbono considerare? Evidentemente in modo
diametralmente opposto, cioè punti fissi dell'esistenza dell'uomo,
passaggi obbligati. Quello che a taluno può sembrare circostanza casuale
è invece un ineluttabile appuntamento. E se è vero, come è vero, che
tutto ha una causa, anche quegli avvenimenti che non trovano causa nei
comportamenti immediatamente precedenti o volutamente promossi hanno una
causa evidentemente più remota; furono promossi in un tempo non
raggiungibile dalla memoria: non sono karma, ma fanno parte del karma.
La
dinamica del karma
Come è di
moda questo termine in Occidente! E come si usa a sproposito! Il karma è
sinonimo di destino, di punizione, di prova; mentre, in effetti, il
karma è attività: è né più né meno che un effetto, parte di quella
catena di cause, tanto cara ai deterministi, che muove la vita degli
esseri.
Karma
quindi è tutto: non è solo l'evento eccezionale che muta
inaspettatamente e involontariamente la vita. Karma è il mal di pancia
del goloso, è la muscolatura dell'atleta allenato, è il biondo dei
capelli che la signora si è decolorati, è il germoglio del seme seminato
nel terreno fertile, e via e via.
Il karma
non è destino, se con ciò s'intende qualcosa che accade senza
spiegazione e senza volizione; non è punizione perché, in sé, non è né
buono né cattivo, ma della stessa natura della causa di cui è effetto. A
conferma di ciò cito l'affermazione dei naturalisti secondo cui la vita
della natura è incomprensibile se non si ammette il principio di
causalità, cioè se non si postula che mantenendo, modificando,
sopprimendo la causa, si modifica, si mantiene, si sopprime l'effetto.
Il karma
non è prova; semmai è insegnamento, perché completa l'esperienza
promossa, e, dall'esperienza, si impara.
Il
karma e la coscienza
Dicendo
che karma è attività, azione, si può erroneamente credere che riguardi
solamente la materia, il piano fisico. Ho detto prima che esiste una
catena di cause e di effetti per ogni mondo e quindi per ogni tipo di
attività dell'uomo: per quella fisica, per quella di sensazione, per
quella pensativa e così via. Quel "così via" sta per mondo del
sentire, per coscienza dell'uomo, vero bersaglio e fonte del karma,
perché è qui che si ripercuotono, si incidono le esperienze, è da qui,
dalla sua eventuale carenza o ricchezza, che l'uomo indirizza se stesso
verso certe esperienze od altre.
Il karma,
quindi, è solo una situazione esteriore nella misura in cui essa serve a
produrre quel fermento interiore che dona comprensione e, quindi,
coscienza. E' logico che sia così. Ogni attività non è mai solo di un
mondo: per esempio l'azione fisica è preceduta, accompagnata, seguita da
sensazioni e pensieri, ed è promossa o permessa dal sentire, dalla
coscienza dell'uomo, perciò l'effetto deve essere globale, andando poi a
colpire il fulcro dell'individuo, quello da cui ha origine il mondo di
essere, il vero responsabile dell'attività individuale.
Tutto
avviene in modo molto semplice nella dinamica, anche se, nel dettaglio,
il karma è stato assimilato ad una corda formata da moltissimi fili.
Supponiamo
che Tizio sia avaro. Intanto, lo è perché la sua coscienza non è
costituita a tal punto da impedirgli di esserlo. Dico così genericamente
perché le ragioni dell'avarizia possono essere molte: per esempio
bisogno di accumulare per ricercare la sicurezza, mancanza di generosità
nei confronti degli altri, e via e via. Comunque tutte le ragioni si
annullano in un anelito di altruismo: infatti, il fine è questo, che
l'insieme delle esperienze, dei karma, insegnano.
Il nostro
avaro penserà da avaro, desidererà da avaro, agirà da avaro, cioè
alimenterà una catena di cause in cui ogni genere di attività umana è
improntata all'avarizia: attività fisica, di sensazione, di pensiero.
