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CLASSICI DELLA LETTERATURA ITALIANA

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LE MOSCHE E L'API FAVOLETTA

di Vittorio Alfieri da Asti, 1789

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D'api un libero sciame,
Industrioso e lieto,
Se ne vivea felice:
Stuol di mosche inquieto,
A cui la fame=anco l'invidia accrebbe,
Un suo moscon per capo eletto s'ebbe;
E l'una si' gli dice.
Noi siamo pur tante,
L'api pochissime;
Cio non ostante,
Son potentissime.
Esca abbondante,
Sicuro tetto,
Pace e diletto;
E che non hanno
Queste iniquissime?
E il tutto fanno
Rette a repubblica.
E noi, chi siamo?
Noi pur vogliamo
Liberta' pubblica.
Era il moscone
Un vero omone,
Saggio, prudente,
E dell'api sapiente.
Onde a quel dire oppone
Il ragionar seguente.
Care mie figlie, e' facile
Il chiaccherar, ma il fare
Da' un po' piu' da studiare.
L'api sono insettoni,
Aspre di pungiglioni,
Che le fan rispettare.
Ma noi, di tempra gracile,
Che faremmo in battaglia
Se un soffio ci sparpaglia?
Le pure api si pascono
Dittamo, erbette, e rose;
E in noi sempre rinascono
Mille voglie golose.
La liberta' di svolazzar qua e la,
Col periglio temprata
Di una qualche ceffata,
Sia dunque ognor la nostra;
Ne questa a noi giammai tolta verra,
Se il senno il ver dimostra.
Cosi' il dotto moscon, lor viste fosche
Ralluminando, apria
Che non potria=mai farsi un POPOL MOSCHE.


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Edizione HTML a cura di: toniolo@iol.it
Ultimo Aggiornamento:
05/10/2004 23.14

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