Al di là di quanto affermato (e nei fatti smentito proprio dai fatti e dalle prove emerse) dalla Commissione Parlamentare presieduta da Carlo Taormina è sempre più palese che l'omicidio di Ilaria Alpi e Miran Hrovatin sia stata una sorta di esecuzione in puro stile mafioso. Perchè allora questa esecuzione? Perchè stavano emergendo gli affari sporchi del governo italiano, della nostra intelligence con i signori della guerra somali e lo erano (e forso lo sono ancora???) ben sporchi visto che si trattava di rifiuti non solo tossici ma pure radioattivi. Tutto ciò emerge non solo dalle dichiarazioni recenti di un pentito di mafia ma è stata la natura stessa a portare il tutto a galla ahimè grazie anche allo tsunami che ha colpito pure le zone somale e che ha riportato in superficie centinaia di bidoni contenenti rifiuti tossici e non solo in mare ma anche da quella ben nota strada asfaltata in pieno deserto sotto il cui bitume erano stati interrati. La mia convinzione, e mi auguro di molti, è che Ilaria e Miran avessero scoperto tutto e magari qualcosa di più.
TAPPE FONDAMENTALI:
20 MARZO 1994: a Mogadiscio Ilaria Alpi e Miran Hrovatin vengono trucidati da un commando somalo. 22 MARZO 1994: la Procura di Roma apre un’inchiesta. 4 LUGLIO 1994: si inizia a parlare di “esecuzione” (in primis Giorgio Alpi il padre di Ilaria) alla luce del fatto che poco prima di morire la giornalista aveva intervistato il sultano di Bosso ed annotato il tutto su di un taccuino sparito. 9 APRILE 1995: Abdullahi Mussa Bogar, sultano di Bosso, viene indagato quale mandante dell’omicidio. In seguito però la sua posizione verrà archiviata. 20 MARZO 1996: Michele Coiro, Procuratore di Roma. Affinaca nell’inchiesta i dottori De Gasperis e Pittitto. 04 MAGGIO 1996: Pittitto dispone che venga riesumata la salma di Ilaria Alpi per l’autopsia. 25 GIUGNO 1996: dalla seconda perizia balistica emerge che il colpo contro la Alpi fu sparato a bruciapelo da breve distanza, come solitamente avviene proprio nelle esecuzioni. NOVEMBRE 1996: entra in gioco la Procura di Asti specializzata in reati come il traffico internazionale di rifiuti tossici in partenza ed in transito dall’Italia. Dal materiale a disposizione emergono circostanze, nomi, gli intrecci che avevano come punto di riferimento la Somalia. Tutto ciò però pare scomparso ed a quanto pare la ben “nota ed inconcludente” Commissione Parlamentare sul traffico di rifiuti se ne è pure scordata. 15 LUGLIO 1997: Salvatore Secchione e Franco Jonta prendono le redini dell’inchiesta, proprio due giorni prima dell’arrivo (oraganizzato dalla Digos di Udine e da Pittitto) in Italia di 2 testimoni chiave (l’autista e la guardia del corpo di Ilaria). 12 GENNAIO 1998: viene arrestato Hashi Omar Hassan , riconosciuto dall’autista della Alpi e che si trova a Roma per testimoniare alla Commissione sulle violenza dei soldati italiani in Somalia. 18 GENNAIO 1999: inizia il processo a carico di Hashi Omar Hassan. 9 LUGLIO 1999: il Pubblico Ministero chiede l’ergastolo ma Hassan viene assolto (strana la circostanza in generale ci si aspetterebbe comunque una condanna non un’assoluzione). 24 NOVEMBRE 2000: si ribalta la sentenza del processo contro Hassan: la Corte d’Assise d’Appello di Roma lo condanna all’ergastolo in quanto riconosciuto quale componente del commando omicida. 