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Isacco di Ninive

 

 

PREGHIERA DEL SOLITARIO

Preghiera con cui i solitari si intrattengono. Preghiere compo­ste con parole misurate e secondo il limite dell'intuizione. Parole che con la dolcezza fanno violenza al cuore e allontanano dalla di­spersione provocata dalle realtà terrestri. Parole composte per la consolazione dei solitari, con cui essi si intrattengono durante le notti dopo l'ufficio canonico, perché il loro corpo sia alleggerito dal sonno.

 


Nei tuoi misteri ogni giorno noi ti abbracciamo e ti acco­gliamo nel nostro corpo: rendici degni di sentire in noi stessi la speranza a noi riservata nella resurrezione.

Sii, mio Signore, ali per il nostro pensiero ed esso voli nella brezza leggera, perché per mezzo di queste ali raggiungiamo la nostra vera dimora.

Nei momenti in cui siamo soli, lontano dagli uomini e dagli affari, sii per noi, Signore nostro, il nostro guadagno, e in te rallegreremo la nostra tristezza.

È confidando nella tua grazia che noi siamo usciti per dimo­rare nella solitudine: fa' che vediamo in modo manifesto, Signore nostro, nella realtà, la forza che ha il ricordo di te.

In quell'ora in cui siamo resi un deserto  perché la notte ci rinchiude all'interno della sua tenebra e ci isola da tutti gli uo­mini, cresca, mio Signore, la nostra consolazione in te.

In questo luogo completamente vuoto e in cui non c'è voce che consoli, io dirò: Signore nostro preserva il nostro pensiero all'interno del baluardo della tua grazia;

Ungi, mio Signore, il nostro cuore con il tuo Spirito, af­finché siamo sacerdoti nel segreto, e per te esercitiamo il sacerdozio con i nostri moti, nel Santo dei santi della conoscenza di te.

Poca cosa sono le onde del mare rispetto al numero dei miei peccati, ma se pesiamo i miei peccati, in confronto al tuo amore, svaniscono come un nulla.


PREGHIERA DEL SOLITARIO

 

1. Durante la notte, quando tutte le voci, i moti dell'uomo e ogni sorta di affanno si acquietano, illumina in te la nostra anima, nei suoi moti, o Gesù, luce dei giusti.

Nell'ora in cui la tenebra, come un mantello, si stende su tut­to, fa' splendere per noi la tua grazia, mio Signore, al posto della luce sensibile, la luce del sole creato, che allietava gli occhi del nostro corpo. Risplenda la tua luce dentro la nostra tenebra che è più estesa del sole.

2. Durante la notte, che acquieta tutte le corse del mondo af­faticato dalle sue attività, accogli la nostra anima nel tuo stu­pore. In esso è la quiete, che è più grande del silenzio.

Nell'ora che dà riposo agli affaticati, mio Signore, si inebri­no, per mezzo del sonno dolce più di tutto, i nostri pensieri in te, delizia dei santi!


3. Durante il tempo del sonno, quando tutti coloro che giac­ciono si inebriano con gli artifici delle realtà corruttibili, risveglia, Signore nostro, in noi quella conoscenza che non fallisce.

Nell'ora in cui tutti rivestono di abiti le proprie membra, rivesti, Signore nostro, di gioia il nostro uomo interiore.


4. All'inizio del giorno, quando ciascuno è invitato a occu­parsi delle realtà terrestri, rendici degni, Signore nostro, di deliziarci nella nostra condotta del cielo.

Nell'ora in cui tutti si tolgono di dosso il vestito della notte, togli, Signore nostro, dal nostro cuore il ricordo del mondo che passa.


5. All'alba, quando i marinai si trovano nel mare del mon­do, da ogni moto, mio Signore, fa' riposare le anime nel tuo porto.

Nell'ora in cui tutti sono occupati nel mondo delle pene, ren­dici degni, mio Signore, di essere avvolti in quella consolazione che non passa.

Nell'ora in cui finisce la tenebra e tutti si ritrovano nell'affan­no, concedici, Signore nostro, di deliziarci nei moti del mondo futuro.


6. Principio dell'orbita della luce, capo dell'occupazione dei mortali, poni, mio Signore, nel nostro pensiero le fondamenta di quel giorno che non ha fine; per noi si levi il nuovo sole.

Nell'ora della notte tenebrosa fa' che troviamo rifugio in quella conoscenza a noi riservata nella resurrezione.