L'effetto delle sue attività non poteva che ripercuotersi a livello
fisico, astrale e mentale. In che modo si ripercuoterà? Qui, per
rispondere, si deve conoscere la ragione dell'avarizia, al di là della
mancanza di altruismo. Supponiamo che sia non voler dare agli altri,
desiderare di accumulare per essere più degli altri. Le cause mosse lo
porteranno, come effetto, in situazioni da cui capirà che non serve
avere un desiderio smodato di beni e di ricchezze. Tale comprensione
scaturirà, per esempio, dal vivere in una successiva vita una situazione
in cui egli vivrà l'avarizia di un suo simile e ne sarà la vittima.
A quel
punto egli ha imparato a non essere avaro ma non ha superato il
desiderio di essere più degli altri. Di conseguenza avrà un'altra vita
in cui, per esempio, crederà di raggiungere la considerazione e la
valutazione altrui essendo prodigo. E così via. Ecco la catena
deterministica delle cause di cui quello che si chiama karma fa parte.
Ma tutto è karma.
Molti
credono che il karma si provochi facendo una scelta errata, consci però
di errare, e che solo allora si muova la causa che richiamerà l'effetto
doloroso. Una tale visione sarebbe giusta se il dolore fosse punizione,
ma così non è: il fine del karma è di dare quella coscienza la cui
mancanza fa essere l'individuo in modo non armonico alla realtà di
unione del Tutto. Siccome la mancanza c'è tanto che uno ne sia
consapevole quanto che non lo sia - anzi, semmai chi non ne è
consapevole è ancora più carente - è chiaro che non ha nessuna
importanza, agli effetti del karma, che lo si sia chiamato
consapevolmente o meno.
Gli
aspetti principali della legge di causa-effetto si possono riassumere
come segue:
1. Ogni
attività promossa o indotta o liberamente avviata reca con sé un
effetto.
2. Tale
principio vale per il mondo fisico, per quello delle sensazioni, per
quello del pensiero; insomma per ogni mondo e per ogni categoria di
fenomeni.
3.
L'effetto è della stessa natura della causa ed è strettamente legato ad
essa.
4. Si
creano cause tanto volontariamente quanto involontariamente, perché
l'accadere dell'effetto non è subordinato alla consapevole consumazione
della causa.
5.
L'effetto ricade su chi ha mosso la causa.
6.
L'effetto ricade col fine di dare coscienza al soggetto che lo promosse.
7.
L'effetto ricade quando il soggetto è pronto a comprendere, cioè quando
il soggetto, dall'effetto, trova la coscienza che gli mancava.
La
catena e il riscatto
La catena
di cause e di effetti che muovono e promuovono la vita degli individui
si incrociano ed hanno continue ricorrenti connessioni. Non può essere
diversamente: se tutto è Uno deve esistere una stretta dipendenza fra i
soggetti. Come prima ho detto, non c'è una sola particella elementare
che sia assolutamente isolata. Qualunque cosa ha un rapporto di
dipendenza con qualcos'altro. Se esistesse, per assurda ipotesi,
qualcosa che fosse assolutamente indipendente, sarebbe fuori della
realtà. Perciò nessuno può essere fuori dalla catena di cause e di
effetti, di dipendenze, che lega tutto quanto esiste.
E se si
dice che tutto è karma, lo si dice perché appunto karma è la catena di
cause e di effetti che lega il Tutto. Nessuno può sottrarsi al karma.
Certo,
c'è karma e karma, ma soprattutto c'è la possibilità di compiere quei
salti di qualità nella catena di cause e di effetti di cui prima
parlavo. Compiere salti di qualità costituisce la libertà, l'autonomia
dell'individuo.
Ora,
siccome la libertà è la possibilità di agire in modo contrario a quello
a cui condurrebbe una catena di cause e di effetti; e siccome è la
coscienza costituita che dà all'individuo lo facoltà di sottrarsi agli
impulsi dei suoi veicoli inferiori (egoismo, passioni e via dicendo) e
conseguentemente agli timoli ambientali; e siccome la coscienza si
costituisce quanto più si evolve e viceversa; è chiaro che la libertà è
proporzionale all'evoluzione.
Ma badate
bene: l'evoluto non è fuori da ogni catena di cause e di effetti perché
sarebbe fuori dalla Realtà. Egli compie salti di qualità; cioè per la
sua coscienza sente in modo che gli consente di non essere trascinato
inesorabilmente dalla necessità; che gli permette di vivere in modo
sereno ciò che, per altri, è fonte di angoscia; che non gli fa creare
ombre torturatrici e che non gli fa muovere cause che portano effetti
dolorosi. Tuttavia questo non significa che l'evoluto non senta, per
esempio, la stanchezza quale effetto di una causa da lui promossa.