10 OTTOBRE 2001: La prima sezione penale della Cassazione annulla la sentenza impugnata "limitatamente all'aggravente delal premeditazione ed al diniego delle attenuanti generiche" 10 MAGGIO 2002: inizia il processo bis alla Corte d'Assise d'Appello di Roma. 24 GIUGNO 2002: Salvatore Centaro (sostituto procuratore generale) chiede che venga confermato l'ergastolo per Hassan. 13 SETTEMBRE 2002: muore in circostanza da chiarire Sid Ali Abdi (l'autista di Ilaria Alpi) da poco rientra in Somalia dopo aver testimoniato al processo contro Hashi Omar Hassan. 24 MARZO 2003: esce il film "Il più credele dei giorni" che riporta l'attenzione sul caso Alpi-Hrovatin. 6 GIUGNO 2003: Valerio Calzolaio (depudato Ds), alla nona edizione del Premio Ilaria Alpi, annuncia di ver depositato la proposta di istituire una nuova Commissione di Inchiesta sugli omicidi. 31 LUGLIO 2003: viene istituita la Commissione parlamentare. 21 GENNAIO 2004: la Commissione parlamentare di inchiesta si insedia. 28 FEBBRAIO 2006:la Commissione parlamentare chiude i lavori dopo 2 anni. Ma le conclusioni dell'avvocato Taormina divergono da quelle a cui sono giunti i Ds, i Verdi che presentano invece un'altra relazione. AGOSTO - SETTEMBRE 2005: l'Associazione Ilaria Alpi realizza un viaggio in Somalia sulle tracce di Ilaria e Miran. 3 GIUGNO 2006: l'Associazione Ilaria Alpi scrive al Presidente del Consiglio Romano Prodi affinchè il Governo si attivi per far luce sui due omicidi. 20 GIUGNO 2006: Roma Prodi, Presidente del Consiglio, assume l'impegno con i genitori della giornalista di riavviare un ragionamento sulle circostanze della morta di Ilaria e Miran. 12 GIUGNO 2007: il Pm, Franco Ionta, titolare del procedimento, chiede che il caso venga archiviato per l'impossibilità di identificare i responsabili degli omicidi. 25 GIUGNO 2007: la Commissione Esteri del Senato valuta ed evidenzia le motivazioni per la costituzione di una nuova commissione di inchiesta. 3 DICEMBRE 2007: il gip Cersosimo riapre l'inchiesta con la convinzione vi siano dei legami tra i due omicidi e gli affari loschi intorno alal cooperazione internazionale. Si apre quindi l'ipotesi di omicidi su commissione a seguito delle indagini condotte da Ilaria Alpi su traffici illeciti di rifiuti tossici ed armi vedeva coinvolta pure l'Italia.
20 MARZO 1994
In quel periodo in Somalia le autorità competenti erano i caschi blu, i carabinieri del Tuscanica, i nostri servizi segreti ma è ben strano che nessuno ne in quei giorni ne in seguito nessuno abbia mai indagato. Sino a quel giorno fatidico Ilaria Alpi era ancora in possesso di tre taccuini (spariti poi e mai rinvenuti) su cui con tutta probabilità vi erano annotati tutti i traffici di armi che dall’Est Europa passavano dall’Italia e giungevano al nord della Somalia. Aveva pure individuato uno dei canali utilizzati per il traffico d’armi e lo smaltimento di scorie radioattive. Fondamentale è la zona in cui si trova la strada dei pozzi che passa per i porti di Bosso e Merka. Alle 15 del 20 marzo 1004 Ilaria Alpi e Miran Hrovatin escono dal loro albergo diretti all’Hotel Amana (posto nella parte nord di Mogadiscio) per incontrare un giornalista. Quel giorno la loro scorta era costituita da un solo uomo (STRANO, NO???). Si viene a sapere poi che l’autista aveva informato Ilaria della partenza del giornalista risiedente in quel hotel. E qui mi domando: “PERCHE’ ALLORA DECISERO DI ANDARCI COMUNQUE?”. Le ipotesi possono essere diverse:
a) L’autista non li informò b) Ilaria DOVEVA comunque andarci per poter raccogliere ulteriori prove c) Qualcuno l’aveva comunque attirata in quel posto….per tenderle un’imboscata e rapirla.