7. Concedici, Signore nostro, di vivere secondo quella condi­zione di vigilanza in cui saremo dopo la resurrezione, perché di notte e di giorno, mio Signore, il nostro pensiero si protenda verso di te.

Rendici degni di vedere in noi stessi la vita della resurrezione, affinché nulla impedisca al nostro pensiero di deliziarsi in te.

Nel nostro perseverare presso di te, incidi, mio Signore, in noi stessi il mistero di quel giorno che non dipende dall'orbita dei luminari.

 


8. Nei tuoi misteri ogni giorno noi ti abbracciamo e ti acco­gliamo nel nostro corpo: rendici degni di sentire in noi stessi la speranza a noi riservata nella resurrezione.

Sii, mio Signore, ali per il nostro pensiero ed esso voli nella brezza leggera, perché per mezzo di queste ali raggiungiamo la nostra vera dimora.

 


9. Hai nascosto il tuo tesoro nel nostro corpo, per mezzo del­la grazia che dimora nella mensa eccelsa dei tuoi misteri: donaci di vedere il nostro rinnovamento, poiché noi ti abbiamo seppel­lito, mio Signore, in noi stessi.

 


10. Grazie alla tua mensa spirituale, noi potremo sentire all'opera, Signore nostro, il rinnovamento futuro. Per mezzo di quella tua bellezza spirituale che è all'interno del nostro essere mortale e che in esso muove i segni immortali, vedremo la no­stra bellezza.

La tua crocifissione, Salvatore nostro, è il limite del mondo corporeo: donaci di crocifiggere il nostro pensiero, nel mistero del tuo mondo spirituale.

 


11. La tua resurrezione, Gesù, narra la grandezza del nostro uomo spirituale: la visione dei tuoi misteri sia per noi specchio in cui possiamo conoscere la resurrezione.

La tua Economia, Salvatore nostro, narra il mistero del mondo spirituale: concedici, Signore nostro, di camminare in esso secondo il nostro uomo spirituale.

Il  nostro misero corpo ci attira a nuotare nel mondo della te­nebra: rendici degni, mio Signore, di quell'assiduità con te che permette di attraversare lo spessore della tenebra


12. Mio Signore, non si allontani il nostro pensiero dalla meditazione spirituale di te, e non lasciar raffreddare nelle no­stre membra l'ardore della tua delizia.

La mortalità che è nel nostro corpo ecco che vomita su di noi il suo cattivo odore: l'esultanza del tuo amore spirituale spazzi via dal nostro cuore il suo gusto.

Le realtà detestabili che sono nelle nostre membra ci tengono come in prigione: il loro odore esca dal nostro corpo, per mezzo di quella nostra ebbrezza causata dal tuo dono.


13.
Il corpo è per noi come un oceano che in ogni momento sommerge il nostro vascello: avvicina, Signore nostro, la nostra nave al tuo porto divino.

Nei momenti in cui siamo soli, lontano dagli uomini e dagli affari, sii per noi, Signore nostro, il nostro guadagno, e in te rallegreremo la nostra tristezza.

È confidando nella tua grazia che noi siamo usciti per dimo­rare nella solitudine: fa' che vediamo in modo manifesto, Signore nostro, nella realtà, la forza che ha il ricordo di te.


14. Riversa la tua pace nei nostri cuori e la tua calma nei no­stri moti, perché la notte che sorpassa ogni tenebra sia per noi come il giorno.

In quell'ora in cui siamo resi un deserto  perché la notte ci rinchiude all'interno della sua tenebra e ci isola da tutti gli uo­mini, cresca, mio Signore, la nostra consolazione in te.

In questo luogo completamente vuoto e in cui non c'è voce che consoli, io dirò: Signore nostro preserva il nostro pensiero all'interno del baluardo della tua grazia; svegliaci, Signore nostro, dal nostro torpore per mezzo della conoscenza infallibi­le, perché il nostro pensiero non sia sommerso dal sonno dei desideri".

 

15. Rendici degni, Signore nostro, con la tua grazia, di per­severare insieme alle vergini sapienti, che si erano preparate con le loro opere. Sia vigilante la nostra condotta, affinché non abitiamo nella tenebra.

Quando i nostri pensieri sono ottenebrati, fa' che vediamo sempre, nelle nostre preghiere, un riflesso della tua grazia.