Quella stanchezza la vivrà in modo diverso dall'inevoluto non ne sarà
condizionato, saprà come smaltirla brevemente, ma non potrà non
avvertirla.
Il karma
- o quello che si intende con questa parola - cioè una condizione
limitante simile per più persone, è vissuto in modo diverso anche se
presenta la stessa impostazione. Una cecità, per esempio, può essere
vissuta serenamente o angosciosamente. In modo analogo, fra più persone
fare una stessa cosa può dar luogo a karma diversi. Ed è logico che sia
così: infatti il vero bersaglio e la vera fonte del karma, come ho
detto, è la coscienza individuale; quindi è il sentire, l'intenzione,
che pilota tutta l'attività dell'individuo, ed è quello che deve essere
corretto e che quindi è oggetto dell'effetto correttore.
Se la
natura, il contenuto dell'effetto, fossero analoghi solo a quella che è
stata la manifestazione esteriore dell'individuo agente, l'effetto non
farebbe quasi mai centro perché quante azioni nascondono intenzioni
opposte a quelle che possono trasparire. Una condotta altruistica che
nasconda un fine egoistico non può recare un effetto eguale a quella
condotta per intenzione. Infatti l'effetto non è un premio o un castigo,
è qualcosa che tende a correggere all'origine la natura di chi muove le
cause, cioè dell'essere, e quindi a mutare l'intenzione.
Pensate
un po', per giungere a ciò, di quanti fattori deve tener conto il karma!
Eppure tutto si attua mirabilmente.
Non c'è
nessuno che tiene registri di dare e di avere ma, per il principio di
causa-effetto, la concatenazione in qualche modo intuita dai
deterministi è garanzia che niente cade a vuoto, che tutto si tramanda,
che tutto ritorna come immagine riflessa di se stessi, perché si prenda
cognizione delle proprie deficienze, e si colmino.
La
concezione della Realtà in cui niente avviene casualmente ed ognuno ha
ciò che gli spetta per esserselo procurato, toglie ogni frustrazione che
deriva dal sentirsi perseguitati, sfortunati, oggetto di ingiustizia.
Quanto ognuno patisce corrisponde ad una misura di giustizia che non
lascia margini a privilegi ed errori, dove la sofferenza è solo un
momento transitorio in cambio di una perenne acquisizione.
La
possibilità dell'uomo di sottrarsi a influenze e impulsi, allorquando è
capace di compiere un salto di qualità, gli conferisce quella autonomia
che lo riscatta dalla rigida tutela a cui sono sottoposti gli esseri con
una coscienza elementare. Guardandosi attorno si può verificare tutto
ciò e crederlo senza dover compiere atti di fede, senza forzature, con
il solo strumento del raziocinio. A quel punto non si può che
riflettere ed esclamare, rivolgendosi a quell'Ente inafferrabile che
pure deve esistere e che, se esiste, non può che essere la vera ragione
del tutto:
"Signore,
la logica mi fa concludere che il caso non può esistere e che una catena
di cause e di effetti mi indirizza nel mio vivere, pur consentendomi
quella libertà che è ignota agli esseri dalla coscienza in potenza.
Signore,
posso riconoscere il fine immediato della vita naturale, che è quello di
perpetuare se stessa; perciò ragionevolmente posso credere che tutto ciò
abbia un fine più ampio che sfugge alla mia constatazione.
Se Tu sei
capace di trasformare la materia insensibile nella coscienza del santo,
allora, Signore, Tu sei amore, e benché non abbia la percezione di
quanto Tu sei, umilmente Ti ringrazio con tutto l'amore di cui sono
capace e che Tu, giorno per giorno, istante per istante, alimenti,
alimentando la mia stessa esistenza.
Signore, fa che il Tuo amore riunisca tutti noi, Tuoi esseri, e che non venga mai
meno; ma anzi sia sempre in noi, giorno per giorno, istante per istante,
perché così Ti conosceremo e nulla più, ci sarà oscuro."