Se teniamo buona l’ipotesi del rapimento questo fallì per l’intervento dell’uomo della scorta che si mise a sparare per primo contro il commando e che pare ferì due persone. E qui altri punti interrogativo: “PERCHE’ NESSUNA AUTORITA’ INTERROGO’ SUBITO L’UOMO DELLA SCORTA?” “PERCHE’ NESSUNO CERCO’ I FERITI PRESSO GLI OSPEDALI?”
Grazie alla ricerche presso l’ospedale più importante di Mogadiscio di Giovanni Maria Bellu di Repubblica si scopri’ che nella lista dei ricoverati per colpi di arma da fuoco vi erano due nomi, poi sbanchettati e corretti.
CHI RAPPRESENTAVA L’AUTORITA’ IN QUEL PERIODO ED IN QUEL LUOGO E CHE AVREBBE DOVUTO INDAGARE?
A quel tempo il nostro governo era rappresentato dall’ambasciatore Mario Scialoja, il quale però riferì che era il comando dell’UNISOM deputato ad indagare. UNISOM a cui capo dell’intelligence vi era il Colonnello Vezzalini che negò di aver ricevuto tale incarico. L’ambasciatore riportò però che vi era una persona che sapeva come andaroo le cose. Tale Ali Madhi, Signore di Mogadiscio Nord (ricordo lì si trovava l’Hotel Amana).
E I NOSTRI SERVIZI SEGRETI CHE FACEVANO?
Ai tempi erano guidati dal Colonnello Luca Rasola Pescarini (ora che è in pensione lavora per un’agenzia dell’Onu che guarda caso si occupa di Somalia)
PERCHE’ NON SI FECE NESSUNA PRESSIONE SU ALI MADHI? Ma come iniziò quella giornata?
Ilaria e Miran arrivano a Mogadiscio nella mattina a bordo di un C-130, colo UNOSOM. L’ora esatta non è dato saperla se non che il loro arrivo sia probabilmente stato intorno alle 13,30 ora locale (11,30 ora italiana). Pare infatti che i due fossero stati accompagnati all’aeroporto di Bosso intorno alle 10. Intorno alel 14 (sempre ora locale) sono all’hotel Sahafi, stanze 203 e 204. Depositano il materiale, doccia e cambioa biti. Quindi Ilaria Alpi scende a parlare con gli inviati di Afp e Ap. Successivamente chiama col satellitare la madre e la redazione del Tg3 e si accorda per l'invio di un pezzo per l'edizione delle ore 19. Intornoa lel 14,45 Ilaria, Miran, l'autista ed un solo uomo di scorta salgono in auto. E qui inizia a farsi un po' nebuloso il loro tragitto. Dal Km4 avrebbero potuto prendere la strada diretta al porto o la via dell'Arco trionfale. E' accertato che passano il check poin pakistano posto all'Obelisco. Pare che i soldati abbiano notato che dietro a loro vi era una Land Rover azzurra con 6 o 7 uomini a bordo armati. Alle 15 arrivano all'hotel Hamana. Ilaria vuole avere notizie sul contingente italiano in fase di imbarco. Però non sanno che i loro colleghi (Benni, Odinzov, Cervone e Maurizi) sono a Nairobi, Dieci minuti dopo lasciano l'hotel e si aviano verso l'incrocio con il viale delle Poste ma la loro auto viene bloccata dalla Land Rover. L'autista tenta una retromarcia ma gli assalitori scendono dall'auto e sparano. A questo punto la dinamica dei fatti inizia farsi confusa: pare vi fosse uan seconda auto (una berlina bianca), che l'uomo di scorta fosse riuscito a ferire un uomo del commando prima che si inceppasse il kalashnikov e che la scorta fuggisse. Il caso strano da rilevare è che il commando omicida ebbe il tempo per scegliere con cura i bersagli...ed ancor più strano è che vennero risparmiati l'autista e l'interprete.