La notte del nostro pensiero, mio Signore, si accompagni al giorno della conoscenza dite. E nel tuo sole, principe delle lu­ci, si rinnovi la condotta della nostra castità.


16. Concedici di vegliare, con la nostra preghiera, insieme ai giusti durante le notti, con le lampade ardenti davanti al sole della tua rivelazione.

Nell'ora della notte i giusti si inebriavano nell'amore di Dio: nell'ora della notte provvedi la consolazione alla nostra piccolezza. Concedici che il nostro pensiero si affatichi nella memoria della tua santa aurora, mentre le nostre anime risplendono per l'ardore dell'amore per te.


17. In quest'ora si affaticavano i santi nelle preghiere: rendici degni, Signore nostro, di partecipare alla consolazione delle loro veglie.

Concedici di sentire in noi stessi e di ricevere nella nostra condotta il profumo di quella consolazione di cui essi hanno goduto durante il viaggio dei loro pensieri.


18. O Cristo, che vegli in preghiera per noi davanti al Padre tuo, concedici di sentire, durante la nostra preghiera, un pe­gno del perdono delle nostre iniquità.

O Cristo, che per noi ti sei mosso a preghiera durante la not­te, rendici degni di gustare nel nostro pensiero la tua passio­ne per la nostra salvezza.

O Cristo, che sui santi effondi il tuo  dono durante la pre­ghiera, allieta, Signore nostro  la nostra intelligenza facendoci gustare la tua grazia


19. O Dio, cui appartengono i giorni e le notti, rallegraci, Signore nostro, con la tua speranza, nell'ora della notte oscura.

Mentre ci intratteniamo nella preghiera a te rivolta, noi ci accostiamo a te, prostrandoci: allieta la brezza del nostro pen­siero perché, tramite la nostra preghiera, si unisca a te.

Illumina i moti della nostra intelligenza affinché scrutiamo nell'ammirazione, e il nostro pensiero sia avvolto in te per l'intera durata della nostra preghiera.


20. Quando giunge il mattino della tua venuta, il nostro pensiero accolga la tua aurora, e la sua forza razionale faccia in anticipo esperienza della condotta incorporea.

Concedici, Signore nostro, di affrettarci verso la nostra città santa e, grazie alla tua rivelazione, come Mosè dalla cima del monte, noi la pregusteremo.

Anche se il nostro corpo ci affligge e con le sue miserie ci at­trae verso il basso, la tua grazia, mio Signore, prevalga in noi sulla legge che è nella nostra carne.


21. Con il mio pensiero, Signore nostro, io amo la tua legge spirituale, ma la legge che è nelle mie membra mi tiene imprigionato lontano dall'assiduità con essa. È come se l'anima fosse tenuta in una prigione, occupata in realtà detestabili, o fosse trascinata, come per una coercizione, lontano dall'assiduità spirituale, pur non volendo essere resa abitazione delle passioni del corpo; e si lamenta gemendo, e il suo miserevole stato è indicibile. È come la vedova che, defrau­data, nel dolore chiede aiuto a Dio; essa la cui richiesta, a causa dell'elezione della sua volontà, è lodata nel vangelo che a lei si riferisce. Fammi giustizia - dice nella preghiera - dal mio corpo che è il mio avversario.  E quel giudice dolce concede la ricom­pensa alla sua compunzione.
 

22. Poiché noi siamo sempre immersi nell'oceano, a causa dei moti del corpo, lava, Signore nostro, il nostro pensiero dalle no­stre macchie detestabili.

A te gridiamo, in mezzo alle onde, nostro sapiente timonie­re: fa' soffiare per noi una limpida brezza, e se affondiamo, salvaci

A metà della notte, mio Signore, mi sono levato per confessarti con grande passione e offrire il sacrificio di lode a te, giusto giudice, che non distogli lo sguardo da noi che siamo depredati e da noi che siamo umiliati in ogni tempo.
 

23. A te è manifesto quanto il mio pensiero sia avido di ciò che è eccellente. Anche se le nostre fragilità prevalgono migliaia di migliaia di volte al giorno e ci sommergono con le loro realtà detestabili, non ci allontaniamo dall'assiduità con te.

Salvatore nostro, venuto per lavare l'impurità del mondo pec­catore, concedici la compunzione in ogni tempo, affinché laviamo l'impurità dei nostri pensieri.

Santifica, mio Signore, i nostri cuori e riempili con lo Spiri­to della tua magnificenza. Per mezzo del santo ricordo di te, essi ricevono lo Spirito della gioia.

 

24. Crea in noi, mio Signore, un cuore nuovo e insinua in noi uno spirito nuovo, affinché nel rinnovamento del nostro pensiero ci rivestiamo della veste del regno.

Per mezzo dei misteri del tuo Spirito noi siamo rinnovati, e, per mezzo della tua grazia noi siamo santificati, mentre da tutto in ogni tempo distogliamo lo sguardo, grazie all'assiduità con te; e quella nostra santa speranza sempre sentiamo, nella nostra preghiera, ogni volta che siamo condotti lontano dal mon­do corporeo.

Il mondo mortale è troppo debole per comprendere l'intero tuo dono: dalla tua abbondanza fa' tracimare pienezza sulla sua debolezza.
 

25. Di questa speranza, mio Signore, siamo assetati, noi che siamo nell'afflizione: allietaci, Signore nostro, affinché vediamo in noi stessi la tua benevolenza.

In questo mondo in cui siamo isolati dall'umanità e dall'assi­duità con essa, sii per noi guida, Salvatore nostro, e amico intimo in ogni tempo.

In questo tempo in cui siamo privati del mondo e dell'assidui­tà con esso, sii per noi, Signore nostro, un consolatore, e non al­lontanarci dal tuo amore.

 

26. Il nostro cuore è colmo di afflizioni e noi siamo sempre nella tristezza: rendici degni, Signore nostro, della tua consolazione che è più tenace dell'afflizione.

Noi siamo colmi di pianto ed esso è per noi sempre amaro: rallegra, mio Signore, la nostra tristezza e da' refrigerio al no­stro cuore in fiamme.

Ansietà e sofferenza ci circondano di notte e di giorno: da' refri­gerio, Signore nostro, segretamente, alla fiamma dei nostri cuori.
 

27. In nessun luogo c'è per noi una speranza capace di conso­lare il nostro dolore: accosta il tuo dito, refrigerio di ogni cosa, al pianto nascosto che è nel nostro cuore.

Noi incorriamo in battaglie interminabili, di notte e di gior­no, che fanno venir meno la nostra speranza in te: sii tu il comandante del nostro esercito nella lotta.

Il pianto e le lacrime che sono nel segreto si spandono nel no­stro pensiero, poiché noi siamo sempre nella paura di essere pri­vati della tua speranza: incoraggiaci, Signore nostro, con la tua voce nascosta che viene dalla quiete, che ci insegna per mezzo dello Spirito il fine nascosto della nostra lotta.
 

28. Il nostro pensiero non sia privato della tua consolazio­ne, Salvatore nostro, perché non sia inghiottito nell'oceano del­le onde della disperazione.

La nostra vera speranza, mostraci, dunque, mio Signore, di lontano, affinché vedendola siamo fortificati e siamo in grado di sfidare tutte le nostre miserie.

Noi siamo inesperti nella lotta: perché è giunto il tempo del­le battaglie? Per te, tu rendi sapiente la nostra immaturità in questa nostra età spirituale. Dall'assiduità con te siamo resi sa­pienti, e dal tuo Spirito riceviamo l'aiuto che sempre ci istruisce cerca il sentiero che fa salire al cielo.
 

29. Ungi, mio Signore, il nostro cuore con il tuo Spirito, af­finché siamo sacerdoti nel segreto, e per te esercitiamo il sacerdozio con i nostri moti, nel Santo dei santi della conoscenza di te.

Si rafforzi la coercizione della tua grazia sul nostro Intelletto, per mezzo dei moti della nostra meditazione, e siamo condotti, per il tuo dono, alla dimora degli esseri incorporei, verso la casa del riposo dei santi, e nella fede siamo resi partecipi del luogo eccelso di coloro che vi soggiornano, grazie al soccorso della for­za della tua grazia.

Dalla tua rivelazione fa' che siamo resi sapienti circa la via che conduce alla nostra città: fin presso di essa sostieni il nostro viaggio con la fatica delle lotte.
 

30. O Gesù, la cui grandezza è discesa per innalzare le bas­sezze di coloro che si erano esaltati, accresci in noi il tuo dono perché perseveriamo nel tuo amore.

Concedici un pensiero santo perché tramite le nostre opere otteniamo di somigliare a te, e in noi stessi sia incisa la vera figura della tua umiltà.

Concedici di sentire segretamente il gusto del tuo dolce amo­re, e il nostro pensiero voli presso di te.

 

31. Facendoci gustare in ogni tempo questo Tuo amore, ir­rora la nostra anima arida, perché dia i frutti della lode e sia tempio santo per la dimora delle tue realtà gloriose.

Riunisci, Signore nostro, le nostre membra a te, capo dell'in­tero corpo, perché nessuno di noi sia escluso dal partecipare alla tua delizia.

O vero figlio della nostra stirpe, che verrai e riceverai il regno, non rinnegare i figli della tua razza quando ti leverai sulle nu­bi. Noi siamo assetati della tua manifestazione e della rivela­zione della tua grandezza: concedici di confidare già da ora nel pegno della nostra partecipazione a quella gloria.
 

32. Anche se siamo miseri e la nostra stirpe è polvere, tu ci fai grandi, secondo la misura della nostra grande dignità, avendoci resi familiari di Dio.

Quale misericordia senza misura! Quale oceano tutto benevo­lenza! Quale grazia senza limite! Quale amore, più grande della parola!

La nostra capacità di vedere è troppo piccola rispetto al tuo amore, perché noi ne abbracciamo la ricchezza con la nostra conoscenza!

Com'è profonda, o nostro Creatore, la tua grazia per le crea­ture; ed essa non è a beneficio di pochi! Figlio della nostra raz­za, egli era figlio di re, ma andò a preparare un regno per l'intera nostra natura.
 

33. Anche se è stata disprezzata e irrisa migliaia di volte, mai, mio Signore, io rinnegherò la grandezza della nostra speranza che tu ci riservi.

La mia follia è più grande della parola, e l'oceano non basta a lavar la via!

Questo ho detto e lo ridico: il tuo amore è più grande dei miei debiti. Poca cosa sono le onde del mare rispetto al numero dei miei peccati, ma se pesiamo i miei peccati, in confronto al tuo amore, svaniscono come un nulla.

Sei tu che distruggi tutti i mali: le montagne tremano per le mie empietà, eppure, per il tuo amore, io non temo di chiamare me stesso "giusto".
 

34. A te la confessione da parte di noi tutti, resto della nostra misera razza: non deve forse il nostro genere umano adorare l'amore in ogni tempo?

Indicibili sono i benefici che con le tue mani hai perpetuato per noi: noi adoriamo lo sgabello dei tuoi piedi, con pianto e sofferenza gioiosa.

La nostra bocca è troppo debole per lodarti: sia la tua bene­volenza a ricompensarci, essa che si è levata sulla nostra mortalità, e ha preso su di sé e ha abbracciato il nostro cattivo odore.

Per il tuo Amore che si è congiunto alla nostra natura, che non si è vergognato che ci chiamassimo sue membra e che ha abbracciato il nostro fango nel suo corpo, gloria a lui da tutte le creature!

 

Tutto ciò che precede, miei amati, è materia abbon­dante di meditazione spirituale per il pensiero; e in ciò vi è quanto può servire all'assiduità dello spirito con il Signore no­stro. Facciamo un pò di spazio in noi stessi a queste realtà; e co­sì, il riposo che ci viene dal nostro dimorare nella quiete, ci con­solerà, e il nostro pensiero accederà all'assiduità con il Signore nostro. È infatti a tutti voi noto che l'assiduità con il mondo è contraria all'assiduità con Dio. La vostra sapienza ha dunque da operare questo discernimento e da onorare la parte buona

Se poi vi sono uno o due uomini che si intrattengono in questo mistero dell'assiduità spirituale, con l'intento di cer­care Dio insieme in un luogo fissato, una volta la settimana, praticando quietamente questa divina assiduità, allora il loro profitto è ancora maggiore, anche rispetto al profitto che trag­gono dalla loro solitudine. Questo perché essi, quando ne sono illuminati, si aiutano reciprocamente per mezzo della luce che ricevono l'uno dall'altro, benché senza intermediario. Que­sta è la quiete perfetta, possibile a condizione che non vi siano tra di loro affari estranei al loro fine, e inoltre a condizione che si preoccupino di custodire se stessi anche dalle parole su­perflue.

 

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 Tratto da Isacco di Ninive, DISCORSI ASCETICI - terza collezione. ED. QIQAJON COMUNITA' DI BOSE, A CUI SI RIMANDA PER LE NOTE E L'APPROFONDIMENTO.